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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

08/05/15

IMMIGRAZIONE - ''Una flotta Ue per portare più clandestini in Italia''


 



I ministri dell’Unione Europea starebbero studiando un’operazione parallela a Triton, gestita da un coordinamento di Marine militari di diversi stati membri, con missione complementare a quella dell’operazione Frontex, che prevedrebbe un più costante pattugliamento in alto mare con presenza di navi piu’ atte al soccorso e salvataggio.
Lo ha rivelato oggi pomeriggio, di fronte alla Commissione Libertà Civili del Parlamento UE, l’ammiraglio Filippo Maria Foffi (nella foto sotto), comandante in capo della Squadra navale della Marina italiana, che valuta un’eventuale operazione di questo tipo come “un segnale positivo se entrambe le missioni (quella a guida Frontex e quella delle marine militari) contribuiranno a salvare sempre più vite di donne e uomini in mare, oltre a controllare le frontiere esterne dell’Unione e a combattere le organizzazioni criminali che si alimentano sul traffico di esseri umani”.

 

L’ammiraglio Foffi ha inoltre auspicato che l’Onu aggiorni il diritto internazionale considerando la tratta dei migranti addirittura più grave della tratta degli schiavi, perché almeno gli schiavi arrivano alle loro destinazioni in migliori condizioni rispetto ai disperati che sono costretti alle traversate sui barconi.
L’alto ufficiale ha poi smentito categoricamente che l’operazione Mare Nostrum abbia avuto una funzione di fattore chiamata per gli immigrati e che abbia contribuito ad aumentare il numero di arrivi: “La realtà è che il numero di migranti che vengono in Europa dipende da altri fattori, in particolare dalle crisi che ci circondano”, ha spiegato l’ammiraglio. Anzi, secondo Foffi, “una scoperta più anticipata possibile delle imbarcazioni non solo permette di evitare tragedie, ma da’ alla magistratura anche più elementi per lottare efficacemente contro le organizzazioni criminali che trafficano i migranti”.
L’ammiraglio ha ribadito che sia l’Italia che Frontex continuano a salvare vite in mare, qualsiasi siano il nome dell’operazione o le navi coinvolte e i numeri sono lì a dimostrarlo. Triton, in sei mesi, ha salvato 5.857 persone, 17.452 sono stati i migranti soccorsi dalla Marina Militare Italiana, 14.709 dalla Guardia Costiera e 15.895 dai mercantili. In totale, da novembre e fino a oggi, i salvataggi sono stati 51.760.
E sulla possibile missione militare per distruggere le imbarcazioni in Libia, Foffi ha spiegato: “Se i pescatori da un giorno all’altro cambiano l’utilizzo della loro imbarcazione e la mettono al servizio dei trafficanti è difficile andare lì e distruggerle, ma quando le flotte europee vengono aggredite dalle organizzazioni criminali per riavere indietro i loro vascelli della morte, reagire non solo è opportuno ma anche necessario”.

 

Infine Foffi ha tenuto a sottolineare che Mare Nostrum, con cinque navi che permettevano il pattugliamento in alto mare e diversi aerei ed elicotteri, consentiva di sorvegliare un’area di acque grande circa tre volte la Sicilia. E l’ammiraglio ha elogiato il contributo essenziale e imprescindibile delle ong e dei volontari.
“Senza di loro, molte delle cose che facciamo sarebbero impossibili. Ci aiutano nell’identificare le persone
più vulnerabili, ci aiutano a evitare risse fra diverse etnie, forniscono assistenza medica e psicologica… Anche le ong con tendenze più antimilitariste si sono dimostrate alleati validi e affidabili”. (mmo)

Foto Marina Militare
Vignetta di Alberto Scafella


di Redazione 8 maggio 2015

http://www.analisidifesa.it

CASO MARO' - ''Fucilieri di Marina, si riparla di Arbitrato ''



In questi mesi siamo stati abituati ad un silenzio assordante sulla vicenda dei due Fucilieri di Marina rotto solo dagli annunci dei rinvii di udienza della Corte Suprema indiana.

 Improvvisamente ed oserei dire inopinatamente, il silenzio istituzionale viene rotto dal dott. Danilo Taino che ci informa attraverso le pagine del Corriere della Sera sulla decisione italiana di ricorrere all’arbitrato internazionale. Un articolo del 5 maggio us nel quale è possibile leggere, tra l’altro,  che “Il governo italiano ha deciso di procedere con arbitrato internazionale sul caso dei due marò. Da quanto  risulta al Corriere, entro metà del mese prossimo, probabilmente prima, ritirerà la proposta che aveva fatto all’India per una soluzione diplomatica negoziata e comunicherà al governo di Delhi l’intenzione di procedere con un contenzioso ……”.

La notizia non può che rallegrarci essendo una soluzione caldeggiata da più di tre anni da chi scrive e da tantissimi altri cittadini italiani. Si rimane, però,  perplessi di fronte al silenzio del Presidente del Consiglio che nulla conferma o smentisce circa le informazioni del quotidiano di Via Solferino,  evidentemente ben informato da corsie preferenziali. Solo un immediato “No Comment” del Ministro Gentiloni che con un’Agenzia stampa dello stesso 5 maggio si preoccupa di ufficializzare il suo pensiero :"Non commento, sono indiscrezioni".

Dubbi spontanei che riemergono dopo che mesi orsono avevamo sperato in  un’azione del genere, dopo le ripetute dichiarazioni dei due Ministri Pinotti e Mogherini sulla volontà del Governo di ricorrere ad un arbitrato per ottenere un giudizio da una Corte di Giustizia internazionale. Atto che peraltro avrebbe consentito con immediatezza - circa 60 giorni secondo valutazioni di eminenti giuristi italiani - di vedere assegnata la custodia cautelare dei due Fucilieri ad uno Stato Terzo diverso dall’India, sottraendo i due e l’Italia al ricatto di Delhi.

Non trova, infatti, una comprensibile motivazione l’altalena delle dichiarazioni sull’Arbitrato ed il continuo rimandare quando già era tutto pronto il 18 marzo 2013 ed annunciato ufficialmente dal Governo del momento per poi essere immediatamente sconfessato dalle decisioni del Premier che riconsegnò all’India i due Marò (vedasi  sito della Farnesina sotto il titolo comunicato del Governo),

http://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/2013/03/20130318_maro_comunicato_governo.html,, e come ufficialmente spiegato in una audizione alla Camera dei Deputati da uno dei massimi esperti italiani di diritto internazionale e del mare, la Professoressa Del Vecchio. (http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/0204/indag/c0204_stabilizzazione/2015/03/10/indice_stenografico.0004.html.

Perchè si sia atteso tanto, quindi, non si comprende, come non si riescono a capire i tentennamenti ed i silenzi di questi mesi nonostante il negativo approccio dell’India alla vicenda, con i continui rinvii delle udienze della Corte Suprema chiamata a pronunciarsi su un aspetto di primaria importanza : escludere la NIA dalle indagini o confermarne la competenza. Decisione che una volta per tutte potrebbe cancellare o confermare l’applicazione della legge indiana sull’anti terrorismo (SUA ACT) e, quindi, del rischio che sussista ancora la minaccia della pena di morte nei confronti dei due  nostri militari.

Incertezze continue, quindi, che inducono a pensare tutto ed il contrario di tutto. Non in ultimo l’interrogativo che ci si possa trovare di fronte ad uno spot elettorale in occasione delle prossime regionali per poi venire immediatamente dopo smentito,  non essendo stato, peraltro,  fin ad oggi confermato dalle Istituzioni.

Un’ipotesi che non dovrebbe meravigliare in quanto suggerita da una prassi ormai consolidata dall’attuale gestione politica;  benefit economico annunciato a ridosso delle elezioni europee, possibile “tesoretto” da destinare ai meno ambienti all’apertura della campagna elettorale per le elezioni regionali italiane ed in ultimo uno scomodo decreto sull’adeguamento delle pensioni nel rispetto di una sentenza della Corte Costituzionale rimandato, almeno per quanto noto ed a differenza delle precedenti decisioni, ai primi del prossimo mese.

Nella nebulosità della vicenda, forse,  un unico aspetto è reale e concreto, quello sintetizzato con il titolo dell’articolo di Taino “Caso Marò, è fallita la via diplomatica. L’Italia decide di ricorrere all’arbitrato”. Il Ministro Gentiloni non ha confermato l’Arbitrato ma nemmeno smentito il “fallimento diplomatico” dell’Italia così come riportato nell’articolo del 5 maggio e, quindi, ogni ipotesi rimane aperta.

Un unico auspicio. Speriamo che in questo caso non si tratti di ennesimo proclama fra i tanti che in questi anni hanno caratterizzato la vicenda dei due Fucilieri di Marina e soprattutto non  venga spiegato che se si è atteso tanto nell’avviare l’arbitrato per le vicende di Finmeccanica.

In sintesi, non un ritardo ma una vittoria che porterà l’Industria nazionale  a tornare a vendere elicotteri all’India, come annunciato recentemente.

Se così fosse verrebbe, infatti,  confermato quello che ci diciamo da tre anni : l’Italia ha sacrificato due suoi cittadini in uniforme per spianare la strada ad interessi meramente economici. Una vergogna nazionale unica nella storia del Paese !

Fernando Termentini, 8 maggio 2015

fonte: http://fernandotermentini.blogspot.it


 

Farage, Clegg, Miliband: in Inghilterra quelli che perdono si dimettono. Subito


Guarda la versione ingrandita di Nigel Farage
  

di Redazione Blitz - 8 maggio 2015

fonte: http://www.blitzquotidiano.it

#iostoconimarò - '' VERITA', GIUSTIZIA E LIBERTA' PER LATORRE E GIRONE. ''





Noi non potevamo mancare all'EXPO 2015 di Milano. Siamo quelli che da più di tre anni chiedono VERITA', GIUSTIZIA E LIBERTA' per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Tre Governi italiani che, uno dopo l'altro, non hanno alzato un dito se non quello dell'omertà, del silenzio e del low profile. Non è mai stato chiesto un Arbitrato Internazionale e non si è mai portata alla luce la Verità di come sono andate le cose quel fatidico 15 Febbraio 2012, al largo delle coste del Kerala.

Ci siamo ispirati al Logo dell'Expo per mostrare a tutto il mondo, l'estraneità ai fatti imputati ai due Fucilieri di Marina della Brigata San Marco.

 
Le Ragioni dell'Innocenza:

Italiano
www.youtube.com/watch?v=F76MJcV4_U4
www.seeninside.net/piracy/

English
www.youtube.com/watch?v=HpopTBBV2q0
www.seeninside.net/piracy/website2.pdf




07/05/15

Immigrati, le Regioni contro Alfano: “Basta più arrivi incontrollati”



Immigrati, le Regioni contro Alfano: “Basta più arrivi incontrollati”


Non solo Veneto e Lombardia: dopo la Val d’Aosta l’elenco di chi rifiuta di ospitare i profughi si allunga sempre più Giovanni Masini, “Il Giornale”, 07/05/2015 La Val d’Aosta fa scuola. Dopo la decisione del governatore valdostano Augusto Rollandin di rifiutare i 79 profughi assegnati da Angelino Alfano alla Regione alpina, sempre più presidenti di Regione si allineano a questa politica.
Oggi gli amministratori sono convocati al Viminale per le 17.30, ma il ministro degli Interni pare aver già preso le proprie decisioni da tempo, senza dare troppa importanza alle esigenze di chi governa il territorio: la circolare con cui Alfano imponeva ai prefetti di trovare posto ad altri 9mila disperati ha mandato su tutte le furie i presidenti delle venti Regioni italiane. Al di là delle Regioni del Sud, che molto spesso si trovano gli immigrati direttamente sulle spiagge, e ben poco possono insistere che non ne vogliono più accogliere, le risposte ad Alfano suonano come un vero e proprio fuoco di fila di “no”.
A partire dai governatori leghisti delle grandi regioni del Nord, Lombardia e Veneto. Mentre Maroni accusa il Viminale di “prendere in giro” i governatori, il presidente del Veneto Luca Zaia conferma al Giornale.it che nella sua Regione di nuovi ingressi non ce ne saranno, “per nessun motivo”. È un no ad oltranza, che però non accomuna solo gli amministratori del Carroccio, spesso accusati di xenofobia e intolleranza. Chi sostiene questa tesi, difatti, dovrà fare i conti anche con il rifiuto, ad esempio, del Friuli Venezia-Giulia: pur non rinunciando alla polemica (“in Friuli ci stiamo organizzando a differenza di altre Regioni che parlano e basta…”), la presidente Debora Serracchiani ha già ricordato in più occasione che il suo Friuli, “Regione piccola”, non può più accogliere profughi perché “saturo”. La marea del diniego, però, rischia naturalmente di innescare una reazione a catena, perché se alcune Regioni “chiudono” ai nuovi arrivi, le altre saranno costrette a dover gestire sempre più arrivi.

E il problema non riguarda solo il Nord: per il Molise parla, tra gli altri, il vicepresidente Michele Petraroia, del Pd: “La nostra è la Regione con il maggior numero di profughi in rapporto alla popolazione, un immigrato ogni 261 abitanti – spiega telefonicamente al Giornale.it – Siamo disposti a lavorare sull’accoglienza diffusa, ma non abbiamo assolutamente intenzione di prendere ordini dal Viminale che agisce attraverso i prefetti senza tener conto delle esigenze del territorio.” Dalla Toscana il presidente uscente Enrico Rossi ricorda che “bisogna porre dei limiti quantitativi all’accoglienza”, sottolineando l’esigenza di un maggior rispetto delle esigenze del territorio e dei residenti. Soprattutto a sinistra l’imbarazzo è palpabile: da un lato non si vuole scontentare il governo Renzi, dall’altro si teme di perdere consenso elettorale.
Il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino prova timidamente a puntare il dito contro Roma, parlando in modo piuttosto vago di “branche dello Stato che non collaborano, quando l’emergenza immigrazione già c’è.” Altri, come i suoi colleghi Zingaretti (Lazio) e Vendola (Puglia) preferiscono glissare e non si fanno trovare al telefono. Stessa solfa con Stefano Bonaccini, governatore dem dell’Emilia-Romagna. Mentre la rabbia delle Regioni ribolle, Alfano non rinuncia a parlare, anche a pochi minuti dal vertice con gli amministratori locali: “Credo che un criterio di giustizia debba valere per tutti: sia per i Paesi d’Europa, sia per le Regioni d’Italia. Equa distribuzione in Europa ed equa distribuzione in Italia – ha spiegato – mi sembrano due principi su cui nessuno può essere contro. I Comuni – ha intimato poi il titolare dell’Interno – attuino subito la circolare diramata per far lavorare gratis i profughi”.
Molti sindaci, però, sembrano schierati fianco a fianco con i presidenti delle Regioni. Quella della Val d’Aosta rischia di rivelarsi solo la prima pietra di una frana dalle dimensioni imprevedibili. E dalle conseguenze imponderabili.

di Giovanni Masini *
 
*da Il Giornale, 7/5/2015

tramite: http://www.lanuovaitalia.eu