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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

28/11/15

SIRIA - Giorgio Napolitano in Siria nel 2010: quando Assad non era un dittatore sanguinario

Giorgio Napolitano in Siria nel 2010: quando Assad non era un dittatore sanguinario

Discorso dell'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ospite in Siria del Presidente Bashar Al Assad


dal portale pandoratv.it

Prima che gli USA imponessero all'Italia di considerare Assad un dittatore e la Siria uno stato canaglia, il presidente della repubblica italiana Giorgio Napolitano elogiava Assad e sua moglie per aver reso la Siria un paese civile, laico, tollerante, rispettoso delle minoranze e difensore della comunità cristiana in medio oriente. Era il 18 marzo 2010


 


Fonte: Pandora Tv
Notizia del:

Caro preside grillino ‘Tu scendi dalle stelle’? I Genitori ritirino i figli dalla scuola!


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I genitori di buon senso, non preparino solo una lettera di protesta contro il dirigente scolastico reggente che, arbitrariamente e incostituzionalmente, ha rimosso il crocifisso dalle aule e poi ha anche cancellato il Concerto di Natale. I genitori di buon senso dovrebbero protestare efficacemente - finché il preside non si dimette o non venga allontanato -  ritirando i loro figli dall’Istituto comprensivo Garofani di Rozzano (Milano) dove è preside l’inadeguato Marco Parma, un dirigente scolastico politicizzato, già candidato sindaco per la lista civica ‘Aria pulita’ e per il M5S a Rozzano, che ha vietato agli alunni (scuole dell’infanzia, primaria e secondaria) il Crocifisso e cancellato la ‘Festa musicale di Natale‘.
Per capire, per assumere consapevolezza e considerare a chi consegnate i vostri figli la mattina e per sapere che cosa possano apprendere con un dirigente scolastico tale, basta leggere come la pensa questo dhimmi sulla via della conversione all’islam, un grillino ‘laicista’ che dovrebbe tornare a scuola proprio per capire cosa vuol dire laicità, che ha avuto l’indecenza di dire: “Rispettare la sensibilità delle persone che appartengono ad altre religioni non è un passo indietro” (giusto? Con la differenza che sono proprio le altre religioni o sedicenti tali, che devono rispettare quella maggioritaria del Paese che li ha ospitati).

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“Anzi – ha detto il pavido aggravando la sua posizione – se noi avessimo organizzato un concerto a base di canti religiosi dopo quello che è accaduto (si riferisce a Parigi) certo qualcuno avrebbe poturo interpretarlo come una provocazione, forse anche pericolosa“ .
Ma questo diversamente tollerante, non considera provocazione proprio quello che egli stesso ha fatto? (Evidentemente è un vizio di movimento, non ci arrivano).
Per questo sedicente preside sono pericolose le canzoni di Natale come Adeste fideles, un canto natalizio trascritto da un tema popolare irlandese nel 1743-1744 per un coro cattolico di Douai, una cittadina nel nord della Francia, a quel tempo importante centro cattolico di riferimento e rifugio per i cattolici perseguitati dai protestanti nelle Isole britanniche. Questo è il testo. Giudicate voi:

« Venite Fedeli, lieti trionfanti, venite, venite a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.
Venite adoriamo, venite adoriamo,
venite adoriamo, il Signore Gesù.
La luce del mondo brilla in una grotta:
la fede ci guida a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.
Venite adoriamo, venite adoriamo,
venite adoriamo, il Signore Gesù.
La notte risplende,
tutto il mondo attende:
seguiamo i pastori a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.
Venite adoriamo, venite adoriamo,
venite adoriamo, il Signore Gesù.
Il Figlio di Dio, Re dell’universo,
si è fatto bambino a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.
Venite adoriamo, venite adoriamo,
venite adoriamo, il Signore Gesù.
Sia gloria nei cieli, pace sulla terra
un angelo annuncia a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.
Venite adoriamo, venite adoriamo,
venite adoriamo, il Signore Gesù. »

presepe

E che dire di “Tu scendi dalle stelle”? Questo si che è pericoloso! Un canto natalizio composto nel dicembre 1754 a Nola (NA), dal napoletano sant’Alfonso Maria de’ Liguori, derivato come versione in italiano dall’originale ‘Quanno nascette Ninno’. Il motivo, scritto in 6/8, è uno tra i più famosi canti natalizi italiani.

Tu scendi dalle stelle, o Re del Cielo,
e vieni in una grotta, al freddo al gelo.
O bambino, mio divino io ti vedo qui a tremar,
o Dio beato
Ahi, quanto ti costò l’avermi amato!
A te, che sei del mondo il Creatore,
mancano panni e fuoco, o mio Signore!
Caro eletto pargoletto,
quanto questa povertà più m’innamora!
Giacché ti fece amor, povero ancora!

Cari grullini, come ha ben detto Giuseppe Palma in questo articolo>>>>  GESU’ NON HA MAI UCCISO NESSUNO. ED E’ IN CROCE! LASCIATECI IN PACE! E smettetela con questa storia che lo Stato è laico! Se resuscitasse Cavour vi prenderebbe a calci! La laicità nulla ha a che vedere con le tradizioni di un Paese, che hanno la stessa importanza della laicità! Entrambe sono un valore. E l’una non esclude l’altra!
L’Italia ha una tradizione cristiana. In Italia è nata la Chiesa e in Italia c’è la sede del papato. In Italia c’è il maggior numero di opere d’arte che raffigurano o simboleggiano la cristianità. In Italia c’è la Sindone, in Italia ci sono i chiodi della Croce, in Italia c’è il Papa… in Italia siamo cristiani.
Ciò detto, se nelle scuole o nei Tribunali v’è posto il Crocifisso e nelle scuole elementari si prepara il presepe o si canta Adeste fideles, ciò non può – e non deve – urtare nessuno di religione diversa dalla nostra. E se anche così fosse, cioè se anche qualcuno si sentisse “offeso”, deve sapere che in Italia è così da millenni… per cui è bene che accetti le nostre tradizioni e la nostra cultura. Diversamente, valuti la possibilità di andare altrove… l’accoglienza è un conto, farci “imporre” le “sensibilità” altrui è un altro!

ARMANDO MANOCCHIA - 27 novembre 2915
fonte: http://www.imolaoggi.it

27/11/15

Sicurezza, Tonelli (Sap) dopo trasmissione Ballarò: Lettera aperta al prefetto Morcone




prefetto Mario Morcone

(AGENPARL) – Roma, 26 nov 2015 – Lettera aperta al prefetto  Morcone  dopo la trasmissione Ballarò di Gianni Tonelli, Segretario Generale Sap, Sindacato Autonomo di Polizia.

Prefetto Morcone,
voglio dirglielo senza troppi giri di parole: lei dovrebbe vergonarsi, chiedere scusa e soprattutto dimettersi dopo le assurde accuse che ha rivolto ai poliziotti e a me l’altra sera, in diretta tv a Ballarò, dopo che il programma condotto da Massimo Giannini aveva mandato in onda un servizio relativo alle condizioni della Polizia di Stato con le denunce in prima persona degli agenti e una mia considerazione finale
Lei deve vergognarsi perchè ha pensato che i poliziotti avessero recitato in malafede una parte, offrendo una descrizione artefatta della verità. Lei che neppure conosce la Polizia, visto il suo percorso professionale, deve chiedere scusa alle donne e agli uomini in divisa perché col suo fare capzioso e strumentale cerca di nascondere quella verità che il Sap sta veicolando da mesi e che ormai tutti i principali media e trasmissioni delle reti tv pubbliche e private, di qualsiasi orientamento, stanno proiettando e diffondendo.
Lo sa che abbiamo giubbotti antiproiettile scaduti e comunque inidonei per affrontare un terrorista? Lo sa che non abbiamo munizionamenti adeguati, che non abbiamo mezzi, che dobbiamo comprarci le divise e lavorare in ambienti luridi? Lo sa che non veniamo formati adeguatamente e che non siamo addestrati a sparare a bersagli in movimento? La realtà che denunciamo e che viene rappresentata  è incontrovertibile.
Per questo, non eccellentissimo prefetto Morcone, lei dovrebbe chiedere scusa anche a chi ha realizzato il servizio trasmesso da Ballarò, un giornalista professionista che al massimo è stato animato da un eccesso di dovizia e scrupolo, mentre lei lo ha offeso ipotizzando che potesse essere l’autore di un ‘tarocco’. Dovrebbe chiedere scusa alla trasmissione tutta e al suo conduttore, quasi che il programma si fosse addirittura prestato per un’operazione con chissà quali finalità politiche, quasi avessero tenuto “intelligenze” con il Sap per far passare un falso messaggio. Si vergogni!
Quel servizio, purtroppo, è un distillato oggettivo della precaria condizione in cui operano i poliziotti su strada, professionisti della sicurezza spesso impreparati per carenza di formazione e soprattutto non sostenuti da chi, come lei, assume atteggiamenti “negazionisti”, gettandoci allo sbaraglio. Esca ogni tanto dal suo dorato ufficio e venga a vedere le condizioni in cui lavoriamo!
Lei, Morcone, pretende di darmi una patente politica? Proprio lei che nel marzo 2011 ha tentato l’avventura politica a Napoli con una lista ben caratterizzata ed è stato, per altro, sonoramente bocciato!!! Lei mi ha accusato di essere vicino ad un partito politico perché sono andato a visitare il Cara di Mineo per far vedere le condizioni vergognose in cui operano i miei colleghi. Tutti i rappresentanti delle forze politiche  erano stati invitati, ma solo Matteo Salvini aveva deciso di venire. E’ una colpa? Lei dov’era???
A mio sommesso avviso il suo comportamento è indegno della funzione che riveste. Aggiungo che lei, addirittura. rappresenta un vero e proprio “pericolo” per i poliziotti perchè con coscienza e volontà nasconde le nostre problematiche e la verità oggettiva sui problemi di chi veste una divisa.
Che cosa dovremmo fare? Smettere di denunciare le situazioni? La denuncia pubblica e anche eclatante, di fronte al muro di gomma ministeriale che lei ben rappresenta, è uno dei pochi modi efficaci per ottenere risultati e soluzioni. La storia, anche e soprattutto quella del Sap, sta lì a dimostrarlo.
Stia sereno, Morcone. Lei è in buona compagnia. Numerosi sono i servi di palazzo, che si annidano anche in talune rappresentanze del personale, i quali cercano di nascondere dietro una trapunta dorata la vergognosa condizione della Polizia di Stato (e delle Forze dell’Ordine tutte).
L’italia e gli italiani hanno diritto ad un apparato della sicurezza efficiente, motivato e gratificato. Cosa che oggi, grazie a persone come lei, appare davvero – mi scuso per l’espressione quasi tautologica – un miraggio utopistico. L’Italia e gli italiani non possono permetterselo.

Ankara, processo al giornalista che svelò i camion di armi turche diretti ai jihadisti in Siria


Il direttore di Cumhuriyet, denunciato dal presidente Erdogan in persona, rischia l’ergastolo per «terrorismo e spionaggio». La procura ha chiesto il suo arresto



Can Dündar, direttore di Cumhuriyet, il giornale che a maggio ha pubblicato con uno scoop internazionale le foto e il video esclusivo delle armi inviate dalla Turchia alle milizie islamiste in guerra contro Assad in Siria, ha cominciato oggi il suo processo ad Ankara. Accusato di spionaggio e terrorismo, rischia una pena che va dai 10 anni all’ergastolo.

«PAGHERÀ A CARO PREZZO». Il procuratore Irfan Fidan ha chiesto che Dündar, insieme a un collega, venga arrestato durante il processo e ora la corte dovrà decidere. Il processo è particolare anche perché non è lo Stato ad aver denunciato il giornalista, ma il presidente Recep Tayyip Erdogan in persona, chiedendo per lui l’ergastolo più 42 anni di carcere. A giugno il presidente turco disse: «Chi ha pubblicato il video pagherà a caro prezzo questa decisione».

ARMI AI TERRORISTI. Le foto e i video mostrano membri dell’intelligence turca (Mit) caricare di armi un camion da inviare in Siria. Come riportato in esclusiva a Reuters da due pubblici ministeri turchi, attualmente sotto processo per le loro rivelazioni, quattro camion pieni di parti di missili, munizioni e mortai semi-assemblati sono partiti tra il 2013 e il 2014 dalla Turchia e sono stati scortati da membri dell’intelligence di Stato in territorio siriano controllato anche da milizie di Al-Qaeda. Uno dei quattro camion, come affermato da testimoni, è stato intercettato dalla polizia ma gli altri tre no, visto che quando gli ufficiali li hanno raggiunti sono stati minacciati da membri del Mit che hanno intimato loro di andarsene.

SOTTO LE MEDICINE. I camion, per la precisione, trasportavano sei container di acciaio con all’interno un totale di 1.000 parti di missili, 50 mila munizioni per mitragliatrici, 1.000 mortai e 30 mila munizioni per mitragliatrici pesanti. Il tutto era nascosto sotto strati di medicine. A riguardo del processo, il presidente della Suprema corte di appello, İsmail Rüştü Cirit, ha dichiarato: «I tempi che stiamo attraversando sono eccezionali. Noi facciamo del nostro meglio per tirare fuori il paese dai guai in cui si è cacciato».

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«DIFENDIAMO IL GIORNALISMO». Dopo aver ottenuto il permesso di parlare, il direttore Dündar ha dichiarato davanti alla Corte: «Siamo qui per difendere il giornalismo, per difendere il diritto dell’opinione pubblica di conoscere le notizie e sapere se il governo le propina menzogne. All’inizio il governo ha risposto dicendo: “Non esiste niente di tutto ciò. Erano solo aiuti [umanitari]”. Poi si è scoperto che erano armi. Allora hanno detto che erano dirette ai Turcomanni. Poi il vice primo ministro, Tuğrul Türkeş, ha detto: “Giuro su Dio che i camion non erano diretti ai Turcomanni”. Poi i Turcomanni hanno detto di non aver mai ricevuto armi. (…) Io non so perché il presidente è l’unico ad essere ricorso [contro di noi]. Questo segreto è un segreto che appartiene allo Stato, non a Erdogan personalmente».

FAVORIRE IL TERRORISMO. Il processo è sensibilissimo in un momento in cui la Russia, e non solo, sta accusando esplicitamente la Turchia di aiutare i terroristi islamici in Siria. Ankara, del resto, ha sempre fatto di tutto per favorire le milizie jihadiste che combattono contro Assad, consentendo a centinaia di combattenti stranieri di unirsi alle fila dei ribelli e dello Stato islamico passando attraverso i suoi porosi confini. La Turchia a giugno ha anche cominciato ad appoggiare attivamente un gruppo di terroristi in Siria, insieme a Qatar e Arabia Saudita. La milizia Jaish Al-Fatah, Esercito di conquista, comprende anche gruppi di Al-Nusra ed è operativa nel nord della Siria.
novembre 27, 2015 Leone Grotti
fonte:http://www.tempi.it/ 

26/11/15

Lettera aperta di un poliziotto: "Amiamo il nostro lavoro, ma siamo stati uccisi dall'indifferenza del nostro Paese"


Una lettera scritta durante un pomeriggio qualsiasi: Rocco è il segretario provinciale UGL della polizia di Stato di Torino. Si sfoga delle condizioni in cui si trovano oggi le forze dell'ordine



"Io non credo che fare il poliziotto oggi sia come averlo fatto ieri". Inizia così la lettera aperta di Rocco Campochiaro, segretario provinciale UGL della polizia di Stato di Torino. Una lettera indirizzata al presidente della Governo Matteo Renzi, scritta - ci racconta - col cuore, senza pensare al peso che a volte hanno le parole, specie se pubblicate su un profilo Facebook che - ammette - non sa neppure usare troppo bene. Una lettera non per i poliziotti "oramai povere pedine arrugginite di una scacchiera logorata dai 'tagli' del tempo", ma per i cittadini, perchè sappiano le reali condizioni in cui si trovano a operare oggi le forze dell'ordine.
"Lavoriamo in abiti civili perché le vestizioni ordinarie relative alle divise sono insufficienti, appiedati perché senza parco auto evidentemente al collasso e con fotocopiatrici e computer 'personali' troppo spesso acquistati coi nostri soldi", scrive Rocco sul suo profilo.
"I cittadini non sempre ci vedono di buon occhio - ci racconta Rocco - . Si lamentano della nostra assenza, che quando chiamano non arriviamo mai. Ma questo è perchè le auto di servizio non ci sono e non è colpa nostra. E' colpa dell'indifferenza in cui le forze dell'ordine sono state lasciate, abbandonate a se stesse". Non vuole un aumento di salario Rocco e tutti i poliziotti come lui, ma rispetto. Rispetto che chiede al presidente del Governo Matteo Renzi "almeno per gli italiani a cui stai raccontando tante bugie".
Ascoltando Rocco trapela senza esitazioni l'amore estremo per il proprio lavoro, nonostante tutto, nonostante a volte, i giubotti antiproiettile scaduti dopo il periodo di quattro anni, "i poliziotti se li debbano comprare da soli".

"Fiero dei gradi da Assistente Capo che luccicano d'onore sulle spalline della mia divisa, ma deluso dall'indifferenza ordinaria di chi mi governa: state assecondando e impoverendo di motivazioni i preposti alla tutela della sicurezza, state chiedendo agli italiani di non credere più nei principi della legalità perché oggi non sono più una priorità - conclude Rocco -. Ci avete ridotto come una gloriosa ma vecchia Alfa Giulia d'epoca da rottamare, con i lampeggianti fulminati e le sirene malandate, ma col giusto restauro possiamo ripartire, ancora e più veloci di prima, per raccontare al paese che amiamo il nostro lavoro e sappiamo ancora farlo bene, molto bene".

Valentina Ferrero - 24 nov 2015
fonte: http://www.torinotoday.it