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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.
(Bertrand Russell)
21/08/17
ISLAM E "UTILI IDIOTI"
LA RIMOZIONE DELLA SINISTRA
Niente da fare, è più forte di loro. Per quanti sforzi facciano (in verità molto pochi) non riescono ad accettare la realtà; anche quando la realtà li prende a schiaffoni e urla: “guardatemi sono qui, davanti a voi!!!”.
Il loro sistema neuronale è programmato per negare l’evidenza, per cancellare ciò che è, a vantaggio di ciò che pensano sia. La realtà per la sinistra è come l’aglio per i vampiri: appena gliela mostri, scappano urlando posseduti dal demone dell’Ombra.
Un esempio fra tutti: questo editoriale di Ezio Mauro scritto dopo l’orrore di Barcellona, ovviamente su Repubblica. Tra le 4000 parole utilizzate per raccontare la nostra libertà attaccata e minacciata, non troverete una sola volta il termine “Islam” o “musulmani”. Il massimo concesso è “Isis” che vuol dire tutto e nulla. Perché l’Isis è semplicemente l’epifenomeno, la manifestazione visibile e temporanea di un processo storico più complesso che riguarda la guerra secolare interna all’Islam, e la guerra secolare dell’Islam all’Occidente.
Oggi è l’Isis, ieri era Al Qaeda, l’altro ieri era l’OLP… ma può essere ancora la Fratellanza Musulmana ed il suo radicalismo violento e diffuso o l’integralismo salafita e wahabita che alimenta l’odio verso l’Occidente nella moschee europee e nelle scuole coraniche finanziate dagli “alleati” sauditi e da cui provengono, indottrinati e spietati, gli assassini della nostra libertà.
Perché se il problema fosse l’Isis non si capirebbe per quale motivo l’Europa in questi anni non lo ha combattuto laddove ha preso il sopravvento: in Medio Oriente; o perché l’America del “guerrafondaio” Obama, l’Isis lo abbia aiutato a crescere e a radicarsi; o perché l’Occidente ha cercato di abbattere l’unico governo musulmano che sta combattendo l’integralismo ed il terrorismo sul serio: la Siria di Assad, perché in questo momento sono sopratutto i soldati siriani a morire e a sacrificarsi contro le belve mercenarie tafkire che riempiono le schiere di di Al Qaeda e Daesh.
No, il problema della nostra libertà non è l’Isis: ma è la risposta ad una domanda che Ezio Mauro, l’intellighenzia progressista, l’élite mondialista, le leadership incapaci di questa Europa evitano di porre per non dover sconfessare decenni di fallimenti di politiche immigrazioniste e deliri multiculturali imposti a tutti noi. La domanda è: l’Islam è compatibile con i valori dell’Occidente?
L’Islam è sovversione dall’interno, usa la nostra libertà religiosa per sconvolgere quella stessa libertà e imporre la Sharia (Ayan Hirsi Ali)
DAWA
Una risposta a questa domanda ce la dàAyaan Hirsi Ali, una delle più influenti intellettuali del nostro tempo; di origine somala, naturalizzata olandese, è stata costretta a lasciare l’Europa per le sue battaglie contro l’Islam radicale e riparare in America.
Il suo ultimo libro, “La sfida della Dawa”, è un’analisi accurata e precisa sulla incompatibilità dell’Islam con l’Occidente; un’incompatibilità di cui non sembriamo renderci conto perché, come ha spiegato in un’intervista, “noi ci soffermiamo solo sugli atti di violenza ignorando l’ideologiaislamista che sottende tali atti”. E l’ideologia ha fondamento proprio nella Dawa, il proselitismo islamico base dottrinale per ogni musulmano; perché l’Islam non è una religione come il cristianesimo o il buddismo ma è innanzitutto una “religione politica”.
Noi pensiamo, dice Hirsi Ali, che se eliminiamo i leader estremisti o abbattiamo Isis e Al Qaeda allora fermeremo il jihad “ma ci sbagliamo e questo perché ignoriamo la Dawa “.
La Dawa non ha nulla a che vedere con l’attività missionaria cristiana o con le opere umanitarie e solidali tra credenti di una stessa fede; essa è una vera e propria azione politica che punta all’islamizzazione sociale e civile del paese in cui opera.
L’obiettivo della Dawa non è salvare le anime ma, essendo l’Islam un progetto politico,“distruggere le Istituzioni di una società e sostituirle con la Sharia”.
Hirsi Ali spiega nel suo libro che Dawa è per gli islamisti di oggi, ciò che la “lunga marcia attraverso le istituzioni fu per i marxisti del ventesimo secolo: una sovversione dall’interno, l’uso della libertà religiosa per sconvolgere quella stessa libertà“.
I MEZZI: IMMIGRAZIONE E SINISTRA
Dawa impiega diversi mezzi per “raggiungere l’obiettivo di imporre la legge islamica alle società”. Tra questi vale la pena ricordare:
L’immigrazione, funzionale a diffondere l’Islam e corrisponde alla Hijrah dottrinale, meritoria per ogni musulmano che la pratica:migrare per poi diffondere la Sharia è compito di ogni credente di AllahLa riduzione dello status sociale delle donne per trasformarle in “macchine riproduttive ai fini del mutamento demografico” dell’OccidenteL’appoggio “ai partiti politici progressisti nelle società democratiche” perché più inclini “ad accettare le richieste islamiche in nome della coesistenza pacifica”
“Gli sforzi di Dawa nei paesi occidentali mirano sia a convertire i non musulmani all’Islam politico, sia a creare opinioni più estreme tra i musulmani esistenti, in linea con la legge della Sharia non riformata”.
Dawa è il “Cavallo di Troia” con cui l’Islam si traveste da “minoranza” in Occidente, utilizza le garanzie concesse alle minoranze e approfitta degli “utili idioti” che consentono la sua penetrazione.
La violenza islamica, sotto forma di jihad o terrorismo, è solo un’estensione della Dawa che ogni musulmano deve perseguire, anzi, parafrasando Von Clausevitz, è la continuazione della Dawa con altri mezzi.
PERCHÈ NON LO CAPIAMO…
Tutto questo per noi occidentali è difficile da comprendere. Per noi, il rapporto tra religione e politica ha attraversato la storia dell’Europa per centinaia di anni dilaniando coscienze, generando lacerazioni, guerre e percorsi intricati da cui l’Occidente è emerso con una coscienza “moderna”.
Oggi, per un cristiano di qualsiasi confessione, la separazione tra Stato e Chiesa è un dato acquisito; il riconoscimento della democrazia come spazio di rappresentanza neutro rispetto alle religioni, non è messo in discussione. Certo la fede non è solo un fatto individuale ma anche un fattore sociale; le Chiese sono e devono essere presenze vive nel pluralismo di una società libera, sopratutto perché il Cristianesimo è la radice senza la quale l’Occidente stesso non esisterebbe. Ma per un cristiano la distinzione tra Dio e Cesare è scontata.
Chi ha fede, ha il diritto e il dovere di perseguire i valori in cui crede ma all’interno di una cornice di accettazione del pluralismo democratico. È giusto che un cattolico sia contrario all’aborto o abbia dei “valori non negoziabili” ed è giusto che si batta per poterli affermare ma nel rispetto delle regole che una democrazia impone, anche quando la tensione tra Stato, libertà individuale e coscienza entrano in conflitto (come nel caso recente del bimbo inglese “soppresso per motivi umanitari” secondo la visione laica). Nessun cattolico sano di mente, si sognerebbe di rimpiangere lo Stato pontificio o agognare ad un sistema teocratico o ad una legge religiosa per organizzare la società in cui vive.
UTILI IDIOTI
Per l’Islam tutto questo non vale perché la natura della religione islamica è una natura politica.
Il Cristianesimo ha attraversato secoli prima di approdare ad una modernità che esso stesso ha partorito. Come è pensabile che in pochi anni l’Islam in Europa accetti quella modernità di cui esso è un corpo estraneo?
Il problema quindi non è l’Islam in sé, ma l’Islam in Europa. L’estensione demografica della popolazione musulmana in Occidente (favorita da immigrazione o legislazioni come lo Ius Soli) metterà inevitabilmente a rischio le nostre libertà ed il nostro modello di valori.
La sinistra di fronte all’orrore della violenza islamista, preferisce non guardare in faccia la realtà: e cioè che l’Islam è incompatibile con i valori dell’Occidente. L’atteggiamento tipico di ogni “utile idiota”.
Su Twitter: @GiampaoloRossi
fonte: http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/08/21/islam-e-utili-idioti/
12/08/17
Un esposto contro la filiera dei negrieri
Sul tema dei migranti, dei rapporti con le Organizzazioni non governative e della missione dell’Italia sulle coste libiche tutto è così attuale quanto tragicamente confuso. È lo stesso centrosinistra ad aver perso la bussola, da una parte con la forte intenzione di fare ciò che da mesi chiediamo a gran voce, dall’altra con ministri e parlamentari del Partito Democratico sgomenti di fronte all’ipotesi di rompere il legame viscerale che lega tradizionalmente la sinistra alle cosiddette Organizzazioni non governative. Con addirittura il capo dello Stato Sergio Mattarella e il presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini che scomodano incautamente Marcinelle e paragonano questi migranti agli emigrati italiani che in Belgio persero la vita nelle miniere.
La storia è nota da tempo. Le Ong partono, vanno nelle acque libiche, prelevano immigrati clandestini e li portano in Sicilia. Solo in Sicilia, perché il Governo Renzi offrì i nostri porti all’Europa in cambio di qualche sforamento nei parametri di spesa (Bonino docet).
Oggi la sinistra è spaventata dal fenomeno, propone un regolamento e non una legge per le Ong, e anche quando queste si rifiutano non smette di coccolarle. È il caso di Medici senza Frontiere, dove non capisco come possa sfuggire l’assurdità della vicenda. Non avendo siglato il protocollo, Msf non può attraccare nei porti italiani, e allora che si fa? Semplice, Msf va sempre in Libia, raccoglie centinaia di immigrati e li consegna alla Guardia costiera italiana. Una vera e propria presa in giro.
Soprattutto per chi nel centrodestra per primo va ripetendo un ritornello da anni, raccogliendo oggi le ragioni di una battaglia giusta per l’Italia e anche per la stessa Europa. Denunciando un lavoro in apparenza umanitario ma che alla fine nascondeva un progetto ideologico e, di fatto, un reato, quello di aver favorito l’immigrazione clandestina. Un contesto in cui il marcio, e soprattutto il vil danaro, sono apparsi fin da subito i veri protagonisti: arricchirsi sulle spalle degli immigrati, chiamandoli profughi, consegnandoli poi all’Italia che si occupava di sfamarli e ospitarli. Il tutto senza accorgersi che ad avere la meglio in questa triste filiera, oltre alle Ong, fossero proprio i tanto vituperati scafisti, delinquenti senza scrupolo che, a quanto pare, se la intendevano per bene con più di qualcuna di queste Ong.
Come Fratelli d’Italia, attraverso la nostra leader Giorgia Meloni, abbiamo fin dal primo minuto rivendicato una battaglia, fatta di contestazioni sui territori e di una proposta chiara: un blocco navale al largo delle coste libiche, la richiesta da parte del governo italiano di una missione europea per un blocco navale, il confronto con i governi libici, l’apertura degli hotspot in Africa e da lì una distribuzione equa, solo dei rifugiati, nei 27 Paesi della Ue.
Ma la vicenda, o meglio la battaglia, non è ancora finita. Dobbiamo capire quali siano le reali intenzioni di questa sinistra (venire incontro alle nostre proposte o a quelle di Giuliano Pisapia...) e quali siano le reali responsabilità di chi, da anni e intensamente, collabora con le Ong, anche arrivando a verificare a valle se la filiera che parte dagli scafisti sulle rive libiche non abbia poi conclusione nei tanti centri per rifugiati che si moltiplicano in giro per l’Italia. Vedere cioè se qualche Ong non abbia un chiaro interesse a portare immigrati in Italia perché c’è qualche sorella non governativa che ne raccoglie ulteriori frutti.
Su questo ho depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma. Qual è la notizia? Sta nel fatto che tutti ne parlano ma nessuno ha mai messo nero su bianco le ambiguità di questi rapporti, dando impulso ad indagini che garantiscano la giusta chiarezza ai tanti italiani, di tutti i colori politici, che vogliono vederci chiaro. Su cosa? Per esempio sui rapporti tra le Ong, operanti nei mari, e la Croce rossa italiana, affinché si accerti anche l’insussistenza di elementi riconducibili a rapporti di natura economica in via diretta tra le stesse e/o mediati da terzi privati.
A seguito infatti delle dichiarazioni del Procuratore Capo di Catania Carmelo Zuccaro, sarebbero emersi collegamenti tra alcune Ong, nello specifico la Moas (Migrant Offshore Aid Station) di Malta, e i trafficanti di uomini situati in Libia. Un articolo a firma di Maurizio Belpietro ipotizzava l’esistenza di un vero e proprio contratto in essere tra la Croce rossa italiana e la Ong Moas. Secondo detto contratto verrebbe riconosciuta alla Moas una somma di 300mila euro da parte della Croce rossa italiana - in rate da 50mila euro - a fronte della possibilità di imbarcare personale della stessa a bordo delle navi operanti a largo della Libia.
Come noto, la Cri ha da tempo iniziato ad utilizzare numerose strutture sparse nel territorio italiano quali veri e propri hub per l’accoglienza dei “cittadini stranieri richiedenti asilo politico” (a Roma sono noti gli hub di Ramazzini a Monteverde e di via Pietralata 190). Inoltre, la stessa Cri, nel corso degli ultimi anni, risulterebbe aver finalizzato la sua attività quasi esclusivamente nel settore dell’accoglienza degli immigrati, da cui ne deriverebbero i suoi principali introiti, così come rappresentato dalla gestione della tendopoli di Roma in via Bernardino Ramazzini, ottenuta attraverso una manifestazione di interesse, e la partecipazione alla procedura di affidamento dei servizi di accoglienza e dei servizi connessi per il periodo 1/1/2017- 31/12/2017 per un importo di più di 103 milioni di euro.
Insomma, la Cri stia tranquilla, è solo un esposto, potrebbe non significare nulla, ma proprio a tutela di chi fa vera assistenza e del cittadino contribuente, abbiamo chiesto alla Procura di poter indagare ed eliminare ogni dubbio in merito. Almeno in questo caso...
(*) Consigliere regionale del Lazio e membro dell’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia
*di Fabrizio Santori - 11 agosto 2017
fonte: l'opinione delle libertà
fonte: l'opinione delle libertà
03/08/17
MIGRANTI E MALATTIE INFETTIVE
Da un po’ di tempo, in Germania, è tornata la paura per tutte quelle malattie che si ritenevano debellate, o a scarsissima diffusione in Occidente. Da quando, per esempio, è emerso il caso di un richiedente asilo dello Yemen, affidato ad una chiesa a Bünsdorf, nella Germania settentrionale, per evitarne l’espulsione, e che avrebbe contagiato almeno 50 bambini di tubercolosi, la malattia infettiva ha scalato nuovamente la classifica delle malattie a più alto rischio di contagio. Ma non capeggia certo da sola.
Lo stato di cose nella Germania della cancelliera Merkel è visibilmente critico, pericoloso. Nonostante quel che i giornaloni diano in pasto ai lettori ignari. Il Robert Koch Institute (RKI), l’organizzazione responsabile per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive che fa parte del Ministero federale della salute tedesco, di anno in anno pubblica rapporti sempre più funesti e che non fanno che confermare l’aumento globale delle malattie soprattutto dal 2015 – l’anno in cui la Merkel “ha aperto le porte” ad un numero senza precedenti di migranti. L’ultima relazione è stata pubblicata il 12 luglio 2017 e fornisce dati sullo stato di oltre 50 malattie infettive in Germania nel 2016. Dal botulismo all’echinococcosi, dalla sifilide alla tubercolosi. Il quadro è terso, eppure tetro.
L’incidenza di epatite B è aumentata del 300% negli ultimi tre anni, tra il 2014 e il 2015 quella di morbillo ha superato il 450%, mentre dal 2015 i migranti hanno contribuito al 40% di nuovi casi di AIDS. Per quel che riguarda la tubercolosi, invece, nel 2016 sono stati riscontrati 5.915 casi a fronte del 4.488 del 2014. Un medico intervistato da Focus ha voluto evidenziare il fatto che le autorità tedesche hanno perso le tracce di centinaia di migliaia di ‘migranti‘ che possono essere infetti. Ma, soprattutto, ha voluto enfatizzare quel 40% di tutti gli agenti patogeni della tubercolosi che si sta diffondendo e che risultano resistenti alle terapie. Dato comune per tutta l’Europa, Italia compresa: il micobatterio, in alcune situazioni, si è trasformato in modo da non essere sensibile agli antibiotici che cinquant’anni fa sembravano averlo debellato. Tra il 2013 e il 2016 il numero di persone a cui è stata diagnosticata la scabbia solo nella Renania Settentrionale-Vestfalia è aumentato di quasi il 3000%. Per non parlare, poi, del focolaio di morbillo diffuso in tutti i 16 stati federali tedeschi tranne uno – Mecklenburg-Vorpommern -, lo stato con la percentuale di immigrati più bassa.
Eppure i numeri forniti dal RKI rappresentano solo la punta dell’iceberg, e per qualcuno non coprono che una parte dei pericoli diffusi. Sono tanti i medici che ritengono che le percentuali reali dei casi di tubercolosi, per esempio, siano molto più elevate e accusano il RKI di ridimensionare la minaccia al fine controllare i sentimenti anti–immigrazione. E se in Germania le cose stanno così, in Italia non suona una sinfonia troppo diversa. L’unica differenza sta nel fatto che, da noi, solo una piccola percentuale di immigrati si trattiene. Semplicemente la nostra penisola è zona di transito, e pertanto il confronto non reggerebbe. Eppure il politicamente corretto dei dati ha colpito anche il Bel Paese. Ovviamente. Non sono reperibili tabelle ben stilate, e i cocktail party organizzati dalle fondazioni filantropiche si tengono a debita distanza, pur di non denunciare il pericolo. Né dati, né statistiche, insomma, il binomio immigrati-malattie non esiste e non deve esistere. Soprattutto in un momento storico dove il colpo di frusta del suddetto binomio non è proprio previsto.
A rendere un tantino paradossale il contesto, però, ci pensano come sempre i fatti, come il moltiplicarsi di seminari in contesti medico ospedalieri che cercano di monitorare la situazione perché “i migranti pongono una questione di sanità pubblica ineludibile” (Francesco Blasi presidente della Società italiana di pneumologia). Di tanto in tanto salta fuori qualche numero, come gli oltre duemila casi di scabbia e i 38 di tubercolosi che rientrano nel bilancio 2016 dei centri di accoglienza di Milano. Ma per il resto c’è mancanza di una metodologia sistematica per la raccolta dei dati che, dove disponibili, risultano stravecchi. La questione della diffusione di malattie legate all’immigrazione è stata ormai liquidata dalla versione offerta dai vari pulpiti altisonanti e che coincide con un’unica sentenza: partono sani e se è vero che si ammalano, è colpa del clima insalubre italiano, o più in generale, occidentale, e delle condizioni di vita in cui si vengono a trovare.
Addirittura il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, ha dichiarato che gli immigrati che arrivano nel nostro Paese sono in generale “in buona salute” e sono “più vaccinati degli italiani”, sia perché in molti Paesi le coperture sono più elevate sia perché “li vacciniamo all’arrivo”. Se le cose stessero così, perché partono? E perché ogni migrante ospitato nei campi viene vaccinato contro la difterite, il tetano e la poliomielite se, come gli antivax da una vita ci raccontano, queste malattie in Italia sono praticamente estinte da tempo? E invece non vengono vaccinati contro l’epatite B, siccome in gran parte dei Paesi di provenienza dei migranti è endemica.
Ci sono, poi, i giornaloni, sempre made in Italy, che raccontano l’altra storiella per cui, più che malati, gli immigrati, sono traumatizzati. E via a ruota libera sulla xenofobia, il razzismo e i dati che sono solo allarmismo e niente più. E’ più facile con il buonismo eludere la questione piuttosto che fotografare il momento storico con onestà intellettuale e denunciare i danni di una scellerata politica immigrazionista.
Lorenza Formicola
Sorgente: Migranti e malattie infettive, il legame c’è ma dirlo è tabù | l’Occidentale
31/07/17
ARDEA (RM) - Marina di Tor San Lorenzo
In un post del 5 giugno 2017, pubblicato su FB, si segnalava il malfunzionamento di un semaforo (Vd. foto) che metteva a rischio l'incolumità di pedoni ed automobilisti.
Il semaforo in questione fu installato alcuni anni orsono sul Lungomare degli Ardeatini, più precisamente a lato dell'ingresso dello stabilimento balneare Calypso e della fermata Cotral per i mezzi provenienti da Roma da un lato, ed allo sbocco di via Alessandria e della fermata Cotral per i mezzi provenienti da Anzio sull'altro ... un semaforo importante quindi, ed assolutamente necessario considerato il via vai dei bagnanti, elevato nel periodo estivo, e dei cittadini in arrivo e partenza, utilizzatori della nota società di servizio pubblico.
Peccato però non abbia mai funzionato, e questo nonostante i ripetuti reclami indirizzati alle forze dell'ordine e agli organi preposti alla sicurezza, a nulla valse nemmeno un esposto siglato da numerosi cittadini, presentato e protocollato presso la casa comunale.
Ora accade che nei primi mesi del 2017, complice forse l'approssimarsi dell'appuntamento elettorale, il semaforo viene reso operativo, in modalità sempre verde per gli automobilisti, e con pulsante di prenotazione all'attraversamento per i pedoni, installato su ambedue i pali.
Indubbiamente un passo avanti per i pedoni, non altrettanto per gli automobilisti in uscita dal Calypso o da via Alessandria che nulla avevano a disposizione per prenotare l'immissione sul Lungomare degli Ardeatini, inconveniente che veniva comunque ben accettato .. l'incolumità dei pedoni, spesso mamme con al seguito bambini e carrozzini, era assicurata.
A maggio uno dei pulsanti per la prenotazione del passaggio pedonale, quello lato mare, viene danneggiato, probabilmente da un auto in manovra. I villeggianti in uscita dal Calypso e i passeggeri dell'autobus che giunge da Roma non disponendo più del pulsante, hanno sempre il rosso mentre le automobili che sopraggiungono, quasi sempre a velocità sostenuta, hanno sempre il verde. Si creano quindi situazioni di estremo pericolo che mettono a rischio l'incolumità dei pedoni per cui vengono
informati i carabinieri di Tor San Lorenzo e la Polizia Locale ... rispondono che segnaleranno.
Ma passano i giorni e nulla accade, fino al 6 luglio quando finalmente, grazie anche all'interessamento di alcuni amici, il semaforo diventa operativo.
Un sollievo per tutti che dura solo due giorni perché inspiegabilmente il semaforo cambia spesso modalità di funzionamento .. sempre lampeggiante; funzionamento manuale; automatico; o sempre rosso per pedoni ed autovetture. Si scopre che la colonnina (Vd. foto) dove é alloggiato il quadro comandi (Vd. foto) é accessibile a tutti in quanto non é chiusa a chiave e qualche cretino la apre e cambia le impostazioni.
In un paese normale il personale tecnico addetto avrebbe impostato la modalità ritenuta più idonea dall'ufficio comunale addetto alla sicurezza, e avrebbe chiuso per evitare ulteriori manomissioni o irreparabili danneggiamenti........... in un paese normale.Invece viene tolta l'alimentazione, problema risolto, e da circa 20 giorni il semaforo è completamente spento.
A questo punto nemmeno vale la pena di stare a commentare su quanto poco sembri valere per qualcuno la sicurezza e la vita dei cittadini .... solo un'amara considerazione, che spero il tempo dimostri errata:
Cambiano i colori, cambia la bandiera, ma il vento sembra soffiare sempre nella stessa direzione.
#Ardea #MarinadiTorSanLorenzo #LungomareDegliArdeatini
#marinadiardea
27 luglio 2017
21/06/17
Rifugiato a chi
Si scrive “sensibilizzazione” sebbene Luc Boltanski, sociologo francese e autore peraltro del “nuovo spirito del capitalismo”, chiamava questo scempio “lo spettacolo del dolore”:
una sorta di marketing della miseria per raccogliere donazioni, un
universalismo astratto per mascherare inerzia e individualismo, una
politica della pietà per pulire la coscienza degli Stati occidentali,
uno spettacolo macabro sbattuto sulle prime pagine dei giornali e sui
canali televisivi per coprire i veri colpevoli. Il confezionamento di
questa celebrazione globale – che durerà fino al 19 settembre e i cui
risultati saranno presentati all’Assemblea generale dell’ONU a New York –
è organizzata ai minimi dettagli. C’è un intero star system che
va da Ben Stiller fino ad Alessandro Gassmann passando per Angelina
Jolie e George Clooney, che invita le persone a sostenere col sorriso (e
con una donazione) questa campagna “epocale”. Tutti a raccontare le conseguenze della guerra (il già visto) ma le cause (il non detto) non vengono nemmeno menzionate.
Engagez Vous il blog di Sebastiano Caputo
20 giugno 2017
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