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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

12/06/15

CASO MARO' - #Marò in India: Cosa aspettano i politici......


Sulla ormai complicatissima vicenda dei nostri due Fucilieri di Marina ci sono, come ormai credo sia chiaro a quasi tutti, parecchie cose che proprio non quadrano, oggi, certo, la situazione è molto complicata perché l'India non vuole perdere la faccia e l'Italia è,purtroppo, del tutto priva di dignità a causa della sua indegna classe politica, ma ci sono alcune cosette facili facili da fare che riguardano questioni interne che nessuno sembra aver preso in debita considerazione e che, essendo appunto interne, non sarebbero mica così difficili da sistemare. 
E' un fatto certo e verificabile che l'Italia abbia, in materia di estradizione verso paesi dove sia vigente la pena di morte, delle regole assai restrittive quanto ineludibili, intanto se ne occupa la Costituzione, quella carta che dovrebbe essere osservata e fatta osservare senza se e senza ma, che esclude tassativamente che si possa estradare anche il peggiore dei criminali in questi casi. La stessa cosa la recita il nostro Codice Penale e non basta, una sentenza della Corte di Cassazione ha escluso tassativamente che una dichiarazione, anche scritta, di non applicazione della pena di morte possa essere presa in considerazione. Questo è il quadro normativo che il Governo Monti ha per ben due volte violato. 
Mi e vi chiedo, se un Governo agisce in spregio della Costituzione e delle Leggi vigenti è colpevole di un qualche cosa? La domanda è del tutto retorica, la ovvia risposta è sì, perchè nessuno ha mai chiesto l'incriminazione di Monti e Accoliti? Mi spingo oltre, il Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere il garante della Costituzione, se chiude gli occhi davanti ad una palese violazione della stessa commessa da un Governo non è forse reo di Alto Tradimento? E' difficile convincere l'India a mollare l'osso, va bene, ma incriminare chi ha violato leggi e Costituzione non mi pare così complicato...che cosa aspettano i politici degni di questo nome a...darsi da fare?
 
11 GIUGNO 2015
 
Fonte: https://www.facebook.com/giuseppe.salomone.79?fref=nf 
 

Famiglie Italiane in difficoltà, manca lo Stato ma serve la solidarietà dei cittadini


Buonasera a tutti, a Roma è stato creato il primo Campo Profughi Italiano, il nome forse è un po strano e può far pensare ad altro, ma effettivamente è solo un appezzamento di terra dove ITALIANI e le loro famiglie si sono insediati viste le loro vicissitudini...
Sono famiglie sfortunate che per un motivo o per l'altro hanno perso tutto e ora si ritrovano a vivere in baracche o tende...
Hanno chiesto tutti aiuto alle istituzioni, ma al momento sappiamo tutti che pensano ad altro (o ad altri).
Queste famiglie con grande dignità si sono rifiutate di rubare o occupare case, ma hanno bisogno di un aiuto!
Un nostro ex collega Stefano con sua moglie Stefania stanno cercando di dare una mano e procurare a queste famiglie quanto necessario per poter permettere a loro almeno di andare avanti...
Non servono grandi cose, alcuni oggetti o beni probabilmente li abbiamo nei nostri cassetti dimenticati e inutilizzati...
Ora a voi del gruppo chiedo due cose...
Mi serve un romano che possa trasportare queste cose da Pistoia a Roma e poi agli altri vi chiedo di leggere quali sono le necessità e provare a cercare in casa propria se qualcosa avanza...
Io mi offro come punto di raccolta e mi posso occupare di una eventuale spedizione.
Ci tengo a precisare una cosa... Da molti dei vostri profili leggo una rabbia particolare verso un governo che lascia gli italiani in mezzo ad una strada e al contrario ospita altri negli alberghi...
Bene! Mi fa piacere che voi la pensiate così!!! Ora oltre a pensarlo dimostratelo!!!
Cinque pannolini della taglia sbagliata a voi non cambiano nulla, ma ai nostri connazionali invece servono!!!
Mettetevi una mano sul cuore...
PS: sapete tutti dove trovarmi!!!
fonte : https://www.facebook.com/peppepsx

Nota : il campo si trova in via del Casale di San Nicola località la Storta, Roma

11/06/15

CASO MARO' - "Un italiano non può mollare". Così Latorre insegna l'onore a un Paese senza spina dorsale


Il marò, in Italia per convalescenza, parla alla commissione Difesa in occasione della Giornata della Marina Militare: "Non abbiamo alcuna colpa. La verità verrà fuori"


"Un uomo, un militare, un italiano non può mollare". In collegamento telefonico con la commissione Difesa in occasione della Giornata della Marina Militare, Massimiliano Latorre dà lezione di onore a un Paese che da tempo ha dimostrato di non avere più spina dorsale. 




Mentre, infatti, il governo si alterna a esprimere affetto e sostegno, Salvatore Girone è ancora ingiustamente trattenuto in India e non è stata ancora messa la parola fine al processo farsa ai due marò. E, nonostante i fallimenti di Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi, Latorre, in Italia per convalescenza, ha sottolineato di sperare che "la verità possa venire fuori". E ha ribadito: "Non abbiamo alcuna colpa".
È la Festa della Marina militare e le alte cariche dello Stato si ricorda dei marò. Se ne ricorda il presidente della Repubblica Sergio Matterella che manda un messaggio di circostanza: "In questa giornata, un pensiero speciale va ai fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. A loro e alle loro famiglie esprimo la vicinanza e la solidarietà del Paese intero". Se ne ricorda pure il ministro della Difesa Roberta Pinotti che alza il telefono e chiama i due fucilieri di Marina "per fare gli auguri e manifestare l’affetto che proviamo per loro". Dichiarazioni che emergono dopo mesi di silenzio, ma che purtroppo non serviranno a sbloccare la situazione in India.

DI FRANCO RAME - 10 GIUGNO 2015
FONTE: http://www.ilgiornale.it

Forze armate al collasso ma soprattutto inutili



(aggiornato il 7 giugno)

Anno dopo anno la parata militare del 2 giugno ha perso progressivamente incisività e marzialità e quest’anno ha ben sintetizzato la situazione delle forze armate italiane. Se in teoria sarebbe necessario disporre di forze efficienti per far fronte alle crescenti sfide che minacciano l’Italia, in pratica si continua a sottrarre risorse finanziarie allo strumento militare ridotto ormai a puro “stipendificio”.
Paradossalmente però le spese militari possono venire considerate persino troppo alte tenuto conto che a Roma nessuna forza politica ha il coraggio di impiegare i militari per quello a cui servono. Se il ragionamento vi è sembrato un po’ contorto partiamo dalla parata del 2 giugno dove hanno sfilato ancora una volta reparti senza mezzi per non spendere troppo, non mettere a rischio i siti archeologici del Fori Imperiali ma soprattutto per non apparire “guerrafondai”.

 

Per ricordare i 100 anni dalla Grande Guerra c’erano pure truppe in uniforme d’epoca ma in sostanza la presenza militare è stata ancora una volta annacquata tra corpi civili dello Stato e persino  bambini con ombrellini tricolori.
Inutile ricordare che le parate russa (9 maggio) e francese (14 luglio) servono a mostrare la potenza degli strumenti militari e su Piazza Rossa e Champs Elysèes nessuno si vergogna a far transitare carri armati, missili, blindati e cannoni, ma soprattutto a mettere in mostra davanti al mondo un orgoglio nazionale e patriottico che certo a noi non appartiene più da un pezzo.
Non che in Italia non si disponga di mezzi pesanti ma è meglio non farli vedere così boy scout e pacifinti, antagonisti e catto-comunisti non si indignano.
Eppure proprio a loro dovrebbero piacere queste forze armate così “buoniste” e “umanitarie” che invece di combattere addestrano altri a farlo, che contro lo Stato Islamico non tirano nemmeno un petardo e che invece di difendere i confini della Patria permettono di superarli senza neppure declinare le proprie generalità a chiunque paghi il pizzo al crimine organizzato.

 

Un apprezzamento lo merita Matteo Renzi che si è finalmente recato in visita a un contingente militare italiano all’estero  trascorrendo il 2 giugno a Herat.
Con la  mimetica addosso era in evidente disagio e del resto è noto a tutti il disinteresse (se non l’imbarazzato fastidio) con cui il premier approccia i temi della difesa e sicurezza come confermano i continui tagli al bilancio delle forze armate perpetrati nell’ultimo biennio e che verranno accentuati nel 2016-17.
Il Documento Programmatico Pluriennale transitato nelle commissioni parlamentari nei giorni scorsi (e ampiamente illustrato da Analisi Difesa) parla chiaro. Quest’anno alle forze armate (Funzione Difesa) sono andati 13,2 miliardi contro i 14,3 del 2010 ma già dall’anno prossimo scenderemo a 12,7. Di questi fondi il 73,3 per cento se ne va in stipendi, voce che nel 2010 copriva il 65,4% del bilancio ma che nel 2017 raggiungerà il 75,7%.

 

In pratica i tre quarti dei fondi destinati alle forze armate se ne vanno in retribuzioni lasciando appena 2,3 miliardi per acquisire nuovi mezzi (ma qui vengono in soccorso altri 2 miliardi circa di fondi stanziati da altri ministeri) e poco più di un miliardo per esercitazioni, addestramento, manutenzioni di mezzi e infrastrutture.
Alla faccia della riforma di Giampaolo Di Paola, ministro del governo Monti che varò il taglio dei militari da 185 mila a 150 mila entro il 2024 per ridistribuire le risorse finanziarie in percentuali bilanciate (50% personale, 25% esercizio e 25% investimenti). Un obiettivo già oggi vanificato dai continui tagli al bilancio e dal troppo lento calo degli organici.
E per fortuna che l’anno scorso il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, aveva dichiarato che “il bilancio della Difesa non può essere il bancomat del governo”! Invece è proprio così.
Nessun dicastero ha subito tagli paragonabili a quello della Difesa anche se i risultati di questi tagli sono davvero paradossali.

 

Certo in futuro avremo qualche nuovo mezzo ma le caserme cadono a pezzi e manca il carburante, l’olio e i ricambi per le manutenzioni e per addestrare il personale.
I piloti non hanno mai volato così poco, l’Aviazione dell’Eserrcito è alla paralisi, interi reggimenti non sparano un colpo da molto tempo per mancanza di munizioni e per molti l’unico addestramento attuabile è rappresentato dalla marcia zaino in spalla. Sempre utile a tenersi in forma ma non certo sufficiente nell’era delle guerre hi-tech.
Compreremo gli F-35, una trentina entro il 2020 e poi probabilmente tutti i 90 previsti, ma non avremo i soldi per farli volare così come non potremo gestire la nuova flotta che stiamo costruendo con i fondi della “legge navale” dell’anno scorso.
Per poter addestrare militari e tenere in manutenzione e i mezzi le forze armate devono sperare in un futuro ricco di missioni i cui finanziamenti ad hoc possono garantire il mantenimento di un minimo di capacità operative che i fondi ordinari non garantiscono più.

 

Ma di quali missioni parliamo?  Restare in Afghanistan fino al 2016 perché ce lo chiedono gli americani ha un significato strategico o è l’ennesimo obolo che paghiamo allo Zio Sam al quale neppure Renzi sa dire di no?
Mantenere in Iraq droni e bombardieri Tornado completamente disarmati rappresenta un costo del tutto privo di benefici nella lotta allo Stato Islamico che l’Italia in realtà non attua in nessun modo.
Spendere miliardi per rimpiazzare i Tornado con gli F-35 non è solo un errore strategico e industriale che ci metterà del tutto nelle mani di Washington ma è anche inutile: a cosa serve avere un bombardiere “invisibile” se non abbiamo neppure il coraggio di mettergli le bombe a bordo?
In realtà i veri bombardieri “stealth” li abbiamo già in servizio da un pezzo: sono i Tornado che risultano invisibili al nemico jihadista perché disarmati e che nella loro carriera operativa sono stati a lungo invisibili sul piano mediatico ai cittadini-contribuenti italiani quando impegnati in missioni belliche in Iraq nel 1991, in Kosovo, in  Libia e oggi di nuovo Iraq.

 

A che serve spendere miliardi per disporre di nuove portaelicotteri da assalto anfibio, pattugliatori grandi come cacciatorpediniere e sofisticate fregate lanciamissili se non possiamo sparare ai pirati, bombardare le milizie dell’ISIS a Derna e Sirte e non siamo neppure capaci di respingere immigrati clandestini?
Per imbarcare tutti gli africani e trasferirli in Italia agevolmente converrebbe dotare la Marina Militare di traghetti di seconda mano invece che di nuovissime navi da guerra da mezzo miliardo di euro l’una o più.
Oppure potremmo usare i fondi della Difesa per costruire un ponte tra la costa africana, Lampedusa e l’Italia, ovviamente senza posti di controllo né dogana.

 

Il dilemma in realtà non riguarda le dotazioni militari ma la totale incapacità della politica di difendere, anche con le armi, gli interessi nazionali e le frontiere stesse della Nazione.
Abbiamo irrisolta da oltre tre anni la penosa vicenda dei fucilieri Salvatore Girone e Massimiliano Latorre mentre in Italia non riusciamo neppure a difendere Piazza di Spagna da 200 tifosi olandesi ubriachi né il centro di Milano da altrettanti teppisti black-bloc, ridicolizzando agli occhi del mondo e dell’opinione pubblica italiana il ruolo di militari e forze dell’ordine, ormai ridotti al ruolo di mute comparse, non protagonisti della difesa e sicurezza nazionale.
Figuriamoci se in queste condizioni possiamo impensierire terroristi e jihadisti oppure anche solo pirati e trafficanti, criminali seri con tanto così di pelo sullo stomaco.

(con fonte Nuova Bussola Quotidiana)
Foto: Difesa.it, UNIFIL e Ansa

di Gianandrea Gaiani - 6 giugno 2015
fonte: http://www.analisidifesa.it

Unioni civili, «legge impresentabile»: 58 intellettuali scrivono al Parlamento


Iniziativa ecumenica promossa dai comitati “Sì alla famiglia” contro il ddl Cirinnà per difendere e promuovere la famiglia naturale e il diritto dei bambini ad avere un papà e una mamma

Unioni civili, «una legge impresentabile». Lo scrivono a deputati e senatori 58 intellettuali, che hanno firmato una lettera promossa dal sociologo Massimo Introvigne, presidente dei comitati “Sì alla famiglia”, e dal magistrato Alfredo Mantovano, ex sottosegretario all’Interno. I firmatari affermano che per raggiungere l'obiettivo condiviso di una società rispettosa e aperta nei confronti delle persone omosessuali lo strumento più adeguato è un testo unico - sul modello di quello presentato in Parlamento dai deputati Maurizio Sacconi e Alessandro Pagano - che elenchi i diritti e doveri che derivano dalle convivenze in materia di visite in ospedale, in carcere, locazioni e così via.
Il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili propone invece un istituto sostanzialmente uguale al matrimonio, già aperto alle adozioni in alcune ipotesi. «La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo – affermano del resto i 58 intellettuali rivolgendosi ai parlamentari italiani - ha stabilito che non costituisce discriminazione riservare l’istituto del matrimonio e le adozioni alle sole coppie formate da un uomo e da una donna. La stessa Corte ha però sancito che, una volta introdotte unioni civili fra persone omosessuali analoghe al matrimonio, escludere l’adozione costituisce una discriminazione illecita».
Come insegnano altri Paesi europei, continuano i firmatari della lettera, con il DDL Cirinnà saranno comunque i giudici, europei o italiani, a introdurre le adozioni senza limiti, e chiamare «matrimonio» qualcosa che nella sostanza lo è già sarà solo questione di tempo.
Tra i firmatari della lettera figurano nomi noti del mondo cattolico - dalla giornalista Costanza Miriano alla bioeticista Maria Luisa Di Pietro e al neurochirurgo Massimo Gandolfini, dal presidente di sezione della Corte di Cassazione Mario Cicala all'economista Ettore Gotti Tedeschi, passando per il direttore de “La Croce quotidiano” Mario Adinolfi e il presidente dell'Associazione “Scienza & Vita” Paola Ricci Sindoni - ma anche tanti accademici di ogni orientamento religioso ed esponenti delle comunità ortodosse e protestanti, tra cui molti pentecostali e il presidente dell'Alleanza Evangelica Italiana Giacomo Ciccone.
La lettera è stata consegnata il 3 giugno nella sede romana di “Sì alla famiglia” ai parlamentari che hanno risposto ai precedenti manifesti promossi dai comitati, costituendo un “Comitato dei parlamentari per la famiglia”, presentato oggi alla Camera ed al quale hanno finora aderito una sessantina di deputati, la cui lista sarà pubblicata a breve sul sito www.siallafamiglia.it.
I comitati “Sì alla famiglia” hanno contemporaneamente aderito alla manifestazione nazionale “Da mamma e papà”, programmata a Roma il 20 giugno (piazza San Giovanni, ore 15.30), cui diversi membri del comitato promotore hanno firmato la lettera, da Mario Adinolfi a Massimo Gandolfini, quest’ultimo portavoce della manifestazione stessa.

giuseppe brienza - 5 giugno 2015
fonte: http://www.lastampa.it