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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

30/04/20

Avvertimento a Conte, dietro la Cartabia c'è Mattarella ... IL MONITO DELLA CORTE



La critica neppure troppo velata a Palazzo Chigi da parte della presidente della Corte Costituzionale Cartabia. Conte in più occasioni ha mostrato di voler sospendere l’ordine costituzionale e alcuni intravvedono in questo intervento la longa manus di Sergio Mattarella.

Sembra trascorso un secolo, visto che ora siamo in piena pandemia, ma soltanto otto mesi fa l’attuale premier diede vita a un nuovo esecutivo in nome della difesa dei principi costituzionali, contro l’ambizione di Matteo Salvini di ottenere pieni poteri, ritenuta pericolosa per le istituzioni e per la tenuta della democrazia.

Oggi, sia pure in un contesto profondamente diverso e assai più problematico per le sorti del Paese, molti di coloro che contribuirono a dare vita all’attuale Conte bis si interrogano seriamente sulla legittimità dei pieni poteri che di fatto il premier ha assunto.
La legittimazione gli deriverebbe dall’esigenza di accentrare su di sé le decisioni più delicate che riguardano la gestione dell’emergenza, senza passare dal Parlamento, al fine di non rallentare l’emanazione di provvedimenti reputati cruciali per la difesa della nostra salute e dell’economia italiana.

Se questo punto di vista, fino a un mese fa, era assai largamente condiviso, a fronte di una escalation della malattia e delle difficoltà socio-economiche, oggi viene sempre più confutato da chi invece ritiene che questi pieni poteri del premier equivalgano a una sorta di sospensione della Costituzione, non giustificata dall’emergenza Covid-19, che peraltro potrebbe durare a lungo.

Semplificando, se i contagi andassero avanti ancora per mesi, se gli italiani continuassero a fruire di una libertà contingentata ancora a lungo e se le norme di contenimento restassero in vigore per un periodo non breve, non per questo Conte dovrebbe continuare a decidere da solo, adducendo motivi di urgenza. Nel mirino c’è in particolare il suo frequente ricorso all’utilizzo di d.p.c.m., cioè di decreti del presidente del consiglio dei ministri, che lo esonerano dal confrontarsi con il Parlamento, laddove l’utilizzo di decreti legge gli imporrebbe di coinvolgere tutte le forze politiche, al fine di convertire quegli atti in leggi entro 60 giorni.

E’ il punto di vista di Matteo Renzi, che pure ha avuto un ruolo decisivo nella formazione del Conte bis, ed è il pensiero di molti esponenti del Pd, sempre più insofferenti a quella che definiscono, sia pure ancora a bassa voce, una sorta di “monarchia assoluta”. Ma è soprattutto Renzi a non mollare e ad evocare il rischio dello Stato etico, a proposito della prolungata limitazione delle libertà personali: «Non può esistere uno Stato etico che ti fa autocertificare se la tua relazione affettiva è stabile o saltuaria: se nessuno si indigna per questo, significa che abbiamo un problema. La libertà di movimento, la libertà religiosa e tutte le altre libertà non sono consentite da un governo: la libertà viene prima del governo. E se anche rimanessi il solo a dirlo, continuerò a farlo».

Per non parlare delle opposizioni, che sono sempre più scatenate contro il premier, al quale imputano di invocare solidarietà nazionale e spirito di collaborazione, salvo poi ignorare le proposte delle opposizioni e assumere determinazioni in solitudine, addirittura senza condividerle neppure con tutta la compagine governativa.

Se, però, a muovere questi rilievi fossero solo gli avversari politici o qualche alleato, la situazione sarebbe imbarazzante ma gestibile. In realtà il malumore trapela dal Quirinale e da altri organi costituzionali come la Consulta, e allora vuol dire che per Palazzo Chigi sta suonando un vero e proprio campanello d’allarme.

Non sono passate inosservate, infatti, le parole pronunciate in occasione della relazione annuale sulla giurisprudenza costituzionale dalla presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia che, commentando la situazione attuale, ha chiarito: «Non esiste un diritto speciale per i tempi eccezionali e la Costituzione è la bussola anche per navigare per l’alto mare aperto dell’emergenza e del dopo-emergenza che ci attende. La Costituzione non è insensibile alle situazioni di emergenza come recita l’articolo 77 della Costituzione in materia di decreti legge». La Cartabia ha anche ricordato che circostanze analoghe in passato «non hanno portato a una sospensione dell’ordine costituzionale».

Una critica neppure troppo velata a Palazzo Chigi, che in più occasioni ha mostrato di voler sospendere l’ordine costituzionale, mai venuto meno in passato, neppure in anni di lotta armata o di pesantissima crisi economica. L’equilibrio tra i poteri è fondamentale, così come la centralità del Parlamento, che va sempre coinvolto nelle decisioni che impattano sulla vita di tutti i cittadini, tanto più quando è in gioco il godimento di diritti fondamentali come la libertà di circolazione. Nei prossimi giorni si capirà se il premier ha fatto tesoro di questi richiami della Cartabia, dietro i quali alcuni intravvedono anche la longa manus di Sergio Mattarella.

Politica - 30-04-2020
 
fonte: https://lanuovabq.it/it/avvertimento-a-conte-dietro-la-cartabia-ce-mattarella?fbclid=IwAR3aIWNnr2fq2qAWAinlpU6KthQdPSODKi2mCSJQMpenOI9D_dCwEXHQh7g

10/03/20

Il 10 marzo come l’8 settembre


Il 10 marzo come l’8 settembreL’8 settembre del 1943 la parola d’ordine valida per chiunque fu “tutti a casa”. Ognuno la interpretò come meglio voleva ed il risultato fu lo sfaldamento del vecchio stato unitario.
Il 10 marzo del 2020 la parola d’ordine valida per chiunque è “tutti solo ed esclusivamente a casa” e anche in questo caso ognuno la interpreta come meglio crede anche se è difficile prevedere quale possa essere l’effetto di questa sorta di proclamazione di stato d’assedio. Giuseppe Conte, ovviamente, non è Pietro Badoglio. Ma il rischio che grava sulle istituzioni repubblicane non è molto diverso da quello che scattò nei confronti delle istituzioni monarchiche.
Dalla giornata dell’8 settembre scaturì la logica de “la pietà l’è morta”. Da quella del 10 marzo si spera che nasca la logica della pietà per le condizioni della penisola!


fonte: http://www.opinione.it/editoriali/2020/03/10/orso-di-pietra_10-marzo-2020-8-settembre-43-tutti-a-casa-conte-badoglio-emergenza-coronavirus/

06/03/20

Una medaglia per l’esercito dei nonni in lotta contro il Coronavirus






La “leva dei nonni” è stata richiamata a dare una mano coi nipoti. Non sarebbe ora che lo Stato riconoscesse il loro ruolo sociale?


Egregio direttore, in questa situazione di crisi epidemica, tutti, esperti e meno esperti, si stanno preoccupando della salute degli anziani in quanto i più esposti a seri pericoli ove dovessero cadere vittime del malefico Covid 19; le raccomandazioni sono tassative: niente baci, carezze e strette di mano, rispetto dell’area di contatto droplet, evitare di uscire, ecc.
C’è però una categoria di anziani che queste prescrizioni non può permettersi di rispettare: sono i nonni!
Almeno il 50 per cento delle famiglie con figli in età scolastica ha “richiamato” la leva dei nonni (un esercito di almeno 6 milioni) per un babysitteraggio straordinario, per coprire il tempo della prolungata carenza scolastica e per assistere specie i più piccoli nei rapporti telematici con le loro scuole, cimentandosi con mezzi non sempre conosciuti e con nuove definizioni e concetti che mai furono presenti nel linguaggio scolastico d’antan….
Questi le regole d’ingaggio, poi c’è lo spazio aperto del gioco e della convivenza, della complicità e della gioia del rapporto che costituiscono il soldo più prezioso che il nonno riceve in queste situazioni.
E di questo i nonni non si lamentano, anzi molti vi hanno ritrovato un entusiasmo che li ha ringiovaniti.
Rimane però un retropensiero: è pur vero che il frutto della nonnitudine è un dono ai tuoi cari, ma è anche un grande vantaggio per la società. Particolarmente in questi momenti: senza nonni molti figli non potrebbero andare a lavorare creando ulteriori e gravi difficoltà a una situazione economica in progressivo maggior travaglio.
A fronte di ciò lo Stato tace; ai nonni basterebbero dei cenni di ufficiale riconoscimento del valore della loro funzione: un esempio potrebbe essere quello di riconoscere i medesimi vantaggi fiscali già in vigore per i figli per le somme erogate a favore dei nipoti a titolo di spese scolastiche e sanitarie, per spese di alloggi di studi fuori sede, ecc. Oppure riconoscere ufficialmente il ruolo di rappresentanza del nonno, su delega del genitore, negli organismi scolastici, e altro ancora. Questo senza oneri finanziari per lo Stato, ma splendide medaglie civili sul petto dei nonni. Magari oggi ci sono altre cose di cui si deve parlare, ma domani? Magari sì.

Pierluigi Ramorino, presidente associazione Nonni 2.0

Foto Ansa

fonte: www.tempi.it

05/02/20

Il razzismo alla rovescia del Governo


Il razzismo alla rovescia del GovernoI grandi media politicamente corretti hanno bellamente ignorato la notizia che la sassaiola effettuata a Frosinone da un gruppo di ragazzi italiani contro alcuni studenti cinesi era una bufala inventata da un professore. La spiegazione di questa voluta omissione non è l’imbarazzo per dover riconoscere che l’enfasi da loro precedentemente data alla sassaiola, presentata come una dimostrazione lampante del razzismo dilagante in Italia, era stata troppo frettolosa e del tutto ingiustificata. L’omissione non è dipesa dal fastidio di dover riconoscere l’errore commesso, ma da un fenomeno frutto della vulgata politicamente corretta che dilaga nel nostro Paese e che porta chi ne è affetto a comportamenti segnati dal una forma rovesciata di discriminazione etnica e razziale.

Il professore di Frosinone che ha inventato la balla della sassaiola è un esempio concreto di questo razzismo alla rovescia. Nella sua testa gli italiani non possono non essere razzisti a causa delle predicazioni d’odio effettuate dalla destra cattivista. Per cui il fine nobile di denunciare la deriva di chi predica “prima gli italiani” giustifica l’invenzione di una bufala immediatamente trasformata dai media che praticano il razzismo alla rovescia in una dimostrazione inconfutabile del razzismo italico.

Ma il professore che applica la discriminazione ideologica all’incontrario non è un caso isolato. Insieme a lui ci sono anche e soprattutto le massime autorità del Governo. Che nella vicenda del coronavirus si stanno comportando seguendo l’esempio truffaldino del professore ed usando a fini esclusivamente politici le misure imposte dall’esperienza e dal buon senso per contenere l’epidemia.

Il fine politico è risultato fin tropo evidente nella decisione di recuperare gli italiani presenti nella provincia cinese dove il virus provoca i maggiori danni e chiuderli in quarantena a Roma per salvaguardare la loro salute ed evitare l’eventuale diffusione del contagio. Il Governo voleva e doveva dare una dimostrazione di capacità ed efficienza. Ed anche se l’aver lasciato a terra un ragazzo di 17 anni per sospetta polmonite virale ha gettato uno schizzo di fango su questa prova, le pubbliche autorità hanno insistito nello sbandierare ai quattro venti la loro volontà di applicare il “prima gli italiani” nella versione buonista.

Il fine politico del governo razzista alla rovescia è poi diventato lampante nella scelta dei ministri della Salute e dell’Istruzione di condannare la richiesta dei governatori del Nord di applicare una quarantena di 14 giorni agli studenti cinesi rientrati dalle vacanze in Cina sostenendo che la quarantena nordista era il frutto di discriminazione etnica e razziale mentre quella romana era giusta e sacrosanta per ragioni sanitarie.

Anche per il Governo, come per il professore ballista, quindi, il fine giustifica i mezzi. Ma anche il razzismo alla rovescia è razzismo. Anche se è più ipocrita dell’altro!

31/01/20

Il pericolo libico e la passività del Governo italiano


Il pericolo libico e la passività del Governo italianoPortati dalla nave OngOcean Viking” sbarcano a Taranto circa quattrocento persone provenienti dalla Libia. Contemporaneamente giungono, sempre dalla Libia, notizie secondo cui navi turche avrebbero portato a Tripoli armi e munizioni inviate da Ankara in aiuto del governo di Fayez al-Sarraj ed in aperta rottura con la tregua stabilita nella conferenza di Berlino. A rendere ancora più inquietante e drammatico il quadro della situazione libica si aggiungono, infine, le informazioni secondo cui dalla Siria sarebbero arrivati, sempre attraverso il canale marittimo attivato dalle autorità turche, più di tremila miliziani ex Isis a sostegno del governo tripolino che oltre ad opporsi alle truppe del generale Khalifa Haftar potrebbero infiltrarsi tra profughi decisi ad entrare nel nostro Paese.
Di fronte a questa grave evoluzione della guerra in atto in Libia, il Governo italiano appare pericolosamente indeciso a tutto. Apre i porti per non subire l’accusa di scarso umanitarismo senza mettere neppure in minimo conto il rischio che terroristi addestrati alla guerriglia possano mettere piede in Italia. Rimane formalmente al fianco del governo di al-Sarraj in nome di una adesione di principio alle decisioni compiute a suo tempo dalle Nazioni Unite, ma evita accuratamente di trasformare in aiuto concreto questo sostegno suscitando le rampogne e le minacce del governo tripolino. E, grazie a questa posizione formale ma senza conseguenze pratiche, continua a guadagnarsi l’ostilità dichiarata del generale Haftar e dei Paesi che lo sostengono, a cominciare dall’Egitto ed a finire con l’Arabia Saudita e gli Emirati.
Il Governo italiano, in sostanza, non solo non esercita alcun ruolo in un conflitto che si svolge in un’area di interesse vitale per il nostro Paese ma, con la sua assurda passività, riesce perfettamente a rendersi inviso a tutte le parti che si contendono direttamente ed indirettamente il controllo della Libia.
Stabilire che la colpa di una totale assenza di ruolo nelle scenario libico dipenda esclusivamente dalla inadeguatezza di Luigi Di Maio nei panni di ministro degli Esteri sarebbe non solo ingiusto ma anche profondamente sbagliato. Responsabile dell’indecisione a tutto non è solo l’omino della Farnesina, ma anche il titolare di Palazzo Chigi che si preoccupa esclusivamente di apparire sui media e, soprattutto, il Partito Democratico incapace di elaborare una linea di politica estera diversa da quella fissata quando le condizioni libiche ed internazionali erano totalmente diverse.
I pericoli che gravano sull’Italia hanno padri diversi. Ma è bene denunciarli fin da ora!