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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

06/01/15

Marò, per l’Italia è una Caporetto


maro

Roma, 6 gen – “Italian Marines”: ormai i Marò si deve chiamarli all’indiana, per l’Italia è una Caporetto, un autorevole giornalista di sinistra (di quelli con il senso dello Stato, esistono) ha parlato di 8 Settembre. Ma come dice il proverbio “il peggio non è morto mai”.
Poiché nei prossimi giorni assisteremo all’italico scaricabarile vediamo di fare il punto sulla vicenda.

Latorre e Girone facevano parte di un team di 6 militari in servizio di protezione su una petroliera italiana che navigava in acque ad alto rischio di pirateria, nell’ambito di una missione decisa dalla UE e denominata “Atalanta”, missione decisa dalla UE a seguito di ben 4 Risoluzioni ONU del 2008.
http://it.wikipedia.org/wiki/Missione_Atalanta

E’ falso che fossero una sorta di “mercenari” affittati dal governo italiano agli armatori privati. E’ uno dei tanti argomenti usati per ingannare l’opinione pubblica e finalizzati a farli passare per colpevoli creando un’aura di oscuri maneggi.

Proprio perché il team militare italiano agiva in ottemperanza di una missione UE (a cui l’Italia partecipa con uomini, navi e aeromobili) fin dal primo momento si doveva coinvolgere la UE e chiedere appoggio politico e diplomatico. Nessuno dei tre governi che si sono succeduti alla gestione del caso lo ha fatto, ci sono state iniziative dei singoli parlamentari ma la UE ha fatto “orecchie da mercante” privilegiando i buoni rapporti commerciali con l’India, a dire delle multinazionali europee che hanno portato le produzioni in India pagando con poche Rupie e rivendendo a molti Euro, facendo superprofitti in danno di aziende, maestranze e economia europea. Questa è la U.E. e questa vicenda ne è la controprova.
Con questa “Petizione” presentata a settembre 2014 chiedo che il Parlamento UE intervenga contro l’India, vedremo i Mercanti che dicono.

L’Italia ha sempre tenuto una posizione ambigua, affidandosi anziché al Diritto Internazionale a una inconcludente “strategia diplomatica” mentre era chiaro fin dal principio che dall’altra parte c’era una volontà prevaricatrice fin dal giorno 16 successivo ai fatti. La mia opinione è che sia derivata dalla necessità di salvaguardare gli interessi in India delle varie “Prime Tessere” che hanno preteso dai governi “obbedienza pronta, cieca, e assoluta” come recitavano i vecchi manuali militari. E a questo si è poi aggiunta la volontà di vendere Taranto al paperone siderurgico indiano Mittal: ora risaniamo l’acciaieria coi soldi pubblici e poi, quando è resa “economicamente profittevole”, gli si vende con gran battage di mezzibusti a spiegarci come siamo fortunati ad avere questo privilegio.

I due sono innocenti delle accuse, abbiamo le prove documentali che la sparatoria in cui muoiono i due pescatori avviene alle 21:30, ben cinque ore dopo l’incidente della Lexie. Nessuno può sparare alle 16:30 e ammazzare qualcuno alle 21:30; Ma abbiamo anche le prove che le autorità indiane “decretarono” la colpevolezza italiana già il giorno 16 successivo ai fatti ignorando l’orario vero della sparatoria di cui erano a conoscenza, e le prove di una serie incredibile di magagne giudiziarie che trovano spiegazione solo con la necessità di compiacere le decisioni politiche prese il giorno 16. E questo è talmente vero che a 34 mesi dai fatti gli inquirenti indiani non hanno ancora formalizzato le accuse in Tribunale.
http://www.seeninside.net/piracy/sintesi.pdf

In questo manicomio vedremo Latorre tornare in India “entro e non oltre” il 13 gennaio, per non pregiudicare le relazioni diplomatiche, per evitare di essere dichiarato “latitante” e non potersi neanche difendere in Tribunale quando e se ci sarà il processo, e non aggravare involontariamente la posizione di Girone.
Saremo tutti avviliti, tranne le Prime Tessere e il Paperone Siderurgico indiano. Gli altri faranno proclami di facciata come da tre anni a questa parte, ma in sostanza non gli frega niente: il gioco che li appassiona sono i maneggi politici, agguati, franchi tiratori, alleanze, tradimenti… la Corte Papale di Alessandro VI Borgia.

Rimane da capire, quando e se ci sarà un processo in India, se i due saranno almeno difesi efficacemente.
Macché, si andrà al classico “ci rimettiamo alla clemenza della Corte”, perché a difendersi in Tribunale con gli argomenti che avete visto poi gli indiani si “indispettiscono”. Mandano qualche ispezione fiscale nelle fabbriche delle Prime Tessere, non si comprano più Taranto! Ma siamo matti!
E’ nell’ordine delle cose: quando uno ha deciso per la sudditanza poi va fino in fondo. Suddito di Berlino o di New Delhi non fa differenza.

Pessimista? No, realista. E comunque mancano solo 7 giorni, staremo a vedere.

Certo, è terribile vedere molti italiani compiacersi di questa condizione di servaggio, altri accanirsi contro i due accusati chiamandoli assassini sapendo ormai benissimo che sono innocenti. Ma già alla sconfitta di Adua del 1896 ci furono cortei inneggiati “Viva Menelik”. Per adesso costoro prevalgono determinando il declino del paese.

Luigi Di Stefano - 6 gennaio 2015
fonte: http://www.ilprimatonazionale.it

I marò sono innocenti. Ma l’Italia li condanna anche senza capo d’accusa


sanza

In tre anni e tre governi nessuno è riuscito a riportare a casa definitivamente Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Non sono serviti i contatti diplomatici, non è servita la buona volontà, non è servito farli tornare in Italia per due volte, la prima per le vacanze natalizie di due anni fa, la seconda in occasione delle elezioni. Non sono servite le chiacchiere, il ricorso all’Europa. Non è servito niente. Neanche il silenzio tanto decantato da quest’ultimo governo, che ora, secondo quanto dice il premier Renzi, tenta la strada del dialogo, quando dall’India fanno sapere chiaramente che un dialogo si può anche aprire, ma resta il fatto che a decidere sarà sempre e solo quella Corte suprema il cui presidente fa parte di quel sistema corrotto del Kerala che è stato artefice di tutta questa tragica storia. Un’India che lo ribadisce, attraverso i media locali, mettendo i puntini sulle “i”: Girone è un ostaggio e se Latorre non rientra a New Delhi che ne sarà di lui sarà responsabilità tutta italiana. Insomma, vogliono che il Bel Paese mantenga la parola, non dando nessuna garanzia. Un ricatto che va ben oltre tutto il resto. Perché senza capo d’accusa non esiste che i marò debbano restare in India. Dove sta l’errore? Più semplice di così si muore. Un miliardo e 200 mila indiani sono convinti che Latorre e Girone siano colpevoli. Perché? Perché l’Italia non ha sostanzialmente mai detto il contrario. Prima con l’inviato speciale Staffan De Mistura, che ha ricordato che “anche se avessero sparato erano lì per fare il loro lavoro”, poi con i giornalisti stile Miavaldi, che da tre anni avanzano tesi campate in aria realizzate sulla sola base dell’ideologia politica, poi con i media italiani, come la Rai, che in diversi servizi dà per scontato che i colpi siano partiti dalla Enrica Lexie. Ne riportiamo uno, dello scorso 16 dicembre. Il giornalista che fa il servizio di Rainews 24 dice chiaramente: “Sono passati tre anni da quando due pescatori furono uccisi da dei colpi partiti dalla Enrica Lexie”. Ma chi lo ha detto? Era lì il cronista? Lo ha letto da qualche parte che i colpi sono partiti dalla nave? Perché finora l’unica ricostruzione attendibile fatta è quella realizzata da Luigi Di Stefano, Stefano Tronconi e Toni Capuozzo (Video), che sono riusciti (prove alla mano) a smascherare il gioco sporco dell’India e a dimostrare che la Lexie incontrò sì un barchino, ma di pirati, alle 16.30 (come registrato ufficialmente dall’International marittime organization) e non alle 21.30, ovvero quando avvenne l’incidente con il St Antony, visto che la Lexie, a quell’ora, si trovava a miglia e miglia di distanza da quel punto. Tante altre sono le prove che dimostrano che i due marò sono innocenti. Ed è proprio questo che l’Italia sbaglia, non dichiararlo a gran voce e non affermare davanti a un’altra Nazione che ciò che il governo e i giudici di New Delhi stanno facendo (ovvero trattenere due persone senza aver formulato un capo d’accusa in tre anni) è del tutto illegale. Che altro dire? Solo che a tutto questo ambaradan si aggiunge l’italiano medio, quello che ce l’ha con i militari a ogni costo e che li chiama assassini. Si ricordino, questi soggetti, che la legislazione italiana prevede che un soggetto è innocente fino a prova contraria. E, siccome, Massimiliano e Salvatore dopo tre anni non hanno un capo d’accusa, viene da sé che sono doppiamente innocenti. Per cui chiamarli “assassini” è un reato puro e semplice. E per reati di questo tipo, in Italia, non si fa come in India: magari si aspetta un processo dieci anni, ma il capo d’accusa arriva come un fulmine.

di Chiara Giannini - 5 gennaio 2015
fonte. http://www.sostenitori.info

Maro’: l’ONU non vuole essere coinvolta, “questione bilaterale” .... e l'Italia ?





L'India continua a mostrare la sua arroganza, il disprezzo per il diritto internazionale e per le norme consuetudinarie, la comunità internazionale fa orecchie da mercante, probabilmente perchè chi gli parla lo fa sottovoce,  e non ne vuol sapere ......... l'Italia torni ad essere Nazione, alzi la voce,  dia un forte segnale percorrendo l'unica via possibile in questo momento: Manifestare la concreta volontà di abbandonare, e ritirarsi da tutte le missioni militari.




 l’ONU non vuole essere coinvolta, “questione bilaterale”



bankimoon




Il portavoce del Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha ripetuto che il Palazzo di Vetro non vuole entrare nel braccio di ferro tra Italia e India sui due maro’italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Lo ha ripetuto lunedi’ nel corso di uno dei consueti briefing al Palazzo di Vetro.
Sollecitato da un giornalista che gli chiedeva se Ban avesse preso qualche iniziativa recente sulla questione o se la considerasse ancora un tema bilaterale tra i due Paesi, il portavoce Stephane Dujarric, si e’ limitato a rispondere laconicamente: “Non ho nulla da aggiungere a quello che (Ban) ha gia’ detto sulla questione”.
Nonostante le pressanti richieste da parte dell’Italia, Ban ha sempre sostenuto che la querelle va risolta bilateralmente, piuttosto che con un coinvolgimento dell’Onu; e lo ha detto a piu’ riprese (a febbraio dell’anno scorso, in linea con quanto detto dai suoi portavoce nel 2013 e nel 2014). Intanto )
Massimiliano Latorre e’ stato operato ieri mattina alle 8.30 al cuore per la chiusura del PFO (forame ovale pervio) presso l’IRCCS Policlinico San Donato. La procedura, eseguita dal dottor Mario Carminati, responsabile di Cardiologia pediatrica e delle cardiopatie congenite dell’adulto, ha avuto esito positivo. La decisione di sottoporre il paziente a tale procedura – si legge in una nota – e’ stata presa dopo che gli accertamenti diagnostici eseguiti in precedenza non hanno identificato fattori di rischio ricollegabili all’evento ischemico subito dal paziente, se non appunto la presenza di PFO. (AGI) .

http://www.imolaoggi.it - 6 gennaio 2015

Gli auguri dei politici e la rabbia degli uomini in divisa

 

 Marò




Uno in ospedale, l’altro in India, tutti e due in attesa di un processo ormai perduto nella giungla della giustizia indiana. Se da un lato l’intero Paese, in particolare i politici, inviano auguri di pronta guarigione a Massimiliano Latorre, che ha appena subito un intervento al cuore, i militari italiani, oltre a sperare in una rapida ripresa, pretendono che questa vicenda si concluda presto, e con onore, per due servitori della pace che qualunque cosa abbiano fatto (ammesso che abbiano fatto qualcosa, questo è tutto da accertare) lo hanno fatto servendo il Tricolore, l’Europa e la Nato.


Dal blindatissimo Policlinico San Donato, dove Massimiliano è ricoverato con l’Arma dei Carabinieri che veglia sulla sua tranquillità, non arrivano dichiarazioni ufficiali, se non il «bisogno di riposo e serenità», sottolineato dalla compagna Paola Moschetti. Ma la situazione è molto tesa. Fabrizio Cicchitto, parlamentare di Ncd, fa «i più calorosi auguri di buona guarigione a Massimiliano Latorre, che è stato sottoposto a un’operazione al cuore. Sono vicino a lui e alla sua famiglia: sono sicuro che Massimiliano supererà anche questa disavventura con la tenacia che l’ha sempre contraddistinto. La sofferenza che Latorre, unitamente al collega Girone, sta vivendo è ingiusta e mi auguro che si possa arrivare il prima possibile a una soluzione positiva della vicenda che li vede coinvolti».
Elio Vito (FI), presidente della Commissione Difesa della Camera, ha espresso «i più sinceri ed affettuosi auguri di pronta guarigione a Massimiliano Latorre, insieme ai miei sentimenti di vicinanza e solidarietà a lui ed a Salvatore Girone ed alle loro famiglie. Il Governo italiano ha ora ancora più urgente il dovere di procedere con decisione per ottenere la definitiva ed onorevole libertà dei due fucilieri di Marina».
Auguri e richiami all’azione del Governo arrivano da Barbara Matera, europarlamentare pugliese di Forza Italia; dal compagno di partito Giuseppe Galati e da Annagrazia Calabria che via web afferma: «Devono tornare a casa».
Ma al di là delle buone intenzioni la vicenda è tutta ancora in alto mare e Antonello Ciavarelli, delegato del Co.Ce.R. Interforze, il sindacato delle stellette, si è lasciato andare ad una amara dichiarazione: «Sento il dovere di esprimere a gran voce la ferma e unanime volontà, di tutti gli appartenenti al Comparto Difesa, Sicurezza e Soccorso pubblico affinché la triste e ingiusta vicenda dei nostri fucilieri trattenuti in India si concluda urgentemente e positivamente».
E ancora: «I prossimi consigli Interforze saranno determinanti per le posizioni che i rappresentanti dei militari prenderanno a riguardo della tutela dei due innocenti colleghi. Senza dubbio - prosegue il delegato Cocer - sarà indispensabile un incontro immediato con questo Governo, già chiesto nel lontano giugno al quale non è seguita neanche una concreta risposta. Vi è sensibilità da parte di diversi parlamentari indipendentemente dalle parti. Il ciò conforta perché evidenzia che il problema non è di questo o di quell’altro partito, ma è di tutti gli italiani. Il governo dovrà rispondere non solo ai militari, ma a tutta la Nazione, di ciò che succederà ai nostri sottufficiali soprattutto nell’immediato futuro».
«L’Italia - aggiunge Ciavarelli - è detentrice di una cultura più che bimillenaria di democrazia e umanità, se non si riuscirà a risolvere tale situazione che credibilità potrà avere il Governo nell’affrontare le cosiddette riforme interne o nei confronti delle relazioni internazionali?». E infine si chiede: «Non è ora che lo stesso Governo si assuma le proprie responsabilità e smetta di affidarsi al senso dell’onore e di dignità dei due colleghi che si stanno facendo carico di salvare la dignità della nostra Patria?».
Il malumore di chi porta la divisa è forte e tangibile, per questa vicenda. Il Cocer Interforze si riunirà domani, per discutere e intraprendere delle iniziative a supporto dei due fucilieri di Marina. In modo provocatorio ci sono militari che vogliono offrirsi loro stessi come «garanzia» e recarsi in India al posto di Latorre. «Se gli indiani hanno bisogno di ostaggi - ha affermato un sottufficiale - Possiamo andare a turno in India, in attesa che questa vicenda si risolva».

Antonio Angeli - 6 gennaio 2015
fonte: http://www.iltempo.it

Conversioni forzate all’induismo: l’allarme dei cristiani d’India



Conversioni forzate all’induismo: l’allarme dei cristiani d’India

Da quando è salito al potere il leader nazionalista indù Narendra Modi, è aumentata la tensione con la minoranza cristiana, sempre più preoccupata per le ri-conversioni all’induismo e per gli episodi di violenza contro chiese e luoghi di culto in India. Tre chiese cristiane, tra cui la cattolica e la protestante, hanno lanciato un accorato appello al governo perché proibisca le campagne religiose di «ritorno alle radici induiste», note in hindi come «ghar wapasi» (ritorno a casa) e organizzate dai movimenti radicali induisti del Vishva Hindu Parishad (Vhp) e del Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss). Nei mesi scorsi, dopo la vittoria elettorale del partito nazionalista Bharatiya Janata Party (Bjp), si sono tenute decine di queste cerimonie religiose, in particolare negli stati meridionali del Kerala e di Goa, dove c’è una forte presenza cristiana. Presenza che, secondo la tradizione, trae le sue origini dallo sbarco dell’apostolo Tommaso sulla costa indiana circa duemila anni fa. In base a stime dei media, dalle 1.200 alle 8 mila persone sono finora «tornate all’induismo» volontariamente grazie alle riconversioni di massa organizzate in diverse città. Le iniziative del Vhp e Rss si sarebbero intensificate in coincidenza con il Natale.

La protesta dei cristiani d’India

In una conferenza stampa tenuta domenica ad Amritsar (Punjab), i rappresentati della Chiesa cattolica e di due altre Chiese protestanti hanno accusato il premier Modi di un «tacito supporto» alle campagne di conversione religiosa. Hanno anche hanno minacciato proteste pubbliche per fermare i “ghar wapasi”. Il partito di maggioranza, il Bharatiya Janata Party (Bjp), ha però negato di sponsorizzare le riconversioni. Il presidente, Amit Shah, potente braccio destro di Modi, ha infatti detto che la campagna lanciata dai radicali indù affiliati al Bjp «non fa parte dell’agenda del governo». Di recente, l’esecutivo guidato da Modi ha invece proposto una legge nazionale contro le conversioni “forzate”, creando un vivace dibattito in Parlamento e la ferma opposizione dei cristiani, preoccupati per il rischio di essere perseguitati per proselitismo. Una simile legge - aveva detto l’arcivescovo di New Delhi, Anil Couto, in una conferenza stampa a metà dicembre, «non è affatto necessaria in uno Stato laico. Anche perché la conversione di una persona a un’altra religione è un fatto del tutto privato e a quella persona deve essere lasciata la responsabilità della decisione». La minoranza cristiana, che rappresenta il 2,3% del miliardo e 200 milioni di indiani, è preoccupata anche dall’aumento degli atti vandalici. A New Delhi, dove il primo dicembre una chiesa è stata data alle fiamme da sconosciuti, è di nuovo salita la tensione sabato scorso a causa dell’incendio di un presepe in una chiesa del quartiere di Rohini, che, secondo le autorità ecclesiastiche, sarebbe doloso.

Carlo Marini - 5 gennaio 2015
fonte: http://www.secoloditalia.it