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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

10/12/17

Il pericolo farsista





Siamo alla paranoia ideologica virale. Una bandiera del Secondo Reich, che era una monarchia costituzionale ottocentesca, tenuta in caserma da un ragazzo carabiniere di vent’anni, diventa il pretesto del giorno per gridare al Nazismo risorgente, che non c’entra un tubo con la bandiera e con la storia del secondo Reich.
L’uso fake della storia sconfina nel delirio persecutorio.

Ma non basta. In pieno autunno del 2017, un benemerito compagno ha scoperto una cosa tremenda: il 20 maggio del 1924, la città di Crema conferì su proposta della giunta locale la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini.

L’orrenda scoperta ha subito compattato il valoroso popolo de sinistra – enti, associazioni, partiti e sindaca, oltre l’ineffabile Anpi – che ha intimato di provvedere subito a ritirare l’atto osceno in luogo pubblico.

Togliendo la cittadinanza onoraria di Crema a Mussolini avremo finalmente un Duce scremato. Tempestivo, non c’è che dire, se ne sentiva l’urgenza, 93 anni dopo.

Ma come dice un proverbio politicamente corretto, Chi va piano va Fiano e va lontano. E’ tutta una gara in Italia per scoprire e revocare la cittadinanza onoraria al Duce in un sacco di comuni.

Pensavo a questo eroico atto di ribellione al fascismo da parte della città cremosa mentre leggevo per il terzo giorno consecutivo commenti, anatemi e mobilitazioni contro il pericolo fascista dopo la sconcertante “azione squadrista” compiuta a pochi chilometri da Crema, a Como.

La Repubblica, per esempio, ha schierato il suo episcopato per condannare il fascismo risorgente e chiamare a raccolta l’antifascismo eterno. Sui tg c’è stato un tripudio di demenza militante a reti unificate. Non avevo intenzione di scriverne, mi pareva immeritevole d’attenzione, ma la paranoia mediatico-politica non accenna a scemare.

1) Ora, per cominciare, quell’irruzione in un’assemblea pro-migranti non è di stampo squadrista semmai di stampo sessantottino. Gli squadristi, come i loro dirimpettai rossi, non irrompevano per leggere comunicati e andarsene senza sfiorare nessuno.

L’abitudine di interrompere lezioni, assemblee, lavori è invece tipicamente sessantottina e poi entrò negli usi degli anarco-situazionisti, della sinistra rivoluzionaria, dei centri sociali, ecc. Gli “skin” in questione ne sono la copia tardiva, l’imitazione grottesca.

2) Secondo, i comunicati. Trovate pure demente e mal recitato, quel comunicato che gli impavidi neofascisti hanno letto interrompendo la riunione filo-migranti. A me fa sorridere, se penso ai comunicati degli anni di piombo.

Vi ricordate? Davano notizie o annunci di assassini, accompagnavano attentati ed erano a firma Br, Primalinea e gruppi affini. Quando penso a quei comunicati, deliranti ma corrispondenti ad azioni deliranti e sanguinose, trovo farsesco il remake a viso aperto di quattro fasci e l’allarme mediatico che ne è seguito.

3) Terzo, la violenza di irrompere e interrompere. Succede ancora, nelle università, in luoghi pubblici, verso chi non piace ai movimenti di sinistra radicale, lgbt, centri sociali o affini. È capitato anche a me, girando l’Italia, di trovare aule universitarie e luoghi pubblici in cui non riesci a parlare o parli sotto scorta, tra interruzioni, proclami e incursioni.

Di questo teppismo i giornali e i tg non ne parlano mai. E nessuna di queste anime belle che gridano indignate al pericolo fascista, ha mai espresso una parola di solidarietà e di condanna.

Lo dico anche al pinocchietto fiorentino che esorta la comunità nazionale a indignarsi tutta e non solo la sua parte politica, per l’episodio di Como, anzi per la strage virtuale: lui non ha mai speso una parola per stigmatizzare episodi di segno opposto, assai più numerosi e più violenti e pretende che l’Italia insorga compatta per una robetta del genere?
Diamine, ci sono ogni giorno storie di violenza e di morti, aggressioni in casa, e la comunità nazionale intera deve mobilitarsi unita di fronte a un episodio verbale così irrilevante?

In realtà, voi informazione pubblica, voi governativi, voi giornaloni e associati, siete i primi spacciatori di bufale o fake news. Perché prendete una minchiata qualsiasi e la fate diventare La Notizia della Settimana, ci imbastite teoremi, prediche, rieducazioni ideologiche, campagne e mobilitazioni antifasciste.

Se il pericolo che corrono le nostre istituzioni ha tratti così farseschi, allora il primo pericolo è la ridicolizzazione della storia e della democrazia da voi operata quando sostenete che sono messe a repentaglio da episodi così fatui e marginali.
Non sapete distinguere tra una bomba e una pernacchia. E finirete spernacchiati.

MV, Il Tempo 3 dicembre 2017

di Marcello Veneziani

Uranio Impoverito – Dodici lunghissimi anni di silenzi


Dodici lunghissimi anni, di silenzi ed attesa; dodici interminabili anni, di richieste e indifferenza. 

Col Carlo Calcagni
È il 20 gennaio 2005 quando, il Colonnello Carlo Calcagni, ammalatosi tre anni prima, a causa della massiccia contaminazione da nanoparticelle di metalli pesanti derivanti dall’impiego in zone bombardate con munizionamento contenente uranio impoverito e contratta nel 1996 in corso di missione internazionale di pace in Bosnia, chiede al Ministero della Difesa un risarcimento del danno biologico in via bonaria con atto stragiudiziale. 
Calcagni confidava in una transazione che potesse avvenire in tempi brevi, poiché il nesso causale tra la ragione di servizio e la sua malattia era già stato dimostrato, accertato dalle commissioni Medico-Ospedaliere Militari, probabilmente l’unico in possesso di un verbale della CMO di Bari sul quale è riportato: “nel 96 il paziente ha operato in regioni belliche e verosimilmente esposto a uranio impoverito”, poi riconosciuto dal Comitato di Verifica del Ministero dell’Economia e delle Finanze, e successivamente attestato con decreto di riconoscimento della dipendenza da causa e fatti di servizio dallo stesso Ministero della Difesa.
E invece – afferma Calcagni – ha prevalso il silenzio ed io sto ancora attendendo; io assieme a tanti altri colleghi che hanno riportato danni permanenti, e a coloro che ci hanno già lasciato senza vedere la conclusione delle pratiche in corso, condannando all’attesa di risarcimento i propri familiari. 
Dal 2005 ad oggi ho presentato una valanga di solleciti senza ricevere alcuna risposta: soltanto totale indifferenza!
Stessa indifferenza da parte dei Presidenti della Repubblica, dei Ministri della Difesa e dei Presidenti del Consiglio, che nel tempo si sono succeduti, fino all’ultima lettera aperta inviata al Presidente della Repubblica Mattarella ed al Ministro della Difesa Pinotti in data 13 marzo 2017.
In questa indifferenza delle Istituzioni sono trascorsi dodici lunghissimi anni, durante i quali la mia condizione di salute è inesorabilmente e drasticamente peggiorata. Un lungo periodo quello trascorso, in cui ho avvertito la vita affievolirsi, giorno dopo giorno, e durante il quale ho dovuto assistere alla morte di tanti colleghi per la stessa causa… e all’esordio di malattia di tanti altri.”
La vicenda dell’uranio impoverito, dopo anni di silenzi e di smentite riguardo i rischi ai quali sono stati esposti i nostri soldati, è al vaglio della Commissione d’inchiesta che nei giorni scorsi, dopo aver sentito il Generale Fernando Termentini, che ha partecipato a operazioni all’estero, ha fornito un’importante testimonianza che ha portato al deferimento alla Procura del Generale Covato.
Io – continua il Colonnello Calcagni – sono tra i pochi fortunati: potrei anche non essere qui a continuare a lottare per me e per gli altri, spesso contro un sistema che professa di tutelarci e non perde occasione di affermare che non ci abbandona… mentre tutta questa assurda e pericolosa attesa scatena in me… in noi… soltanto un’indicibile rabbia. 
Pochissimi sono ancora coloro che hanno ottenuto, con transazione bonaria o per esito di cause giudiziarie contro il Ministero, il giusto risarcimento per i danni subiti. Ma queste pratiche dovrebbero essere trattate con un iter d’urgenza, proprio perché coinvolgono vite umane, Uomini dello Stato che hanno reso un giuramento e lo hanno rispettato fino all’estremo sacrificio, e  che invece spesso muoiono ancor prima di vedere la definizione della propria richiesta.
Sebbene la mia richiesta di transazione bonaria è datata 20.01.2005, non è stata presa in considerazione… mai!
In alcune interrogazioni parlamentari sull’argomento il Ministero della Difesa ha sempre dichiarato che non si effettuano transazioni”.
Ma le cose stanno realmente così? Stando a quanto dichiarato dal Colonnello la verità è ben diversa. Calcagni infatti afferma di essere in possesso di un elenco di numerose richieste di risarcimento, tutte successive alla sua richiesta, “le transazioni esistono: queste sono soltanto quelle in corso e definite dal Ministero della Difesa fino al 2010”.
Dopo tutto questo – prosegue il Colonnello – a giugno di quest’anno, dopo ‘appena’ 12 anni e mezzo dalla mia richiesta risarcitoria, transazione bonaria, ho ricevuto la lettera dallo Stato Maggiore della Difesa, Ispettorato Generale della Sanità Militare, con la quale, in appena 4 righe, mi è stato notificato che: la richiesta risarcitoria non può essere oggetto di accoglimento”.
Per questo ancora oggi, come da tredici anni ormai… e mai mi stancherò di farlo finché avrò voce… chiedo per me e per chi mi è accanto in questa battaglia, per tutti i colleghi che rappresento… che il nostro Stato smetta di mostrare indifferenza e finalmente ci rivolga il rispetto, la considerazione e la tutela che ci sono dovuti… come Uomini e come Servitori della Patria… di quella Patria che abbiamo Giurato di Onorarefino alla fine…”
Gjm

PRATICA 24 DEL 2005 RISARCIMENTO
PRATICA 24 DEL 2005 RISARCIMENTO


URGENTE URANIO
RISPOSTA NEGATIVA ALLA RICHIESTA DI TRANSAZIONE

RISPOSTA NEGATIVA ALLA RICHIESTA DI TRANSAZIONE

09/12/17

Per il centrodestra è un’occasione storica

Per il centrodestra è un’occasione storica  La doppia rinuncia di Angelino Alfano e Giuliano Pisapia segna la rotta della sinistra e nello specifico la disfatta di Matteo Renzi. Il passo indietro di Pisapia apre, infatti, la strada ad una sinistra alternativa al Partito Democratico che con Pietro Grasso, e forse con Laura Boldrini, potrà contare su un forte appeal su quello che era l’elettorato della “Ditta” di Pier Luigi Bersani. Massimo D’Alema sta maturando la sua vendetta!
Con questa legge elettorale, che Renzi arrogante e spavaldo ha proposto, il suo partito rischia di perdere anche collegi tradizionalmente di sinistra. Di converso, il centrodestra potrebbe conquistare la maggioranza dei collegi uninominali rasentando la maggioranza parlamentare… La rinuncia di Angelino Alfano, peraltro, sancisce la fine del progetto di “Alternativa Popolare”. Molti dei suoi esponenti potrebbero direttamente transitare nelle fila del centrodestra, nella speranza di trovare ospitalità. Lo schema che Renzi aveva ideato, insomma, sfuma in un sol giorno. Il Pd non avrà più due ali, al centro e a sinistra, dovrà far praticamente da solo con alleati privi di qualunque forza e credibilità e senza leadership.
Diverso lo schema nel centrodestra dove Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno invece una sempre più nitida rappresentanza politica, ciascuno forte della propria leadership, come ha dimostrato da parte sua anche il Congresso di Trieste di Fratelli d’Italia. Peraltro, anche le due liste che Berlusconi sta allevando, una più cattolica con Lorenzo Cesa, l’altra più laica, con Enrico Costa & company, per quanto variegate rappresentano comunque un valore aggiunto.
A questo punto, occorre fare il massimo sforzo per raggiungere pienamente l’obiettivo della maggioranza parlamentare, perché altrimenti il rischio serio è che di fronte a una situazione di impasse nel nuovo Parlamento, Berlusconi sia “costretto” a offrire proprio a Renzi, finalmente libero di Alfano e Pisapia, il nuovo patto istituzionale, non più al Nazareno ma direttamente ad Arcore, portando indietro la lancetta di una decina d’anni, quando ricevette l’allora sindaco di Firenze, rimanendone colpito.
Il centrodestra ora ha i numeri per vincere e governare ma deve raggiungere il risultato della maggioranza parlamentare e deve avere un chiaro organico programma di governo, condiviso e realizzabile. Altrimenti, la rinuncia di Alfano e di Pisapia paradossalmente potrebbe favorire il nuovo compromesso tra Berlusconi e Renzi (a parte invertite). Ora il centrodestra ha il dovere di vincere. La Destra può segnare la storia.

di Adolfo Urso (*) - 08 dicembre 2017

(*) Presidente della Fondazione FareFuturo e direttore responsabile di Charta Minuta. Giornalista, parlamentare per cinque legislature, cofondatore prima di Alleanza nazionale e poi del PdL, è stato viceministro alle Attività produttive con delega al Commercio Estero. Oggi è anche presidente della società “Italy World Services”, con sede a Roma e Teheran e sedi operative in tredici Paesi nel mondo.

fonte: http://www.opinione.it

02/12/17

Sos fascismo, pure quando non rompe?

 

Sos fascismo, pure quando non rompe?
Tutti presi come siamo dal problema delle fake news stentiamo ad ammettere che spesso le loro origini, la loro strada maestra sono proprio là dove non immaginiamo. In quella sorta di politica patibolare con accompagnamento di media forcaioli che operando in stretta dipendenza reciproca rivelano (soprattutto ora con l’aggancio ai social) come e qualmente e sempre più spesso “quelli che strillano contro le fake news sono gli stessi che alimentano i processi sommari, le sentenze lampo, la Cayenna informativo-giudiziaria” (Italia Oggi).
Insomma, le bufale, le notizie farlocche, le fole spacciate per vere, derivano frequentemente dall’attitudine invero inesausta, di ergersi a Saint-Just infallibili, decisi a far rotolare le teste per la goduria di milioni di tricoteuses che condividono i filmati dei servizi sui mitici social network. Appunto.
Ma poi ci sono le notizie vere, le immagini, degli spot politici quasi in diretta, che destano bensì reazioni dure, durissime, come nel caso del blitz anti-migranti a Como di una dozzina del Veneto Fronte Skinheads, dopo l’irruzione, deprecabile, condannabile ça va sans dire, in un centro anti-frontiere, per cui si invocano mobilitazioni immediate e misure ferme e adeguate sottolineando degli stessi l’inconfondibile impronta nazifascista, la provocazione e la violenza connaturate, e anche la tracotanza delirante.
Intendiamoci, le parole, anzi il programma di questi crani rasati è non solo condannabile politicamente e moralmente, ma è gravemente offensivo della stessa storia nella misura in cui mettere in dubbio i sei milioni di ebrei sterminati da Hitler rivela un vero e proprio delirio razzista che si arrampica sui vetri per non accettare quello che è, sic et simpliciter, un fatto della storia. Mostruoso. Più unico che raro. Vero.
Eppure, da questa apparizione sui teleschermi grazie alla ripresa da loro stessi effettuata del capo che parlava con tanto di foglietto in mano, ci proviene un qualcosa fra righe, una novità nel modo, nel mood, una specie di lezione, di messaggio subliminale che sollecita qualche riflessione a chiunque segua lo spettacolo quotidiano di talk-show rissosi, urlanti, col vezzo del patibolo anticasta e antipolitica, dell’insulto fra politici in una instancabile gara nel delegittimarsi reciprocamente, e i risultati nelle urne li vediamo e li vedremo, eccome. Al di là delle reazioni ex post Como, con l’allarme nazifascista incorporato. Il messaggio subliminale, dunque. C’è ed è ravvisabile proprio nella sequenza suddetta, in quello che chiamiamo spot, in chi lo rappresentava e nella platea degli ascoltatori, sia pure forzati. Questi ultimi, per tutta la durata del discorso/annuncio, erano certamente stupiti per l’irruzione non prevista, ma dalle riprese dell’operatore degli stessi skinheads apparivano attenti, silenti, curiosi. Come tutti noi fruitori, ma dopo.
E lui, il messaggero con tanto di discorso preparato e letto con cura? Era tranquillo, a suo agio, pacato, con l’eloquio niente affatto imitante Lui, del resto inimitabile, ben scandente i punti per dir così programmatici, dall’inizio alla fine. La novità, la (chiamiamola così) lezione? Consiste in una sorta di arrovesciamento della prassi, in una versione capovolta del fascismo/squadrismo tradizionale e dello stile del Duce al balcone, in una versione del tutto riveduta, corretta e aggiornata. Fascismo in doppiopetto? Ma al tempo stesso, se vogliamo parlare di lezione, sia pure forzata e teorica, l’irruzione comasca e il messaggio erano, sono, il rovescio non soltanto di una tradizione che vede nei fascisti rompitutto urlanti ed estremisti i soliti violenti antidemocratici, ma un’offerta in tv di un rifiuto di quell’altro stile cui siamo abituati nei talk-show divenuti, chi più chi meno, e proprio loro, i più aderenti, i più imitatori, i più simili, per certi versi, a quel mood, anche quando ne deprecano a serate alterne i pericoli e la storia. Per questo “quelli di Como” fanno discutere. E forse fanno anche più paura.

27/11/17

Cristiani europei, convertitevi all’Islam!


ISLAM_OCCIDENTELE SUORE DI VERDUN
Venerdì 10 Novembre, poco prima delle 17, due uomini bussano alla porta del Monastero delle Suore Carmelitane di Verdun nella Francia dell’est.
Una della dodici sorelle che lì vivono, apre loro la porta. Gli uomini si presentano come fedeli desiderosi di condividere la parola del Signore e chiedono di poter partecipare ai Vespri. La suora acconsente secondo quel dovere di ospitalità e condivisione che da sempre caratterizza la funzione monastica nella cristianità.
Una volta dentro la cappella, inizia la recita dei Salmi: ma qualcosa non va. I due uomini iniziano a pregare in arabo e a voce alta. Poi uno di loro si alza e interrompe la preghiera definendosi un “Annunciatore” e, alle suore spaventate, avverte che andranno all’inferno se non si convertiranno all’Islam. Poco dopo i due musulmani se ne vanno non prima di aver scritto nel libro degli ospiti: “Allah Akbar”.
Partono le indagini e i due uomini vengono arrestati per “violenza psicologica”.
L’episodio in sé non ha un particolare risalto di cronaca sulla stampa francese; lo riporta prima un giornale locale, “L’Est Republicain”, poi qualche rimbalzo su testate nazionali.
Di fatto non c’è stata alcuna violenza fisica; nulla a che vedere con il gravissimo episodio del Luglio del 2016, quando in una Chiesa di Rouen, in Normandia, due islamisti francesi sgozzarono Padre Hamel durante la messa, mentre consacrava l’Eucarestia.
L’Imam di Verdun ha dichiarato che i due uomini erano stati allontanati dalla comunità islamica; e la polizia ha confermato che non erano segnalati come radicalizzati. Cosa ancora più grave perché dimostra come l’integralismo di matrice jihadista non è solo di una minoranza ideologizzata ma diffuso molto più di quanto si pensi tra i musulmani europei.

islam_franciaCONTRO EBREI E CRISTIANI
Si pone un problema evidente sulla convivenza dell’Islam in Europa non solo con il sistema di valori occidentali ma anche con le religioni storiche che abitano il continente: e il problema riguarda anche gli ebrei. Da anni si assiste ad un antisemitismo di ritorno generato dagli immigrati islamici.
Un mese fa, un’inchiesta di Le Monde documentava la fuga degli ebrei francesi a causa del “quotidiano antisemitismo” che sono costretti a subire nelle zone urbane ad alta concentrazione islamica. Un terzo degli atti di razzismo in Francia è compiuto contro la comunità ebraica che rappresenta appena l’uno per cento della popolazione. Ma nessuno ne parla.
Ma anche gli episodi di intolleranza religiosa verso i cristiani, come questo di Verdun, iniziano a manifestarsi. Attacchi alle Chiese o minacce o comunque atti di intimidazione.
D’altro canto la persecuzione dei cristiani in molti paesi islamici dovrebbe far capire l’aggressività insita nella religione di Maometto.
Secondo uno studio del Center for the Study of Global Christianity, 90 mila fedeli di Cristo sono stati uccisi per la loro fede solo nel 2016; quasi un milione nell’ultimo decennio; numeri che rendono i cristiani “il gruppo religioso più perseguitato al mondo”, ha affermato Amy Kellogg responsabile della ricerca.
E dovrebbe anche far riflettere un Occidente che fa la guerra a nazioni islamiche ma laiche come la Siria (dove le minoranze cristiane vengono tutelate e difese) e si allea a paesi oscurantisti e finanziatori del jihadismo come l’Arabia Saudita (dove i cristiani non hanno libertà di culto e vengono perseguitati).

Screen-Shot-2014-03-13-at-2.12.40-AMSVEGLIARSI O FINIRE ALL’INFERNO
L’episodio di Verdun è l’ennesimo campanello di allarme dei rischi dell’Islam aggressivo e intollerante che in Europa si rafforzerà grazie ad una immigrazione di massa e a politiche suicide come lo Ius Soli, trasformando nel giro di qualche decennio l’assetto demografico del continente.
L’ideologia multiculturale e l’immigrazionismo di massa imposti dall’élite globalista (e accettati supinamente da Papa Francesco e dai vertici della Chiesa cattolica) esporranno i cristiani a rischi e pericoli anche qui in Europa.
Diventare minoranza perseguitata o “convertirsi per non finire all’inferno”: è questo il destino per i cristiani d’Europa?


Su Twitter: @GiampaoloRossi

da l'ANARCA il blog di Giampaolo Rossi
di Giampaolo Rossi - 21 novembre 2017

fonte: http://blog.ilgiornale.it