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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

01/02/17

Il figurone di Virginia Raggi e il silenzio dei menestrelli



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A nostro personalissimo giudizio, l’altra sera, Virginia Raggi, intervistata da Giovanni Floris per La7, ha fatto un figurone. Si è sottoposta a un faccia a faccia serrato. Lungo, per nulla diplomatico, senza sconti, incalzante. Il "caso Roma" è stato sviscerato dalle più diverse angolature. Fatti e interpretazioni, supposizioni e ipotesi, persino molte illazioni che circolano ormai sulla guida grillina di Roma capitale, avvertita da tanti, e temuta da molti, come il probabile antipasto di un’eventuale guida a 5 stelle dell’intero Paese.
C’è da osservare che in questi mesi in cui Virginia Raggi si è ritrovata in cima al Campidoglio, votata dalla stragrande maggioranza dei romani, ha subito un trattamento allo spiedo, vittima di quella rosolatura sapiente di cui sanno dare prova i nostri giornali, i nostri commentatori, e le nostre televisioni, quando si scatena una unanime campagna di regime contro qualcuno o contro qualche forza politica. Ora la Raggi, finalmente, è apparsa, ha preso la parola e ha detto la sua.
Si è così finalmente percepita questa "diversità" grillina (vera per alcuni, presunta per altri), una diversità che non corrisponde per niente a quell’anatema di populismo che esponenti del vecchio sistema scagliano quotidianamente contro i 5 stelle. Il che non significa che tale "diversità" debba piacere per decreto e la si debba votare per forza. Ma questa è un’altra storia. Vediamo cos’è accaduto.
Dalle buche di Roma alla situazione dei trasporti, dall’immondizia ai tormentoni sulle dimissioni di assessori e funzionari, dall’arresto di Marra allo scandalo per la promozione del fratello di Marra, dalla voragine di debiti alle Olimpiadi mancate, dalle lacerazioni interne al movimento alle fughe della stessa Raggi sui tetti del Municipio al rischio di un avviso di garanzia: le domande di Floris sono state – e in questo caso giustamente, ché un conto è tirare il sasso e nascondere la mano, altro conto giocare con l’interlocutore a viso aperto – ad alzo zero, quasi al limite della pignoleria oratoria, come si dovrebbe fare con ogni politico di ogni schieramento, e quasi di routine.
Insomma, un esempio di tv al servizio del pubblico che vuole farsi un’opinione, anche se questo pubblico non risiede a Roma.
Con quale risultato?
Che lo spettatore non ha mai avvertito, nelle parole e nelle risposte punto su punto della Raggi, quel retrogusto di politichese che condisce invece la stragrande maggioranza delle pietanze della politica televisiva.
Se poi la Raggi abbia convinto gli ascoltatori nel merito delle singole questioni, non lo sappiamo e ci interessa relativamente.
Di certo la Raggi non ci è parsa un’aliena. Né la condottiera di un movimento barbarico che minaccia le fondamenta della nostra democrazia. Ha riconosciuto, almeno una decina di volte, i suoi errori, non ha cercato attenuanti, né ha colto l’occasione per togliersi sassolini dalla scarpa (presumiamo non siano pochi).
In sostanza: chiede tempo. E il tempo ci dirà se la sua richiesta di tempo ai cittadini si tradurrà finalmente in fatti concreti o, invece, in ulteriore perdita di tempo. Nel qual caso, saranno i romani a dire la loro. Ma intanto la Raggi, efficacemente, ha spiegato che la macchina-Roma non è ancora partita perché i partiti che l’hanno preceduta si erano portati via il volante, il motore e la cloche. Come darle torto?
‏Ci aspettavamo bei titoloni su questo che comunque lo si valuti resta un interessante evento mediatico, magari anche per rimettere in discussione questo benedetto anatema del populismo. Speranze deluse. I menestrelli, a questo giro, hanno preferito fare scena muta.

di Saverio Lodato - 18 GENNAIO 2017

saverio.lodato@virgilio.it

fonte: http://www.antimafiaduemila.com

31/01/17

Trump 'smaschera' la Germania: "L'euro è un marco travestito"


Migranti, i repubblicani al fianco di TrumpPaul Ryan: frontiere siano sicure

Trump 'smaschera' la Germania: "L'euro è un marco travestito"

“L’euro è un marco travestito” con cui la Germania “sfrutta l'Europa”. Parola di Peter Navarro, capo del Consiglio per il Commercio di Donald Trump, che in un’intervista al Financial Times dice quelle che per molti sono verità scomode, soprattutto per l’establishment italiano e di Bruxeless. Spiegando che Berlino utilizza un euro "esageratamente sottovalutato" per avvantaggiarsi sugli Stati Uniti e sui suoi partner europei.
Navarro afferma inoltre che il TTIP, il trattato commerciale tra Usa e Ue, esiziale per l’Italia, è sostanzialmente “morto”. "Un grosso ostacolo a considerare il Ttip come un accordo bilaterale è la Germania che si approfitta degli altri paesi Ue e degli Usa con un marco travestito che è esageratamente sottovalutato". E ancora: “Il disavanzo strutturale della bilancia commerciale tedesca rispetto al resto della Ue evidenzia l’eterogeneità economica all’interno dell’Unione, di conseguenza questo è un accordo multilaterale che ha le sembianze di uno bilaterale”.

Migranti, i repubblicani al fianco di Trump. Paul Ryan: frontiere siano sicure

"Dobbiamo garantire la sicurezza delle nostre frontiere". In questi termini lo speaker della Camera Usa, il repubblicano Paul Ryan, difende il bando agli ingressi negli Stati Uniti voluto dal presidente Donald Trump. Lo ha confermato lo stesso Ryan in conferenza stampa, sottolineando inoltre cha a suo avviso le restrizioni non dovrebbero riguardare chi e' in possesso di una carta verde di residente. Intanto, in un incontro a porte chiuse con deputati repubblicani, stando a quanto trapela Ryan ha ricordato che non sara' facile ottenere sostegno e che ulteriori proteste sono prevedibili.

Trump licenzia la ministra della Giustizia contraria al bando degli immigrati

Il presidente americano Donald Trump ha licenziato la ministra della Giustizia ad interim, Sally Yates, rea di aver ordinato agli avvocati del suo dicastero di non attuare la messa al bando degli immigrati da 7 Paesi a maggioranza musulmana: Siria, Iran, Iraq, Yemen, Somalia, Sudan e Libia.
"Ha tradito" rifiutandosi di applicare un ordine esecutivo "volto a proteggere" i cittadini americani, ha tuonato in una nota la Casa Bianca, rimpiazzando la Yates con Dana Boente, fino a quando la nomina di Jeff Sessions come procuratore generale non sara' ratificata dal Senato.
"La mia responsabilita' e' quella di assicurare che le posizioni che assumiamo in tribunale rimangano coerenti con il solenne obbligo di questa istituzione di perseguire sempre la giustizia e stare dalla parte del giusto. Al momento non sono convinta che la difesa dell'ordine esecutivo sia conforme a queste responsabilita' e neppure che sia legale", aveva dichiarato la Yates, superstite dell'amministrazione di Barack Obama, prima di venire cacciata da Trump, tre ore piu' tardi.
La signora Yates e' stata "sollevata dall'incarico", ha annunciato la Casa Bianca nella nota, descrivendo la Boente "onorata di servire il presidente Trump" e di "difendere ed attuare le leggi di questo Paese per assicurare che il popolo e la nazione siano protetti".
Un'ora piu' tardi, l'amministrazione Trump ha reso noto di aver rimpiazzato anche il responsabile ad interim dell'Ufficio immigrazione e frontiere, Daniel Ragsdale, anche lui un'eredita' di Obama, senza spiegare il motivo. Al suo posto e' stato nominato Thomas Homan, "che contribuira' ad attuare le nostre leggi sull'immigrazione coerentemente con i nostri interessi", ha dichiarato in una nota il ministro della Sicurezza Nazionale, John Kelly

31 gennaio 2017

Torino e i gay: le inutili meraviglie

Gli interventi del vescovo Nosiglia al convegno “Liberare le esistenze”, a cura del “Tavolo di lavoro fede e omosessualità della Diocesi di Torino” sono di una chiarezza sconfortante. Inutile meravigliarsi di quanto successo a Torino, appunto.

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Don Gianluca Carrega, che ha celebrato solo pochi giorni fa il funerale di Franco Perrello, 83 anni (il quale insieme al compagno Gianni Reinetti è stato il protagonista della prima unione “civile” nel capoluogo piemontese ) ringraziando e lanciando petali di rosa su omosessualità e dintorni non è nuovo a questo tipo di iniziative, ma anzi è addirittura incaricato per farle.
Egli – lo ricordiamo – è stato appositamente scelto dall’Arcivescovo per seguire la pastorale delle persone omosessuali: è dunque solo la punta dell’iceberg.
Cesare Nosiglia è il vero e proprio mandante di questo scandalo, il quale non è di certo limitato al funerale di Perrello, ma si estende ad un vero e proprio progetto per creare nella Diocesi di Torino una sorta di para-diocesi omosessualista che cresca sempre più in fretta, per poi fungere da esempio, o meglio, da “ponte”, per le altre diocesi italiane.

Dal 6 all’8 gennaio si è tenuto infatti il ritiro residenziale dal titolo (tutto un programma!) “LIBERARE LE ESISTENZE” a cura del “Tavolo di lavoro fede e omosessualità della Diocesi di Torino“, per il ciclo di incontri: “Alla luce del sole“.
I titoli sono decisi a tavolino in Curia; sbaglierebbe perciò chiunque presumesse che sono incontri o eventi organizzati da associazioni esterne diciamo così, tollerate, poiché questa è tutta farina del sacco della Diocesi in cui siede Cesare Nosiglia. In questa logica e in questo maligno disegno si colloca la questione di Chieri, dove la dottoressa Frezza è stata bloccata dalle urla di quattro cialtroni LGBT, godendo però essi di una grande stima e di un grande appoggio nella Diocesi di Torino.
Come dimenticare le bacchettate conferite alla professoressa dell’Istituto “Pininfarina” di Torino, circa tre anni fa, la quale definì senza mezzi termini l’omosessualità come qualcosa di non normale e da curare: dopo gli insulti che fu costretta a ricevere dall’establishment laicista, arrivò in concomitanza anche l’arrogante ammonizione di quel pastore che avrebbe dovuto difendere una pecorella coraggiosa nell’affermare la verità ai suoi alunni. Come buon lupo invece Nosiglia la sbranò, asserendo che “a scuola servono rispetto e accoglienza, soprattutto ora dopo la discussione avvenuta nella Chiesa. (…) Trovo che non sia il caso di mettere in discussione le scelte sessuali delle persone, per di più in un ambiente educativo come la scuola”.
A questo raduno di “cristiani LGBT” tenutosi appunto nei giorni dell’Epifania, non hanno mancato di essere raccolte le testimonianze dei partecipanti, uno dei quali pure ammette senza problemi che l’incontro “è stato organizzato dalla Diocesi di Torino, nella persona di don Gianluca Carrega incaricato dall’Arcivescovo per la pastorale delle persone omosessuali”.
Durante l’incontro guidato da don Carrega non si è fatta attendere la visita di Nosiglia, che qualcuno dei partecipanti definisce su un articolo apparso su Portale Gionata (portale su “fede e omosessualità) “vescovo friendly” – e come dargli torto – per la sua avanguardia clericale.
Nosiglia infatti ha, tra l’altro, affermato che:
– “Le posizioni tradizionali vanno riformate”.
– Ha specificato come quello che aveva innanzi non fosse un gruppetto da considerarsi privato: il Vescovo ha dato un incarico specifico a don Carrega, per ascoltare e capire meglio. “Sono venuto qui a sentire la vostra voce e guardarvi negli occhi”, ha detto Nosiglia al gruppo di omosessuali.
– Ha definito il gruppo “lievito per la Chiesa e preziosa risorsa”, invitando a continuare a porre al centro “la parola, la fraternità, il dialogo”, così da poter diventare sempre più un gruppo “importante per tutta la Diocesi“.
Alcuni dei partecipanti hanno poi rivolto richieste a Nosiglia, chiedendo di porre particolare attenzione alla formazione dei sacerdoti, specie rispetto al Sacramento della Confessione a motivo del quale tanti poveri omosessuali troverebbero “muri e non riconciliazione”.
Uno dei presenti ha anche chiesto di poter avere un riferimento all’interno della CEI (come se già non ve ne fossero! ), così da non dover rimanere relegati solo nelle diocesi, ma potendosi finalmente espandere in modo non più nascosto anche nei grandi ranghi della neo-chiesa ufficiale e di vertice. La domanda è stata presa sul serio. “Vedremo cosa posso fare”, è stata infatti la risposta.
Tanto ancora si potrebbe dire degli interventi di Nosiglia, riportati da più testimonianze di persone omosessuali presenti al ritiro (ritiro di che poi?), ma per riassumere basta citare il congedo finale dell’Arcivescovo: “CHE IL VOSTRO GRUPPO DIVENTI UN PONTE TRA IL MONDO OMOSESSUALE E LA CHIESA”.

Chi suppone che Torino sia la città del Diavolo, forse, non ha poi tutti i torti, e senza bisogno alcuno di vedere chissà quali misteri: le cose sono quanto mai lampanti e palesi.

di Cristiano Lugli - 31 gennaio 2017

fonte: https://www.riscossacristiana.it


30/01/17

ATTENTATO ALLA MOSCHEA IN CANADA: "EQUILIBRATA? SI', FINO AD UN CERTO PUNTO"






In questi giorni, qualcuno ha avuto la grazia di scrivermi che sono una persona abbastanza equilibrata nei miei pensieri, ma oggi non mi sento affatto pervasa da tale equilibrio, apprendendo ciò che è accaduto nel Quebec, in Canada.
Il fatto è noto, credo, i tromboni lo hanno annunciato ovunque nel mondo: un attentato è stato fatto in una moschea e ci sono stati diversi morti.
Condanno tutti gli atti di violenza, soprattutto quando degli innocenti perdono la vita, ma non posso fare a meno di equiparare quanto successo in Canada con i massacri di cristiani che stanno avvenendo in parecchie parti nel mondo, massacri contro i quali raramente l'ondata di indignazione è stata così pubblicizzata, tanto da raggiungere addirittura livelli planetari con le condoglianze espresse personalmente dai "chiamiamoli grandi leader".
Voglio essere ancora più chiara: i nostri amici islamici hanno, per una volta, assaggiato la medicina che stanno impartendo a noi a grandi dosi secondo il dettato del Corano.
Peste ci sia stato un giornalista, uno solo, che l'abbia anche solamente accennato.
Il politicamente corretto impera ancora sovrano.
E non solo.
In mezzo a questo buonismo d'accatto, fra l'ipocrita e melensa lamentela per tale orrendo crimine, si è rialzato ancora di più il livore per un certo Donald Trump, che si è permesso, ahi, misero, di bloccare le frontiere americane per quanto riguarda l'immigrazione islamica.
Non si conoscono ancora le future mosse del legittimo inquilino della Casa Bianca ma, anche se recassero danno a noi, in Italia, o agli europei, non riesco a non concordare con lui. E mi spingo oltre, vorrei che l'immigrazione da tutti gli Stati islamici fosse bloccata sine die, con la sola eccezione dei cristiani perseguitati, fino all'improbabile momento in cui l'Islam subisse un drastico cambiamento nelle sue politiche coraniche di conversione. Più o meno tre o quattrocento anni, presumo. E' un lungo periodo di tempo ma che volete farci se, quando qualche raro studioso musulmano chiede la revisione e la reinterpretazione in chiave più moderna del Corano, rinunciando alle sue parole più feroci e barbare nei confronti di altre religioni, viene fatto fuori o costretto a fuggire! E' già avvenuto ed i pochissimi storici e filosofi musulmani che hanno commesso questo peccato capitale hanno già pagato il prezzo di tale eresia.
Mi rendo conto che, prima o poi, verrà attivata nei miei confronti l'antica pratica di "messa all'indice" ma, finchè avrò fiato e dita per esprimermi, continuerò a esprimere il mio pensiero, forse da ignorante, forse da rozza barbona, non so, ma sicuramente da inadatta a far parte della comunità civile attuale: che i nostri illustri rappresentanti, a livelli mondiali, salvo alcune lodevoli eccezioni, non si rendano conto del futuro al quale stiamo andando incontro permettendo al cancro islamico di espandersi ovunque, concedendo ogni sorta di accomodamenti e di permessi e di priorità, mi sembra impossibile.
Nella storia, c'è stato un lungo periodo durante il quale le nostre coste, le nostre navi e le nostre genti vivevano nel terrore delle incursioni saracene, tanto è vero che fu coniata anche l'espressione "Mamma, li turchi". Le scorrerie erano sanguinose, i pirati facevano incetta di schiavi, di bottini sostanziosi e distruggevano senza pietà ciò che non potevano rubare.
Tempi moderni, usanze moderne. Or non è più tempo di scorrerie di tal fatta, almeno dalle nostre parti, non esistono più i capitani di ventura, nè i combattimenti all'arma bianca. Oggi ci siamo modernizzati, oggi c'è l'infiltrazione programmata , l'invasione lenta e metodica. Ma lo scopo è sempre lo stesso e prego il Signore che apra le menti dei tanti illuminati intellettuali che ancora, secondo il mio modesto parere, non hanno ben individuato il nocciolo del problema.
Ma, e qui voglio spezzare una lancia a favore dei suddetti, codesti poveri sciagurati come possono comprendere questo nocciolo quando categorie intere di varie associazioni non fanno che urlare e scendere in piazza a favore dei poveri profughi o rifugiati o migranti o come diamine volete chiamarli. Specialmente quando si arriva al punto che masse di gay sprovveduti si riversano sulle strade al grido di "non toccate l'Islam" et similia? I gay, categoria, come ben noto, molto apprezzata dallo stesso Islam per misurare l'altezza dei palazzi dal tetto fino a terra.
Se, in più, vogliamo dare un'occhiatina anche alla parte femminile, come mai le gloriose femministe non si sono agitate quando è emerso che le antiche tradizioni di vari Paesi musulmani, molto antiche, prevedevano un oggetto che noi chiamiamo comunemente "mordacchia" e che loro chiamano con il poetico nome di balilah o come diancine si chiama, fatto indossare alle loro donne affinchè non affliggano oltremisura i loro padroni? Sembra che ancor oggi diverse donne siano orgogliose portatrici di questo meraviglioso prodotto della civiltà e cultura islamiche di grande fede salafita.
Tutto ciò che ho scritto, comunque, miei impavidi lettori, sono quisquilie e pinzillacchere in confronto all'enorme peccato mortale di un Trump che mette il blocco per quattro mesi - per meglio riorganizzare il programma di difesa al terrorismo - all'ingresso di arabi , turisti o immigrati che siano.
Ma che ci volete fare, così va il mondo, grande e tondo.
Non il mio, però.

30 gennaio 2017

Forze armate ancora impegnate su tutti i fronti in Centro Italia

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Le Forze Armate proseguono, senza interruzione e in costante coordinamento con la Protezione Civile, le diverse attività che sono state assegnate loro nell’ambito del concorso all’emergenza terremoto. Prioritaria rimane la sistemazione delle aree di cantiere che, dopo la recente ondata di maltempo, i militari hanno dovuto sgomberare dalla neve per ricominciare subito i lavori necessari alla successiva opera di urbanizzazione, senza attendere le migliori condizioni meteorologiche per riprendere i lavori.
Come pure continuano incessantemente le valutazioni dell’agibilità degli edifici pubblici e privati degli ingegneri militari, per consentire ai cittadini di rientrare in sicurezza nelle proprie abitazioni.
Gli assetti del Genio dell’Esercito, infatti, anche oggi sono al lavoro, nonostante le difficili condizioni meteorologiche, per porre le basi al posizionamento dei moduli S.A.E. (sistemazione abitativa d’emergenza). Oggi è stato, inoltre, completato un ponte sul Torbidone, nei pressi di Norcia, favorendo la viabilità nella zona e la regimentazione delle acque del torrente.
La realizzazione del ponte è importante perché consente il graduale ritorno alla libertà di muoversi e alle importanti attività quotidiane della popolazione. A proteggere, inoltre, quanto rimane delle abitazioni dei cittadini colpite dal terremoto, continua l’attività antisciacallaggio e di presidio dei militari dell’Esercito che coordinati dalla Polizia prestano continuamente servizio nei comuni colpiti in Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo.


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 Contestualmente gli ingegneri militari dell’Esercito e del reparto Genio dell’Aeronautica proseguono l’attività di verifica dei danneggiamenti e le valutazioni di agibilità agli edifici importanti anche per valutare il cosiddetto ‘rischio esterno’, cioè la presenza di edifici che, in quanto lesionati, arrecano pericolo su fabbricati, vie d’accesso e soprattutto vie di fuga.
Attività che dopo gli eventi delle scorse settimane si sono concentrate sugli edifici di pubblica utilità, quali scuole, ospedali, uffici pubblici. Nella giornata odierna i militari dell’Aeronautica hanno svolto presso il comune di Monteleone di Spoleto (PG), la verifica di agibilità del Teatro Comunale, già iniziata giorni fa e resa più complessa dal tipologia strutturale dell’edificio.
Con l’occasione, è stato svolto in mattinata presso il piccolo comune umbro un incontro per un aggiornamento sulle attività di gestione dell’emergenza terremoto, alla presenza del Sottosegretario di Stato agli Interni, on. Bocci, che ha voluto ringraziare personalmente i rappresentanti delle forze dell’ordine, Vigili del Fuoco e Forze Armate presenti.

30 gennaio 2017
Fonte: Stato Maggiore Difesa -  http://www.analisidifesa.it