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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

20/06/14

Trucco e beffa sul tetto agli stipendi di Camera e Senato



Camera e Senato hanno firmato un accordo riservato per mettere e allo stesso tempo aggirare con un trucco il tetto da 240 mila euro lordi omnicomprensivi che aveva chiesto Matteo Renzi. Il premier però è stato beffato dalla stessa vicepresidente renziana della Camera Marina Sereni che con un tweet lo aveva tranquillizzato: metteremo quel tetto. Peccato però che oltre ai 240 mila euro andranno aggiunti i contributi previdenziali (70 mila euro quelli più alti) e perfino una indennità di funzione (60 mila euro quella più alta) che rendono una burla quei 240 mila euro base. Il taglietto agli stipendi di palazzo é per altro molto lento: avverrà in 4 anni gradualmente attraverso un contributo straordinario di solidarietà. Poi se i tempi migliorano si torna tutti a stipendio pieno. Con questo sistema lo stopendio del segretario generale della Camera passa il primo anno di "tetto" da 475 a 450 mila euro lordi. Altro che quota 240! Tutto fra gli applausi di Giorgio Napolitano che aveva suggerito a Camera e Senato di non esagerare perchè lui sul Colle non ha alcuna intenzione di mettere quel tetto massimo di 240 mila euro...


 guarda il video:  www.youtube.com/watch?v=6FabYDdbLU8

di Franco Bechis - 20 giugno 2014
fonte: http://tv.liberoquotidiano.it




Armi chimiche siriane che fine hanno fatto? Ferragosto in Calabria





L’ultimo comunicato dell’OPCW, l’organizzazione internazionale che ha l’incarico Onu di eliminare le armi chimiche siriane è di due giorni fa e non dice nulla su ciò che interessa tutti: quando quelle benedette armi chimiche spariranno dalla Siria, transiteranno per l’Italia e andranno al diavolo
L’ultimo comunicato dell’OPCW , l’organizzazione con incarico Onu di eliminare le armi chimiche siriane è l’esaltazione dell’inutile. Ripete il già noto e non dice una parole su ciò che tutti, a partire da Gioia Tauro e in tutta la Calabria tirrenica avrebbero diritto di sapere: quando quelle benedette armi chimiche spariranno dalla Siria, transiteranno per l’Italia per andarsene rapidamente al diavolo. Per fortuna che ora sappiamo che “Il direttore generale ambasciatore Ahmet Üzümcü ha aggiornato il Consiglio Direttivo sugli sviluppi connessi con la missione di eliminare le armi chimiche siriane”.



Ebbene? “Ritardi in corso nel trasporto del restante 8% delle sostanze chimiche”. Insomma, la Siria mancherà la data obiettivo del 30 giugno per la completa distruzione dell’arsenale. Detto in altra maniera, più vicina agli interessi italiani, manco entro giugno Gioia Tauro e la costa tirrenica della Calabria potrò liberarsi dell’incubo del trasbordo del carico micidiale dal cargo scandinavo Ark Futura alla nave laboratorio della marina statunitense Cape Ray dove tutto dovrebbe essere reso innocuo, ‘disinnescato’ come arma e -promettono- non essere scaricato in mare. Proviamo a crederci.

chimica bomb sito 600

Veniamo a sapere di progressi nella distruzione dei 12 impianti di produzione di armi chimiche, ma di problemi per quanto riguarda le strutture sotterranee. Archeologia del terrore. Follia di guerra che continua ad usare quelle armi di distruzione di massa. Secondo gli ispettori OPCW-OPAC, sostanze chimiche tossiche, probabilmente agenti irritanti polmonari come il cloro sarebbero stati utilizzati in Siria. Più o meno quanto già si sapeva, ma questa volta col timbro delle Nazioni Unite. Resta il silenzio su quando mai potrà concludersi la vicenda che tiene in apprensione un pezzo d’ Italia.

19 giugno 2014

fonte: http://www.remocontro.it

Il Governo che tassa un popolo alla fame


 


 
In materia fiscale assistiamo sempre al vergognoso balletto della ipocrisia e della sfrontatezza. Per non dire che la vera ragione del dissesto dei conti in Italia è figlio degli scandali, delle ruberie, delle tangenti e della disonestà della politica, si continua ad accusare l’evasione come motivazione del debito ciclopico.
È certo, che l’evasione esista e vada combattuta severamente, ma altrettanto certo è che, in un Paese nel quale da sempre si è pensato di tappare buchi con nuove impensabili tasse gettate a raffica addosso al contribuente e riscosse con metodi terroristici, sarebbe difficile immaginare l’assenza di reazioni uguali e contrarie.
È indubitabile che una parte di evasione o sottrazione sia dovuta o all’impossibilità di farcela, o alla scelta per la sopravvivenza, o peggio ancora all’antagonismo con una classe politica tra le più corrotte del mondo. È difficile parlare di fisco amico e comprensivo in un Paese che inonda di scandali tutti i giorni i media, in un Paese che ossessiona la proprietà, che offre servizi da terzo mondo facendoli pagare per diamanti puri.
Come se non bastasse, in Italia, in nome di un federalismo fiscale vergognoso, si impone ai contribuenti di pagare 3 o 4 volte la stessa cosa, allo Stato, alle Regioni, ai Comuni e così via, con un sistema di addizionali a dir poco scandaloso. Il risultato di tutto ciò ha stratificato negli anni una confusione esasperante, un contenzioso esplosivo, una vera e propria guerra tra Stato e contribuenti che con la crisi ha raggiunto oggi livelli inimmaginabili.
Eppure si continua ad aumentare le tasse in modo folle, salvo dichiarare come fosse presa in giro che le si vorrebbe diminuire. È di questi giorni la schifezza della Tasi, che non solo costerà molto di più della vecchia Ici, ma che porterà il livello di imposizione sulla casa a cifre uniche al mondo. Eppure la casa da noi viene considerata rendita, dunque tassabile come fosse improduttiva, non considerando scelleratamente che dietro la casa c’è il settore immobiliare, con il suo immenso indotto produttivo ed occupazionale, che infatti a forza di insistere sta letteralmente morendo portandosi dietro un gran pezzo del Paese. Tutto ciò alla faccia del patrimonio e del risparmio. Beceri, parassitari, antieconomici.
In questo pericoloso e desolante quadro, il Governo Renzi annuncia in modo a dir poco ridicolo che la grande novità sarà il modello fiscale precompilato, omettendo di dire che quel sistema può funzionare solo se la base di partenza è chiara, definita e, diciamo così, “pulita”. Esattamente l’opposto che da noi, dove non c’è famiglia che non abbia contenziosi, dispute, ricorsi (spesso plurimi) con il fisco e l’Agenzia delle entrate. Immettere in questa situazione un sistema nuovo, che in quanto tale all’avviamento sconterà errori ed omissioni, significherà esasperare ancora di più i contribuenti, costringendoli ad ulteriori azioni nei confronti dell’amministrazione, con i risultati immaginabili. Ossessione su ossessione, persecuzione, file su file, rabbia su rabbia; questa con tutta probabilità sarà la conseguenza in mancanza di un intervento preliminare che non può che essere di sistemazione, sanatoria, pacificazione che sia, di tutta l’enormità delle liti fiscali che hanno famiglie ed aziende in questi anni.
O si ha il coraggio di azzerare (seppur in modo ragionevole) tutto il pregresso, consentendo una grande pacificazione fiscale fra Stato e contribuenti, o si andrà a sbattere contro il muro della rivolta, vista la raggiunta linea della sopportabilità fiscale in Italia. Ci auguriamo che un sussulto di ragionevolezza nei confronti di questa emergenza sociale spinga il Governo a provvedere, prima di insistere, a risolvere prima di rompere, l’ultimo filo di seta che sorregge il sistema fiscale.
L’Italia va male e, al contrario delle favolette che raccontano, il 2014 sarà brutto ed il debito sempre più insostenibile. Il punto di non ritorno è sempre più vicino. Le azioni del Governo, se possibile, hanno peggiorato il quadro. Solo il coraggio di rimettere vicini ed in buona pace, cittadini e istituzioni, politica e persone, aziende e amministrazione, potrà consentire di guardare avanti e riprendere il giusto cammino. Fiscalità, burocrazia, alleggerimento di ogni obbligazione dovranno essere le stelle polari della rinascita, altrimenti sarà sempre più notte fonda.

di Elide Rossi
20 giugno 2014
fonte: http://www.opinione.it

CASO MARO' - La vicenda dei due Marò raccontata al Magistrato








Oggi ho depositato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma l’esposto  annunciato in conferenza stampa il 3 giugno.

Non si tratta di una denuncia contro nessuno come erroneamente titolato da qualche giornale nei giorni passati,  ma unicamente  un’esposizione dei fatti al Magistrato perché li analizzi per valutare se nella gestione degli eventi  ci siano stati errori o omissioni di rilevanza penale. In particolare per quanto attiene il primo momento dell’accaduto quando la Difesa,  come chiarito in Parlamento il 17 ottobre 2012 dall’allora Ministro Di Paola, si espresse favorevolmente perché la Lexie rientrasse sul porto di  Koci in India e nel momento che il 22 marzo 2013 i due marò furono riconsegnati al giudizio indebito dell’India, atto seguito da un’inerzia istituzionale tutta da valutare.

Un esposto collettivo che è stato sottoscritto da 387 cittadini, che hanno dimostrato di voler essere vicini a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone rifuggendo  da qualsiasi esposizione mediatica, solo sottoscrivendo un’istanza alla Magistratura perché sia squarciato il velo che ormai è calato sulla vicenda ed individuate responsabilità qualora ce ne siano.

Una dimostrazione di alto senso dello Stato e di assoluta vicinanza ai nostri due militari sottoscritta da un congruo numero di cittadini che ha aderito alla mia iniziativa. Un numero non elevatissimo di persone, ma assolutamente significativo che dimostra che c’è ancora chi crede nello Stato di Diritto e nei valori etici che fanno grande una Nazione. Grazie a tutti.

Viva l’Italia  !

Fernando Termentini - 20 giugno 2014
fonte: http://fernandotermentini.blogspot.it

La Caporetto della sicurezza Tagli e stipendi bloccati: polizia verso lo sciopero Buste paga da fame, gli agenti non ce la fanno più








Questa volta i poliziotti non hanno intenzione di fare sconti. Se il governo non dovesse fare alcun passo indietro rispetto a quanto previsto all’interno del nuovo piano di riorganizzazione della Pubblica amministrazione gli agenti sono pronti a gesti clamorosi. Anche allo sciopero. Il nuovo disegno del governo prevede ulteriori tagli di questure e prefetture. Due le ipotesi al vaglio: in ogni caso l’uso dell’accetta sembra garantito. Una prevede lo smantellamento di 30 questure e 30 prefetture, l’altra opzione lascerebbe in piedi una questura e una prefettura per capoluogo di regione. In un comunicato congiunto i sindacati Siulp, Siap-Anfp, Silp Cgil, Consap e Federazione Uil Polizia denunciano che a saltare nel piano di riordino della Pa potrebbero essere complessivamente circa 80 questure e prefetture e altrettanti comandi provinciali dei Vigili del fuoco, dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza oltre a un non meglio specificato assorbimento della Polizia penitenziaria e della Forestale in altri corpi di Polizia. Con misure così i sindacati si dicono “pronti ad ogni forma di protesta con mobilitazione generale permanente per scongiurare quella che è una vera e propria Caporetto della sicurezza del Paese”. Numeri che andrebbero a pesare ulteriormente sull’intero comparto e che si aggiungerebbero ai tagli da brivido sulla Polizia già previsti dal “piano Marangoni”. Una scure, quella sulla “Madama”, che metterebbe a rischio 14mila uomini. Le linee guide sono state fissate dal commissario alla spending review Carlo Cottarelli, mentre il progetto nei dettagli è stato redatto da una squadra di prefetti. Una vera e propria tagliola.
Il nuovo colpo
A far paura della nuova rivoluzione nella pubblica amministrazione è la reintroduzione del blocco del turnover al 20% delle cessazioni. Una misura che sommata alla riorganizzazione degli uffici centrali e periferici della sicurezza non fa dormire sonni tranquilli. Da qui la decisione dei sindacati di scrivere al ministro dell’Interno Angelino Alfano e, per conoscenza, anche al capo della Polizia Alessandro Pansa. Una missiva in cui vengono ricordati anche gli impegni presi nel corso della festa della Polizia quando il ministro promise di impegnarsi per lo “sblocco del tetto salariale”. Ma intanto siamo davanti a un contratto bloccato ormai da cinque anni. “Dopo un buco di organico di oltre 40mila operatori e di fronte all’escalation dei crimini”, afferma duramente il segretario del Siap Giuseppe Tiani, “il Governo con l’approvazione del decreto legge sta per annientare ogni possibilità di difendere i cittadini e le Istituzioni dall’aggressione criminale”.
Troppe scorte
Una situazione per certi versi tragicomica quella in cui si trovano ad operare i poliziotti italiani. Con gli agenti talvolta costretti ad anticipare i soldi per la riparazione delle autovetture o per il rifornimento delle stesse. E non è tutto. Perché denunciano i sindacati “gli orari si fanno sempre più assurdi fino a raggiungere, nei casi più estremi, doppi turni di lavoro, come accade, per esempio, con le scorte ai politici e alle troppe persone che utilizzano questo sistema per mero status simbolo”. Proprio sulle scorte gli agenti sembrano pronti a dare battaglia e presto potrebbero iniziare a disdire ogni impegno sindacale che ha previsto gli orari in deroga che permettevano i doppi turni a cominciare dalle tutele ai politici. Così i poliziotti sperano di dare una scossa: “O si raddoppia il personale”, si legge nel comunicato congiunto dei sindacati, “o si rinuncia alla sicurezza”. Il segnale lanciato è forte e chiaro. E sul piede di guerra non ci sono soltanto i poliziotti. L’intero comparto non accetta in alcun modo quei punti della riforma della Pa che equiparano gli agenti della sicurezza agli altri lavoratori del pubblico impiego “solo per la parte relativa ai doveri”. Di promesse finora la politica ne ha fatte tante, anche dopo lo sciopero del novembre scorso, quando le rassicurazioni permisero di sognare la svolta. Poi disattesa. Questa volta, però, le forze dell’ordine più che promesse vocali chiedono fatti concreti per evitare il cortocircuito.
Sindacati sul piede di guerra Forze dell’Ordine mortificate
di Carmine Gazzanni
Con 261 presidi di Polizia prossimi alla soppressione, un organico ridotto di circa 14mila unità e interi comparti ridotti all’osso come quello della Polizia Postale (che passerà da 101 presidi a soli 28) o quello della Polizia Ferroviaria (da 212 a 155), la questione non poteva di certo passare inosservata.
E allora, dopo che il nostro giornale ha rivelato nel dettaglio il piano sulla razionalizzazione del comparto sicurezza del ministero dell’Interno e redatto sulla base delle linee guida fissate dal commissario Carlo Cottarelli, non potevano che esserci reazioni vive alla vicenda.
Quello che sembra è che il progetto – come dicono tutti i sindacati in coro – sia stato realizzato “in chiave meramente ragioneristica, dal quale non si rinviene un solo criterio, una sola garanzia per le tante specifiche professionalità acquisite nel tempo”.
Sulla questione, interpellato da LaNotizia, è intervenuto anche il segretario del NSP (Nuovo Sindacato di Polizia) Roberto Intotero. “È tutto frutto di una decisione politica – dice – e purtroppo anche i sindacati hanno dovuto adeguarsi a obblighi dettatici e decisi a priori dal governo”.
Tagli dettati dall’alto
Il rischio, insomma, è che dinanzi allo spaventoso taglio previsto per il corpo della Polizia e arrivato, per così dire, “dall’alto”, nulla o ben poco si possa fare. “Ora – continua Intotero – speriamo solo che sblocchino i rinnovi contrattuali”. Già, perché il rischio è che non solo si vada incontro allo spaventoso taglio di presidi, uffici e sezioni di Polizia, ma che il già pesante “status quo” dei poliziotti rimanga tale, anzi peggiori.
Bisogna infatti considerare che sono ormai quattro anni che vige il blocco delle contrattazioni per gli agenti di Polizia, secondo quanto previsto dall’articolo 9 del dl 78 del 2010 (decreto Brunetta). Un blocco che sarebbe dovuto durare tre anni. Peccato, però, che l’anno scorso si è pensato bene di prolungarlo.
Insomma, sono ben quattro anni che i contratti sono fermi, bloccati, come anche gli emolumenti e gli accessori.
Sebbene la legge preveda tutt’altro dato che si riconosce al comparto di sicurezza una propria specificità che lo distingue dagli altri ambiti della Pubblica Amministrazione. Ergo: legge vorrebbe che il trattamento riservato a tutti i rami dell’amministrazione pubblica – a cominciare dai blocchi contrattuali – non valga per il comparto sicurezza. “Speriamo che ora, con i soldi che si risparmiano dal piano, almeno si giunga ad uno sblocco degli emolumenti e degli accessori nell’ambito dei rinnovi contrattuali, già a partire dal 2015”. Sarebbe in effetti un toccasana per tutti i poliziotti.
Stando alle indiscrezioni, infatti, il piano messo a punto permetterebbe un risparmio di 600 milioni di euro per il 2014, 800 milioni di euro per il 2015 e 1.700 milioni per il 2016.
Non è detto, però, che sia poi così automatico dato che, ad oggi, il blocco è previsto fino al 2018. Staremo a vedere.
L’interrogazione M5S
Intanto sulla questione è intervenuta anche la deputata Movimento 5 Stelle Dalila Nesci che ha presentato proprio ieri un’interrogazione parlamentare per denunciare il pesante taglio dell’organico della Polizia di Stato, specie per quanto riguarda quella Postale, nonostante “l’indispensabile apporto contro il crimine informatico, che registra un crescente aumento di reati”.


di Antonello di Lella
fonte: http://www.lanotiziagiornale.it