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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

24/11/17

Francia: I musulmani dentro e gli ebrei fuori



  • I sobborghi si sono trasformati in uno dei segni più visibili dell'islamizzazione della Francia. L'antisemitismo sta divorando la Repubblica francese.
  • Mentre i simboli ebraici scompaiono dalla Francia, quelli islamici proliferano, dal burkini sulle spiagge al velo nei posti di lavoro. Gli ebrei che hanno lasciato la Francia stanno cercando di diventare "invisibili".
  • Le banlieue francesi stanno rapidamente diventando delle società dell'apartheid. L'odio contro gli ebrei è l'inizio del cammino che porta alla "France soumise" – alla sottomissione della Francia.
I sobborghi ("banlieues") – distanti dagli eleganti boulevard e bistrot parigini – costituiscono "l'altra Francia". Sono la "Francia periferica", come li definisce il geografo Christophe Guilluy in un importante libro. Sono i luoghi in cui "la convivenza" tra comunità è stata davvero messa alla prova.
Negli ultimi vent'anni, questi sobborghi francesi non sono soltanto diventati "concentrazioni di povertà e isolamento sociale", ma sono passati dall'essere alcune delle aree ad alta densità di popolazione ebraica a "territori perduti della Repubblica", come scrive il grande storico Georges Bensoussan nel suo libro, Les territoires perdus de la République.
Queste banlieue si sono trasformate in uno dei segni più visibili dell'islamizzazione della Francia.
L'antisemitismo è tornato a essere uno dei peggiori mali dell'Europa. La Francia ospita la più grande comunità ebraica d'Europa, e gli ebrei hanno lasciato le periferie per emigrare o trasferirsi nei quartieri residenziali delle città, dove si sentono più protetti. Quello che succede agli ebrei avrà conseguenze di vasta portata sull'intero continente.
Nella banlieue parigina di Bagneux, qualcuno ha di recente vandalizzato la lapide in memoria di Ilan Halimi, un giovane ebreo che nel 2006 era stato sequestrato, torturato e ucciso dalla "banda dei barbari", solo per essere ebreo. Fu il primo caso di antisemitismo omicida in Francia negli ultimi anni. Dopo gli islamisti hanno colpito gli ebrei in una scuola di Tolosa e in un supermercato kosher di Parigi.
Come ha riportato Le Monde, in una inchiesta agghiacciante, ogni giorno l'antisemitismo bussa alla porta degli ebrei francesi, generando un impressionante "fenomeno migratorio interno" alla Repubblica.
Gli ebrei francesi non vengono soltanto minacciati nelle sinagoghe e nelle scuole, ma anche nelle loro abitazioni. Una famiglia ebrea è stata recentemente tenuta in ostaggio, picchiata e derubata in casa, nel sobborgo di Seine Saint-Denis. Prima di questo episodio, una insegnante e dottoressa in pensione, Sarah Halimi, era stata picchiata, accoltellata e defenestrata mentre era ancora viva, nel quartiere parigino di Belleville. L'uomo che l'ha uccisa, urlando "Allahu Akbar" ("Allah è il più grande", era un vicino di casa musulmano. Due fratelli ebrei sono stati aggrediti in strada a Parigi da alcuni uomini armati di sega al grido di "Sporco ebreo! Ti ammazzo".
Recentemente, "Paul" ha ricevuto una lettera contenente minacce di morte, nella cassetta della posta a Noisy-le-Grand. La missiva diceva: "Allahu Aknar" e conteneva un proiettile di una nove millimetri. Il giorno dopo è arrivata una seconda lettera: "Morirete tutti". Questa volta il proiettile di un kalashnikov. Molte famiglie ebree, avverte Le Monde, sono sotto pressione. A Garges-lès-Gonesse (Val-d'Oise), alcuni giovani che avevano costruito la sukkà nel cortile della sinagoga sono stati attaccati e insultati da altri del quartiere al grido di "Sporchi ebrei".
Gli storici quartieri ebraici sono stati svuotati. Jérôme Fourquet e Sylvain Manternach, nel loro libro "L'an prochain à Jérusalem?" ("L'anno prossimo a Gerusalemme?"), affermano che i bimbi ebrei lasciano le scuole pubbliche a favore di quelle private. Le organizzazioni hanno aiutato 400 famiglie ebree a trasferire i loro figli in scuole private, per maggiore sicurezza.
Tra il 2005 e il 2015, ci sono stati 4.092 attacchi antisemiti in Francia. Secondo uno studio della Fondation pour l'innovation pubblicato a settembre, il 60 per cento degli ebrei francesi afferma di essere "preoccupato di essere attaccato fisicamente in strada in quanto ebreo".
Dopo gli attacchi terroristici di Parigi del 2015, un think tank affiliato all'Agenzia ebraica ha preparato un piano per aiutare 120 mila ebrei francesi a emigrare in Israele. Nel 2016, ci sono state 5 mila partenze e 7.900 nel 2015. Oltre ai 20 mila ebrei che hanno abbandonato la Francia negli ultimi tre anni per Israele, c'è stata anche una "elevata mobilità" interna, dalla parte orientale a quella occidentale di Parigi, in genere verso il XVI e il XVII arrondissement. Negli ultimi dieci anni, "60 mila dei 350 mila ebrei hanno lasciato l'Ile-de-France", secondo Sammy Ghozlan, presidente del Bureau national de vigilance contre l'antisémitisme.
Il governo francese ha avviato una operazione per proteggere 800 sinagoghe, scuole e centri comunitari. Ma come spiega Le Monde, c'è poco da fare per proteggere gli ebrei in strada e nelle loro case. L'antisemitismo islamico sta divorando la Repubblica francese.


Nella foto: Soldati francesi sorvegliano una scuola ebraica a Parigi. (Foto di Jeff J Mitchell/Getty Images)


Secondo uno studio condotto dall'Ifop, "l'esposizione alla violenza antisemita è altamente correlata al portare una kippah". Il copricapo ebraico è scomparso da molte zone della Francia. A Marsiglia, un leader della comunità ebraica locale ha esortato gli ebrei, per la loro sicurezza, a evitare di indossare in pubblico simboli ebraici. Se questi ultimi scompaiono, quelli islamici proliferano dal burkini sulle spiagge al velo nei posti di lavoro. Gli ebrei che hanno lasciato la Francia stanno cercando di diventare "invisibili".
Fino al 2000, il comune parigino di Bondy "era bello e tranquillo, con 250-300 famiglie ebree e con le sinagoghe affollate di sabato. Ora, circa un centinaio di famiglie ebree continua a vivere lì", ha detto Alain Benhamou, un residente locale, che ha lasciato la cittadina dopo aver visto sui muri la scritta "Sporchi ebrei".
Le famiglie ebree sono andate via anche da Tolosa a causa dell'antisemitismo. L'ex premier Manuel Valls ha parlato di "apartheid territoriale, sociale ed etnica". I sobborghi francesi stanno rapidamente diventando delle società dell'apartheid.
Pochi giorni fa, le autorità francesi hanno condannato Abdelkader Merah, il fratello del terrorista che uccise quattro ebrei a Tolosa, a venti anni di prigione perché ritenuto colpevole di associazione criminale a scopo terroristico. Il processo è stato definito da uno studioso francese di Islam, Gilles Kepel, una "biopsia" della "altra Francia": la Francia islamizzata, de-giudaizzata e periferica. "È sconcertante che dopo decenni trascorsi in Francia, la madre [di Merah] parli ancora male il francese e che occorra chiamare un interprete in tribunale", ha affermato Kepel.
A Seine-Saint-Denis, il 40 per cento degli abitanti è di fede islamica. Risultato? Le storiche comunità ebraiche come La Courneuve, Aubervilliers, Stains, Pierrefitte-sur-Seine, Trappes, Aulnay-sous-Bois, Le Blanc-Mesnil e Saint Denis stanno scomparendo. A causa della mancanza di sicurezza, in posti come la Courneuve in cui c'erano da 600 a 700 famiglie ebree, ora ce ne sono meno di cento. Per molti di questi ebrei è una seconda fuga.
Il 70 per cento di circa mezzo milione di ebrei in Francia è sefardita – quelli che furono espulsi dalla Spagna nel 1492 e fuggirono in Medio Oriente, Nord Africa e Turchia, piuttosto che in Europa. Arrivarono in Francia tra il 1956 e il 1962, quando Algeria, Marocco e Tunisia ottennero l'indipendenza – come fecero, ad esempio, i due vincitori francesi del premio Nobel per la fisica, Claude Cohen-Tannoudji (1996), nato ad Algeri, e Serge Haroche (2014), nato a Casablanca, in Marocco.
In un sobborgo a sud di Parigi, Kremlin-Bicêtre, con una popolazione di 25 mila abitanti, il 25 per cento oggi è musulmano. Fino al 1990, il dieci per cento della popolazione era ebraica, oggi appena il cinque.
L'antisemitismo ha rivoluzionato la Francia: la sua geografia e la demografia. L'odio contro gli ebrei è l'inizio del cammino che porta alla "France soumise" – alla sottomissione della Francia.
Giulio Meotti, redattore culturale del quotidiano Il Foglio, è un giornalista e scrittore italiano.

 

ARDEA, MAMMA..STO PERDENDO IL COMUNE!


aereo

Personalmente non mi scandalizzo più. L’ho detto in tempi non sospetti e continuo a dire che Mario SAVARESE non può fare politica, figuriamoci il Sindaco. Con l’Amministrazione DI FIORI abbiamo pensato di aver toccato il fondo ma poi è arrivato chi sta scavando. Cinque mesi, pagati dai contribuenti, hanno messo in ginocchio la nostra città. Chi, dopo 4 anni a braccetto con la vecchia Amministrazione, pensava di sguainare la sciabola per risolvere i problemi di Ardea, si è ritrovato in mano un innocuo, anzi dannoso temperino, con il quale è riuscito a uccidere una città, a 25 km da Roma Capitale. I suoi limiti politici esistenziali, da me resi pubblici nel corso degli anni, sono venuti tutti a galla. L’inutile, anzi dannosa, Amministrazione SAVARESE ha dato il colpo di grazia ad una città che potrebbe vivere di rendita solo con il turismo. Ha ucciso i servizi sociali, le buche sulle strade crescono a vista d’occhio, le discariche abusive si moltiplicano in maniera esponenziale, le scuole gridano vendetta. La sicurezza dei cittadini è in mano al destino. Dopo tutto questo il sindaco (minuscolo d’obbligo) in palese difficoltà, invece di metterci la faccia, chiede aiuto alla mamma, chiede aiuto ai vertici del movimento più nocivo ed insulso della storia d’Italia, quello a 5 Stelle, per avere direttive su come uscire dalle sabbie mobili. Eppure basterebbe avere una coscienza, avere una dignità personale per annunciare il proprio fallimento ed invece, come la peggiore classe politica di sempre rimane incollato alla poltrona che gli garantisce uno stipendio extra pensione. I cittadini sono stanchi, i cittadini sono stremati, i cittadini sono stufi di essere Amministrati da questi despoti politici che hanno calpestato la loro dignità, sempre se questa esiste dopo l’entrata nel Movimento 5 Stelle, pur di ottenere guadagni immeritati. Ardea è alle corde, a chi ci dobbiamo raccomandare? A tutti, tranne al fallimento Grillino! SAVARESE, dimettiti oggi!

di Walter GIUSTINI - 23 novembre 2017

fonte: https://10walter.wordpress.com

23/11/17

ITALIA PARALIZZATA DAGLI INCOMPETENTI



E’ strategicamente e diplomaticamente da ammirare, e fare tesoro, ciò che sta accadendo davanti ai nostri occhi, cioè la nuova Yalta per il Medio Oriente. Si sta portando a “soluzione” il problema siriano e terroristico ad opera della Russia e dei suoi alleati, stante l’accordo e la fiducia di Trump in Putin. La storia non si fa con i “se” né con i “ma”, ma il conflitto siriano, iniziato nel 2011, ha rischiato drammaticamente di divenire il gorgo all’interno del quale coinvolgere anche noi e scomparire.
Se alla Presidenza degli Stati Uniti si fosse malauguratamente imposta Hillary Clinton, sarebbe continuata la tragica cieca allucinazione di Barack Obama che ha sostenuto, e non poteva non sapere, i gruppi ribelli ingrossanti le fila dei jihadisti. Differentemente, grazie agli americani che ringraziamo e che hanno scelto Donald Trump, il disastro siriano è ormai alla fase finale con effetti grandemente positivi anche in nostro favore. Fine delle bandiere nere in Siria e in Iraq. I soldati del partito di Allah torneranno in Libano, togliendo in tal modo ogni possibilità, per i sauditi, di accusare il movimento sciita di interferire con gli affari degli Stati della regione. Grazie alla Russia. Grazie a Trump.
Nel settembre 2015 la Russia ha cominciato a bombardare le postazioni jihadiste per debellare e sconfiggere il terrorismo nel conflitto siriano che ha fatto mezzo milione di morti. Putin ha in tal modo posto le basi dell’accordo di Russia, Turchia, Iran, oggi, a Sochi. Davvero impossibile da immaginare, solo fino a poco tempo fa. Vladimir Putin, Recep Tayyip Erdogan e Hassan Rohani seduti allo stesso tavolo per discutere della fine del conflitto in Siria, del futuro di Assad e della presenza dei curdi. Le tre potenze hanno convenuto già sulla necessità di eliminare le sacche di resistenza dello Stato islamico e di Al Nusra dal nord della Siria.
Donald Trump, in sintonia con Vladimir Putin, incontratisi brevemente in Vietnam, hanno già diffuso una nota congiunta con cui impegnano i propri Paesi alla lotta contro lo Stato islamico e nella ricerca della stabilità in Siria. Entrambi parlano dell’”importanza fondamentale della cooperazione in Siria” tra i due Paesi “nella fase di passaggio a una soluzione politica”. Affiancarli è arduo, ma non è inutile spendere alcune parole per il “caso” pietoso italiano, dei non eletti incompetenti al potere rubato agli italiani, che tuttora paralizzano il Paese. Utile stigmatizzare che sono e sono stati, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e chi li comanda tipo Prodi, Napolitano, De Benedetti e gli altri, a favore dei guerrafondai Barack Obama e Hillary Clinton, con versamenti di nostri soldi pubblici, degli italiani, direttamente nelle casse della fondazione Clinton in occasione delle elezioni perdute.
Bisogna quindi ricordare la ricerca di assists pro Hillary Clinton da parte dei mai eletto Matteo Renzi e compagni, così come non si può non riferire e ricordare qui, la nefasta ”alleanza” e “spalleggiamento” in danno degli italiani tutti, eliminato il premier allora eletto, di Napolitano e della sinistra italiana, comunista ex democristiana e non, ad Angela Merkel ed a Francois Sarkozy nell’Europa tedesca. Incompetenti, mai eletti, e pure dalla parte e in direzione sbagliata, la stessa che ci avrebbe portato e porta terrorismo e guerra in casa. Hillary Clinton è la causa dello sfacelo in Libia, che ha avuto, anche, quale conseguenza, le drammatiche attuali invasioni di immigrati disperati in Europa. Clinton e Obama non hanno fatto che creare e soffiare su focolai di guerra qui in Europa. Anche a casa nostra.
Muti di fronte al sovvertimento della democrazia in Italia, muti di fronte al surplus commerciale tedesco in danno di tutti gli altri Stati membri noi inclusi, muti di fronte alle penalizzazioni alla Russia che hanno avuto l’effetto l’indebolimento del commercio italiano innanzitutto. Muti a fronte dello sconquasso di uno Stato membro , la Grecia, ad opera del duo Merkel-Sarkozy. Dunque prima gli italiani si leveranno di torno le pezze da piedi oggi ai governi illegittimi ed al Parlamento dichiarato incostituzionale, meglio è. Bisogna fare presto. Solo da ultimo, Gentiloni, Sala, e gli altri, tentano di nascondersi dietro il signor nessuno prodiano Sandro Gozi, mandato senza titolo alcuno a rappresentare l’Italia in questa Europa tedesca, ed a perdere tutto il perdibile, a svantaggio ed in danno di noi tutti. O dietro l’inutile Mogherini anche lei drammaticamente incompetente ed inetta, priva di meriti se non il fatto di essere genuflessa a tutto il Pd nostrano (moglie di un amico di Veltroni. Sic!). L’ incredibile recente disfatta di Bruxelles nella assegnazione di un affare colossale come l’ Agenzia europea del farmaco, che avrebbe portato quale indotto nel nostro Paese ben due miliardi l’ anno, – vittoria andata ad Amsterdam, attualmente financo priva di strutture per accogliere l’ente -, è l’ennesima farina del sacco degli incompetenti, non a caso mai eletti, quindi non rappresentanti nessuno di noi, sebbene danneggianti tutti noi, a causa del “furto” dei governi. L’Italia è allo sbaraglio e tale rimarrà finchè gli italiani non voteranno. Prima lo si fa, meno danno riceveremo e faremo a noi stessi.
 

di Francesca Romana Fantetti - 23 dicembre 2017

fonte: https://scenarieconomici.it/

 

22/11/17

La visione di Giovanni Paolo II: «L'islam invaderà l'Europa»






«Vedo la Chiesa del terzo millennio afflitta da una piaga mortale, si chiama islamismo. Invaderanno l’Europa. Ho visto le orde provenire dall’Occidente all’Oriente: dal Marocco alla Libia, dall’Egitto fino ai paesi orientali». Questa è la scioccante visione di San Giovanni Paolo II, mai pubblicata prima d’ora. Testimone della confessione destinata a far rumore è monsignor Mauro Longhi, del presbiterio della Prelatura dell’Opus Dei, molto spesso a stretto contatto con il Papa polacco durante il suo lungo pontificato. Il monsignore triestino ha rivelato l’episodio nell’eremo “Santi Pietro e Paolo” di Bienno, in Val Camonica, in una conferenza organizzata in ricordo di Giovanni Paolo II lo scorso 22 ottobre, giorno in cui la Chiesa festeggia la memoria liturgica del santo.
Per fare la necessaria chiarezza e inquadrare la visione profetica di Karol Wojtyla così come riportata da un sacerdote al di sopra di ogni sospetto (monsignor Longhi ha goduto della stima personale non solo di Giovanni Paolo II ma anche di Benedetto XVI, tanto da essere chiamato nel ’97 al Dicastero vaticano della Congregazione del clero) sono necessari alcuni riferimenti geografici e temporali.

Dal 1985 al 1995 l’allora giovane economista bocconiano Mauro Longhi (sarà ordinato sacerdote nel ’95) ha accompagnato e ospitato Papa Wojtyla nelle sue proverbiali sciate e passeggiate in montagna. Regolarmente, quattro-cinque volte l’anno per dieci anni, e lo ha fatto in quella che oggi è la sede estiva del Seminario internazionale della prelatura dell’Opus Dei, ma che allora era una semplice casa di campagna per chi, nell’Opera, voleva prepararsi al sacerdozio e alla docenza di teologia. Siamo in provincia dell’Aquila, a circa 800 metri, in direzione della Piana delle Rocche, frazione di Ocre. «Il Santo Padre usciva con molta riservatezza da Roma, accompagnato su una modesta vettura dal suo segretario Mons. Stanislaw Dziwisz e da qualche amico polacco, e al casello autostradale – unico posto in cui qualcuno poteva riconoscerlo – era solito fingersi intento nella lettura e mettersi un giornale davanti alla faccia». Così mons. Longhi, inaugurando una sfilza infinita di aneddoti succosissimi (spesso accompagnati – da scrupoloso pastore qual è – da opportune spiegazioni teologiche).

Ma è senz’altro il Karol Wojtyla mistico quello su cui il monsignore ha intrattenuto i fortunati uditori saliti a Bienno; quello che pochissimi conoscono, quello segreto e misterioso, grande protagonista di uno dei pontificati più lunghi della Chiesa. È il Papa che monsignor Longhi incontrava di notte nella cappella della casa di montagna inginocchiato per ore sugli scomodi banchi di legno davanti al Tabernacolo. Ed è il Papa che, sempre di notte, chi abitava la casa abruzzese sentiva dialogare, a volte anche animatamente, con il Signore o con la sua amata madre, la Vergine Maria. 

Per indagare il mistico Karol Wojtyla (cosa che fece magistralmente Antonio Socci nel suo ben documentato “I segreti di Karol Wojtyla”, edito da Rizzoli nel 2008) monsignor Longhi ha raccontato quanto gli confidò Andrzej Deskur, cardinale polacco che di Giovanni Paolo II è stato compagno di seminario, quello clandestino di Cracovia. Deskur, per anni Presidente della Pontificia Commissione per le Comunicazioni sociali (1973-1984), può senz’altro considerarsi il più grande amico di Wojtyla, colui che per sostenere il pontificato dell’amico Lolek si era offerto come vittima – accogliendo la volontà divina dell’ictus e la conseguente paralisi – dentro quel mistero profondissimo che è la “sostituzione vicaria” (sarà proprio per andare a trovare in ospedale l’amico sofferente che la sera stessa dell’elezione Giovanni Paolo II farà la sua prima, incredibile e “clandestina” fuga dal Vaticano).

Così racconta Mons. Longhi: «“Lui ha il dono della visione”, mi confidò Andrzej Deskur. Al che gli chiesi cosa significasse. “Lui parla con Dio incarnato, Gesù, vede il suo volto e vede anche il volto di sua madre”. Da quando? “Dalla sua prima Messa, il 2 novembre 1946, durante l’elevazione dell’ostia. Era nella cripta di San Leonardo della cattedrale di Wawel, a Cracovia, è lì che ha celebrato la sua prima messa, offerta in suffragio dell’anima di suo padre». Monsignor Longhi aggiunge che il segreto svelatogli dal cardinal Deskur – quegli occhi di Dio che si fissano su Wojtyla ogni volta che questi eleva il calice e l’ostia – si può paradossalmente intuire leggendo l’ultima enciclica di Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia. Qui, al numero 59 della “Conclusione”, proprio mentre il papa polacco ricorda il momento della sua prima messa, lui stesso finisce per svelare il mistero che lo ha accompagnato tutta la vita: «I miei occhi si sono raccolti sull'ostia e sul calice in cui il tempo e lo spazio si sono in qualche modo “contratti” e il dramma del Golgota si è ripresentato al vivo, svelando la sua misteriosa “contemporaneità”».

Tra i tanti raccontati, però, l’episodio che più ha colpito la platea dell’eremo di Bienno, e che si inserisce nella cornice di una delle tante passeggiate sul Massiccio del Gran Sasso, è senza dubbio quello che ha come fuochi l’islam e l’Europa. Monsignor Longhi fa precedere le parole del santo polacco – oggettivamente impressionanti – da un prologo molto umano, a tratti inaspettatamente ilare, fatto di battute, di panini scambiati, di rimproveri teatrali sulla pubblicazione anticipata di quel Catechismo della Chiesa Cattolica fortissimamente voluto da Wojtyla (il non attendere l’editio typica latina, infatti, innesterà errori a cui si dovrà rimediare con precipitose correzioni). In quell’occasione il Santo Padre e il monsignore, evidentemente più veloci degli altri, avevano staccato il gruppo, nel quale – come sempre quando il Papa usciva da Roma –  c’era il suo segretario particolare, quel fidatissimo Stanislao Dziwisz, che nel 2006 Benedetto XVI creerà cardinale e che oggi è arcivescovo emerito della Diocesi di Cracovia. Il passaggio di mons. Longhi (con le sue tappe di avvicinamento alla terribile visione mistica del Papa) va dunque riportato interamente (la conferenza è su YouTube, dal minuto 48 è possibile guardare il passaggio che stiamo raccontando).



I due sono appoggiati ad una roccia, l’uno di fronte all’altro, mangiando un panino e aspettando l’arrivo del gruppo. Questo il racconto testuale del monsignore: «Avevo posato lo sguardo su di lui pensando che poteva aver bisogno di qualcosa, lui però si accorge che io lo guardo, aveva il fremito nella mano, era l’inizio del Parkinson. “Caro Mauro, è la vecchiaia..”, ed io subito: “Ma no, Santità, lei è giovane!”. Quando lo si contraddiceva in certi colloqui familiari diventava una belva. “Non è vero! Dico che sono vecchio perché sono vecchio!”». A parere del monsignore è proprio lo scorrere del tempo insieme all’incedere della malattia a portare il Papa polacco a sentire la necessità impellente di trasmettergli quella visione mistica. «Ecco allora che Wojtyla cambia tono e voce – continua il monsignore – e facendomi partecipe di una delle sue visioni notturne, mi dice: “Ricordalo a coloro che tu incontrerai nella Chiesa del terzo millennio. Vedo la Chiesa afflitta da una piaga mortale. Più profonda, più dolorosa rispetto a quelle di questo millennio”, riferendosi a quelle del comunismo e del totalitarismo nazista. “Si chiama islamismo. Invaderanno l’Europa. Ho visto le orde provenire dall’Occidente all’Oriente”, e mi fa una ad una la descrizione dei paesi: dal Marocco alla Libia all’Egitto, e così via fino alla parte orientale. Il Santo Padre aggiunge: “Invaderanno l’Europa, l’Europa sarà una cantina, vecchi cimeli, penombra, ragnatele. Ricordi di famiglia. Voi, Chiesa del terzo millennio, dovrete contenere l’invasione. Ma non con le armi, le armi non basteranno, con la vostra fede vissuta con integrità”».

Questa la preziosa testimonianza di chi per anni è stato a stretto contatto con il Santo Padre, e con questi ha concelebrato molte volte. Inutile sottolineare poi come la confessione di Papa Wojtyla risalga al marzo del 1993, e 24 anni fa molto diversi erano sia il quadro sociale che i numeri della presenza islamica in Europa. Non è un caso, forse, che nell’ormai dimenticata esortazione apostolica del 2003, Ecclesia in Europa, Giovanni Paolo II parlasse chiaramente di un rapporto con l’islam che doveva essere «corretto», condotto con «prudenza, con chiarezza di idee circa le sue possibilità e i suoi limiti», avendo coscienza del «notevole divario tra la cultura europea, che ha profonde radici cristiane, e il pensiero musulmano» (n.57). Pur con il linguaggio proprio di un documento magisteriale, per sua natura trattenuto, sembrava che il santo Padre implorasse l’instaurarsi di una conoscenza dell’islam «obiettiva» (n.54). Un paradigma e una sensibilità, dunque, chiari e inequivocabili, specie se si considera un altro passaggio di Ecclesia in Europa, quello in cui in cui Papa Wojtyla – dopo aver stigmatizzato «la frustrazione dei cristiani che accolgono» e che invece in molti paesi islamici «si vedono interdire l'esercizio del culto cristiano» (n.57) – parlando dei flussi migratori arrivava addirittura ad auspicare una «ferma repressione degli abusi» (n.101).

C’è da prendere atto che siamo di fronte alla lettura polically uncorrect del fenomeno islam da parte di un Papa canonizzato dalla Chiesa cattolica; una lettura prima “profetica” e poi magisteriale (non è difficile ipotizzare che la scioccante visione profetica giovanpaolina abbia influenzato la sua scrittura di Ecclesia in Europa). «L’islam ci invaderà». Forse lo sta già facendo. Mentre, inesorabile, si va spegnendo la luce sull’Europa cristiana, ridotta a una cantina piena solo di vecchi cimeli e ragnatele. “Karol il Grande” ha parlato, ancor più oggi ci invita a resistere all'invasione con la fede vissuta integralmente.

Non ho paura di dirlo: l’immigrazione selvaggia uccide l’Italia


Posso, da italiano libero, dire che chi nasce in una nazione ha il diritto di non vederla invasa da stranieri che, non riconoscendola come propria, non la rispettano e non la amano? Posso, da italiano libero, dire che certi stranieri nella nostra terra creano delinquenza o vero e proprio razzismo, perché ci odiano? Sì, lo posso dire, anzi lo voglio dire e non mi vergogno di esprimere liberamente ciò che penso. Con buona pace dei cattocomunisti e della sinistra, falsa ed ipocrita, che sicuramente mi bollerà come razzista, dandomi dello xenofobo, ma che così facendo mi inorgoglisce, dando ancora più forza alle mie idee di libertà.
Gli immigrati arrivano, facendolo spesso e volentieri in modo illegale e vivendo nell’illegalità, perché non hanno niente da perdere. Molti sono clandestini e come tali il rischio maggiore che corrono è di vedersi rispediti al proprio Paese d’origine, ma questo lo sappiamo è soltanto una chimera. Anche la galera sarebbe un privilegio per chi non ha diritti su questa terra. C’è una parte dell’opinione pubblica e della politica che li difende a priori, eppure non possiamo chiudere gli occhi davanti all’escalation di crimini che porta in dote l’immigrazione selvaggia. Tutti angeli nella loro Patria e tutti criminali in Italia. Un caso? No. Basta fare un esercizio di memoria ed andare a ripescare, nei meandri dell’occultata realtà giornalistica, la vicenda di Amedeo Mancini. Il fermano che difendendosi da un aggressione, uccise il nigeriano Emmanuel Chidi Nnamdi. Successivamente si scoprì che l’africano apparteneva alla mafia della sua nazione d’origine. La realtà che supera la fantasia. Davanti a tutto questo la legge funziona a scatti, anzi in molti casi non funziona proprio. Tra sconti di pena, pietismo e tribunali intasati, il carcere per chi delinque è diventato, ahinoi, irraggiungibile.
Quello che la “cultura” del politicamente corretto e della Grande Sostituzione vuole imporci sono nuovi stili di vita. Non importa da dove arrivino e quanto distanti siano dai nostri, l’importante è che siano nuovi ed obbligatori. Una follia.
Molti degli immigrati che sbarcano in Italia sono islamici ed il conflitto religioso, giorno dopo giorno, si fa sentire. Vogliono sottometterci. Non lo dice il sottoscritto, lo dice la realtà. Lo dicono personaggi illustri come Magdi Cristiano Allam e Michel Houellebecq. Arrivano nello stivale e pretendono, con la spocchia dei giusti, di costruirsi luoghi di culto e criticano, in maniera violenta, quando qualcuno, legittimamente, chiede da dove provengano i finanziamenti per la costruzione dei loro templi. Ci chiamano razzisti, ma in svariate occasioni non riusciamo a capire da dove arrivino questi soldi. Proprio il caso di dirlo, mistero della fede.
Gli immigrati, nei centri d’accoglienza o negli hotel sparsi per la penisola, ricevono 1.050 euro al mese dallo Stato, pochi spiccioli di questi soldi provengono dall’Unione Europea. Possiamo dirlo, senza la paura di essere smentiti, incassano più di molti giovani italiani che cercano di sbarcare il lunario. Dobbiamo essere caritatevoli nei loro confronti, perché poverini scappano dalla guerra e vivono una situazione di disagio sociale. Mentre per i nostri connazionali che non hanno nulla, nessuno ci pensa. Del resto dobbiamo essere benevoli con i nostri soldi, mica con i loro. E poi vediamo scene di italiani che fanno la fame e rovistano nei cassonetti dell’immondizia per sopravvivere. Oppure se rubano per fame vengono arrestati e passano le pene dell’inferno. Questa sta diventando un vero e proprio gioco al massacro.
Se avessero bisogno veramente di aiuto, se ci fosse davvero questa necessità, dovrebbero rimanere a casa loro e così potremmo aiutarli dalle nostre città, senza spostamenti costosi, risparmiando anche sul loro mantenimento. Con i soldi buttati ad aiutare gli altri, neghiamo al nostro popolo i servizi essenziali. Dobbiamo tutelare, innanzitutto, gli italiani che hanno vissuto una vita di sacrifici all’insegna dell’onestà.
Lo sapete come ci trattano loro nei loro paesi? Noi siamo solo ospiti sgraditi, invasori da insultare, da isolare, da ghettizzare. Inoltre, quando vengono a vivere in Italia, si lamentano se non vengono serviti e riveriti. E quello che vogliono spesso è più di quanto abbia un nostro pensionato. Uomini e donne che hanno lavorato una vita intera.
Loro attingono a piene mani dalle nostre risorse. Destiniamo per gli aiuti, solitamente forzati e quasi obbligati, miliardi di euro che diversamente andrebbero destinati a risanare i conti pubblici, ad esempio, o a migliorare i servizi per gli italiani. Se i nostri connazionali stanno male, non è possibile aiutarli perché i soldi sono destinati agli immigrati. Purtroppo questa è diventata l’Italia. Un vero e proprio schifo. Tutto questo va urgentemente fermato, altrimenti per noi sarà la fine. Diventeremo schiavi a casa nostra.

di Andrea Pasini - 21 novembre 2017