Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via email all'indirizzo edomed94@gmail.com Saranno immediatamente rimossi. L'autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.


Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

29/11/18

Ad Ardea il caso del sindaco che non vuole i beni confiscati alla mafia


Il sindaco di Ardea Mario Savarese
 
 
Di solito i sindaci fanno a gara per ottenere i beni confiscati alle mafie, non vedono l'ora di tagliare nastri. Lui no: Mario Savarese del Movimento 5 Stelle, sindaco di Ardea dal 2017, stavolta proprio non ne vuole sapere.
Oggi al Viminale, alla presenza del ministro Matteo Salvini, si è svolta la prima conferenza dei servizi per l'assegnazione di ben 490 immobili nel Lazio sottratti dallo Stato alla criminalità organizzata, tra terreni, abitazioni e locali commerciali. Gli enti locali erano invitati a esprimere il proprio interessamento per la gestione di questi beni. Quattordici case si trovano ad Ardea, in via Asolo, una traversa di via dell'Idrovora, a poche centinaia di metri dal mare. Il ministero dell'Interno sarebbe pronto a mettere le chiavi in mano al Comune, ma oggi il sindaco ha deciso di non presentarsi.
«Bisogna chiarire di che cosa stiamo parlando», commenta il Primo cittadino, spiegando la propria versione dei fatti al Caffè. «Si tratta di una palazzina suddivisa abusivamente in 16 appartamenti, attualmente occupata. Più che un vantaggio diventerebbe per la nostra città un onere, un problema sociale». Il sindaco rispedisce al mittente l'accusa di essersi disinteressato: «Abbiamo avuto già due incontri in Prefettura per questi immobili e abbiamo spiegato il nostro punto di vista: una volta sgomberati, non siamo in grado di assicurare che gli appartamenti non vengano occupati di nuovo. Ho serissimi dubbi sulla reale possibilità di usare questi beni in favore della cittadinanza e sono praticamente certo che si tratterebbe, invece, dell'ennesima bomba sociale di cui finirebbe per farsi carico il Comune di Ardea».
È così che, da opportunità, i beni confiscati alla mafia si trasformano improvvisamente in una patata bollente. Un Comune devastato dal punto di vista economico come quello di Ardea, che nel tentativo di risollevarsi ha dichiarato il dissesto finanziario e non ha soldi da investire per restituire ai cittadini una casa tolta dalle grinfie della criminalità, non si presenta al ministero e si rifiuta di tentare un atto di enorme valore civico, che sarebbe quasi catartico per una città come Ardea, recentemente incoronata "regina dell'abusivismo" dai media nazionali. Comunque la si voglia vedere, è un'occasione persa.

“Ecco perché difendere i confini nazionali è essenziale”


Il generale Bertolini striglia la politica: "Non c'è sovranità senza moneta propria e interesse per le Forze Armate"


Il generale Bertolini passa in rassegna le truppe
Il generale Bertolini passa in rassegna le truppe
 
 
 
Un uomo d’altri tempi, che coniuga pensiero e azione. Un simbolo delle forze armate italiane. Il generale Marco Bertolini, in congedo dal luglio 2016 per raggiunti limiti d’età, è un paracadutista e veterano delle operazioni militari all’estero. Ha partecipato a diversi conflitti: nel 1982 in Libano fu ferito e ottenne una medaglia d’oro, dopo di che fu impegnato in ruoli di comando in Somalia, nei Balcani, in Afghanistan, dove dal 2008 al 2009 è stato capo di Stato Maggiore della missione Nato. Oggi il suo sguardo continua a rivolgersi alle questioni che riguardano le Forze Armate italiane e la difesa dei nostri confini nazionali. Lo fa con preoccupazione, perché rileva che negli anni si è assistito a un graduale disinteresse politico nei confronti di aspetti che - come sottolinea nell’intervista ad In Terris che segue - sono determinanti per un Paese che voglia dimostrarsi davvero sovrano.
 
A giugno lei ha preso posizione scrivendo una lettera per ribadire “la centralità della Difesa nella salvaguardia degli interessi e della sicurezza” del Paese. Che riscontri ha avuto sul tema a cinque mesi di distanza?
“Come fatto in diverse occasioni, ho espresso una posizione che è condivisa da chiunque abbia scelto il mestiere del soldato in merito all’importanza delle Forze Armate. Il riscontro è abbastanza deludente. Da parte dei militari, che non possono non essere sovranisti, c’è grande attenzione per alcuni temi che vengono sollevati dal Governo. Almeno una parte dell’Esecutivo è consapevole del fatto che la sovranità si basa sulla disponibilità delle Forze Armate e di una moneta propria. Ma alle parole non si vedono ancora seguire i fatti. Anzi, giunge qualche segnale scoraggiante: l’estate scorsa è stata presentata una proposta di legge per introdurre le associazioni sindacali nelle Forze Armate; il che equivarrebbe, a mio avviso, a una smilitarizzazione di fatto”.

Di cosa avrebbero bisogno le Forze Armate?
“Di investimenti. La Marina ha bisogno di navi. Ma riuscirà a rinnovare la sua flotta, perché negli ultimi tempi c’è stata grande attenzione nei suoi confronti per le operazioni Mar Mediterraneo, Mare Sicuro, Eunavofor Med (operazione Sophia, ndr). C’è poi l’aeronautica, che ha bisogno degli F35, i quali non sono un giochino per far divertire qualche generale, ma mezzi indispensabili per la nostra operatività e la nostra difesa. In caso di bisogno, del resto, non esiste la possibilità di comprare un aereo ed averlo subito a disposizione: stiamo parlando di progetti che necessitano di diversi anni per essere sviluppati, ecco allora che interrompere l’acquisizione di un mezzo è pericoloso. La nostra componente da trasporto ha sofferto problemi di manutenzione spaventosa per molti anni. C’è poi l’Esercito: la forza armata impegnata più pesantemente in questi decenni dai vari Governi, a partire dal Libano nel 1981 per poi arrivare a Somalia, Balcani, Afghanistan, Iraq e ancora oggi in Libano, dove abbiamo 1.100 uomini impiegati. Ma l’Esercito è stato impegnato a spese sue: ha dato fondo a tutte le sue scorte, perché le leggi finanziarie sono sempre state insufficienti. La componente corazzata è ridotta all’osso: abbiamo elicotteri che non hanno ore di volo, cioè non hanno carburante sufficiente per poter essere utilizzati. Abbiamo una scarsità enorme di munizioni. Non abbiamo poi aree addestrative, che sono fondamentali, soprattutto ora che l’Esercito è formato da professionisti, che vanno addestrati tutti i giorni, perché le procedure ed i mezzi militari cambiano continuamente. Per esemplificare con un argomento che mi sta molto a cuore, anche il parco paracadute dei paracadutisti è ridotto ai minimi termini, con materiali ormai prossimi al termine della vita tecnica”.

A cosa è dovuta quella che lei denuncia come una negligenza verso le Forze Armate: a una cultura antimilitarista o alla crisi economica che ha portato i Governi a trascurare le spese militari?
“C’è anche un aspetto economico: si è pensato di tagliare le spese militari considerandole improduttive. Ma non è così: la Difesa dà lavoro e produce ricchezza a tutto il Paese. Ma c’è soprattutto un problema culturale. L’Italia si è illusa di poter fare a meno delle Forze Armate. Si è dato risalto all’art. 11 della Costituzione il quale afferma che l’Italia ‘ripudia la guerra’, mentre è stato dimenticato l’art. 52 il quale sottolinea che ‘la difesa della patria è un dovere sacro del cittadino’. È così che sono nati artifizi linguistici come ‘missioni umanitarie’, ‘bombardamenti difensivi’, ‘operazioni di polizia internazionale’: tutti modi per nascondere il fatto che le Forze Armate fanno la guerra”.

L’Italia oggi è in guerra?
“In Afghanistan siamo alleati del Governo afgano che è in guerra con i talebani. Dunque non siamo in interposizione, ma siamo in guerra al fianco dei nostri alleati. Stesso discorso in Iraq: i nostri soldati sono alleati del Governo iracheno che svolge operazioni belliche. Manca la consapevolezza del compito che le Forze Armate italiane svolgono nei vari teatri di crisi. Se invece ci fosse consapevolezza, si riuscirebbe forse a dotare le Forze Armate di ciò di cui hanno bisogno”.

La difesa dei confini è ancora importante?
“La difesa dei confini è essenziale. Ma va intesa come difesa di ciò che siamo, perché i confini non sono un mero aspetto territoriale. Esistono confini fondamentali di carattere culturale, spirituale, storico, linguistico. Se riducessimo tutto alla difesa di un pezzo di terra, allora svuoteremmo di significato il contenuto di una patria, avallando così il concetto di Ius soli che mira invece a svilire l’identità nazionale. Difendiamo dunque un territorio, ma soprattutto l’italianità. E oggi, nel contesto storico che viviamo, difendere i propri confini significa estendere le proprie azioni anche lontano da casa: bisogna saper difendere gli interessi nazionali all’estero, ad esempio in Africa, dove negli anni sono avvenuti episodi che hanno leso i nostri interessi”.

Fa riferimento alla Libia immagino...
“Sì. Purtroppo quando la Francia ha deciso di bombardare la Libia, l’Italia si è dimostrata remissiva, finendo per subire le conseguenze devastanti di quell’operazione militare: le migrazioni verso le nostre coste, la perdita di accordi commerciali molto importanti, nonché l’instabilità in un Paese che per noi è strategico. Ricordo che noi siamo al centro del Mediterraneo, che oggi è l’area di maggiore turbolenza del globo, dove si affacciano tutte le potenze mondiali: questa posizione ci impone di essere forti, ed essere forti senza avere una sovranità militare e monetaria è impossibile”.

Periodicamente si torna a parlare di esercito europeo. Come valuta questa ipotesi?
“Sarebbe più corretto parlare di forze armate europee. Ma si tratta di un’idea retorica e improponibile. L’Esercito è uno strumento di difesa, ma anche di politica estera. Ebbene, se non esiste una politica estera europea come può esserci l’Esercito europeo? Prima abbiamo parlato della Francia (alla quale va aggiunta la Gran Bretagna), che hanno bombardato la Libia contro i nostri stessi interessi. E ancora: la Francia oggi sta svolgendo un’operazione in Africa con la quale controlla i suoi ex possedimenti coloniali. Sono esclusivi interessi nazionali. Come interesse nazionale francese è il possesso di armi nucleari, Parigi non sarebbe disposta a metterle a disposizione di altri Stati dell’Ue. Ma parliamo anche dell’Italia: la nostra Costituzione prevede che il comandante supremo delle forze armate sia il presidente della Repubblica, proprio perché è un presidio di sovranità. Come potrebbe dipendere da una comunità internazionale?”.

Prima ha parlato di radici spirituali da difendere…
“In quanto italiani, abbiamo una cultura forgiata anche dalla religione, che è elemento comune dalle Alpi alla Sicilia: abbiamo dialetti e alcune tradizioni diversi, ma abbiamo sempre venerato gli stessi santi e costruito le stesse chiese. Questo è un tratto comune fortissimo. Difendere la patria significa quindi difendere anche la nostra visione religiosa, che non può che essere cattolica. Ed è una visione agli antipodi dall’arrendevolezza, è forza: per essere missionari, ad esempio, c’è bisogno di forza. Amare il prossimo come sé stessi è un gesto coraggioso, ardito”.

C’è anche chi ritiene sia incompatibile essere cristiani e militari…
“Sono cristiano, cattolico e mi sento a mio agio come militare. Non vedo alcuna incoerenza. Grandi Papi, come San Giovanni Paolo II, non hanno mai nascosto la loro vicinanza ai militari. Questi ultimi non sono biechi esecutori di violenza senza criterio, ma sono coloro in grado di sacrificare sé stessi per il bene degli altri. Mi sembra un concetto, quest’ultimo, tutt’altro che lontano dai dettami evangelici”.

di FEDERICO CENCI @FedeCenci 

28 novembre 2018


23/11/18

NAZIONI IMPUNITE




Quando sentite la parola compact, mettete mano alla fondina. Ve lo ricordate il fiscal compact, no? Una delle principali tappe di quella marcia forzata verso l’instaurazione del Nuovo Ordine Europeo di cui la pervasiva invadenza della Commissione e la sua ossessione per i nostri conti pubblici costituiscono il frutto avvelenato. Ebbene, adesso in ambito ONU, hanno concepito il migration compact. La filosofia e gli intenti di fondo sono identici anche se le centrali di potere, da cui i due compact promanano, sono diverse. Filosofia: avocare le decisioni relative al destino dei popoli ai vertici di una piramide di burocrazie elitarie che – di quei popoli –  hanno solo la bandiera sul cruscotto. Intento di fondo: accelerare il processo verso la mondializzazione coatta con tanti saluti al concetto di Stato, di nazione, di etnia, di località. Il migration compact è un documento infarcito di sostantivi e aggettivi e avverbi politicamente corretti con cui si sancisce il futuro del pianeta che verrà: assecondare nel modo più ordinato e disciplinato possibile la transumanza di miliardi di esseri umani da sud a nord e da est a ovest, così da favorire l’approdo di questo sconfinato esercito di uomini e donne, in genere sfruttati e privati di dignità e diritti, dagli stati del mondo in cui quei diritti sono misconosciuti agli stati del mondo in cui quei diritti sono garantiti.
L’ONU, in altri termini, vuole imporci per via legale, e attraverso corridoi ben oliati, quella migrazione oceanica e illegale da cui stiamo cercando strenuamente di difenderci. Una difesa, ovviamente, giusta sia per noi che la pratichiamo a fatica (difendendo i nostri confini, il minimo sindacale per uno stato degno di questo nome) sia per coloro – il cui arrivo sulle nostre sponde scoraggiamo – i quali avrebbero tutto il diritto di vivere dignitosamente a casa propria dove ‘casa propria’, en passant, coincide spesso con terre sconfinate e stracolme di risorse.
L’aspetto curioso della faccenda è che l’ONU è composto in gran parte da paesi che violano i più elementari diritti individuali, che torturano e affamano i loro concittadini, che sono complici a libro paga del capitale predatorio responsabile della privatizzazione sostanziale delle terre sconfinate e stracolme di risorse di cui sopra. Eppure, gli stessi paesi, non appena si accomodano sugli scranni del Palazzo di vetro si trasformano in paladini della giustizia e della libertà universali. E pretendono di imporre la colonizzazione delle nostre terre da parte di masse di disperati prodotte proprio da lorsignori, e cioè i paesi che ci fanno la morale. Pensate solo ai governi del Centr’Africa o dell’Africa dell’Ovest, servi succubi della Francia e della sua moneta (il CFA) da cui muove gran parte della manovalanza diretta, via Sahara e Canale di Sicilia, nel nostro Paese. Insomma, parliamo di Nazioni che, da sole, fanno danni. Unite, fanno peggio.

di Francesco Carraro- 23 novembre 2018

14/11/18

Ardea, Neocliti (PpA) a Savarese: “Basta lamentele in tv, è ora di agire”


Il consigliere contro il Sindaco: "La sua una maggioranza di facciata inefficiente"


Ardea – Le continue apparizioni del primo cittadino di Ardea, nelle TV Nazionali e sui periodici della carta stampata degli ultimi tempi, non sono state gradite dal Consigliere di opposizione Raffaella Neocliti (PpA) che, evidentemente, dopo l’ultima intervista televisiva andata in onda questa sera sul canale nazionale “Rai1”, interviene con un sua nota, indirizzata al Sindaco Mario Savarese.
Il Fatto quotidiano (Periodico “Millenium”), La7, Canale5, Rai1…quale sarà la prossima testata giornalistica, emittente televisiva nella quale il Sindaco Mario Savarese presenterà Ardea agli Italiani come il peggior posto dove vivere?
Nelle scorse ore, su “La Vita in Diretta“, un programma in onda su “Rai1“, è andata in scena l’ennesima intervista al Sindaco di Ardea, dove quest’ultimo, evidenziava ancora una volta, che da 70 anni esiste e persiste l’abusivismo sul territorio rutulo.
Nel video reportage, il primo cittadino indica le azioni da fare contro l’abusivismo, parlando di circa 100 edifici da abbattere; porta a spasso gli operatori televisivi ed i giornalisti, a visitare i posti del territorio che sono sopraffatti dal degrado, dimenticando che, probabilmente, le azioni che dovrebbe fare sono altre, ovvero, quelle di prendere la situazione in mano e risolverla, piuttosto che teorizzare su cosa c’è da fare e su chi c’è stato prima di lui.
A questo punto però, una riflessione è d’obbligo. Se lo stesso Sindaco ha dichiarato ‘dissesto’ come può attivarsi per iniziare a sistemare le cose? O meglio, se prima di essere eletto, aveva tutte le soluzioni per far fronte al degrado che oggi, minuziosamente, documentate nei reportage giornalistici, perché già lo conosce da tempo (come da sue dichiarazioni nei social network di prima che venisse eletto), perché ha dichiarato dissesto?
Sapeva già dei tanti problemi che ad Ardea avrebbe dovuto sistemare, o quanto meno iniziare a sistemare. Perché allora non dare adesso un segnale forte alla cittadinanza, cominciando a prendersi la responsabilità, ad esempio, di mettere mano allo scottante, quanto degradante per molte oneste famiglie, stato del Comprensorio dei terreni de ‘Le Salzare’?
Ah, già!!! Non ci sono i soldi…
E allora, cosa si fa? Si va in onda recitando il solito mantra, questa volta con una frase diversa rispetto a quella abituale ‘la colpa è di quelli di prima’, sostituita con ‘ad Ardea sono 70 anni che esiste l’abusivismo’. E intanto…si rimane con un nulla di fatto.
La riflessione successiva è: ‘Ora che tutti conoscono Ardea come l’ha presentata il Sindaco Savarese agli Italiani, di quali vantaggi godrà il territorio’?
Credo che di questo passo, con un ‘biglietto da visita’ del tipo ‘Ardea uguale Mafia’; ‘Ardea uguale Corruzione’; ‘Ardea uguale Abusivismo’; ‘Ardea uguale dissesto Finanziario’; Ardea uguale tante altre cose… e ‘zero interventi’ incentrati sulla risoluzioni reale di tali problematiche, porti solo maggior degrado al territorio e contestualmente, il suo modus operandi, quello del ‘dire senza fare’, condanni il territorio stesso al deprezzamento delle attività economico produttive e del mercato immobiliare, lasciando di fatto, sempre più in mano alla criminalità la città di Ardea, perché in molti, bravi ed onesti cittadini, vorranno andarsene da questo Paese.
E in questa direzione deludente e sempre più disastrata, caro Sindaco Mario Savarese, ci sta portando lei, con la sua incapacità a saper gestire questo territorio ma, con la sua grande capacità di saper evidenziare a parole cos’è che non funziona e cosa si dovrebbe fare e che, puntualmente, per disgrazia dei cittadini, lei non ha ancora iniziato a fare da quando si è insediato sulla poltrona di Sindaco.
Piuttosto, penso che il suo ruolo di ‘prima donna’ da lei recitato nelle trasmissioni giornalistiche televisive, denigrando Ardea oltre misura, sia un modo per spostare l’attenzione dallo “tsunami politico” che state vivendo nella vostra maggioranza, che palesemente è sotto gli occhi di tutti, come lo si può denotare da un rimpasto di Giunta dal sapore di vecchia scuola politica, che serve solo ad accontentare i suoi litigiosi consiglieri
Glielo ricordo ancora una volta, ora c’è lei ed è lei che deve risolvere i problemi, altrimenti, sia onesto con se stesso e invece di far dimettere gli assessori, una volta per tutte dia lei le sue dimissioni e liberi Ardea. Sarebbe l’unica azione degna di nota fatta in funzione dei cittadini, rispetto al nulla fatto fino ad oggi”.

di - 14 novembre 2018 - 6:05
 

04/11/18

Carabinieri: emblema dell’orgoglio italiano





I carabinieri indossano una divisa perché amano il proprio paese, perché credono nel sentimento più profondo che quell’uniforme rappresenta e perché lo scopo piu grande che hanno è quello di servire e proteggere la propria nazione. I carabinieri sono uomini semplici, coraggiosi che obbediscono in silenzio con tanta abnegazione. I carabinieri sono uomini pagati male da sempre ma non protestano, non scioperano si immolano ogni mattina senza che nessuno dica mai loro grazie. I carabinieri sono spesso figli di povera gente, non hanno frequentato l’università ma sanno discernere il marcio dal sano grazie al loro buon senso popolare. Ora in questo paese che si sfascia ogni giorno sempre di più, dove la corruzione dilaga, dove si ruba, ci si ammazza, si spara, si maltrattano gli anziani e i bambini, dove chi è ricco non paga le tasse e chi è povero non riesce neppure a trovare un tetto sotto il quale poter vivere dignitosamente, in questo paese dove anche il mare ha il biglietto di ingresso e dove si hanno perso di vista tutti i valori sani, l’unica pietra solida sulla quale poter concretamente sempre contare sono i Carabinieri. I carabinieri sono nel cuore e sono nella fantasia della gente. La loro mantella nera, la fiamma sul cappello e la striscia rossa sono per i cittadini onesti e per bene rassicuranti. La gente vuole bene ai carabinieri perché sa che se anche dovesse crollare tutto loro saranno sempre immancabilmente presenti. I carabinieri rappresentano il vero orgoglio italiano perché tutti i giorni lottano con coraggio, ma soprattutto senza paura contro le avversità, i soprusi, le angherie e l’iniquità sociale difendendo la gente e l’onestà. A voi va il mio piu sentito ringraziamento, ma anche l’affetto e la stima dei milioni di italiani che lodano il vostro lavoro. Grazie perché tutti i giorni rischiate la vita per difendere la nostra e per difendere la libertà . Grazie perché uscite di casa al mattino guardando negli occhi i vostri figli e le vostre mogli con il rischio, concreto, che quello potrebbe essere l’ultimo bacio o l’ultimo sguardo dato ai vostri cari. Grazie di credere con passione, amore, coraggio ed onestà in quello che fate. Grazie di continuare a crederci, con l’anima più pura, anche se chi dovrebbe difendervi ed onorarvi è il primo a voltarvi le spalle appena ne ha l’occasione. Grazie perché se la gran parte dei rappresentanti dello Stato ha tradito la fiducia di noi italiani, voi continuate a darci la speranza che esita una parte della nazione sana e vogliosa di stare, incondizionatamente, dalla parte integra delle istituzioni. Grazie perché per merito della vostra forza irreprensibile riuscite, in questo momento di crisi, a dare un modello ai giovani. I giovani stanno perdendo di vista i veri valori dell’esistenza, per colpa di una società che pensa quando solamente ad esaltare i delinquenti e perde sempre più di vista di esaltare e difendere gli onesti. Grazie perché giornalmente nella buona e nella cattiva sorte, difendente il tricolore nelle piazze, nelle vie, nei quartieri e laddove la politica ha smesso di tornare. Mentre la crisi ci attanaglia e ci stringe senza tregua voglio dedicare un pensiero di affetto e vicinanza a chi è tutti i giorni al fronte a chi tutti i giorni vive in trincea confrontandosi con il degrado, la malavita la microcriminalità e il malaffare che purtroppo nel nostro paese non si placa lavorando per rendere il nostro futuro un posto sereno. Questo messaggio deve arrivare, sopratutto, ai più giovani. Giovani che devono imparare il rispetto, il valore, l’armonia e la gioia di essere ligi alla legge e alle regole. Vicini ai carabinieri uomini e donne unici con una natura dedita all’immolazione lunga tutta una vita. Cari carabinieri avete gli occhi rivolti verso la nostra storia, decisi a scacciare la paura del domani scegliendo di lottare e di non chinare la testa. Ed e per questo che il mio più sincero sentimento di affetto e la mia più grande ammirazione va a voi, alla divisa che con orgoglio tutti i giorni indossate e alle vostre famiglie. Un pensiero doveroso vola ai figli, alle mogli, ma anche ai mariti capaci di accompagnarvi in questo tragitto. A loro voglio dire che devono essere onorati di avere al loro fianco chi indossa, sul proprio petto, un pezzo del nostro Stato. Quello più alto, quello più sincero, quello che ci rende orgogliosi di essere italiani. Siete l’onore del nostro paese. Ed anche se le istituzioni, che servite con orgoglio e lealtà, vi hanno molte volete tradito sappiate che milioni di italiani sono sempre al vostro fianco e vi stimano provando un sentimento profondo di amicizia e rispetto per quello che fate. Un pensiero va a tutti i giovani carabinieri che si sono appena arruolati e che si arruoleranno ai quali voglio dire: che vi è stato concesso o vi sarà concesso un grande privilegio quello di servire in prima linea lo Stato, le istruzioni e la giustizia. Quello di indossare una divisa che rappresenta la parte più nobile del nostro stato. Quello di difendere la legalità e la dignità dell’uomo ed è un privilegio sopratutto oggi in cui l’idea, il concetto del servire è spesso dimenticato e spesso è stato stravolto nel nostro paese. Essere carabiniere significa anche e sopratutto saper donare alla comunità, saper servire la comunità, saper rischiare per la comunità, saper dare tutto se stessi per la comunità. Se voi ricorderete durante il vostro lavoro e nella vita questi principi e ispirerete il vostro lavoro e il vostro impegno a questi valori voi assolverete il vostro mandato con dignità, con consapevolezza e con grande soddisfazione. La maggioranza degli italiani vi attendono a braccia aperte perché hanno bisogno di voi e perché vi vogliono bene e vogliono bene all’Arma dei Carabinieri. Il vostro impegno non basterà per sconfiggere la criminalità, le mafie e il malaffare perché è indispensabile anche il consenso della gente, che deve iniziare a combattere l’omertà, che deve ritrovare i valori genuini, sacri, ancestrali della società, che deve ritrovare la volontà di difendere la propria dignità e della società in cui vive e che deve ritrovarsi uniti sotto la stessa bandiera e in una unica patria. Questo è anche il vostro compito sapere trasmettere questi valori alle persone con le quali vi troverete ad interloquire. Io credo che sia giunto il momento perché lo stato e i cittadini camminino insieme ed e proprio questa certezza che ci deve dare e che ci deve trasmettere fiducia nel futuro, fiducia nello stato, fiducia nelle istituzioni e fiducia in noi stessi perché la patria ha bisogno di ciascuno di noi. Fino a che la patria potrà contare su giovani carabinieri con le facce pulite l’Italia potrà continuare a sorridere e a sperare in un futuro migliore. Ai giovani carabinieri va il mio piu sincero e sentito augurio perché l’entusiasmo, lo spirito che anima ciascuno di voi possa illuminare tutto il cammino della vostra vita e sappia regalarvi solo gioie e soddisfazioni. Sappiate che rappresentate l’orgoglio più sano, piu puro e più sincero del nostro stato e del nostro paese. Sappiatelo onorare tutti i giorni con decisone ed onesta. Grazie a voi e alle vostre famiglie e che Dio vi benedica e che benedica l’Arma dei Carabinieri. 

Vi voglio bene.

di Andrea Pasini - 3 novembre 2018