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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

10/03/18

Fuori dal cazzo! di unità nazionale


SCHMELINGChiedo scusa a chi ama un giornalismo in punta di penna per il titolo volgare, populista, estremista, financo sessista. Ritengo tuttavia necessaria un’eloquenza pane e mortazza poiché l’incertezza sul nuovo governo sta oscurando l’esisto elettorale. Il mostro contro cui si è ribellata la cittadinanza sta fagocitando il voto, per poi digerirlo e cacarlo. La vita dopo la consultazione per il popolo italiano somiglia alla vita dopo la morte dei personaggi della Commedia di Samuel Beckett : «Credevamo che sarebbe stata una liberazione, che ci avrebbe portato la pace… perché allora le cose continuano, perché tutto continua?». Per ben valutare il reale ci sono due strade: la prima è quella di allenare la facoltà di giudizio, osservare, riflettere… e quindi deliberare; la seconda porta ad ascoltare la posizione ufficiale dei filistei fasulli, con la consapevolezza che il contrario di ciò che dicono si avvicina al vero e al giusto. Prendiamo a modello il reddito di cittadinanza. Indipendentemente dalle riserve che suscita, legittime se non doverose, è ributtante ascoltare gli stessi che ci hanno insegnato moralità sul bisogno di accogliere, sfamare, mantenere, integrare i più sfortunati del mondo… ora ridicolizzare chi vorrebbe garantire un sussidio a 4.7 milioni di italiani disintegrati sotto la soglia della povertà assoluta, accusandolo di populismo, di demagogia e di assistenzialismo. Il Caffè di Gramellini dà una svegliata costituzionale – velata da una punta di razzismo – a quegli zotici italiani del Sud che ingenuamente speravano in un aiuto economico, parlando di bignamini, di sue tasse, ma dimenticando che sono mie tasse quelle che vengono caritatevolmente offerte ai sempre più numerosi ed esigenti migranti economici, che di bignamini avrebbero forse ancor più bisogno degli anziani siciliani. Malgrado questi cortocircuiti procedurali, in queste ore è tutto un florilegio di ammiccamenti alla possibile alleanza di governo fra 5Stelle e PD. Da Scalfari a Confindustria, dal Foglio a Bernard Guetta, si tifa per una convergenza a sinistra. Ad accompagnare questa possibile transizione che escluda il Centrodestra, l’esercito impiegatizio dell’atlantismo, che con i soldatini della subcultura econometria insiste nel puntare le cerbottane contro i populismi e gli estremismi. Populismi ed estremismi che, usciti vittoriosi dalle elezioni, prendono ora il nome di volontà popolare e possono urinare ambrosia sulla testa degli automi a molla.

Stefano Feltri pubblica l’indispensabile “Populismo Sovrano” e da Corrado Formigli ci addottora sui severi vincoli che ci impone l’Europa; La Sibilla Cumana di Algebris, Davide Serra, non può che divinare la preoccupazione dei Mercati, spaventati dall’instabilità e dai massimalismi (i voti all’estero hanno premiato il PD, quindi mi auguro che la fuga di cervelli continui); Maurizio Molinari ci segnala come la Commissione Europea “punti il dito” sul debito italiano e parla di spillover, di rischio contagio su altri Paesi; Mario Monti, che è un contagio reificato, torna a farsi piuttosto ciarliero, sottolineando che «sarebbe auspicabile un governo 5Stelle-Pd se servisse a spartire le responsabilità di eventuali scelte impopolari che dovessero rendersi necessarie». Il sottotitolo a tutte queste odiose prese di posizione… che si rifanno ad una autorità ontologicamente superiore credibile quanto il dio del tuono azteco, è il mero auspicio di poter continuare a rapinare le moltitudini, oltraggiando il decoro e il messaggio lanciato dalle urne. Questa gente è stata azzittata dal voto del 4 marzo, annullata, eppure ancora blatera in cerca di consenso. Ancora alita zolfo e spread. Ma il suffragio è arrivato con una potenza reboante e comanda: Andate in culo! Andate fuori dai coglioni! Per questo serve un governo di unità nazionale che concretizzi la potestà degli elettori. Che consacri la democrazia rappresentativa.

Il rigurgito di orgoglio ha preso due direzioni, ha assunto due forme, due colori; ma è cementato da un disgusto comune verso questo apparato. La complicità fra i due vincitori delle elezioni – il Centrodestra a trazione salviniana e i 5Stelle – fiacca sul piano dei programmi e sull’idea di buona vita, è del tutto naturale su quello della priorità: estirpare il tumore che affligge il Paese. Populisti d’Italia unitevi!, questo il grido dell’arme che si è levato dai seggi. Il vile nemico usa tutte le risorse a sua disposizione anche in regime di cessate il fuoco. Usa lo spaventacchio del debito pubblico raffigurato in perenne agguato sul futuro delle nuove generazioni per suscitare inquietudine negli intelletti indifesi. Solletica le corde delle anime melliflue per far entrare il cavallo di Troia della manodopera a basso costo sotto la bandiera umanitaria. Mette le mimose alle sbarre della prigione globalista con il femminismo, l’europeismo, il cosmopolitismo di maniera. E la banalità del male si nota proprio dalla prevedibilità e dalla monotonia delle scemenze dinamitarde che vengono esplose – sempre uguali nel pre-Brexit, nel pre-Referendum, alla vigilia delle Politiche – che vaticinavano cataclismi economici e inondazioni nazifasciste. Scemenze a tal punto ricandidate da fare ormai sull’opinione pubblica l’effetto di fialette puzzolenti. E questa è la galvanizzante presa di coscienza degli ultimi mesi. Le democrazie occidentali, e quella italiana su tutte, hanno avuto lo scatto di scetticismo necessario alla loro sopravvivenza. Un’epoché salvifica, una ribellione gloriosa. Ora la politica trionfante deve utilizzare il voto per diradicare ciò che rimane di una metastasi che ha infettato la stampa, la televisione, i teatri, la giustizia, le scuole, le università. La sinistra liberista, atlantista, massonica, cripto-fascista e finto-corretta, va sbriciolata. Nelle azioni di tutti gli uomini, e massime de’ Principi … si guarda al fine … I mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno lodati. I grillini pasticcioni, che hanno il merito di averne nasato il fetore, saranno i mezzi onorevoli per il fine ineludibile. Non è più il momento di essere attendisti, di fare i puristi, i fighetti. Lo squalo che sente l’odore del sangue… attacca. Altrimenti è un pesce gatto.

Si legge sulle pagine del Giornale: «”Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno condiviso le manifestazioni di sostegno per Mustafa”, ha scritto ieri pomeriggio Mohamed Ali Arafat, sindacalista a Piacenza, per annunciare l’avvenuta scarcerazione del compagno di lotta. “La liberazione di Moustafa è solo il primo di una serie di passaggi necessari a liberare tutti i protagonisti di quella grande giornata di lotta antirazzista – si legge nella pagina Facebook di Si Cobas Piacenza – Chiediamo con forza la liberazione di tutti i compagni arrestati per i fatti di Piacenza e una piena assoluzione per loro e per i compagni piacentini colpiti da denunce e perquisizioni. La necessità di lottare contro il razzismo e le sue sedi è sotto gli occhi di tutti: quotidianamente si succedono gli atti di terrorismo a matrice fascista e leghista contro immigrati o le intimidazioni contro esponenti delle lotte sociali e sindacali. Per noi la dimostrazione empirica della debolezza propria delle argomentazioni razziste continua a risiedere nei risultati che giornalmente otteniamo nei luoghi di lavoro, dove solo lottando uniti, italiani e immigrati fianco a fianco, si può ottenere ciò che padronato governo provano a sottrarci”».

C’è una classe dirigente, meglio… una conventicola, meglio… una cosca nazionale avida di avidità sovranazionali… che ha permesso tutto questo. Che tutto questo difende e promuove. Una cosca che dopo il 4 marzo barcolla tragicamente, che si attacca alle corde, che prova a legare. Adesso va messa al tappeto. Dopo le consultazioni Mattarella dovrà contarla e decretarne il k.o. tecnico alzando il braccio a un governo Centrodestra-5Stelle. I nodi da sciogliere saranno tanti. Il parlamento dovrà parlamentare. Il destino del Paese resterà incerto e le scie di condensazione aleggeranno su di noi. Ma avremo scongiurato, forse per sempre, le magnifiche sorti e progressive. Questa è la mia immodesta opinione sul da farsi; ora ditemi la vostra!

dal blog "Colpi bassi" di Augusto Bassi
di Augusto Bassi - 9 marzo 2018

02/03/18

Tocca agli italiani sconfiggere il centrosinistra


Tocca agli italiani sconfiggere il centrosinistraQuante volte abbiamo protestato e invocato il voto in questi cinque anni di centrosinistra? Tante volte, l’abbiamo fatto quando Giorgio Napolitano incaricò Enrico Letta pur in presenza di una chiara confusione parlamentare.

L’abbiamo fatto nuovamente quando lo stesso capo dello Stato, in piena sindrome di Bismark, e tirando la Costituzione, impose Matteo Renzi defenestrando Letta “motu proprio”. Infine, ci abbiamo provato quando dopo il fallimento del referendum su una proposta di riforma costituzionale impresentabile, Renzi sconfitto si è dimesso fragorosamente.

Eppure, nonostante tutto e nonostante fosse chiaro che le maggioranze dei governi (Letta, Renzi, Gentiloni) risultassero non solo risicate, ma assolutamente spurie e piuttosto ipocrite, non ci hanno fatto votare. E non ci è stato permesso con la scusa della stabilità, della tenuta dei mercati, delle indicazioni costituzionali, insomma di tutto pur di impedire il plebiscito popolare. Parliamo di scuse perché si sapeva bene che le ragioni fossero altre, del resto altrove in Europa si è votato e rivotato pur di arrivare a maggioranze più chiare e coerenti senza che scoppiassero rivoluzioni e disastri finanziari.

Ma da noi no, da noi bisognava andare avanti a dispetto dei Santi e soprattutto per volere dell’Europa e della catena di poteri forti e finanziari che ci costringe. Perché sia chiaro, il vero merito della scaltrezza e della capacità del centrosinistra è stato quello di creare in decenni di potere, una rete di comando e di collegamento nei posti chiave interni e esterni al Paese. Si tratta di un lavoro che viene da molto lontano, dalla Prima Repubblica e che gli anni di governo del centrodestra non sono riusciti a spazzare per scarsa coesione e coerenza dell’alleanza. Ecco perché stavolta il centrodestra deve essere unito e solidale imperturbabilmente in caso di auspicabile vittoria. Perché il centrosinistra in sessanta anni di potere, sui settanta di vita repubblicana, è riuscito a creare un Paese a sua immagine e somiglianza.

Dc e Pci hanno, prima da fronti apparentemente opposti e poi attraverso una fusione astuta e concordata, generato un’architettura di sistema e di potere inestricabile, diffusa e centralista. Hanno cresciuto un’Italia statalista, assistenzialista, clientelare, familista, come nemmeno nei socialismi reali si è potuto fare. I due ex giganti della politica nostrana hanno costruito un apparato statale e burocratico da brividi, costituito enti e società pubbliche ad hoc, distribuito cariche e poltrone strategiche utili solo al mantenimento del potere. Come se non bastasse, hanno fatto della previdenza uno strumento elettorale, del deficit spending un uso familista, dell’ingresso in Europa una assicurazione personale. Insomma, non è per caso che l’Italia si ritrovi la devastazione pensionistica, la voragine del debito, la frattura tra Nord e Sud, il capitalismo familiare, gli infiniti enti pubblici, un sistema bancario in parte compromesso e lo Stato onnipresente. Non è un caso perché solo con un certo sistema sarebbe stato possibile mantenere potere e controllo, distribuire incarichi, tramandare poltrone, assicurarsi voti, gestire l’informazione e diluire sia la giustizia sociale e sia quella fattuale. Ecco perché l’Italia è cresciuta non solo come un albero storto, che non si è mai raddrizzato, ma si ritrova per un motivo o per l’altro sempre la stessa catena di comando.

Bene, il quattro marzo finalmente ci sarà dato modo di esprimere quel voto che in questi cinque anni così tanto abbiamo invocato inutilmente. Potremo scegliere fra l’ossessione fiscale e la flat tax, fra la Legge Fornero e l’equità previdenziale, fra l’immigrazione sfuggita ad ogni controllo e una gestione possibile dei flussi. Potremo decidere se essere sudditi in Europa oppure farci sentire come Paese fondatore e indispensabile. Potremo optare per un governo laico che ponga lo sviluppo del Sud, delle bellezze artistiche, dell’ambiente, dei giovani e degli anziani al primo posto. Potremo, infine, decidere per una maggioranza che voglia meno Stato, meno burocrazia, meno leggi e più liberalismo, pluralismo di mercato e democrazia della concorrenza.

Insomma, il quattro marzo dunque sarà l’unica occasione prima di ritornare all’ininfluenza elettorale per cambiare il Paese contro gli sbagli del centrosinistra, dei cattocomunisti, emancipandolo così dalla continua interferenza vaticana. Cari amici, votiamo e invitiamo a farlo, il futuro dell’Italia dipende da questo. Solo da questo.

01/03/18

Compagno di scuola


Compagno di scuolaPrendi una fricchettona ideologicamente sessantottina, mettile una birra in mano, un eskimo e un corteo a cui poter partecipare (meglio se avente ad oggetto temi di lana caprina come il fascismo, la resistenza, il femminismo et similia) e stai sicuro che darà il meglio di sé. I fatti di Torino relativi alla gentil signora che ha inveito contro i poliziotti con parole al miele tipo “vigliacchi, mi fate schifo, dovete morire” e ancora: “Senza manganelli, quando volete fascisti”, non è un’eccezione ma la regola che in questo strano Paese non dovrebbe turbare più di tanto.

Che poi la nobildonna in questione sia un’insegnante – seppur si tratti di una cosa triste e grave – non dovrebbe essere una novità per chi negli ultimi cinquant’anni ha vissuto in Italia frequentando le scuole o le università, leggendo i giornali o guardando la televisione. In Italia buona parte di coloro che, venuti direttamente dal sessantotto, hanno avuto lo stesso percorso ideologico della nostra eroina sono finiti nelle scuole a rovinare intere generazioni, nell’informazione a fuorviare la pubblica opinione, sono passati dalla magistratura per poi approdare in politica (vedasi elogio da parte di Luigi De Magistris all’indirizzo dei centri sociali che hanno minacciato Matteo Salvini), sono finiti a fare i consulenti nelle Pubbliche amministrazioni, hanno fatto carriera in politica o sono portati in palmo di mano come uomini di cultura.

Qualcuno (fotografato con la pistola in mano durante un corteo) è finito anche a fare l’assessore al Comune di Milano e comunque quasi tutti si sono piazzati bene perché il famosissimo soccorso rosso non ha mai lasciato indietro chi si è sacrificato per la causa.

La professoressa ha fatto quello che è normale in questo Paese e cioè fare proteste antifà con una violenza inaudita in compagnia di giovani leve del progressismo democratico pronte a sfasciar vetrine e lanciare bombe ai poliziotti. Generalmente servire l’idea premia: peccato che la prof sia stata sfigata perché lo scalpore destato a reti unificate e a campagna elettorale all’ultima curva hanno suggerito al Partito Democratico di mettere in scena un più rassicurante siparietto di sdegno volto a tranquillizzare l’elettorato moderato. E come poteva aspettarselo la poveretta visti i precedenti del tutto a favore dei barricaderi.

D’altronde anche Antonello Venditti, nella ormai famosa canzone “Compagno di scuola”, aveva codificato una prassi ben consolidata chiedendo al suo “Compagno di scuola, compagno di niente ti sei salvato dal fumo delle barricate? Compagno di scuola, compagno per niente ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?”.

A qualcuno è andata anche meglio.


27/02/18

La Meloni ha i coglioni



Vedere questo donnino è rinfrancante, inebriante. E lo dovrebbe essere a maggior ragione per chi, a differenza nostra, contesta la logica eteronormativa, perché ha due coglioni di berillo. Seguirla in questa campagna elettorale sempre accerchiata da tartufi fumanti, torchiata, imprigionata nel corpo, eppure mai sottomessa nello spirito, seppur prostrata fino ad arcuarsi esausta sui tavoli dei talk show, suscita ossequio. Questa sera, ancora, nell’acido-solforoso studio di Otto e mezzo, molestata dalle petulanti moine borghesucce della Guerritore come dall’impetuoso timbro del primo trombone, Zucconi, è stata mirabile. Ferrigna senza farsi tignosa, penetrante e mai stronza, fulminea nel repellere le arie venefiche che le venivano alitate addosso, prevedibili come peti dopo i fagioli. L’orgoglio senza la vanità, questa è Giorgia Meloni. Non ha le magnificenza un po’ blasé da marescialla di Francia della Le Pen. Ma è un’amazzone della Garbatella, l’adusta madre, ardente e furente che di qual sia cavaliere non teme affronto. Il suo sovranismo è fioco, l’orizzonte culturale angusto, la pianificazione identitaria velleitaria: eppure espugna il cuore con un incorrotto pragmatismo che non si è mai bruciato nell’aridità.

 Per questioni lavorative in questi giorni sto approfondendo l’epopea umana di Carl Brashear, primo palombaro afroamericano della U.S. Navy e primo master diver disabile nella storia della stessa Marina. Negro, come si diceva allora, e disabile. Un campione dei diritti, un pioniere autentico. Eppure quando lo si sentiva parlare non c’era enfasi antidiscriminatoria nelle sue parole; nessuna sussiegosa lezione di tolleranza, nessun ammonimento sulle pari opportunità… di quelli che tanto masturbano il narcisismo dei finti equanimi, segaioli dell’autocompiacimento morale: solo lo stentoreo e umile orgoglio dell’esempio, dell’azione. L’orgoglio senza la vanità, ciò che fa di un uomo un uomo e di una donna la sua compagna.

dal Blog Colpi bassi di Augusto Bassi - 26 febbraio 2018

26/02/18

Il “Rationale” dell’Antifascismo





Il “Rationale” dell’AntifascismoSenza un regime fascista in campo, quale significato ha oggi invocare la sua antitesi? Una moda? Un collante per membra sparse e litigiose di una sinistra ex comunista, che ha rifiutato di fare i conti con la sua disastrosa storia, insanguinata dalla spietata ferocia staliniana, da quella di Pol Pot e di decine di regimi comunisti della stessa fattispecie sparsi in tutto il mondo, per uccidere, sterminare senza pietà chi non la pensasse come loro?
Certo: il Fascismo vero è stato squadracce, leggi razziali antiebraiche (arrivate tardissimo, peraltro), guerre coloniali e collusione mortale con la follia bellica nazista. Ma, al contrario dello stalinismo, Fascismo ha “anche” significato grandi opere pubbliche e trionfante ingresso dell’Italia nel mondo moderno, favorendo un’industrializzazione fondata sul metalmeccanico e un’agricoltura meccanizzata. Oltre, “ça va sans dire”, su di un ordine sociale ferreo favorito dalla centralizzazione spinta delle decisioni politiche. E con il radicamento e il consenso sociale del Ventennio, l’Italia post 1946 deve ancora fare i conti. Che cosa sono e rappresentano oggi le mani levate in alto, aperte o chiuse? Fascio nero contro fascio rosso. Lazio contro Roma. Tifoserie opposte che brillano per la loro ignoranza abissale e la mancanza di un ubi consistam che le fa belve da social, guappi da vicolo dove l’accoltellamento e il pestaggio sostituiscono la dialettica, che non può abitare in menti che oscurano la dignità dell’Altro.
Che cosa, a mio avviso, somiglia invece per davvero al metodo stalinian-fascista? Prendete (certo, la comparazione non è a portata di tutti. Ma tant’è) France2 news, Bbc news e Rai news, che trasmettono nell’intero arco delle 24 ore. Là troverete una perfetta coincidenza sorosiana (da Soros) di vedute, in cui annunciatrici e giovani esperte di cose poco elaborate e non vissute difendono a spada tratta il mainstream del politically correct, con un talebanesimo intellettual-razzista che mette all’indice chi parla criticamente di immigrazione indiscriminata e propone misure idonee di contenimento, o chi critica aspramente la globalizzazione economica e, soprattutto, il pensiero unico dell’irenismo ecumenico e relativista. I nemici del mainstream sono giudicati sessuofobici, islamofobici e razzisti in base a un fascismo ideologico che viene dalla regia onusiana, per cui l’Unhcr critica l’accoglienza della Ue ma si guarda bene dall’usare le sue risorse e la sua autorevolezza per creare hotspot nelle aree mediorientali (Tunisia e Algeria), dove far confluire in campi di accoglienza dignitosi e attrezzati l’attuale marea di profughi economici, mimetizzati dietro una sparuta pattuglia di veri rifugiati aventi diritto all’asilo politico.
Quindi, “The Indipendent” trova molto interessante declinare un supposto razzismo populista e squadrista degli italiani, dimenticandosi completamente di citare il massacro della povera Pamela da parte di una feroce banda di nigeriani illegali. Chi sarebbe il razzista? Orban che dice di non volere immigranti musulmani? Ma il Corano non fa alcuni differenza di razza o di colore per i suoi fedeli. Quindi, semmai, si tratta di una riedizioni del conflitto millenario tra Islam e cristianità. Ma di queste bestialità è pieno il mainstream. Meglio farci caso e combatterlo con armi ideologiche adeguate e di certo non con la povertà di ragionamento dei vari Casapaund e centri sociali. Se i primi dovessero entrare in Parlamento, grazie a una lista unica nazionale, i Partiti si ricordino che è tutta loro la responsabilità di questa legge elettorale. Sarebbe bastato adottarne una che avesse dato un vero potere di scelta all’elettore, come l’uninominale secca all’inglese con collegi elettorali piccoli e calibrati. Sarà per la prossima volta?