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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

13/04/15

IMMIGRATI e ISLAM - "Se non ferma immigrati ed islam, l'Europa esploderà come l'Urss"

Parla l'avanguardia giovanile di Pegida: "Vogliamo un'Europa delle patrie, per preservare la nostra identità etno-culturale. Nel 2050 gli europei saranno una minoranza tra le tante"



Alexander Markovics è un ragazzo biondo dall’aspetto pacioso, tutto il contrario di quello che potresti aspettarti da un estremista di destra, come spesso sono descritti dalla stampa italiana gli attivisti di Pegida, il movimento tedesco anti-islamico.



È a Milano per un convegno delle destre antieuropeiste e, come si definiscono loro stessi, “identitarie”. Eppure Alexander di Pegida è attivista: ha partecipato a diverse manifestazioni ed è presidente del movimento di giovani “patrioti austriaci” di Identitaere Bewegung. Che con Pegida ha molte affinità, al punto da esserne considerato, quasi, una costola giovanile. 

Con gli anti-islamisti tedeschi condivide l’attenzione per molti temi d’attualità, “a partire dall’avversione per l’immigrazione e per l’islamizzazione della società”, come ci spiega Alexander.
Per cosa combatte Pegida?
Il contrasto all’immigrazione di massa verso la Germania; la necessità di leggi più severe contro gli islamisti. Il tema della sicurezza: ci sono alcune zone completamente controllate da bande criminali o da gruppi islamisti radicali. Città come Berlino, con quartieri come NeuKolln (la cosiddetta Little Istanbul, ndr) dove lo Stato ha perso la propria autorità. Quartiei dove dettano legge bande criminali a rischio di radicalizzazione da parte dei salafiti. È anche la polizia a non funzionare come dovrebbe. La gente protesta anche contro questa mancanza di sicurezza.

Pegida è davvero un movimento di estrema destra, collegato ai neonazisti, come viene detto da più parti?
Pegida non è legato all’estrema destra o ai neonazisti. Il nucleo principale viene dalle classi medie, soprattutto dalla borghesia colta… è difficile che esprimano posizioni estremistiche. Eppure i tedeschi prendono parte con regolarità a queste manifestazioni, perché non si sentono più rappresentati dalla politica. Ci sono problemi come l’immigrazione di massa, l’islamizzazione, l’emergenza demografica Alcuni giornalisti hanno cercato di infiltrarsi nelle nostre manifestazioni ed attribuirci dichiarazioni razziste, per metterci in cattiva luce e presentarci come neonazisti. Quando il pubblico ha scoperto queste cose, ha iniziato a parlare di “Lugenpresse”, stampa bugiarda, e ha seguirci con sempre maggior interesse

Cos’è invece Movimento Identitario?
Un movimento giovanile: ci occupiamo della difesa della nostra identità etnico-culturale. Immigrazione di massa ed islamizzazione sono solo i sintomi di un processo più ampio: la sostituzione della popolazione europea con mediorientali ed africani. Questo per due fattori: uno economico, manovrato dal capitalismo liberista in cerca di forza lavoro a poco prezzo; uno politico, dato dal multiculturalismo egemone. Nel giro di cinquanta o cento anni non ci saranno più europei indigeni per come li conosciamo. Entro il 2050, in Austria gli austriaci saranno solo una minoranza tra le altre. Le frontiere austriache, di fatto, non sono più sorvegliate.

Ma l’identità europea stessa non è fatta di pluralismo e tolleranza?
Quando si parla di multiculturalismo ti fanno vedere le figurine che si tengono per mano, tutte uguali ma con colori diversi. Vogliono trasformarci in tante “persone-Smarties” e cambiare l’Europa in un’enorme Disneyland. Diventiamo sempre più simili agli Usa, con quella mentalità da melting-pot. Noi invece vogliamo preservare le diversità: uno dei nostri slogan del Movimento Identitario è “100%, 0% razzismo”. L’unico razzismo che c’è in Europa è quello dei politici verso gli europei indigeni.

Da un lato ci sono i movimenti popolari, dall’altro i filoeuropei. Qual è la vostra opinione sulle responsabilità dell’Europa?
L’unità europea è una buona idea tradotta malissimo in pratica. Gli ultimi 20 anni sono stati una catastrofe, lo puoi vedere in economia, basti vedere la disoccupazione in Grecia. Gli Stati occidentali sono influenzati dall’America nella politica estera: il rapporto non è quello tra partner alla pari, ma tra feudatario e vassallo. La Ue conta troppo sugli Usa e ne è troppo dipendente. Questo porta a conseguenze molto pericolose, e lo si può vedere dalla crisi ucraina.

Come?
Mentre gli Usa fomentavano l’odio tra russi e ucraini, l’Europa avrebbe dovuto contenere l’escalation e promuovere la pace, ma in realtà ha solo prodotto l’effetto contrario. Le sanzioni alla Russia causano un danno economico all’Europa ma favoriscono invece gli Usa, che hanno interesse a creare un solco tra Russia ed Europa. Così abbiamo una nuova guerra fredda che rischia di diventare calda. Senza poter difendere i confini, questo è molto pericoloso.

Come giudica la politica di Putin? È davvero così aggressivo come dicono?
Con la dissoluzione dell’unione sovietica nel 1991 gli Usa hanno sfruttato il momento per guadagnare più influenza a discapito della Russia, con l’espansione della Nato a est.

Le nazioni dell’Europa orientale non hanno diritto a preservare le proprie identità nazionali?
Assolutamente sì. Tuttavia la Russia non sta aggredendo nessuno, è essa stessa a sentirsi in pericolo. Per l’Europa sarebbe meglio sbarazzarsi dell’egemonia americana e delle truppe Usa. Inoltre bisognerebbe dotarsi di un esercito in grado di difendere le frontiere.

Quindi non c’è futuro per la Ue nella sua forma attuale?
La Ue può sopravvivere solo se diventa più democratica e rispetta gli interessi dei suoi stessi cittadini, senza più essere solo espressione della classe dirigente di alcuni Paesi. Se la gente non partecipa alla politica in forma diretta e su una base larga, non ci sarà futuro per la Ue, e finiremo come l’Unione Sovietica del 1991.

Ultima domanda: che ne pensa della situazione italiana?
La Lega è un’espressione parlamentare di questi movimenti popolari come Pegida, sin dalla sua fondazione. Mi fa piacere che questi cambiamenti stiano avvenendo anche in Italia.
In Italia però la partecipazione politica è ancora bassa...
"È naturale: non avete un premier eletto dal popolo da sette anni, grazie a Bruxelles. Berlusconi non si inseriva al 100% nel programma di riforme immaginato dalla Ue per l’Italia e per questo è stato “sostituito”. Quando togli ai cittadini il diritto di scegliersi i propri rappresentanti, la gente vuole uscire dalla Ue, semplicemente. Come si può vedere in Grecia."

Giovanni Masini - 13 aprile 2015
fonte: http://www.ilgiornale.it

CASO MARO' - LATORRE E GIRONE OSTAGGI DEL "PENSIERO DEBOLE" ITALIANO IN POLITICA ESTERA!



 
 
Il Governo Renzi ha applaudito l'ulteriore proroga da parte della Corte Suprema indiana dell'autorizzazione a Massimiliano Latorre di rimanere in Italia per cause di salute sino al 15 luglio. "La decisione, ha informato l'Ansa, segue un dibattito durato circa 20 minuti durante il quale è stato riesaminato brevemente l'iter giudiziario in cui sono coinvolti Latorre e Girone. I giudici hanno altresì fissato un'udienza entro fine aprile per discutere il ricorso italiano contro l'attribuzione all'Agenzia Indiana Antiterrorismo - NIA - della competenza nelle indagini sui due Marò...". Tutti noi che su questa pagina seguiamo con apprensione la vicenda sin da quel vergognoso 22 marzo 2013, quando - *su pressante insistenza del Ministro Passera* - il Governo Monti con la mia isolata resistenza rispedì i due Sottufficiali in India, sappiamo che resta pericolosamente sul tappeto la *questione NIA*, cioè la possibilità che l'India processi Latorre e Girone *in base alle norme antiterrorismo che prevedono anche la pena di morte*. Anziché sgombrare finalmente il campo da questa atroce Spada di Damocle sospesa in aria da quando il commissario speciale Staffan De Mistura prese per buone le garanzie indiane - in realtà inesistenti - per giustificare la riconsegna dei Marò a New Delhi, la Corte Suprema indiana "ha fissato un'altra udienza a fine aprile". Sulla questione NIA Renzi e il Governo sono rimasti - nelle loro esternazioni riconoscenti all'India per il "permesso medico" di uno dei due Marò - con la "bocca cucita". Nel frattempo, il Primo Ministro indiano Modi, con il quale il Presidente del Consiglio sostiene di aver avuto sin dalle prime ore del suo incarico una straordinaria corrente di simpatia e intesa, viene per una settimana in Europa, soprattutto per rafforzare le relazioni economiche tra l'India e i partner europei, ma *ignora completamente l'Italia*. Ricordo che già al G20 del novembre scorso Modi aveva praticamente snobbato le richieste di una "bilaterale" con Renzi, salutandolo affrettatamente durante la pausa caffè… Fa *indignare* che - a ben due anni da quella Caporetto della nostra politica estera nei confronti dell'India causata dalla assoluta preminenza delle considerazioni affaristiche su quelle della dignità del Paese e delle sue Forze Armate - voci come quella dell'ex Ministro Passera continuino, come ancora ieri su Twitter, a sostenere di aver agito correttamente nel ribaltare l'iniziale decisione collegiale del Governo di trattenere i nostri Marò in Italia per attivare poi un Arbitrato Obbligatorio, che l'Italia aveva annunciato ufficialmente l'11 marzo 2013, e che la Farnesina - all'epoca guidata dal sottoscritto - aveva illustrato a tutti i Paesi Membri delle Nazioni Unite il 18 marzo 2013. Tutta la documentazione al riguardo è stata ripetutamente pubblicata su questa pagina Facebook, ed è agli atti. Ma indigna ancora di più che le innumerevoli testimonianze date al Parlamento e al Governo sulla necessità di esperire l'Arbitrato Internazionale obbligatorio sul caso Marò siano *a tutt'oggi inascoltate*: valga per tutte quella della Professoressa Angela Del Vecchio alle Commissioni Giustizia e Difesa della Camera il 10 marzo scorso www.radioradicale.it/soggetti/angela-del-vecchio , e valgano le altre innumerevoli analisi di internazionalisti italiani in sostegno dell'Arbitrato, ma anche la Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 gennaio scorso, che sollecitava l'Alto Rappresentante Mogherini a "intraprendere ogni azione necessaria per proteggere i due fucilieri italiani". Quante volte esponenti del Governo Renzi ci hanno detto "...con la Mogherini a Bruxelles il caso è praticamente risolto"? Ma dopo 3 mesi da quella Risoluzione, non un passo è stato fatto verso l'Arbitrato richiesto dal Parlamento Europeo: la *cortina di silenzio* che continua a essere stesa dal Governo sulla necessità di una politica estera di ben diversa portata e assertività, garante dei diritti di nostri connazionali in così grave difficoltà, seduce anche coloro che dimostrano ancora, due anni dopo quella Caporetto del 22 marzo 2013, di seguire esclusivamente profitto e affarismi di ogni genere, mettendo in un cassetto ben chiuso tutte le altre considerazioni di dignità, sicurezza, e interesse nazionale dell'Italia… QUANTO PROSEGUIRA' ANCORA QUESTA VERGOGNA…?
 
Giulio Terzi - 11 aprile 2015

Quando manca la giustizia manca anche la libertà


Chi viene in Italia deve sapere di dover sottostare alle sue leggi e che, se le viola, non è una vittima del razzismo, ma sarà un criminale perseguito ed espulso a norma di legge


Ha scandalizzato i fedeli del linguaggio politicamente corretto l'affermazione di Matteo Salvini di voler «radere» i campi rom. Ma a me è parsa ben più scandalosa l'intervista delle due ragazzine rom che si sono vantate di fare mille euro al giorno, derubando persone anziane della loro misera pensione all'uscita dell'ufficio postale dove sono andate a ritirarla, o su un qualche mezzo pubblico, e deridendole.

Un campo rom in una foto d'archivio
 
Nessuno Stato al mondo, nessuno tollererebbe la presenza sul proprio territorio di qualcuno che addestri i propri figli al furto con destrezza ai danni dei suoi cittadini, o li rapini lui stesso, penetrando nelle loro abitazioni e picchiandoli se rifiutano di farsi rapinare.
E, allora, diciamola tutta. La solidarietà non è quella nei confronti di chi approda sulle nostre sponde via mare, ovvero arriva in Italia, fuggendo dal teatro di guerra o di miseria dei Paesi di provenienza, dopo aver valicato indisturbato le frontiere e aver usufruito della libertà di circolazione prevista e garantita dall'Europa, per delinquere poi una volta arrivato sul nostro territorio. Ma è quella che sappia offrire all'immigrazione l'occasione di reperire una abitazione decorosa e un lavoro remunerativo che le consenta di integrarsi, di vivere come gli italiani e chieda successivamente a chiunque di attenersi ai doveri della cittadinanza, pena la sanzione di essere rimandato al Paese di origine se, invece di comportarsi adeguatamente, conservi le proprie cattive abitudini, compresa quella di rubare. Non mi si venga a dire che i rom sono abituati da sempre a non integrarsi nei Paesi dove transitano, a guadagnarsi il pane arrangiandosi in modo inconsueto e addestrando i figli, fin dalla più tenera età, a fare altrettanto. Non c'è giustificazione etnica che tenga. A un notabile indiano, che giustificava la tradizione del proprio Paese di bruciare sulla pira del marito defunto la moglie, un governatore inglese aveva replicato «anche noi abbiamo le nostre tradizioni, impicchiamo chi brucia le vedove».


Se, dunque i rom hanno le loro tradizioni di vita, anche noi abbiamo le nostre e pretendiamo siano rispettate. Chi viene in Italia deve sapere di dover sottostare alle sue leggi e che, se le viola, non è una vittima del razzismo, ma sarà un criminale perseguito ed espulso a norma di legge. Le cronache sono ricche di episodi di violenza dei quali sono vittime a casa loro, soprattutto gli anziani, da parte di immigrati in cerca di un facile bottino. Salvini avrà, forse, esagerato, usando un linguaggio non propriamente corretto. Ma, a parte il linguaggio, ha detto semplicemente ciò che pensano milioni di italiani, soprattutto di una certa età, che non escono di casa la sera perché hanno paura di essere aggrediti o, se in casa rimangono, temono lo stesso di incorrere in una aggressione a seguito della visita di qualche delinquente, proveniente d'oltre confine, in cerca di un facile bottino.
Non è solo Salvini che ha esagerato. Esagerano anche quelli che giustificano, anche da parte di chi viene a vivere qui, qualsiasi comportamento illecito in nome del rispetto di tradizioni diverse dalle nostre e per una sorta di solidarietà buonista, ma, in realtà, ambigua e pelosa. Che, alla resa dei conti, si rivela l'alibi per lo sfruttamento economico dell'immigrazione, ad opera di cooperative bianche o rosse che siano, come manodopera a basso costo. Non è la lamentela di chi sostiene che gli immigrati utilizzati nella raccolta di frutta e verdura toglierebbero lavoro alla disoccupazione nazionale, ma della sicurezza della quale ogni cittadino pretende di essere garantito dal proprio Stato. La sicurezza è il primo requisito della libertà, tanto meno è razzismo. È, che piaccia o no, una forma civile di accoglienza a condizione che non si scambi l'Italia per terreno di caccia al riparo dell'indulgenza pubblica.


di Piero Ostellini  - Lun, 13/04/2015

Sicurezza colabrodo, poliziotti disarmati contro l'Isis

I jihadisti sono giovanissimi, addestrati e ansiosi di morire per la causa. E noi? Non abbiamo organici e strumenti. E le leggi tutelano i violenti


Un ipotetico ma possibilissimo scontro tra un agente delle Forze dell'ordine italiano e un terrorista islamico ci vedrebbe sicuramente perdenti. A difenderci sarebbe un uomo che in media ha 45 anni, non ha una specifica preparazione nelle tecniche di tiro con la pistola, di tiro sotto stress, di tiro notturno con uso di torce, non è stato addestrato a sparare con un bersaglio in movimento, è carente nella formazione relativa alla difesa personale e nelle tecniche di movimento, forse dispone di un giubbotto anti-proiettile ma di una versione scaduta, così come non ha mai svolto lezioni di guida operativa che risulterebbe comunque ardua disponendo di un parco macchine che in media hanno 200mila chilometri e un terzo sono in riparazione perenne.



Ma soprattutto non sarebbe in alcun modo motivato a sacrificare la propria vita per la Patria, considerando che, da un lato, percepisce in media uno stipendio di 1.350 euro e che dal 2010 subisce un blocco del tetto salariale che si traduce in una perdita mensile di 300 euro lordi, in aggiunta al blocco degli straordinari che ne fanno una persona frustrata e con una vita familiare spesso tesa e lacerata; dall'altro è costretto a prendere atto che né le istituzioni né la magistratura lo tutelano qualora nell'esercizio della propria attività, scontrandosi con varie realtà di criminalità interna, dovesse provocare lesioni o determinare la morte del criminale. In questo contesto, se ci mettiamo nei suoi panni, considerando che comunque non ha le capacità fisiche, professionali e strumentali, è del tutto comprensibile che il nostro agente delle Forze dell'ordine pervenga a questa conclusione: «Ma chi me lo fa fare!».
Sull'altro fronte abbiamo un nemico incarnato da un giovanotto sulla ventina, che si muove con estrema agilità, dotato delle armi da fuoco adatte a provocare la strage, ma la cui vera supremazia risiede nella sua determinazione al «martirio», cioè a morire – anche facendosi esplodere con una cintura imbottita che ha addosso - dopo aver ucciso il maggior numero possibile di «nemici dell'islam», pienamente appagato dalla ricompensa del Paradiso che Allah ha promesso a tutti coloro che uccidono e sono uccisi per la sua causa. Noi ci ritroveremmo comunque svantaggiati nello scontro con un nemico la cui massima aspirazione è la morte, mentre nella nostra natura e nella nostra cultura facciamo di tutto e di più per salvaguardare la vita. Ebbene la nostra vulnerabilità è ancor più accentuata considerando le lacune strutturali nel nostro sistema della sicurezza.


In una lettera inviata lo scorso 22 gennaio al capo del governo Renzi, il segretario generale del Sap (Sindacato autonomo di polizia) Gianni Tonelli, scrive senza giri di parole: «È doveroso informarla che il rafforzamento della vigilanza degli obiettivi sensibili e tutte le misure annunciate in alcune circolari del Viminale, inviate a Prefetture e Questure dal ministro Alfano e dal capo della polizia Pansa, non possono trovare concreta applicazione per via della mancanza di personale e soprattutto di un'adeguata preparazione delle donne e degli uomini in divisa». Ed ancora: «I corsi di controllo del territorio che oggi vengono svolti e che per altro, a causa dei tagli alle risorse, riescono ad essere organizzati soltanto per un decimo del personale interessato, non forniscono purtroppo adeguati strumenti ai poliziotti per affrontare in ambiente urbano e densamente popolato terroristi spietati, pronti ad immolarsi e dotati di armi pesanti». Tonelli chiede di porre fine all'emorragia degli organici, considerando che la sola polizia ha una carenza di personale pari a 18mila operatori che sale a 40mila unità tra tutte le Forze dell'ordine. Di bloccare la chiusura di 251 presidi della polizia di Stato, tra cui della polizia di frontiera, postale e stradale. Soprattutto di far svolgere un corso antiterrorismo a 12mila operatori che si occupano di sicurezza sul territorio. Si tratta di un corso di sei settimane con moduli operativi teorici e soprattutto pratici di altissimo livello dedicati alle armi e alle tecniche di tiro, agli esplosivi, alle tecniche operative, alla difesa personale, alla guida operativa e dalla difesa nucleare, biologica, chimica e radiologica, unitamente a conferenze specialistiche antiterrorismo. Il corso costerebbe sei milioni di euro. L'insieme del piano anti-terrorismo avrebbe un costo di 20 milioni per quest'anno, e 40 milioni a regime. Per ora gli unici che in Italia hanno le capacità professionali per contrastare i terroristi islamici sono in tutto 320 uomini dei Nocs (130) e dei Gis (190). In queste condizioni l'Italia non è in grado di fare delle scelte ma si limita a subirle. Non ha le credenziali per affermarsi come uno Stato che si fa rispettare ma all'opposto si fa umiliare. Gli italiani lo devono sapere. E chi ci governa deve rispondere del proprio operato.




12/04/15

Così la coop foraggiava il Pd. Nel mirino la cena di Renzi

La Cpl decise il finanziamento di 5mila euro per l'evento di Roma e di 2mila per una candidata in Emilia


Eccolo, il contributo della Cpl alla cena di finanziamento di Matteo Renzi, quella organizzata all'Eur, a Roma, lo scorso 7 novembre.




Una goccia nel mare di «elargizioni liberali» che Cpl Concordia distribuiva a politici, fondazioni e associazioni. Una rete odorosa di denari, destinati in buona parte al Pd, con cui il colosso delle coop consolidava consenso e presenza sul territorio. L'altra faccia del network di entrature tessute da Franco Simone, l'uomo delle relazioni delle coop, che da giorni ha cominciato a collaborare con i pm, promettendo di fare «i nomi dei politici».
Della cena «renziana» aveva parlato già il dg estero della Coop, Fabrizio Tondelli. Interrogato il 15 gennaio, aveva messo a verbale d'aver espresso il proprio disaccordo a quel contributo «perché non trovavo alcuna utilità», aggiungendo che poi il Cda «per motivi commerciali e di opportunità» aveva dato il placet. Tra gli atti dell'inchiesta napoletana salta fuori proprio il verbale di quel cda del 30 ottobre 2014, presieduto dall'allora numero uno della Cpl, Roberto Casari, arrestato la scorsa settimana, e che nel suo ultimo interrogatorio in carcere ha spiegato ai pm che avrebbe «scommesso che Renzi avrebbe recuperato come Commissario europeo, e non rottamato, Massimo D'Alema». Fornendo una lettura «soft» della frase di Simone sulle «mani nella merda»: per Casari solo «un modo di dire per chi fa le cose... c'è chi pensa e chi fa».
Tornando al cda, quel giorno la Coop stava facendo i conti con le inchieste in cui aveva appreso di essere coinvolta in seguito a interrogatori e perquisizioni. Ma mentre l'organismo di vigilanza interno bacchettava consulenze generiche e finanziamenti a pioggia, il cda erogava. Il finanziamento al Pd lo tira fuori proprio Casari tra le «varie ed eventuali», introducendo il tema delle erogazioni «a favore di partiti politici e singoli candidati». Il suo vice Guarnieri (da gennaio scorso nuovo presidente della Cpl) «comunica che è pervenuta, da parte del Partito Democratico, richiesta di erogazione di un contributo in denaro, a titolo di erogazione liberale, in occasione della cena che si terrà il 7 novembre a Roma Salone delle Fontane», e aggiunge che una seconda «richiesta di erogazione di un contributo in denaro» arriva da un'assessore comunale di Modena, candidata Pd alla regionali, Simona Arletti. A verbale anche le considerazioni di Guarnieri che «ricorda che i valori democratici si realizzano e si mantengono attraverso l'attività di una pluralità di movimenti, partiti e delle loro articolazioni politico-organizzative, con costi particolarmente elevati». E il Cda della coop, «dopo breve ma esauriente discussione» s'allinea, deliberando all'unanimità di sganciare 5mila euro come «erogazione liberale al Pd» e duemila alla candidata emiliana. Soldi che si sommano ai tanti sborsati alla politica da Cpl Concordia negli ultimi anni. I carabinieri del Noe a gennaio scorso chiedono al responsabile ufficio fatture della coop, Giuseppe Campana, «tutti i pagamenti in favore di associazioni, onlus, fondazioni o la dazione di contributi politici». Campana prende tempo, data «l'enorme mole dei dati», ma l'elenco finisce agli atti. Oltre agli euro per la Fondazione di D'Alema e i contributi a Sposetti, Kyenge, Zingaretti, Marino e gli altri nomi «eccellenti», nelle centinaia di schede ci sono pure soldi destinati ai «democratici di sx Frosinone» e ai Pd di mezza Italia: Foggia, Pesaro, Anguillara, L'Aquila.
Intanto lo stralcio sui rapporti tra Cpl e camorra per la metanizzazione dell'argo aversano conta 12 indagati, tra cui lo stesso Casari (e altri 4 dipendenti Cpl) e l'imprenditore Giovanni Ditella, subappaltante della coop che ha ammesso di aver pagato i clan per i lavori.

Simone Di Meo e Massimo Malpica - Dom, 12/04/2015 
fonte: http://www.ilgiornale.it