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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

24/01/19

L’asse truffaldino franco-tedesco

L’asse truffaldino franco-tedescoOggi, per molti osservatori, l’asse franco-tedesco si baserebbe sul coprirsi vicendevolmente le scorrettezze monetarie e bancarie.
Così, mentre la Francia permette la piena convertibilità dei franchi coloniali con l’euro (garantita dal Tesoro francese) nel proprio territorio (di fatto una doppia circolazione), invece la Germania ha coperto la frode fiscale di oltre 70 miliardi di euro perpetrata dai manager bancari tedeschi. Così la Francia stampa franchi e li spedisce nelle sue ex colonie, mentre la Germania permette alle banche locali (quelle dei Lander) di avere a disposizione centinaia di milioni di euro per acquistare le azioni delle società quotate in borsa nel periodo in cui le stesse distribuiscono i dividendi. Le banche tedesche acquistano azioni con soldi non loro, e poi rimettono in poco tempo a posto il denaro: usando anche le agevolazioni fiscali di cui beneficiano i residenti all’estero sui dividendi delle società. La Germania di fatto appoggia una truffa ordita dalle banche locali e dai clienti-partner residenti all’estero: uno stratagemma che fa restituire agli istituti tedeschi tasse mai versate a cui s’aggiungono decine di milioni di euro che il fisco della nazione predata deve poi pagare alla Germania (hanno fatto questo gioco anche sulle spalle della Borsa di Milano e del fisco italiano). Ecco come la Germania vanta ulteriori crediti (truffaldini) verso l’Italia.
Una vera e propria frode di massa, e sono state presentate denunce da soggetti dell’Ue ai tribunali di Colonia, Monaco, Francoforte, Copenaghen… Dicono che starebbero indagando per “truffa ed evasione fiscale a livello europeo”. Ma le coperture ai truffatori tedeschi sono davvero importanti, e contano su appoggi ai vertici delle banche Santander, Barclays, Goldman Sachs, Bank of America, Macquarie Group, Bnp Paribas, Société Générale, Crédit Agricole e HypoVereinsbank (gruppo Unicredit).
Le notizie sulle “truffe istituzionali tedesche” sono emerse grazie ai giornalisti tedeschi d’inchiesta del “gruppo Correctiv”: 38 giornalisti originari di vari si europei, hanno analizzato 200mila file. La maggiore copertura alle banche tedesche sarebbe venuta proprio da Wolfgang Schauble (ex ministro tedesco delle Finanze di Angela Merkel): in pubblico faceva la morale all’Italia, ma in segreto agevolava dal 2001 il sistema truffaldino.
Discorso similare da parte delle istituzioni monetarie francesi. Il Franco Cfa (Franco delle Colonie francesi d’Africa stampato dal 1945, abbreviato Fcfa, oggi acronimo di “Comunità Finanziaria Africana”) viene distribuito da Parigi in Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana, Congo, Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea Bissau, Mali, Niger, Senegal, Togo. In pratica in tutto l’areale della Comunità economica e monetaria africana delle ex colonie, ancora ombelicalmente legate alla Francia e alla politica economica francese, che raggiunge persino le Isole Comore dell’Oceano Indiano (la cosiddetta zona d’influenza del “Franco comorano”). Intendiamoci, è tutto legale. Infatti nel 1945 gli accordi di Bretton Woods permettevano che la Francia avesse gestione monetaria di queste comunità, conservando all’interno del Paese europeo la doppia circolazione, rimasta indisturbata anche oggi in epoca Euro. Al punto che svolge azione “benefica” col “Franco della Comunità Finanziaria dell’Africa” e col “Franco della Cooperazione Finanziaria dell’Africa Centrale”. Le valute non sono intercambiabili nei singoli Stati africani, ma tutte sono spendibili (e cambiabili) in Francia.
Il Franco Cfa ha sempre mantenuto la parità rispetto al Franco francese, salvo in casi particolari: oggi nelle ex colonie d’Oltralpe circola l’Euro, intercambiabile con i rispettivi franchi. Con l’introduzione dell’Euro il valore del Franco Cfa è stato agganciato alla nuova valuta europea (mantenendo comunque per legge la convertibilità del Franco Cfa in euro). Ne deriva che difficilmente Germania e Francia molleranno lo scettro delle rispettive politiche d’indirizzo bancarie e monetarie, perché su questo si basa l’asse franco-tedesco, ossatura dell’Unione europea.

22/01/19

Suona la campana a morto per l’Unione europea



Segniamo pure la data di oggi tra quelle che hanno fatto la storia. La firma del trattato di Aquisgrana tra Francia e Germania apre un capitolo inedito. Nemiche giurate dai tempi di Carlo Magno, con l’apice della rivalità nelle due guerre mondiali, Francia e Germania rinsaldano la propria alleanza. Il nuovo trattato rafforza quello dell’Eliseo sottoscritto il 22 gennaio 1963 – esattamente 56 anni fa – dall’allora cancelliere Konrad Adenauer e dal presidente francese Charles De Gaulle. Inutile mettersi col bilancino a stabilire se l’accordo vada più a vantaggio di Macron o della Merkel. Il trattato resta storico per molti motivi.
Eccone alcuni.
1. La Francia si batterà perché la Germania abbia alle Nazioni Unite un posto nel club dei Paesi con diritto di veto, finora riservati ai vincitori della Seconda guerra mondiale: si chiude definitivamente il XX secolo.

2. Francia e Germania si propongono di elevare «i loro rapporti bilaterali ad un nuovo livello» per prepararsi «alle sfide che stanno dinnanzi ai due Paesi e all’Europa nel XXI. secolo». E questo nell’ambito del convinto riconoscimento «di un ordine internazionale fondato sulle regole e sul multilateralismo, al cui centro stanno le Nazioni Unite”. Tradotto: con questo asse portato a un nuovo livello è chiarissimo chi prenderà le decisioni in Europa e chi le dovrà accettare.

3. «I due Paesi approfondiscono la loro collaborazione nel contesto della politica europea. Si impegnano insieme per una efficace e forte politica estera e rafforzano nonché approfondiscono l’unione economica e monetaria». Tradotto: faremo un esercito europeo e la moneta comune non si tocca.

Tirate le somme, suona la campana a morto per l’Unione europea come l’avevano sognata i fondatori. Almeno adesso è chiaro chi comanda, nero su bianco. Gli inglesi hanno capito prima di tutti che era tempo di tornare a essere una nazione pienamente sovrana. Quale sarà la reazione degli altri Paesi? E soprattutto: i nostri politici che polemizzano per motivi surreali con la Francia hanno capito la portata di quello che sta accadendo? Perché nessuno o quasi ne parla?



20/01/19

Ardea "Lido delle Salzare" emergenza infinita, le Istituzioni intervengano.



Sabato 19 gennaio 2019


Continua l'invasione di rom negli appartamenti del complesso immobiliare " Lido delle Salzare ". 

E' di pochi minuti fa la telefonata ricevuta dalla proprietaria di uno degli appartamenti, appena occupato da una nuova famiglia rom nella palazzina "D", piano terra, int. 2, palazzina ormai  quasi completamente occupata da rom che qualche settimana fa, proprio sotto quella palazzina, hanno nuovamente bruciato cumuli di rifiuti costringendo quanti vivono all'interno del complesso e nelle aree confinanti a respirare gas tossici.

Nomadi che, durante una nota intervista, hanno avuto modo di far conoscere e far visitare l'abitazione abusivamente occupata al sindaco Mario Savarese. 
L'appartamento oggetto di quest'ultima occupazione abusiva fu acquistato nel lontano 1996, un appartamento pagato con tanto di rogito notarile, ben 135 milioni delle vecchie lire. La signora disperata parlava e piangeva al telefono, anche perchè non sapeva a chi rivolgersi, avendo il marito affetto da polmonite e ricoverato in ospedale. La signora riferisce di aver chiamato i carabinieri di Tor San Lorenzo subito dopo essere stata avvisata da una vicina. Purtroppo questi hanno spiegato che non potevano fare nulla in quanto ora la proprietà è del comune, a seguito di confisca per abuso edilizio, come da sentenza passata in giudicato. 

La signora disperata lamenta che dentro ha i mobili ma che, soprattutto, vorrebbe sapere chi ha occupato per fare la denuncia. Ma credo che, essendo proprietà del comune, la denuncia dovrebbe farla il sindaco e ci si chiede: ma per le altre famiglie vittime di occupazioni abusive, la denuncia l'ha fatta? 
Spesso in quegli appartamenti, oggi proprietà comunale, i Militi dell'Arma hanno catturato ricercati, assassini, trafficanti internazinali di droga e per ultimo, ma non ultimo purtroppo, ci abitava anche l'uomo assassinato a coltellate poco distante dal complesso. 

L'incapacità di questa amministrazione nel risolvere il problema del Lido delle Salzare fa si che chiunque possa approfittarne e tentare di occupare gli appartamenti, tra l'altro senza energia elettrica ed acqua, e a nulla è valso suggerire di renderli quantomeno inagibili (però si chiede collaborazione). 

Un territorio a ridosso della litoranea e dell'arenile del più bel mare d'Italia ormai degradato e terra di nessuno, un'area dove tutto è permesso, piena di carcasse di auto bruciate, senza ruote, semidistrutte  che non vengono rimosse, una zona ad alto rischio per la sicurezza urbana e la salute pubblica,  tanto che un comitato sta preparando un esposto da inviare al N.O.E. ed al Viminale, anche perchè tutt'intorno è una discarica a cielo aperto con una evidente emergenza igienico sanitaria.

E c'è chi, lanciando false notizie, danneggia ulteriormente l'economia già ferma di un paese che lentamente sta morendo. Mi riferisco alle interviste rilasciate dal sindaco su tutte le maggiori reti televisive nazionali, che definiscono Ardea come "L'università dell'abusivismo edilizio e commerciale". Ma lui cosa sta facendo?

Intanto, recentemente, giusto a rimarcare il clima che si respira, è stata minacciata la consigliera della Lega che stava effettuando un sopralluogo in quell'area.

di Luigi Centore - 19 gennaio 2019

18/01/19

Battisti e il soccorso rosso




Battisti e il soccorso rossoCesare Battisti, dopo un quarantennio di vacanza tra Francia e Brasile, è stato finalmente assicurato alla giustizia. Riteniamo che le tesi giustificazioniste di coloro i quali – come ad esempio Piero Sansonetti – avanzano dubbi sui processi, non stiano in piedi. Tale convinzione deriva dal fatto che la primula rossa in questione non si sia mai proclamata innocente (pare che due omicidi li abbia anche ammessi). Ci perdonino coloro i quali agitano la tesi cospirazionista riferendosi ai processi cui Cesare Battisti è stato sottoposto, ma proprio non riusciamo a vederlo come novello Enzo Tortora, come vittima cioè di un errore processuale o di una cricca di falsi pentiti mossi dall’intento di depistare le indagini. Non conosciamo, infatti, vittime della mala giustizia in grado di evadere da un carcere onde poi godere di coperture internazionali ad altissimi livelli per quattro decenni. Che questo signore non fosse un papavero dell’internazionale comunista dedito alla banda armata ma uno scrittore tra i più profondi e bravi dei nostri tempi (e per giunta perseguitato da uno Stato fascista) è tesi che possono sostenere giusto Vauro e Roberto Saviano, con annessa sinistra bobò. C’è una vistosa differenza tra l’ostentata strafottenza con cui Battisti ha vissuto sia la latitanza sia l’estradizione e il pavido silenzio con cui certi firmaioli degli appelli pro-Battisti non c’erano o se c’erano dormivano e quindi non avevano capito ciò che firmavano, ma avevano anche provato a ritirare la firma. Detto senza acrimonia alcuna, ci fanno sorridere certi radical chic che usano paroloni come giustizia, violenza a fini politici, rispetto della magistratura e menate simili come fossero l’elastico delle mutande se non proprio il tessuto scrotale.
Costoro appaiono, ormai, come la parodia di loro stessi con la risultante che, se a commettere l’atto terroristico è uno come Cesare Battisti, scatta prima il benevolo compiacimento per le gesta dei pistoleri che sbaglieranno pure ma combattono per nobili ideali, poi il soccorso rosso utile a favorirne la latitanza che lascia il posto al solito movimento intellettuale d’opinione utile a prolungare il soggiorno all’estero. Forti di una simile corazza mediatico-intellettuale, questi malviventi nel frattempo si reinventano (ripulendosi) uomini di cultura, saggisti, ricercatori, anime belle o paladini di cause nobili. Il tutto è prodromico alla creazione di una nuova vita che si svolgerà all’estero se tutto va bene o nel Belpaese se qualcosa dovesse andare storto. A Battisti è andata male perché ha perso le elezioni (le ha perse lui più che la sinistra brasiliana): se Lula e la sinistra massimalista non gli avessero fatto il brutto scherzo di schiantarsi politicamente, costui sarebbe ancora a sculettare indisturbato al Carnevale di Rio. Invece è stato impacchettato e consegnato agli italiani dalla Bolivia e da Bolsonaro (inutile la sceneggiata a reti unificate relativa all’arrivo del terrorista in Italia) e non rimarrà a lungo nelle patrie galere. Appena possibile – cioè non appena dovesse subentrare un governo amico – la solita compagnia dei miracoli (quella cioè che adesso tace perché in ritirata strategica) dipingerà un uomo profondamente cambiato, gravemente ammalato e desideroso di trasmettere alle nuove generazioni un messaggio valoriale alto, culturalmente eccelso, nell’intento di testimoniare luci e ombre del Sessantotto. Se le cose andranno come devono andare, tra qualche anno ce lo ritroveremo a fare il consulente in qualche Pubblica Amministrazione (o in Parlamento), a fare il conferenziere in qualche università o a fare l’editorialista nei giornaloni. Film già visto.

22/12/18

Due marò sotto l’albero


Due marò sotto l’alberoSiamo a Natale ed è tempo di regali sotto l’albero. Tra quelli kitsch e improbabili ci farebbe piacere trovarne qualcuno davvero utile. Azzardiamo un desiderio.
Ieri l’altro il Tribunale Arbitrale dell’Aja ha comunicato la data di ripresa del procedimento che dovrà stabilire la giurisdizione competente a decidere sul caso dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Sarà tra l’8 ed il 20 di luglio che si stabilirà se sarà un tribunale italiano o una corte di giustizia indiana ad occuparsi di loro. La vicenda che li ha visti coinvolti la ricordiamo tutti, risale al febbraio 2012 quando la petroliera “Enrica Lexie”, battente bandiera italiana, in navigazione in prossimità delle acque territoriali indiane fu costretta ad attraccare in un porto del Kerala per consentire agli investigatori locali di svolgere indagini su un presunto omicidio, avvenuto in mare, di due pescatori del luogo. Secondo le ricostruzioni delle autorità locali, infatti, il gruppo di militari assegnati alla scorta della nave italiana avrebbe aperto il fuoco contro un peschereccio causando la morte di due membri dell’equipaggio. I marò imbarcati come nucleo di protezione militare sulla “Lexie” avrebbero sparato contro la piccola imbarcazione indiana perché questa si sarebbe avvicinata alla petroliera senza esserne autorizzata. I due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che vennero arrestati dalla polizia del Kerala con l’accusa di omicidio. Posto che i diretti interessati e neppure gli organismi competenti italiani abbiano mai ammesso alcuna responsabilità sull’accaduto, fin dalle prime battute dell’inchiesta era sorto un chiaro conflitto su chi se ne dovesse occupare, se le autorità italiane o quelle indiane.
Il Governo Monti e quelli del centrosinistra venuti dopo non hanno brillato per capacità risolutive nel trattare la questione che, debordando dallo stretto perimetro giudiziario, è sfociata in controversia diplomatica. Tant’è che ci sono voluti anni prima che Roma si decidesse a sollevare formalmente il conflitto di competenza davanti alla Corte permanente di arbitrato dell’Aja. Intanto acqua ne è passata sotto i ponti e i toni accesi dei primi momenti, soprattutto da parte indiana, si sono attenuati. L’Italia e l’India hanno ripreso a tessere buoni rapporti commerciali dopo il periodo nero segnato dallo scandalo che ha coinvolto l’italiana “Agusta-Westland S.p.A.”, confluita in “Leonardo S.p.A”, con l’accusa di aver pagato una tangente ad alti funzionari indiani allo scopo di aggiudicarsi un appalto da 560milioni di euro per la vendita allo Stato asiatico di 12 elicotteri. Oggi, con il consenso del Governo giallo-blu, un gruppo industriale che fa capo a Lakshmi Nivas Mittal, il più grande imprenditore indiano dell’acciaio, ha rilevato gli impianti ex-Ilva in Italia con l’intenzione di farne il primo polo europeo nel comparto siderurgico. Sul fronte opposto, la comunità economica italiana continua ad investire in India. Quindi, tutto farebbe supporre che la voglia di litigare, molto forte nel 2012 anche per ragioni politiche interne alla realtà indiana, al momento sarebbe venuta meno.
Tuttavia, il fatto che il procedimento avviato all’Aja debba inevitabilmente concludersi con una pronuncia che dà ragione ad uno dei due contendenti penalizzando l’altro potrebbe riportare la tensione tra i due Paesi. Con un problema che non può essere dimenticato: di mezzo ci sono le vite delle persone. In particolare quelle dei due marò, che in alcun modo possono essere lasciati dall’Italia al loro destino, ma anche quelle di tutti gli altri protagonisti italiani della vicenda che hanno visto segnate le loro vite e la serenità delle loro famiglie dalle ignobili accuse lanciate contro il comportamento all’estero degli italiani, a prescindere dal fatto che indossassero o meno le stellette.
Concordiamo con le conclusioni alle quali giunge l’ambasciatore Antonio Armellini quando scrive, nel suo articolo dedicato alla vicenda e pubblicato sull’Huffington Post: “Il conto politico ed economico del dare e dell’avere dovrebbe militare in favore di un compromesso che metta fine a una quérelle che non è più prioritaria”. Visto che il premier Giuseppe Conte ha dato buona prova di sé, come negoziatore, con le teste quadre di Bruxelles, adesso che l’assillo dei conti pubblici gli concede un periodo di tregua perché non si applica sul dossier dei marò? L’idea di negoziare con l’omologo indiano, Narendra Modi, una soluzione equilibrata che sollevi i due militari da un’accusa assurda e nel contempo ponga una pietra tombale su una vicenda nata male e gestita peggio, sarebbe da prendere in seria considerazione. D’altro canto, farsi piovere addosso una decisione del collegio arbitrale, che sia favorevole o negativa non fa differenza, non è auspicabile per gli interessi del nostro Paese. L’attuale ministro degli Affari esteri Enzo Moavero Milanesi è persona di grandi competenze ed esperienza. Chi meglio di lui potrebbe riavviare il dialogo con gli interlocutori indiani? Sia chiaro, se c’è da fare battaglia saremo sempre e comunque pronti a difendere i nostri, per amore di verità e per orgoglio patrio. Ma non siamo guerrafondai, per cui se fosse possibile un accordo che garantisse onore e giustizia a tutti i protagonisti italiani coinvolti nella vicenda, anche al di là degli aspetti processuali penali, sarebbe un’ottima cosa.
Caro Presidente del Consiglio dei ministri, ci rivolgiamo a Lei come se scrivessimo a Babbo Natale: quest’anno sotto l’albero, ci faccia dono di un’onorevole soluzione per i marò Latorre e Girone e per gli uomini della “Lexie”. Noi, per contraccambiare la sua disponibilità, chiederemo alla Befana di non portarle troppo carbone per il casino che, come maggioranza giallo-blu, avete combinato con Bruxelles sulla manovra finanziaria. Parola di lupetti.