Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via email all'indirizzo edomed94@gmail.com Saranno immediatamente rimossi. L'autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.


Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

11/12/15

Dossier commissionato dalla Difesa: Chaouki (Pd) tra i “leader islamici radicali”


Khalid Chaouki, deputato Pd di origini marocchine, compare in un dossier del ministero della Difesa sul radicalismo islamico. Inserito anche lui, insieme con gli imam accusati di sostenere il jihadismo, tra i «leader e figure sociali radicali».


chaouki


Lo studio è intitolato «Dossier sulla comunità islamica italiana: indice di radicalizzazione» ed è stato realizzato da Michele Groppi. Il ricercatore, incaricato dal Centro militare studi strategici (Cemiss), ha tradotto e ampliato una ricerca condotta nel 2011 dall’International institute for counter-terrorism (Ict) dal titolo Islamic Radicalization Processes in Italy.
Dopo una attenta analisi sul jihadismo nostrano e sul ruolo delle moschee e dei centri islamici nel processo di radicalizzazione, il rapporto concentra l’attenzione sui personaggi pubblici musulmani considerati pericolosi a vario titolo. In Italia scrive l’autore è crescente «il numero di leader sociali e religiosi (che) predica versioni wahhabite e salafite dell’islam, odio razziale, intolleranza religiosa e promozione della jihad». Il nome del deputato democratico appare in compagnia di altri noti esponenti del mondo musulmano, come Hazma Roberto Piccardo (ex segretario dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche italiane), Luigi Ammar De Martino (presidente dell’organizzazione sciita Ahl Al-Bait) e Abdur-Rahman Rosario Pasquini (vicepresidente del Centro islamico di Milano e Lombardia).
Choauki viene inserito tra i leader politici radicali solo nell’ultima versione del dossier, pubblicata quest’anno e aggiornata «al dicembre 2014». Quando il ministero della Difesa, per mezzo del Cemiss, ne richiede la versione italiana, Groppi ritiene infatti necessario nominare anche il deputato Pd. «Nonostante le sue numerose affermazioni contro il terrorismo e l’intolleranza religiosa si legge nel rapporto il signor Khalid Chaouki nel marzo del 2013 suscitò numerose polemiche per aver sponsorizzato, attraverso la sua pagina Facebook, la canzone di un rapper anche lui marocchino, Ius Music, inneggiante alla violenza e al terrorismo, anche contro gli italiani».
Ne abbiamo parlato qui il 3 luglio 2014 e il dossier riprende parte nostro articolo con il link, ndr
«Per di più continua il dossier il deputato sarebbe anche comparso nel video della canzone in veste di un preside severo che punisce, umiliandolo, un bambino italiano per aver scritto sul muro a scuola». Storie già note, considerato che come precisa l’autore «lo studio è stato condotto interamente sulla base di fonti pubbliche, prelevate da testate giornalistiche e siti web». Ma non può non stupire la presenza di Chaouki in quella lista. Soprattutto se si considera che la ricerca è stata di fatto finanziata dal governo.
Per qualche motivo che non è difficile, ahinoi! immaginare, il documento, una volta disponibile online sul sito della Difesa, risulta ora oscurato e per ottenerlo è necessario rivolgersi direttamente al Cemiss.
In via precauzionale, il ministero tiene a precisare che «quanto contenuto negli studi pubblicati riflette esclusivamente l’opinione del ricercatore e non quella del ministero della Difesa». Eppure, secondo lo statuto, è proprio il ministro Roberta Pinotti a nominare il direttore del centro studi e a presiederne il Comitato scientifico. Quello stesso comitato che ha finanziato questa ricerca con l’intento di aiutare le forze di sicurezza italiane, redigendo «un elenco dei leader pubblici e religiosi che, in maniera diretta o indiretta, sposano idee estremiste e sostengono il terrorismo». E che ha classificato Chaouki tra gli esponenti islamici radicali.

fonte  il Giornale

11 dicembre 2015 - http://www.imolaoggi.it

10/12/15

Il Leopardo e il Drago

Iran's President Rouhani shakes hands with his Chinese counterpart Xi before the opening ceremony of the CICA summit in Shanghai 


Introduzione

Quando il mondo si trova ad affrontare una crisi economica strutturale, l’attuale potenza mondiale egemone si esaspera a reggere la propria autorità in ogni modo possibile. Per sovrastare la futura egemonia della superpotenza del blocco cino-russo la supremazia occidentale ha già posizionato numerose dirigenze militari e mediatiche. Uno dei motivi principali dell’attuale crisi mediorientale è il piano occidentale volto ad interrompere il progetto Cintura della Via (OBOR) per collegare Asia ed Europa con la Via della Seta o rotta dei trasporti cinese. Se il progetto altamente ambizioso dell’OBOR si materializza, la Cina sarà al centro della scena egemonica globale. Ma l’occidente non lo vuole proprio, fingendosi ancora l’unica autorità del mondo. Così, ha adottato la nuova idea del Caos e Domina per affrontare i blocchi alternativi, e le guerre in Medio Oriente sono dei buoni esempi della politica globale occidentale del Caos e Domina. Alla fine, le guerre nel Medio Oriente respingono il sogno cinese dell’OBOR per un periodo di tempo incerto. Nel frattempo, tali agitazioni e guerre spingono la strategia asiatica cinese a collaborare di più con i vicini di Asia occidentale, Asia centrale, Asia meridionale e Sud-Est asiatico. Sappiamo che il blocco delle potenze cino-russa non è abbastanza sicuro nelle regioni dei Paesi confinanti, dove l’egemonia occidentale aguzza la vista. E’ chiaro che da poco gli strumenti geostrategici occidentali hanno iniziato le provocazioni diplomatiche in luoghi storicamente e politicamente sensibili presso Cina e Russia. Vi sono crescenti trepidazioni nei vicini sul Mar Cinese Orientale e Mar Cinese Meridionale per le divergenze sulle acque della regione. L’occidente è intervenuto in questi conflitti regionali con la copertura della libertà di navigazione. Per evitare guerre indesiderate con i vicini e la presenza occidentale, la Cina è sulla difensiva e diplomatica. E’ vero che, se scoppiasse una guerra, l’occidente ne sarebbe poco colpito. D’altra parte, milioni moriranno in Asia per una guerra indesiderata. La Cina sa bene che può evitarla proseguendo il suo piano Cintura e Via, garantendosi la sicurezza dagli alleati asiatici sostenitori del progetto OBOR. In questo caso, la comparsa di nuove partnership tra due o più potenze regionali asiatiche potrebbe avere un’enorme influenza geopolitica nel stabilizzare il piano OBOR, arrestando indirettamente il monopolio geo-strategico occidentale in Asia meridionale e nel Sud-Est asiatico. E’ evidente che Cina e Iran si uniscono su una piattaforma da cui possono incrementare la reciproca influenza diplomatica in Asia e svilupparsi economicamente con l’idea dello mutuo sviluppo col progetto OBOR.

Le relazioni storiche tra Cina e Iran
La relazione storica tra la Cina e Iran ha quasi 2500 anni. Le relazioni diplomatiche, culturali ed economiche tra le culture della Cina e del Grande Iran risalgono a tempi antichi, al 500 a. C. Ci furono interazioni culturali ad alto livello tra Parti e dinastia Han, e tra impero sassanide e dinastia Tang. E anche in quei tempi antichi la Via della Seta era il principale collegamento tra le due civiltà. Durante il periodo Parti-Han, la Via della Seta svolse un ruolo fondamentale nelle interazioni culturali e commerciale, contribuendo a stabilire ambasciate diplomatiche. Parti e Han avvicinandosi si conobbero bene, poi il buddismo si diffuse dalla Cina alla terra dei Parti, dove i monaci buddisti della civiltà indiana giunsero. Nel periodo sassanide, il rapporto si sviluppò in associazioni culturali ed economiche. Ad esempio, i sassanidi ebbero 13 ambasciate in terra cinese, e avevano rapporti commerciali terrestri e marittimi; entrambi gli imperi collaborarono per darsi misure di sicurezza per proteggere la Via della Seta da banditi, in particolare i turchi. Alla fine, l’invasione arabo-musulmano (abbaside) dell’Iran danneggiò lo storico rapporto diplomatico sino-persiano. E, dopo qualche decennio dall’ascesa al potere islamica, una guerra fu combattuta tra queste due civiltà amiche. Dopo che la guerra fu vinta dal califfato abbaside dell’Iran, il rapporto migliorò tra tumultuosi cambi diplomatici. Furono di nuovo amici. Nel corso dei secoli svilupparono partenariati economici e strategici. È interessante notare che entrambi i Paesi si riscoprirono nel secondo dopo-guerra, quando la Cina subì i cambiamenti sociali, politici ed economici della rivoluzione cinese. La Cina mantenne buoni rapporti diplomatici con la dinastia Pahlavi e il rapporto non mutò neanche con la rivoluzione iraniana del 1979. In seguito, entrambi i Paesi rivoluzionari apparvero per lo più interessati a un approccio reciprocamente vantaggioso.

I rapporti economici e commerciali tra Iran e Cina
La loro relazione economica si basa principalmente sul petrolio dell’Iran, che possiede la seconda maggiore riserva di petrolio del mondo. Negli ultimi dieci anni, la Cina ha firmato diversi accordi per 120 miliardi di dollari con l’Iran. L’80% delle esportazioni iraniane verso la Cina è composto da petrolio, rendendo l’Iran il terzo maggior fornitore di greggio della Cina. L’Iran fornisce quasi un milione di barili di greggio al giorno alla Cina. Negli ultimi due anni la Cina ha aumentato la domanda di petrolio di quasi il 50%. Diversi giacimenti di petrolio sono sviluppati in Iran da imprese cinesi. Ora, la Cina aiuta l’Iran a esportare petrolio e gas dai porti iraniani sul Mar Caspio e del sud in Europa e Asia. Sembra che la diplomazia cinese verso l’Iran sia stata articolata dalla politica energetica fin dai tempi in cui la Cina divenne importatrice di petrolio, nei primi anni ’90. Escludendo il petrolio, la Cina è un mercato enorme per le esportazioni petrolchimiche iraniane come il metanolo. Le aziende cinesi negoziano un accordo da 5 miliardi di dollari con l’Iran per creare l’impianto di metanolo nella città di Mahshahr. Più di 70 aziende cinesi sono attive in Iran, avendo già investito su metropolitana, dighe, pesca e cementifici a Teheran, mentre l’Iran ha sostenuto l’ascesa della Cina con minerali molto ricercati: carbone, zinco, piombo e rame. Il commercio tra i due Paesi riguarda anche attrezzature energetiche, minerarie e dei trasporti assieme ad armamenti e beni di consumo come elettronica, ricambi per auto e giocattoli. Anche se i consumatori iraniani non sono molto soddisfatti dalle merci cinesi più economiche, il valore degli scambi tra i due Paesi raggiungerà i 100 miliardi di dollari in pochi anni. Con un accordo da 13 miliardi di dollari, la Società per l’Edilizia e lo Sviluppo dei Trasporti iraniana, in collaborazione con la Cina, costruirà una rete ferroviaria da 5300 chilometri di otto tratte.

Rapporto politico e sociale tra Cina e Iran
I temi ideologici condivisi dell’antimperialismo e del terzomondismo hanno contribuito a suggellare il rapporto tra i due Paesi, alleandosi per controbilanciare Unione Sovietica e Stati Uniti durante la Guerra Fredda. Una volta che l’URSS firmò il Patto di amicizia sovietico-indiano, il rapporto divenne un sistema per contrastare la crescente influenza sovietica nel Golfo Persico. Ma rimaneva una certa distanza tra il regime di Mao e quello dello Shah per l’ideologia. Lo Scià era vicino agli Stati Uniti, mentre Mao era un comunista. Non appena lo Scià fu rovesciato dalla rivoluzione islamica, la Cina subito riconobbe il nuovo governo, il 14 febbraio 1979. Ma la Cina si trovò in una situazione difficile nella guerra Iran-Iraq degli anni ’80 dato che entrambi i Paesi erano alleati della Cina. La Cina fu abbastanza intelligente da rimanere fuori dal conflitto e spingere per una soluzione diplomatica del conflitto. Ma la crescente cooperazione della Cina con Israele e Stati Uniti ebbe scarsa influenza sulle relazioni Cina-Iran. Tuttavia, entrambi i Paesi furono colpiti dai giovani liberali. Come nel resto del mondo, gli iraniani avevano un’ammirazione profonda per la crescita cinese, e l’Iran rispetta e apprezza il contributo cinese verso l’Iran. Da alleato storico, l’Iran è stato accolto come membro fondatore dell’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) della Cina. Ci fu una discussione sull’adesione dell’Iran a membro a pieno titolo della Shanghai Cooperation Organization, dove l’Iran ha la posizione di osservatore. L’Iran è tributario della Cina nella diplomazia con le Nazioni Unite, in particolare del potere di veto cinese nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La Cina ha rifiutato di sostenere l’embargo sulle armi delle Nazioni Unite contro l’Iran e si è astenuta da molte proposte di sanzioni degli USA. Ma la Cina sostenne le sanzioni del 2010 delle Nazioni Unite contro l’Iran, causando qualche tensione e ritorsioni dall’Iran sull’insurrezione musulmana in Cina. Poi, la breve tensione tra i due Paesi fu considerata un piccolo incidente di percorso sulla rotta politica. Le società cinesi e iraniane espressamente riconoscono reciprocamente l’orgoglio nazionale e l’identità storica dei moderni Stati discendenti da antiche civiltà. Nonostante l’aspetto psicologico e la contrazione dei contatti dopo la rivoluzione cinese nel 1949, le interazioni sociali e politiche ripresero dal 1960. Ad esempio, l’Iran sostenne l’azione dello Stato cinese a piazza Tienanmen e la Cina condannò l’attacco degli Stati Uniti a un aereo passeggeri iraniano. Ultimamente l’Iran vive l’introduzione di ristoranti cinesi nella sua vita culturale.

La cooperazione militare e nucleare tra Iran e Cina
Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, le potenze occidentali cercarono di controllare la potenza militare cinese e le relazioni strategiche militari dell’Iran. Nonostante gli avvertimenti occidentali, la Cina avrebbe aiutato militarmente l’Iran addestrando gli alti ufficiali su sistemi all’avanguardia, fornendo supporto tecnico, acciai speciali per la costruzione di missili, tecnologia per lo sviluppo missilistico, costruendo una fabbrica di missili e con una serie di test. Ci furono indicazioni che la Cina aiutava l’Iran a sviluppare armi convenzionali avanzate, tra cui missili superficie-aria, aerei da combattimento, sistemi radar e motovedette lanciamissili. L’Iran gioca un ruolo fondamentale nell’aiutare la Cina ad influenzare il Golfo e non solo, data la posizione strategica dell’Iran tra Mar Caspio e Golfo. Tuttavia, Teheran garantisce la sicurezza dell’approvvigionamento di petrolio della Cina ed offre contemporaneamente alla Cina una fonte di petrolio ad occidente dello Stretto di Hormuz. Queste considerazioni tattiche così appaiono nell’attuale collaborazione militare tra Cina e Iran. Il 20 settembre 2014, la 17.ma Squadra di scorta della Marina cinese attraccava nel porto di Bandar Abbas, nel sud dell’Iran, per la prima visita. Poi Cina e Iran parteciparono all’esercitazione militare congiunta nel Golfo Persico Velayat 3. La Cina e i partner iraniani affermano la strategia cinese dell”andare ad ovest’ e le future attività della Cina comprenderanno aree come Oceano Indiano e Golfo Persico, fonti marittime dell’approvvigionamento energetico della Cina. La Cina ha anche costruito il primo reattore di ricerca nucleare dell’Iran e poi fornito altri quattro reattori. La Cina ha aiutato l’Iran a costruire il suo impianto di arricchimento di esafluoruro d’uranio vicino Isfahan. L’Iran, con l’aiuto cinese, riavviò la centrale di Bushehr, abbandonata da francesi e tedeschi. Dopo il crollo sovietico, l’Associazione internazionale per l’energia atomica aumentò i controlli sulle attività nucleari Iran-Cina. Nonostante le proteste occidentali sul programma nucleare iraniano, ci furono indicazioni che la Cina fosse direttamente coinvolta e aiutasse indirettamente l’Iran nei suoi programmi nucleari. Nel 2005, 7 aziende cinesi furono accusate di aiutare i programmi nucleari iraniani e messe nella lista nera negli Stati Uniti per 2 anni. Ma non finì qui, molti esperti, scienziati e tecnici nucleari cinesi erano già presenti in Iran aiutandolo a continuare i ‘programmi nucleari pacifici’, anche se nel 2010 le sanzioni internazionali contro l’Iran furono sostenute dalla Cina.

Conclusione
La Cina ha sempre bloccato le azioni estreme e dure contro l’Iran durante l’isolamento internazionale di Teheran sui programmi nucleari, per via di considerazioni storiche e strategiche, nonché per interessi economici, dato che i movimenti politici e strategici dell’asse Pechino-Teheran si sono storicamente dimostrati reciprocamente vantaggiosi. La Cina ha bisogno dell’Iran per le sue risorse energetiche e l’Iran ha bisogno del sostegno cinese per la sua ambiziosa egemonia mediorientale. Tuttavia, con la firma dell’accordo nucleare iraniano nel luglio 2015, Cina e Iran sono i vincitori geostrategici dell’ampio riequilibrio contro gli Stati Uniti, controbilanciandone la potenza in Asia occidentale, mentre allo stesso tempo la Cina espande presenza geostrategica ed influenza nella regione. Nel frattempo, l’occidente e i suoi partner regionali vogliono soverchiare il blocco alternativo con diversi accordi commerciali e militari spingendo il blocco alternativo a contrastarlo con una maggiore coesione interna. La partnership strategica tra Cina, Iran e Russia può svolgere un ruolo fondamentale sul futuro commerciale e geopolitico del Medio Oriente, e non solo. Giocando un solido ruolo nel processo di pace e stabilità del Medio Oriente, è giunto il momento per l’Iran di dotarsi di armi nucleari. Solo un Iran nucleare, creando un equilibrio di potere regionale in Medio Oriente, potrà mettere fine alla crisi mediorientale e spianare la via a un futuro di pace e stabilità, creando successivamente fondamenta politiche e piattaforma diplomatica per il progetto OBOR che la Cina prevede nel prossimo futuro.

Iran-China_Map_Asia_Global_Location_Relation

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Ahmed Rajeev South Front
fonte: https://aurorasito.wordpress.com/ 

Hollande, scendi da Marte. I socialisti francesi e la «negazione ideologica della realtà»


Dibattito in Francia sulla disfatta della sinistra. «Si interessano di più al loro paniere bio che ai lavoratori»


«Il paesaggio elettorale della sinistra all’indomani del primo turno delle elezioni regionali assomiglia a un campo di rovine. (…) Gridare “Non passeranno!” non basta più a (…) fermare l’affermazione in profondità nel paese del Front National». Scrive così sul Le Monde Laurent Bouvet, professore di Scienze politiche presso l’università Uvsq, analizzando insieme ad altri politici ed intellettuali quello che il giornale di gauche per eccellenza chiama «Sinistra, le ragioni di un fallimento».

VINCE IL FRONT NATIONAL. Il primo turno delle elezioni regionali francesi, che si è tenuto domenica, ha confermato quello che tanti si aspettavano: il Front National di Marine Le Pen è il primo partito della République. Ha ottenuto il 27,9 per cento dei voti, vincendo in 6 delle 13 regioni andate al voto. L’unione della destra, formata dai repubblicani di Nicolas Sarkozy insieme a MoDem e Udi, è arrivata seconda con il 26,8 per cento dei voti e il partito socialista del presidente François Hollande si è fermato al 23,3. Per sapere chi guiderà le regioni bisognerà aspettare il ballottaggio del prossimo 13 dicembre.

COLPEVOLIZZARE GLI ELETTORI. La gauche ha già invocato il “Patto  repubblicano” e per evitare che Le Pen vinca ha già annunciato il ritiro dei propri candidati da tre regioni, spingendo così i suoi elettori a votare per Sarkozy, pur di vedere sconfitto il Fn. Ma la sensazione è che questa strategia, rigettata dalla destra, stavolta non funzionerà. Perché? Per Bouvet, il voto dimostra tre cose: «Una unità senza realtà politica», come quella del Ps con altri partiti di sinistra e con i Verdi, non ha più senso; «il tessuto locale del Ps sta scomparendo e il fallimento storico della sua strategia di lotta contro il Fn». Infatti, «ripetere sempre gli stessi mantra contro il Fn e colpevolizzare moralisticamente i suoi elettori non funziona più per impedirgli di prendere il potere».

FARE FINTA DI NIENTE. Per il docente, servirebbe una «riflessione profonda sulle ragioni culturali e identitarie che hanno causato la crescita del Fn». Ma prima di tutto, sostiene Aurélie Filippetti, ex ministro socialista della Cultura, non si può più negare la realtà e fare finta di niente affermando che «”non è andata poi così male”. Ascoltando questi discorsi, gli elettori penseranno di contare poco per chi dovrebbe rappresentarli». Ora «il negazionismo non è più accettabile».

POLITICAMENTE CORRETTO. Dove ha sbagliato il partito di Hollande? Per la filosofa e saggista Alexandra Laignel-Lavastine, «le nostre élite intellettuali, politiche e mediatiche devono scendere dal pianeta Marte». Non possono più negare «i problemi posti da una immigrazione di massa di origine extra-europea in assenza di una politica di integrazione, la porosità delle nostre frontiere, la prodigiosa eco dell’islamismo nelle nostre banlieue, così come il comunitarismo, il sessismo, l’omofobia e l’antisemitismo». Il problema è che «ci sono ancora apostoli del politicamente corretto che parlano di “terrorismo cosiddetto islamista”», altri che vedono «nei terroristi assassini delle vittime (delle discriminazioni, della disoccupazione…)», altri ancora che «parlano di “integralismi religiosi” al plurale».

«NEGARE IDEOLOGICAMENTE LA REALTÀ». Se Le Pen vince è perché la gauche, anche sul tema del terrorismo, «nega ideologicamente la realtà, con una logica che «minimizza (i “lupi solitari”), usa eufemismi (i “figli perduti della jihad”), psichiatrizza (“un pugno di squilibrati”), minaccia (“basta con l’islamofobia”) e fa della sociologia (i più sfavoriti, si sa, non possono che massacrare il loro prossimo)».
Non è il terrorismo ad aver favorito Le Pen, ma «questa strategia» negazionista che si suicida non «facendosi carico delle inquietudini identitarie, del sentimento di abbandono e della insicurezza culturale espressa da tanti abitanti del Vecchio Mondo, musulmani compresi».

SINISTRA IMBORGHESITA. Infine, osserva Luois Maurin, direttore dell’Osservatorio delle disuguaglianze, i socialisti hanno perso perché non sono stati in grado di invertire la curva della disoccupazione, che resta alta in Francia. Anzi, «la sinistra “moderna” ignora del tutto le classi lavoratrici (…) perché non capisce niente della società francese. Certo, la sinistra (…) ha sempre in bocca la parola disuguaglianza, quando riguarda l’età, il sesso, il colore della pelle. (…) Poco importano il gap dei salari e la precarietà. (…) Matrimonio omosessuale più flessibilità del lavoro, ecco ciò in cui crede».
Ma questa «ideologia», questa «sinistra imborghesita» non funziona più e così si «disintegra». Il punto non è inseguire il Fn sulla «linea populista», né tornare «alla dittatura del proletariato» cercata ancora dalla «ultraminoritaria» estrema sinistra, né identificarsi con i Verdi, «che si interessano di più al loro paniere bio che ai lavoratori». Deve piuttosto «rinnovare il suo progetto socialdemocratico». Più facile a dirsi che a farsi.

Foto Ansa/Ap

dicembre 9, 2015 Redazione
fonte: http://www.tempi.it 

09/12/15

MARO' IN INDIA: "Monti fece pressioni sui pm per rispedire i marò in India" ... e dietro le quinte si muoveva Passera

Un'altra verità gia conosciu

Rivelazioni choc dell'ex ministro degli Esteri Terzi: "Palazzo Chigi fu determinante. E dietro le quinte si muoveva Passera"


Il pacco regalo è un ordigno a scoppio ritardato. Troppo ritardato. Oramai inutile per i nostri due marò, vergognoso per l'Italia, esplosivo per le coscienze.




Trapassato prossimo e presente si guardano allo specchio. E il riflesso sono menzogne. Quelle di un governo - Monti - che ha ingannato il Paese; quelle di un governo - Renzi - che non ha avuto il coraggio di rivelare (e risolvere) nemmeno questa.
Giulio Terzi, ambasciatore, ex ministro degli Esteri fino al marzo 2013, dopo i perché spiega oggi i retroscena delle proprie dimissioni. Le diede in diretta streaming: non voleva consegnare i nostri due soldati agli indiani. Ma palazzo Chigi lo aveva scavalcato.
Ieri sera, a Radio Radicale, l'allora numero uno della Farnesina, oltre a svelare ha denunciato. Chiedendo l'istituzione di una commissione parlamentare per indagare, soprattutto, auspicando di essere ascoltato dal Copasir.
Mentre Salvatore Girone langue ancora ostaggio di New Delhi per il quarto Natale e Massimiliano Latorre, in patria causa malattia, spera di non venir rispedito laggiù, l'ex ministro racconta delle pressioni ricevute dai pm affinché i due fucilieri tornassero in India tre anni fa, quando si trovavano in Italia - seppur da imputati - per la licenza natalizia. Gli input sarebbero partiti proprio da uomini vicini al premier.
Con la regia occulta di Corrado Passera, al dicastero dello Sviluppo economico. Questione di interessi e business, dunque. «È inspiegabile - accusa adesso Terzi - che organi di monitoraggio parlamentare, comitati che sorvegliano e rispondono all'esigenza democratica di vedere cosa accade nell'ambito dell'intelligence, non acquisiscano la documentazione, che il pubblico non possa essere sicuro che la documentazione venga acquisita».
La retorica domanda è provocatoria: «Come mai non è stata acquisita tutta la documentazione emersa nei mesi scorsi, soprattutto il documento fatto circolare dal ministero della Giustizia sull'impossibilità costituzionale di mandare indietro i fucilieri di Marina per conto del Guardasigilli dell'epoca. O la mail del consigliere politico del Quirinale Stefanini che garantiva sull'opinione del presidente Napolitano favorevole a che i nostri due militari restassero in Italia».
Nell'intervista, confermata a un giornalista de il Tempo alla domanda sul perché ciò non sia avvenuto, l'ambasciatore risponde. «Io non vedo nessun motivo se non quello di coprire alcuni scheletri nell'armadio di personalità politiche e di governo che hanno voluto rimandare i nostri fucilieri in India per considerazioni che sono intuibili, legate agli affari e agli interessi economici ma che non appartengono a una buona conduzione della politica estera e di sicurezza del nostro Paese».
Sul dove Girone e Latorre debbano essere giudicati dovrà pronunciarsi il Tribunale internazionale. Ma mentre il ministro della Difesa Roberta Pinotti lamenta come sia «difficile aggiustare le cose quando nascono male» (anche a dispetto delle perizie nascoste dagli indiani ma che scagionerebbero i due marò), Terzi non si nasconde: prima che venissero estradati «inviai una circostanziata lettera al presidente del Consiglio e ai ministri coinvolti nella gestione della vicenda affinché si potesse - come era stato fatto in altri casi altrettanto delicati - esercitare da parte del governo una sorta di moral suasion nei confronti della magistratura inquirente. Ho la sensazione, anzi qualcosa di più di una sensazione, che questa operazione di moral suasion sia stata effettuata sì, ma all'incontrario».

Ecco il «Terzi» incomodo.

- Mar, 08/12/2015
fonte: http://www.ilgiornale.it 

08/12/15

Ora Marine vede l’Eliseo «È una rivolta di popolo»

RIVOLUZIONE FRANCESE

Front National al 28%. La leader: «Siamo il vento di libertà» Hollande ritira i candidati sconfitti. La Gauche: «È uno choc»


D__WEB
«Si avvicina». Ha un tono quasi rassegnato la prima pagina di Libération con il volto di Marine Le Pen all’indomani del travolgente successo del Front National nelle Regionali francesi. Perché, benché si tratti di un voto locale, l’avanzata dell’estrema destra assume innegabilmente un significato nazionale. Non foss’altro perché, fatta eccezione per i ballottaggi di domenica prossima, non ci saranno altri turni elettorali prima delle presidenziali del 2017.
E così l’Eliseo, da irraggiungibile, è oggi per i lepenisti una partita che può essere almeno giocata. Lo sa bene Marine Le Pen, leader e candidata naturale al più alto seggio nazionale. «Questo voto - ha commentato - è una rivolta del popolo.Noi siamo un soffio di vento di libertà di rinnovamento per la Francia che porteremo avanti rispetto ai nostri avversari».
Poi Marine ha affrontato il tema del ballottaggio, commentando le prime scelte di Hollande che ha deciso il ritiro dei propri candidati nelle Regioni in cui il Partito Socialista è arrivato terzo per lasciar spazio ai «Republicains» di Sarkozy e arginare il Front. «Possiamo dire che se si vota Front National si fanno scomparire i socialisti - ha detto la leader - decidere di ritirarsi dal ballottaggio in alcune regioni, a favore del centrodestra, è una scelta che segna l'inizio della scomparsa del partito di Hollande».
Scelta diversa ha fatto Nicolas Sarkozy. Lui non ritirerà i suoi candidati, non cercherà nessuna alleanza con i socialisti pur di fermare la Le Pen. Dopo aver condotto una campagna elettorale tutto schiacciata a destra per provare a drenare voti dal Front National, accordarsi con Hollande significherebbe darsi la zappa sui piedi. Ma la coerenza non nasconde la grandissima sconfitta subita. Che potrà essere mitigata solo in parte se il centrodestra sovesse ribaltare il risultato in alcune delle sei regioni nelle quali il Front ha conquistato più voti.
Comunque andranno i ballottaggi, nulla potrà cancellare i numeri del primo turno. Il 27,73% del Front National ha fatto impallidire il 26,65% di Sarkozy e il misero 23,12% di Hollande, provocando lo sconcerto degli intellettuali progressisti che ora si leccano le ferite e si chiedono come arginare la marea di destra. Dal canto suo, Marine Le Pen prova a guardare oltre la Francia e a rinsaldare l’asse con gli alleati euroscettici del Parlamento di Strasburgo. Non è stata casuale la carezza data a Salvini nelle ore immediatamente successive allo spoglio: «È una persona molto capace, gli auguro di ottenere il mio stesso successo». Così come è stato indicativo il messaggio lanciato al leader dell’Ukip Nigel Farage che in Gran Bretagna sta conducendo la battaglia per il referendum sull’uscita dall’Unione Europea. «Una Brexit sarebbe meravigliosa, straordinaria, per tutti gli europei che ambiscono alla libertà» ha detto Marine. «La Brexit - ha continuato - sarà oggettivamente l’inizio della fine dell’Unione europea. Io la paragono al Muro di Berlino. Se la Gran Bretagna butta giù una parte del muro, questa è la fine».
Per ora è caduto il muro dei «repubblicani» in Francia. E, da domenica sera, tutto quello che appariva impossibile sembra all’improvviso - che piaccia o meno - molto più a portata di mano. Ha ragione Libération: si avvicina.

Carlantonio Solimene - 8 dicembre 2015
fonte: http://www.iltempo.it/