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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

16/09/17

In Europa oltre 50mila jihadisti pronti a colpire



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Due attacchi terroristici in Gran Bretagna e Francia rinnovano la  minaccia del terrorismo islamico in Europa.

Nella metropolitana della capitale britannica una vampata sprigionatasi “come una palla di fuoco” da un ordigno rudimentale collocato in un vagone ha provocato 29 feriti, nessuno grave grazie all’innesco anticipato del timer.  La premier Theresa May ha annunciato l’innalzamento dell’allerta nazionale da ‘severo’ a ‘critico’, il livello più alto, che presuppone nuove minacce “imminenti”, nonché l’avvio dell’operazione Tempora con l’affiancamento dei militari alla polizia nel pattugliamento di obiettivi sensibili, come già avviene in Italia o Francia.
Presa di mira dal terrorista (l’Isis ha rivendicato l’attentato), ancora ricercato, la linea verde della metropolitana (District Line), all’ altezza della stazione di Parsons Green. Site, l’organizzazione statunitense che monitora i messaggi in rete dei jihadisti, ha detto che la rivendicazione dell’Isis accredita la responsabilità a un “distaccamento”, invece che a “un soldato” singolo.
In Francia invece, sempre ieri mattina, due donne sono state ferite a colpi di martello per le strade di Chalon sur Saone da un uomo “vestito di nero” che “avrebbe urlato Allah Akbar”.
In Europa si cerca intanto di dare un ordine di grandezza alla minaccia terroristica islamica.  Circa 2.500 foreign fighters islamici provenienti dall’Europa stanno combattendo per l’Isis in Siria e in Iraq, ha detto il coordinatore dell’antiterrorismo di Bruxelles, Gilles de Kerchove, in un’intervista al giornale tedesco Die Welt.  “Molti moriranno in combattimento o saranno uccisi dallo Stato islamico, poichè l’organizzazione non tollera i disertori.

imagesCAXRB4Z8Altri si trasferiranno nelle aree di crisi di Somalia, Libia o Yemen”. Kerchove ha precisato che circa 5.000 europei sono andati a combattere per lo Stato islamico (altri su sino arruolati con milizie qaediste o salafite), tuttavia 1.500 sono tornati e quasi 1.000 sono morti.
Lo stesso de Kerchove teorizzò l’anno scorso al Parlamento europeo l’impossibilità di incarcerare tutti i miliziani e terroristi che rientrano in Europa affermando la necessità di “recuperarli alla società”, come cercano in modo quasi comico di fare alcuni Stati come Svezia e Danimarca che hanno pagato sussidi di disoccupazione e invalidità anche ai foreign fighters recatisi in Siria e Iraq o che finanziano loro gli studi universitari una volta rientrati in Europa.
Pochi giorni fa il coordinatore della Ue aveva stimato in oltre 50 mila i jihadisti pronti a colpire in Europa, quasi la metà in Gran Bretagna (dove solo 500 dei 3mila considerati molto pericolosi sono sotto costante sorveglianza da parte dei servizi di sicurezza interna MI5), 5mila in Spagna, 17 mila in Francia, 2.500 in Belgio.
La perdita di terreno in Iraq e Siria pone “un reale rischio” di vedere rafforzati da parte dell’Isis i finanziamenti per nuovi attacchi in Europa ha detto il 7 settembre il commissario alla Sicurezza Ue, Julian King, davanti alla commissione per le libertà civili dell’Europarlamento.
Nel momento in cui stiamo vincendo sul terreno contro l’Isis, in Iraq e Siria, stanno trasferendo fondi fuori da Iraq e Siria”, ha detto King. “C’è un reale rischio di nuovo afflusso di fondi destinati al terrorismo. Dobbiamo esserne coscienti e dobbiamo lavorare assieme per vedere il da farsi.
Un rapporto Onu nel mese di agosto ha spiegato come l’Isis stia continuando a inviare ‘rimesse’ all’estero – spesso si tratta di piccole somme, difficili da intercettare – nell’ottica di alimentare le campagne terroristiche fuori dai Paesi dove hanno perso il controllo territoriale.

imagesCAF1T04HUna dinamica confermata, ha fatto notare il commissario King, “dal ritmo accelerato degli attacchi in Europa”. Le fonti di finanziamento dell’organizzazione jihadista restano in buona parte i profitti dalla vendita di petrolio e le tasse imposte alla popolazione nelle aree sotto il suo controllo. Questo, malgrado il ridimensionamento territoriale del ‘Califfato” sia nell’ordine del 90% rispetto al periodo di massima espansione.
King però sembra dimenticare che le cellule terroristiche non hanno bisogno di molti denaro per organizzare attentati (quello di Barcellona è costato meno di 2mila euro) e l’Europa continua a sborsare generosi sussidi del proprio welfare.
Come ha ricordato Lorenza Formicola sul sito Formiche.net l’imam libico Abu Ramadan, aderente alla Fratellanza Musulmana, predica dal 18998 lo sterminio di tutti gli infedeli ma ha ricevuto in 20 anni più di 620.000 franchi (oltre mezzo milione di euro) dal welfare svizzero per lo più in sussidi di disoccupazione.
Alcuni membri del commando jihadista che attaccò Parigi avevano ricevuto oltre 50 mila euro di sussidi dal welfare belga così come Khuram Butt e altri terroristi jihadisti britannici, incluso Salman Abedi, il kamikaze di Manchester che ricevette migliaia di sterline solo per essersi iscritto all’Università.
Sami Abu-Yusu, imam Salafita della moschea al-Tawheed di Colonia, sostiene la legittimità degli stupri delle donne infedeli e il rogo per i gay ma vive col sussidio di disoccupazione gentilmente offerto dallo Stato tedesco.
Julian King nel suo rapporto non ha dimenticato la lotta virtuale ai jihadisti del web. Negli ultimi due anni Europol ha individuato “35mila elementi di contenuto terroristico online”. Una quota compresa fra l’80 e il 90% di questi è stata eliminata: si tratta di circa 30mila contenuti.

Foto: Reuters, AP e IS
16 settembre 2017 di in Analisi Sicurezza 

fonte: http://www.analisidifesa.it

15/09/17

L’amaro calice di Fiano


L’amaro calice di Fiano

A differenza di quanto successo in Germania, in Italia non c’è mai stata una vera pacificazione nazionale che potesse consegnare alla storia un pezzo della vicenda patria - quello mussoliniano - tanto ricco di luci quanto solcato da pesanti ombre. Dalla fine della Seconda guerra mondiale è stato un continuo di atti di violenza: si è partiti da quelli ben descritti da Giampaolo Pansa nell’ormai famoso libro “Il sangue dei vinti”, passando per l’abbattimento di ogni richiamo alla simbologia fascista sui palazzi, giungendo fino al negazionismo delle foibe, per poi proseguire con la sistematica opera di emarginazione politica e sociale di chi si rifaceva al Movimento Sociale Italiano.
Se non fosse stato per Giorgio Almirante, questa Repubblica fondata sulla libertà per quasi tutti avrebbe consegnato una intera comunità all’emarginazione se non proprio all’extra parlamentarismo. Fingiamo forse di non vedere, ma i piccoli atti di violenza quotidiani non sono stati certo meno fastidiosi della sopra descritta ghettizzazione di Stato: quanti nell’arte, nella cultura, nello spettacolo ma anche semplicemente sul posto di lavoro sono stati discriminati perché reputati fascisti? Quanti nella vita di tutti i giorni sono stati simbolicamente marchiati e poi guardati dall’alto in basso per un semplice atto di delazione magari di un collega che, non sapendo proprio come parlare male di te, tirava fuori (a volte anche a sproposito) le tue simpatie per la Buonanima?
Il metodo, tutt’oggi in voga e quanto mai efficace, sarà sublimato dalla cosiddetta Legge Fiano, provvedimento fascistissimo che mira a vietare con la galera non solo la detenzione di mezzibusti col mascellone ma anche ogni gestualità che richiami la simbologia fascista (chi non crede ai propri occhi può tranquillamente leggere il testo della norma in questione). In pratica una cancellazione ope legis di ogni simbolo o simpatia verso un ventennio della storia italiana che dopo circa settant’anni di violenze psicologiche nessuno è ancora riuscito ad estirpare del tutto. Una sorta di rieducazione di Stato, insomma, l’antico sogno della sinistra che da un lato tenta di plagiare le coscienze instaurando il pensiero unico e dall’altro non riesce a spiegarsi come mai i cannoni alleati e la storiografia di regime non abbiano annientato certe simpatie tanto diffuse quanto dure a morire. Con questo non ci faremo tirare dentro al classico discorso tutto italico tra fascisti e antifascisti perché sono passati settant’anni abbondanti ed è giunto il momento di piantarla con questa inutile baldoria permanente su un tema anacronistico oltre che tanto amato da chi perde tempo ad accapigliarsi sul nulla. Ciò che conta è il perché – oltre alla pochezza dell’odiatore professionista Fiano – qualcuno avverta l’urgenza di un simile provvedimento.
Noi crediamo si tratti di un fatto prettamente elettorale, di una manovra propagandistica messa in campo per arginare l’emorragia in atto alla sinistra del Pd e fare presa sul fluido mondo dei cosiddetti Movimenti che continuano a scivolare verso Pisapia e che coltivano l’antifascismo militante in assenza di fascismo. Una operazione spietata e moralmente inaccettabile quella di Emanuele Fiano, perché si pone l’obiettivo di creare il consenso attraverso la paura e l’introduzione di regole molto vaghe (e per questo interpretabili) in tema di reati di opinione: nascerà così una innovazione e cioè il reato “estetico” in base al quale se ti atteggi da “ventennino”, se sembri fascista o se scrivi cose interpretabili come fasciste, rischi la galera.
Per ora l’unico effetto è stato quello di accrescere le simpatie verso i vessati. Giungano pertanto i nostri più fervidi complimenti al primo firmatario della proposta, uomo col torcicollo che di fronte a una serie di pericoli, quelli sì pronti a minacciare la sicurezza nazionale, pensa bene di creare la terza legge contro il fascismo (dopo la Legge Scelba e la Legge Mancino) mostrandosi di per contro molto morbido e boldrinianamente comprensivo su altri temi di stretta attualità.
Nel centenario della nascita del comunismo, il più crudele dei totalitarismi, c’è qualcuno in Italia che pensa sia il caso di combattere contro i calendari del Duce e i bagnini esuberanti. Se questa è la nostra classe politica, l’Italia non ha alternative al declino.

Bande paramilitari di migranti pronte all’assalto



Bande paramilitari di migranti pronte all’assalto


“Gruppi di migranti nigeriani che in un primo momento collaboravano con le mafie per lo sfruttamento della prostituzione ed il traffico delle droghe, ora stanno organizzando bande paramilitari per controllare il territorio italiano”, a rivelarcelo un articolo del “Times” del 29 giugno 2017, a cui si sono aggiunte pubblicazioni del “The Guardian” dell’agosto scorso. Parlano di gang criminali nigeriane e centrafricane che operano in Italia, già soprannominate dall’intelligence britannica “I Vichinghi”: “I membri sono soliti portare il machete come arma - riferiscono le fonti britanniche - hanno prima controllato il traffico di esseri umani, ed oggi usano il capoluogo siciliano come punto d’approdo e smistamento in Italia per centinaia di migliaia d’immigrati clandestini”.
Secondo la stampa inglese il territorio italiano sarebbe ora a forte rischio di “tribalizzazione territoriale”, ovvero le bande di migranti potrebbero appropriarsi di aree e difenderle come usano fare nelle zone del centro Africa già attraversate da guerre civili e atavici conflitti tribali.
Rodolfo Ruperti, capo della polizia di Palermo, aveva dichiarato al Times che “la gang dei Vichinghi è sorta mentre la polizia sgominava l’organizzazione dell’Ascia Nera (struttura mafiosa nigeriana in Italia): quando elimini una gang, subito altre vengono a colmarne il vuoto”. Secondo le fonti britanniche si sarebbe ormai a cospetto di “organizzazioni molto gerarchiche, con capi presenti in ogni città”.
Il rischio secondo gli inglesi è che, messi alle strette (o progettando una supremazia sugli italiani) potrebbero anche armare i centri d’accoglienza, e coloro che vivono nei palazzi occupati, per fronteggiare le forze dell’ordine in eventuali focolai di guerriglia urbana: l’esempio dello sgombero nei pressi di Roma-Termini avrebbe potuto avere di queste conseguenze.
L’ulteriore restrizione dei flussi migratori verso la Gran Bretagna sarebbe stata operata dal governo di Londra dopo le relazioni dell’intelligence. Di più, il caso italiano sarebbe oggetto di studio e preoccupazione, al punto che Scotland Yard avrebbe consigliato maggiore controllo sui voli in entrata dall’Italia, e perquisizioni accurate sui vettori su rotaia e gomma che attraversano il canale. Dal canto loro i francesi hanno già in due occasioni fronteggiato gruppi paramilitari nelle banlieue parigine, ricorrendo all’esercito in supporto alla Gendarmerie.
Ma la politica italiana sarebbe quella di non allarmare la popolazione circa il rischio d’assalti da parte di gruppi “paramilitari extracomunitari”. Anche se bande sudamericane avrebbero già il controllo d’una decina di edifici a Milano e d’una zona non ben definita a Genova. Va rammentato che lungo l’Adriatico sarebbero già state segnalate bande di africani. Qualche funzionario di polizia ventila che ordini superiori avrebbero minimizzato il fenomeno, etichettandolo come ininfluente sotto il profilo dell’ordine pubblico. Evidentemente necessita attendere che si manifestino con i fatti, e cioè non basta qualche stupro o rapina per gridare al fenomeno diffuso.
Occorre che bande paramilitari di migranti assalgano aziende agricole e piccoli centri rurali, che s’approprino arma alla mano di pezzi del Paese... allora forse lo Stato democraticamente sonnacchioso si desterà, forse proponendo di dialogare con gli eventuali nemici. Il Papa ci dirà di perdonare loro ogni peccato, ma soprattutto qualcuno ci rammenterà che prima di tutto sono rifugiati politici.

13/09/17

PD E LA SCUOLA SFORNA SOMARI






La scuola è da sempre il mezzo primario per la manipolazione culturale e mentale.
Impadronirsi della mente dei bambini per formarli e condizionarli è nell’agenda del Sistema.
Abituare i futuri sudditi a eseguire gli ordini delle autorità attraverso l’esecuzione ripetuta negli anni degli ordini degli insegnanti.
Abituare i futuri sudditi alla sistematica gratificazione, all’assenza di regole e di confronti con la realtà quella vera.
Tutto questo sforna creature incapaci di auto-disciplina, completamente dipendenti e non in grado di organizzarsi nella vita.
Saranno degli adulti corrotti, dipendenti dall’esterno e facilmente manipolabili.
Nelle scuole l’insegnamento delle materie fondamentali è concepito in modo da prevenire il formarsi di una visione d’insieme (storia, economia, salute, scienza, ecc.), affinché le nuove generazioni non dubitino mai che il sistema di potere sia democratico e legittimo.
Ha perfettamente ragione il linguista statunitense Noam Chomsky quando scrive: «siccome nelle scuole non insegnano la verità circa il mondo, le scuole devono ricorrere a inculcare negli studenti propaganda circa la democrazia.
Se fossero realmente democratiche, non vi sarebbe bisogno di bombardarli con banalità circa la democrazia».
Quindi viene da sé che nella scuola NON possono insegnare la Verità, perché la Verità renderebbe gli uomini liberi, e gli uomini liberi sono un problema serio…
La nostra società deve comporsi non di uomini liberi, ma di una massa informe di lavoratori-consumatori-elettori non pensanti alla base e una strettissima cerchia superiore di dirigenti, figli di imprenditori, politici e banchieri.
Saranno questi ultimi che portati ad un livello di conoscenza privilegiato e superiore dirigeranno la società e manterranno il potere stabilito!
La propaganda di regime lavora alacremente affinché nei libri di scuola, nei sussidiari scolastici, siano riportate solamente le cose che loro vogliono che noi sappiamo.
Decreto Renzi
La conferma di quanto detto arriva con la «Buona Scuola».
Entra in vigore la riforma del grande statista Matteo Renzi.
Da quest’anno infatti alle elementari e alle medie i professori dovranno far avanzare gli studenti anche con gravi insufficienze.
Ecco la novità della straordinaria e illuminante riforma renziana, portata avanti con genialità dal ministro senza istruzione Valeria Fedeli.
Quindi dal 2017-2018 si è promossi per decreto! Ecco cosa recita il decreto: «le alunne e gli alunni della scuola primaria sono ammessi alla classe successiva e alla prima classe di scuola secondaria di primo grado anche in presenza di livelli parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione».
Tradotto: se l’alunno (magari straniero) ha numerose lacune e insufficienze questo non è un buon motivo per non passare dalla quinta elementare alla prima media.
Quindi il somaro (senza nessuna offesa per questo stupendo animale) sarà promosso ugualmente, e per decreto!
Stessa cosa per le medie, dove per bocciare qualcuno non solo ci dovranno essere «gravi infrazioni disciplinari», ma anche una deliberata e adeguata motivazione.
Il decreto sforna-somari è un altro passaggio eccezionale per il Sistema.
Prepara e sforna sudditi perfetti: giovani privi di identità, senza un pensiero proprio e autonomo facilmente manipolabili.
In questo modo saranno avvantaggiati tutti i fannulloni autoctoni (che sono tanti) e gli extracomunitari che arriveranno a milioni grazie a politiche demenziali e scriteriate (Ius Soli*) di un governo illegittimo.
Cosa può chiedere di meglio una dittatura se non una sostituzione etnica, con creazione di un meticciato, privo di identità, privo di valori, privo di storia e cultura?
Il gregge perfetto di sudditi consumatori non-pensanti facilmente manipolabile…

* Lo Ius Soli permetterà e agevolerà l’invasione del suolo italiano da parte di milioni di individui. Milioni di immigrati provenienti da paesi non solo lontani geograficamente ma lontani anni luce dalla nostra cultura, storia e religione. Tale sostituzione etnica è un processo sociale e antropologico incarnato nel Pd che vuole realizzare prima possibile. Prima che la gente si svegli e li cancelli dalla storia della Repubblica italiana.

Marcello Pamio - 1 settembre 2017  


Londra, Parigi e l’Onu boicottano l’intesa tra Italia e Libia

Libia COAST GUARD AFP

(da Libero Quotidiano del 10 settembre 2017)
Aumentano le pressioni sul governo italiano dopo il “congelamento” dei flussi migratori illegali dalla Libia.
Denunce di Ong e reportage giornalistici hanno ricordato negli ultimi giorni le pessime condizioni in cui vengono trattenuti migliaia di immigrati illegali africani bloccati dalla Guardia Costiera libica mentre cercavano di raggiungere l’Italia. Condizioni non certo nuove a già denunciate dai media italiani e internazionali fin dal 2012, poco dopo la guerra civile che rovesciò e uccise di Muammar Gheddafi.
Ieri il Corriere della Sera ha citato fonti libiche che confermano il versamento di 5 milioni di euro alla milizia di Sabratha che fa capo ad Ahmad Dabbashi con il supporto del governo riconosciuto guidato da Fayez a-Sarraj.


sarraj-minniti-2Denaro sborsato affinché le milizie blocchino i flussi di migranti dalle spiagge più utilizzate dai trafficanti. Nei fatti poco di nuovo rispetto a quanto già raccontato a fine agosto dalle agenzie Reuters e AP secondo le quali Roma ha fornito a due milizie di Sabratha (Brigata 48 e al-Ammu) denaro (equipaggiamenti, imbarcazioni e stipendi secondo fonti libiche) per far bloccare i flussi migratori illegali.
Le due brigate, come tante altre in Libia, sono però inquadrate nel ministero della Difesa e degli Interni del governo di al-Sarraj riconosciuto dalla comunità internazionale. Sono quindi ufficialmente forze di polizia e militari nel caotico contesto libico in cui il governo di Tripoli non dispone di vere forze di sicurezza e si appoggia quindi sulle milizie che lo riconoscono, anche se dedite ad attività non troppo limpide.
Fermare i traffici che dal 2013 hanno portato in Italia 650 mila immigrati illegali era da tempo una priorità per la sicurezza e gli interessi nazionali. Per bloccarli o si rafforza la Guardia Costiera libica e si negozia (anche pagando) con le milizie filogovernative libiche oppure si vara un’operazione militare per riprendere la nostra “quarta sponda”. Poiché nessuno vuole un’avventura militare, a Roma non resta che negoziare con chi detiene il controllo del territorio lungo a rotta dei migranti illegali: al-Sarraj, le milizie della costa, sindaci e capi tribù del Fezzan.


(FILES) This file photo taken on November 05, 2016 shows migrants and refugees on a rubber boat waiting to be evacuated during a rescue operation by the crew of the Topaz Responder, a rescue ship run by Maltese NGO "Moas" and the Red Cross, on November 5, 2016 off the coast of Libya. Italian Foreign Minister Angelino Alfano on April 29, 2017 said he "agreed 100 percent" with a prosecutor Carmelo Zuccaro who has repeatedly suggested charity boats rescuing migrants in the Mediterranean are colluding with traffickers in Libya. / AFP PHOTO / ANDREAS SOLAROTra l’altro pagare milizie e Guardia costiera ci costerà molta meno che gestire l’accoglienza dei migranti arricchendo la variegata lobby dell’accoglienza.
Non a caso il successo dell’iniziativa di Minniti sta scatenando ostilità manifeste in Italia, negli organismi internazionali, tra le Ong e le potenze europee.
Secondo Arabi 21, sito della Arab Thought Foundation (organizzazione no-profit finanziata dall’Arabia Saudita), diplomatici e 007 britannici e francesi avrebbero incontrato segretamente i capi delle milizie libiche di Sabrata, a ovest di Tripoli, esprimendo critiche al metodo adottato dall’Italia per fermare i flussi migratori.
I britannici avrebbero espresso “insoddisfazione” per la gestione italiana del dossier immigrazione e da parte francese sarebbe stato chiesto informalmente di trasferire a Sabrata quasi 15.000 migranti provenienti dall’Africa occidentale, evidentemente destinati a imbarcarsi per l’Italia.
Il sito saudita cita fonti anonime ma, dopo la guerra contro Gheddafi del 2011 voluta dagli anglo-franco-americani proprio per sottrarre la Libia all’influenza italiana, non stupisce che i nostri “partner” giochino sporco per metterci in ginocchio con nuove ondate di migranti e per mettere le mani sul business dell’ENI in Tripolitania.


2016-02-17_Lesbos_Patrol_067.prop_1200x720.e62cead289Anche l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, il principe giordano Zeid Raad al-Hussein, ha accusato la Ue (che appoggia l’iniziativa l’italiana) di non combattere gli abusi subiti dai migranti in Libia.
Il responsabile Onu ha denunciato le atrocità commesse sottolineando che “migranti muoiono per sete, fame o malattia, sono torturati e picchiati a morte mentre lavorano come schiavi e vengono semplicemente uccisi”.
La Libia però non è in Europa ed è paradossale che al-Hussein se la prenda con la Ue e non con le stesse Nazioni Unite di cui è un alto esponente e che dovrebbero intervenire in Libia dove peraltro hanno una missione la cui base resta però in Tunisia, “per motivi di sicurezza”.
L’Italia del resto ha appena donato 28 milioni di euro alle missioni in Libia di Unhcr e l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM) per assistere i migranti e rimpatriarli (l’OIM ne ha riportati a casa 10 mila quest’anno). Solo così si scongiureranno altro partenze di massa dal Sahel e migliaia di morti nel deserto o in mare, non certo riaprendo la rotta verso l’Italia.

11 settembre 2017 di
Foto: AFP, Ansa, Askanews e Frontex
fonte: http://www.analisidifesa.it