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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

12/10/14

Alluvione Genova: le cose che fanno "arrabbiare"


Forse arrabbiare non è il termine giusto per cui ognuno può trovare quello che sarebbe il termine più appropriato perchè dopo aver appreso quanto si può leggere nell'immagine qui sotto mi viene da pensare che gli unici soldi spesi per la prevenzione siano andati a finire nelle capienti tasche "dirigenziali". (Maurizio)



ALLUVIONE GENOVA:CGIA, TASSE AMBIENTALI 'DIROTTATE' PER 99%

 Dei 47,2 mld raccolti per salvaguardia impiegato solo lo 0.98%
(ANSA) - VENEZIA, 10 OTT - Nel 2012 imprese e famiglie italiane hanno versato all'Erario, alle Regioni e agli Enti locali quasi 47,2 miliardi di euro di tasse ambientali. Di questo importo, solo 463 milioni di euro, lo 0,98%, sono stati destinati alle attività per le quali sono state introdotte, vale a dire opere e interventi per la sicurezza del territorio. I rimanenti 46,7 miliardi,sono stati impiegati per altre finalità. Lo indica la Cgia di Mestre dopo l'ennesima alluvione verificatasi questa notte a Genova. 
(Fonte) 

..... ma per fortuna l'Italia può contare anche su questi giovani che, pur non mettendosi in tasca nulla, si danno da fare. Questi giovani danno ancora qualche speranza a questo Paese lasciato volutamente andare in rovina.
 
 


GENOVA - La politica incapace che scarica il fango sui meteorologi

È pietoso, da ominicchi, lo scaricabarile dei politici locali sulle responsabilità dell'ennesima alluvione che ha colpito Genova





Barile che nelle intenzioni dovrebbe fermarsi o sul tavolo di chi avrebbe dovuto dare l'allarme o adagiarsi sulle nuvole, colpevoli per aver scaricato pioggia senza aver preventivamente mandato un tweet d'avvertimento. L'allarme tempestivo, seppur d'aiuto, non avrebbe però cambiato il corso degli eventi. Quando piove, piove. Semmai ci sarebbe da ridire sulle scelte delle misure di allerta. A sentire Claudio Burlando si è riposta fiducia non più nell'uomo (la Protezione civile ed Emergenze della Regione manca di un dirigente responsabile), ma nelle dannate proiezioni matematiche, che «divaricavano da quello che è accaduto realmente». Insomma, davano bel tempo mentre veniva giù l'inferno.
Ma non è certo negli algoritmi o nella natura matrigna che va cercata la responsabilità del disastro. Quanto piuttosto nella qualità del controllo pubblico esercitato da una città, Genova, e da una Regione, la Liguria, da sempre amministrata dalla sinistra. Quella tosta, quella di Togliatti e Berlinguer prima che diventasse snob e aristocratica anche se pur sempre «antropologicamente diversa». È quella amministrazione, quella sinistra che ha consentito la cementificazione degli ormai tristemente noti Bisagno, Fereggiano e Sturla fin nelle loro foci, concedendo i relativi permessi edilizi e consentendo i lavori per «aggiustare», deviando lì, raddrizzando là, il corso dei torrenti. Finendo per privarli della capacità di contenere la pioggia, finendo per farli scoppiare ad ogni temporale più intenso del consueto.


Una leggerezza, chiamiamola così, tuttavia sanabile. In maniera drastica, «decementizzando», ma questo avrebbe significato ammettere le proprie colpe, condotta estranea alla sensibilità civile della sinistra. Oppure, ed è la strada scelta, intervenendo per sanare con scolmatori e bacini di raccolta il «dissesto idrogeologico». I soldi per farlo ci sarebbero tutti, se non si fossero messe in mezzo la brontoburocrazia e la magistratura. Quest'ultima chiamata a stabilire la competenza tecnica, ramo ingegneria idraulica, della commissione appaltatrice. E, nell'attesa che ci capisca qualcosa (un Tar ha sentenziato per l'incompetenza, un contro Tar per la competenza), non si muove piccone. Siccome è noto che la natura nei suoi aspetti meteorologici non tiene conto delle seppur dotte dispute di tribunale, non resta dunque ai liguri che sperare nelle permanenti siccità vaticinate da Al Gore e dagli altri guru del riscaldamento globale. A questo siamo ridotti.


MA CHI CAZZO HA VOLUTO QUESTA GLOBALIZZAZIONE

 


MA CHI CAZZO HA VOLUTO QUESTA GLOBALIZZAZIONE'
Ripresa globale più tenue delle aspettative?
Come si puà parlare di globalizzazione dell'economia senza prima avere una globalizzazione sociale?
Dove le barriere della povertaà non vengano rimosse, in un mondo dove esistono ancora troppi poveri e troppe persone che sciacallano sulla fame e sulla miseria.
Perchè invece non parla il nostro amico Draghi del Nuovo Ordine Mondiale sogno di questi farabutti cialtroni che vogliono aumentare il divario tra povertà e ricchezza?
Servi e cialtroni, vecchie e viscide  prostitute dell'immorale  Dio denaro.
Sono fiducioso nel futuro, proprio perchè i vostri piani di predominio sull'umanità non stanno andando come voi volevate, la gente si sta svegliando all'improvviso, e non vorrei essere in voi luridi servi quando dovrete dare conto dei vostri atti criminali

+Stefano Becciolini 




Lo scandalo delle tasse “verdi”: gli italiani hanno versato 847 miliardi in 20 anni




tasse-verdi





Dopo l’ennesima alluvione verificatasi questa notte a Genova, la Cgia torna a denunciare lo scandalo dell’utilizzo delle imposte ambientali pagate dai contribuenti italiani. “Soldi – sottolinea la Cgia – che le amministrazioni pubbliche dovrebbero impiegare per finanziare la realizzazione delle opere di protezione ambientale: invece, da piu’ di venti anni vengono quasi totalmente utilizzati per coprire altre voci di spesa.
“Spesso ci sentiamo dire che questi disastri si verificano anche perche’ non ci sono le risorse per realizzare gli interventi di manutenzione del territorio e di messa in sicurezza dei corsi d’acqua. Purtroppo – afferma il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – le cose non stanno cosi’.
Nel 2012 le imprese e le famiglie italiane hanno versato all’Erario, alle Regioni e agli Enti locali la bellezza di quasi 47,2 miliardi di euro di tasse ambientali. Di questo importo, solo 463 milioni di euro, pari allo 0,98 per cento, sono stati destinati alle attivita’ di salvaguardia ambientale per le quali sono state introdotte, vale a dire le opere e gli interventi per la messa in sicurezza del nostro territorio. I rimanenti 46,7 miliardi, invece, sono stati impiegati per altre finalita’”. “Purtroppo – aggiunge – questa situazione si trascina dall’inizio degli anni ’90.
Si pensi che in piu’ di 20 anni gli italiani hanno versato ben 847,3 miliardi di euro di tasse verdi: ebbene, solo 7,3 miliardi sono stati effettivamente destinati alla protezione dell’ambiente. Un’anomalia tutta italiana che qualcuno, soprattutto dopo l’ultima calamita’ accaduta a Genova, dovrebbe, almeno politicamente, darne conto”

10 ottobre 2014
fonte: 

Kobane, l'album dell'orrore di Isis: "È festa nella città assediata"

Gli islamisti diffondono le prime immagini dell'assalto alla città curda in Siria: cadaveri straziati e teste mozzate. Condite da commenti beffardi



«Lo Stato islamico ha dato il via al suo party preferito» twitta il tagliagole incaricato della propaganda lanciando la foto di una sfilza di cadaveri massacrati dei difensori di Kobane, comprese alcune donne.



Ali Mehmud piange il fratello morto combattendo con i curdi a Kobane


Da venerdì la propaganda del terrore del Califfato svela per la prima volta l'orrore e le esecuzioni dell'assalto alla Stalingrado curda a un passo dal confine turco della Nato.

Le foto e i titoletti in 160 battute che le accompagnano sono tremendi, ma vanno pubblicati proprio per aprire gli occhi sulla tragedia della città siriana. Una delle immagini più impressionanti - diffusa nel giorno in cui si è saputo che a Mosul l'Isis ha messo a morte quattro donne (due medici, una diplomata in diritto e un politico) - mostra un sorridente tagliagole del Califfato in mimetica, che tiene in una mano la testa decapitata di una combattente curda con gli occhi chiusi e la lunga treccia penzolante verso terra. Con l'altra mano il seguace del califfo alza il dito indice verso il cielo per indicare Allah.
La campagna dell'orrore dello Stato islamico punta a terrorizzare i tenaci difensori curdi di Kobane, che ieri hanno respinto l'ennesimo attacco al centro città. Su alcune terribili foto rilanciate via twitter, si nota, in alto a destra, il simbolo di una macchina fotografica e la bandiera nera del Califfato. Il marchio di fabbrica della propaganda jihadista, che pubblica senza pudore lo scatto di un curdo sanguinante appeso a testa in giù alle canne di una batteria contraerea. Il tweet di accompagnamento non lascia dubbi: «Feccia del Pkk (il partito armato curdo, nda) arrendetevi o finirete così».
Altre fotografie mostrano i cadaveri dei difensori di Kobane falciati in una trincea o a bordo di un pick up. I volti sfigurati, la bocca aperta e sangue che cola dappertutto. La ciliegina sulla torta dell'orrore è la domanda provocatoria nel tweet: «Qualcuno vuole arruolarsi nel Pkk?». Secondo i tagliagole una delle immagini sarebbe stata scattata addirittura nella piazza Umayyad Muawiya di Kobane, ma attorno si vede solo deserto.
Assieme alle foto raccapriccianti la macchina della propaganda del Califfato manda on line le immagini dei mujaheddin che avanzano. Non a caso fotografano i combattenti stranieri che si sono uniti alla causa. Alcuni hanno gli occhi a mandorla e vengono probabilmente dalle ex Repubbliche sovietiche dell'Asia centrale. Un filmato mostra le truppe jihadiste che si infilano nelle strade di Kobane sparando all'impazzata. Per trovare un percorso al sicuro dai cecchini aprono dei varchi a martellate nelle mura delle case.
L'inviato speciale dell'Onu per la Siria, Staffan de Mistura, ha paragonato Kobane a Srebrenica, l'enclave musulmana in Bosnia spazzata via dai serbi nel 1995.
Un genocidio che abbiamo visto negli occhi solo anni dopo, con la riesumazione dei corpi delle vittime nelle fosse comuni. A Kobane i tagliagole ci servono via twitter l'antipasto dell'orrore per farci sapere cosa accadrà se conquistassero tutta la città. Secondo l'Onu «700 anziani rimangono bloccati dai combattimenti nel centro e 12mila abitanti sono fuggiti senza riuscire a raggiungere la Turchia» che si trova a due passi. Il confine è sigillato dai carri armati di Ankara, che non sparano un colpo per salvare Kobane.
A Srebrenica, nonostante fosse stata dichiarata «area protetta» dall'Onu, non siamo stati in grado di evitare il massacro. La Stalingrado curda rischia la stessa sorte. L'aggravante è che i tagliagole lo stanno già annunciando con immagini terribili. A parte qualche bombetta dal cielo nessuno muove un dito per fermarli ad un passo dal confine della Nato.