La decisione di
inserire i farmaci blocca-pubertà tra quelli a carico del Servizio
sanitario nazionale è terrificante. Ci si è inventati una malattia - la
disforia di genere - e si interviene su un processo delicato di
maturazione di un adolescente devastandone la personalità. È una
violenza di Stato inaudita.
La decisione è stata
presa dall’AIFA, l’Agenzia del farmaco, con la copertura di un parere
positivo del CNB, il cosiddetto Comitato nazionale di Bioetica. La
parola bioetica ci fa una paura maledetta. Anche la parola biopolitica
ci fa ogni giorno più paura, vuol dire che lo Stato mette le mani anche
nella biologia, stabilisce chi sia maschio e chi sia femmina, può
entrare a casa tua e dirti se tuo figlio nato sano dovrà passare tutta
la vita da malato.
La vicenda è questa: con Determina del 25 febbraio 2019
il dirigente dell’area pre-autorizzazioni dell’AIFA ha inserito la
molecola TRP-triptorelina fra i medicinali erogabili a carico del
Servizio sanitario nazionale. Il farmaco potrà essere somministrato ad
adolescenti ritenuti affetti da disforia di genere, per bloccare anche
per qualche anno un evento fisiologico fondamentale, la pubertà. Questo
per alleggerire il “percorso di definizione della loro identità di
genere”, frase questa semplicemente terrificante, perché non c’è nessun
percorso da fare.
L'umanità è passata dal dogma dell'infallibilità del Papa
al dogma dell'infallibilità dell'APA. (Associazione psichiatri
americani). L’APA regna sul mondo modificando leggi, costituzioni, il
tessuto antropologico della società mediante un testo: il DSM, il
Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali. Senza il DSM non
si può fare una diagnosi, senza il DSM non si può fare una perizia.
Il DSM mobilita e attira verso di sé, verso i propri creatori, fiumi di
denaro. Da quando esiste e paralizza il pensiero scientifico con le sue
affermazioni dogmatiche, ottenute per votazione in un’assemblea molto
politicizzata, la depressione, i disturbi fobici, il disturbo ossessivo
compulsivo sono aumentati del 1200%; il disturbo alimentare è diventato
la norma, come la norma sono diventati comportamenti tragici di
autodistruzione in adolescenza.
Chiunque abbia chiaro in mente il concetto di scienza e di metodo scientifico,
si può rendere conto che il DSM e i suoi dogmi sono il paradigma della
non scientificità in un campo - quello della psichiatria - che, al
contrario, deve essere delicatissimo. La psichiatria, al momento, non ha
ancora il controllo di quella che è la sovrana della medicina, vale a
dire l’anatomia patologica: il vetrino, il microscopio, il riscontro
fisico della lesione che c’è o non c’è. La psichiatria è una scienza non
esatta che deve nutrirsi di ipotesi e osservazioni e invece è ridotta a
questionari e diagnosi che sono macigni.
Tra le malattie comparse per votazione dell’APA c’è anche la disforia di genere,
che per millenni non avevamo mai sentito nominare - e sono stati i
nostri millenni migliori - e che indica il rifiuto del proprio sesso e
il desiderio di quello opposto. Nei testi di pediatria, fino a pochi
decenni fa il bambino che voleva essere una bambina e viceversa non sono
nemmeno nominati. Esisteva lo scontento, esattamente come esiste
l’infelicità umana, che fa parte dell’essere uomo, una creatura con
un’intelligenza straordinaria che può essere autodistruttiva.
L’APA dando un nome e un cognome allo scontento lo cristallizza e lo amplifica.
L’odio di sé non è sempre uguale: ci sono momenti in cui si amplifica,
altri in cui si attenua. Poi qualcosa fiorisce nella nostra vita e
l’odio ce lo dimentichiamo, cominciamo un pochino ad amare la nostra
vita e noi stessi. L’odio di sé può manifestarsi in molti modi. Uno dei
modi è non amare il proprio sesso, il proprio essere maschio o femmina.
Succede! Succede perché non è facile fare l’essere umano, succede quando
qualcosa si è inceppato nel normale processo di identificazione col
genitore del proprio sesso.
Stiamo parlando di corpi sani. Esistono anche persone con patologie cromosomiche, genetiche,
endocrinologiche, anatomiche per cui non c’è l’espressione di un sesso o
dell’altro in maniera completa: sindrome di Morris e altro. Qui però
stiamo parlando di corpi sani e di menti molto fragili che decidono di
modificarli. Perché succede? Per esempio per una situazione di
belligeranza eccessiva tra i genitori: se uno dei due disprezza l’altro,
lo svaluta e rende difficile identificarsi. Perché il bambino ha
l’impressione che mamma e papà vogliano più bene alla sorellina, e la
guardano di più. Perché la bambina è convinta che se lei fosse nata
maschio il padre l’avrebbe amata di più e non vuole diventare come la
mamma, che considera una perdente. Oppure perché sono stati proposti
modelli inarrivabili e il bambino o la bambina si sentono inadeguati. Le
figure di attaccamento per millenni sono stati padre e madre, ora
includono anche maestri, insegnanti e soprattutto televisione e
internet.
Il processo che porta all’equilibrio, all’accettazione del proprio corpo,
cioè della realtà, è magnifico ma delicato. È capitato anche a me: mia
madre era inarrivabile, bellissima, perfetta, io ero goffa. Come sarebbe
stato più semplice essere maschio! Nel 90-95% dei casi con l’arrivo
della pubertà tutto si risolve. Quindi la cosa da fare è aspettare e
contemporaneamente aiutare il bambino a riscoprire l’orgoglio di se
stesso rinforzando il legame col genitore dello stesso sesso. E nei
pochi casi in cui restasse l’odio di sé e del proprio sesso, occorrerà
curare la mente, che è plastica, non il corpo che invece si ammala e
sanguina.
Ora invece anche in Italia si è arrivati alla conclusione opposta:
somministrare un farmaco che blocca la pubertà, alterando tutto il
sistema endocrinologico e quindi tutto il sistema PNEI. Con l’acronimo
PNEI, psiconeuroendocrinoimmunologia si intende l’insieme degli
strettissimi rapporti tra mente, cervello, sistema endocrinologico e
sistema immunologico Alterando uno, si altera tutto. Se si modifica il
sistema endocrino, si modifica la mente. Sui foglietti illustrativi sono
segnalati rischi di depressione anche gravi, che in un adolescente sono
particolarmente devastanti, perché la depressione demotiva in un'età
che deve essere appassionata.
E poi possiamo ipotizzare un’altra conseguenza, oltre i
mal di testa, i dolori ossei e muscolari segnalati dai foglietti
illustrativi. Una conseguenza più sottile, meno dimostrabile, ma
intuitiva: senza la potenza della pubertà non si ha la maturazione
cerebrale. La pubertà è, insieme al periodo neonatale, l’epoca di
maggiore produzione di sinapsi. La mente infantile deve lasciare il
posto alla mente adulta. Una volta bloccata la pubertà la mente resta un
po’ più infantile, con una assertività un po’ più bassa, più
suggestionabile. Restano infantili gli organi sessuali, e questo fa
sentire ancora più inadeguati nel proprio sesso così da essere spinti
alla scelta del sesso opposto. Se i genitali restano piccoli è un
problema anche per l’intervento erroneamente chiamato "cambiamento di
sesso". Il sesso non si cambia: dato che non c’è abbastanza tessuto per
costruire la falsa vagina e l’inutile scroto che non conterrà mai veri
testicoli ma solo protesi in silicone, allora bisogna ricorrere
a innesti con ulteriori rischi. Per questo motivo i pediatri
statunitensi dell’
American College of Pediatricians dichiarano
che la somministrazione del farmaco per bloccare la pubertà è un abuso
su minore. Con un documento chiarissimo, hanno sancito 8 punti (
clicca qui per il testo originale):
- La sessualità umana è oggettivamente binaria: xx=femmina, XY= maschio
2. Nessuno è nato con un genere, tutti sono nati con un sesso.
3. Se una persona crede di essere ciò che NON è, questo è da considerare quantomeno come uno stato di confusione.
4. La pubertà non è una malattia e gli ormoni che la bloccano possono essere pericolosi.
5. il 98% dei ragazzini e l’88% delle ragazzine che hanno problemi di
identità di genere durante la pubertà li superano riconoscendosi nel
proprio sesso dopo la pubertà.
6. l’uso di ormoni per impersonare l’altro sesso può causare sterilità, malattie cardiache, ictus, diabete e cancro.
7. il tasso di suicidi tra i transessuali è 20 volte quello medio, anche nella Svezia che è il paese più gay friendly del mondo
8. è da considerarsi abuso sui minori convincere i bambini che sia
normale impersonare l’altro sesso mediante ormoni o interventi
chirurgici.
La cosiddetta disforia di genere è dannatamente peggiorata
dalla martellante propaganda fatta da televisione, real time, serie
televisive, film, biblioteche per bambini dove le fiabe sono lette da
trans, orripilanti libercoli dove qualcuno che ha buttato via il proprio
sesso per una specie di imitazione dell’altro, è presentato come un
eroe del pensiero e della volontà. A questo aggiungiamo l’effetto
placebo e l’effetto nocebo, la capacità di guarire e ammalarsi per
autosuggestione, e il desiderio di molti bambini di essere al centro
dell’attenzione a tutti i costi, anche a costo di ammalarsi, anche a
costo di essere medicalizzato, e otterremo la via per il disastro.
L’intervento chirurgico di castrazione e chirurgia estetica per somigliare all’altro sesso
è lungo, necessita di mesi di convalescenza, e per tutta la vita il
perineo rischia di essere un problema. La diagnosi di disforia di genere
è ora anche da noi una via per il disastro. Da quando le hanno dato un
nome e un cognome la disforia di genere è comparsa sulla scena, come una
primadonna che entra solo all’ultimo atto, ma ugualmente monopolizza il
palco. Mentre la malaria continua a imperversare in intere regioni e il
cancro infantile aumenta vertiginosamente, tutti i governi hanno deciso
che deve essere curata la disforia di genere.
Una persona sana non produce reddito. Un malato fornisce fiumi di denaro.
Un malato cronico è una fonte costante di denaro. Un bambino di sesso
maschile che voglia vivere la sua virilità somigliando al padre e ai
nonni non fornirà un euro a nessuna casa farmaceutica. Noi che siamo
complottisti e malfidati oltre che bigotti e antipatici, abbiamo la
dannata impressione che questa improvvisa urgenza a curare la disforia
di genere, dagli stessi governi che non sembrano minimamente
impressionati dalla permanenza della malaria e dall’aumento del cancro
infantile, ha qualcosa di sospetto.
Il compito della medicina è curare i corpi malati. La
medicina non deve e non può trasformare corpi sani in corpi malati. La
prima regola è non nuocere. Il rimpianto dopo questi interventi è
frequente e atroce. Non si possono fare danni in medicina. Non si
possono fare con denaro pubblico. Not with my money.
Che ognuno si tenga i genitali migliori e gli ormoni migliori. Che sono i suoi.
Silvana De Mari - 09-03-2019