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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

23/04/16

Le prove dell’innocenza dei marò presentate al Parlamento europeo


Relazione del perito Di Stefano

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«Le pallottole che hanno ucciso i due pescatori indiani non passano per le canne delle armi dei marò», loro due, Girone e Latorre, non hanno mai sparato a nessuno: questo il punto chiave della relazione del perito Luigi Di Stefano che l’altro giorno è stato chiamato dalla Commissione Europea per le petizioni a illustrare i dati delle sue ricerche. Il dibattito è breve, incredibilmente semplice rispetto ai 1.528 giorni, oltre quattro anni, durante i quali si è trascinata, e si sta trascinando, la vicenda. La presidente della Commissione Petizioni del Parlamento europeo, la svedese Cecilia Wikstrom, ha brevemente illustrato il punto 23 all’ordine del giorno, la petizione numero 2089 relativa «all’arresto e la detenzione di due marinai italiani in India». L’autore della petizione «ha facoltà di parlare per cinque minuti».
E a Di Stefano quei cinque munuti sono stati sufficienti per demolire quattro anni di ingiuste accuse, di interminabili udienze giudiziarie indiane e infiniti rinvii. È tutto nelle carte consegnate al Tribunale internazionale del Mare dagli stessi giudici indiani, spiega il perito balistico. In quelle carte, come già raccontato da Il Tempo, ci sono, un po’ maldestri, gli esami autoptici, le perizie sui proiettili, i rilievi su quel peschereccio che, ricorda il tecnico, «dopo i rilievi di rito, condotti con un normale metro, è stato restituito all’armatore che lo ha lasciato affondare, così da rendere impossibile ogni ulteriore esame».
«L’innocenza dei nostri marò - ha detto pacatamente Di Stefano era nella consapevolezza delle autorità indiane sin dal secondo giorno dei fatti, dal giorno in cui sono state eseguite le autopsie». L’audizione nasce da una petizione dello stesso Di Stefano, presentata al Parlamento Europeo nel 2014 e pone come momento di svolta la richiesta italiana di arbitrato internazionale. Tutti i documenti relativi all’inchiesta furono infatti tenuti segreti dalle autorità indiane, che hanno però dovuto consegnare i fascicoli al tribunale di Amburgo. Da quelle parti inchieste e processi hanno uno svolgimento diverso che in India e, come ricorda Di Stefano «gli atti sono tutti pubblici». Per questo, attraverso una semplice richiesta, chiunque può vedere i risultati degli accertamenti fatti dagli inquirenti indiani e da questi giungere all’inevitabile conclusione, aggiunge Di Stefano: «I marò sono innocenti».
Da quei documenti emerge che nulla combacia: l’ora dell’incidente, lo svolgimento dei fatti, il calibro dei proiettili. Curiosa anche la «messa in scena» nel porto indiano di Kochi dove alla petroliera Enrica Lexie, a bordo della quale erano i nostri marò, fu affiancato un peschereccio simile a quello colpito dai proiettili di chissà chi, che in realtà si trovava a 200 miglia di distanza. «Non credete a me - dice Di Stefano - credete alle prove presentate dalle stesse autorità indiane». E chiede alla Commissione «che siano nominati quattro esperti - e precisa - non italiani. Che siano chiesti al Tribunale di Amburgo i documenti indiani e sottoposti ad analisi».
Una rappresentante dell’Unione Europea ha ribadito la preoccupazione per le tensioni che il caso marò ha suscitato e dal dibattito è emerso anche l’imbarazzo dei politici di fronte ad una vicenda che dovrebbe avere l’ovvia conclusione: il proscioglimento dei due militari che, oltretutto, dovrebbero godere dell’immunità di chi partecipa alle missioni internazionali di pace.
Alla seduta della commissione Petizioni del Parlamento europeo hanno partecipato numerosi italiani: Mario Borghezio, esponente della Lega Nord, Fabio Massimo Castaldo, dei Cinque Stelle, Andrea Cozzolino (Socialisti & democratici), ma anche di altre nazioni, come Pál Csáky, rappresentante della minoranza ungherese in Slovacchia, incaricato dal Ppe di seguire il caso. L’esposizione di Di Stefano è stata giudicata «estremamente convincente», ma il Parlamento Europeo non ha modo di intervenire sulla Corte di Amburgo. Però, è intervenuta la presidente Wikstrom, «possiamo rivolgerci alla delegazione per i rapporti tra l’Ue e l’India e alle autorità e ai diplomatici indiani, dedicando tutta la nostra attenzione al caso». La vicenda, per il momento, è tutta nelle mani del Tribunale Internazionale che si dovrà pronunciare nei prossimi giorni.

Antonio Angeli- 22 aprile 2016

21/04/16

I nemici dei Marò : la disinformazione dei media.






Un asino raglia anche in giacca e cravatta
( Stephen King )

Puntuale e precisa come un orologio svizzero ieri ha fatto capolino sua maestà la disinformazione, rifilataci (come sempre del resto ) nei momenti topici della ricerca della verità, la carta stampata con grande dovizia di particolari ci informa della vicinanza del Capo dello Stato in occasione della ricorrenza del 25 aprile e dalle colonne online di un quotidiano alquanto seguito e che ( ma solo a parole ) si dichiara vicino ai Fucilieri di Marina sequestrati da quattro anni dall' india, questo quotidiano con un grande titolone ad effetto ( e si, loro son bravissimi in questo ) ci propina uno "studio", udite udite, del 2013 con la famigerata teoria dello spiattellamento di proiettili sull' acqua e poi con dovizia e profusione di particolari tecnici fornisce un assist clamoroso all' india dando per scontato che vi sia un nesso tra i colpi esplosi dal team di protezione della Enrica Lexie ( alle ore 16'30 circa indiane ) con quanto dichiarato in prima battuta a caldo dal buon Freddy Bosco che era a bordo del peschereccio su cui erano le due presunte vittime " erano le 21'30 circa ( indiane ndr ) stavamo dormendo, sono stato svegliato da un forte rumore e ho visto i miei colleghi colpiti... " per inciso dagli allegati presentati dalla delegazione indiana al tribunale di Amburgo lo scorso anno i proiettili recuperati dall' esame autoptico effettuato sui corpi dei deceduti risultano essere compatibili con un calibro 7,65 in luogo del 5,56 con cui sono equipaggiati i Fucilieri di Marina della Brigata Marina San Marco, riprendendo questa bufala, ops scusate questo rapporto, apprendiamo dall' articolo in oggetto che questo "rapporto " fu presentato nel 2013 al Ministro della difesa Mauro e da esso scartato, accantonato, insinuando quindi che "c' erano le carte " per salvare i Marò, da parte nostra affermiamo senza ombra di dubbio che questo fantasmagorico rapporto non è altro che un opera di disinformazione in grande stile utile forse a coprire i comportamenti degli alti gradi della Marina Militare in comando all' epoca dei fatti ( febbraio 2012 ) visto che è basato su dati empirici quali lo spiattellamento di proiettili sulle acque mosse dell' oceano indiano e oltretutto partendo da un altezza di oltre 20 metri sul livello dell' acqua, va da se che anche uno studente delle scuole medie dimostrerebbe che la cinematica ipotizzata è impossibile a realizzarsi, accantonando per un momento questo " raglio di asino " parliamo invece di ciò che è accaduto il 19 aprile 2016, ovvero l' audizione del perito giudiziario Luigi di Stefano in commissione petizioni al parlamento europeo e proprio in virtù della disinformazione di stato imperante sul caso non aggiungiamo altro di scritto invitandovi all' ascolto e alla lettura di ciò che ha prodotto l' analisi del Di Stefano sugli allegati ufficiali indiani presentati al tribunale di Amburgo e disponibili dallo stesso tribunale a chiunque ne faccia richiesta, non abbiamo paura e tantomeno intenzione di abbassare il capo di fronte a queste manovre di disinformazione, da queste colonne cerchiamo di far conoscere all' opinione pubblica tutto quello che i media non dicono o meglio... non vogliono dire.

Oggi più di ieri e domani più di oggi #iostoconimarò.

Di seguito link e video per una corretta informazione.

http://www.seeninside.net/piracy




fonte: http://italiavoxhonest.blogspot.it

CASO MARO' - Con Luigi Di Stefano a Bruxelles per ribadire l’innocenza dei Marò (VIDEO)


Bruxelles, 21 apr – Reportage sul viaggio di Luigi Di Stefano a Bruxelles, perito che fin dall’inizio del caso Marò ha sostenuto la tesi dell’innocenza dei nostri due soldati attraverso una perizia tecnica, in buona parte confermata l’estate scorsa dalla pubblicazione dei documenti del Tribunale di Amburgo da cui sono emerse le bugie indiane e i dati incontrovertibili dell’innocenza di Latorre e Girone. Di Stefano ha presentato la sua relazione tecnica alla Commissione Petizioni del Parlamento Europeo di Bruxelles. Petizione che è stata accolta dalla presidente della Commissione, la svedese Cecilia Wikistrom, proponendo lei stessa, di intervenire sulla commissione per i rapporti con l’India e sull’ambasciata stessa per sollecitare un’azione conoscitiva su questo argomento che come lei stessa ammette: “coinvolge due cittadini europei che stavano svolgendo un lavoro” nell’ambito di una missione europea di protezione delle navi in transito nelle zone infestate dalla pirateria.
Di Stefano ha chiesto al Parlamento Europeo di nominare quattro esperti, anche non italiani, che esaminino i dati tecnici prodotti dal Tribunale di Amburgo. Inoltre ha chiesto di ritirare una risoluzione europea votata nel gennaio del 2015, anche da molti eurodeputati italiani, in cui sostanzialmente si accettava l’impianto accusatorio indiano.



                                             Reportage - Luigi Di Stefano a Bruxelles difende l'innocenza dei Marò



di Alberto Palladino - 21 APRILE 2016
fonte: http://www.ilprimatonazionale.it 

La sinistra senza fede ignora la Jihad






Speriamo traducano, e che lo facciano presto, Un silence religieux di Jean Birnbaum, il responsabile del supplemento libri di "le Monde". In una sua lunga intervista su Repubblica di venerdì, parlando del suo libro lo studioso francese spiega perché la sinistra non capisce l’islam: la rimozione totale della dimensione religiosa dal proprio orizzonte impedisce di capire il legame profondo fra i terroristi del Califfato e l’Islam. “La sinistra ha rinunciato a pensare la religione e la sua forza” perché “si è costruita nel solco della tradizione cartesiana, illuminista e marxista, inseguendo il fantasma dello sradicamento della religione”.
Intellettualmente onesto e poco propenso ad atteggiamenti di buonismo, Birnbaum riconosce che “i jihadisti non vogliono cambiare il mondo, vogliono distruggerlo”, ma al tempo stesso invita a riflettere sul fatto che i giovani che abbracciano la causa del Califfato all’inizio non sono mossi dall’odio. Lontanissimo dal politicamente corretto, il giornalista francese spiega che tirare in ballo emarginazione e povertà escludendo il fattore religioso serve solo a “ricondurre il problema alle nostre abitudini mentali”.

“I jihadisti vogliono farla finita con la storia, con la politica, e soprattutto con la vita. Da qui il desiderio e l’elogio della morte. Ma tutto ciò nasce da una speranza. La sola questione che conta è quella posta a suo tempo da Kant: che cosa ci è lecito sperare? La sinistra però non capisce più il bisogno di speranza dei giovani e non ha nulla da proporre loro. Di conseguenza, più la speranza radicale profana – quella della sinistra che vuole cambiare il mondo – diserta la realtà, più si afferma una speranza radicale religiosa, che poi produce le tragedie che abbiamo conosciuto”.
Una speranza radicale che sfocia in tragedia, insomma, perché nel porsi come alternativa totale a questo mondo, l’Islam si trova davanti il problema della violenza, e con il terrorismo percorre questa strada. Chissà se l’intellettuale francese ha letto il discorso di Benedetto a Regensburg, quello di Emanuele il Paleologo e del rapporto fra fede e ragione: troverebbe spunti interessanti per andare alla radice della violenza del Califfato. Ma le sue considerazioni sulla sinistra valgono in generale nei confronti di tutto il mainstream (che comunque da tanta sinistra nasce) che in questi anni di crescente diffusione del terrorismo si ostina a non capirne la natura.

Chi collega le radici della violenza del terrorismo esclusivamente a un disagio sociale – povertà, emarginazione, mancata integrazione – è perché, in ultima analisi, non riesce neppure a concepire un disagio che non sia esclusivamente legato a beni materiali. Come se il benessere economico e sociale possa essere di per sé un antidoto alla violenza; come se le guerre potessero essere scatenate esclusivamente da poveracci malmessi. Chi non comprende l’enorme bisogno di speranza e di significato per la propria vita, non potrà mai capire perché proprio il Belgio scristianizzato sia diventato il nido del terrorismo islamico in Europa, e non sarà in grado di cogliere il nesso fra il terrorismo islamico e la secolarizzazione profonda del nostro continente, vecchio, sterile, e non più cristiano.
Non c’è da inventarsi un alibi per non intervenire duramente contro il Califfato – i nazisti sono stati sconfitti da eserciti più forti, non certo da un lungo processo di rieducazione – ma di capire le radici del male, per poterle strappare dalla terra di cui si sta nutrendo.

di Assuntina Morresi  -  20 Aprile 2016
fonte: http://www.loccidentale.it

Francesco, “scafista” di Dio



Domenica 17 Aprile 2016 – Santi Elia, Paolo e Isidoro, Martiri – a casa, a Taurianova


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Sì, dai, facciamoli sbarcare, sia dai canotti che dagli aerei. Accogliamoli, infine, nelle nostre case e, anzi, consegniamo loro devotamente una copia delle chiavi. Volessero uscire a mangiare un kebab…  Tanto, prima o poi, ce le fotteranno comunque, le case nostre costruite col sudore dei nostri Padri. E cerchiamo, mi raccomando, di individuare quelli fra loro che vogliamo ospitare; facciamolo intelligentemente prima che partano dai loro Paesi, e preghiamoli di inviarci, magari con lo smartphone di cui sono dotati anche i loro neonati, la foto delle pietanze che vogliono trovare a tavola all’arrivo e il disegno del tappeto per la preghiera che meglio si intona col colore degli occhi o delle djellaba. Non sia mai ci dovessimo sbagliare di gusto o tonalità. Potrebbero incazzarsi o, peggio, restare delusi dell’accoglienza italiana.
Informiamoci su che marca di shampoo per chioma turbantata , smalto per  unghie nascoste e crema per le rughe sottovelate usino le signore e quale sia il calibro di pistola o la lunghezza di lama del coltello più gradita al marito, al nonno, allo zio e al nipotino kamikaze salterello.
Non facciamoci riconoscere per quello che siamo: disattenti e superficiali. Confusionari e disorganizzati. Anzi, cominciamo a studiare tutte le loro lingue, anche quelle più sgrammaticate; leggiamo il loro codice e memorizziamolo, soprattutto i capitoli che riguardano gli infedeli (noi) e la giusta fine che devono fare (boom! o anche zac!). Mettiamoli a loro agio, insomma. Come ci ordinano i nostri governanti imposti dalla massoneria e dalle banche. Come ci impone, sputandoci schizzi di coscienza favelera, il papa venuto dalla fine del mondo (cristiano). Come ci consigliano le bavose associazioni (dis)umanitarie, sempre pronte a salvare il culo e la pelle dei migranti for money, mentre se ne strafottono dei CRISTIANI MASSACRATI IN TUTTO IL MONDO IN QUANTO CRISTIANI!
Dai, ragazzi, andiamo a prenderceli, questi milioni di “pacifici fraterni invasori” e porgiamo, durante il comodo viaggio, l’altra guancia per qualche caracca (o papagno). Carichiamo per primi i bambini, così facciamo contenti un po’ di monsignori col vizietto; a seguire, i giovani, quelli che serviranno a far detonare le cariche necessarie per ricostruire stazioni, aeroporti, piazze, scuole, chiese… Non dimentichiamo le stivate di donne, di colore è meglio, per il mercato del piacere da siepe. E, infine, gli imam! Quelli, per favore, non manchino! Anzi, abbondiamo con gli imam. I più ortodossi. Quelli che ci spiegano come si picchiano le mogli, ci si immola per il profeta, si mutilino le bambine, si pieghino a suon di frusta le schiene dei giovani refrattari.
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Poi, infine dell’infine, carichiamo i vecchi. Anche gli sdentati di cent’anni. Quelli depositari della saggezza popolare. Quelli che stanno accovacciati per intere giornate, come per un’eterna cagata, davanti alla porta di casa o ai giardinetti e ti guardano come se tu fossi l’incarnazione di ogni male, e ti sputano sui piedi appena gli passi vicino.
Su, su, diamo retta al popolarmisericordioso papa Francesco, da ieri anche nocchiere  di lusso per famiglie non già cattoliche, cristiane, ma, si dice, autenticamente maomettane. Di quelle che ci mancavano nella collezione. I migranti pontifici.

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Accogliamoli in questa nostra casa loro, sapendo che, male che vada, entro dieci vent’anni, faranno saltare definitivamente chiese e monsignori, governi e palazzi, sventreranno banche e luoghi del potere. Ma a noi, detto “papale papale” non faranno un cacchio: perché non valiamo e non varremo niente. Al limite, ci daranno un pugno di couscous da mangiare per farsi servire.
Una croce.

Quella di Cristo fu più pesante e insanguinata.

Fra me e me. Verso il Golgota, grazie al papa traghettatore (per chi fabbrica chiodi per le croci)

di Nino Spirlì - 17 aprile 2016