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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

15/04/15

Bruno Contrada non doveva essere processato – ennesima vergogna della giustizia italiana bruno-contrada-cassazione-conferma-10-anni


bruno-contrada-cassazione-conferma-10-anni


Questa O.S. vuole rendere un doveroso omaggio a Bruno Contrada, ex dirigente generale della Polizia di Stato, ex numero tre del Sisde, ex capo della Mobile di Palermo, ed ex capo della sezione siciliana della Criminalpol, nonchè ex poliziotto italiano che ha dedicato tutta la sua vita a questa amministrazione e che a un certo punto della sua carriera, per dinamiche che rimangono incomprensibili è stato tristemente abbandonato al suo destino ed è stato prima processato e poi condannato a 10 anni di carcere per un reato (il concorso esterno in associazione mafiosa) che all’epoca dei fatti non era ancora entrato nel nostro ordinamento. Nessuno degli interpreti della vita politica italiana è rimasto però indignato o si è scandalizzato per questo ex poliziotto torturato la cui vita è stata devastata per 24 lunghi anni…!!!
Una vergogna tutta italiana che ha per protagonisti ancora una volta i giudici italiani reticenti all’applicazione corretta del diritto, che si sono rifiutati per anni e in ogni sede, nonostante il “macroscopico” vizio giudiziario, di riconoscere nel processo Contrada uno dei principi cardine del diritto penale italiano ovvero il “principio di legalità” secondo cui “Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto dalla legge come reato, ne con pene che non siano da essa stabilite”. La Costituzione della Repubblica Italiana, entrata in vigore il 1 gennaio del 1948, riafferma questo principio con la seguente formula “ Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso” (art. 25). Ciò nonostante il Generale Contrada è stato condannato e incarcerato per 10 anni come il peggiore dei criminali, tacciato come “mafioso” per un reato che all’epoca non esisteva, e quando stanco vecchio e malato cercò di ottenere la scarcerazione dopo 8 anni di detenzione, questa gli venne barbaramente negata per ben tre volte. Neanche fosse un pericoloso assassino..!!! Mai la giustizia italiana è stata cosi inflessibile verso un detenuto…!!!
Oggi veniamo a scoprire non solo che le sue condizioni di salute erano incompatibili con la detenzione carceraria ma che l’Ex Generale Bruno Contrada non avrebbe nemmeno dovuto essere condannato perché “il reato di concorso esterno in associazione di stampo mafioso è il risultato di un’evoluzione della giurisprudenza italiana posteriore all’epoca in cui lui avrebbe commesso i fatti per cui è stato condannato“.
La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha infatti stabilito che i giudici italiani hanno violato l’articolo 7 della Convenzione europea dei diritti umani, che stabilisce il principio “nulla pena sine lege” – ovvero che nessuno puo’ essere punito per un fatto che non sia espressamente previsto come reato. I giudici di Strasburgo hanno accertato che i giudici italiani, nel condannare Contrada, hanno violato i principi di “non retroattività e di prevedibilità della legge penale”.
Dove trovare quindi le colpe se non in una casta autoreferenziale e corporativista che sguazza nei privilegi e che ha inteso esercitare la legge, come troppo spesso accade, in modo arbitrario affossando pesantemente il prestigio di questa nazione patria del diritto…!! Chi ridarà adesso all’ ex Generale Contrada la sua onorabilità, i 10 anni di vita passati in carcere e 24 anni di ingiuste agonie processuali..???
Siamo felici comunque che la sua forza, la sua caparbietà, la sua determinazione, figlia di una vecchia scuola di Polizia, e la sua fede incrollabile verso un ideale di “Giustizia” ormai sempre più lontano è stata ampiamente ripagata da questa sentenza, e auguriamo con tutto il cuore che si arrivi ad una rapida riapertura del processo, anche se con questi “pseudo” giudici che ci ritroviamo non ne siamo troppo convinti..!!
Un cordiale saluto con stima al Dr. Bruno Contrada.

LA SEGRETERIA NAZIONALE

http://www.nsp-polizia.it

Disastro Renzi! Debito pubblico sale a 2.169,2 miliardi, + 3,3 miliardi in un mese


Festa dell' unita


Il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato a febbraio di 3,3 miliardi rispetto a gennaio, salendo a 2.169,2 miliardi e raggiungendo il massimo storico, sopra il precedente picco di 2.167,7 miliardi del luglio 2014. Lo comunica Bankitalia nel supplemento al Bollettino statistico: ‘Finanza pubblica, fabbisogno e debito’.
Entrate tributarie ferme – Nel primo bimestre – scrive ancora Bankitalia – le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 58 miliardi, rimaste sostanzialmente invariate rispetto allo stesso periodo del 2014. Nei primi due mesi del 2015 le entrate sono state pari a 57,95 miliardi a fronte dei 58,21 dei primi due mesi 2014.

14 aprile 2015

14/04/15

CASO MARO': IL MINISTRO DEGLI ESTERI E' *MOLTO CONFUSO*…?




Questa mattina a Radio 24 dichiarazioni inaudite del Ministro degli Esteri Gentiloni, che ha affermato che l'india è un paese di grandissime dimensioni con un governo molto forte, che non esistono ancora soluzioni al problema Marò - nato sotto il Governo Berlusconi che per primo affrontò il caso - e che il sottoscritto avrebbe sicuramente più responsabilità sul caso di Emma Bonino che mi è succeduta... (!)

ECCO LA MIA REPLICA AI MASS-MEDIA diramata poco fa:
"Pare che il Ministro Gentiloni sulla questione Marò sia oltremodo confuso: cosa c'entra il Governo Berlusconi, che non era più in carica da 4 mesi quando accadde l'incidente che coinvolse i nostri due fucilieri di Marina? Gentiloni poi è altrettanto confuso quando cerca di identificare i responsabili della vicenda, non riesce a mettere bene a fuoco, e dovrebbe forse guardare in altre direzioni: al Ministero della Difesa, che permise l'ingresso della nave italiana nelle acque territoriali indiane; all'allora Presidente del Consiglio, che - ribaltando l'originale decisione di trattenere i due Marò in Italia e aprire un arbitrato internazionale - li rimandò in India; al Governo Letta che assolutamente nulla fece per sbloccare la situazione, e anche al Governo Renzi che Lui rappresenta, che al di là di vuote dichiarazioni di principio l'arbitrato internazionale non l'ha mai attivato. Ora Gentiloni ci stupisce dicendo che non ha alcuna soluzione per questo dossier vitale e di interesse nazionale: rimandarli in India fu la Caporetto della politica estera italiana, e nulla pare essere cambiato da quello sciagurato 23 marzo 2013, perché invece di far valere gli interessi occidentali per l'immunità funzionale dei soldati nelle missioni antipirateria, e quelli delle Forze Armate italiane che hanno due loro rappresentanti in divisa lontani dalle loro famiglie e ostaggio di un governo straniero da oltre 3 anni, il Governo italiano sta supinamente a guardare continuando a lasciar mano libera all'India"………..

Giulio Terzi - 14 aprile 2015

Marò, Gentiloni torna a giocare allo scaricabarile


Il ministro degli Esteri si scaglia contro l'esecutivo Monti

Marò, Gentiloni torna a giocare
allo scaricabarile
 
 
E intanto il governo continua a trattare con Modi, che prima di diventare premier indiano voleva la testa dei due fucilieri

Da oltre 3 anni, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono ostaggio del rimpallo di responsabilità. Tra governi – e ministri - che si sono succeduti e hanno portato a casa il medesimo risultato: il nulla più totale. Caratterizzato da figuracce su figuracce, rinvii su rinvii e inutili alzate di testa. E basta. Con un processo non ancora iniziato e un capo di imputazione mai formulato. Nel mezzo, un esecutivo che “sta cercando di risolvere la delicata questione attraverso rapporti diretti con l’India”. Parola di Paolo Gentiloni.
Il ministro degli Esteri, dopo un lungo periodo di silenzio, è tornato ad affrontare la drammatica questione. Messo alle strette, parlando ai microfoni di Radio 24, ha dovuto ammetterlo: “Purtroppo non abbiamo ancora trovato una soluzione malgrado i canali politici con la nuova leadership indiana”. Tradotto, con il premier nazionalista indù Narenda Modi. Colui che prima di aggiudicarsi le elezioni chiedeva il pugno duro sui Marò. Scagliandosi contro “il trattamento di favore” concesso ai soldati accusati dell’omicidio “di 2 pescatori indiani che lavoravano per guadagnare il pane”. Quello che arrivò addirittura a bollare come un “insulto al nostro paese” il modo in cui “viene condotta questa faccenda”.
Da che pulpito! Dopo la sua salita al trono, forse le cose sono addirittura peggiorate. Ma l’Italia, per incredibile ammissione del capo della Farnesina, non manca occasione di evidenziare i buoni rapporti tra gli esecutivi. Vantati con un politico, Modi, boicottato dall’Ue e perfino dagli Stati Uniti.
Il ministro degli Esteri in pratica ha ammesso il fallimento fatto registrare dal governo Renzi, sottolineando inoltre le posizioni (quali?) “intraprese dall’Europa e dagli americani. Oltre che da Ban Ki-Moon”, diplomatico sudcoreano e attuale segretario delle Nazioni Unite. Tant’è, lo scenario non è cambiato, con Latorre e Girone vittime di una vera e propria persecuzione. Ma invece di assumersi le proprie responsabilità, il governo sempre attraverso Gentiloni preferisce scaricarle sui suoi predecessori. Rispondendo a una domanda su Giulio Terzi, il ministro ha affermato che il titolare della Farnesina dal novembre 2011 al marzo 2013, “ha avuto un ruolo nel modo” in cui questo caso s’è generato. “Ricordiamoci sempre – ha aggiunto – che oggi molti fanno polemiche, ma la storia è nata in un certo periodo e con determinate responsabilità”. Un attacco, neanche poi tanto velato, all’ex premier Mario Monti.
Salvo poi chiudere in bellezza. “Di fronte a queste questioni  le responsabilità non sono tutte uguali. Quelle di Terzi sono certamente maggiori di quelle di Emma Bonino e Federica Mogherini”. E giù via con il solito rimpallo di responsabilità: sulla pelle dei Marò.

Federico Colosimo - 14 aprile 2015

13/04/15

Il dossier dei servizi segreti: "L'Italia mai così in pericolo"

Gli 007 lanciano l'allarme: 200mila immigrati pronti a partire. In Libia 7mila guerriglieri pronti a seminare il terrore. A rischio gli impianti di Eni e Finmeccanica


L'Italia si trova a dover far fronte a due fronti altrettanto caldi. Da una parte l'emergenza immigrazione, dall'altra l'avanzata dei miliziani dell'Isis fino alle coste libiche.




Mentre il premier Matteo Renzi prende tempo in attesa che arrivino le regole d'ingaggio dell'Onu, la situazione rischia di farsi davvero esplosiva.

In un dossier segreto, pubblicato oggi da Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, i servizi segreti italiani ammettono che "mai il nostro Paese è stato così esposto".
Gli sbarchi e la jihad sono un tutt'uno nel piano del califfo Abu Bakr al Baghdadi per annientare l'Occidente. Perché è attraverso le decine di migliaia di disperati, che ogni giorno sfidano il Mare Mediterraneo per raggiungere l'Italia, che lo Stato islamico conta di infiltrare sanguinari tagliagole in tutta Europa. Nell'arco del 2014 sono sbarcati oltre 180mila clandestini. E il 2015 rischia di essere un anno, se possibile, peggiore. "Le ultime stime parlano di 600mila stranieri presenti in Libia, 200mila già sistemati in cinque campi di raccolta e pronti a imbarcarsi - si legge sul Corriere della Sera - ma parlano soprattutto di circa 7mila combattenti di Ansar Al Sharia che hanno aderito all'appello del Califfo e stanno marciando per conquistare il Paese". A questi potrebbero aggiungersi anche altri fondamentalisti che aderiscono a cellule che vogliono far trionfare l'islam in Occidente.

Come spiegano i servizi segreti nel dossier segreto, i cinque campi di raccolta dei profughi si trovano al porto di Zwara, Sabrata, Janzur, Tripoli e Garabulli. Qui i trafficanti di uomini stanno ammassando tutti i disperati del Nord Africa in attesa del bel tempo per imbarcarli e spedirli in Italia. L'intelligence europea teme che "una guerra civile europea possa far salire il numero di chi si trova costretto ad andare via" e "diventi così preda dei miliziani che guadagnano milioni di dollari con il traffico dei barconi". La situazione, nel Mare Mediterraneo, è già esplosiva. Ieri pomeriggio, mentre la Guardia Costiera italiana interveniva a soccorrere dodici barconi su cui erano stipati 2.100 immigrati, un manipolo di scafisti ha puntato i kalashnikov contro i nostri militari costringendoli a rendergli i barconi e ad andarsene.

Per fermare gli sbarchi e contrastare gli attacchi, il governo Renzi sta facendo pressioni sull'Onu per un intervento militare. I tempi di azione sono strettissimi, ma manca "la copertura giuridica internazionale per uno schiaramento di almeno 20mila uomini". Tanto che sul tavolo c'è anche la possibilità di un intervento armato in ambito Nato. "Le relazioni degli 007 - spiega il Corriere della Sera - ribadiscono il pericolo di attentati contro i giacimenti petroliferi e del gas, le sedi delle aziende che sono costrette a tenere personale sul posto per far funzionare gli impianti". Tra le aziende più a rischio ci sono l'Eni e Finmeccanica.