L’Italia e la Grecia, “ventre molle dell’Europa” di churchilliana
memoria, sono diventate le porte spalancate sul Vecchio Continente
accessibili a chiunque si rivolga a trafficanti collusi col terrorismo
islamico. Quest’anno si stima che i due Paesi verranno attraversati da
almeno 300 mila immigrati clandestini (oltre 220 mila sono già arrivat1)
anche se fare previsioni è impossibile.
Italia e Grecia sono quindi la “zona cuscinetto” tra le sponde sud ed
est del Mediterraneo da cui provengono gli immigrati illegali e
un’Europa che pare indirizzarsi verso una crescente chiusura all’accesso
dei clandestini.
Una politica perseguita però con l’ormai proverbiale ambiguità che
caratterizza la politica europea e spesso dell’intero Occidente. La
stessa Europa restìa ad accogliere chi arriva sulle coste di Italia e
Grecia ha varato l’operazione Triton che contribuisce a sbarcarne in
Sicilia almeno mille al giorno.
Su richiesta di Roma la Ue ha varato anche l’Operazione Eunavfor Med
che doveva contrastare i trafficanti ma, in attesa del via libera da
Bruxelles, si limita ad aiutare Triton e l’operazione italiana Mare
Sicuro a trasferire in Italia quella parte della popolazione africana
che può permettersi di pagare i trafficanti.
Con
un po’ di malizia si può ipotizzare che in molti in Nord Europa abbiano
tutto l’interesse a sostenere la destabilizzazione economica e sociale
di Italia e Grecia, incapaci di attuare politiche nazionali per
difendere i propri confini, per renderle vassalli ancor più servili.
Un aspetto che potrebbe stupire solo chi crede ancora alla favola
della fratellanza europea, ufficialmente sfatata dopo che il teutonico
Istituto di Ricerche Economiche di Halle ha rivelato come negli ultimi 5
anni la crisi greca abbia fruttato alla Germania un risparmio di 100
miliardi di euro sugli interessi del suo debito pubblico. Che sia per
questo che la crisi finanziaria di Atene viene prolungata all’infinito?
Analisi Difesa si è occupata in molte occasioni dell’immigrazione selvaggia (
proponendo soluzioni che
ci sembrano le uniche idonee a garantire la sicurezza nazionale,
stroncare il crimine e salvare la vita a chi si affida a trafficanti e
scafisti) spacciata per un’emergenza umanitaria quando invece
rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale, dell’Italia in
primis e di tutti i Paesi del Vecchio Continente.
Una minaccia che la classe dirigente italiana e buona parte di quella
europea fingono di non vedere, per dolo (il ricco business
dell’assistenza ai clandestini) o ignavia, rendendosi così responsabili
del tentativo di distruggere l’identità del Vecchio Continente seminando
povertà, caos e disagio sociale.
Eppure
il semplice buon senso dimostra la follia di un’Europa che accetta di
diventare meta di un’immigrazione illegale e parassitaria che, proprio
per la sua natura, sarà senza fine.
Difficile infatti non notare quanto questa ondata migratoria sia
diversa da quelle del passato, giustificate da richiesta di forza lavoro
o determinate dalla decisione dei singoli Paesi di accogliere quote di
profughi o rifugiati selezionati tra coloro che avevano presentato
domanda d’asilo.
Chi fugge da guerre e persecuzioni costituisce solo una minima parte
della massa di clandestini in arrivo e anche in quel caso si tratta
gente che può spendere migliaia e a volte decine di migliaia di euro per
venire in Europa.
Secondo il Ministero degli Interni dal 1 gennaio al 12 agosto sono
giunte in Italia 102mila persone contro i 98.400 dello stesso periodo
del 2014. Si tratta soprattutto di eritrei (27.245), seguiti da
nigeriani (12.451), somali (7.883), sudanesi (5.870) e siriani(5.688).
La quasi totalità (92.275) sono partiti dalla Libia.
Sono 25 anni che frequento zone di guerra e vedo profughi di ogni
tipo ma non avevo mai visto masse così numerose di fuggitivi così ricchi
da poter pagare esosi trafficanti e restare in viaggio mesi, in alcuni
casi anche un anno. Per comprare il “biglietto” molti hanno venduto case
e proprietà (me lo spiegava l’anno scorso in Niger l’Organizzazione
internazionale delle migrazioni) in Paesi dell’Africa Occidentale dove
non ci sono guerre, inclusi quelli indicati come “tigri” per i loro alti
tassi di crescita del PIL.
La
spinta all’emigrazione è determinata esclusivamente da fattori
economici perché da noi si vive meglio e si può accedere a sussidi
elevati, specie in Nord Europa. Motivazioni forse comprensibili ma noi
non possiamo peremetterci un simile fardello.
E poi non si sono mai visti profughi così arroganti, irrispettosi e
ingrati. Contestano vitto e alloggio, devastano impunemente centri
d’accoglienza, pretendono appartamenti e hotel, schede telefoniche,
wi-fi, tv e persino sigarette oltre ad esigere il rispetto dei loro
costumi, per lo più islamici e quindi discriminatori e contrari non solo
alle nostre leggi ma persino alla Dichiarazione Universale dei diritti
dell’uomo.
Vederli rovesciare il cibo e distruggere gli alloggi è un insulto
alla nostra generosità e ai tanti sfollati veri che muoiono di fame e
stenti in campi di fortuna in tanti angoli del mondo. Pretendono persino
(e concediamo loro anche questo) di non farsi identificare e di andare
nel Paese che preferiscono: Germania, Gran Bretagna, Svezia,…come se
fosse tutto loro dovuto.
Meglio
poi non dimenticare che in tutto l’Occidente abbiamo il problema
determinato da una massiccia presenza islamica con ampie sacche di
estremisti. E ciò nonostante continuiamo ad accogliere centinaia di
migliaia di musulmani all’anno senza neppure sapere chi sono?
Vale la pena notare che i flussi maggiori di clandestini giungono in
Grecia e Italia dalla Turchia (Paese islamico retto da un governo
islamista) e dal territorio libico controllato dal governo islamista di
Tripoli sostenuto da Qatar e (guarda un po’) dalla Turchia.
Se accettiamo che i trafficanti possano agire indisturbati
liberamente in una Libia ormai da tempo “Stato fallito” dovremmo forse
dire lo stesso della Turchia?
Ankara ha potenziato la sua flotta e invia gruppi navali negli oceani
Atlantico ed Indiano ma pare non riesca (o non voglia) controllare le
sue coste e fermare i barconi diretti nelle isole greche. Il presidente
Recep Tayyp Erdogan (foto sotto) ha incassato l’appoggio della Nato per
fare la guerra ai curdi ma pare che nessuno in Europa abbia preteso che
fermi i trafficanti di esseri umani che riversano ogni giorno migliaia
di afghani, siriani e pakistani nelle isole greche.
Eppure
per fermare l’immigrazione clandestina basterebbe poco, giusto un po’
di attributi. Innanzitutto con i respingimenti assistiti di coloro che
arrivano sulle coste libiche e degli altri Paesi di provenienza a cui
far seguire il rimpatrio dei clandestini nei Paesi di provenienza
detraendo i costi dagli aiuti (generosi) che la Ue eroga ai Paesi
africani e mediorientali.
Il tutto abbinato a una legge che stabilisca che nessuno che arrivi
in Europa pagando i trafficanti otterrà mai asilo, welfare e permessi di
soggiorno.
Invece le ricette proposte sono del tutto controproducenti. Londra e
Parigi, accortisi solo dopo i fatti di Calais che l’immigrazione
clandestina “è un problema europeo”, hanno elaborato un documento comune
in cui si punta a convincere i migranti che “le nostre strade non sono
pavimentate d’oro” incrementando parimenti gli aiuti economici ai Paesi
di provenienza dei clandestini.
Le nostre strade appariranno però sempre lastricate d’oro a chi viene
da Paesi più poveri (cioè il 99 per cento del resto del mondo) specie
finché continueremo a mobilitare flotte per portare in Europa
clandestini, finché assicureremo loro vitto e alloggio in hotel e
persino telefonini e wi-fi, o finché pagheremo sussidi a extracomunitari
nullafacenti o quasi, assegni famigliari per i (numerosissimi) parenti a
carico rimasti in Africa e persino pensioni per anziani che non hanno
mai lavorato un solo giorno in Italia o in Europa.
L’idea
poi di “aiutare i migranti a casa loro” è vecchia quanto la
decolonizzazione ma finanziare i Paesi africani serve solo a foraggiare
regimi corrotti. Come ha ricordato l’africanista
Anna Bono parlando di “soldi buttati in Africa”,
la Ue ha deciso di donare nei prossimi anni al regime eritreo 312
milioni di euro e la Banca Mondiale presterà 2,1 miliardi alla Nigeria,
potenza petrolifera dove la corruzione ha fatto sparire nel nulla 150
miliardi di dollari negli ultimi anni.
Almeno le leadership di Francia e Gran Bretagna cercano soluzioni e
chiudono le frontiere come la Germania, la Svizzera e altri Paesi: in
Italia invece si spalancano le porte e si favoriscono flussi sempre più
massicci con l’abrogazione del reato di immigrazione clandestina in
vigore ovunque nel mondo, da Andorra allo Zimbabwe passando persino per
il Vaticano. Se abrogassimo il reato di furto (già oggi di fatto quasi
mai punito col carcere) i ladri diminuirebbero o aumenterebbero?
Analisi
Difesa ha ricordato più volte che persino il direttore dell’agenzia
europea Frontex, Fabrice Leggieri, ha ammesso che la gran parte di
coloro che arrivano in Italia dalla Libia sono “migranti economici che
possono e devono essere rimandati a casa loro”.
Nessuno però li rimpatria forse perché su ogni immigrato clandestino è
stato generato in Italia un business che ingrassa ambienti molto vicini
alla politica. “L’affare” dell’immigrazione clandestina conviene
persino ai militari che possono contare sui fondi extra per missioni
ridicole e offensive per la dignità delle forze armate ma che fanno
incassare soldi preziosi in tempi di vacche magre che penalizzano
soprattutto le spese di esercizio.
Così
invece di difendere gli un tempo “sacri” confini della Patria i
militari sono in prima linea per farli oltrepassare a chiunque paghi il
pizzo alla malavita, barattando con un po’ di carburante e indennità di
missione la dignità dell’Italia e l’onore militare per arricchire
criminali la cui complicità col terrorismo islamico, che minaccia anche
l’Italia, è stata ampiamente dimostrata. Di fatto siamo i migliori
alleati dell’ISIS.
L’impegno militare non riesce peraltro a scongiurare tragedie in mare
che solo i respingimenti attuati a ridosso della costa libica
potrebbero evitare come insegna l’esperienza australiana.
Ma è chiaro: se i clandestini venissero riportati in Libia in una
settimana cesserebbe “l’emergenza umanitaria” e con essa il business su
entrambe le sponde del Mediterraneo.
D’altra
parte, l’indimenticabile frase intercettata dai carabinieri (“io coi
zingari e coi negri je faccio più sordi che co à droga”) all’inizio
dell’inchiesta nota come “Mafia-capitale” spiega meglio di un convegno
di esperti perché accogliamo tutti e anzi, mandiamo pure la flotta a
prenderli in massa.
Mentre scriviamo queste note giunge la notizia che il
cacciatorpediniere Mimbelli ha raccolto 750 “migranti” fruttando ai
trafficanti circa 1,5 milioni di euro e in qualche mese altrettanto
denaro a chi si occuperà della loro assistenza in Italia. C’è proprio di
che andarne fieri!
I flussi migratori biblici sono quindi generati dall’accoglienza
generalizzata, dal fatto che chiunque arrivi illegalmente ha la certezza
che resterà in Europa per sempre ottenendo ciò che vuole, eventualmente
anche facendo danni, nella certezza di restare impunto.
L’emergenza
è determinata dalla diffusa consapevolezza che siamo polli da spennare,
codardi che hanno accettato di trasformare la Nazione in una “terra di
nessuno” o, peggio, in una terra di conquista per chiunque voglia
muoversi come e dove vuole lungo la Penisola.
Basti pensare che i clandestini giunti in Sardegna protestano
occupando piazze perché vogliono andare sul continente e da lì in Nord
Europa. Sono convinti (li abbiamo convinti) di essere padroni a casa
nostra e ovviamente, non devono neppure pagare il biglietto su treni e
traghetti.
Provassimo noi a emigrare clandestinamente in uno dei Paesi di
provenienza dei clandestini o anche solo ad arrivarci senza avere tutti i
visti (costosissimi) in ordine sul passaporto ci ritroveremmo in luride
galere costretti a pagare multe salatissime per poter tornare a casa.
L’Europa sta invece rafforzando la percezione di aver rinunciato a
difendere confini, territorio, legalità, sicurezza e ricchezza.
I
risultati sono devastanti. Già oggi nessun Paese occidentale che ha
aderito alla Coalizione contro l’ISIS rivela nomi e volti e dei militari
impegnati in Iraq e Siria nel timore di rappresaglie islamiche sulle
famiglie e i colleghi rimasti a casa (ma a casa di chi se dobbiamo
nasconderci anche in Europa?).
A conferma che ormai la “prima linea” ce l’abbiamo in casa, vale la
pena evidenziare che l’Italia impiega in missioni di sicurezza interna
(Strade Sicure, Mare Sicuro e Eunavfor Med) quasi 9 mila militari, senza
contare Capitanerie di Porto e Guardia di Finanza mobilitati in mare
per l’emergenza immigrati, cioè il doppio di quanti ne schiera nelle
missioni oltremare.
Abbiamo qualche interesse a riempire l’Europa di milioni di altri
islamici? Di immigrati che “minacciano lo stile di vita e le
infrastrutture sociali dell’Europa” come ha dichiarato alla BBC il
ministro degli Esteri britannico, Philip Hammond, scatenando non poche
polemiche.
Secondo Hammond, l’Ue non può proteggere se stessa se deve
”accogliere milioni di migranti dall’Africa” che si muovono per una
”motivazione economica” affermando che l’unica soluzione al problema è
il rimpatrio per evitare che tanti migranti disperati “che saccheggiano
la zona di Calais” siano una minaccia per la sicurezza del tunnel sotto
la Manica.
Il
governo di David Cameron ha varato un giro di vite sull’immigrazione
clandestina e ha incassato dalla Ue per il periodo 2014-2020 ben 370
milioni di euro, più dei 266 milioni destinati alla Francia. Davvero
tanti rispetto ai “soli” 522 milioni tra fondi per l’accoglienza (310) e
per la sicurezza (212) assegnati all’Italia che subisce flussi ben
maggiori di quelli in premono sul tunnel della Manica.
A parte le dispute tra i partner Ue che vedono l’Italia sempre “meno
uguale degli altri” occorre chiedersi quale credibilità abbia ancora una
classe politica che ha dimenticato il dovere di occuparsi
prioritariamente dei suoi cittadini, del loro benessere e della loro
sicurezza.
Neppure le recenti rivolte popolari contro case e alberghi assegnati
ai clandestini sembrano aver aperto gli occhi al governo italiano.
Matteo Renzi ha parlato una sola volta e timidamente di rimpatrio dei
“migranti economici” e Roberta Pinotti di “guerra” ai “nemici
“trafficanti ma evidentemente, se anche volesse fare sul serio,
l’attuale esecutivo non può permettersi di perdere il supporto degli
ambienti catto-comunisti che esprimono associazioni, enti e società che
gestiscono il business dell’accoglienza.

I
l
governo rischia però di perdere il contatto con la realtà, con
l’opinione pubblica e con la sua stessa base politica come dimostrano le
reazioni di molti sindaci del PD alla distribuzione di immigrati nei
comuni del Veneto e delle zone dell’Emila colpite dal terremoto del 2012
dove sono ancora in tanti gli italiani che attendono la ricostruzione
di case e attività produttive.
“Gente così se ne deve tornare a casa. O si adattano e rispettano le
regole oppure tornano da dove sono partiti” ha detto Giancarlo Piva,
sindaco PD di Este (Padova) dopo che alcuni clandestini hanno bloccato
una strada per protestare contro il cibo e le condizioni in cui vengono
ospitati.
“Le sembra che 250 grammi di pasta al giorno e 150 di carne più
frutta a volontà sia poco? Io mango meno e tanti padovani pure.”
Protestano anche i sindaci PD di Vicenza e Treviso e di molti altri
comuni che, lontani dai palazzi romani, colgono l’impatto devastante di
quello che sta accadendo. Tutti razzisti?
Eppure,
non ci vogliono raffinati politologi per comprendere che riempire
l’Italia di stranieri pretenziosi cozza con i 4 milioni di italiani che
vivono in povertà e i molti milioni che faticano ad arrivare alla fine
del mese per i quali Roma non fa abbastanza visto che butta centinaia di
milioni per assistere chiunque paghi i criminali per venire in Italia.
Certo i poveri italiani “valgono meno” perché sussidi e welfare li
ricevono direttamente mentre i clandestini vengono assistiti attraverso
gli intermediari che si occupano di loro. In troppi sembrano aver
dimenticato che la scurezza sociale è la base fondamentale per
assicurare l’ordine pubblico e la stabilità anche economica della
Nazione.
Non si tratta di razzismo o xenofobia ma solo di buon senso. Già oggi
l’opinione pubblica non ne può più di un’immigrazione che non ha
nessuna giustificazione (per giunta con la disoccupazione italiana al
13%) e che rafforza la percezione che vi siano troppe discriminazioni a
sfavore dei cittadini italiani.
Un’immigrazione che non porta vantaggi, giustificata nel nome di un
solidarietà che non regge perché lasciamo nel terzo mondo i più deboli e
i più poveri mentre accogliamo solo chi può pagare i criminali.
Un’immigrazione
che viene presentata da politici e media (che per la gran parte
recepiscono senza battere ciglio le regole del “politically correct”)
con norme di linguaggio ridicole nella forma e sbagliate nella sostanza.
Abrogato il termine “immigrato clandestino” si utilizzano fino alla
nausea quelli di “naufrago”, “migrante” o “profugo” o “rifugiato”.
Roba che ricorda le regole imposte dalla prima amministrazione Obama
che, per non offendere i musulmani, eliminò dal linguaggio ufficiale il
termine “islamico” abbinato al terrorismo senza con questo estirpare la
minaccia dei terroristi islamici.
Ma con quale credibilità si può mettere sullo stesso piano chi va per
mare e a causa di tempeste o incidenti cola a picco e cerca di non
farsi inghiottire dalle onde con chi appena salpato con imbarcazioni di
fortuna (gestite da criminali che incassano tra mezzo milione e un
milione di euro a barcone) telefona alla capitaneria di porto italiana
per farsi venire a prendere? I migranti sono coloro che sono giunti in
Italia ed Europa con regolare visto sul passaporto e permesso di
soggiorno.
Se
usiamo questo termine per i clandestini come dovremmo chiamare lo
straniero che rispetta la legge e giunge in Italia con i permessi
richiesti? Pirla?
Lo status di profughi o rifugiati lo avrà, forse, solo il 10 per
cento di quanti sono sbarcati a meno che, con un’ulteriore azione
suicida, Roma e Bruxelles decidano di consentire a chiunque di ottenere
tale status. Il termine giusto quindi resta immigrati clandestini e del
resto gli scafisti imbarcati sugli stessi barconi vengono incriminati
per “sfruttamento dell’immigrazione clandestina”.
Questa nauseante operazione mediatica ha ottenuto il risultato di
aumentare la diffidenza dei cittadini nei confronti dei media e della
politica, percepiti come mondi sempre più lontani, come dimostrano un
astensionismo ormai intorno al 50% e il crollo di audience e della
credibilità attribuita ai media.
Del resto sono sempre di più coloro che, a contatto con la realtà, si
ribellano ai luoghi comuni del buonismo terzomondista. L’Ungheria sta
costruendo un muro ai confini serbi, Sofia non accoglie nessuno perché
deve già occuparsi di troppi bulgari poveri mentre a Praga hanno
suscitato polemiche le parole pronunciate dal presidente ceco Milos
Zeman”, uomo di Sinistra che in un’intervista al tabloid Blesk ha
affermato che ai migranti vanno dette “tre frasi”.
La prima è “nessuno vi ha invitati”. La seconda è “dato che siete già
qui, dovete rispettare le nostre regole, come noi quando siamo a casa
vostra”. La terza è “se non vi piace, andatevene”. Le dichiarazioni
fanno seguito a recenti disordini in un campo per immigrati clandestini
in cui gli “ospiti” hanno distrutto finestre e altro mobilio.
Il
presidente ceco aveva di recente attaccato il governo per la lentezza
nel varare aiuti finanziari alle scuole d’infanzia destinando invece
molti soldi all’assistenza degli immigrati percepita (a Praga ma non a
Roma) anche come un problema di sicurezza.
“Accettando i migranti facilitiamo l’espansione dello Stato islamico
in Europa“ ha dichiarato Zeman aggiungendo la frase “anche io non voglio
l’Islam nella Repubblica Ceca”. Nell’intervista Zeman ha poi paragonato
l’immigrazione ispanica negli Stati Uniti con quella islamica in Europa
sostenendo che “i messicani si integrano negli Usa molto meglio dei
profughi dei paesi islamici da noi”.
Valutazioni di buon senso, condivisibili o difficilmente
contestabili, in ogni caso più che legittime ma proprio per questo
impresentabili per chi vive nelle torri d’avorio di Roma e Bruxelles la
cui politica di sostegno all’illegalità sta favorendo in tutto il
continente l’affermazione di movimenti nazionalisti o apertamente
razzisti, giustificati dalla necessità di difendere la nostra terra e le
nostre radici.
Nell’Italia divenuta “zona cuscinetto” c’è chi teme che l’emergenza
clandestini porti al successo elettorale di Lega Nord e Matteo Salvini
ma se chi governa oggi non metterà subito fine a un‘immigrazione
selvaggia e arrogante il rischio vero è che una delle prossime elezioni,
nella “terra di nessuno”, le vinca il Ku Klux Klan.
Foto: Marina Militare, Getty Images, AP, TMNews, Reuters
di Gianandrea Gaiani 12 agosto 2015