Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via email all'indirizzo edomed94@gmail.com Saranno immediatamente rimossi. L'autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.


Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

20/01/18

La Boschi non è profeta in patria


SOTTOSEGRETARIO  MARIA ELENA BOSCHIChi di querele ferisce, di querele perisce. La sensibilità di Maria Elena Boschi (nella foto) per le notizie (vere) che parlano di lei su libri e giornali, alle quali lei replica senza batter ciglio con minacce di denunce, adesso viene messa a dura prova nella sua terra di origine. Finalmente, dopo tanti bocconi amari ingoiati per colpa sua, Arezzo si è svegliata e il sindaco di centrodestra, Alessandro Ghinelli, è corso ai ripari per salvare quel poco di reputazione che ancora è rimasta alla città.
SOTTOSEGRETARIO  MARIA ELENA BOSCHI«Arezzo viene associato sempre alle vicende della famiglia Boschi su Banca Etruria e agli obbligazionisti truffati, per questo farò causa alla Boschi e a suo padre Pier Luigi per danno di immagine», ha detto perentorio il primo cittadino a KlausCondicio. Secondo una perizia, citata dal sindaco di Forza Italia, l’impatto della vicenda Etruria su Arezzo, avrebbe procurato un ritorno d’immagine negativo per milioni di euro.
SOTTOSEGRETARIO  MARIA ELENA BOSCHI«Non sono in grado di dare cifre — ha sottolineato Ghinelli — ma sono mesi che, del tutto immeritatamente, il brand Arezzo, sulla stampa italiana e internazionale, nei telegiornali della Cnn, sulla tv tedesca, sui giornali francesi, spagnoli perfino cinesi, viene associato alle vicende della famiglia Boschi, a storie di presunte truffe dei risparmiatori e manipolazioni. Per questo riteniamo l’atto un segnale anche verso i cittadini infangati internazionalmente dalla Boschi e dalla sua famiglia senza aver fatto assolutamente nulla per meritarlo. Il ricavato della causa lo destinerò totalmente al ristoro dei cittadini che hanno perso tutto con l’azzeramento di Banca Etruria». E il tutto detto senza essere nemmeno in campagna elettorale (Ghinelli è stato eletto nel 2015).
SOTTOSEGRETARIO  MARIA ELENA BOSCHIIl sindaco poi tocca un altro tema spinoso, ovvero l’ennesima promessa annunciata e non mantenuta da Matteo Renzi. «Leggo incredulo che fra i possibili candidati del Pd al Senato nel collegio di Arezzo non figura il nome di Renzi, colui che con un decreto ha cancellato la nostra banca e i nostri risparmi. Il 10 settembre scorso tornò nella nostra città e, con l’umiltà che lo caratterizza, dichiarò che si sarebbe candidato al Senato ad Arezzo. Ora Renzi scappa come un coniglio, sapendo di aver sparato un’altra bufala delle sue. Per l’ennesima volta si prende gioco degli aretini che attendevano il 4 marzo per dirgli nelle urne cosa pensano delle sue smargiassate. Oltre al danno una ulteriore inaccettabile beffa».
Non solo «il cuor di leone di Rignano, il bullo di campagna» scappa da Arezzo (e figuriamoci se aveva il coraggio di candidarsi davvero, come promesso, ad Arezzo), ma si è premurato anche di silenziare le dichiarazioni e limitare le ospitate tv della sua Mery (come la chiamano in Transatlantico). Sono settimane che lei (e pure l’altro suo profeta, Luca Lotti) non proferiscono più parola e non twittano più sui temi caldi della campagna elettorale. Ogni volta che appaiono in tv, infatti, Renzi perde l’1%.

di Fabrizio Boschi - 17 gennaio 2018


Claretta e il Gene del porco




Ma non provate vergogna, voi della Sette, Floris, Mentana e voi Autorità Vigilanti, Presidenti di Camere, Senato, Anpi, Femministe, davanti alla schifosa, incivile battuta di Gene Gnocchi – se questo è un comico – sulla scrofa che razzola tra i rifiuti romani e che lui ha battezzato con la genialità di un demente malvagio, Claretta Petacci?  

Non stiamo parlando della macabra e bestiale macelleria di Piazzale Loreto, che fa vergognare ogni paese civile; non parliamo nemmeno della feroce vendetta contro un dittatore, un regime, una guerra. Qui parliamo di una donna che per amore solo per amore volle stare a fianco del suo uomo anche nella cattiva sorte, fino a condividere la morte, e prima lo stupro e poi lo scempio del cadavere.

Non ebbe responsabilità durante il fascismo, Claretta Petacci, non trasse profitto, non spinse mai Mussolini verso nessuna scelta feroce, non fece cerchi magici intorno al Duce. Fu amante appassionata e devota, spesso tradita, sempre ferita dall’essere comunque l’altra rispetto alla moglie e alla madre dei suoi figli. 

E persino lei, la sanguigna, verace Rachele, non ebbe parole di odio per la donna che restò al fianco di suo marito fino a farsi trucidare con lui, ma si lasciò sfuggire un moto sommesso di affetto e perfino di dolcissima invidia, perché avrebbe voluto essere stata lei al suo posto. Claretta riuscì ad essere consorte  davanti alla morte.

I versi di un grande poeta come Ezra Pound su Ben e Clara appesi per i calcagni resteranno nei secoli. Del resto ognuno ha il cantore che si merita: c’è chi ha Ezra Pound e c’è chi ha Gene Gnocchi. C’è chi rispetta la pietas verso i mortie si inchina davanti alla tragedia e chi invece sogghigna come una iena ridens.

Ricordo anni fa che uno storico divulgatore, di cui per carità verso un defunto taccio il nome, scrisse un libro sugli amorazzi di Mussolini, sulle sue amanti e i suoi figli illegittimi e per promuovere il libro organizzò una cena in tema. Nel menù c’era “petto di tacchino farcito alla Claretta”. Mi parve allora bestiale quell’allusione spiritosa al petto della Petacci e soprattutto alla farcitura che poi nella realtà fu una sventagliata di proiettili. 

Ma quella spiritosaggine triviale sembra oggi una delicatezza da gentleman rispetto alla battuta da porcile di Gnocchi. Femminicidio, violenza alle donne, sessismo di chi considera l’amante femminile sempre una troia, volgarità in tv, correttezza di linguaggio: vanno tutti a puttane nel silenzio generale, col sorrisino compiaciuto di Floris, davanti a quell’atroce, feroce porcata di Gnocchi.

Mi auguro che sia solo un frutto di abissale ignoranza, anche se è difficile pensare che uno anziano come Gnocchi non sappia almeno per sommi capi la storia. Un’ignoranza becera, comunque aggravata dal fatto che insultare i fascisti, calpestare i cadaveri loro e dei loro congiunti, è facile, hai dalla parte tua le istituzioni, i media, il conformismo della cultura, i parrucconi e i maestri censori. Magari ti scappa un contratto, una menzione, un elogio per il tuo intrepido coraggio antifascista. 

Mi auguro che la gente lo cancelli definitivamente dal novero dei comici; che resti a fare le sue serate comiche nei centri sociali, ma di quelli antagonisti feroci, o all’Anpi che non ha mai un moto di umanità verso i morti, i vinti e i trucidati o nelle sette sataniche. 

Che racconti a loro le sue troiate. E che finisca lui tra i rifiuti della tv spazzatura, insieme alla scrofa di cui ha meritato la parentela.

di Marcello Veneziani

MV, Il Tempo 18 gennaio 2018

19/01/18

Claretta, sepolta tre volte




Venerdì, 27 aprile 1945, senza più santi in paradiso – Dongo

1Clara_Petacci(Claretta Petacci)
Vestita d’Amore, la giovane donna si consegna alla Storia e al nemico del suo Amato, con eroico coraggio e sprezzo della morte. Sceglie di accompagnare il suo “Ben” fino all’incontro con la fine. Fino all’ultima delle pagine di un diario “lungo” oltre quindici anni. Decide di stringere la mano dell’uomo più amato e odiato d’Italia mentre le pallottole li trapassano entrambi, stroncando due ormai misere vite umane e il loro Amore che diventerà Letteratura, Arte, Storia…

Claretta aveva solo 35 anni. Era bellissima. Elegante. Volitiva e tenace. Coraggiosa sino alla sfrontatezza, tanto da voler incontrare Donna Rachele, moglie del Duce e madre dei suoi figli, per confessare e difendere il proprio sentimento per colui il quale l’avrebbe avuta al proprio fianco nell’ultimo istante di vita.

Benito Mussolini non fu lasciato solo dal destino all’incontro con l’ingiustizia e la morte violenta: il Cielo, probabilmente, gli concesse il dono di finire avvolto dall’Amore puro di una donna che, per Lui, aveva rinunciato a qualsiasi altra vita che non fosse quella che riusciva a rubare ai mille impegni del capo del fascismo. Una giovane devota, che non ha detto No nemmeno alla morte, pur di celebrare come sacramenti i propri sentimenti.

Un Dono, Claretta.
Un Esempio di Amore dedicato, consegnato, sacrificato.
Il resto sono parole. Vane. A volte, volgari.
Oggi, blasfeme.

Clarice Petacci fu assassinata, senza processo, a Giulino di Mezzegra, il 28 aprile 1945. Il 29 aprile 1945, il Suo cadavere venne esposto, appeso a testa in giù (dopo essere stato martoriato da una folla barbara) alla pensilina di un distributore di benzina, a piazzale Loreto a Milano. Il giorno dopo, venne sepolto per la prima volta in una fossa del campo 16 del Cimitero Maggiore di Milano. Il 2 maggio dello stesso anno, la salma venne riesumata e trasferita in una fossa del campo 10. Solo nel 1956 il governo italiano ne autorizzò il trasferimento nella tomba di famiglia al Cimitero
Monumentale del Verano a Roma.

2claretta-petacciMorti tutti i discendenti diretti, negli ultimi anni quella sepoltura risultava essere abbandonata e cadente.
Claretta, vestita d’Amore.










di Nino Spirlì - 18 gennaio 2018


18/01/18

Elezioni in Italia e “preoccupazioni” in Francia


Elezioni in Italia e “preoccupazioni” in FranciaSi dice che in politica nulla avvenga per caso. Una circostanza solo apparentemente fortuita lo certificherebbe. Prima il presidente francese Emmanuel Macron fa sapere agli italiani quanto sia stato bravo e affidabile il nostro premier Paolo Gentiloni, tanto che defenestrarlo sarebbe un pessimo affare. Poi, questa settimana, due esponenti della politica transalpina si sono espressi sul prossimo voto in Italia. Parliamo di Marine Le Pen, leader del Front National e del socialista Pierre Moscovici, commissario agli Affari economici e monetari della Commissione europea. Sorprendentemente, i due personaggi benché antitetici dal punto di vista ideologico, riguardo alla situazione italiana sono giunti alla medesima conclusione: l’una auspicandola, l’altro stigmatizzandola. Marine Le Pen, in un’intervista pubblicata lo scorso 15 gennaio dal Corriere della Sera, ha fatto sapere che Matteo Salvini starebbe lavorando a un progetto di convergenza delle forze euroscettiche italiane al quale lei guarderebbe con grande favore. Tradotto, significa che madame Le Pen sarebbe al corrente della preparazione di un inciucio tra la Lega e il Movimento Cinque Stelle per dare al Paese, dopo il 4 marzo, il primo governo anti-Bruxelles della storia dell’Unione. Sarà vero?
A ruota, il commissario Moscovici nella conferenza stampa di inizio anno, a proposito della prossima scadenza elettorale italiana, evoca la preoccupazione dell’establishment europeo per un “rischio politico” nel caso di affermazione di forze anti-Ue, accomunando sotto questa bandiera Lega e Cinque Stelle. Chi, finora, ha seguito l’evolversi del confronto elettorale in Italia ha ascoltato dalla viva voce degli interessati che tra Lega e Cinque Stelle non può esservi alcuna intesa. Anzi, se possibile, è guerra aperta visto che entrambi i movimenti pescano consensi nello stesso serbatoio elettorale degli scontenti e dei colpiti dalla crisi. Eppure, per gli attenti protagonisti della scena europea Matteo Salvini e Luigi Di Maio farebbero teatro per dissimulare le loro reali intenzioni: a urne chiuse fare coppia per prendersi l’Italia. Posto che tutte le ricostruzioni sono lecite, anche le più fantasiose, la domanda che incalza è: perché tre francesi di opposti fronti si preoccupano di escludere per l’Italia l’opzione centrodestra? La risposta è complessa. Quando si tratta di Europa bisogna ragionare tenendo in considerazione gli interessi nazionali dei singoli Stati membri prima ancora delle appartenenze ideali dei politici che ne calcano la scena.
Emmanuel Macron, Marine Le Pen e Pierre Moscovici, sebbene diversi in tutto, su una cosa si ritrovano: sono francesi. Ciò significa che una soluzione di governo in Italia che dia più forza alle istanze del nostro Paese nell’ambito dell’Unione, da Nanterre a Parigi non è vista di buon occhio. Dal momento che sembrerebbe concreta la possibilità di assistere alla vittoria di un centrodestra in grado di far valere il peso effettivo dell’Italia a Bruxelles e presso le altre capitali dell’Unione, allora da Oltralpe arriva il siluro: meglio ingenerare confusione e sospetti tra gli alleati della coalizione data vincente nella malcelata speranza che dalle urne il 4 marzo non esca alcun interlocutore forte che possa mettere in crisi i manovratori dell’euro-carrozzone e augurarsi che resti in carica per lunga pezza il governo-tappetino Gentiloni.
Ribadiamo, il fine ultimo della Le Pen non è quello di Moscovici e ancor meno quello di Macron. Tuttavia, per una singolare congiuntura astrale, in questo momento le aspettative convergono. Marine Le Pen teme di perdere Salvini assorbito nell’orbita dell’“europeista” Silvio Berlusconi; Moscovici teme all’opposto che l’“europeista” Berlusconi venga attratto, tramite il “ponte” Salvini, nell’area del qualunquismo protestatario e distruttivo dei Cinque Stelle; Macron non vuole perdere il “comodo” Gentiloni e ritrovarsi a fare i conti con lo “scomodo” Berlusconi. In pratica, ancora una volta sul banco degli imputati finisce l’“anomalia” berlusconiana della coalizione concepita per dare spazio a una destra responsabile e di governo. Non è propriamente una bella cosa da vedersi questa continua interferenza negli affari interni di una Paese sovrano. Avranno gli italiani pure il diritto di scegliere da chi farsi governare o bisogna nuovamente sottomettersi al giogo altrui per campare tranquilli? Ma fa tanto paura, fuori dai confini, un’Italia forte e motivata a non piegare la testa?
Purtroppo noi italiani soffriamo talvolta di memoria corta. Adesso sembra tutto una corrispondenza di amori sensi tra i nostri politici e i leader europei. Ma, per quanto ci riguarda, non abbiamo affatto dimenticato ciò che è accaduto in quel maledetto 2011: quello della guerra francese all’Italia via crisi libica, quello dello strangolamento della nostra economia con l’arma atomica dello spread, quello delle risatine di Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, quello dell’adesso-arriva-Mario-Monti. Silvio Berlusconi si ostina a chiamarlo golpe. Non sappiamo dirvi se tecnicamente il termine sia appropriato. Comunque, se non è stato golpe ci somigliava molto. Oggi la nemesi sta rimettendo in ordine la storia. Stavolta, non saremo così stupidi da ricascare nella trappola apparecchiata dai poteri forti. Stavolta, niente colpi di mano da Bruxelles e dintorni. Stavolta, non c’è un Giorgio Napolitano a ordinare l’autodafé dalle stanze del Quirinale.

16/01/18

Il linguaggio di Trump e le polemiche costruite

Il linguaggio di Trump e le polemiche costruiteÈ Donald Trump a usare un linguaggio inaccettabile quando definisce “Paesi di merda” quelli così ridotti dai regimi terzomondisti, già filosovietici o filoislamici, che li hanno governati negli ultimi cinquant’anni? O siamo tutti noi che ci sentiamo migliori di lui ad avere la faccia di bronzo e l’ipocrisia come unico credo?
Attaccarsi alle parole di una persona che le studia a tavolino per mandare altri messaggi subliminali e molto più importanti significa fare propaganda. Descrivere Trump come il male assoluto ormai anche nelle trasmissioni per i ragazzi in tv rifiutarsi di dare dignità al suo pensiero e buttarla sempre in caciara è una maniera per non discutere la realtà. E sotto gli occhi di tutti c’è il fatto che regimi di merda trasformano paesi ricchi nel sotto suolo e nella gioventù che esprimono in buchi di c... del mondo.
Negare che paesi come il Pakistan, l’Iraq, la Corea del Nord, l’Iran, il Sudan, l’Egitto, fra un po’ la Turchia nonché parecchi dell’Africa sub sahariana e tanti del Centro America siano diventate zone del mondo da evitare come la peste è negare il volo libero degli uccelli nell’aria.
Si può discutere la paternità della colpa di questo stato di cose ma non negarla. Si può buttarla sul non superamento del colonialismo da parte dell’Europa. Ma si può anche evidenziare la corrività europea con  il colonialismo sovietico in tutte quelle aree per decenni. Finché, caduto il comunismo, è arrivata l’ideologia geopolitica islamica. A cavallo di guerriglie e terrorismi esattamente come quella sovietica d’antan. Quella e questo ben digerite dalla sinistra di tutto l’occidente. Che ha sempre guardato con simpatia chi vorrebbe spararle addosso. Non facendo distinzione tra i brutti reazionari alla Trump e le pasionarie dell’accoglienza come Laura Boldrini.
Risultato pratico? Dopo il colonialismo la maggior parte di quei paesi è andata indietro invece di progredire in materia di libertà e diritti civili. Si sono arricchiti solo i ceti dirigenti e gli inner circle dei dittatori locali. Tre quarti dei quali messi  a cavallo da Breznev e dai suoi predecessori. Se poi dopo tutti questi anni un presidente americano sbotta e dice che non vuole più aiutarli perché li considera “dei Paesi di m...”, e questo in quanto apparentemente inemendabili, c’è poco da offendersi.