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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

12/01/15

La “merda” radical chic sbarca da Eataly



“Real shit”. Purtroppo per i lettori ha una sola traduzione: vera merda. E la vende – tecnicamente -Eataly, il supermercato di lusso fondato da Oscar Farinetti, il geniale imprenditore di rigoroso culto renziano. O forse è Matteo ad essere di credo farinettiano, fatto sta che Oscar ormai è il gran custode della cucina democratica.
Spieghiamoci meglio: nel grande magazzino vengono vendute un sacco di prelibatezze, un capodanno di gusti per le nostre pance. Ma tra le scatole e i barattoli in esposizione c’è una latta particolarmente originale. Un prodotto geniale e un po’ situazionista, non privo di ironia. “Real shit”, appunto. Settecentocinquanta grammi di “letame organico di prima qualità”, assicura con soddisfazione l’etichetta del prodotto. Roba di qualità, come nella tradizione della catena di negozi. Insomma, è un po’ come se fosse la Ferrari della… ci siamo capiti, di quella roba lì… Quasi un chilo di purissimo concime di campagna con cui coltivare le piante sul balcone o il proprio orto urbano. L’apoteosi del radical chicchismo. Venduto a caro prezzo, soprattutto in relazione al prodotto che, come abbiamo già ampiamente detto, è quella roba lì. Alla quale non siamo soliti attribuire un prezzo, ché altrimenti saremmo tutti ricchi. A esclusione di chi soffre di stipsi.
Otto euro e novanta centesimi. Precisi. Ecco il prezzo della fatica – è il caso di dirlo -, di mucche e galline (sono loro le autrici della mercanzia). Per sicurezza abbiamo telefonato al centralino di Eataly, per sincerarci che non si trattasse di uno scherzo. Una gentilissima inserviente ci ha risposto e ha soddisfatto tutte le nostre domande. “Scusi, volevo un’informazione: avete ancora delle confezioni di Real Shit?”. Qualche secondo di imbarazzato silenzio all’altro capo della cornetta e poi: “Ah, sì ho capito. Aspetti che chiedo”. La signorina chiama un collega e gli spiega la situazione, lui serafico: “Ah sì certo, sono quei barattoli sullo scaffale vicino al bagno”. E dove altro potevano essere? Diabolica psicologia del marketing. O forse una caso del destino. O dell’intestino. Meglio non indagare. D’altronde non potevano certo metterla vicino alle conserve, al netto delle citazioni pasoliniane.  Una provvidenziale musica (non quella dello sciacquone) interrompe le risate e mette in attesa la telefonata. Poi ricompare la centralinista: “Ne abbiamo ancora, passi quando vuole”. Eh beh certo, quello è un mercato che non conosce crisi. Col massimo rispetto per gli stitici, s’intende.
Non è la prima volta che gli escrementi, invece che scendere nei tubi delle fogne, salgono alla ribalta. Piero Manzoni, ben più esoso di Farinetti, li inscatolò e li trasformò in opere d’arte vendute originariamente al prezzo di 30 grammi d’oro. Poi il mercato ha fatto il resto e uno di questi esemplari è stato messo all’incanto da Sotheby’s per 124mila euro. Quindi, portafogli alla mano, l’offerta di Eataly è molto vantaggiosa. Il sito della ditta che produce Real Shit – che non ha nulla a che fare con Farinetti, il quale si limita a distribuirla – è un piccolo capolavoro.
Il fondatore racconta così, sulla pagina ufficiale della sua azienda, l’inizio del suo sforzo imprenditoriale: “Un giorno mi sono svegliato e ho realizzato: la mia vita è una merda. Abiti in un appartamento di merda, nel quartiere più merdoso di una città di merda, mi ricordò una vocina nella mia testa. Quella mattina ho capito due cose: avevo un disperato bisogno di cambiar vita ed era evidente che avessi un particolare talento per la merda”. Non c’è nulla da dire: un’ottima idea per uscire da questo periodo – economicamente parlando – non certo avaro di questa materia di scarto.
Non solo:  questo più che un barattolo sembra un po’ l’affresco di questo momento storico in cui i peggiori intrugli ci vengono serviti come pietanze prelibate. Ma c’è sempre il rischio che qualcuno li mandi a c…

Francesco Maria Del Vigo.

http://blog.ilgiornale.it - 5 gennaio 2015

11/01/15

Vergognosa Sinistra italiana. Spara sulla Chiesa e lecca i piedi all’Islam!


Sabato 10 gennaio 2015 – Senza Santi in Paradiso – In una Città occidentale, in attesa di andare in Chiesa a pregare per i Veri Martiri.



Sono arrivati! Attaccano, ammazzano, minacciano, deridono. Sono islamici e terroristi. Gridano Allah è grande e sparano. E non chiamateli martiri: sono solo dei maledetti assassini! L’Occidente cade e muore sotto i colpi dei loro bastardi kalashnikov. Non c’è spazio per la comprensione, né voglia di concederla. Sono quello e non altro! Assassini! E quello che si sente, si legge e si vede sui media italiani, quelli di Sinistra chiaramente, è vergognoso! Un continuo negare, annacquare, smorzare, difendere, giustificare. Una schifezza unica!
Dalle cime delle istituzioni ai politicanti da strapazzo, dai cattedratici ai comici, dai giornalisti ai conduttori televisivi, tutta una ciurma di ipocritissimi giuda di casa nostra. Pronti a farci sgozzare, pur di difendere le bugie cavalcate per anni. Dichiarano amicizia, amore e fraternità ai terroristi e ai loro familiari, alla loro gente, seppellendo, di fatto, le nostre Radici, le nostre Famiglie, i nostri Eroi, il nostro Grande D*o Padre Figlio e Santo Spirito, la nostra Storia. Si riempiono la bocca di solidarietà, integrazione, fratellanza (parole ormai svuotate di significato proprio dagli stessi invasori che abbiamo salvato dalle onde, dalla fame, dalle malattie, dai tiranni, e che sognano solamente di svuotarci delle nostre vite e impagliarci come beccacce), ma sono pronti a lapidare la Chiesa di Roma e la nostra tradizione e Fede Cristiana.
No, non ci sto. Né io, né milioni di persone che, come me, pretendono di restare padroni della propria esistenza e del proprio futuro. Oltre che della propria Fede. Certa ciurmaglia mediatica non ci rappresenta e non rappresenta l’intero Occidente, stanco, ormai, del buonismo scambiato per bontà di questi traditori della nostra Storia.
Mi chiedo come facciano, questi sinistri di Sinistra a odiare così tanto la propria terra, la propria gente, la propria storia, il proprio futuro. Dove trovino il coraggio, la forza, di negare la realtà. Di ammazzare la verità. C’è chi mi ha detto, in queste ore nefaste, che i musulmani terroristi assassini, che hanno seminato morte e desolazione in tutta Parigi e in tutto l’Occidente, non fossero neanche musulmani, ma francesi. C’è chi mi ha messo sotto al naso la foto del documento di uno di questi maiali per farmi vedere che c’era scritto Republique Française. Bastardo! Gli ho detto. E l’ho cancellato dall’elenco degli amici. Come ha potuto pensare di prendermi per il culo? Certo che i tre assassini fossero francesi, ma solo per il caso (s)fortuito che siano nati in Francia, la meravigliosa laicissima Francia. Il loro DNA ha scritto nonfedele in ogni gene.
Queste sono le ore in cui si deve scegliere: o dentro o fuori! Gli amici siano fratelli. Perché io, di un amico, mi devo fidare. Devo poter contare su di lui. Se la bandiera è diversa, o addirittura nemica, non c’è famiglia. Dunque, addio!
Charlie Hebdo, l’ipermarché ebreo, le duemila anime stroncate da Boko Haram in Nigeria, le centinaia di migliaia di martiri massacrati in Occidente come in Siria e in Iraq, gridano vendetta! E l’Occidente glielo deve! Perché è qui, nelle case intellettualchic, che l’islam si ingrassa e trova la forza di armarsi e ammazzare. Il coraggio di invadere e annientare.

Dante Alighieri lo aveva capito già ben 700 anni fa. Commedia, Inferno, canto XXVIII

Già veggia, per mezzul perdere o lulla, 
com’io vidi un, così non si pertugia, 
rotto dal mento infin dove si trulla.                                 

Tra le gambe pendevan le minugia; 
la corata pareva e ’l tristo sacco 
che merda fa di quel che si trangugia.                         

Mentre che tutto in lui veder m’attacco, 
guardommi, e con le man s’aperse il petto, 
dicendo: «Or vedi com’io mi dilacco!                            

vedi come storpiato è Maometto! 
Dinanzi a me sen va piangendo Alì, 
fesso nel volto dal mento al ciuffetto.                            

E tutti li altri che tu vedi qui, 
seminator di scandalo e di scisma 
fuor vivi, e però son fessi così.                                       

Un diavolo è qua dietro che n’accisma 
sì crudelmente, al taglio de la spada 
rimettendo ciascun di questa risma,                            

quand’avem volta la dolente strada; 
però che le ferite son richiuse 
prima ch’altri dinanzi li rivada.                                        

Ma tu chi se’ che ’n su lo scoglio muse, 
forse per indugiar d’ire a la pena 
ch’è giudicata in su le tue accuse?».                           

«Né morte ’l giunse ancor, né colpa ’l mena», 
rispuose ’l mio maestro «a tormentarlo; 
ma per dar lui esperienza piena,                                   

a me, che morto son, convien menarlo 
per lo ’nferno qua giù di giro in giro; 
e quest’è ver così com’io ti parlo».                                

Più fuor di cento che, quando l’udiro, 
s’arrestaron nel fosso a riguardarmi 
per maraviglia obliando il martiro.                                 

«Or dì a fra Dolcin dunque che s’armi, 
tu che forse vedra’ il sole in breve, 
s’ello non vuol qui tosto seguitarmi,                             

sì di vivanda, che stretta di neve 
non rechi la vittoria al Noarese, 
ch’altrimenti acquistar non sarìa leve».                       

Poi che l’un piè per girsene sospese, 
Maometto mi disse esta parola; 
indi a partirsi in terra lo distese.       




Senza aggiungere altro. In attesa di decisioni precise, forti e coraggiose dei Governi Europei.
Resto fra me e me… 

di Nino Spirlì - 10 gennaio 2015
fonte: http://blog.ilgiornale.it/spirli

#Marò in India: Già scontati tre anni, senza aver commesso il fatto.


C'è ancora chi scrive un sacco di cazzate manifestando una colossale ignoranza sul tema. C'è ancora qualcuno che sostiene che i Fucilieri di Marina hanno confuso un peschereccio a 8 nodi con un barchino d'assalto. Una minaccia è tale a 7 10 o 30 nodi se non reagisce alla dissuasione con segnali sonori, luminosi o radio!!! 
Perchè non si dice invece che i maró hanno sempre negato di aver sparato al Saint Anthony? L' unica cosa plausibile in questa farsa!!!
La relazione di Di Stefano resta sempre la più attendibile rispetto a quella di altri. Dobbiamo credere ai due ragazzi. Hanno dichiarato di aver sparato ad altra barca, di diverso colore e quello è Vangelo.
Vogliamo vedere che alla fine verrà fuori che ha ragione Tony Capuozzo: a uccidere i due pescatori è stata la Coast Guard Indiana, manco il team sulla Olimpic Flare. Ora è il tempo di chiudere una volta per tutte questa farsa. 
Questa è la nota dell'On. Elio Vito, Presidente della Commissione Difesa della Camera.
Auspico che il Parlamento non autorizzi la partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali antipirateria dell'ONU e dell'UE. Una eventuale proroga, è scritto nella legge grazie ad un emendamento delle Commissioni Esteri e Difesa della Camera, dovrà essere valutata in base all'evoluzione della vicenda che riguarda i due Fucilieri di Marina. Purtroppo, ad oggi, nonostante belle parole ed annunci, una evoluzione positiva non c'è stata: anzi, recentemente, sono stati persino negati a Massimiliano Latorre ed a Salvatore Girone i permessi umanitari che loro stessi avevano richiesto. Auspico, pertanto, che il Governo, ed il Capo dello Stato, nell'emanare il nuovo Decreto Legge di proroga della nostra partecipazione alle missioni internazionali, tenga conto della volontà già manifestata dalle Camere, ed escluda quelle antipirateria. Sarà un segnale importante e doveroso da parte del nostro Paese a tutta la comunità internazionale (On. Elio Vito).
VOGLIAMO DARLO UN SEGNALE ALL'ONU E ALL'UNIONE EUROPEA O NO????
 
2 gennaio 2015 

CASO MARO' - Roma:gli indiani alzano il tiro:"i marò sono colpevoli"e l'Italia resta a guardare

foto-maro-13-ottobre-copia-2.jpg 



In questi giorni l'Alta Corte Indiana sta valutando la proroga del permesso di convalescenza per il fuciliere del S.Marco Mssimiliano Latorre, operato al cuore qualche giorno fa.
Il militare non potrà rientrare in India a causa del delicato intervento chirurgico al quale è stato sottoposto e anche perchè dovrà fare dei controlli per valutare le sue condizioni di salute.Questo sarebbe il momento opportuno per provvedere in qualche modo, ovvero con un blitz, per liberare Salvatore Girone che si trova ancora in India dopo quasi tre anni.Perchè il governo non si decide ad agire concretamente?L'Italia resta a guardare mentre gli indiani alzano il tiro.La situazione per i nostri due fucilieri del S.Marco rischia di diventare ancore più pericolosa per la loro incolumità dopo le ultime dichiarazioni di un membro della NIA al quotidiano"The Economic Times".Secondo il quotidiano infatti, i due militari italiani hanno sparato con premeditazione contro il peschereccio St.Anthony uccidendo i due pescatori indiani.Il giornale inoltre riporta che la NIA ha"le prove che i fucilieri utilizzarono una forza letale senza provocazione alcuna(...)Un responsabile della NIA, rimasto anonimo, afferma inoltre che:"i fucilieri di Marina hanno commesso un omicidio indiscutibile, hanno sparato contro un peschereccio senza alcuna provocazione o senza alcuna indicazione reale che si trattasse di una unità di pirati, che 20 colpi sono stati sparati con armi automatiche contro i pescatori che erano solo a 125 metri dalla petroliera".La fonte anonima afferma inoltre che:"essendo alla loro prima missione antipirateria i fucilieri di Marina apparenetemente non erano ben addestrati a gestire questo tipo di problemi".Insomma per gli indiani i due fucilieri del S.Marco sono colpevoli nonostante ci siano le prove evidenti della loro innocenza(vedi articoli su questo stesso blog alla voce"Attualità")come ad esempio la traiettoria dei proiettili e il calibro stesso dei proiettili incompatibile con quello delle armi in dotazione alle forze NATO, solo per citarne qualcuna.Ma forse queste prove non sono sufficienti per il governo italiano che ancora una volta non agisce, e resta a guardare senza tirare fuori gli attributi.

 

"E' la Pearl Harbour dei Servizi francesi. Italia retroterra logistico della Jihad"

L'INTERVISTA/ "Quanto successo a Charlie Hedbo è stato definito l'11 Settembre dell'Europa, io invece direi che si tratta della Pearl Harbour dei servizi segreti francesi". Alfredo Mantici, ex capo del dipartimento Analisi del Sisde, interpreta gli aspetti d'intelligence della strage di Parigi in un'intervista ad Affaritaliani.it






Alfredo Mantici, quanto accaduto a Parigi in questi giorni rappresenta il fallimento dei servizi segreti francesi?
Quanto successo a Charlie Hebdo è stato definito l'11 Settembre della Francia, io invece direi che si tratta della Pearl Harbour dei servizi francesi. L'11 Settembre europeo c'è già stato, ed è stato l'attentato nella metropolitana di Londra del 2004. Anche in quel caso, tra l'altro, si era trattato di un attacco portato avanti da cittadini europei e non da jihadisti dall'estero. Le modalità operative tra Londra e Parigi sono del tutto diverse ma quello che conta sottolineare è che ci sono cellule di cittadini europei  pronti a colpire le città europee in nome di Allah. La debacle dei servizi segreti francesi, in ogni caso, è innegabile.

A che cosa è dovuta?
Passa attraverso la riorganizzazione degli ultimi mesi. Fino a gennaio 2014 la sicurezza interna francese era affidata a due servizi, la Dst (Direzione di sorveglianza del territorio) e la Rg (direction centrale des Renseignements généraux) che dipendevano dal capo della Polizia. Entrambe svolgevano non solo attività di intelligence ma anche di polizia politica e segreta. Avevano una riconosciuta e solida fama di efficienza. All'inizio dello scorso anno i servizi sono stati riformati ed è stata creata la Dgsi (Direzione generale della sicurezza interna) che opera in maniera analoga alla già precedentemente esistente Dgse (Direzione generale della sicurezza esterna), dipendente dal ministero della Difesa prima e da quello degli Esteri poi. La Dgsi, analogamente, è stata messa alle dirette dipendenze del ministero dell'Interno. Il processo di cambiamento a portato all'allontanamento di molti "anziani" e una riorganizzazione dello staff dirigenziale. Il risultato che ora i servizi rispondono alle indicazioni politiche del ministro e del governo mentre prima rispondevano alle esigenze tecniche del capo della polizia.

I servizi francesi dunque hanno ora meno competenza in materia di antiterrorismo?
Nel processo di riorganizzazione, ripeto, se ne sono andati molto veterani e per prassi si sono portati via con loro le proprie reti di informatori, che da sempre rispondono alle persone e non alle strutture. Ora lo staff dirigente è allineato sulle posizioni del ministro e del governo socialista che ha promosso una politica di accoglienza, integrazione e allentamento della vigilanza sull'antiterrorismo. C'è stata una diminuzione di conoscenza del pericolo, come dimostra quello che è successo. Tra l'altro tre dei quattro attentatori erano ampiamente conosciuti dalle forze di polizia. Non sappiamo se erano conosciuti anche dai servizi. Un processo di ricostruzione di una rete informativa sul territorio non avviene dalla sera alla mattina, occorrono degli anni.

Come giudica invece l'intervento operativo delle forze speciali nei blitz a Dammartin en Goeule e a Parigi?
Mi pare siano stati due interventi intelligenti, prudenti ed efficaci, anche perché i quattro ostaggi sono stati uccisi prima dell'irruzione al supermercato kosher. Si sono attesi i tempi tecnici senza farsi tirare la giacchetta dall'opinione pubblica. Penso che la polizia e la gendarmeria abbiano fatto un eccellente lavoro ma, se quello che dico sulla Dgsi è vero, credo che nell'arco di una settimana il suo capo se ne andrà a casa.

Pare che i servizi algerini avessero avvertito la Francia dell'allarme. Come mai non sono state prese le contromisure adatte?
Noi, ai miei tempi, abbiamo sempre considerato i servizi algerini come tra i più professionali del Medio Oriente e ci siamo sempre fidati di loro. Tra l'altro c'è da sottolineare come tre dei quattro attentatori siano di discendenza algerina. I servizi algerini sono efficaci, spregiudicati e dotati di una grande capacità informativa. Noi collaboravamo intensamente con loro e se hanno fatto questa segnalazione non generica è perché hanno agenti molto più bravi di quelli francesi attivi nelle banlieue parigine. E questo è preoccupante...

Secondo lei l'Europa, e l'Italia, investono abbastanza su intelligence e sicurezza?
Il problema è che per la sicurezza si spende in qualcosa che non si sa quanto sia efficace. Tanto più la sicurezza è efficace quanto più non succede niente. La Cia sostiene che grazie alle torture sono stati evitati degli attentati, come si fa a sapere se è davvero così? Manca e mancherà sempre la controprova e per questo i vari paesi sono restii a spendere sulla sicurezza. Il problema dei governi è capire che spendere per la sicurezza è spendere per qualcosa per cui i cittadini non vedranno mai risultati. In Inghilterra, dopo il 2004, l'hanno capito. Noi facciamo fatica a spendere quello che spendono gli israeliani. All'aeroporto Ben Gurion c'è un sensore che avvisa se qualcuno si sposta più lontano di qualche metro dalla propria valigia. Un sensore simile costa quanto un volo di Stato. E allora magari potremmo togliere qualche volo di Stato e investire di più sulla sicurezza...

L'Italia sarebbe in grado di far fronte a un attacco come quello subìto da Parigi?
In Italia esiste una buona rete territoriale di polizia e carabinieri in grado di percepire questi fenomeni. Mi astengo dal giudicare la rete informativa del servizio di sicurezza interno. Stando alla mia esperienza del post 11 Settembre posso comunque dire che l'Italia è considerata dai jihadisti un buon retroterra logistico perché in essa ci si può muovere liberamente. L'Italia ha un sistema giudiziario abbastanza indulgente, basti pensare che nel 2003 un magistrato, di fronte a un'intercettazione telefonica in cui un algerino diceva di non vedere l'ora di buttare giù un aereo Usa, decise di non rinviare a giudizio perché per lui l'algerino aveva semplicemente espresso un'opinione politica... L'Italia è un bel Paese per loro perché possono vivere tranquilli, non sono pressati e le maglie giudiziarie sono molto larghe. Fare un attentato in Italia provocherebbe una reazione violenta e loro lo sanno. Ritengo quindi che noi, così come lo eravamo nel 2007, siamo un buon retroterra logistico ma non un obiettivo primario.

Renzi ha proposto la creazione di un'intelligence europea. Le sembra una buona idea?
E' una proposta intelligente fatta però da una persona che non si rende conto che i servizi segreti sono espressione dei governi. Un servizio segreto comune presupporrebbe un governo comune. I servizi sono il braccio informativo del governo e dei ministri e fanno riferimento alle priorità nazionali. La collaborazione tra i diversi servizi già esistono ma è difficile creare un servizio in cui mettere da parte le esigenze nazionali. La Nsa spiava la Merkel per conto di Obama anche se Usa e Germania sono amici e alleati. Ma sapere cosa fa l'amico, da un punto di vista informativo, è utile quanto sapere che cosa fa il nemico. Si potrebbe studiare un modo per migliorare la circolazione di informazioni tra i diversi servizi ma per parlare di servizio unico bisognerebbe avere esigenze uniche anche in politica. E la politica estera dell'Italia è uguale a quella inglese, francese o estone? Finchè non c'è omogeneità formale, anche politica, è difficile creare una struttura informativa comune.

@LorenzoLamperti - 10 gennaio 2015
fonte: http://www.affaritaliani.it


*Alfredo Mantici è ora direttore editoriale della rivista Lookout News