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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

25/03/16

«Con le vostre leggi democratiche vi invaderemo; con le nostre leggi religiose vi domineremo»



Oggi la popolazione musulmana a Bruxelles si avvicina a un terzo del totale dei residenti. Non bisogna avere paura dell’altro, ma dobbiamo sapere chi siamo





A cadaveri ancora caldi, nelle prime ore successive agli attentati di Bruxelles, il nostrano Espresso, versione online, se la prendeva con gli “sciacalli” del centrodestra. Se la prendeva con Salvini e con Gasparri, colpevoli di aver postato l’invito a “ripulire le città”. Ennesimo massacro, ennesimo riflesso della sinistra al caviale a indignarsi col “populista” piuttosto che col terrorista.
Insomma, o ti limiti all’indignazione famelica di girotondi e ai richiami alla prevenzione cosiddetta di intelligence. O sei fuori dalla corretta interpretazione dell’ennesima e bestiale strage a cui non riescono mai a dare l’aggettivo giusto, corretto, scritto nelle rivendicazioni dell’Isis e di al Qaeda, e che non è “chissàchisarà”. 
Già, l’islam non è tutto uguale, non è monolitico, non è violento ci dicono. È “religione di pace” e, anzi, aggiunge la sinistra al caviale, è più “pacifico” della Chiesa cattolica, delle crociate e via discorrendo, evocando sempre lo stesso rosario di “fondamentalismo cristiano” costruito sull’aneddotica volterriana e comunista, nazista e qualunquista. Non gli viene mica in mente di appellarsi e premere anche sull’islam pacifico. Perché dimostri nei fatti che lo è, scacciando e perseguendo chi nelle proprie fila pacifico non è. No, si accettano solo parole buone, condoglianze col fiore, imam che recitano preghiere ma nessuna condanna al fondamentalismo e all’odio che si insegnano in molte moschee di tutta Europa.
Davanti alla crudele realtà presente che ti dice: “O ti difendi militarmente o sei morto, presto o tardi sei morto”, la loro risposta è: “Populista, sciacallo, fascista”. Perciò, Salvini deve stare zitto. E deve stare zitto Gasparri. E zitti tutti coloro che non rappresentano l’anima bella e pacifista della borghesia che ci governa con pensieri buoni, i girotondi solidali, i benestanti che guardano il mondo affacciati dal finestrino di un taxi e cortei antimafia.
Bruxelles ne è l’esempio eloquente. Capitale dell’Europa borghese, burocratica e anticristiana, cresciuta nell’arroganza laicista di tenere fuori dalla vita associata la storia e la presenza che si riflette in gente, cattedrali e università d’eccellenza. Conformemente al “religiosamente corretto”, è stata tra le prime città europee a sostituire gli auguri natalizi e pasquali con le “vacanze d’Inverno” e le “vacanze di primavera”. Però ha spalancato le porte a ogni genere di investimento islamico. Moschee saudite e scuole coraniche integraliste comprese.
Come le principali città del Vecchio Continente, da Londra a Berlino, da Parigi a Stoccolma, la sinistra alla bruxellese ha lasciato crescere interi quartieri all’ombra della sharia. E per ideologia multiculti ha preferito aprire le scuole all’insegnamento delle sure del Corano piuttosto che al Vangelo. Per un pugno di casi di pedofilia, i poliziotti belgi hanno perquisito ordini e comunità religiose cattoliche e tenuto agli arresti domiciliari l’intera conferenza episcopale cattolica. Mentre il giulivo nichilismo socialista ha scacciato dal discorso pubblico qualunque sentimento cristiano abbia osato mettere in discussione il crescente delirio di leggi che mettono a morte vecchi e bambini in nome della dignità della vita.
Da quanto tempo ci stanno martellando dal cuore dell’Europa moderna e progredita l’idea che le religioni sono tutte uguali, e che però bisogna affamare le scuole cattoliche e sbattere fuori dalla società Gesù, presepi e crocifissi? Con quale malizia assaltano la difesa della vita secondo la più elementare concezione umana e cristiana della vita e passeggiano sui corpi dei bambini mai nati come un “diritto riproduttivo”?
Ecco, la capitale dell’Europa amministrata secondo il vuoto spinto delle direttive tecnocratiche e del destrutturalismo antropologico, del disprezzo per le proprie radici e nell’illusione di pace comprata al prezzo di uno spinello, si trova ora tragicamente esposta a una serie di attacchi criminali che la mettono brutalmente davanti alle propria nudità politica, culturale e religiosa.
Infatti, con tutto il buonismo che dà di “sciacalli” e “populisti” a chi non trova istruzioni civili e cultura politica che si siano mai ribellati al fondamentalismo vero, quello islamista e quello del laicismo fanatico, si poteva e si doveva intervenire per tempo ricordando anche il semplice dato statistico rilevato anni fa da un politicamente e religiosamente scorretto giornalista di Libero e di Radio Maria, Andrea Morigi. «Tra vent’anni il cuore dell’Europa tecnocratica sarà definitivamente trasformato in un suq arabo, con i 250-300 mila musulmani che rappresentano già un quarto della popolazione di Bruxelles». Era l’anno 2011. Oggi la popolazione musulmana a Bruxelles si avvicina a un terzo del totale dei residenti. Non bisogna avere paura dell’altro, è vero. Però devi sapere chi sei tu, perché l’altro, terrore o non terrore, non ti sottometta.
Del resto non era un Salvini il monsignor Bernardini, vescovo di Smirne, Turchia, che il 13 ottobre 1999, nel corso della secondo assemblea speciale per l’Europa del sinodo si alzò e disse: «Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamo-cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse a un certo punto con calma e sicurezza: “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”. C’è da crederci, perché il “dominio” è già cominciato con i petrodollari, usati non per creare lavoro nei paesi poveri del Nord Africa e del Medio Oriente, ma per costruire moschee e centri culturali nei paesi dell’immigrazione islamica, compresa Roma, centro della cristianità. Come non vedere in tutto questo un chiaro programma di espansione e di riconquista? È un fatto che termini come “dialogo”, “giustizia”, “reciprocità”, o concetti come “diritti dell’uomo”, “democrazia”, hanno per i musulmani un significato completamente diverso dal nostro. Sappiamo tutti che bisogna distinguere la minoranza fanatica e violenta dalla maggioranza tranquilla e onesta, ma questa, ad un ordine dato in nome di Allah o del Corano, marcerà sempre compatta e senza esitazioni. La storia ci insegna che le minoranze decise riescono sempre ad imporsi alle maggioranze rinunciatarie e silenziose».

È vero, ci sono in giro anche gli “sciacalli”. Ma al momento, purtroppo, i cretini li sopravanzano.

marzo 23, 2016 Luigi Amicone

In guerra senza condottieri


Mogherini 

CALMA E SOLIDARIETA???
Sono passate poche ore dalle bombe di Bruxelles e le agenzie annunciano la conferenza stampa del Primo Ministro del Belgio, Charles Michel.
Il premier a capo di una nazione ferita al cuore dall’orrore islamista sta per parlare al suo paese e gli occhi del mondo sono rivolti verso lui. Non ti aspetti discorsi storici ma perlomeno uno straccio di dignitosa fermezza che faccia pensare che l’Europa abbia ancora qualcosa da dire; e da fare.
Davanti alle telecamere si presenta un ometto insignificante, spaurito. Un volto anonimo degno rappresentante di una classe di burocrati della politica: spalle incurvate, occhialoni da contabile della democrazia, grigio nel vestito e nell’anima. Le sue parole sono vuote.
Non fa un annuncio alla nazione; legge la cartella clinica di un decesso: quello dell’Europa: “Voglio fare appello alla calma e alla solidarietà. Bisogna restare uniti e solidali”.
L’Europa è in guerra, le sue città sono insanguinate da un odio folle e cieco e costui parla di calma e solidarietà.
Un’ora dopo è la volta del Presidente francese Hollande. Lui è a capo della nazione che ha conosciuto lo stesso orrore pochi mesi fa. A differenza del suo omologo belga, incarna la solita tronfia retorica francese, ma la sostanza non cambia: “dobbiamo essere uniti, coesi e solidali”.
Certo, e intanto lui, qualche settimana fa, ha consegnato la Legion d’Onore al principe Saudita, Mohammed ben Nayef; un atto di servilismo compiuto facendo finta di non sapere che sono gli spietati monarchi del Golfo a finanziare il terrorismo internazionale, l’Isis e Al Qaeda. Che quell’orrore è un prodotto dell’ideologia oscurantista che quei paesi esportano con il loro petrolio; che nelle moschee e nelle scuole coraniche che permettiamo loro di costruire nelle città europee, si diffonde il virus islamista con cui allevano generazioni di fanatici che si fanno esplodere nei nostri aeroporti e nelle nostre metropolitane.
Infine parla Jean-Claude Juncker, il capo di questa Europa melliflua: dice che dobbiamo “restare uniti di fronte al terrore” e annuncia che “domani l’Ue metterà le sue bandiere a mezz’asta”. L’unica reazione di questa Europa di codardi e d’incapaci ad un atto di guerra.

UNA PIETOSA MOGHERINI
Nel frattempo Federica Mogherini, l’italiana che Renzi ha voluto incautamente a capo della diplomazia europea, frignava davanti alle telecamere di tutto il mondo, incapace di reggere la tensione del momento; lo spettacolo pietoso di un’Europa isterica, debole, instabile e un’umiliazione per le donne che, il loro lavoro, lo sanno fare.
Margaret Thatcher non pianse quando l’IRA fece saltare in aria l’albergo in cui lei pernottava; e il giorno dopo, tra le macerie e i morti, decise imperterrita di tenere il discorso previsto per non cedere al terrorismo.
E certo non pianse Golda Meir, quando autorizzò l’Operazione “Collera di Dio” con cui il Mossad iniziò la caccia spietata a tutti i terroristi di Settembre Nero responsabili dell’infamia di Monaco ‘72.

SE È UNA GUERRA DOVE SONO I CONDOTTIERI?
E allora guardate le facce di questi tristi figuri che governano le nostre nazioni: il burocrate europeo, il pavone francese, lo sbruffoncello italiano che si crede uno statista; guardate i loro occhi senza luce, il loro sguardo privo di pathos i loro ghigni arcigni. Confrontateli con la tensione ispirata di un De Gaulle, con il magnetismo di un Adenauer, con la profondità severa persino di un De Gasperi (che certo un combattente non era) e capirete perché questa Europa è destinata alla sconfitta. Non si vince una guerra senza condottieri.

di Gianpaolo Rossi - 23 marzo 2016

24/03/16

Dario Fo ha 90 anni. Tanti auguri al giullare del potere

Fascista ai tempi del fascismo, comunista ai tempi del comunismo, grillino nell’era dell’anticasta. Un Nobel del riposizionamento



«Lo stesso san Francesco era un giullare. Il giullare non è mai crudele, rispetta sempre le persone».
Dario Fo a Gad Lerner, maggio 2013


Al paese natio di San Giano, sulle rive del lago di Varese, Dario Fo veniva soprannominato lo smilzo. Dopo l’8 settembre del 1943 si arruola volontario nella Repubblica Sociale di Salò. Il fatto emerge negli anni Settanta, quando Fo è già una figura di spicco nel panorama degli intellettuali comunisti italiani e, dopo i successi del teatro di narrazione di Mistero Buffo, ritorna al teatro politico con Morte accidentale di un anarchico, evidentemente ispirato alla morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli e al ruolo del commissario Calabresi (il commissario dell’opera si chiamava Cavalcioni, dall’abitudine di far sedere gli interrogati a cavalcioni sulla finestra). Ma torniamo all’argomento dell’esperienza repubblichina: Fo ha svicolato fin che ha potuto per poi dire (dopo essere stato riconosciuto da diversi testimoni) di essersi arruolato per «salvare la pelle». Aneddoti che racconta più volentieri sono quelli dell’inizio della carriera, quando partiva dal paese per frequentare l’Accademia di Brera e nel suo vagone di pendolare metteva in scena questo e quello con grande diletto degli altri pendolari. Non c’è da dubitarne. L’uomo è un animale di scena, capace di trasformare ogni situazione in un palcoscenico tutto suo, da invadere con quella presenza sgraziata e magnetica, le mani indaffarate, gli occhi roteanti, tutto magnificamente abbinato all’eloquio per niente limpido ma straordinariamente efficace e coinvolgente. Il problema nasce quando si passa al contenuto.
La motivazione del premio Nobel per la letteratura conferitogli nel 2007 è che «seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi». Missione che il drammaturgo interpreta mettendo al servizio la propria persona. Il suo è un patrocinio ambito che negli anni è andato ai soggetti più vari: i manifestanti del G8 di Genova, i referendari per l’acqua, la guerra in Libia (ma non quella in Iraq, che ha ferocemente avversato). Come politici ha amato, tra gli altri, Antonio Di Pietro («da pm ha fatto cose gloriose»), Luigi De Magistris, Giuliano Pisapia, Fidel Castro («ha commesso molti errori ma è pur sempre una personalità capace di ascoltare chi stima»). Non ha simpatia per la Chiesa, tanto che il Wall Street Journal, in occasione del Nobel, definì la sua opera «un abbaiare e latrare di cani alla Chiesa cattolica». Da ultimo, appunto, l’impegno a cinque stelle. Con Grillo e Casaleggio ha scritto Il grillo canta sempre al tramonto (Chiarelettere) arrivato alla quarta edizione. Alle Quirinarie ha ottenuto solo 941 voti ma è molto popolare nel movimento.
Nella prefazione a un testo che raccoglie il suo teatro politico e pubblicato nel 1973 (Compagni senza censura, Mazzotta editore) Fo si scaglia contro «l’atteggiamento dell’intellettuale verso il potere, il dovere della scelta radicale, e la denuncia del gioco della furbizia dell’intellettuale che sempre si adatta, e cerca di trovare il suo spazio, quando il potere lo chiama: e quando nasce il nuovo potere della borghesia capitalistica, si inserisce subito, fresco, e gran ciambellano, a stangare la classe dalla quale ha avuto origine». Eh sì, brutta bestia l’intellettuale. Vuoi mettere con il giullare?

Stralcio di un articolo apparso su Tempi

Foto Ansa

Laura Borselli - 24 marzo 2016

I PRIMI 90 CLANDESTINI ARRIVANO ALL’EXPO: COMPLIMENTI ALLO STATO


" Il Polo hi-tec nell'area post Expo ? E' questo il progetto strombazzato da Renzi ? "




L’immagine dei primi novanta profughi arrivati nell’area del dopo-Expo è la faccia di una medaglia che dall’altro lato mostra uno struzzo con la testa sotto la sabbia. Sulla questione è in corso una battaglia politica, con Maroni da una parte che attacca duramente la decisione presa dal prefetto di Milano Alessandro Marangoni, lasciando intendere che tale provvedimento sia frutto di una sorta di accordo tra lo stesso prefetto e l’allora commissario di Expo Giuseppe Sala. L’attuale candidato sindaco di Milano Giuseppe Sala ha prontamente smentito. Ma come tutti sanno, una smentita è una notizia data due volte, specialmente se a metterci il naso è Il Fatto Quotidiano che ha prontamente pubblicato stralci di un verbale datato 13 ottobre 2015 in cui il direttore generale Christian Malangone espone la richiesta della prefettura di utilizzare il campo base per i profughi. Si esprime fermamente contraria Alessandra Dal Verme, componente del cda nominata dal ministero dell’Economia, mentre non è registrata alcuna presa di posizione di Sala. Che però a questo punto, come minimo, non poteva non sapere. E la riunione si conclude senza una decisione ufficiale in merito e con la sensazione in chi legge che Sala abbia messo la testa sotto la sabbia. Negli auspici di Matteo Renzi, il candidato Sala doveva volare nei consensi proprio sull’effetto Expo, in realtà la manifestazione internazionale si sta rivelando un complicato percorso ad ostacoli disseminato di poca chiarezza, numeri non certo buoni e ora la questione profughi conosciuta e smentita, tutti argomenti subiti goffamente e malamente dal candidato Sala che ha dimostrato di non avere una strategia in merito se non la difesa d’ufficio del suo operato, non è mai riuscito infatti a dare risposte perentorie e convincenti in chiave elettorale, finendo quasi sempre per affondare nelle sabbie mobili delle risposte farfugliate, confuse e con molte contraddizioni.
Ma il punto è un altro e va ben oltre la polemica politica spicciola. Che fine ha fatto la Lombardia? Tra grida manzoniane e teste sotto la sabbia, la regione ancora una volta dimostra di non contare nulla. Sai che novità dirà qualcuno. Ed in effetti solo per rimanere nelle ultime settimane, dai frontalieri ignorati alla tragicomica vicenda di Pedemontana, tanti sono gli esempi in tal senso. Ma con la questione profughi o presunti tali in area dopo-Expo si è raggiunta una vetta di autolesionismo difficilmente superabile. Una umiliazione innanzitutto, ma soprattutto la dimostrazione di non capire nulla di sviluppo, di innovazione, di qualsiasi ingrediente un lombardo abbia presente per uscire definitivamente dalla crisi. Expo, un investimento considerevole, un ritorno di immagine e di business altrettanto importante, la città che fa sistema per risorgere, una serie di progetti fattibili pronti al lancio per il dopo e cosa fa lo Stato? Trasforma parte dell’area in un campo base per i profughi. E nessuno sa quanti ne arriveranno nel tempo. Una distruzione di valore mai vista ed immaginata da nessuno, una congiura verrebbe da pensare. Si dirà, è stato assicurato che trattasi di una soluzione tampone, temporanea, ma, come tutti sanno, in Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio. E chi si fida poi, specialmente se le rassicurazioni vengono da un parruccone di Stato nel completo silenzio di Renzi e dei suoi colonnelli locali. Non reggono nemmeno le motivazioni umanitarie, chi le tira fuori fa parte di quel nugolo deleterio di buonisti pelosi con i paraocchi. Perché alla fine è sempre Milano a doversi sobbarcare la risoluzione di problemi nazionali? Una città tra l’altro già martoriata a sufficienza negli ultimi anni da questo problema-emergenza, con periferie allo sbando, situazioni conclamate di disagio ovunque, accampamenti di clandestini in ogni dove. Cornuti e mazziati verrebbe da dire. Manteniamo il paese, siamo depredati ogni anno di cifre folli, un residuo fiscale di oltre 50 miliardi di euro annui regalati allo spreco nazionale e ci rifilano pure questa zavorra. E dove la lanciano? Nel bel mezzo dell’area più pregiata della regione oggetto di progetti innovativi, scientifici, industriali di alto valore. Non è masochismo, è uno sfregio all’area più sviluppata del Paese, un insulto. E tutti con la testa sotto la sabbia, quelli che hanno il potere di decidere. A Roma, non a Milano. La vulgata a sinistra propone il solito mantra del centrodestra, o meglio, della Lega, al governo per tanti anni ed incapace di portare risultati epocali per il territorio. Vero sicuramente, ma ora, e da tempo immemore, tra finti tecnici e sinistri autentici ben altri stanno governando e di risultati in chiave lombarda non se ne vedono. Anzi, qualsiasi provvedimento è vistosamente penalizzante. E purtroppo con conseguenze a lungo termine. E io pago… come diceva il Principe de Curtis.
 

22/03/16

Bruxelles ............ e non sono sciacalli.









E anche dopo gli attentati di Bruxelles il nostro amatissimo premier ci dice che questo è il momento di mantenere la calma, e quelli che manifestano fortemente qualche preoccupazione non sono altro che sciacalli.

E quelli che nulla fecero per opporsi all'intenzione di Napolitano di partecipare all'attacco voluto da Sarkozy contro Gheddafi e la Libia, che ha portato quel paese ad essere punto di partenza dei clandestini verso l'Italia, caos, e l'ISIS sotto il nostro c.... , si accodano dietro al pifferaio magico.


Sono tantissimi quelli preoccupati, che credono al rispristino di un temporaneo accurato controllo alle frontiere, all'asilo per chi fugge dalla guerra si, ma che sarebbe ora di smetterla di raccattare clandestini a pochissime miglia dalle coste libiche, incoraggiando di fatto il traffico di esseri umani e l'invasione ......... che la calma, e la pazienza, la stanno perdendo .......


e non sono sciacalli.