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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

26/03/16

L’Italia non ha paura


 


Inutile fingere che non sia successo niente: questa Pasqua non sarà come le altre. L’onda dell’orrore per i fatti di Bruxelles non si è ancora ritratta nel mare d’odio da cui è venuta.
A ragione oggi gli europei si sentono minacciati da un pericolo che potrà essere anche più forte nel percepito che nel reale, come sostengono gli irriducibili del pacifismo, ma c’è e bisogna farci i conti nel quotidiano. È pur vero che i media, per fare audience, ci mettono del loro. Le immagini di morte, proiettate con ossessiva ed a tratti morbosa ripetitività, non aiutano. Non si tratta di essere paranoici ma, mettendo piede in metropolitana o varcando la soglia di un aeroporto, qualche dubbio che possa accadere qualcosa di brutto viene. La paura è un sentimento umano, perché negarla? L’importante è saperla gestire. Con raziocinio. Ed è quello che cercano di fare gli italiani, anche a dispetto dei tanti stupidi luoghi comuni sull’eccessiva impulsività emotiva della stirpe mediterranea. Lo dimostrano gli ultimi sondaggi elaborati dall’Istituto Ixè. Benché il 75 per cento del campione interpellato confermi di temere l’eventualità di attentati jihadisti sul suolo italiano, il 90 per cento non intende modificare i propri progetti per le vacanze pasquali. Ottimo segno.
Di là dai rischi, sempre presenti nel vivere questo tempo storico, i nostri concittadini tengono ferma la barra sul corso ordinato delle proprie esistenze. Questo è il modo migliore per sconfiggere il nemico. Se nell’armamentario degli uomini della jihad vi è la diffusione della paura come strumento di lotta alla civiltà occidentale, almeno con l’Italia cascano male. Le bombe fanno malissimo: dilaniano corpi, distruggono vite, annientano speranze, ma non bastano a renderci schiavi di noi stessi. Si può morire nel peggiore dei modi prendendo un aereo o viaggiando su un treno, nondimeno si può fare una brutta fine attraversando un incrocio, tranciati di netto da un auto guidata da un criminale imbottito di alcool o di droga. Allora che si fa? Non si esce più di casa perché ci sono in giro troppi pirati della strada? Lo dice il sondaggio: un italiano sale ugualmente sul pullman che lo porterà al mare o in montagna, anche se ha la consapevolezza che al volante di quel mezzo vi possa essere un incosciente come quello che la scorsa settimana ha portato a morire su un’anonima strada della Catalogna sette nostre meravigliose, incolpevoli ragazze.
Per la questione dell’immigrazione incontrollata vale lo stesso discorso. Se Parigi prima e Bruxelles oggi hanno scoperto di avere il nemico costruito in casa è perché, negli anni delle maggiori ondate migratorie, hanno consentito che si creassero le isole franche degli allogeni, le banlieue e le Molenbeek, da cui gli autoctoni sono fuggiti per lasciare che i nuovi arrivati le egemonizzassero. Da noi non deve ripetersi il medesimo tragico errore. Non bisogna permettere che le tante “Torpignattara” d’Italia vengano abbandonate agli stranieri. Che la cultura, la lingua e le tradizioni italiane non scompaiano da quei luoghi per darla vinta alle altrui identità. Se ciò accadesse, e dio non voglia, tra qualche anno ci troveremmo anche noi a fare i conti con un mondo ostile cresciuto e proliferato nel nostro ventre.
Per quanto sia facile dirlo, meno praticarlo, gli italiani devono resistere nei territori dove sono nati e hanno radicato le loro storie personali e familiari. La questione è banalmente numerica: fin quando vi sarà una comunità che si preserverà largamente maggioritaria in un contesto ambientale, non si correranno seri pericoli. Se, invece, cederemo spazi urbani o territori periferici agli allogeni non vi sarà intelligence che tenga per evitarci il peggio. Il sacro diritto alla proprietà, che la nostra Carta fondamentale tutela e garantisce, non deve riguardare solo la casa o l’automobile ma anche la nostra Patria. Si chiama Italia e non è in vendita. A nessuno.


di Cristofaro Sola - 26 marzo 2016

La differenza tra lo statista e il cantastorie

 

Sul tema caldo del terrorismo islamista, come d’altronde in merito a qualunque altra seria problematica, mi aspetterei da uno statista al Governo parole razionali e riflessioni serie. Ma quando la scena politica nazionale è dominata dai cantastorie di professione, al cospetto di questioni della massima gravità siamo costretti a sorbirci l’insostenibile leggerezza di una fuffa propagandistica a dir poco insopportabile.
Come altro definire, infatti, le altisonanti chiacchiere del Premier Matteo Renzi all’indomani dei sanguinosi attentati di Bruxelles se non fuffa propagandistica? Frasi ad effetto ad uso e consumo degli ingenui e degli sprovveduti che ancora credono, secondo una mirabile definizione di Freud sugli uomini primitivi, al potere magico della parola usata per trasformare la realtà. Nello specifico, il Presidente del Consiglio ha dichiarato enfaticamente che per sconfiggere il terrorismo “serve un gigantesco investimento in cultura, sulle periferie urbane, un investimento sociale. Bisogna mettere denari veri sulle aree urbane”. Ma non basta, onde rincarare la dose di sciocchezze gettate in pasto al popolo dei creduloni, Renzi ha aggiunto in tono solenne e con rima baciata: “Il territorio si presidia con i militari, ma anche con i maestri delle elementari”.
Ora, sarebbe il caso di informare il nostro primo ministro - alla perenne ricerca di soluzioni stile bricolage per problemi colossali - che la maggior parte degli attentatori dell’undici settembre, ovvero la più grande strage terroristica della storia, si erano laureati nelle più importanti università occidentali. In merito ai fatti di Bruxelles, inoltre, molti osservatori hanno rilevato che le zone di residenza dei presunti attentatori, così come il luogo dove era ubicato il loro covo operativo, non hanno nulla a che vedere coi ghetti immaginari, in cui vigerebbe una sorta di analfabetismo da strada, evocati dalla propaganda renziana.
Se non ci trovassimo di fronte ad un’immane tragedia, dovremmo liquidare con una fragorosa risata l’idea balzana di contrastare a colpi di pubblica istruzione e di ulteriore assistenzialismo a pioggia un drammatico fenomeno che sta insanguinando l’Europa. Da uno statista serio e responsabile, che noi francamente non abbiamo, vorrei sentire ben altro.

di Claudio Romiti - 26 marzo 2016

25/03/16

Terrorismo, Tonelli (Sap): "In Italia solo 190 agenti sono preparati"

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di Lorenzo Lamperti
twitter11@LorenzoLamperti
 
Gianni Tonelli, segretario generale del Sap (Sindacato Autonomo di Polizia), adAffaritaliani.it: "In tutta Italia solo 190 poliziotti sono in grado di sparare su un bersaglio in movimento. Anche per questo ho iniziato un giro d'Italia per spiegare i motivi della nostra protesta/denuncia".
 
Gianni Tonelli, l'Italia sarebbe pronta a fare fronte a un attacco come quello avvenuto a Bruxelles?
In Italia abbiamo lavorato solo sulla percezione, sulla sicurezza percepita e non sulla sicurezza reale. Spero davvero che questo errore fatale non venga messo in luce da qualche tragedia. Dobbiamo lavorare per garantire prima di tutto la sicurezza della gente, e solo in un secondo momento farla sentire sicura. Qui invece facciamo solo la seconda cosa. La stragrande maggioranza degli agenti non è in grado di affrontare un kamikaze o un terrorista. Mandiamo fuori persone che da quattro anni non spara un colpo di pistola.
 
Come siamo messi a corsi antiterrorismo?
Male, molto male. Il governo ha parlato di 30 mila corsi ma altro che antiterrorismo... Se tre ore di slide possono essere definite un corso di antiterrorismo tecnico pratico io sono Babbo Natale. La verità è che non abbiamo questo tipo di formazione.
 
Quanti poliziotti in Italia sono in grado di sparare su bersagli in movimento?
Solo 190 agenti in tutta Italia hanno fatto un corso specifico per sparare su bersagli in movimento. Un numero insignificante. Abbiamo visto dopo Parigi e Bruxelles che non servono nuclei specializzati ma professionalità diffusa. O ripensiamo a tutti i percorsi formativi oppure togliamoci dalla testa che siamo in grado di far fronte a una minaccia terroristica.
 
Lei nel frattempo sta proseguendo la sua protesta per la debilitazione dell'apparato di sicurezza...
Sì, certo. Dopo 61 giorni i medici mi hanno imposto la sospensione dello sciopero della fame ma ora è partita la seconda fase della protesta. Ho cominciato un tour di alcuni mesi che mi porterà in tutte le piazze d'Italia per incontrare associazioni, esponenti della società civile e mondo politico. Sono contentissimo di quello che ho e abbiamo fatto. Nonostante la forte censura di palazzo siamo arrivati alle bacheche social di 50 milioni di persone, grazie al fantastico strumento di democrazia che è il web, forse l'ultimo strumento realmente democratico che è rimasto. E ho ricevuto tantissima solidarietà e attenzione. Su 50 milioni di bacheche raggiunte ho ricevuto solo 70 messaggi antipatici o negativi, tra cui 50 provenivano da profili falsi creati nella zona della Toscana. Dovunque vado la gente mi manifesta la sua vicinanza.
C'è attenzione dalla politica?
Abbiamo incassato il sostegno di Salvini e del centrodestra ma non solo. La nostra battaglia riguarda tutti i cittadini, compresi gli elettori del centrosinistra e del Pd. Lo dimostra il fatto che anche politici di sinistra, come Felice Casson a Venezia, hanno votato una mozione di solidarietà nei miei e nei nostri confronti. Ciò significa che anche il Pd è obbligato ad ascoltare le preoccupazioni del proprio elettorato sul tema sicurezza da noi messo in luce. La nostra protesta andrà avanti perché non è finalizzata a interessi di categoria o a rivendicazioni economico-sindacali, ma esiste solo per onorare il nostro giuramento morale verso la brava gente di questo Paese.
Il governo vi sta ascoltando?

Per ora purtroppo no. Noi portiamo avanti questa battaglia da sempre, nel 2010 eravamo a protestare ad Arcore quando non c'erano ancora stati i drammatici tagli degli ultimi anni, figuriamoci se non protestiamo adesso. D'altronde abbiamo sempre meno uomini e meno mezzi. Faccio un esempio che non c'entra con il terrorismo. Da romagnolo le parlo di Rimini, dove nel 2015 per la prima volta dopo vari anni sono aumentati morti su strada. Il motivo è semplice: la scorsa estate, quando Rimini passa da 150 mila a 1 milione e 400 mila abitanti, avevamo zero uomini di rinforzo per la Polizia Stradale. Tutti gli uomini sono stati aspirati, e non drenati, a causa del vuoto di organico e mandati a Milano per l'Expo.Quest'anno succederà la stessa cosa con il Giubileo. La Narcotici di Rimini è composta da sei sole persone. Come si fa a tenere sotto controllo un'area con decine di discoteche e locali con sei persone e se non ci sono neanche 200 euro per simulare l'acquisto di un biglietto? Nelle discoteche siamo costretti ad entrare col tesserino. Abbiamo le ali tarpate, questa è la verità. Dobbiamo dire basta alla dittatura dei ragionieri di Stato.
 
http://www.affaritaliani.it/cronache/bruxelles-gianni-tonelli-413587.html
 
 

http://veraitalia.blogspot.it/2016/03/terrorismo-tonelli-sap-in-italia-solo.html

Terrorismo: “Immaginate se i cristiani venissero a ucciderci”


terrorismo, isis, cristiani
La giornalista Nadine Al-Budair

 

Nadine Al-Budair, giornalista saudita che vive in Qatar, dalle colonne del quotidiano kuwaitiano Al-Rai ha invitato i lettori islamici a una riflessione, tentando si scuoterne le coscienze. L’articolo risale al dicembre scorso, ma mai come ora suona tragicamente attuale.

 

“Immaginate che i giovani occidentali vengano qui e compiano una missione suicida in una delle nostre piazze in nome della Croce. Immaginate di sentire le voci di monaci e sacerdoti, provenienti da chiese e luoghi di preghiera dentro e fuori il mondo arabo, che urlano negli altoparlanti e lanciano accuse contro i musulmani, chiamandoli infedeli e cantando: ‘Dio, elimina i musulmani e sconfiggili tutti’.

Immaginate che noi avessimo fornito ad un numero infinito di gruppi stranieri carte d’identità, cittadinanze, visti, posti di lavoro, istruzione gratuita, moderna assistenza sanitaria gratuita, previdenza sociale e così via, e che poi sia uscito fuori un membro di uno di questi gruppi, consumato dall’odio e dalla sete di sangue, e abbia ucciso i nostri figli nelle nostre strade, nei nostri edifici, negli uffici dei nostri giornali, nelle nostre moschee e nelle nostre scuole.
Queste immagini sono lontane dalla mente del terrorista arabo o musulmano, perché ha la certezza che l’Occidente sia umanitario e che il cittadino occidentale si rifiuti di rispondere così ai barbari crimini dei terroristi islamici. 

Nonostante gli atti terroristici di Al-Qaeda e dell’ISIS, noi stiamo sul suolo occidentale da anni senza alcun timore o preoccupazione. Milioni di musulmani – turisti, immigrati, studenti e persone in cerca di lavoro – hanno le porte aperte e le strade sicure.  È strano che noi condanniamo l’Occidente invece di affrontare ciò che sta accadendo in mezzo a noi: i modi estremisti in cui interpretiamo la sharia e il nostro atteggiamento reazionario l’uno verso l’altro e verso il mondo. È strano che noi condanniamo invece di chiedere scusa al mondo.

Certi opinionisti arabi promuovono un messaggio patetico e recitano all’orecchio del loro amico le stesse parole che lui ha ripetuto milioni di volte riferendosi ai terroristi musulmani: ‘Quelli non rappresentano l’islam, ma solo se stessi’.
Questo è tutto quello che sappiamo fare: assolverci dalla colpa“.


Mrio Basso -

Immigrazione, il Coisp: «Ecco cosa sta accadendo, ma nessuno lo dirà mai ai cittadini»



Roma, 25 mar - «Chi può sapere come vanno davvero le cose nella gestione dell’immigrazione clandestina? Soprattutto considerate le bugie che continuamente vengono propinate alla gente. "Tutto va bene", "tutto funziona", "abbiamo retto all’impatto dell’emergenza senza alcuna conseguenza negativa" ha addirittura osato dire il Ministro Alfano nei mesi scorsi. Lo giudichino i cittadini con il proprio spirito critico se va tutto bene. Noi appartenenti alle Forze dell’Odine, attivamente impegnati a tentare di fronteggiare l’emergenza continua, sappiamo già bene che non è affatto così, tutt’altro. Ci sono situazioni che rasentano l’incredibile, e noi non sappiamo cosa fare, non possiamo fare nulla, non siamo nelle condizioni e non abbiamo gli strumenti legislativi e pratici per fare nulla. Quanto accaduto in questi giorni in Sardegna è la fotografia perfetta di quel chi diciamo. Qualcosa che nessuno racconterà mai ai cittadini, i quali invece devono ben sapere che dei 667 clandestini sbarcati solo 9 hanno accettato di farsi fotosegnalare, mentre tutti gli altri no, sono stati portati in tante zone dell’isola e la maggior parte di loro ha subito fatto perdere le proprie tracce. Altre 3 persone sono state identificate in quanto arrestate come presunti scafisti dopo le indicazioni ricevute in tal senso dalla Polizia da chi era a bordo; ma il giudice li ha prontamente rimessi in libertà perché, a suo dire, non esisterebbero elementi sufficienti per trattenerli in quanto "solo" 5 persone li hanno indicati come scafisti. Una cosa che lascia basiti: è un miracolo se riusciamo a trovare anche un solo clandestino che osa indicarci i suoi aguzzini, figurarsi quale importante risultato è trovarne addirittura 5! Dopo che nei mesi scorsi hanno rimesso in libertà altri scafisti sostenendo che erano spinti "da uno stato di bisogno" non pensavamo di trovarci ancora una volta con un pugno di mosche in mano per decisioni così bislacche! I nostri Vertici si vantano di come gestiamo il problema, degli arresti degli scafisti, della capacità di fortosegnalare quasi il 100% dei clandestini: ma di che accidenti parlano?».
Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo l’ultimo sbarco di 667 immigrati avvenuto lunedì in Sardegna.
«Ma i problemi non finiscono qui - racconta ancora Maccari -. Sul posto, dopo le prime visite istantanee, sono stati segnalati circa 400 casi di scabbia, e diverse altre situazioni igienico sanitarie preoccupanti. Nella notte un quindicenne è morto in ospedale presso il Reparto di malattie infettive, ed il decesso è stato poi attribuito a polmonite. Inutile dire che, dopo una prima suddivisione fra chi appariva contagiato dalla scabbia ed i pochi altri rimasti, in seguito i presunti profughi, che hanno rifiutato in massa di farsi identificare, sono stati ammassati tutti sugli autobus, malati o sani che fossero, e condotti nelle diverse province dove sono stati accolti in diverse strutture pubbliche (a Cagliari in un hotel a 4 stelle) da cui la maggior parte si è tuttavia subito allontanata scomparendo nel nulla! Ora il Ministro Alfano ed il Capo della Polizia Pansa ci devono spiegare: noi cosa avremmo dovuto fare esattamente per garantire al meglio la sicurezza dei sardi ed dell’intero Paese? Fotosegnalarli con la forza rischiando guai? E con quali presidi a tutela della nostra salute visto che ci manca tutto? E con quali prescrizioni esatte e puntuali? E con quali tutele giuridiche? E quando questa gente si dilegua cosa dobbiamo fare? Seguirli a piedi nel loro peregrinare e fino alle rispettive destinazioni? Queste e tante, troppe altre domande sorgono nella mente nostra e di chiunque capisca come stanno davvero le cose. Troppe domande senza risposta perché si possa davvero trovare il coraggio di dire che va tutto bene».

Venerdì 25 Marzo 2016 17:28