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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

05/05/15

Inps, come farsi restituire i soldi dalle pensioni

L'Inps non pagherà in automatico


La palla è in mano al governo di Matteo Renzi. Che deve decidere se e (soprattutto) come intervenire per risolvere il pasticcio sulle pensioni dopo la dichiarazione di incostituzionalità della legge Fornero. Ma la partita sull’illegittimo blocco della rivalutazione degli assegni previdenziali oltre quota 1.406 euro mensili molto probabilmente finirà di nuovo in mano agli avvocati.  Palazzo Chigi valuta le carte sul tavolo. Una delle quali è un decreto d’urgenza, necessario a contenere gli effetti finanziari della sentenza della Corte costituzionale e a disegnare l’architettura dei rimborsi. In linea teorica, l’esecutivo potrebbe anche non muoversi, ma finirebbe col consegnare la patata bollente nelle mani del presidente Inps, Tito Boeri: ma per l’Istituto di previdenza sarebbe un massacro e il bilancio correrebbe il rischio di saltare per aria. Girano vari calcoli: la mazzata sull’Inps potrebbe addirittura superare quota 16,6 miliardi. La platea dei pensionati presi di mira dalla sforbiciata dalle riforma Fornero è vastissima: oltre 5 milioni di soggetti.

NIENTE AUTOMATISMI
Cifre a parte, l’Inps non manderà a casa un assegno con gli arretrati e con le scuse (firmate da Renzi) di sua iniziativa. Se a palazzo Chigi decidessero di non intervenire, la restituzione dei soldi non sarebbe automatica. Si dovrebbe passare in prima battuta per una istanza da presentare allo stesso ente previdenziale. Una domandina che, secondo l’esperto di welfare e previdenza Giuliano Cazzola, potrebbe essere respinta o ignorata per mancanza di fondi. Di qui l’inevitabile ricorso: perché «nessuno si illuda di avere già in tasca quelle risorse o di potersene avvalere come misura di rilancio del mercato interno».

LEGALI E PATRONATI
Fatto sta che una causa da affidare a legali specializzati durerebbe gioco forza qualche anno, non troppi: l’Inps potrebbe arrendersi al primo grado di giudizio. Cazzola, invece, frena sulla pista class action: la causa collettiva è «problematica e inconsueta». A fornire assistenza per battere cassa a Boeri potrebbero essere snche i patronati, magari a costi più contenuti.
La sensazione diffusa, fra addetti ai lavori e pure negli ambienti politici, è che un decreto arriverà, peraltro in tempi brevi. Tra le ipotesi, si potrebbe procedere alla restituzione di quanto dovuto (sarà l’Inps a ricalcolare gli assegni) a rate in un certo numero di anni, in modo da diluire l’impatto sulle finanze pubbliche. Non solo. Si potrebbe anche rimodulare l’intervento spostando l’asticella del blocco della rivalutazione dall’importo oltre tre volte il minimo (circa 1.500 euro lordi al mese, bocciato dai giudici di palazzo della Consulta) a un livello più alto (a esempio oltre cinque-sei volte), in modo da ridurre le somme da ridare. Con il blocco della rivalutazione, negli anni 2012-2013 i risparmi sono ammontati a 8,2 miliardi (circa 3,8 miliardi nel 2012 e 4,4 miliardi nel 2013) che, «spalmati su 5,2 milioni di trattamenti interessati, ha determinato una riduzione media pro-capite di 1.584 euro», ha spiegato Cazzola. Ma a pesare non sarebbero solo i rimborsi per gli anni in cui il blocco è stato dichiarato incostituzionale (2012 e 2013 appunto), pure quelli per i mancati esborsi degli anni successivi, in una sorta di effetto trascinamento. Di qui il conto che potrebbe salire ulteriormente. Ecco perché appare difficile immaginare che Renzi resti fermo.

Si tratta di blindare sia i conti futuri sia di tenere a bada il deficit degli anni precedenti, in modo da evitare pesanti ricadute a Bruxelles con tanto di cartellini gialli sui parametri di bilancio Ue. Qualsiasi intervento volto a introdurre nuovi paletti, tuttavia, potrebbe essere di nuovo censurato dal Giudice delle leggi, spiega Riccardo Troiano, l’avvocato dello studio Orrick che ha condotto (e stravinto) la battaglia legale, per conto di Federmanager e Manageritalia, dinanzi la Corte costituzionale contro la riforma Fornero. Troiano sostiene che governo e Parlamento «mostrerebbero approssimazione» se si decidesse di aumentare i soli assegni pensionistici più bassi. L’avvocato spiega, poi, che nella stessa sentenza dello scorso 30 aprile viene richiamata una precedente pronuncia del 2008, relativa a al blocco degli assegni elevati. In quella circostanza la «Corte rigettò il ricorso», ma lanciò un «monito»: disse «al legislatore di non adottare più provvedimenti analoghi anche» per le pensioni alte «perché si sarebbero minati i principi del sistema previdenziale». Quel suggerimento non è stato ascoltato nel 2011 e la riforma Fornero è stata bocciata. E per le stesse ragioni una «nuova, eventuale operazione di congelamento di assegni di importo elevato violerebbe il principio introdotto nel 2010».

NUOVO RICORSO
Ragion per cui, come accennato, scatterebbe immediatamente un’altra vertenza e, successivamente, una nuova denuncia alla Corte costituzionale che, secondo Troiano, potrebbe bocciare ancora le sforbiciate agli assegni previdenziali. La Corte ha chiarito che «non è possibile colpire con prelievi forzosi i trattamenti previdenziali per meri scopi di risanamento della finanza pubblica». Non è tutto. A palazzo Chigi si parla pure di un eventuale ricorso in sede europea perché, secondo una tesi che circola, i trattati Ue e il six pack blinderebbero in qualche modo i decreti del 2011 che misero in sicurezza i conti pubblici. La riforma Fornero, insomma, sarebbe elevata a norma di rango costituzionale. Troiano parla di «tesi bizzarra che non ha alcun fondamento nell’impianto normativo italiano: vorrebbe dire che la Corte costituzionale ha operato inutilmente o in modo sportivo». Di sicuro a palazzo Chigi manca il fair play.

Francesco De Dominicis - 5 maggio 2015
fonte: http://www.liberoquotidiano.it

Marò, fallisce la via diplomatica e il governo procede con l'arbitrato


Dopo il fallimento della via diplomatica, il governo tenta con l'arbitrato: "Si sono create le condizioni migliori che ci siano mai state per procedere per questa via"


La via diplomatica è fallita e il governo italiano procederà con l'arbitrato internazionale sul caso dei due marò


Questa la ricostruzione del Corriere della Sera, che anticipa che entro la metà del mese prossimo, probabilmente prima, il governo ritirerà la proposta che aveva fatto all'India per una soluzione diplomatica negoziata e comunicherà al governo di Delhi l'intenzione di procedere con un contenzioso per stabilire dove risieda la giurisdizione nella vicenda dei fucilieri di marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre e se andranno processati in India, in Italia come sostiene il governo o in un Paese terzo.
Se nel giro di pochi giorni Delhi non darà una risposta chiara all'offerta italiana, spiega il Corriere, il caso prenderà la forma di un confronto pubblico e internazionale. "Si sono create le condizioni migliori che ci siano mai state per procedere all'arbitrato", riferiscce al Corriere una fonte vicina alla trattativa.
La proposta di mediazione diplomatica italiana è dalla fine dell'estate scorsa sul tavolo di Ajit Doval, consigliere per la sicurezza nazionale di Modi, ma non sarebbe mai decollata. Il gruppo di avvocati internazionali — guidati da Sir Daniel Bethlehem — che lavora sul caso per l'Italia, spiega il Corriere, ha nei mesi scorsi costruito la situazione legale per evitare di essere in fallo: ha cessato di riconoscere processualmente la giurisdizione indiana e ha ottenuto a metà aprile il prolungamento della licenza per malattia in Italia di Latorre, che scade il prossimo 15 luglio, così da non trattenerlo in un modo considerabile illegale.
La Corte Suprema indiana inizierà il 7 luglio a discutere il caso della giurisdizione sollevato dall'Italia, di revisione di una sentenza della Corte che affermava la giurisdizione indiana. Il ricorso unilaterale all'arbitrato dovrà dunque essere presentato (se ne occuperà probabilmente la Corte permanente di arbitrato dell'Aja) prima del 7 luglio per evitare la sovrapposizione, ma anche prima che scada la licenza di Latorre. La seconda metà di giugno sarebbe dunque la finestra ultima per muovere il passo. Ci sarà da valutare la posizione di Girone, attualmente in libertà provvisoria a Delhi: la Corte Suprema indiana potrebbe mantenerla, ma se la reazione sarà dura Girone dovrà probabilmente rimanere chiuso nell'ambasciata italiana.

L’ira dei Carabinieri: “Chi risarcisce i feriti e i danneggiamenti?”


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I delegati del Co.Ce.R. carabinieri in una nota odierna affermano che nessuno risarcirà i cittadini e i feriti delle forze dell’ordine che oramai attendono inerti mentre i teppisti, come di consuetudine, vigliaccamente travisati devastano le città mentre un tutore dell’ordine e’ sempre identificabile: le frange violente si possono togliere gli abiti e rendersi irriconoscibili, potremmo pensare anche per loro ad un numero identificativo.
Gli avvenimenti odierni – prosegue la nota del Co.Ce.R. – potrebbero benissimo essere titolati “cronaca di una devastazione annunciata”, se non addirittura “storia di ordinaria follia” visto che quanto e’ accaduto era stato chiaramente anticipato da giorni proprio da coloro che poi si sarebbero resi responsabili dello scempio del centro di Milano.
Addirittura, in questi giorni, tramite i telegiornali, si apprendeva che frange di black block provenienti anche dall’estero, avrebbero manifestato col volto celato. Sarebbe interessante sapere quanti degli appartenenti all’area antagonista che qualche giorno fa sono stati “soltanto” denunciati per possesso di armi e ordigni, hanno preso parte agli scontri, il bilancio dei quali vede ben undici feriti tra le forze dell’ordine. In questi tempi – conclude la nota del Co.Ce.R. – in cui viene praticamente consentito a teppaglia del genere di partecipare a manifestazioni con intenzioni dichiaratamente ostili e in assetto di guerra, contemporaneamente si vorrebbe fare in modo di rendere individuabili carabinieri e poliziotti ritenuti responsabili di azioni di forza i carabinieri comunque continueranno a difendere la legalità e le istituzioni auspicando che il parlamento si confronti rispetto a delle norme che possano in futuro evitare questi deplorevoli episodi. 

Di Guido Lanzo, il
fonte: http://www.qelsi.it

04/05/15

La guerra ‘svogliata’ contro Isis e Califfo

‘Guerra al rallentatore’, ‘guerra svogliata’, quasi non riuscisse a distinguere bene nel torbido intreccio tra amici e nemici. In nove mesi di bombardamenti della Coalizione pare siano stati effettuati gli stessi raid di una settimana di incursioni sulla Jugoslavia nella ‘guerra umanitaria’ per il Kosovo. Milosevic più ‘cattivo’ e pericoloso del Califfato? Per chi? Molte menzogne allora, legittimi sospetti oggi.

Qualcuno l’ha chiamata una ‘guerra cinematografica’ perché ci viene proposta al rallentatore. Stiamo parlando della guerra all’Isis e al Califfato dello Stato Islamico. Minaccia globale contro cui il mondo occidentale e i suoi valori di democrazia si giocavano la loro stessa esistenza, ci dicemmo. Una sorta di ‘guerra assoluta’. Poi, tra un orrore di gole tagliate e l’altro, tra una strage di innocenti e una di reperti storici, paura e indignazione sono calate nella nostra attenzione in parallelo con notizie sempre più a ‘fondo pagina’. E la guerra lanciata dall’Occidente tutto alla barbarie, si impantana nel tran tran. Un po’ di bombe oggi, qualcuna domani, e la guerra sporca, quella sul campo, delegata in casa islamica: gli amici curdi e quelli iracheni, i meno amici sciiti iraniani e persino i ‘governativi’ del siriano Assad ancora nemico. Ma c’è un dato in particolare che mi ha colpito: in nove mesi di bombardamenti della ‘Coalizione’ a guida Usa, pare siano stati effettuati gli stessi raid di un settimana di incursioni sulla Jugoslavia di Milosevic per il Kosovo, nel 1999. Le ricordo bene quelle bombe in arrivo sulla testa, e per quasi tre mesi. Tante, troppe quelle bombe per la sfida militare di allora. Quindi erano soprattutto ‘bombe politiche’ che sono servite poi a produrre il Kosovo albanese. Riflessione elementare: perché oggi invece tanta ‘prudenza’ militare e politica della Coalizione anti califfato? Per fare la guerra al Califfo, chiunque esso sia adesso al comando, l’Occidente non riesce a mettere insieme più di qualche migliaio di istruttori e consiglieri militari da tenere ben lontani dalla prima linea e poche decine di aerei da combattimento ?

Dopo aver visto impegnati centinaia di migliaia di militari in Iraq, Afghanistan e in varie missioni di ‘stabilizzazione’, tanta neghittosità statunitense e dei Paesi Nato oggi lascia perplessi. Sul terreno del confronto con i miliziani Isis i risultati sono ridicoli se si considera la potenza militare degli Stati della Coalizione, Italia compresa che partecipa alla coalizione con quattro Tornado adibiti a sola ricognizione. Ritrosia occidentale ad impegnarsi sul campo solo per non farsi intrappolare in nuove avventure tipo Afghanistan o paura del terrorismo da esportazione? In attesa di una risposta coerente al quesito, resta da rilevare come gli iracheni abbiano ripreso Tikrit impegnando soprattutto milizie sciite e consiglieri iraniani. Già sappiamo da Kobane, della resistenza curda. Imbarazzante per gli Usa la contraddizione siriana dove la sola forza in grado di contrastare i miliziani è l’esercito lealista di Damasco. Storia potenzialmente clamorosa ma priva di riscontri, le tensioni tra Baghdad e Washington, con l’attacco iracheno su Tikrit non preavvertito per sospetti sulla doppiezza della intelligence Usa. Fantapolitica, forse. Tutto ciò in una situazione torbida di compromissioni sospette tra gli alleati della stessa Coalizione anti Isis. Le petromonarchie arabe, ad esempio, compromesse da sempre con l’estremismo sunnita e jihadista. O all’interno dello stesso blocco occidentale rispetto a incidenti di percorso nello scegliersi gli alleati prima in Iraq poi nella Siria anti Assad. ‘Guerra al rallentatore’, ‘guerra svogliata’, guerra di fatto incerta, quasi non riuscisse a distinguere bene nel torbido intreccio tra amici e nemici.

4 maggio 2015
fonte:  http://www.remocontro.it

Pensioni, lo Stato non vuole restituire i soldi. Ecco come








Pensioni, lo Stato non vuole restituire i soldi. Ecco come
Il governo Renzi deve trovare fra gli 11 e i 13 miliardi per riparare alla bocciatura della Corte costituzionale del decreto sulle pensioni di dicembre 2011 che congelò gli scatti su tutte le pensioni dai 1450 euro in su in modo da ridurre il deficit, rendere il debito più sostenibile, garantire la continuità degli impegni dello Stato con l'Europa. E proprio dall'Europa, secondo quanto si legge su Repubblica, potrebbe venire la soluzione che Matteo Renzi sta cercando per non restituire quei soldi ai pensionati: chiedere un rinvio del caso alla Corte di giustizia europea, per chiarire se la sentenza della Consulta italiana sia coerente con gli impegni di bilancio firmati a Bruxelles. Il nuovo Patto di stabilità, il "Six Pack" e il "Two Pack", spiega Federico Fubini, sono inclusi nel Trattato, dunque hanno rango costituzionale e il diritto europeo fa premio su quello nazionale. Il governo italiano potrebbe chiedere alla Corte di Lussemburgo se la sentenza dei giudici di Roma sia compatibile con essi.
Se Renzi decidesse di prendere questa strada sarebbe la prima volta: non è mai successo infatti, spiega Repubblica, che un premier si rivolga alla giustizia europea contro la sua stessa Corte costituzionale. Altra strada sarebbe quella di attenuare e circoscrivere, per ora, l'impatto dei rimborsi richiesti. In passato la Corte aveva indicato che un blocco temporaneo degli adeguamenti all'inflazione delle pensioni almeno otto volte sopra il minimo (da circa 4.000 euro in avanti) non viola Costituzione. Per gli assegni più alti è verosimile che per ora non scatti alcun pagamento, ma i risparmi sarebbero poca cosa rispetto all'ammanco di bilancio aperto dalla sentenza.

4 maggio 2015
fonte:http://www.liberoquotidiano.it/news/economia