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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

08/05/17

Legittima difesa "Arriveranno di giorno"



Arriveranno di giorno

Incredibile ma vero, potremmo essere l’unico Paese al mondo con una legge sulla legittima difesa e fasce orarie come per le bollette dell’elettricità. La notte un peso e una misura, il giorno una diversa; dunque tutti quelli che abitano nelle zone isolate, nelle ville o nei casolari, nelle aree rurali, saranno esposti più degli altri.
Insomma, una legge che stabilisce cittadini di serie A e di serie B, perché nei grandi centri abitati, nei palazzi, nei condomìni urbani, il pericolo viene di notte, in aperta campagna c’è 24 ore su 24. Roba da non credere cosa riesca a produrre il nostro Parlamento pur di cedere all’ipocrisia di chi fa finta di non capire e vedere quale sia la realtà.
Come se non bastasse, la legge in corso di approvazione insiste nel rimettere alla discrezionalità del magistrato il motivo di un contendere che non può essere valutato a bocce ferme. Va da sé, infatti, che lo stato emozionale di un povero cristo minacciato e attentato in casa sua non può essere riconducibile a nessuna Scala Mercalli del sentimento. Non c’è legge, infatti, che possa obbligare chi subisce una rapina con i metodi che conosciamo e in casa propria, a mantenere lucidità, freddezza, razionalità, in misura e dosi prestabilite.
È la storia dell’eccesso di legittima difesa che, tranne nei casi evidenti e lampanti, è quasi sempre impossibile da valutare fuori dal contesto ed ex post. Succederà con tutta probabilità che i delinquenti, che spesso conoscono le leggi meglio di tanti altri, faranno di giorno ciò che non potranno fare di notte e lo faranno dove si potrà fare.
Insomma, siamo non solo al classico pasticcio all’italiana, ma come sempre al vorrei ma non posso sulla pelle della gente. Qui non si tratta infatti, come abbiamo più volte scritto, di pistole. Noi siamo contrari alle armi in casa, contrarissimi, ma ci si può difendere con qualunque arnese contundente. Si può reagire a una aggressione con un bastone, un coltello da cucina o con la stessa forza delle mani, ma sempre difesa è; dunque, lo ripetiamo, il problema non è la pistola ma la legge.
Una legge che protegga indiscutibilmente chi subisce e metta al riparo i cittadini da ogni possibile cervellotica interpretazione dei fatti. Perché sia chiaro, quando esiste la discrezionalità è sempre possibile che venga applicata oltre il buon senso. Qui nessuno vuole né i giustizieri né i pistoleri, né le sindromi da killer, anche perché la vita è sacra per tutti, ma proprio per questo non si può dettagliare fra chi delinque, aggredisce, violenta e chi sta buono a casa sua. Sulla difesa della casa, della famiglia, dei beni, del proprio corpo, non possono e non devono esserci cavilli ai quali ci si possa attaccare per ribaltare i fatti. Ci sarà un nuovo passaggio parlamentare prima dell’approvazione di questa pessima modifica sulla legittima difesa, in nome del popolo italiano. Gli onorevoli ci riflettano, perseverare sarebbe diabolico.

07/05/17

legittima difesa: "OFFESA AL SENSO COMUNE "

OFFESA AL SENSO COMUNE



 
Legittima difesa, illegittima offesa al senso comune. La vicenda della legge sulla legittima difesa è assai significativa del clima che si respira nel Belpaese: il Pd "Renziano" rappresenta bene ciò che è diventata l'Italia di Roberto Pecchioli  

 
 
Legittima difesa, illegittima offesa al senso comune
 
di
 
Roberto Pecchioli

 
 
 
 

La vicenda del cammino parlamentare della legge sulla legittima difesa è assai significativa del clima che si respira nel Belpaese, nonché dell’impressionante inadeguatezza delle sue classi dirigenti. Tralasciamo, per non scadere nell’avanspettacolo, la questione delle ore notturne, le uniche in cui sarebbe lecito difendersi dalle aggressioni, condotta proibita alla luce del giorno. Il problema è ben più grave, ed è l’illegittima offesa al senso comune arrivata dal governo e dalla maggioranza, ma anche dall’opposizione. La goffaggine e l’inadeguatezza dei legislatori targati PD è tanto evidente che l’unica meraviglia riguarda il numero cospicuo di sostenitori e clienti che hanno partecipato al gioco delle primarie. Esiste una sola spiegazione: quel partito rappresenta più e meglio di ogni altro ciò che è diventato il paese chiamato Italia. A ruota, il personale politico grillino, degno rappresentante dell’Italia del Bar Sport e degli Incorruttibili riuniti. Brodo primordiale, lo avrebbe definito Riccardo Pazzaglia, saggio come possono esserlo soltanto certi napoletani colti.
Cominciamo da Sua Eccellenza il signor Ministro di Giustizia, Andrea Orlando, gran dispensatore di luoghi comuni “de sinistra”. Con il consueto sguardo perso nel vuoto, il custode della giustizia nazionale ha giudiziosamente affermato che “non è bene armare i cittadini”.  Eh, no, signor ministro sprugolino (lui sa che cosa significa), non è affatto bene. Proprio le parole decise e rassicuranti che ci si aspetta dalla classe dirigente di fronte ai problemi. Alla Spezia, la sua città, per descrivere il carattere particolarissimo degli abitanti, dicono che “di Arcola e di Pitelli hanno buttato via i modelli”. Speriamo sia così per lei, dottor Orlando, e magari ci spieghi se è bene che siano armati i delinquenti, se è di destra o di sinistra che troppi rapinino, rubino,sparino, vivano di prepotenze quotidiane e di violenze tanto comuni da non trovare più posto nelle cronache.
Con parole sue, anche di sinistra, ci dica perché il suo ministero non esegua i (rari) decreti di espulsione che emette, per cui, sia pure indirettamente, compagno Andrea, lei ha le mani sporche del sangue di tanta brava gente, come gli assassinati da Igor il Russo dai tanti nomi e profili Facebook. Ci spieghi anche perché milioni di persone, commercianti o semplicemente persone che abitano in zone periferiche, tra cui certamente moltissimi incauti elettori del suo partito, abbiano paura e chiedano di armarsi. Qualche giornalista amico suo, come Mattia Feltri, ha scritto articoli di insulti carichi di razzismo etico nei confronti dei sostenitori della legittima difesa. Passi, il mondo è pieno di leccapiedi, ma lei è un ministro di Stato. I suoi più vicini sodali politici, la sinistra PD ed i transfughi di Articolo 1 (la sovranità appartiene al popolo…) si sono spinti oltre, affermando che la nuova legge è “di destra”. No, non se ne può più di questa segnaletica ridicola ed a senso unico. La bresaola è di destra e la mortadella di sinistra, secondo Giorgio Gaber. Chiudiamola lì e ragioniamo seriamente.
Come sempre, si scontrano concezioni della vita e della convivenza comune molto lontane. Da un lato, lo stravagante impero delle anime belle che odiano le armi e ripudiano la violenza, ma non quella dei farabutti. Dall’altro, ci si limita a urlare a gola spiegata – e non è vero- che la “difesa è sempre legittima”.
Signor ministro sprugolino (che è solo un modo affettuoso di chiamare, tra liguri, uno di Spezia) si è chiesto perché la gente vuole armarsi? E’ convinto che noi, quel 99 per cento che non ha l’auto blu, la scorta o le guardie private, vogliamo davvero quello che voi sapientoni chiamate senza fantasia Far West? Le risulta che bande di italiani normali girino per le strade allenandosi al tiro a segno o minacciando a mano armata, magari mendicanti africani, badanti moldave, camerieri asiatici o parrucchieri cinesi? Non è così, cari abitatori del dorato mondo dei Buoni, dei Giusti e dei Riflessivi. Ci si vuole soltanto difendere da battaglioni di mascalzoni multietnici che spadroneggiano ovunque h.24, non soltanto nelle scure notti in cui regnano la civetta ed il saggio gufo. I cattivi esistono, con buona pace delle suorine ottimiste, e persino nel vecchio West, Wyatt Earp e Doc Holliday arrivarono dopo la banda assassina dei fratelli Clanton.
Ciò che dovrebbe preoccupare anche lei è il disarmo morale del nostro popolo, la sua rassegnazione, l’incapacità di reagire a troppe pessime cose, delle quali la malvivenza è solo una. No, l’indignazione di Orlando e lorcompagni va all’ipotesi che i cittadini si armino. Disarmino i delinquenti, e vedrà che saranno pochissimi a comprare pistole e fucili, e gli appassionati si accontenteranno del Tiro a Segno Nazionale. Ed a proposito, come mai ladri, assassini, rapinatori, grassatori e farabutti vari le armi se le procurano sempre, e con facilità? Forse comprano online, come gli aspiranti genitori che su diversi siti possono procurarsi figli con garanzia ed in offerta speciale. Credeteci, è tutto vero. Magari gli organi del suo benemerito ministero potrebbero occuparsi meno di reprimere le opinioni dissidenti o le baruffe tra tifosi e un po’ di più di stroncare tanti squallidi mercati. Ma già, non è così semplice, nel supermercato mondo. Per le armi ed il loro uso, sappiamo tutti benissimo che l’aspirazione di chi intende difendersi è quella di non doverle mai usare, che diciamo, nemmeno essere costretti a spianarle dinanzi all’aggressore.
Inoltre, dottore Orlando, una relazione tra l’immigrazione incontrollata e la violenza diffusa esiste. Igor non è di Bra, Kabobo non è nativo di Castrovillari e le bande di “latinos” non affliggono l’omonima città fondata da un innominabile dittatore. Un giorno qualsiasi, vada dalle parti di Piazza Brin, nel quartiere umbertino della sua città, e si metta una mano sulla coscienza, verificando, ad esempio, che lo spaccio di droga non è in mano al feroce cartello di Sarzana.
La verità è che in Italia – e non solo- delinquere è una buona scelta di vita. L’immensa maggioranza dei furti non è perseguita, spesso neanche denunciata, solo una minoranza delle rapine si conclude con l’arresto e comunque espiare le pene è molto raro, certo più difficile che usufruire delle mille leggi e circolari per le quali i colpevoli tornano presto in circolazione. Pure gli omicidi godono di attenuanti ed esimenti che limitano molto, per chi viene condannato, la permanenza nelle carceri, un brutto posto, ma prima che a Caino, forse sarebbe il caso di pensare ad Abele. Se la maggioranza credesse nell’efficacia della polizia e nel ruolo della giustizia non ci si armerebbe, poiché il mestiere di delinquente sarebbe rischioso. L’errore è alla base: le costituzioni europee affermano che le pene devono essere rieducative. Vasto, angelico programma che dimentica l’offesa arrecata. Un corretto sistema giuridico considera le pene retributive, ossia il giusto castigo degli errori commessi. Poi, con la giustizia, deve sussistere la grazia, che va meritata con i comportamenti, e chi ha sbagliato una volta non deve essere proscritto o stigmatizzato per sempre. Un proverbio antico consigliava “la prima si perdona, la seconda si bastona”.
In tutta onestà intellettuale, occorre riconoscere che, sulla vicenda, il comportamento del centrodestra non è granché migliore. Solo slogan, poca riflessione, la difesa non è sempre legittima, e la soluzione non è l’iniziativa privata.  La soluzione è il ripristino dello Stato, come autorità, come funzione e prestigio e come spazio comune. Certo, difendere la vita e l’oggetto del proprio lavoro è sacrosanto, ma sparare nel mucchio non è un diritto. La Chiesa cattolica, nella sua saggezza millenaria, pronunciò parole di verità ed equilibrio sin dal Medio Evo. San Tommaso, nella Summa Theologiae, scrisse: “Dall’azione della difesa possono seguire due effetti: il primo è la conservazione della propria vita. Quest’azione non può essere considerata illecita”. Il secondo effetto che l’Aquinate ammette come moralmente accettabile è la morte dell’offensore. Il vigente Catechismo, ai punti 2264 e 2265 riprende identici concetti quasi con le medesime parole del grande domenicano. Vi è di più, a nostro avviso: in molte circostanze, la difesa non è solo un diritto naturale, ma un dovere morale, come sa chiunque voglia proteggere i suoi figli ed i suoi affetti.
Ciò che deve essere fatto è ripristinare l’autorità – innanzitutto morale- dello Stato, l’efficienza delle forze di sicurezza (che vanno sostenute e difese) e pretendere la certezza della pena. Nel ventennio bipolare, il centrodestra è stato al governo per dieci anni. Non ha risolto nulla, né rispetto all’immigrazione, né in merito all’ordine pubblico, che ora è di moda chiamare sicurezza. E’ troppo semplice prendersela con l’avversario politico, che pure ha la faccia e le parole dei mille Orlando. La sinistra è arroccata su vecchie idee giustificazioniste (le colpe della società, vere o presunte povertà, altre baggianate sociologiche), il mito incapacitante del dialogo ad ogni costo anche quando manca qualsiasi codice comune, tutte cose che impediscono una politica della sicurezza. Ma la destra, da parte sua, a parole inflessibile e talora forcaiola con ladri e semplici disturbatori della quiete borghese, è assai di manica larga allorché si tratta di perseguire i criminali in giacca e cravatta, manipolatori di bilanci, truffatori finanziari, corruttori per sistemare affari ed appalti. Il risultato, se ci si permette la semplificazione, è che ciascuno difende i suoi, una mano lava l’altra ed entrambe aiutano i disonesti dii ogni risma.
C’è poi un’altra questione di grande rilievo, ed è il monopolio dell’uso della forza legittima. Da una parte aborrono le armi in mano ai privati, ma, diciamolo, non digeriscono neppure che polizia e carabinieri siano armati, tant’è che è piuttosto comune vedere sul banco degli imputati chi è armato per dovere e servizio. Dall’altra, si fidano così poco degli organi di giustizia, che la maggior parte delle liti tra società di capitali vengono affidate ad esperti perché emettano rapidi lodi e diffondono le imprese di sicurezza private. Ripetiamo, la soluzione è più Stato, ma uno Stato migliore e completamente diverso dal presente simulacro in mano a inadeguati, incompetenti, disonesti.
Le varie componenti della società contemporanea dissentono su tutto, e, come comprese Ortega, si sono trasformate in gruppi reciprocamente ostili, ma una cosa hanno in comune, il fastidio o l’aperto disprezzo per tutto ciò che è ordine, stabilità, certezza, continuità. Ad una cosa potrà servire il dibattito sulla legittima difesa, depurato dagli slogan e dalle urla scomposte delle tifoserie avverse, a recuperare una dimensione smarrita, quello dello spazio “sacro”, privato ed intimo di cui la contemporaneità ci ha espropriato. A nessuno può essere consentito di violare il recinto dei miei affetti, della mia casa, del lavoro che ho costruito, delle mie stesse cose, che amo perché sono mie e le ho volute, proprio quelle e proprio lì. La violenza della nostra società ha diversi aspetti, e la violazione dello spazio personale è una ferita profonda.
Se aggiungiamo l’arroganza dei criminali, non importa se nazionali o di importazione, l’indifferenza e goffaggine delle istituzioni, la rovina a cui può condurre sostenere interminabili battaglie giudiziarie, l’insicurezza latente anche quando saliamo su un mezzo pubblico in tante zone o ci avventuriamo nelle stazioni ferroviarie, il ghigno sardonico di chi spaccia sotto i nostri occhi, minaccia, ruba, toglie tranquillità, si resta sbalorditi della scarsa capacità di reazione del nostro popolo. Forse il fuoco cova sotto la cenere, forse l’italiano medio non è migliore di chi lo governa e apre gli occhi solo quando è colpito personalmente. Forse, semplicemente, non è più un popolo, ma un gregge stanziato casualmente tra le Alpi e il mare. 
Manca il senso e lo spirito pubblico, ma latita anche il senso comune. Ed esiste ancora un senso comune, o la frammentazione sociale è tanto avanzata che non c’è consenso neppure sui fondamenti della convivenza? Per questo anche un tema drammatico come la legittima difesa si è trasformato in un palcoscenico in cui bene e male, giusto e sbagliato si sono confusi e fatti spettacolo. E’ la lunga notte di una civilizzazione stremata, impaurita ma incapace di difendersi per disarmo interiore. Più che la forza, servirebbe la virtù della fortezza.
 
Roberto Pecchioli
 
In redazione il 08 Maggio 2017

fonte: http://www.ilcorrieredelleregioni.it

IMMIGRAZIONE/ONG - " Blackwater Malta, tra mercenari e migranti "






Secondo il giornalista Jeremy Scahill, Zacharias Moussaoui, presunto mancato dirottatore dell’11 settembre 2001, aveva il numero della Blackwater nella sua agenda. Inoltre, la Blackwater fu assunta nel 2002 dalla CIA per creare un’unità di assassini segreta su ordine del presidente Bush, “La mossa fu storica“, affermò il giornalista Evan Wright, “Sembra che fu la prima volta che il governo degli Stati Uniti esternalizzò un’unità di assassini segreta a un’impresa privata”.
Erik Prince, nato in Michigan, costruì la Blackwater alla fine degli anni ’90 grazie all’eredità milionaria da padre, produttore di componenti per auto. La Blackwater Worldwide partecipò a diverse operazioni della CIA, come incursioni clandestine in Iraq e Afghanistan e l’estradizione di prigionieri. La Blackwater ebbe un ruolo centrale nelle operazioni “entra e prendi” in Iraq e in Afghanistan, e nel scortare i voli della CIA che trasportavano prigionieri, fin dal 2001. La partnership tra Blackwater e CIA fu straordinariamente redditizia per la compagnia militare privata della Carolina del Nord. “Èra un rapporto molto fraterno“, secondo un ex-agente della CIA. “C’era la sensazione che la Blackwater fosse divenuta un’estensione dell’agenzia“. George Little, portavoce della CIA, affermò che l’agenzia impiega i mercenari per “migliorare le competenze della nostre forze, proprio secondo la legge statunitense. I contractor permettono flessibilità nelle pianificazione e attuazione delle nostre capacità, soprattutto a breve termine, ma la responsabilità resta nostra“. La Blackwater fu assunta dalla CIA nell’ambito del programma per assassinare i capi di al-Qaida e delle operazioni con i droni Predator in Afghanistan e Pakistan. La Blackwater agiva anche da servizio di protezione delle stazioni della CIA a Baghdad e a Kabul. Inoltre, la Blackwater scortava gli agenti della CIA nei due Paesi, collaborando con le squadre speciali Delta Force e Navy Seal. Secondo un ex-contractor della Blackwater, il coinvolgimento della società nelle incursioni della CIA era “ampiamente noto” ai dirigenti, “Era praticamente continuo, e centinaia di ragazzi vi partecipavano a rotazione“. Una ex-guardia della Blackwater ricordò una riunione a Baghdad nel 2004 in cui il capo Erik Prince incoraggiò il personale “a fare qualunque cosa” per aiutare la CIA. Il Comitato d’Intelligence del Congresso e una giuria federale della North Carolina indagarono sulle attività illegali della Blackwater, tra cui la partecipazione alle operazioni della CIA con l’impiego di armi automatiche M-4 dotate di silenziatori, vietate ai mercenari. Inoltre, i mercenari della Blackwater parteciparono ai voli segreti di estradizione dei prigionieri della CIA, con squadre di 10 elementi che scortavano questi voli tra Polonia, Romania, Egitto, Abu Ghraib, Guantanamo, Afghanistan, Regno Unito, Italia, Francia, Germania e Malta. La CIA negava di aver mai usato la Blackwater per queste missioni di trasferimento dei prigionieri tra le varie prigioni segrete della CIA.


Erik Prince


La Blackwater nel 2000-2006 stipulò contratti da più di 1 miliardo di dollari, e nel 2007 stipulò contratti per 144 milioni di dollari con il dipartimento di Stato degli USA per “servizi di protezione” in Iraq e Afghanistan, oltre ad altri con Guardia Costiera, US Navy e Centro di addestramento federale delle forze dell’ordine. Nel settembre 2007 si scoprì che la Blackwater fu assunta dall’Ufficio del Programma della Tecnologia contro il Narcoterrorismo del Pentagono, nell’ambito di un programma da 15 miliardi di dollari “per combattere i terroristi collegati alla droga“. Secondo Richard Douglas, viceassistente del segretario alla Difesa USA, “usiamo la Blackwater per addestrare la polizia antinarcotici in Afghanistan. Devo dire che la Blackwater ha fatto un ottimo lavoro“. E in Colombia, i mercenari statunitensi ricevettero la metà dei 630 milioni di dollari di aiuti militari annui dagli USA per Bogotà. Oltre ad inviare elementi armati nelle zone di guerra e per l’addestramento militare e di polizia, la Blackwater aveva solide aziende aeree e marittime. La Blackwater in Giappone protegge il sistema di difesa missilistico balistico statunitense e addestra gli agenti del servizio speciale del National Security Bureau (NSB) di Taiwan. Nell’aprile 2006 Prince creò la Total Intelligence Solutions, collegata alla CIA e al gruppo finanziario Fortune 500, i cui compiti sono “sorveglianza e raccolta di informazioni, salvaguardia di dipendenti ed altre risorse chiave“. Washington spendeva 42 miliardi di dollari per assumere agenzie d’intelligence private. La Total Intelligence fu formata riunendo Centro di Ricerca sul Terrorismo, Difesa Tecnica e l’agenzia di consulenza Black Group di Cofer Black, vicepresidente della Blackwater. La leadership dell’azienda raccoglie i capi della “guerra al terrorismo” della CIA dall’11 settembre 2001, tra essi vi sono Robert Richer, ex-vicedirettore associato della Direzione Operativa dell’agenzia, incaricato delle operazioni clandestine. Dal 1999 al 2004, Richer fu a capo della Divisione Vicino Oriente e Asia del Sud della CIA, da dove guidò diverse operazioni clandestine. Era anche il collegamento della CIA con il re giordano Abdallah, alleato fondamentale degli USA e cliente della Blackwater. Infatti, Richer permise alla Blackwater di stipulare un accordo con il governo giordano per milioni di dollari, quasi sostituendo la CIA in Giordania. Il Chief Operating Officer di Total Intelligence è Enrique Prado, veterano della CIA ed ex-dirigente della Direzione Operativa. Per più di vent’anni lavorò al Centro antiterrorismo della CIA e nel gruppo operazioni speciali “paramilitari” della CIA. Prado e Black continuavano a collaborare con la CIA. Altri dirigenti di Total Intelligence sono Craig Johnson, agente della CIA attivo in America centrale e meridionale, e Caleb Temple, proveniente dall’agenzia dell’intelligence della difesa (DIA), dove nel 2004-2006 fu a capo dell’Ufficio delle operazioni d’intelligence della Joint Task Force intelligence-antiterrorismo, operando in tutto il mondo. La Total Intelligence ha un centro operativo modellato sul centro antiterrorismo della CIA. Secondo Black, “Con un servizio come questo, gli amministratori delegati e il loro personale di sicurezza potranno rispondere rapidamente e in tutta sicurezza alle minacce: decidendo quale città è più sicura per un nuovo impianto ed evitando ai dipendenti i danni da un attacco terroristico”. Cofer Black, parlando della Giordania e del suo re Abdullah, affermò in un’intervista che la “Giordania è, a nostro avviso, un investimento molto buono. Ci sono alcune risorse eccezionali. È una regione dove “numerose merci vengono prodotte e funzionano bene“. Secondo Black, la marea di rifugiati iracheni fuggiti dall’occupazione statunitense dell’Iraq era un’ottima occasione, “Abbiamo qualcosa come 600-700mila iracheni passati dall’Iraq alla Giordania che chiedono cemento, mobili, alloggi e simili. Quindi è un’isola di crescita e potenzialità, di certo in quella zona. Quindi mi sembra buono. Ci sono opportunità d’investimento. Non è tutto male. A volte gli statunitensi devono guardare meno TV… Ma ci sono possibilità. Ecco perché è necessario conoscere la situazione e questa è una delle cose che fa la nostra azienda. Fornisce intelligence ed intuizione per rendersi conto della situazione e poter fare i migliori investimenti“.


La Balckwater fu responsabile del massacro di 17 iracheni a Baghdad, nel settembre 2007, che le costarono i contratti con il dipartimento di Stato in Iraq. A seguito di ciò, la Blackwater Worldwide si divise in 31 compagnie di facciata, sotto il titolo collettivo di Xe Services, e con sedi in paradisi fiscali offshore, permettendo alla Blackwater di stipulare ulteriori contratti governativi senza creare scandalo. Il senatore Carl Levin del Michigan, presidente del comitato per i servizi armati del Senato, dichiarò la necessità di “esaminare il perché Blackwater avesse dovuto crearsi decine di altri nomi” chiedendo al dipartimento della Giustizia d’indagare sulla Blackwater, che nel 2010 si era aggiudicata un contratto da 100 milioni di dollari con la CIA per sorvegliarne le basi in Afghanistan. Almeno due società affiliate alla Blackwater, XPG e Greystone, avevano stipulato altri contratti con l’agenzia. Nel febbraio 2008, una filiale della Blackwater, la Constellation Consulting Group (CCG), secondo il suo dirigente Enrigue Prado, aveva “avuto un grande successo nello svilupparsi in Mali, cosa estremamente interessante per il nostro sponsor principale e presto compirà un passo sostanziale grazie a un mio piccolo affare“, e chiedeva alla Total Intelligence di analizzare il “problema del terrorismo nel Nord del Mali e in Niger“.
I genitori di Eric Prince, Edgar Prince ed Elsa Broekhuizen, attraverso la loro Fondazione Freiheit, finanziano il Consiglio per la politica nazionale, una società segreta che a Salt Lake City, il 28 settembre 2010, ricevette l’ex-vicepresidente degli USA Dick Cheney per sostenere la necessità di attaccare l’Iran, la Coalizione cristiana di Gary Bauer, il Consiglio per la ricerca familiare di James Dobson, il Christendom College, l’Istituto per la Politica Mondiale, la Rivista Crisis e la Prison Fellowship di Chuck Colson, ed infine anche i Legionari di Cristo e il Christian Freedom International.


Robert Young Pelton

Nel 2009, a Kabul, un funzionario del dipartimento della Difesa degli USA, Michael D. Furlong, istituiva una rete di spionaggio ed omicidi in Afghanistan e Pakistan composta per lo più da mercenari ex-operativi della CIA e delle Forze Speciali degli USA, azione ritenuta illegale negli USA. Inoltre, il Pakistan vieta l’attività dei mercenari statunitensi sul proprio territorio, ritenendoli un surrogato dei militari statunitensi. Furlong era un addetto alle “operazioni psicologiche” dell’US Army, ed era stato attivo in Iraq e nei Balcani. Nella rete spionistica di Furlong in Afghanistan e in Pakistan faceva parte Robert Young Pelton, un giornalista statunitense che fu assunto assieme a Eason Jordan, un regista televisivo, dai militari statunitensi per gestire un sito web in sostegno all’occupazione dell’Afghanistan. In realtà, il sito era una copertura per ricevere i finanziamenti destinati alla rete di spie ed assassini diretta da Furlong, che aveva assunto sia l’International Media Ventures, un’agenzia di “comunicazioni strategiche” gestita da ex-comandanti delle forze speciali statunitensi, la Delta Force, e sia l’American International Security Corporation, una società di Boston diretta da Mike Taylor, un ex-berretto verde. Tale società aveva tra i dipendenti Duane Clarridge, alias Dewey, un ex-agente della CIA collegato all’operazione Iran-Contra. Taylor si occupò di raccogliere informazioni al confine tra Afghanistan e Pakistan. Nel 2008, Furlong fu incaricato di arruolare società private per raccogliere informazioni sull’Afghanistan, al modico prezzo di 22 milioni di dollari assegnati all’International Media Ventures. Uno dei membri del consiglio di amministrazione dell’International Media fu il generale Dell L. Dailey, ex-capo del Joint Special Operations Command, che sovrintende alle forze speciali degli USA.

Nel 2008 Jordan e Pelton avvicinarono il generale David D. McKiernan, che stava per essere nominato comandante delle forze statunitensi in Afghanistan, per proporgli d’istituire una rete di reporter in Afghanistan e Pakistan allo scopo di fornire informazioni a “clienti militari e privati” statunitensi sulla situazione di “una regione complessa diventata vitale per gli interessi occidentali”. Avevano già diretto un’operazione simile in Iraq, denominata “Iraq Slogger“, che impiegò 700 iracheni per raccogliere informazioni. Jordan propose l’istituzione di una rete simile in Afghanistan e Pakistan, denominata “Afpax”, e finanziata dall’US Army. Jordan disse che si rivolgeva alle forze armate degli Stati Uniti perché l’attività in Iraq fu poco redditizia avendo esclusivamente clienti privati. Descrisse la proposta come operazione di raccolta di notizie non classificate, “tutta open-source“. Quando Jordan fece la proposta al generale McKiernan, era presente anche Furlong, e l’approvarono; Furlong si propose di trovare i finanziamenti per la rete Afpax di Jordan e Pelton. “Quel giorno ci dissero di andare al lavoro“, secondo Pelton. L’ammiraglio Smith, direttore militare per le comunicazioni strategiche in Afghanistan, nel giugno 2009 si oppose al finanziamento di Afpax, scontrandosi con Furlong. “Quello che è successo successivamente non è chiaro”. L’ammiraglio Smith disse che quando rifiutò la proposta di Furlong, questi assunse l’International Media Ventures incaricandola delle comunicazione strategiche dello stesso ammiraglio, ma intanto 15 milioni di dollari assegnati a Furlong scomparvero. “Non ho idea di dove sia il resto del denaro“, disse l’ammiraglio Smith.
Nel 2014 Robert Young Pelton venne assunto dalla MOAS di Christopher Catrambone, quale “consulente strategico”, ovvero per preparare articoli elogiativi sul MOAS da distribuire presso Sunday Times, New York Times, Times, The Guardian, Bloomberg Businessweek e TV. Inoltre Pelton si occupa anche di ricerche sul campo (“intelligence”) sulle condizioni dei migranti in Libia, Myanmar, Bangladesh, Thailandia ed Europa. Pelton alla fine del 2004 fu in Iraq, “embedded” a una squadra della Blackwater. Pelton, come si è visto, fu consulente del comandante dell’ISAF e delle forze statunitensi in Afghanistan (USFOR-A) in Afghanistan, dove propose di armare le tribù afgane per combattere contro i taliban, o meglio renderle autonome dal governo centrale; la stessa ricetta applicata dai neocon in Iraq, con i brillanti risultati visti (nascita dello Stato islamico). E non a caso, lo Stato islamico ha preso piede anche in Afghanistan. Nel 2008 Pelton creò la DPx Gear, per vendere coltelli e materiale da “avventura e sopravvivenza”; la rivista Dangerous, sulla falsa riga di Raids, con articoli sulle sue incursioni in Myanmar, Afghanistan, Somalia ecc. Pelton e Prince si accordarono nel 2006 per stendere un libro, dal titolo “Licenza di uccidere: soldati e armi nella guerra al terrore“, ma nel 2010 i due litigarono su dei diritti editoriali. Nel novembre 2010 Pelton incontrò Prince ad Abu Dhabi, dove quest’ultimo aveva costituito un’altra compagnia militare privata, l’Academi. Secondo Pelton, Prince voleva finanziargli il sito web Somalia Report, e farne un’operazione mediatica su pirateria, rapimenti e terrorismo, poiché Prince aiutava gli Emirati Arabi Uniti a disporre di una presenza militare in Somalia. Secondo Pelton, il contratto per il sito obbligava Prince a versargli 150000 dollari al mese, e dal gennaio 2011 (notare le date), la DPx Gear di Pelton cominciò a ricevere 269968 dollari dalla Flying Carpet SAL e 269975 dollari dall’African Minerals Enterprises. Erano i versamenti promessi da Prince? Prince avrebbe voluto che Pelton rilanciasse il marchio Blackwater. Nel marzo 2011 (notare ancora le date) firmarono un contratto di 5 anni che concedeva a Pelton l’esclusiva sui prodotti marca Blackwater: coltelli italiani, romanzi e indagini di balistica. Pelton assunse un ghostwriter, Davin Coburn, che lavorava per The Washington Post. Nel gennaio 2012, Pelton chiese a Prince di versare 600000 dollari per Somalia Report, cosa rifiutata da Prince. Nel gennaio 2013 fu completato il libro-memoriale di Prince, che venne presentato alla CIA su richiesta dell’agenzia. Da allora Pelton e Prince litigarono per la gestione della DPx, in grave perdita. Poi Prince avrebbe ricevuto un’offerta di 2 milioni di dollari dalla Penguin Portfolio per il suo libro, scalzando dall’affare Pelton; questi minacciò di vendere la versione “non censurata dalla CIA” del libro di Prince. Nel luglio 2013 iniziò l’iter processuale tra Pelton e Prince su DPx, marchio Blackwater e diritti editoriali. Alla fine, Pelton avrebbe ricevuto da Prince almeno 720000 dollari, che secondo Prince dovevano essere spesi per acquistare i nuovi prodotti della Blackwater, non per finanziare i siti di Pelton. Anzi, gli avvocati di Prince mettono in dubbio l’autenticità delle firme nei documenti esibiti in tribunale da Pelton, dato che Prince nega di aver firmato alcun contratto per finanziare il sito Somalia Report. Nel frattempo, Pelton ha restituito i prodotti della Blackwater, ma si tiene il manoscritto originali e non censurato del libro di Prince “Guerrieri civili”. “Devo tenerlo“, ha detto, “come prova che ho lavorato al libro“. Nel giugno 2015, Pelton fondò Migrant Report, dedito allo studio dei movimenti dei migranti, basato a Malta dove viene redatto dal giornalista Mark Micallef e sponsorizzato dall’Organizzazione per una migliore sicurezza (OBS), ONG di Malta, ovvero una delle tante emanazioni della Tangiers International di Catrambone. Migrant Report è supportato dai ricercatori dell’università del Middlesex ed è collegato ovviamente alla MOAS.



Figlio di un ingegnere petrolifero, Christopher Catrambone fondò nel 2006 un’agenzia di assicurazioni per le zone di guerra dedicata a giornalisti e mercenari, la Tangiers International, una società che nel 2015 ebbe ricavi per 10 milioni di dollari. Catrambone nel 2005 conseguì la laurea in criminologia presso la McNeese State University di Lake Charles, in Louisiana, quindi lavorò per la G4S, una compagnia di sicurezza privata degli Stati Uniti, operando a Dubai, nel Kurdistan iracheno e in Afghanistan. Dopo di ché, a 26 anni, creò Tangiers International/Tangiers Group. All’improvviso, “costruendo ospedali”, era divenuto milionario. Nel 2013, Catrambone, con 8 milioni di dollari, creò la Migrant Offshore Aid Station (MOAS), l’ONG che gestisce una nave per le missioni di recupero dei migranti, la Phoenix, che acquistò per 5,1 milioni di dollari a Norfolk, Virginia, dove vi è la principale base navale dell’US Navy. Fanno parte dell’equipaggio 3 ex-membri delle Forze Armate di Malta, tra cui Ian Ruggier, capo delle pianificazioni ed operazioni del MOAS, personale di Medici senza frontiere, il capitano italiano e tre addetti dell’industria della difesa austriaca Schiebel che gestiscono i 2 droni a bordo della Phoenix. Nel marzo 2015, Catrambone stipulò un accordo con Hans Georg Schiebel, l’imprenditore militare austriaco, per utilizzare 2 droni Camcopter S-100, dall’autonomia di 380 miglia, al modico prezzo di 1,8 milioni di dollari. Catrambone ricevette finanziamenti da Medici senza frontiere, che gli diede 1,6 milioni di dollari; dalla compagnia tedesca Oil and Gas Invest, che gli compra il combustibile per la nave. Ma era a corto di 1,8 milioni di dollari per i droni, quindi venne in soccorso la famigerata organizzazione Avaaz (e qui) che gli diede 500000 dollari per i due droni S-100. “Catrambone avrebbe raccolto il resto in tempo per la stagione dei salvataggi”. I due S-100 si dimostrarono “risorse preziose”, ad esempio rilevando gommoni degli scafisti libici già pronti a salpare dalle spiagge di Zuara, in Libia. Una volta recuperati, i migranti, come ammettono gli stessi agiografi di Catrambone e soci, sono abbandonati a se stessi: “Quello che accadde ai migranti dopo dipende soprattutto dalla loro ingenuità, mi disse Gabriele Casini, addetto alle comunicazioni di Medici senza frontiere, mentre stavamo sul ponte a guardare. Il governo italiano è obbligato dalle regole dell’UE a trattenerli finché le domande di asilo non sono approvate o respinte. “Ma non sono rigorosi”, diceva Casini, “Non sempre prendono le impronte digitali, quindi i migranti sperano di squagliarsela e raggiungere la Germania o i Paesi scandinavi. In questi centri sono liberi. Possono decollare“. E mentre i migranti “decollano”, a Malta Catrambone tornava al tran-tran della Tangiers International, per acquistare il più grande broker assicurativo aereo di Malta, nonostante Catrambone lamentasse l’esaurimento dei fondi aziendali per via della sua attività “umanitaria”; aveva ancora soldi per operazioni commerciali che fanno della Tangiers International l’assicuratore di Air Malta ed altre compagnie aeree. “Il business resta nel suo sangue, è chiaro, ma non esclude un altro progetto umanitario”. Va ricordato che Tangiers Interntional fa parte dell’International Peace Operations Association, associazione senza scopo di lucro per promuovere il ruolo delle compagnie militari private, fondata da Doug Brooks nell’aprile 2001 e che raccoglie 60 aziende, tra cui appunto la Tangiers International di Catrambone. Ai vertici dell’IPOA siedono i dirigenti delle maggiori compagnie di mercenari degli USA: MPRI, DynCorp, Medical Support Solutions, Overseas Lease Group, Security Support Solutions, Triple Canopy (attiva nel reclutare latinoamericani da inviare a combattere nelle guerre mediorientali, come Yemen, Iraq e Libia), EOD Technology, Paxton International, ArmorGroup, Creative Center for Security and Stabilization e COO Hart Security.




La Blackwater confermò che suo personale stazionava e viaggiava da e per Malta, “Blackwater addestra forze militari e dell’ordine, e protegge i civili del governo statunitense all’estero. Il suo personale spesso vola all’estero su velivoli della compagnia sorella (Blackwater Aviation), atterrando anche a Malta“. L’azienda fu indagata da procuratori federali statunitensi per traffico di armi in Iraq, armi finite sul mercato nero e, quindi nelle organizzazioni terroristiche. Secondo una relazione del Parlamento Europeo, Malta fu utilizzata in almeno sette occasioni da sei aeromobili addetti ai trasferimenti dei prigionieri della CIA. “La dinamica a Malta di tali operazioni non fu oggetto di una vasta indagine per carenza di tempo e assenza di Paesi che volessero le indagini. Una relazione del Parlamento Europeo affermava che gli aerei della compagnia basati a Malta “trasportano paracadutisti e grandi carichi, e possono operare da piste corte ed improvvisate“, concludendo che Malta era la base in Europa di tali aeromobili. Secondo la relazione, a Malta la Blackwater aveva insediato i velivoli delle sue filiali, la Presidential Airways e l’Aviation Worldwide Services, che utilizzavano aerei-cargo CASA C-212. I velivoli dell’Aviation Worldwide Services compirono diversi voli verso Camp Peary, una base della CIA in Virginia, nel maggio 2006, il 13 marzo 2007, nel marzo e aprile 2009.
A Malta, intanto, veniva avviato, nel febbraio 2014, un programma che offre la cittadinanza in cambio di contanti, attirando l’interesse di centinaia di candidati, tra cui miliardari e dirigenti di Paesi come Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi Uniti e Libia. Il partito laburista dell’isola promuove il programma nella speranza di raccogliere 1,9 miliardi di dollari. Il processo di controllo delle domande dei candidati alla cittadinanza è affidato a una società privata, l’inglese Henley&Partners, assunta con un contratto da decine di milioni di dollari. Chiaramente Malta vende passaporti per accedere all’Unione europea. La Commissione europea riusciva a imporre a Malta la condizione di un anno di residenza nell’isola per acquisire il passaporto, che permetterà di viaggiare nei 26 Stati membri dell’Unione Europea e in altri 69 Paesi, inclusi gli Stati Uniti; il tutto al prezzo di 891000 dollari in contanti e 685000 dollari in immobili ed investimenti. Eric G. Major, amministratore delegato di Henley&Partners, dichiarò che le richieste da cittadini iraniani e siriani sarebbero state respinte, e che la sua commissione sarebbe stata del 4% sulla tassa di 891000 dollari, e che avrebbe addebitato ai clienti 96000 dollari per ogni richiedente accettato. Dopo aver verificato i dati dei candidati, un’agenzia governativa di Malta avrebbe deciso su raccomandazione della Henley.

Infine, ricordiamo che la ONG di Gino Strada, Emergency, il 6 giugno 2016, diveniva partner operativo della MOAS, operando a bordo della nuova nave Topaz Responder, la nuova nave di ricerca e salvataggio della MOAS di stanza a Malta, da cui pattuglia il Mediterraneo centrale. A bordo della nave, Emergency installava 6 operatori. La presidentessa di Emergency, Cecilia Strada, dichiarava che “Da due anni lavoriamo nei porti siciliani offrendo assistenza medica a coloro che partono. E oggi siamo lieti di portare la nostra esperienza in mare, insieme alla MOAS“. Tale esperienza comunque terminava all’improvvso il 5 agosto 2016, per “impreviste carenze finanziarie“. Non si dimentichi che Emergency fu attiva nella guerra d’aggressione alla Libia, nel 2011, supportando i terroristi islamisti e l’invasione e la distruzione della Jamahiriya Libica sponsorizzate dalla NATO.




Fonti:

Concen
Desaparecidos
Emergency
Europarlamento
Independent
IISS
IPOA
IPOA
NYTimes
NYTimes
Robert Young Pelton
Spitfire List
Tangiers Group
Tangiers International
The Nation
The Nation
Washingtons Blog
Washington Post
Xinhua

Alessandro Lattanzio - 5 maggio 2017
fonte: https://aurorasito.wordpress.com

Ecco le foto che smentiscono Moas: così incontra i trafficanti in mare


Ecco le foto che smentiscono Moas: così incontra i trafficanti in mare
Tre foto. Consegnate proprio dal Moas, due anni fa, all’edizione domenicale del Times of Malta, il quotidiano in lingua inglese dell’isola dove ha sede la Migrant Offshore Aid Station di Christopher e Regina Catambrone. Tre foto che documentano, in maniera inequivocabile, l’incontro in mare fra gli uomini della Moas e i trafficanti libici.


Moas carica i primi immigrati dal barcone
Moas carica i primi immigrati dal barcone


Moas carica gli ultimi immigrati dal barcone
Moas carica gli ultimi immigrati dal barcone

  I trafficanti libici si riportano via il barcone dove stavano gli immigrati
I trafficanti libici si riportano via il barcone dove stavano gli immigrati


L’8 marzo del 2015, quando ancora pochi sapevano cosa fosse Moas e nessuno immaginava che di lì a due anni sarebbe esploso il caso delle Organizzazioni Non Governative che fanno da taxi per gli immigrati che sbarcano in Italia incontrandosi con gli scafisti in mezzo al mare a ridosso delle coste libiche, il giornalista maltese freelance Mark Micallef racconta sul  Times of Malta la storia della contestata Ong spiegando che i coniugi Catambrone hanno iniettato in questa avventura 8 milioni di euro personali. E illustra l’articolo proprio con le foto, consegnate dal Moas, dell’incontro in mare fra gli uomini dei coniugi Catambrone e i trafficanti.
Non è che i Catambrone se la passino proprio male – hanno, pur sempre, dietro alle spalle, la Tangier Group, una società basata a Malta, al 54 di Melita Street, specializzata in assicurazioni in zone di crisi ad alto rischio e servizi accessori che, nel 2014, ha avuto ricavi per 10 milioni di dollari – ma certo  Moas, la cui fondazione è amministrata dalla ReSyH Ltd con sede al 7 di Trophimus Street a Malta, è un pozzo senza fondo. Servono soldi, e pure tanti, per mantenere e far funzionare quell’organizzazione che, con grande lungimiranza, ha visto business là dove gli altri vedevano solo problemi e invasione di immigrati e ha investito in navi e droni da 2 milioni di euro.
Nell’articolo sul Times of Malta di due anni fa firmato da Micallef viene data voce alla frustrazione dei manager Moas rispetto al fatto che la missione di salvataggio Mare Nostrum finanziata dall’Italia nel 2014 è stata sostituita dalla missione Ue Triton. Che obbliga le navi a stare a non più di 30 miglia dalla costa italiana. Una strategia che non piace per niente né ai coniugi Catambrone né al loro consulente speciale, il documentarista Robert Young Pelton, una specie di Indiana Jones specializzato in reportage in zone di conflitto e ad alto rischio.
Cristopher Catambrone – che, nel 2014, ha avuto l’intuito di approcciare in chiave manageriale il dramma degli immigrati e il loro trasporto in Italia (mai a Malta che, per il Diritto del mare, è, invece, il porto più vicino e, dunque, dove c’è l’obbligo di sbarcarli) – né Pelton, nascondono al giornalista del Times of Malta la propria insoddisfazione. Si capisce che vorrebbero stare sotto la costa libica e raccogliere gli immigrati appena i trafficanti mettono la prua dei malconci barconi in acqua per salpare.
E’ lo stesso giornalista di The Times of Malta a spiegare qual’è l’atout del consulente speciale Pelton. soprattutto nel momento in cui la nave Phoenix del Moas si appresta a pattugliare non più l’Italia ma le pericolosissime coste libiche, piene di insidie di ogni genere. E cosa può offrire Pelton ai Catambrone che lo hanno corteggiato per tanto tempo pur di averlo nel proprio team: «In questo senso – scrive Mark Micallef  sul Times of Malta – l’aiuto del signor Pelton non avrebbe potuto essere più puntuale. Con un’esperienza in più di 40 zone di conflitto» durante i quali si è costruito «una reputazione» per la sua capacità «di ottenere “accesso”, senza precedenti, ad organizzazioni terroristiche e a gruppi di insorti come Al-Qaeda e i talebani» Pelton «porta a Moas una preziosa visione della sicurezza in un momento in cui» il conflitto «è in aumento a livelli senza precedenti in Libia». Più chiaro di così.
Cosa fa, dunque Pelton per i Catambrone? Tiene, per caso, i rapporti con le organizzazioni terroristiche? Dialoga con i trafficanti e con gli insorti? Tiene i rapporti con chi, in Libia, si occupa del traffico degli immigrati? Tutte domande che, prima o poi, dovranno avere una risposta esauriente. Magari davanti alla Commissione Difesa o alla Commissione Schengen del Parlamento italiano che stanno indagando sul traffico di immigrati e sulle Ong.
Pelton sostiene anche, nell’intervista, che non ha senso immaginare che i terroristi si infiltrino fra gli immigrati sui barconi. E’ troppo rischioso per loro, sosteneva nel 2015. Non la pensa così né il ministro libico dell’Informazione, Omar al Gawari né il Copasir italiano. Che, infatti, lanciano un allarme specifico.
E’ qui, comunque, che Cristopher Catambrone rivela a Mark Micallef l’incontro in mare con i trafficanti. Fornisce al quotidiano maltese, che le pubblica nell’edizione domenicale, le foto di quell’incontro. Senza immaginare che due anni dopo la sua misteriosa organizzazione Moas sarebbe stata fra quelle accusate proprio di incontrare i trafficanti libici di fronte alle coste della Jahamaria durante il “salvataggio” degli immigrati dai malconci barconi.

sabato 6 maggio 2017 



Soros da Gentiloni, prima del fallimento


Soros da Gentiloni, prima del fallimento


Sono quattro le Ong, non riconducibili ad associazioni italiane di volontariato, su cui pesano i sospetti di traffico internazionale di valuta ed esseri umani. “Organizzazioni non governative” oggi nel mirino dei servizi segreti britannici, Ong che godrebbero della beneficienza di George Soros: speculatore finanziario con un patrimonio stimato di 26 miliardi di dollari, e potrebbe investire in Italia.
È lo stesso Soros che nei giorni scorsi ha incontrato il premier Gentiloni. Un speculatore finanziario ricevuto a Palazzo Chigi con onori degni di un capo di Stato? Domanda retorica, pregna di falso stupore, utile a stigmatizzare come gli addetti ai lavori ben conoscano le mire di Soros. Il ricco internazionale fa visita ai capi di stato alla vigilia di fallimenti e catastrofi.
Valga da esempio il settembre 1992, quando Soros vendette sterline allo scoperto per oltre 10 miliardi di dollari, approfittando del fatto che, la Banca d’Inghilterra non aumentava i propri tassi d’interesse in rapporto con gli altri Paesi del “Sistema monetario europeo” e non lasciava fluttuare il tasso di cambio della moneta: Soros costrinse la Banca d’Inghilterra a far uscire la sterlina dallo Sme e a svalutare. La speculazione fruttò a Soros 1,1 miliardi di dollari. Nello stesso settembre (1992) Soros sferrava un attacco contro la Banca d’Italia: vendendo lire allo scoperto contribuiva a causare una perdita valutaria di 48 miliardi di dollari.
A causa dell’azione speculativa la lira perdeva in valore più del 30 per cento e usciva dallo Sme. Oggi Soros si riaffaccia al capezzale italiano perché lo Stivale è vulnerabile, è in zona prefallimentare. Lo speculatore sa bene che sotto instabilità politica e crisi si possono fare buoni affari. Va aggiunto che a chiedere il fallimento dell’Italia sono i grandi amici di Soros, ovvero Attali, Macron ed il ministro delle finanze tedesco Schäuble. In questa strategia s’incastra il forte interesse internazionale verso i crediti deteriorati: quelli italiani sono tra i più alti della zona euro, e fanno gola ai fondi speculativi di Soros. Non dimentichiamo che il Quantum Group of funds ed il Blackrock sono i colossi di Soros che vantano partecipazioni per due miliardi di dollari nelle banche italiane ed altrettanti investimenti in aziende quali Eni, Enel, Generali, Telecom Italia, Mediaset... Insomma Soros tiene per le palle l’Italia. Ma c’è anche il risvolto giudiziario, e qualche vocina malevola e beninformata sosterrebbe che le Ong intercettate dalle procure italiane per traffico d’esseri umani sarebbero proprio le quattro “aiutate” da Soros. Sorge il dubbio siano le stesse già nel mirino dei servizi segreti britannici per traffico di migranti.
Del resto il recente caso delle mail hackerate ha rafforzato le svariate ipotesi sulle azioni lobbystiche di Sorsos, che per molti avrebbero come obiettivo finale favorire i colpi di Stato. E qui c’è chi sosterrebbe che, il sostegno all’immigrazione avrebbe come obiettivo incrementare la destabilizzazione politica dell’Europa mediterranea. Non dimentichiamo che Soros ha finanziato la campagna di non uscita della Gran Bretagna dall’Ue, come i movimenti che per le elezioni europee del 2014 hanno fatto propaganda a favore dell’Unione europea. Recentemente il finanziere avrebbe anche commissionato un dossier sull’affidabilità degli europarlamentari.
Insomma, Soros è un finanziere che ordisce complotti contro governi e monete? Certamente è definito da chi lo conosce bene come il più importante speculatore internazionale, abile nell’ammantare di beneficenza le sue importanti campagne di destabilizzazione politica. Per concludere quest’uomo è stato ricevuto dal primo ministro Paolo Gentiloni, che forse teme un benservito, visto e considerato che Soros non nasconde le proprie simpatie per Matteo Renzi.