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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

11/03/14

Gli europei si fottano : Lady Chic Nuland ritratto dell’arroganza


Victoria Nuland, President Barack Obama's nominee to be Assistant Secretary of State for European and Eurasian Affairs, testifies on Capitol Hill in Washington, Thursday, July 11, 2013, before the Senate Foreign Relations Committee hearing on her nomination. Nuland told panel how she would prioritize trade and democracy. But that may not be what some Republicans want to hear. (AP Photo/J.

Victoria Nuland, President Barack Obama’s nominee to be Assistant Secretary of State for European and Eurasian Affairs, 

E’ una persona che ti sta sulle scatole d’impatto. Repellenza a pelle prima che di testa, con allergia diffusa. Parlo di Victoria Nuland, la responsabile della politica Usa per gli affari europei ed asiatici: una neo-con repubblicana divenuta immeritatamente nota per le acute dichiarazioni sull’Ucraina e sull’Unione Europea: «Fuck the Eu», «l’Unione europea si fotta» disse la raffinata signora Victoria Nuland al telefono con l’ambasciatore americano a Kiev Geoffrey Pyatt. Noblesse oblige. Con la curiosità immediata del cronista da dare un volto a tanta raffinatezza. Da chiedere una consulenza a a Buckingham Palace. E scopri: a) che dalle foto è pure una fine 53enne, b) che ha la stessa età che avrebbe avuto Lady D, da cui la citazione di Lord Caprarica da Londra. Ma Lady Diana era signora.

Chi è Victoria Nuland? La biografia ‘parla’, se la sai leggere. Per il Dipartimento di Stato è descritta come diplomatica di carriera, attuale vice ministro responsabile per l’Europa e l’Eurasia. Una strana diplomatica dato l’invito a fotterci. Dal 1993 al 1996 ha servito nel Soviet Desk ministeriale, omologo politico del Soviet Desk della Cia. Poi è stata responsabile degli affari interni, russi ovviamente, a Mosca. Successivamente ha diretto una task force del dipartimento su “Russia, i suoi vicini e l’espansione della Nato”, a Est ovviamente. In seguito un’altra task-force sugli Stati indipendenti post Unione Sovietica, con particolare attenzione al Caucaso. Non serve essere maliziosi pur di non essere cretini per avvicinare la nostra Victoria Nuland Finesse al prototipo della spia classica. Da film.
















Dal 2000 al 2003 la nostra Gentildonna è rappresentante Usa alla Nato, mentre dal 2003 al 2005 è consigliere per la Sicurezza Nazionale del vice presidente Dick Cheney. Un trust di moderati. Dick, già ministro della Difesa quando diresse l’invasione di Panama e l’attacco Iraq-1 Desert Storm sotto Bush padre. Con Bush figlio Cheney fu fautore della Guerra al Terrore e dell’invasione dell’Iraq-2. Dopo cotanta scuola, dal 2005 al 2008 la Nuland -sito del dipartimento di Stato- torna alla Nato. E indovinate a cosa si è dedicata? 1) missione ISAF in Afghanistan; 2) questioni NATO-Russia; 3) allargamento dell’Alleanza a Est in assedio della Russia. Sintesi: sovietologa in chiave Usa, cioè antisovietica e ora antirussa; consigliere di guerra più che diplomatica. L’Ucraina a lei per attitudine

E c’è pure di peggio. Victoria Nuland è moglie di Robert Kagan, uno dei fondatori del “Progetto per un Nuovo Secolo Americano”, il think-tank dei neo-con creato a Washington nel 1997 e caposaldo della politica di leadership globale Usa, cioè del suprematismo americano. Filosofia elementare del gruppo: “La leadership globale, basata su forza militare e limpidezza morale, va bene sia per gli USA che per il mondo”. Un concetto talmente elaborato da conquistare le complessità di pensiero dello stesso presidente W. Bush. Con l’aiuto di opportuni ‘consigliori’ del calibro di Lady Victoria e del consorte Kagan. Quest’ultimo, copiando dal titolo di un libro, sparò: “Gli americani vengono da Marte, gli europei da Venere”. Un imboscato come lui ha dato agli americani il Dio della guerra.

Ed ecco che quel “Fuck off EU” detto dalla nostra Nuland Lady Chic non fa una grinza. La domanda, a volersela proprio porre, sarebbe: come ci è finita una forcaiola esagerata, persino per i neo-con noti, ad essere la reale responsabile per la politica estera Usa in Europa e Eurasia cioè, ora, del mondo? Col coraggio di dirci che Kerry è uomo di facciata, un atto dovuto al partito. In più: Kagan, il marito della Signora Fuck Eu è stato consigliere per la politica estera del repubblicano Romney, rivale di Obama nelle presidenziali. Dal che un pensiero malvagio. Gli Usa -contro l’evidenza del pianeta- pensano di sé come unica superpotenza garante dell’ordine mondiale. E si comportano come tali, dando ad una sciocca arrogante la responsabilità di destabilizzare la Russia facendo leva sull’ Ucraina

E gli europei “si fottano”.

Remo contro,  Ennio Remondino 9/3/14

10/03/14

Ucraina: la sfida della legittimità


 
(foto: Flickr.com)
 
Domenica prossima si svolgerà in Crimea il discusso referendum secessionista, la cui legittimità genera profonde divergenze tra le cancellerie occidentali e il Cremlino. Mentre il presidente russo ha espresso il suo appoggio incondizionato alle misure adottate dalle autorità in Crimea, basate a suo avviso sul diritto internazionale e tese a proteggere i legittimi interessi della popolazione della Crimea, diversi leader europei si sono schierati nettamente contro il referendum definendolo illegittimo. In una conversazione telefonica con il presidente Putin la cancelliera Merkel e il premier britannico Cameron hanno ribadito la loro contrarietà alla consultazione affermando che un risultato positivo, come altamente probabile, potrebbe ulteriormente accrescere il livello di instabilità del paese e aprire scenari poco chiari per il diritto internazionale. Intanto a Kiev il neo governo ad interim eletto dalla piazza fatica a ritagliarsi un ruolo autonomo nelle trattative diplomatiche internazionali e a mantenere l’ordine in un paese sempre più diviso. Mercoledì il presidente ucraino Arseni Yasteniuk, non riconosciuto da Mosca, volerà a Washington per incontrare il presidente Obama in cerca di sostegno politico e finanziario.


Le istanze secessioniste della Crimea sono legittime? Quali le differenze con il Kosovo?
L’interventismo russo, il sostegno di Putin al referendum indipendentista crimeano e le pressioni economiche sul governo di Kiev violano le norme del diritto internazionale riguardo lo status della penisola autonoma, come afferma Edoardo Greppi, ISPI e Università di Torino. Inoltre, l'accostamento con il Kosovo 1999 proposto da diversi mezzi di informazione è improbabile per varie ragioni, tra le quali il diverso ruolo delle potenze straniere e le finalità del referendum.
 
Referendum in Crimea: è la prima volta?
Non è la prima volta che la Crimea indice un referendum per staccarsi dall’Ucraina e diventare regione indipendente in territorio russo. Il precedente (International Committe of Crimea) risale all’inizio del 1991, quando nei mesi di disgregazione dell’URSS la Crimea indisse una consultazione popolare per passare dalla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina all’allora Repubblica Socialista Sovietica russa. La crisi Kiev-Crimea esplose nel biennio 1992-1994, tanto da rendere ricorrente il parallelo con il conflitto in Yugoslavia e da far parlare l’Economist di ‘long-running, acrimonious, possibly bloody and conceivably nuclear, dispute over Crimea’. Il Washington Post evidenzia come, a causa dell’inizio della guerra in Cecenia, Eltsin non potè intervenire e la crisi si concluse pacificamente con il riconoscimento dell’autonomia della Crimea nella Costituzione ucraina del 1996.
 
Perché Putin dice di agire legittimamente in Crimea?
In un’intervista concessa ad alcuni rappresentanti della stampa internazionale (qui il testo), il presidente russo Putin ha esposto la sua difesa dell’intervento russo in Ucraina. Come nota The Guardian, Mosca non si sente legata ad alcun vincolo legale internazionale che possa limitare le proprie azioni in Crimea, che invece reputa una missione umanitaria volta a difendere i diritti della minoranza russofila, e su questo Putin basa la legittimità delle sue decisioni. L’impulso irredentista caratterizza ormai da tempo la politica estera del presidente russo, come osserva il National Post, e la Crimea diventa il nuovo fronte di questo progetto.
 
E' legittimo il nuovo governo ucraino?
La piena legittimità dell'attuale governo ucraino è molto dubbia: non sono solo i russi, nota The Guardian, a contestarla, ma anche alcuni esperti occidentali (Foreign Affairs), che evidenziano come i primi atti approvati dalla nuova maggioranza non abbiano rispettato né l’accordo negoziato tra Yanukovich, Russia e UE del 21 febbraio, né la Costituzione. Il nuovo Parlamento ucraino non ha infatti seguito la procedura di impeachment contro l’ex presidente Yanukovich ed è tornato (senza alcuna legge che lo permettesse) al testo costituzionale del 2004, peraltro già dichiarato incostituzionale dall'Alta Corte ucraina nel 2006.
 
ISPI Focus
10 Marzo 2014
www.ispionline.it/articoli/articolo/russia-eurasia-europa/ucraina-la-sfida-della-legittimita-10005
 
 

CRISI: SI RIDUCE IL POTERE D'ACQUISTO E GLI ITALIANI CAMBIANO IL LORO "CARRELLO" DELLA SPESA



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ROMA - L’effetto più eclatante della riduzione del potere di acquisto degli italiani è il taglio nei consumi alimentari, che sono tornati indietro di oltre 30 anni sui livelli minimi del 1981; ma a cambiare è stata anche la composizione della spesa per effetto della crisi che ha costretto le famiglie ad una profonda spending review con pesanti conseguenze sulle imprese del settore.
È quanto emerge da una analisi della Coldiretti in riferimento alle conseguenze della crisi in attesa degli interventi annunciati dal Governo per ridurre cuneo fisco e aumentare il lavoro e la competitività delle imprese con interventi dall'Irpef all'Irap.
La spesa alimentare è la seconda voce del bilancio familiare dopo la casa, con i consumi per abitante in alimentari e bevande a valori concatenati che, sottolinea la Coldiretti, continuano a diminuire nel 2014 dopo che lo scorso anno sono scesi ad appena 1683 euro all’anno e bisogna tornare al lontano 1981 per trovare un valore pià basso.
La crisi, spiega la Coldiretti, ha fatto retrocedere il valore della spesa alimentare per abitante, che era sempre stato tendenzialmente in crescita dal dopoguerra, fino a raggiungere l’importo massimo nel 2006 per poi crollare da allora progressivamente ogni anno e forse non ha ancora toccato il fondo. La situazione si è infatti aggravata nel 2013, anno in cui si è verificato il drammatico crollo storico della spesa, rispetto all’anno precedente, che non è mai stato così pesante con le famiglie italiane che hanno tagliato dal pesce fresco (-20 per cento) alla pasta (-9 per cento), dal latte (-8 per cento) all’olio di oliva extravergine (-6 per cento) dall’ortofrutta (- 3 per cento) alla carne (-2 per cento) mentre aumentano solo le uova (+2 per cento), sulla base dell’analisi della Coldiretti su dati Ismea relativi al primi undici mesi.
L’andamento della spesa, osserva ancora la Coldiretti, riflette la tendenza a privilegiare l’acquisto di materie prime di base come farina (+7 per cento) e miele (+12 per cento), ma anche dei preparati per dolci (+6 per cento), in netta controtendenza rispetto al calo complessivo degli acquisti alimentari stimato pari al 4 per cento.
Cambia dunque il carrello della spesa degli italiani, dove trovano più spazio le materie prime per la preparazione dei cibi a scapito di cibi pronti, come ad esempio le merendine in calo del 3 per cento in valore o dei gelati che crollano del 7 per cento.














Oltre ad un ritorno del fai da te casalingo che non si registrava dal dopoguerra, in generale si è assistito anche ad un calo nelle quantità di alimenti acquistati, ma soprattutto all’affermarsi dei prodotti low cost a basso prezzo in vendita nei discount che sono gli unici a fare registrare un aumento (+1,6 per cento) nel commercio al dettaglio nel 2013.
A differenza di quanto è accaduto per tutti gli altri settori, dall’abbigliamento alle automobili, in cui gli italiani hanno rinunciato agli acquisti, per l’alimentare che va in tavola tutti i giorni questo non è possibile, almeno oltre un certo limite, ma si è verificato un sensibile spostamento verso i prodotti a basso costo per cercare comunque di risparmiare. Dietro questi prodotti, ricorda la Coldiretti, spesso si nascondono infatti ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi. Il risultato è che nel 2013 sono aumentati del 14 per cento gli allarmi alimentari in Italia con ben 534 notifiche sulla sicurezza di cibi e bevande potenzialmente dannosi per la salute, sulla base del sistema europeo di allerta rapido per alimenti e mangimi (RASFF), rispetto al 2007 in cui è iniziata la crisi.
Si tratta di un balzo record nel numero di notifiche nazionali al sistema di allerta comunitario per la prevenzione dei rischi alimentari, rispetto allo stesso periodo di cinque anni fa, prima dell’inizio della crisi. Solo una minoranza di allarmi, precisa però la Coldiretti, concludendo, è dovuta a prodotti nazionali.  

(aise)  Lunedì 10 Marzo 2014

Francia, gli insegnanti si mobilitano per «salvare la scuola» da Hollande e dal gender: «Noi non facciamo propaganda»


Parla Olivier Gosset, presidente degli “Enseignants pour l’enfance”: «È una battaglia teorica, antropologica e giuridica. Dobbiamo informare i genitori perché proteggano i loro figli»

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Insegnanti, genitori, cittadini comuni uniti con l’obiettivo di «salvare la scuola». Sono gli “Insegnanti per i bambini”, organizzazione nata l’anno scorso in Francia dopo che «il 4 gennaio 2013 il ministro dell’Educazione Vincent Peillon ha inviato una lettera a tutti i presidi, che cominciava così: “Il governo si è impegnato a lavorare sui giovani per cambiare la loro mentalità”. Più avanti si parlava di “identità di genere“. È allora che abbiamo capito che dovevamo avvertire i genitori e vigilare sugli alunni, perché stavamo per diventare strumenti di propaganda». A raccontare a tempi.it la battaglia dei francesi contro «l’introduzione subdola» a scuola dell’ideologia di genere è Olivier Gosset, presidente dell’associazione.
Quanti insegnanti compongono la vostra associazione?
La nostra associazione comprende 250 membri: una sessantina di iscritti, più di 150 aderenti non iscritti e una trentina di simpatizzanti, genitori di alunni o amici che ci sostengono. Il nostro obiettivo è che l’ideologia di genere scompaia dalla scuola.
Che cosa fate per raggiungere questo obiettivo?
Noi informiamo prima di tutto gli aderenti a questo progetto sul contenuto di questa ideologia, così che ognuno possa constatare e comprendere l’incompatibilità di questa dottrina con le prerogative della scuola. Noi facciamo anche incontri a Lione e in tutta la Francia.

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Solo questo?
No, ci facciamo anche sentire manifestando: è tempo di far vedere ai nostri politici che una parte degli insegnanti non è d’accordo e si rifiuta di diventare uno strumento di una causa particolare. Anche per questo lavoriamo con dei giuristi. Bisogna mettere la scuola davanti alle sue responsabilità: il genere viene infatti inserito a scuola in modo illegale.
Quando è nata l’associazione?
È nata dopo che il 4 gennaio 2013 il ministro dell’Educazione Vincent Peillon ha inviato una lettera a tutti i presidi, che cominciava così: «Il governo si è impegnato a lavorare sui giovani per cambiare la loro mentalità». Più avanti si parlava dell’identità di genere. Allora abbiamo capito che dovevamo cominciare a vigilare sui nostri alunni e avvertire i genitori della strumentalizzazione che stava per essere introdotta. In più, abbiamo capito che il ministero voleva farci diventare strumenti di propaganda. Abbiamo deciso di proteggere il nostro mestiere e la nostra vocazione.
Che cosa pensate del programma ABCD dell’uguaglianza?
Questo programma è la prima fessura dalla quale si cerca di introdurre l’ideologia di genere nella scuola: con la scusa di promuovere l’uguaglianza dei sessi, si cerca di negarli. Gli esercizi che questo programma propone incitano i bambini a sperimentare il cambio di sesso. L’esercizio “Danser le Petit Chaperon rouge” propone ai piccoli di mimare il celebre conte di Perrault e chiede ai bambini di fare le bambine e alle bambine di fare il personaggio del lupo. Come si vede, è la nozione di arbitrarietà dei generi che viene utilizzata per lottare contro le disuguaglianze. Questa variazione dell’identità e i presunti benefici che dovrebbe portare sono il cuore della dottrina di genere.

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Come si difendono i genitori francesi?
Credo che la prima cosa sia conoscere l’avversario contro cui ci si batte. Il genere è una pseudo-teoria artificiale e complessa che può essere imposta solo con la menzogna e quindi bisogna conoscerla per capire i sotterfugi con cui la si vuole far passare. Bisogna poi essere convinti dei fondamentali: l’alterità sessuale è una realtà ontologica che fa parte del nostro essere umani. Non c’è bisogno di essere cristiani per affermarlo. Lo stesso Marx scriveva: «Il rapporto tra uomo e donna è il più naturale tra esseri umani». Il genere impone dunque una nuova soggettività che vuole fabbricare un’umanità a sua immagine e somiglianza. Bisogna perciò riscoprire che cosa fa di noi uomini e donne per ostacolare l’utopia della indifferenziazione. Infine, questa ideologia che entra a scuola in modo subdolo viola i diritti fondamentali iscritti al cuore delle repubbliche moderne: inviolabilità della coscienza, neutralità dello Stato, libertà educativa lasciata ai genitori. Queste cose dobbiamo conoscerle. La lotta contro il gender è quindi teorica, antropologica e giuridica e ci chiede di diventare più consapevole, più informati e più attivi. Questo compito può sembrare faticoso ma ne va dell’avvenire della nostra società.
I genitori hanno il diritto di decidere l’educazione che la scuola dà ai loro figli?
Sì, questo è un diritto garantito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che all’articolo 26 stipula: «I genitori hanno il diritto…». In Francia il codice civile afferma che «lo Stato garantisce il rispetto della personalità del bambino e dell’azione educativa delle famiglie». Il gender, che vuole far credere che la differenziazione dei sessi sia un costrutto sociale, fa entrare a scuola un’opinione che viola il principio di neutralità dello Stato. Il nostro governo, del resto, ne è del tutto cosciente e per questo si impegna a negare l’esistenza di questa dottrina nelle misure educative che propone. Questo è quasi comico perché i documenti ufficiali non smettono, da due mesi, di essere riscritti: cancellano da tutti sistematicamente il termine “genere”. Questo mi ricorda il celebre romanzo 1984. E per tornare seri, noi sappiamo da Annah Arendt che il tentativo di falsificare il passato è proprio il processo che distingue un regime totalitario. È chiaro quindi che non siamo più in una situazione normale, dove le cose possono essere esposte, dibattute e decise in modo oggettivo. L’utopia del gender non può affermarsi che attraverso la dissimulazione, la menzogna e la violenza legislativa.
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E ora che il governo sta sperimentando l’ABCD dell’uguaglianza?
È per questo che stiamo combattendo: perché una volta che questo programma pilota sarà approvato dal ministro, noi saremmo costretti a insegnarlo. È per questo che mettiamo in guardia l’opinione pubblica, i giornalisti e i politici su quello che sta succedendo. La nostra prima missione, in questo senso, è rendere testimonianza alla verità.

Anche in Italia questa ideologia comincia a imporsi. Che consiglio dà ai nostri insegnanti e genitori?
Sono contento di questa domanda perché si può resistere solamente se stiamo uniti. Lo Stato, nel suo tentativo egemonico, cerca di separare gli uni dagli altri: ai genitori nasconde questo obiettivo, agli insegnanti lo impone. Essere uniti vuol dire che gli insegnanti devono informare i genitori, che devono proteggere i loro figli. Solo così potremo salvare la scuola. Da noi poi è stata organizzata da una donna, Farida Belghoul, una protesta particolare: la “Giornata di ritiro dalla scuola”: 18 mila bambini non vanno in classe un giorno al mese. Questa iniziativa radicale ha smosso le acque e ha costretto il governo a tornare indietro sull’introduzione del gender nelle scuole, cercando di minimizzare la cosa. Ma questo gesto ha fatto capire che sono i genitori i primi responsabili dell’educazione dei loro figli. È venuto il momento di rivendicare l’autorità dei genitori sui figli, che viene prima dello Stato. Questa dignità ci fa grandi. Dante, il vostro grande poeta, scriveva: «Lo maggior don che Dio per sua larghezza/ fesse creando, e a la sua bontate/ più conformato, e quel ch’e’ più apprezza,/ fu de la volontà la libertate;/ di che le creature intelligenti,/ e tutte e sole, fuoro e son dotate».

fonte: TEMPI

Mogherini, la fan di Arafat che dorme con «Bella ciao»

La neo ministra degli Esteri è cresciuta nel mondo dell'ultrasinistra giovanile: ha una passione per l'islam e l'inno della Resistenza per lei è una ninna nanna

Due foto di Federica Mogherini, circolanti sulla Rete, riassumono i dubbi che suscita il neo ministro degli Esteri.
La prima, inserita dalla stessa Federica nel suo blog, «Blogmog» (mog, sta per Mogherini), la immortala nel giorno del giuramento al Quirinale felice e ridente accanto a Giorgio Napolitano.

 
Il ministro degli Esteri Federica Mogherini con Yasser Arafat
L'altra, probabile scherzetto di un suo sodale dei tempi della Sinistra giovanile, la raffigura, parimenti ridente e fiera, accanto a Yasser Arafat, il defunto e discusso leader palestinese.
Nella foto con Napolitano colpisce, e dice tutto, l'espressione del capo della Stato che la squadra con così disarmante perplessità da farlo sembrare già pentito di averne accettato un istante prima il giuramento. Forse dubitava delle sue capacità poiché, nonostante si sia sempre occupata di politica estera, Federica aveva un'esperienza tutta interna al Pds-Ds-Pd e, dunque, insufficiente. O forse Napolitano ne conosceva le passate inclinazioni movimentiste, ipersinistre e gruppettare, che sono agli antipodi del mondo felpato in cui si apprestava a entrare. Fatto sta che il presidente aveva cercato di stopparla, insistendo con il premier incaricato per la riconferma della radicale Emma Bonino, malgrado non fosse un granché. Matteo Renzi ha però puntato i piedi e questo per tre ragioni. La prima è che lui, da cattolico un po' bigotto, detesta i radicali e non voleva perciò nel suo governo l'iperabortista Bonino. La seconda è che Bonino con i suoi 66 anni avrebbe conferito un che di decrepito alla sua fresca compagine mentre la quarantenne Mogherini rientrava nella media. Terzo, compiacere Dario Franceschini, di cui Federica è una protetta, ottenendone in cambio l'appoggio contro la parte più sinistroide del Pd. Così, Federica è diventata il più giovane ministro degli Esteri repubblicano, seconda solo, nella storia d'Italia, al gerarca Galeazzo Ciano che ricoprì la carica a 33 anni.
Raggiunta la meta, la neo ministra ha esultato su «Blogmog» con i toni di un'adolescente che si confida col diario: «Una grande responsabilità, un po' di emozione, consapevolezza dell'enormità dell'impresa... Un grande lavoro, immenso». Non poteva dire meglio. Si sentono gli echi della migliore diaristica dei grandi predecessori, da Sidney Sonnino (1847-1922) a Carlo Sforza (1872-1952). Già quando, nel dicembre del 2103, fu nominata da Renzi nella segreteria pd col compito di occuparsi di Europa, Federica si esprimeva con le stesse iperboli: «Sarà un lavoro enorme e bello». Per poi terminare, lei mamma di due bambini, con un'affermazione stralunata: «Bella ciao è la più bella ninna nanna del mondo».
La foto palestinese con Arafat ci riporta invece agli anni in cui Federica militava nei giovani ds e quelli in cui era, con Piero Fassino segretario (2001-2007), responsabile Esteri del partito. Mogherini è affetta da una sviscerata passione islamista. La scoprì alla facoltà di Scienze politiche di Roma, sua città natale, lavorando a una tesi sul Rapporto tra religione e politica nell'Islam. La redasse ad Aix-en-Provence durante un Erasmus – precisazione sottolineata nella sua biografia come un merito cosmico - e ottenne la lode. L'Islam le entrò nella pelle. Dalemiana qual era – raccontano - divenne filoaraba come il capo e, mettendoci del suo, pasionaria di Arafat e avversa a Israele. Si recò più volte in Palestina e, al pari di D'Alema con gli hezbollah libanesi, andò a braccetto con chiunque dell'Olp le venisse a tiro.



Come abbia fatto Renzi a ficcarla con questo pedigree agli Esteri non è chiaro, avendo lui fama di amico dello Stato ebraico. Si potrebbe, naturalmente, pensare che l'islamofilia giovanile di Mogherini si sia attenuata. Lo esclude però questa osservazione che ho trovato nel suo imperdibile blog. Risale appena al 2009 ed è stata fatta durante un viaggio in Libano: «Dal territorio libanese partono verso Israele dei razzi dimostrativi, artigianali che non sono lanciati per colpire davvero ma solo per segnalare la (r)esistenza in vita...». Cioè scagliati per scherzo, come coriandoli a carnevale. Un'affermazione da inguaribile capatosta.
L'impegno politico di Federica è stato precoce. Al Liceo Lucrezio Caro, zona romana di Ponte Milvio, era rappresentante di istituto. Subito dopo entrò nel Pds e fece una carriera tutta al vertice, all'ombra dei segretari di turno. Fu con D'Alema ai debutti nella Sinistra giovanile. Con Fassino segretario entrò al dipartimento Esteri. Venne in confidenza col successore, Veltroni, fresco fondatore del Pd, grazie al marito, Matteo Rabesani, suo assistente quando sedeva in Campidoglio. Walter la fece deputata nel 2008, poco prima di essere travolto dalla vittoria elettorale del Cav. Sostituito da Franceschini, Mogherini si appollaiò sull'omero del nuovo venuto, come poi su quello di Bersani e oggi su quello di Renzi. Il suo metodo è lo stesso di Anna Finocchiaro che da trent'anni è in vetta: obbedire e mai compromettersi. Una volta le fu chiesto: «Ha lavorato con D'Alema, Fassino, Veltroni. Chi è il migliore?». E Federica, prudente e astuta: «Il leader perfetto è una sintesi dei tre». Della serie: ma anche, più o meno, prima o poi.
Mogherini è sempre stata cooptata dai padroni del partito, senza mai nuotare in mare aperto. Ha avuto i sudori freddi quando sono venute di moda a sinistra primarie e parlamentarie, che subordinano le candidature al voto popolare. Per ottenere la rielezione alla Camera nel 2013 le fu chiesto di scegliersi un collegio (nel 2008 era stata eletta a Verona, città del marito) e sottoporsi al giudizio degli iscritti. Terrorizzata e facendo leva sui suoi interessi globalisti, Federica obiettò: «Il mio collegio è il mondo». Ossia: con l'occhio all'universo, come posso scegliere tra Sgurgola e Vimercate? Così, riuscì a farsi piazzare nella lista bloccata dei maggiorenti del partito, diventando deputato dell'Emilia-Romagna di cui conosce solo i tortellini.
Con Renzi, l'ultimo cacicco al quale si è abbarbicata, ha però rischiato grosso per questa benedetta mania che ha di spettegolare sul blog. L'anno scorso, per farsi bella con Bersani (da cui dipendeva la sua rielezione), dette addosso a Matteo, reo di averlo sfidato alle primarie 2012, scrivendo: «Renzi ha bisogno di studiare un bel po' di politica estera... non arriva alla sufficienza». Quando Renzi sbaragliò tutti, si sarebbe mangiate le dita. Ma quello, per sua fortuna, ha lo stomaco a prova di bomba e l'ha lasciata rannicchiarsi dalle sue parti come voleva.
Questo è, grosso modo, il nuovo ministro degli Esteri.