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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

11/04/15

La bufala del tesoretto, Renzi ha un buco di 16 miliardi. Spudorato!

euro_buco

“Comunque Renzi è proprio forte: è sotto di 16 miliardi di clausole di salvaguardia, e dice che ha un tesoretto di 1,5 mld. Spudorato!”. Lo scrive su Twitter Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio.

“Comunque Renzi è proprio forte: ha record di debito, disoccupazione, press fiscale e deficit a limite. Bloccato su riforme. Spudorato al quadrato”, sottolinea il presidente dei deputati azzurri in un successivo tweet.

Gasparri: “@matteorenzi hai davvero un bonus da 1,6 miliardi da usare? Estendi gli 80€ ai pensionati o taglia patrimoniale sulla casa #matteotassaemente”. Lo scrive su Twitter il senatore di Fi Maurizio Gasparri. “Si rischia -insiste Gasparri- aumento Iva, 20 miliardi di tasse in più e Renzi blatera su un tesoretto che non esiste. Massacra l’Italia con imposte sopra il 50 per cento del Pil, meno crescita, più disoccupati, altro che bonus. Bugiardi incapaci al governo”.

11 aprile 2015

IO SONO CRISTIANO - '' Je suis chretien ''


maurizio_piccirilliUna lezione per tutti noi. Europei, occidentali. Farisei come quelli che duemila anni fa con la loro ipocrisia assistettero alla crocifissione sul Golgota di Gesù. Una lezione perché non basta il continuo e accorato appello di Papa Francesco a risvegliare le coscienze e impegnarsi per fermare la persecuzione dei cristiani. Ai primi di gennaio dopo le stragi di Parigi tutti divennimmo Chiarlie Hebdo, anche i tanti che non ne condividevano la satira blasfema. Poche settimane dopo gli attentati a Copenaghen vide meno indignazione, forse più paura. Certo nessuno, nel mondo cosiddetto civile, scese in piazza. L’ondata di sdegno ritrovò nuova spinta dopo la strage al Museo Bardo di Tunisi. Ma pochi hanno detto “Je suis Bardo” nonostante le manifestazioni e la solidarietà espressa dai governi alla Tunisia.

In Siria, in Iraq, in Pakistan, in Kenya le milizie che si richiamano all’Isis hanno messo in atto un piano di pulizia religiosa eliminando i cristiani e distruggendo le chiese. Le piazze d’Europa, se si esclude quella di San Pietro, non si sono riempite di folle che scandiscano slogan contro queste stragi. Solo qualche dichiarazione per scopi elettorali dei farisei professionisti della politica. 
 
Papa Francesco chiese alla comunità internazionale una mobilitazione contro queste atrocità senza scontro di civiltà. Qui non si tratta di guerra di religione ma di una strategia del terrore che prende di mira i cristiani, gli stessi musulmani sciiti e sunniti, minoranze etniche, e la cultura tout court. L’Europa, troppo intrisa del pensiero debole, ancora intimorita da quanto accaduto nei due conflitti mondiali del Novecento, è timorosa. Attendista. Ipocrita. Soprattutto non ha un’identità cristiana, persa con l’illuminismo e il relativismo.

Charlie Hebdo sono stati anche i cristiani di sincera fede. Ma nessun laico agnostico si professa “chretien”. Questa è una vittoria per i terroristi jihadisti: sono riusciti a instillare tanta paura come fecero i nazisti alla fine degli anni Trenta del XX secolo ottenendo così che la gente rimanesse impassibile alla deportazione e alla strage di ebrei. In Medio Oriente il “genocidio” dei cristiani è cominciato. La nostra inerzia potrebbe farlo continuare. Possiamo non credere in Gesù e nella sua Chiesa ma almeno ora gridiamo “Io sono cristiano”.

Maurizio Piccirilli - 11 aprile 2015

10/04/15

Coop e Mafia Capitale reggono Renzi & Co.


 


Mafia Capitale attraverso le Coop dà i soldi al Pd. E il Pd se li tiene. Nessuno restituisce niente. Nessuno è perseguito per alcunché. Nessuno eccepisce alcun tipo di responsabilità. E’ passato un anno, meglio, c’è voluto un anno per capirlo e adesso che è chiarissimo, nessuno fa niente. Il governo Renzi è stato imposto da Napolitano, come i precedenti Monti e Letta. Vogliamo chiamarlo a rispondere Napolitano, che è l’inizio di questo scempio contro la nostra democrazia o no? I magistrati d’attacco sono stati da Renzi subito esauditi, una specie di trapasso storico in cui da Tangentopoli ad oggi si sono garantiti il potere, e chi ha alzato la voce o ha iniziato a perseguire papà Renzi e governo, amici e parenti, è stato cooptato e messo di peso nella pubblica amministrazione (si tenga presente che un giudice in politica mantiene intatto posto e stipendio da giudice). La delinquenza e le cooperative danno i soldi alla sinistra tutta e la inseriscono e mantengono nei posti di governo, si veda l’attuale ministro del lavoro Poletti così come Delrio ora a fare affari al ministero dei lavori pubblici, collocano cioè propri esponenti in modo che ripaghino quanto dovuto con appalti e lavori cospicui. Ecco cos’è questo governo Renzi, ecco cos’è la politica della sinistra post partito comunista pagato dall’Urss, è alla base delinquenza, al livello intermedio cooperative degli amici, poi affari, e infine governo. Come farli saltare? Se ne è accorto adesso Berlusconi da chi è stato intortato e distrutto? Lo capiscono il centrodestra e la destra che verranno fatti fuori da ogni ganglo istituzionale, politico, sociale ed economico, ad uno ad uno, e che questo era il “disegno” iniziale? Come si è fatto a pensare diversamente quando, dall’inizio, Renzi è stato messo al governo non eletto, dopo Monti e Letta facce della medesima medaglia, per fare da prestanome e testa di legno al mondo della sinistra politica corrotta e delinquenziale, tanto quanto incrostata nel nostro Paese? Renzi non vuole il libero mercato, non vuole il merito, la competizione, getta fumo negli occhi quando dice di volerli, Renzi è stato imposto al governo per fare da banderuola e tenere in piedi il mondo delle coop, di Mafia Capitale, dei sindaci di sinistra pagati dai primi due (Coop e Mafia Capitale), degli amici degli amici nella pubblica amministrazione, nelle istituzioni, per garantire al giudicetto di turno che si agiti, un posto al sole, perché stia zitto e lasci a lui e ai suoi, alla banda bassotti d’Italia, ruberie e “sistema” corrotto e criminale. Sicuramente anti democratico. E’ per questo che sarebbe stato fondamentale bloccare da subito Napolitano e quello che stava facendo. Per far sì che non succedesse ciò che sta accadendo. E cioè il Paese strozzato piano piano, progressivamente, inesorabilmente, nella morsa di sinistra sino ad “esistere” solo per garantire il suo stesso “sistema”, di sinistra. Ma un “sistema” siffatto, è noto sui libri di storia, “macina”, mangia e trangugia, inghiotte se stesso. E’ solo questione di tempo. Renzi cadrà e il boato sarà enorme, portando giù con sé fino all’ultima particella della sinistra oggi al governo. Si spera succeda più prima che poi. Si spera l’evoluzione venga “aiutata”, assecondata, spinta. Per il bene e nell’interesse dell’Italia.

di Cesare Alfieri - 10 aprile 2015
fonte: http://www.opinione.it

Marò, l’India accelera? Fissata al 30 aprile la prossima udienza



Marò, l’India accelera? Fissata al 30 aprile la prossima udienza

Marò
, un caso dolorosamente interminabile. Dopo la concessione dell’estensione della licenza a Massimiliano Latorre, l’India si rituffa a capofitto nel merito accusatorio della vicenda che coinvolge i nostri due Fucilieri di Marina da tre anni ormai in ostaggio della magistratura asiatica, e dei suoi infiniti cavilli buroctraici e sulle estenuanti querelle legate alle attribuzioni giurisdizionali, (oltre che della inconcludenza della diplomazia internazionale). E e il fulcro nevralgico dell’intera storia processuale torna ad essere il ricorso – o meno – alla Nia, l’agenzia investigativa indiana.

Marò, torna in ballo la Nia?

Così, dal portale del massimo tribunale indiano, si evince che la ripresa delle discussioni dibattimentali in Corte Suprema a New Delhi sul ricorso italiano presentato per la non utilizzazione della polizia Nia nel caso che coinvolge i due militari del Battaglione San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, è stata fissata «in linea di principio» per il 30 aprile. Già nelle ultime ore, peraltro, il giudice Anil R. Dave, concedendo a Latorre una estensione della sua permanenza in Italia fino al 15 luglio, aveva indicato per l’udienza «l’ultima settimana di aprile». Una decisione maturata nel corso di un dibattito durante il quale è stato riesaminato l’iter giudiziario in cui sono sono coinvolti Latorre e Girone – quest’ultimo, come noto, ancora in India – che ha alimentato una discussione sulla necessità di sbloccare il processo nel suo complesso. E in particolare, ripartendo dall’affrontare quindi la questione del ricorso sulla Nia.

Un’accelerata improvvisa

E allora, nel corso dell’incontro di giovedì, non è passato di certo inosservato il fatto che il giudice Dave insistesse sulla necessità che «questo caso registri un avanzamento». Tanto che, stando ai media indiani, il magistrato rivolto all’avvocato del Fuciliere, Sole Sorabjee, avrebbe persino aggiunto: «Perché volete che una spada penda sulla vostra testa? Facciamo in modo che la questione sia decisa al più presto», firmando una ordinanza in cui si «dispone che la Cancelleria (Registry) notifichi questa petition nell’ultima settimana di aprile». In serata, poi, nel sito web della Corte è apparsa, relativamente al ricorso italiano sulla Nia (236/2014) la dizione: «In linea di principio da far figurare (in agenda) il 30 aprile 2015». Salvo ulteriori rinvii…

Caso Marò: il rebus del rientro di Latorre


 

 Caso dei 2 Fucilieri Di Marina: il rebus del rientro di Latorre – La scelta onerosa fra pietas indiana e onore italico.



La Corte Suprema indiana ha concesso, nella seduta straordinaria del 9 aprile, di procrastinare al 15 luglio prossimo il rientro in India del FCM Latorre, che si trova in Italia dalla fine di Agosto del 2014 per curarsi a seguito di un grave ictus. Sarebbe dovuto rientrare il prossimo 12 aprile, per ricongiungersi con l’altro Fuciliere Girone, trattenuto invece a Delhi in attesa di un fantomatico processo, che per il momento – dopo oltre tre anni – è ancora privo di formali capi di accusa.
La stessa Corte aveva già slittato il prossimo incontro dibattimentale a Luglio, tenendo fede a quei continui balletti e rinvii a cui siamo ormai abituati, ma – bontà sua – ha concesso la licenza a Latorre per motivi umanitari, e per il suo stato di salute, mentre giacciono inascoltati quei motivi assai più pregnanti connessi col diritto internazionale e l’immunità funzionale che spetta loro, come a tutti i militari in servizio comandato all’estero, e per i quali i 2 FCM devono essere giudicati solo in Italia.
Ancora una volta abbiamo atteso che arrivasse la data fatidica senza informazioni, con un silenzio assurdo e assordante, se non qualche uscita del premier che invitava “a pensarci, ma a parlarne il meno possibile” o di qualche ministro che sosteneva “l’indiscutibilità che il processo è nostro poiché accaduto, il fatto, in acque internazionali…”, mentre in realtà non sono note le azioni concrete, conseguenti, per dare sostanza a tali affermazioni: sta di fatto che il loro problema è tuttora irrisolto e le prospettive non sono rosee.
Ancora una volta la vita e il futuro dei 2 FCM sono nelle mani indiane a cui l’Italia rivolge una prece perché si commuovano e concedano la grazia; senza tuttavia imputare agli indiani, non proprio esenti da colpe, che con il loro agire e mantenendo in uno stato di detenzione i 2 fucilieri, ne stanno minando e rovinando la salute psico-fisica. Ancora una volta la palla è stata giocata da loro; noi ci adegueremo, magari soddisfatti della concessione, avendo abdicato da tempo a gestire il futuro dei nostri due marò, e “la loro spinosa situazione, ereditata dai precedenti governi” come ebbe a dire l’attuale premier, “attendendo, pensando, e sperando” nella benevolenza e nella pietas indiana, anche sopportando umiliazioni di fronte ai soprusi di Delhi.
Eppure, anziché stare in porta a parare colpi, avremmo potuto giocare anche noi la partita e tentare, almeno, di risolvere il rebus del rientro in modo assai più dignitoso, nobile e onorevole, senza “questuare” confidando soltanto nel buonismo degli indù. Sembra che, invece, nella nostra società sempre più liquida e rarefatta nei valori veri, il tragico nell’odissea dei 2 FCM appaia astratto e lontano, quasi da toglierlo dalla nostra memoria, e solo all’approssimarsi dell’emergenza subentra la fibrillazione, con l’accettazione supina di qualsiasi decisione altrui, e dimenticandoci dei codici etici ed anche della deontologia statuale. Se si pensa che tutto ciò sia lecito e normale e che ogni azione, ogni sentimento, ogni scelta possa essere ammessa e giustificata, ancorché condita con una buona dose di melina e da una ambigua quanto tollerata interpretazione politica dei fatti, venendo meno così anche ai nostri oneri e responsabilità, vuol dire che abbiamo perso i punti cardinali, che non c’è più un orizzonte statuale, che non tuteliamo più i nostri figli sfortunati. Significa rinunciare alla propria identità, ai propri doveri; significa non essere in grado di risolvere i problemi della propria comunità; significa aver perso il senso dello Stato, della memoria, senza più anticorpi che possano contrastare queste pericolose devianze dai principi fondamentali. Siamo solo capaci di minimizzare l’informazione, di negare l’esistenza di un problema che tocca direttamente l’onore nazionale, di una cancrena che non riusciamo ad affrontare né con i canali politici e diplomatici, né tanto meno a viso aperto, alla luce del sole. Anzi; siamo scaduti nell’umiliazione dopo che alcuni onorevoli avevano addirittura proposto di risolvere l’intricata situazione scambiando i 2 FCM con delinquenti indiani spacciatori di droga, con un baratto ignominioso; o, con una successiva “trovata”, facendoli dichiarare colpevoli e assassini ma “non intenzionali” , anche senza il loro assenso, pur di sfruttare un cavillo d’azzeccagarbugli che in teoria avrebbe potuto consentirne il rilascio avendo loro già scontato la detenzione di tre anni a fronte della pena massima prevista per tale reato, ridotta a due anni e mezzo. Un modo d’agire da magliari, più che da elementi statuali, senza alcun senso etico e civico e di certo offensivo della dignità e dell’onore, capisaldi del pensiero e degli obblighi dei militari verso la nostra Nazione. Dimentichi altresì che nel corso di tre anni gli indiani ci hanno fatto ingoiare di tutto, dagli inganni iniziali ai soprusi successivi, dagli sgambetti diplomatici ai ripetuti e surrettizi rinvii giudiziari, e perfino alla presa per i fondelli con una detenzione triennale pur in assenza di un qualsiasi capo d’accusa formale nei loro confronti. Abbiamo perfino sopportato l’onta della detenzione dei nostri soldati senza battere i pugni, neanche alzando i toni, per non disturbare gli indiani.
Gli onorevoli si sono tolti dall’impaccio con qualche telefonata di facciata, qualche intervista di circostanza per le festività , ma senza troppo coinvolgimento nella questione, senza fare rumore e soprattutto senza agire concretamente per la loro causa. I 2 FCM sono innocenti fino a prova contraria, e hanno fatto ciò che la missione antipirateria ed il loro dovere imponevano, anche se i fatti – per quanto noti – escluderebbero il loro coinvolgimento nel sinistro con il peschereccio Saint Anthony. Comunque sia, se devono subire un processo, non può essere che un Tribunale italiano a giudicarli: un diritto/dovere inalienabile che compete all’Italia, e all’Italia soltanto.
Che fare ora per risolvere il rebus del rientro di Latorre, che è rinviato a Luglio? La “Diplomatic road” ha ormai fallito su tutti i fronti ed anche il rischio che i mercati con l’India si siano chiusi, è ormai realtà. E’ tempo di fare scelte precise, e chi ha la carica di Ministro o di Premier di questa Nazione deve accollarsi gli oneri e le responsabilità del suo status, non solo gli onori. Non bastano certo i segnali, seppure tardivi, dati da alcuni nei tempi più recenti, come la nostra non partecipazione alle attività di anti-pirateria nell’ambito dei gruppi navali della NATO che operano nel bacino somalo, né la posizione recentissima presa dalla Mrs PESC nei confronti della visita del premier Modì in Europa fra qualche giorno. In quest’ultima circostanza bene ha fatto la Mogherini nel porre la questione dei 2 “mariners” come pregiudiziale per la visita a Bruxelles del premier indiano, nonostante l’invito fatto dal Presidente dell’UE. Tuttavia il risultato finale, pur a fronte della tanto sbandierata “stretta Unione europea degli Stati membri”, sarà che il premier Modì andrà direttamente a Berlino e a Parigi per concludere notevoli business bilaterali, lasciando in un angolo il resto della Comunità europea, e l’Italia in particolare. Se l’UE si fondasse davvero, come recita la sua Costituzione, sui pilastri della “solidarietà e della fratellanza”, ora potremo riscontrarne il reale significato; purtroppo la realtà è assai diversa. Sembra che, oltre a tali roboanti e ipocrite affermazioni di principio, non si vada, e quando si toccano “le tasche” e gli interessi, i pilastri dell’ amicizia, della fraternità e della solidarietà si sciolgono come neve al sole.
È pertanto astruso e perfino assurdo parlare di coesione europea, e del tutto anacronistico pensare di garantire la tutela della dignità nazionale. Quest’ultima, poi, è naufragata da qualche tempo, dopo i fatti del 23 marzo 2013 in cui i 2 FCM furono costretti, non certo spontaneamente, a rientrare per “una parola mai data”, con un voltagabbana istituzionale che resterà come una macchia indelebile nella nostra storia. Un rientro nefasto, una Caporetto, che non si sarebbe dovuta verificare se solo avessimo tenuto fede con coerenza ai reiterati proclami fatti a tutti i livelli nei giorni precedenti, e comunque risolvibili politicamente con dignità se avesse contato qualcosa la nostra sovranità –atteso anche le farisee affermazioni di Monti e Napolitano sulla questione- oppure anche giuridicamente con la nostra magistratura che aveva il dovere e l’onere di trattenerli in Italia, a prescindere!
Tant’è che tutti costoro potevano e dovevano agire, seppure con argomentazioni diverse, per trattenere in Patria i 2 FCM, ma tutti li hanno scaricati e riconsegnati agli indiani. Non c’era da inventare nulla; bastava riconoscere non fungibile il sacrosanto diritto della giurisdizione italiana sul caso da un lato, e dall’altro rispettare l’obbligo di non estradarli verso un Paese dove vigeva – e vige – la pena di morte, perché il caso fosse chiuso da oltre 2 anni. Invece non solo non si è optato per tali soluzioni, entrambe percorribili, ma col rientro dei Fucilieri e la firma delle garanzie nei confronti di Delhi, la posizione italiana sulla faccenda è risultata assai indebolita, se non irrimediabilmente compromessa. E ora siamo punto a capo, anzi peggio avendo uno dei FCM qui in Italia seriamente ammalato ed uno in ostaggio a Delhi: “un cul de sac” incredibile, da cui comunque bisogna uscire con onore, assumendosi gli oneri conseguenti!
Diverse possono essere le soluzioni, a seconda di ciò che si intende fare, basta avere ben chiaro lo scopo finale, e che non si traccheggi ulteriormente! L’unica cosa da NON fare è quella di rimandare Latorre in India, né ora né a luglio, anche perché le sue condizioni di salute non lo consentono; per questo, tuttavia, non bisogna nascondersi dietro un dito e addurre ad aspetti di pietas e umanitari che ci stanno in abbondanza, in trepida attesa della ricorrente e benevola sentenza indiana. Bisogna invece, senza indugi e dando una grande pubblicità internazionale all’evento, imputare all’India la causa e la colpa della sua malattia in relazione all’illegittima detenzione, senza capi d’accusa! E, nel frattempo, la nostra magistratura ordinaria e/o militare proceda al ritiro del suo passaporto, iniziando da subito il processo qui, a Roma: rinviarlo comunque a Delhi sarebbe un’ulteriore ammissione che l’India ha il pieno diritto nel giudicarli, e non l’Italia. Va inoltre e immediatamente avviata la strada dell’Arbitrato internazionale obbligatorio – già annunciato dal governo un anno fa, ma non ancora attivato – con la speranza che così venga tolto Girone come ostaggio in India e trasferito in un Paese terzo per il pertinente giudizio. Forse dietro questo stimolo giuridico dell’Arbitrato è possibile che il loro premier Modì si veda costretto a spingere per una soluzione politico-diplomatica della faccenda una volta per tutte; è netta la convinzione che anche l’India ne ha abbastanza del caso dei 2 FCM: questa potrebbe essere una via d’uscita più onorevole per entrambe le parti, pur mettendo a calcolo qualche irritazione indiana di facciata.
Altrimenti, anche se difficilmente nessun politico si assumerà la responsabilità di decidere in tal senso, l’unica soluzione è tenersi Latorre qui in Italia, e andarsi a riprendere Girone con qualche artificio o con la forza. Dunque nessuna questua, fiducia o riconoscenza agli indiani, ma un minimo di schiena dritta; e se qualcuno dovesse decidere per il rientro di Latorre in India, che sia a luglio o dopo, dovrà assumersene tutte le responsabilità e rispondere al Parlamento, all’opinione pubblica e alla compagine militare: non è più tollerabile calpestare l’onore degli italiani sulle spalle dei poveri 2 Fucilieri! Loro, i 2 Fucilieri, non sono figli di un Dio minore, né “carne da barattare”, ma nostri figli, dei migliori e di cui andare fieri e orgogliosi.

Giuseppe Lertora - 10 aprile 2015
fonte: http://www.liberoreporter.it