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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

01/12/14

La sorprendente lista dei banchieri morti





Se avete dubbi sulla morte dei banchieri, date un’occhiata a questa lista e come queste persone sono morte. Semplicemente incredibile.


 Screenshot from 2014-02-18 17_02_32 


1. novembre, Shawn Miller, 42, banchiere trovato morto in una vasca da bagno con la gola tagliata.
2. ottobre, Edmund Reilly, 47, commerciale presso il gruppo Vertical di Midtown, si gettò sotto un treno a piena velocità (Long Island Rail Road).
3. luglio, Julian Knott, 45, amministratore delegato di JPMorgan, Global Tier 3 Network Operations, si sarebbe sparato.
4. giugno, Richard Gravina, 49, caposquadra attuazione, JPMorgan, causa della morte improvvisa sconosciuta.
5. giugno, James McDonald, presidente e CEO di Rockefeller & Co. si sarebbe sparato.
6. maggio, Thomas Schenkman, 42, amministratore delegato di Global Infrastructure, JPMorgan, morte improvvisa, causa sconosciuta.
7. maggio, Naseem Mubeen, assistente vicepresidente di ZBTL Bank, Islamabad, suicida.
8. maggio, Daniel Leaf, senior manager presso Bank of Scotland, Manager/Direttore dei fondi Brash, caduto da una scogliera
9. maggio, Nigel Sharvin, senior relationship manager dell’Ulster Bank gestiva portafogli di società in difficoltà, annegato.
10. aprile, Lydia (senza nome) 52, Banca popolare di Francia – Bred, suicida.
11. aprile, Li Jianhua, 49, Dipartimento supervisione delle istituzioni finanziarie non-bancarie del regolatore, infarto.
12. aprile, Benoit Philippens, direttore/manager della banca di Ans-Saint-Nicolas, assassinato a freddo assieme alla moglie e con più colpi, da un uomo armato che si nascondeva dietro casa.
13. aprile, Tanji Dewberry, assistente vicepresidente di Credit Suisse, incendio in casa
14. aprile, Amir Kess, co-fondatore e amministratore delegato del fondo di private equity Markstone Capital Group, investito da un’auto.
15. aprile, Juergen Frick, Bank Frick & Co. AG, assassinato.
16. aprile, Peter Schmittmann, ex-amministratore delegato della banca olandese ABN Amro, possibile suicidio con arma da fuoco
17. aprile, Andrew Jarzyk, assistente vicepresidente, servizio imprese della PNC Financial Services Group, scomparso.
18. marzo, Mohamed Hamwi, analista di sistema della Trepp, servizio anali dati finanziari, ucciso.
19. marzo, Joseph Giampapa, avvocato JPMorgan, investito da un minibus.
20. marzo, Kenneth Bellandro, ex-JPMorgan, suicida
21. febbraio, John Ruiz, analista sui debiti della Morgan Stanley Municipal Debt, morto improvvisamente, causa ignota
22. febbraio, Jason Alan Salais, 34, specialista delle tecnologie dell’informazione di JPMorgan, trovato morto presso una farmacia
23. febbraio, Autumn Radtke, CEO di First Meta, ditta di scambio monete informatiche, suicidio.
24. febbraio, James Stuart, Jr., ex-amministratore delegato della National Bank of Commerce, trovato morto.
25. febbraio, Edmund (Eddie) Reilly, commerciale del gruppo Vertical di Midtown, suicidio
26. febbraio, Li Junjie, JPMorgan, suicidio
27. febbraio, Ryan Henry Crane, JPMorgan, causa della morte improvvisa sconosciuta
28. febbraio, Richard Talley, causa sconosciuta
29. gennaio, Gabriel Magee, vicepresidente di JPMorgan, suicidio
30. gennaio, William ‘Bill’ Broeksmit, impiccato, possibile suicidio
31. gennaio, Mike Dueker, Russell Investments, causa della morte improvvisa sconosciuta
32. gennaio, Carl Slym, Tata Motors, suicidio
33. gennaio, Tim Dickenson, causa della morte improvvisa sconosciuta
34. dicembre 2013, Robert Wilson, fondatore di hedge fund, suicida gettandosi dal 16° piano.
35. dicembre 2013, Joseph Ambrosio, 34, analista finanziario presso JPMorgan, morto improvvisamente per sindrome respiratoria acuta
36. dicembre 2013, Benjamin Idim, Deutsche Bank, incidente stradale
37. dicembre 2013, Susan Hewitt, Deutsche Bank, annegata
38. novembre 2013, Patrick Sheehan, incidente stradale
39. novembre 2013, Michael Anthony Turner, banchiere, causa sconosciuta
40. novembre 2013, Venera Minakhmetova, ex-analista finanziario presso Bank of America Merrill Lynch, investita
41. ottobre 2013, Michael Burdin, suicidio
42. ottobre 2013, Ezdehar Husainat, ex-banchiere di JPMorgan, ucciso in uno strano incidente quando il suo 4×4 l’ha messo sotto.
43. settembre 2013, Guy Ratovondrahona, Banca Centrale del Madagascar, morte improvvisa.
44. agosto 2013, Pierre Wauthier, CEO di Zurich Insurance, suicidio
45. agosto 2013, Moritz Erhardt stagista in una banca di Londra, morto per superlavoro
46. luglio 2013, Hussain Najadi, CEO della banca commerciale AIAK Group, ucciso
47. luglio 2013, Carsten Schloter, suicidio
48. luglio 2013, Sascha Schornstein, finanziaria RBS, scomparsa
49. aprile 2013, David William Waygood, Monte dei Paschi di Siena, suicidio
50. marzo 2013, David Rossi, Direttore comunicazione della Monte dei Paschi di Siena (MPS), suicidio.
51. Fang Fang, JPMorgan, CEO di Chase & Co. e della banca d’investimento della Cina, licenziato con disonore.
52. Nick Bagnall, direttore della Bank of Tokyo-Mitsubishi, accidentalmente ucciso nella rappresentazione dell’impiccagione di un Tudor.
53. Robin Clark, RP Martin, ferito da arma da fuoco.
54. Kevin Bespolka, Citi Capital Advisors, Dresdner Bank, Merrill Lynch e Morgan Stanley, gravemente ferito, il figlio morto.
55. Robert Wheeler, 49, consulente finanziario di Deutsche Bank, licenziato con disonore.
56. Chris Latham, Bank of America, ucciso su commissione.
57. Igor Artamonov, West Siberian Bank della Sberbank, la figlia l’ha trovato morto (possibile suicidio).
58. Hector Sants, Barclays, dimesso per stress e stanchezza, dopo essere stato informato che avrebbe potuto subire conseguenze più gravi per la salute se avesse continuato a lavorare.
59. 21 aprile, Bruce A. Schaal, 63, morto improvvisamente.
60. 20 aprile, Keith Barnish, 58, morto improvvisamente (era senior managing director della Doral Financial Corporation. Prima alla Bear Stearns, vicepresidente di Bank of America).
61. 12 marzo, Jeffrey Corzine, 31, figlio del CEO e presidente di MF Global Jon Corzine, coinvolto in crimini bancari, apparente suicidio.
62. Keiran Toman, 39, ex-banchiere, si credeva rintracciato da una troupe tv, morto di fame in una stanza d’albergo. L’inchiesta aperta dopo la morte nel luglio 2010, quando la famiglia chiese una seconda audizione perché non ne fu informata. La polizia trovò gli effetti personali di Toman in camera, ma nonostante i documenti non disse alla famiglia che era morto.
63. Nicholas Austin, 49, ex-direttore della Banca di Hersden morto per aver bevuto antigelo per “sballarsi”. Trovato in coma dalla moglie Lynn, in casa, a Blackthorne Road, il 5 ottobre. Morì quel giorno.


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1dicembre 2014
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Istat, Pil -0,5% nel 2014

I consumi finali nazionali sono rimasti invariati nel terzo trimestre, con la spesa delle famiglie residenti che è aumentata dello 0,1% e quella della P.a. che è scesa dello 0,3%.

INLFAZIONE: ISTAT CONFERMA, NEL 2004 +2,2%
L'Italia che resiste, l'Italia che stringe i denti per arrivare a fine mese. I salari bassi, il record storico della disoccupazionne. Il quadro del nostro paese è chiaro: si fa fatica ad andare avanti. E, mentre si legge sui giornali di stagnazione e di legge di stabilità, l'Istat sforna i dati del Pil al terzo trimestre 2014. In questo lasso di tempo il prodotto interno lordo è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% nei confronti del terzo trimestre del 2013 (quest'ultimo è il dato annuale, ndr). La stima preliminare diffusa il 14 novembre 2014 scorso aveva registrato la medesima variazione congiunturale e una diminuzione tendenziale dello 0,4%. Il terzo trimestre del 2014, osserva l'istituto, ha avuto quattro giornate lavorative in più del trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al terzo trimestre del 2013. La variazione acquisita per il 2014 è pari allo 0,4%. Rispetto al trimestre precedente, i consumi finali nazionali hanno registrato una variazione nulla mentre gli investimenti fissi lordi sono scesi dell'1,0%. Le importazioni sono diminuite dello 0,3% e le esportazioni sono aumentate dello 0,2%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,2 punti percentuali alla crescita del Pil: +0,1 punti i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private, -0,1 la spesa della Pubblica Amministrazione e -0,2 gli investimenti fissi lordi. Anche la variazione delle scorte ha contribuito negativamente alla variazione del Pil (-0,1 punti percentuali), mentre il contributo della domanda estera netta è stato positivo per 0,1 punti percentuali. Le esportazioni tendono quindi a salire. Si registrano andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto dell'agricoltura (-0,1%), dell'industria in senso stretto (-0,6%) e delle costruzioni (-1,1%), mentre il valore aggiunto dei servizi è rimasto stazionario. In termini tendenziali, il valore aggiunto è diminuito in tutti i principali comparti: -3,5% nel settore delle costruzioni, -1,1% nell'industria in senso stretto, -1,3% nell'agricoltura e -0,1% nei servizi. In termini congiunturali, le importazioni di beni e servizi sono diminuite dello 0,3%, il totale delle risorse (Pil e importazioni di beni e servizi) si è ridotto dello 0,2%. Dal lato della domanda, le esportazioni sono aumentate dello 0,2%, i consumi finali nazionali sono rimasti invariati e gli investimenti fissi lordi sono diminuiti dell'1,0%. Nell'ambito dei consumi finali, la spesa delle famiglie residenti e delle Isp è aumentata dello 0,1%, quella della PA è scesa dello 0,3%. La contrazione degli investimenti è stata determinata da una flessione della spesa per macchine, attrezzature e altri prodotti (-0,5%), per mezzi di trasporto (-4,9%) e degli investimenti in costruzioni (-0,9%). Rispetto al trimestre precedente, la spesa delle famiglie sul territorio nazionale ha registrato un aumento dello 0,1%: in particolare sono aumentati gli acquisti di beni durevoli (1,9%) e di beni semidurevoli (1,1%), mentre hanno registrato una diminuzione dello 0,1% sia quelli di beni non durevoli, sia quelli di servizi. Uno sguardo al Pil estero.

In Ue e Stati Uniti l'economia sta ripartendo. Le difficoltà con cui il nostro pasese sta affrontando la crescita si fanno sentire. Nel terzo trimestre, il Pil è infatti aumentato in termini congiunturali dell'1,0% negli Stati Uniti, dello 0,7% nel Regno Unito, dello 0,3% in Francia e dello 0,1% in Germania. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 3% nel Regno Unito, del 2,4% negli Stati Uniti, dell'1,2% in Germania e dello 0,3% in Francia. Nel complesso, il PIL dei paesi dell'area Euro è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% nel confronto con lo stesso trimestre del 2013. Nel terzo trimestre si registrano andamenti congiunturali negativi del valore aggiunto delle costruzioni (-1,1%), dell'industria in senso stretto (-0,6%), dell'agricoltura (-0,1%) e degli altri servizi (-0,1%). Il valore aggiunto del settore che raggruppa le attività del commercio, alberghi e pubblici esercizi, trasporti e comunicazioni è rimasto invariato, mentre si registra un incremento per il settore del credito, assicurazioni, attività immobiliari e servizi professionali (0,1%). In termini tendenziali, il valore aggiunto è diminuito in tutti i principali comparti: -3,5% nelle costruzioni, -1,1% nell'industria in senso stretto, -1,3% nell'agricoltura e -0,1% nei servizi. Rispetto al trimestre precedente, il deflatore del Pil è diminuito dello 0,1%. Il deflatore della spesa delle famiglie residenti e delle ISP è diminuito dello 0,2% e quello degli investimenti è aumentato dello 0,7%. Il deflatore delle importazioni è aumentato dello 0,2%, quello delle esportazioni dello 0,3%. In termini tendenziali, il deflatore del Pil è rimasto stazionario, quello della spesa delle famiglie residenti e delle Isp e' diminuito dello 0,1% e quello degli investimenti è aumentato dello 0,7%. Il deflatore delle importazioni è diminuito dell'1,3%, quello delle esportazioni dello 0,4%.

m.d.l. - 01/12/2014
fonte: http://www.iltempo.it

Il mistero gaudioso del sesso. Ecco come e perché Dio ha creato il mondo nell’amore tra maschio e femmina

Tutto è cominciato da una coppia di pesci, 385 milioni di anni fa in un lago della Scozia. La formidabile lezione erotica e familiare del rabbino Jonathan Sacks


pesci-rossi-amore

Pubblichiamo alcuni estratti dell’intervento del rabbino Jonathan Sacks (con Benedetto XVI in basso nella foto, è considerato la massima autorità spirituale e morale ebraica ortodossa in Gran Bretagna) al Colloquio interreligioso internazionale “Humanum – La complementarietà fra uomo e donna”, Roma 17-19 novembre.
Stamattina voglio cominciare la nostra conversazione raccontando la storia della più bella idea nella storia della civiltà: l’idea dell’amore che porta nuova vita nel mondo. Ci sono molti modi di raccontarla. Per me è una storia fatta di sette momenti chiave, ciascuno dei quali sorprendente e inatteso.
Il primo, secondo un articolo scientifico apparso di recente, ebbe luogo 385 milioni di anni fa in un lago della Scozia. Fu allora, secondo la recente scoperta, che due pesci si unirono per realizzare il primo esempio di riproduzione sessuale noto alla scienza. Fino ad allora la vita si era propagata in modo asessuato, per divisione cellulare, gemmazione, frammentazione o partenogenesi: tutte forme più semplici e più economiche della divisione della vita in maschio e femmina, ciascuno dei due con un ruolo diverso nella creazione e nel sostentamento della vita. Quando consideriamo quanto sforzo ed energia richiede la congiunzione del maschio e della femmina nel regno animale – in termini di esibizione, rituali di corteggiamento, rivalità e violenze – è stupefacente che la riproduzione sessuale abbia cominciato a esistere. I biologi non sono sicuri del perché. Alcuni dicono che era funzionale alla protezione dai parassiti, o all’immunizzazione da malattie. Altri dicono semplicemente che l’incontro di opposti genera diversità. Ma in tutti i modi, quei pesci in Scozia scoprirono qualcosa di nuovo e magnifico, che da allora è stato copiato virtualmente da tutte le forme di vita evolute. La vita comincia quando il maschio e la femmina si incontrano e si abbracciano.
Il secondo inatteso sviluppo fu la sfida unica posta all’Homo sapiens da due fattori: assumemmo la posizione eretta, che compresse il bacino della femmina, e ci trovammo con cervelli più grandi (un aumento del 300 per cento), il che volle dire teste più grandi. Il risultato fu che i cuccioli degli umani cominciarono a venire al mondo più prematuramente di quelli di qualunque altra specie, e così si trovarono ad avere bisogno della cura parentale per un tempo molto più lungo. Ciò rese l’accudimento genitoriale più esigente fra gli umani che fra qualunque altra specie, opera di due persone anziché di una sola. Da qui il fenomeno – molto raro fra i mammiferi – del legame di coppia, diversamente dalle altre specie nelle quali il contributo del maschio tende a concludersi con l’atto della fecondazione. Fra la maggior parte dei primati, i padri nemmeno riconoscono i loro figli, oltre a non prendersi cura di loro. Nel resto del regno animale la maternità è quasi universale, ma la paternità è rara. Perciò quello che emerse insieme alla persona umana fu l’unione della madre e del padre biologici per prendersi cura del figlio. Fin qui la natura, ma poi venne la cultura, e con lei la terza sorpresa.

adamo ed eva


Monoteismo e monogamia
Pare che fra i cacciatori-raccoglitori il legame di coppia fosse la norma. Poi sorsero l’agricoltura e i surplus economici, le città e la civiltà, e per la prima volta stridenti ineguaglianze cominciarono a emergere fra ricchi e poveri, potenti e senza potere. I grandi ziggurat della Mesopotamia e le piramidi dell’antico Egitto con la loro base larga e la cima stretta erano affermazioni monumentali di pietra di una società gerarchica nella quale i pochi avevano potere sui molti. E la più ovvia espressione di potere fra i maschi alfa, sia umani che primati, è di dominare l’accesso alle donne fertili e così massimizzare la trasmissione dei propri genî alla generazione seguente. Da qui la poligamia, che esiste nel 95 per cento dei mammiferi e nel 75 per cento delle culture studiate. La poligamia è l’espressione ultima della diseguaglianza, perché significa che molti maschi non avranno mai la possibilità di avere una moglie e un figlio. E l’invidia sessuale è stata, per tutta la storia, fra gli animali come fra gli umani, un fattore primario di violenza. È questo che rende così rivoluzionario il primo capitolo della Genesi, nella sua affermazione che ogni essere umano, indipendentemente dalla classe, dal colore della pelle, dalla cultura o dal credo, è fatto a immagine e somiglianza di Dio stesso.
Sappiamo che nel mondo antico a essere considerati a immagine di Dio erano i governanti, i re, gli imperatori e i faraoni. Quello che la Genesi dice è che siamo tutti di stirpe reale. Abbiamo tutti la stessa dignità nel regno della fede sotto la sovranità di Dio. Da ciò consegue che ciascuno di noi ha un uguale diritto a sposarsi e ad avere figli, ed è per questo che, a prescindere dall’interpretazione che diamo della storia di Adamo ed Eva, la norma presupposta da quella storia è: una donna, un uomo. O, come la Bibbia dice, «per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una carne sola». La monogamia non divenne immediatamente la norma, nemmeno in ambito biblico. Ma molte delle sue storie più famose, come quella della tensione fra Sara e Agar, o di Lea e Rachele e i loro figli, o di Davide e Betsabea, o delle molte mogli di Salomone, sono tutte critiche che puntano in direzione della monogamia.
E c’è una profonda connessione fra il monoteismo e la monogamia, come ce n’è una, nella direzione opposta, fra idolatria e adulterio. Il monoteismo e la monogamia riguardano la relazione totale fra un io e un Tu, fra me stesso e un altro, sia esso umano o divino. Ciò che rende insolito l’apparire della monogamia è il fatto che normalmente i valori di una società sono imposti dalla classe dominante. E la classe dominante in ogni società gerarchica ha da guadagnarci dalla promiscuità e dalla poligamia, entrambe le quali moltiplicano le possibilità dei miei genî di essere trasmessi alla generazione successiva. Con la monogamia i ricchi e potenti ci perdono, mentre i poveri e i senza potere ci guadagnano. Il ritorno della monogamia andava contro la normale direzione del cambiamento sociale e rappresentò un vero trionfo per l’uguale dignità di tutti. Ogni sposo e ogni sposa sono di stirpe reale; ogni casa è una reggia quando vi abita l’amore.

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Un patto è come il matrimonio
Il quarto importante sviluppo fu il modo in cui questo trasformò la vita morale. Il lavoro dei biologi con le loro simulazioni al computer e il loro ricorso al “dilemma dei prigionieri” per spiegare perché fra tutti gli animali sociali esista il comportamento altruistico reciproco, ci sono diventati familiari. Noi ci comportiamo con gli altri come vorremmo che gli altri si comportassero con noi, e rispondiamo loro come vorremmo che loro rispondessero a noi. Come ha sottolineato C. S. Lewis nel suo libro L’abolizione dell’uomo, la reciprocità è la regola d’oro comune a tutte le grandi civiltà. Ciò che di nuovo e notevole presentava la Bibbia ebraica, era l’idea che l’amore, e non semplicemente la giustizia, è il principio guida della vita morale. I tre amori: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente»; «Ama il prossimo tuo come te stesso»; «Ama lo straniero perché sai come ci si sente a essere uno straniero». O, detto in un altro modo, come Dio ha creato il mondo naturale nell’amore e nel perdono, così noi siamo incaricati di creare il mondo sociale nell’amore e nel perdono. E quell’amore è una fiamma che viene accesa nel matrimonio e nella famiglia. La moralità è l’amore fra il marito e la moglie e fra il genitore e il figlio, estesi verso l’esterno a tutto il mondo.
Il quinto sviluppo ha caratterizzato l’intera struttura dell’esperienza ebraica. Nell’antico Israele una forma di accordo originariamente secolare, chiamata patto, fu presa e trasformata in un nuovo modo di pensare la relazione fra Dio e l’umanità, nel caso di Noè, fra Dio e un popolo nel caso di Abramo e più tardi degli israeliti al Monte Sinai. Un patto è come un matrimonio. È un impegno di lealtà reciproca e di fiducia fra due o più persone a lavorare insieme per ottenere insieme ciò che da solo nessuno dei due potrebbe ottenere. E c’è una cosa che nemmeno Dio può ottenere da solo: vivere nel cuore umano. Per questo ha bisogno di noi. Perciò la parola ebraica “emunah”, erroneamente tradotta come fede, in realtà significa fedeltà, lealtà, costanza, non abbandonare quando si fa dura, avere fiducia nell’altro e onorare la fiducia dell’altro verso di noi. Ciò che il patto operò, come vediamo in molti profeti, fu di far comprendere la relazione fra noi e Dio nei termini del rapporto fra sposo e sposa, fra moglie e marito. L’amore divenne non solo la base della moralità, ma anche della teologia. Nell’ebraismo la fede è un matrimonio. (…)
Questo ci conduce a una sesta idea: che la verità, la bellezza, la bontà e la vita non esistono in nessuna persona o entità a sé stante, ma nel “fra”, ciò che Martin Buber ha chiamato l’interpersonale, il contrappunto del parlare e ascoltare, del dare e ricevere. Attraverso tutta la Bibbia e la letteratura rabbinica, il veicolo della verità è la conversazione. Nella rivelazione Dio parla e ci chiede di ascoltare. Nella preghiera noi parliamo e Dio ascolta. Non c’è mai una voce sola. Nella Bibbia i profeti discutono con Dio. Nel Talmud i rabbini discutono fra di loro. In effetti a volte io penso che Dio abbia scelto il popolo ebraico perché Gli piace discutere. (…) Il profeta Malachia dice che «le labbra del sacerdote dovrebbero custodire la conoscenza e dalla sua bocca uno dovrebbe cercare la legge». Il libro dei Proverbi della donna di valore dice che «apre la sua bocca con sapienza, e sulla sua lingua c’è la legge della bontà». È questa conversazione fra voci maschili e femminili, fra verità e amore, fra giustizia e misericordia, legge e perdono, che caratterizza la vita spirituale. Nei tempi biblici ogni ebreo doveva dare un mezzo siclo al Tempio per ricordarci che siamo solo una metà. Ci sono culture che insegnano che non siamo nulla. Altre che insegnano che siamo tutto. Il punto di vista ebraico è che siamo una metà e che dobbiamo aprirci a un altro se vogliamo diventare un intero.

famiglia


Ciò che era unito ora è separato
Tutto questo ha portato al settimo risultato, e cioè che nell’ebraismo la casa e la famiglia divennero la scena centrale della vita di fede. Nell’unico verso della Bibbia nel quale si spiega perché Dio scelse Abramo, il Signore dice: «Io l’ho prescelto perché ordini ai suoi figli, e alla sua casa dopo di lui, che seguano la via del Signore per praticare la giustizia e il diritto». Abramo non fu scelto per governare un impero, comandare un esercito, compiere miracoli o pronunciare profezie, ma semplicemente perché fosse un genitore. In uno dei più famosi passaggi dei testi ebraici, Mosè ordina: «Insegnerai queste cose ripetutamente ai tuoi figli, parlandone quando siedi a casa o procedi per la strada, quando ti corichi e quando ti alzi». I genitori devono essere educatori, l’educazione è la conversazione fra le generazioni, e la prima scuola è la casa. Perciò noi ebrei siamo un popolo intensamente orientato alla famiglia, ed è questo che ci ha salvato dalla tragedia. Dopo la distruzione del Secondo Tempio nell’anno 70, gli ebrei si dispersero in tutto il mondo, ovunque una minoranza, ovunque privi di diritti, e soffrirono alcune delle peggiori persecuzioni mai conosciute da un popolo. E tuttavia gli ebrei sopravvissero come popolo perché non persero mai tre cose: il loro senso della famiglia, il loro senso della comunità e la loro fede. (…)
Il matrimonio e la famiglia sono il luogo dove la fede trova la sua casa e dove la Divina presenza vive nell’amore fra marito e moglie, genitore e figlio. Cos’è cambiato, allora? (…) Ciò che ha reso la famiglia tradizionale un’opera d’arte religiosa, è ciò che essa ha unito insieme: attrazione sessuale, desiderio fisico, amicizia, compagnia, affinità emotiva e amore, generazione dei figli e loro protezione e cura, loro prima educazione e immissione in un’identità e in una storia. Raramente un’istituzione ha riunito insieme così tante pulsioni e desideri diversi, ruoli e responsabilità. Ha dato senso al mondo e gli ha dato un volto umano, il volto dell’amore. Per una grande varietà di ragioni, alcune delle quali hanno a che fare con sviluppi medici come il controllo delle nascite, la fecondazione assistita e altri interventi genetici, altre con cambiamenti morali come l’idea che siamo liberi di fare tutto quello che vogliamo se non danneggia altri, alcune con il trasferimento di responsabilità dall’individuo allo Stato, e altri più profondi cambiamenti nella cultura dell’Occidente, quasi tutto ciò che il matrimonio una volta aveva riunito insieme, ora è stato separato.

novembre 30, 2014 Jonathan Sacks
 
fonte: http://www.tempi.it 

30/11/14

CasaPound e i rom: storia di una menzogna

 

Roma, 29 nov – È di qualche giorno fa la notizia che l’Ordine dei giornalisti se la sarebbe presa con Barbara D’Urso per “esercizio abusivo della professione giornalistica”, ritenendo che le interviste fatte dalla conduttrice, che non è giornalista, gettino discredito sulla professione.
Ora, se è impossibile difendere la protagonista di una delle parentesi televisive più sguaiate e qualunquiste di sempre, fa altresì riflettere l’improvvisa e sospetta vigilanza dell’Odg, imbarcatosi in una campagna facile facile mentre si continuano a chiudere entrambi gli occhi sui veri problemi del giornalismo italiano. Un caso recentissimo ne offrirà un buon esempio.
Parliamo della notizia per cui “CasaPound non fa entrare a scuola i rom”. Ma andiamo con ordine. Qualche giorno fa varie testate giornalistiche – fra cui il Messaggero, testata di provata fede democratica, nonché ben informata sui fatti romani – pubblicavano questa notizia: “Roma, rom attaccano tre scuole: lanci di pietre contro gli studenti”. Nell’articolo si citavano le parole di “un dirigente scolastico” sulla difficile convivenza fra gli istituti di via Cesare Lombroso (gli alberghieri Domizia Lucilla e Luxemburg e il classico Tacito) e il vicino campo rom, con aneddoti abbastanza agghiaccianti sugli studenti abituati ad andare a scuola fra insulti e prepotenze, fra roghi tossici e gente che fa i propri bisogni in strada.
Il giorno dopo il Blocco Studentesco, organizzazione studentesca di CasaPound, ha compiuto un sit in davanti alla scuola per protestare contro l’insostenibilità della situazione. Le foto mostrano chiaramente degli studenti con uno striscione davanti ai cancelli dell’istituto.


blocco rom


Una manifestazione come ce ne sono tante ogni giorno davanti a tante scuole in tutta Italia. Davanti alla scuola, si badi, non davanti al campo rom.
A quel punto, però, scatta qualcosa. Entra in gioco la “cooperativa Eureka”. Un’organizzazione, leggiamo su repubblica.it, “che lavora sul territorio anche con progetti di scolarizzazione dei bambini nomadi”. Sarebbe interessante sapere a chi fa capo questa cooperativa, quanti finanziamenti prende e quali sono i risultati concreti della sua attività.
Sta di fatto che alcuni non meglio precisati esponenti di Eureka dichiarano: “Hanno impedito a tutte le persone nel campo di uscire creando anche una situazione di panico e paura. Si tratta di un campo dove vivono circa duecento persone e che esiste da oltre trent’anni con cui siamo al lavoro con diversi progetti di inclusione. Con il gesto di queste persone è stato impedito a circa 90 bambini di scuole elementari e medie di andare a scuola. Si tratta di un fatto di una gravità inaudita”.
Si tratta di una denuncia priva del minimo riscontro oggettivo, che peraltro rimane piuttosto sul vago: come avrebbero fatto, in concreto, i manifestanti a impedire ai bambini rom di entrare a scuola? Ci sarebbe stata un’azione preordinata a tal fine o si è semplicemente trattato di “una situazione di panico e paura” che ha indotto gli studenti a non uscire dal campo? Non è chiaro, non si capisce se la scelta sia stata fatta dai rom in base a una loro percezione soggettiva, non si sa nemmeno se la notizia è vera.
A far luce sulla vicenda giunge, ieri in serata, un comunicato della Questura di Roma che chiarisce in modo definitivo la vicenda: vi si legge che la manifestazione del Blocco “non ha creato pericolo o intralcio al traffico cittadino né tantomeno ha impedito agli studenti di accedere all’interno delle aule. Anche le attività all’interno del campo nomadi sono proseguite regolarmente e non risulta che sia stato impedito il passaggio di alcuni bambini rom che stavano andando a scuola”.
Mettiamo un punto fermo: il Blocco Studentesco ha ragione. La cooperativa Eureka ha torto. Una versione è vera, l’altra falsa. Uno ha detto la verità, un altro ha mentito. Lo dice la Questura di Roma.
La cosa interessante, però – e qui torniamo alla questione sulla deontologia professionale dei giornalisti e al loro rapporto malato con l’ideologia e la politica – è che di tutto questo non frega niente a nessuno. Il fatto che una notizia sia priva di riscontri e venga smentita dalla Questura è un dettaglio. La macchina politico-gionalistica va avanti imperterrita come se niente fosse, ostentando un senso di impunità che dovrebbe far preoccupare l’Odg molto più delle interviste sgangherate della D’Urso.
Ancora oggi, ore 11.30 di sabato 29 novembre, repubblica.it mantiene in home page questo titolo:
“CasaPound blocca l’ingresso a bimbi rom in una scuola romana”.
Non un accenno al comunicato della Questura, pure riportato nel testo in modo quasi casuale. Non un condizionale o un virgolettato nel titolo. No, la notizia è data come vera e certa. Per di più si registra uno slittamento rispetto alle parole ambigue degli esponenti di Eureka: laddove secondo la cooperativa sarebbe stato un presunto (e di fatto inesistente, abbiamo visto) clima di paura a non far uscire i bimbi rom dal campo (fatto anch’esso smentito), dal titolo di Repubblica sembra di poter immaginare che dei nerboruti militanti del Blocco si siano messi a fare la selezione etnica all’ingresso della scuola: tu sì, tu no, tu forse perché comunque sei un po’ scuro.
Così un po’ tutte le testate, oggi uscite in edicola con titoli deliranti, salvo poche eccezioni. La politica, che ha causato il polverone, segue ora a ruota e rilancia. “Si tratta di una violazione grave di un diritto sancito dalla Costituzione”, “di un gesto vile” (l’assessore capitolino alla Scuola, Alessandra Cattoi). “Un gesto violento di razzismo e xenofobia” (deputata del Pd, Maria Coscia). “Un gesto vergognoso e grave”, “un atto di razzismo” (il vicesindaco di Roma, Luigi Nieri). “Squadrismo di Casapound” (il deputato del Pd, Federico Gelli). Addirittura un “pogrom di stampo neonazista” (Nichi Vendola).


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Parole in libertà, per cui nessuno pagherà. Perché ci sarà sempre un giudice disposto a decretare che ribaltare la verità a dispetto di ogni prova tangibile è semplice libertà d’opinione e diritto di critica, in spregio a ogni legge e norma deontologica. Altro che Barbara d’Urso. Ve la meritate Barbara D’Urso. Siete come lei. Siete peggio di lei.

http://www.ilprimatonazionale.it - 29 nov 2014

Il segreto di Italia: anche Bologna boicotta il film sulla strage partigiana


segreto


Bologna, 28 nov – Il film Il segreto di Italia è finalmente uscito nelle sale. Finalmente si fa per dire, visto che sarà proiettato solo in due città. Per essere precisi, solo in due sale: in provincia di Padova (dove ieri è stata rinnovata la seconda settimana di programmazione grazie ai 2000 spettatori che hanno assistito agli spettacoli durante la prima), ed a Roma.
La domanda che ci si deve porre non è perché in queste città si sia avuto il coraggio di dare spazio al film di Antonello Belluco, ma perché in tutto il resto d’Italia si sia voluta oscurare la verità riguardo ad una strage perpetrata dai partigiani dopo la fine della guerra.
Tra le città maggiormente devote al cinema in Italia, dopo la capitale c’è sicuramente Bologna.
Bologna la rossa, non per il colore politico quanto per i tetti e le case del centro storico, tutti rigorosamente color mattone e di stampo medievale.
Bologna che nel 1970 fu la prima a sperimentare una facoltà dedicata alle sole arti dello spettacolo, come il cinema.
Oltre a questo, Bologna dal 1984 è sede della Cineteca.
Questo luogo è importantissimo per l’attività cinematografica relativa al cinema italiano, e non solo; la Cineteca è infatti uno dei 5 maggiori archivi cinematografici d’Italia (oltre a quelli di Roma, Torino, Milano, Udine) e, oltre alla presentazione di numerose mostre, laboratori e sale cinematografiche ospita il progetto “L’immagine ritrovata”, trattasi di un laboratorio che, come scritto sul sito omonimo: «è oggi un punto di riferimento a livello internazionale, per le metodologie sviluppate, per la costante opera di ricerca, per la vastità del raggio di ricerca, nel restauro del patrimonio cinematografico mondiale» – ed ancora – «grazie all’acquisizione di macchinari all’avanguardia, oggi il laboratorio è in grado di soddisfare tutte le esigenze di restauro e lavorare su qualsiasi tipo di supporto».
Le pellicole conservate sono oltre sessantamila e coprono tutto il periodo della storia del cinema, prevalentemente in 16 mm e 35 mm andando dai film del periodo del muto fino ai più recenti, contrapponendosi alle logiche da rottamazione che hanno visto rovinarsi tantissime pellicole nel corso del ’900, a causa dell’invecchiamento ma soprattutto dell’indifferenza di tanti pseudo-appassionati della storia del cinema.


Mettere in piedi un archivio non è facile: ci vogliono anni e anni di ricerca di titoli, pellicole smarrite, spesso ritrovate nei magazzini di vecchi cinema (è una gran fortuna quando le si trova integre) o, peggio ancora, gelosamente custodite da privati che non sempre, e mal volentieri, le affidano agli archivisti.
Molti di questi capolavori sono proiettati in estate durante la rassegna “Il cinema ritrovato”, nome dal quale emerge l’intento di rendere giustizia ad alcune pellicole un pò invecchiate ma anche di far conoscere il passato del cinema a chi vive il suo presente.
Ed ecco che arriviamo al punto: come può una città che vive di pane e cinema, che esalta gli autori, specie quelli sconosciuti e più giovani, con festival di ogni tipo (Biografilm Festival, Future Film Festival ed altri) snobbare un film così ricercato e “d’autore” come Il segreto di Italia?
Le pressioni che hanno ritardato l’uscita della pellicola di Belluco si conoscono ampiamente, così come i motivi per cui il suo film non è uscito nelle sale, o perché gli attori ed il regista stesso non abbiano avuto troppo spazio da parte dei media; passi anche tutta la serie di situazioni che si stanno creando nell’ultimo periodo ed alle quali, per essere screditate davanti ad un popolo forse ancora un po’ addormentato ma che è meglio non svegliare, viene attribuita l’etichetta “fascista”.
Il lavoro di Belluco però non verrà proiettato a Bologna, mancando di rispetto al cinema stesso e attribuendo alla passione che accomuna chi si occupa della settima arte in questa città un mero significato di circostanza.
Inoltre bisogna considerare questo episodio come l’ennesima dimostrazione di un’incoerenza che cresce sempre di più nei confronti della verità, da parte di chi si fa paladino di quest’ultima, nonché di una paura del passato che appartiene solo a chi nel presente è vissuto, e vive, grazie alle menzogne.
Il lato positivo, che si può quasi considerare una piccola vittoria, è che il film sia stato prodotto ed ultimato; inoltre il regista ci promette l’uscita di un altro lavoro che si delinea già come una vittoria ancora più grande: un film sulla storia di Norma Cossetto, sperando che a questo venga data maggiore visibilità.
Intanto, buona visione ai più fortunati che andranno a vedere Il segreto di Italia al cinema.

Violetta Vignali - 28 nov 2014
fonte: http://www.ilprimatonazionale.it