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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

07/03/14

UCRAINA LE OPZIONI E LE DIVISIONI EUROPEE



Le diplomazie internazionali sono al lavoro per cercare una exit strategy dalla crisi ucraina. Oggi a Bruxelles si riuniscono i leader dei 28 paesi UE. Sul tavolo delle discussioni gli aiuti economici stanziati per l'Ucraina, che dovrebbero aggirarsi attorno agli 11 miliardi nei prossimi due anni, e la possibilità di adottare sanzioni contro la Russia.
Alla vigilia del Consiglio europeo, appare tuttavia complicato trovare una posizione comune con gli stati fermi sulle loro diverse posizioni. Una stretta economica contro la Russia potrebbe avere pesanti ripercussioni anche sui membri dell’UE, in particolare sulle forniture energetiche e l’export di beni e servizi. I 28 condividono la necessità per l’Unione di avere un ruolo più attivo e incisivo nella crisi ma la spaccatura tra i sostenitori della linea dura e coloro che spingono per una mediazione diplomatica, tra i quali Italia e Germania, rischia di paralizzare i lavori.

Quali sono le divergenze in seno all'Unione Europea?
La crisi ucraina ha messo nuovamente in luce le contraddizioni del rapporto tra Unione Europea e Russia. Come sottolineato dal Financial Times, l'Unione Europea sembra intenzionata a reagire in maniera diversa: da un lato le posizioni più dure della Polonia e degli altri paesi dell'Est, dall'altro la cautela mostrata da Germania, Italia, Francia, Gran Bretagna e Paesi Bassi. A pesare, oltre agli interessi economici, sono il forte grado di dipendenza energetica di alcuni di questi Paesi, ma anche le ripercussioni che eventuali danni arrecati all'economia russa potrebbero avere sul centro finanziario di Londra (la City è una delle destinazioni preferite dei flussi di denaro da parte dei magnati russi), o sugli stessi investimenti europei in Russia.
Quali sanzioni può imporre l’UE alla Russia?
Oggi scade l’ultimatum lanciato dall’UE alla Russia per ritirare le truppe dalla Crimea. Se ciò non dovesse accadere il Consiglio straordinario dell’UE riunitosi a Bruxelles potrebbe decidere di imporre sanzioni economiche e diplomatiche. Il Financial Times ne elenca 6 tipologie valutandone ripercussioni e rischi. Se l’UE dovesse imboccare questa strada, la risposta russa non si farà attendere. Secondo il Moscow Times la Russia è pronta a confiscare le proprietà europee, una mossa legalmente eccepibile e che potrebbe rivelarsi un boomerang per gli investimenti esteri dei quali Mosca ha un disperato bisogno.
Perchè Berlino non vuole isolare Mosca?
Mentre gli Stati Uniti continuano a premere sugli alleati per l’introduzione di sanzioni contro Mosca, il ministro degli esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha ribadito l’intenzione del governo tedesco di proporre una soluzione diplomatica. Angela Merkel è stata la principale fautrice della missione Ocse, incominciata ieri a Odessa, per accertare sul campo la situazione segnando così la ferma opposizione di Berlino all'isolamento russo. Il Guardian sottolinea come per la Germania, che dipende per un terzo dalle forniture russe di gas, uno stallo con Mosca potrebbe rallentare la crescita economica e danneggiare la proiezione orientale.
Verso la “Guerra del Gas”?
La dipendenza energetica dell’Europa dalle forniture di gas naturale russo sarebbe un elemento che non permetterebbe alla UE stessa di avere le mani libere nella politica verso Mosca. Secondo l’Economist, circa il 25% dei consumi europei viene prodotto dalla Russia, e gran parte di questo (circa l’80%) transita attraverso l’Ucraina. La UE sarebbe quindi realmente minacciata dalla crisi in Ucraina e dovrebbe intervenire, favorendo il ricorso allo shale gas e promuovendo un accordo sull’esportazione di gas nord-americano. Di opinione simile il Financial Times che consiglia alla Ue una riduzione dalla dipendenza (70%) dal gas russo. Tuttavia, altri analisti contestualizzano questo pericolo ritenendo che i nuovi corridoi già esistenti aumentino la capacità di esportazione complessiva proprio mentre i consumi europei sono in calo per la crisi economica (con gasdotti che lavorano a capacità ridotta): la minaccia reale nel breve periodo sarebbe solamente per alcuni Paesi membri dell’UE, come la Slovacchia o la Bulgaria, mentre per gli altri i pericoli sarebbero più modesti anche grazie alla capacità degli stoccaggi.
Quanto pesa la Russia per l’economia italiana?
L’Italia è il quinto partner commerciale per la Russia, superata solo da Cina, Germania, Paesi Bassi ed Ucraina. Come riportato dai dati MAE aggiornati a ottobre 2013, il valore dell’interscambio italo-russo è stato di 26,4 miliardi di dollari, in leggero calo rispetto al 2012 e contro un interscambio russo-tedesco nello stesso anno di 42 miliardi. In questo documento, la Italian Trade Agency presenta l’evoluzione delle relazioni commerciali tra Roma e Mosca mentre Il Sole 24 Ore elenca le principali ripercussioni che le tensioni con Kiev potrebbero avere sui mercati e il commercio internazionale
6.3.2014 ISPI

Washington non ha modo di far nulla per l'Ucraina



FBII 5 marzo 2014

Mentre il segretario di Stato John Kerry invia un duro messaggio alla leadership russa, la stampa occidentale critica all’unanimità il presidente statunitense Barack Obama per la sua vaga posizione sull’Ucraina. Ma è tutto chiaro in questa faccenda?
La prerogativa delle affermazioni nette è responsabilità del segretario di Stato USA. Quindi non sorprende che John Kerry abbia promesso pieno sostegno alle nuove autorità di Kiev e isolamento internazionale ed espulsione dal G8 del Cremlino. “Ci sono molti modi per risolvere tale problema. Mentre il presidente Obama esortava il presidente russo Vladimir Putin, è il momento d’impegnarsi direttamente con il governo dell’Ucraina. Può essere fatto. Siamo pronti a mediare, ad aiutare. Siamo pronti a fornire ampia assistenza economica. Vogliamo che il Congresso si unisca a noi nel fornire tale assistenza“, ha detto Kerry il 2 marzo. Tuttavia, la cosa non poteva che essere diversa. Le azioni di Mosca hanno spezzato il lungo e proficuo lavorio degli Stati Uniti nell’insediare un regime conforme in Ucraina. D’altro canto, la reazione di Barack Obama (cioè, questo aspetto dovrebbe essere riconosciuto determinante nella strategia estera degli Stati Uniti) s’è rivelata sorprendentemente lenta. Obama ha avvertito la Russia che “ci sarà un costo” per l’intervento militare in Ucraina. Ma gli Stati Uniti hanno poche opzioni con cui imporre tale costo, e la storia recente ha dimostrato che quando ritiene i suoi interessi in gioco, la Russia è disposta a pagarne il prezzo. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama non ha parlato molto dalla Casa Bianca, il 28 febbraio, ma il suo messaggio era chiaro: la Russia non deve usare la forza militare per cambiare il destino dell’Ucraina. “Gli Stati Uniti sono con la comunità internazionale affermando che ci sarà un prezzo per qualsiasi intervento militare in Ucraina”, ha detto Obama. Il presidente ha fatto i suoi commenti mentre gli eventi si svolgevano rapidamente in Ucraina, con truppe che dalla Russia si sarebbero dirette in Crimea, nel meridione dell’Ucraina favorevole a legami stretti con la vicina Russia. Altre regioni dell’Ucraina e i nuovi capi di governo vogliono allinearsi con l’Europa. “Ora siamo profondamente preoccupati dalle notizie su movimenti militari della Federazione Russa in Ucraina“, ha detto Obama. “La Russia ha un rapporto storico con l’Ucraina, anche legami culturali ed economici, e una struttura militare in Crimea, ma qualsiasi violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina sarebbe profondamente destabilizzante, e non nell’interesse di Ucraina, Russia o Europa.” Ha detto che l’Ucraina deve essere autonoma. Inoltre, Obama ha ammesso di aver discusso la situazione con Vladimir Putin, e che in futuro continueranno i contatti diretti su questo tema.
Analizzando il discorso di Obama, i media internazionali sono completamente unanimi. L’editorialista e collaboratore di Fox News Charles Krauthammer ha detto ai telespettatori, il 28 febbraio su “Relazione speciale di Bret Baier“, che la dichiarazione di Obama sugli ultimi sviluppi in Ucraina mostra “debolezza” e implica che “non abbiamo davvero intenzione di fare nulla” nei tumulti politici in Ucraina. Krauthammer, tuttavia, ha detto che la dichiarazione del presidente non ha vigore. “Gli ucraini, e penso tutti, sono scioccati dalla debolezza della dichiarazione di Obama“, ha detto. “Ciò che dice è che non abbiamo realmente intenzione di fare nulla.” Krauthammer ha detto che la Russia deve interpretare le osservazioni di Obama quali suo autocompiacimento. “Ha detto che ogni violazione del territorio ucraino è destabilizzante e che non è nell’interesse della Russia. Istruisce Putin su ciò che è nell’interesse della Russia?“, s’è detto Krauthammer. “Vi posso assicurare, Putin ha calcolato i propri interessi ed ha calcolato il distacco della Crimea dall’Ucraina che la rende, in sostanza, una colonia della Russia, ed è nell’interesse della Russia, perché sa che non ha nulla da temere dall’occidente, perché non c’è nessuno a guidarlo. Era guidato dagli Stati Uniti.” La rivoluzione islamista in Egitto, la posizione vile in Libia, quando il presidente Nicolas Sarkozy dovette assumersi la responsabilità dell’operazione militare. Infine, Obama è stato “sconfitto” da Putin sulla questione siriana. Parlando su Fox News, il commentatore conservatore Charles Krauthammer ha detto che “tutti sono scioccati dalla debolezza della dichiarazione di Obama. Trovo sbalorditivo che … in realtà abbia detto che non facciamo niente...” “Putin agisce, e Obama dichiara solennemente“, titola la una nota del redattore della rivista conservatrice Weekly Standard, William Kristol. L’autore osserva che il presidente USA non ha specificato quali conseguenze attendono Mosca per l’intervento, e non ha nemmeno detto che gli USA guideranno la comunità internazionale per far pagare il minacciato “prezzo alto” al Cremlino. Obama ha detto che “dichiara solennemente” insieme ad altri Paesi che la Russia pagherà questo prezzo. “Ho il sospetto che il Presidente Putin non sia particolarmente preoccupato dalle proteste della comunità internazionale su eventuali conseguenze future, scrive Kristol. Ha visto che Bashar Assad ha ignorato dichiarazioni simili ed è sopravvissuto. Come Assad, Putin capisce l’azione, non una dichiarazione solenne“.
Non solo i conservatori, ma anche i liberali pretendono grande determinazione da Obama. The Washington Post dice: “Il presidente non ha fatto menzione di altre conseguenze oltre alla “condanna” internazionale e non specificati “costi”, e il presidente russo Vladimir Putin difficilmente ne sarà scoraggiato… L’occidente ha risposto con telefonate. Il Cremlino ha detto che Putin ha parlato con il primo ministro britannico David Cameron e la cancelliera tedesca Angela Merkel, e il segretario di Stato John F. Kerry ha chiamato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Lavrov s’è lamentato che la Russia non viola il suo impegno all’integrità territoriale dell’Ucraina e Kerry non l’ha contraddetto“. L’occupazione russa della Crimea sfida Obama come in nessun’altra crisi internazionale, e al suo cuore, l’avvertimento sembra porre la stessa domanda: Obama è abbastanza duro da affrontare l’ex colonnello del KGB al Cremlino? Non è un compito facile. È una crisi molto diversa dalle altre affrontate da Obama. I limiti della sua influenza sono stati ricacciati indietro nelle ultime settimane, con la Siria che continua la guerra contro i ribelli e l’Afghanistan che si rifiuta di firmare l’accordo che consenta alle residue forze statunitensi di restare. Ora la crisi in Crimea presenta per Obama una minaccia essenziale che ricorda quella che affrontarono i suoi predecessori per quattro decenni, la lotta geopolitica nel cuore dell’Europa. In primo luogo, il governo filo-russo a Kiev, ora deposto, ha sfidato i suoi avvertimenti a non sparare sui manifestanti, e ora Putin ignora i suoi avvertimenti di starsene fuori dall’Ucraina. Le opzioni sul tavolo sono la sospensione della Russia dal G8, boicottaggio del vertice del G8 di giugno a Sochi, e l’imposizione di sanzioni che avrebbero per bersaglio gli oligarchi russi e le loro società, ma Putin sa già tutto questo, nota il Telegraph. In termini numerici, semplicemente non c’è peso, la Russia rappresenta meno del due per cento del commercio degli Stati Uniti, e l’Europa dipende ancora fortemente dal gas russo. Putin inoltre ricorda che simili minacce furono fatte nel 2008 dall’amministrazione di George W. Bush, dopo che i russi entrarono in una guerra con la Georgia, ma subito dopo l’insediamento di Obama nel 2009, gli USA ancora una volta avviarono il “reset”. Ma dato il suo ultra-realismo in politica estera, Obama sarà stato consapevole delle sue limitate possibilità più di chiunque altro. I critici ancora una volta si chiedono perché Obama rischia di ripetere l’errore sulla Siria, facendo minacce chiaramente vane. “Né gli USA né la NATO possono fermarlo. Hanno dimostrato di non farlo in Georgia, perché nessuno vuole una guerra nucleare con la Russia, ed è giusto sia così. Così, mentre Washington e Bruxelles fanno la voce grossa su linee, sovranità e diplomazia, la Russia farà quello che deve fare e non c’è cosa che possiamo fare al riguardo“, scrive la giornalista e blogger Julia Ioffe nel suo articolo sul liberal New Republic.
James F. Jeffrey, ex-viceconsigliere per la sicurezza nazionale di Bush nell’agosto del 2008, fu il primo ad informarlo che le truppe russe si muovevano in Georgia in risposta a ciò che il Cremlino  chiamò aggressione georgiana contro l’Ossezia del sud. Com’è accaduto, lo scontro ebbe luogo durante le olimpiadi; Bush e Putin erano entrambi a Pechino. Jeffrey, ora presso l’Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente, ha detto che Obama dovrebbe ora rispondere in modo assertivo, suggerendo che la NATO schieri forze al confine polacco-ucraino per tracciare una linea. “Non c’è niente che possiamo fare per salvare l’Ucraina, a questo punto“, ha detto. “Tutto quello che possiamo fare è salvare l’alleanza“. Tuttavia, tutte queste discussioni non riguardano la questione sul modo con cui “salvare l’Ucraina”. La questione andrebbe posta così: gli Stati Uniti devono rischiare la reputazione sostenendo i burattini che hanno preso il potere con un golpe, o in questo Paese dovrebbero farsi da parte. In questo caso la Russia potrebbe completare la missione di pace nelle immediate vicinanze dei suoi confini? Più della metà dei politici e giornalisti stranieri è consapevole della vera natura del conflitto, incolpandone direttamente il mondo occidentale. “Piuttosto che riconoscere che la guerra fredda era finita, l’abbiamo riattivata senza nessuna buona ragione, incoraggiando i vicini della Russia ad aderire all’UE o alla NATO, come se l’URSS esistesse ancora. Negli ultimi mesi, l’Unione europea e gli Stati Uniti erano disposti a ferire, ma avevano paura di colpire, cercando aggressivamente di staccare l’Ucraina dalla Russia e trarla nell’orbita dell’UE, ben sapendo che questo avrebbe fatto infuriare Mosca“, dice il Daily Mail.
Sulla scia della rivoluzione arancione, che impedì a Janukovich di andare al potere dopo le elezioni truccate del 2004, secondo una delle più rispettate fonti online statunitense, Bloomberg, le forze filo-russe “con il finanziamento e la direzione di Mosca“, hanno intrapreso un pluriennale sforzo per attizzare le tensioni comunali in Crimea e “impedire all’Ucraina di volgersi a occidente verso  istituzioni come NATO e UE“, secondo un altro cablo trapelato del dipartimento di Stato degli Stati Uniti. E’ più che probabile che non solo la debolezza renda Obama molto attento nelle sue dichiarazioni. Forse, valutando gli argomenti ucraini e russi, la Casa Bianca ha fatto la scelta giusta. L’Ucraina potrebbe rischiare i rapporti con Mosca, ma per cosa? Le nuove autorità separatiste in una settimana hanno precipitato il Paese nell’anarchia, commettendo violenze e operazioni di pulizia. Hanno compiuto una serie di provocazioni avviando un processo di segregazione culturale e linguistica nell’Ucraina orientale e meridionale. Ragionevolmente, tra l’altro USA, UE e FMI  ritardano il problema della sistemazione con Kiev dei prestiti a lungo promessi… Sembra che Barack Obama questa volta abbia deciso di agire senza emozione e secondo le regole della vera  politica. Dopo tutto, la Russia è profondamente integrata nei programmi politici ed economici internazionale. Inoltre, Washington è alla mercé del Cremlino su una serie di questioni. La liquidazione delle armi chimiche siriane, l’evacuazione delle truppe statunitensi dall’Afghanistan, il programma nucleare iraniano, ecc. Ecco perché Washington alla fine sarà costretta a riconoscere legittima l’azione per la prevenzione dei conflitti in Crimea effettuata dalla presenza delle forze armate russe. Dettagli sottili sono la prova indiretta che gli statunitensi hanno scelto questo scenario. Per esempio, un funzionario della Casa Bianca ha contattato alcuni giornalisti per dirgli che la squadra del presidente Obama li avrebbe incontrati il 1 marzo per discutere della situazione in Ucraina. Sembra che il presidente Obama non vi abbia partecipato.
Pochi giorni prima del deterioramento delle relazioni con la Russia, gli Stati Uniti hanno ritirato il loro ambasciatore dalla Russia per una sostituzione programmata. Di conseguenza, ora Washington ha il pretesto per non applicare una forma estrema di pressione diplomatica, ritirando il cosiddetto ambasciatore per consultazioni. E’ una coincidenza?


fonte: Aurora

06/03/14

indagini approssimative, non sanno nemmeno chi ha sparato

 

    Parla l'avvocato Michele Spina, docente di Diritto e procedura penale e militare alla Seconda Università di Napoli


Indagini effettuate in modo approssimativo, esami fondamentali mai fatti. Spiega contraddizioni e lacune degli investigatori indiani Michele Spina, avvocato penalista, docente alla Seconda Università di Napoli in Diritto e procedura penale e militare. È membro dell’esecutivo nazionale dell’Italia Dei Valori.
Avvocato Spina, ci sono molte zone d’ombra nella vicenda marò. Quali sono le più gravi?
«È acclarato che i fatti sono avvenuti in acque internazionali, ma l’India vuole far passare il discorso della contiguità delle acque, che invece riguarda solo gli aspetti economici-commerciali e non ha nulla a che vedere con il penale. Tra l’altro non sappiamo neanche chi ha dato l’ordine di rientro della nave. Inoltre, si parla di proiettili compatibili, ma io faccio il penalista da 40 anni e un proiettile, se è compatibile con un’arma, non vuol dire che è stato sparato da quell’arma. Ritengo che in Italia si sarebbe arrivati a dare una sentenza di eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi».
Carenze anche dal punto di vista procedurale.
«Noi non abbiamo partecipato alla perizia balistica e questa è un’altra burla. In Italia se io vengo incriminato il primo atto irripetibile è vedere se quella mano ha sparato di recente, attraverso il guanto di paraffina. Neanche questo è stato fatto».
Come giudica il comportamento dell’Italia nella vicenda dei marò?
«Il governo Monti ha gestito questa vicenda con leggerezza, poi con il governo Letta si è tentato di rimettere le cose a posto. Adesso vedremo cosa succederà con Renzi. L’Italia riteneva che tutto si sarebbe risolto a livello diplomatico, ma l’intendimento dell’India è stato chiaro fin da subito. Quando un ministro parla, parla a nome di tutto il governo, non a titolo personale. Inoltre ritengo che sarebbe stato opportuno informare maggiormente gli italiani su quanto veramente è accaduto. Purtroppo c’è ancora molta disinformazione sui marò».
Anche l’Europa si è mossa colpevolmente in ritardo?
«L’Europa è stata proprio completamente assente. Bisogna ottenere un arbitrato internazionale e in questo ci deve dare una mano l’Onu. Sembrava che qualcosa si stesse muovendo, ma poi c’è stata una frenata. Non si deve dimenticare che sulla nave vi era un nucleo di militari armati sulla base di una funzione anti-pirateria, comandata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Per far sì che si arrivi a una soluzione internazionale dobbiamo sensibilizzare molto l’opinione pubblica».
Quanto hanno influito in questa vicenda gli intensi rapporti economici tra Italia e l’India?
«Non lo so, ma i rapporti economici non si può escludere che abbiano influito. L’Italia adesso, finalmente, in un modo un po’ più deciso sta rivendicando la nostra giurisdizione».
Cosa nascondono i 27 rinvii della Corte suprema indiana?
«Lì c’è una situazione incandescente, a causa delle elezioni che si terranno il prossimo maggio. La vicenda rischia di essere quindi strumentalizzata dai partiti in lizza per la vittoria. Io sono convinto che c’è stata una disattenzione da parte dell’Italia, perché si pensava a una soluzione bonaria e diplomatica. L’india non ha rispettato precisi accordi internazionali e ha proceduto in maniera molto poco chiara. Ad esempio, ancora non sappiamo quasi nulla anche sul capo di imputazione. C’è stato un palese mancato rispetto delle regole processuali. Anche su questo dobbiamo protestare e farci sentire».
Inizialmente si era parlato anche di una condanna alla pena di morte con l’applicazione delle legge anti-pirateria.
«È incredibile, l’India voleva applicare la legge anti-pirateria, a coloro, i due marò, che stavano lì proprio per contrastare la pirateria. Paradossale».
Andrea Barcariol- Il Tempo.it





I piloti boicottano l'alfabeto in volo in onore dei due Marò







E' una protesta garbata e non violenta quella che frulla nella testa dei piloti civili italiani, che volano in tutto il mondo, per sostenere le ragioni della liberazione dei due Marò. A due anni di distanza dal fermo dei fucilieri Salvatore Girone e Nicola Latorre in India si sta diffondendo tra i comandanti e i piloti l'idea di boicottare il tradizionale alfabeto Icao, quello usato per le comunicazioni in volo – per intenderci il linguaggio da Top gun per cui Alpha sta per "a", Bravo sta per "b", Tango per "t" –, e sostituire il canonico "India" con "Italy" o "Italia". Il tam tam sulla rete è partito a fine febbraio e nei cieli qualcuno ha già cominciato a cambiare linguaggio e così sarà finché i due militari della Marina non saranno liberi e rimpatriati. Si tratta di piloti degli aerei di linea, chissà se anche quelli dell'aeronautica militare decideranno di rivedere il loro alfabeto.

" bisogna alzare forte la voce "






Ardea 6/3/2014
 
...e ad Ardea si continua a parlare di sicurezza, c'è stato un consiglio comunale che doveva essere improntato su questa questione...doveva....

Il senso di sicurezza non è un vestito da indossare, è una sensazione, tanto più sentita quanto più si avverte la presenza dello Stato, quello che non ti lascia solo, che ti segue, ti ascolta e riesce a risolvere i problemi che affliggono la comunità. Quei problemi che quando invece si protraggono nel tempo, ti provocano una sensazione di “violenza”, che può entrarti in casa, nel tuo intimo, che ti perseguita, che contamina il vivere quotidiano, le azioni più comuni e semplici che non possiamo fare a meno di fare............una indescrivibile insicurezza.

Leggevo ieri su un quotidiano di informazione locale ( Vd. Il Pontino N°5 – 1/15 marzo 2014 ) alcune dichiarazioni di esponenti politici del Comune Rutulo, sulle quali preferisco non commentare, e “ Una forte nota dell'Associazione Nuova California in merito alla sicurezza del territorio “
" BISOGNA ALZARE FORTE LA VOCE “.
Una nota nella quale, ancora una volta, si riafferma la vocazione turistica che dovrebbe avere il comune di Ardea e di come ciò non possa essere possibile, motivo principale la mancanza di sicurezza e controlli, e ciò che ne consegue, non per lo scarso impegno delle Forze dell'ordine quanto per la carenza di uomini e mezzi. E si che Ardea, nell'ultimo rapporto presentato dalla Regione sulla criminalità nel Lazio non si trova certo agli ultimi posti ed è quindi un mistero se dopo tanti anni di cronaca nera e ripetute richieste, si lamenta ancora la scarsa presenza di tutori dell'ordine, considerato anche che, secondo gli addetti ai lavori, uno dei più efficaci deterrenti contro le attività criminose è proprio il controllo del territorio, e per questo servono appunto uomini e mezzi. Una denuncia di oggi,  quella dell'Associazione, che credo si ripeta da anni.
Nella nota si fa cenno anche al complesso “ LE TORRI ” da anni occupato illegalmente da extracomunitari nulla facenti e rom, dove gli abitanti che vivono nelle immediate vicinanze sono costretti da tempo a convivere e ad assistere inermi a soprusi di ogni genere che vanno dallo spaccio della droga ai furti nelle abitazioni, passando per ogni tipo di attività illecite. Gli stessi soprusi che sono stati costretti a subire, ed in parte subiscono ancora, alcuni abitanti regolari che vivono nel complesso “ LIDO DELLE SALZARE “.
E quelli che hanno la sfortuna di possedere un appartamento confinante con il residence, comprato con tanti sacrifici, vivono di fatto nel terrore, in continua apprensione nel periodo estivo e non di meno durante l'inverno per il timore di furti, o che l'appartamento venga abusivamente occupato e danneggiato. Basta farsi una passeggiata su Google per rendersi conto della quantità impressionante di atti delinquenziali di cui è stato testimone quello che viene chiamato anche “ Il Serpentone”.
Il complesso, oggetto anche di innumerevoli vertenze giudiziarie, sorge a pochi passi dalla litoranea e a un centinaio di metri dal sito archeologico Castrum Inui ( http://www.castruminui.it/ ), le vie che lo circondano non sono illuminate, le strade non sono manutenute, si tocca con mano la scarsa presenza delle istituzioni. E quando chi vive ai bordi della legalità incontra un sito come questo ha trovato il suo paradiso....e qui si ferma.

Di seguito alcuni scatti relativi al residence, sono di ieri, un degrado ambientale che nel corso della scorsa estate ci ha regalato la gradita presenza di mosche, mosconi, zanzare e topi, un buon odore e qualche sana boccata di diossina quando qualche cumulo di rifiuti andava a fuoco.
Insomma, se l'Italia ha vinto l'Oscar e Roma si fa pubblicità con “ la grande bellezza “ qui trionferebbe, mettendo da parte la vergogna, “ La grande monnezza “.





   







emme