Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via email all'indirizzo edomed94@gmail.com Saranno immediatamente rimossi. L'autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.


Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

02/04/15

Intercettazioni, commissione Gratteri: "Punire la pubblicazione arbitraria"



Ora che la pubblicazione delle intercettazioni coinvolge una certa ala politica succede il finimodo, e oltre alla politica interviene anche il vicepresidente del Csm, e anche  il presidente della Commissione per la revisione della normativa antimafia Nicola Gratteri. 
Hanno solo lo scopo di "promuovere delle campagne diffamatorie" e, fare una "riforma degli ascolti", assicura Federica Chiavaroli (NCD), con il caso Lupi ancora caldo, "è una battaglia di civilta'".......... evvai !!!!!  Bentornati sulla Terra.

E non é un pesce d'aprile.
____________________

L'ex procuratore di Reggio Calabria presiede l'organismo che deve rivedere la normativa antimafia. L'annuncio arriva dopo le polemiche scatenate sul caso D'Alema 

"Pubblicazione arbitraria di intercettazioni", un nuovo reato da introdursi all'art. 595-bis c.p.: è una delle proposte della commissione per la revisione della normativa antimafia tra quelle "volte a colmare macroscopiche lacune emerse nella prassi in ottica 'effettivita' del diritto di difesa e riservatezza delle comunicazioni". La commissione è presieduta dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri.

Intercettazioni, commissione Gratteri: "Punire la pubblicazione arbitraria"

La politica torna a chiedere una riforma delle intercettazioni. Prima lo faceva FI per proteggere Berlusconi. Poi è stato il turno di Ncd dopo il coinvolgimento dell'ex ministro Maurizio Lupi nell'inchiesta grandi appalti. Ora è la volta del centrosinistra che definisce, come fa Massimo D'Alema, il cui nome spunta nelle indagini sulle tangenti di Ischia, "scandalosa e offensiva" la diffusione di conversazioni "che non hanno alcuna" rilevanza penale. Ma il governo, nonostante l'appello sempre più assordante a intervenire, non sembra intenzionato a forzare la mano.

"C'è un testo alla Camera", la riforma del processo penale depositato dal governo in commissione Giustizia, "si lavorerà su quello", avverte il Guardasigilli Andrea Orlando, secondo il quale "non c'è alcuna esigenza di fare un decreto", nè "di accelerare".

Eppure, oltre alla politica, stavolta scende in campo anche il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, che reputa "opportuno" un intervento del legislatore, non per "limitare l'intervento della magistratura" nè per "mettere il bavaglio alla stampa", ma per tutelare "l'onorabilità e la riservatezza delle persone non indagate". E interviene anche il presidente della Commissione per la revisione della normativa antimafia Nicola Gratteri che propone di "vietare l'inserimento del testo integrale delle intercettazioni nei provvedimenti dell'autorità giudiziaria ad eccezione delle sentenze, a meno che la riproduzione testuale non sia rilevante a fini di prova".

Ma l'intervento legislativo, invocato dalla politica, potrebbe tardare un bel po' visto che la riforma del processo penale, che contiene la delega sulle intercettazioni, è un provvedimento ampio e complesso. E' vero che la delega punta a tutelare soprattutto la "riservatezza" degli ascolti "attraverso prescrizioni che incidano anche sulle modalità di utilizzazione cautelare dei risultati delle captazioni". In particolar modo se non sono penalmente rilevanti. Ma i tempi si annunciano lunghi.

Sul tema comunque impazza la polemica visto che il testo anticorruzione appena licenziato dal Senato prevede che in caso di falso in bilancio si possano intercettare solo le società quotate e non quelle normali. "Sul falso in bilancio il Pd dichiara il falso e gioca alle tre carte", commentano i senatori M5S Maurizio Buccarella ed Enrico Cappelletti, perché così facendo "non si potranno effettuare intercettazioni nè per le cooperative rosse e bianche ne' per le fondazioni politiche che fanno girare milioni di euro".

Ma è sulla pubblicabilità o meno che imperversa la battaglia. Far finire sui giornali anche le conversazioni che nulla hanno a che fare con l'inchiesta in corso, aggiunge D'Alema che condivide l'appello di Legnini, ha solo lo scopo di "promuovere delle campagne diffamatorie". Ed Ncd, che prende le parti, oltre che di Lupi, anche della sottosegretaria Simona Vicari coinvolta nell'inchiesta sulle tangenti di Ischia, rincara la dose. Fare una "riforma degli ascolti, assicura Federica Chiavaroli, "è una battaglia di civilta'". Aspra, invece, la reazione di FI che con Maurizio Gasparri bolla come "patetico l'atteggiamento della sinistra". "Le autodifese sono ridicole - aggiunge riferendosi a D'Alema - e ancor di più lo sono le richieste di non pubblicare intercettazioni quando per anni si e' vergognosamente speculato su fatti privati e dati in pasto alla stampa solo perche' riguardavano il Cav".

1 aprile 2015
fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it

01/04/15

Da omosessuale ai gay: avete rotto le scatole!



Martedì 31 marzo 2015 – San Beniamino m. – Redazione SUD, canale 656 dt – Area industriale Porto Gioia Tauro 

2

Grazie a D*o, sono nato. Ed è già un regalo. Grazie a D*o, ho due genitori magnifici. Ed è il secondo regalo. Una Famiglia invidiabile. Ancora un dono. E potrei essere soddisfatto così. Ma ho il privilegio di avere gli amati Amici. Umani e non. E, soprattutto la Fede in D*o. Quel meraviglioso filo d’oro trasparente che mi lega al resto del Creato e mi fa sentire costantemente in compagnia.
Detto questo, come ogni umano ho le mie simpatie, le antipatie (che cerco di mitigare con la vicinanza alla fede), qualche virtù, più di una sregolatezza. Ho un carattere duttile con la povera gente e con gli umili, ma d’acciaio con gli arroganti e i prepotenti. Mi reputo coraggioso, ma sono pronto a gettare le armi se serve a salvare un’anima.
Non amo le regole imposte, né le categorizzazioni. Mi definisco libero, sperando di esserlo o di poterlo diventare. Vivo la vita e non temo la morte. Arriva per tutti, prima o poi. Non mi fa paura neanche la sofferenza: l’ho imparato da mio Padre, che se n’è andato patendo. Con dignità. Per me, Lui è stato il mio personale Gesù Cristo.

10Nino003

Mi sono sentito omosessuale, per la prima volta, dopo i vent’anni. Onestamente, mi sono turbato, poi ne ho parlato proprio con mio Padre. Mi chiese “Sei felice? Se lo sei, noi siamo felici per te!” Non si pose il problema: mi amava troppo. Continuò a spedirmi i pacchi pieni di leccornie calabresi con i pullman di linea. Roma profumava di pomodori secchi e pane cotto a legna. Ha accolto i miei compagni con lo stesso amore e rispetto che riservava a noi figli.
Alla Sua morte, mi sentii solo. Ma si fece subito sentire, per tranquillizzarmi. E mi sta ancora a fianco, Lui, Padre eterosessuale, a me, figlio omosessuale.
Lo stesso fa mia Madre, Mamma eterosessuale, con me, figlio omosessuale. Mi chiamo Nino, con la O finale e non faccio caso, vestendomi, se indosso una sciallessa o un giubbotto. Uso, alternando, profumi da donna o da uomo. Amo gli anelli. Tanti. Ma non consento a nessuno di sindacalizzarmi (*significato Treccani), né di catalogarmi. Mi chiamo Nino con la O finale e non sculetto (almeno non volutamente), non cinguetto quando parlo e non ho la Esse sibilante tipica della “categoria”.
Mi sono un po’ rotto, quello sì, di tutto questo parlare dei e sui gay. Mi sono scocciato di queste pretese INNATURALI di forzare la famiglia verso canoni che non le appartengono. Ho i maroni pieni di tutta questa campagna violenta e volgare contro chi non si piega alle nuove teorie (che tali restano) sui nuovi generi.
Ancora una volta, l’uomo si sta facendo infinocchiare da un qualche misterioso presunto profeta che, oggi e non ieri, predica l’appiattimento della magnificenza del Creato, la desertificazione dei sentimenti, la solitudine dell’anima e dei corpi. Mai la Libertà, e la coscienza di essa, arrivò a tale abominio. 

Nino by Antonuccio

Io resto come sono, semplice come un fiore di campo, complesso come il mistero della nascita, devoto come un bambino alla Fonte. Non mi chiedo perché: la risposta la so. Sono come servo. Alla Natura, all’equilibrio delle cose, a me e agli altri.  E mi auguro sia così per tutti. Forse, così potrebbero finire le guerre. Io parto da me.

Considerazione intima di un signore di 53 anni, casualmente anche omosessuale. Ma non solamente tale.

fonte: http://blog.ilgiornale.it/spirli

CASO MARO' - '' ALLARME! ALLARME! ALLARME! Marò: stanno combinando qualcosa di indecente ''






L’Italia ha presentato fin dal 18 dicembre una proposta riguardante una soluzione consensuale della questione dei due malcapitati Fucilieri di Marina in ostaggio degli Indiani.
Chi lo ha detto? Il Governo ne ha informato il Parlamento? E’ stata data risposta ad interrogazioni parlamentari? 
Nossignori. Parlamento, Stampa italiana, Cittadini Italiani (oltre naturalmente quei due insignificanti personaggi…) non meritano tanto. 
Si è saputo dalla Controparte, che, a questo punto non sa più bene quale sia, forte essendo il sospetto che la “controparte” dei due Marò e di chi si batte per loro sia a Nuova Delhi, non a Roma (e dintorni).
Dal diciotto dicembre ad oggi voci allarmanti sono circolate. Da parte della “controparte” italiana (si fa per dire) solo generiche espressioni che, da altre provenienti, si sarebbero dovute considerare tranquillizzanti. Nessun cenno alla proposta, che ora (cioè da tre mesi, un bel po’ anche secondo gli andazzi Indiani) “è allo studio” degli esperti Indiani. Dio ci salvi! Non dalle contromosse dei più o meno esperti (ma finora sono stati espertissimi nello spillarci quattrini, coprire responsabilità di loro connazionali e prenderci, poco diplomaticamente, per i fondelli).  Ci salvi dalla nostra “proposta”.
Una proposta riservatissima, segreta. Perché? Per non dispiacere agli Indiani? Ma via! Se sono stati loro a “rivelarne l’esistenza!”.
Riservata, segreta per l’Italia, gli Italiani, il Parlamento etc. Perché? La risposta è una sola: E’ UNA PROPOSTA INDECENTE, inconfessabile alla Nazione Italiana.
E’ da sperare che, almeno ora, quanti si sono messi a posto con la propria coscienza proclamando pappagallescarmente lo slogan “riportiamo a casa i nostri Marò”, si sveglino e cerchino, se ci riescono, di ragionare. E di non lasciar prendere, per loro tramite per i fondelli, già molto provati, il Popolo Italiano.

31/03/15

COOP ROSSE - '' Non solo Ischia. Tav, Molfetta e Mafia Capitale: tutti i guai delle coop rosse ''



Non solo Ischia. Tav, Molfetta e Mafia Capitale: tutti i guai delle coop rosse
 
Giustizia & Impunità
 

Non c'è solo l'inchiesta sul gas a Ischia: negli ultimi anni le cooperative emiliane, vanto e marchio storico della sinistra, sono state al centro di diverse indagini della magistratura: da quella sul passante dell'Alta Velocità di Firenze fino allo scandalo sugli appalti che ha portato al commissariamento del Pd capitolino
Non c’è inchiesta penale sulle grandi opere dal nord al sud dell’Italia che non veda coinvolta a vario titolo qualche grande cooperativa rossa emiliana. Ben prima dell’inchiesta sul gas a Ischia che ha portato in carcere il numero uno della Cpl Concordia, Roberto Casari, già da qualche anno le aziende, vanto e marchio storico della sinistra, assieme ai loro fatturati hanno infatti visto crescere il numero degli indagati nei consigli di amministrazione. Qui di seguito eccone solo alcune tra le più importanti vicende di questi anni.

L’inchiesta sul passante Tav di Firenze. Nell’autunno 2013 la procura della Repubblica di Firenze manda agli arresti domiciliari Maria Rita Lorenzetti, manager a capo della controllata Fs Italferr, in precedenza presidente Ds e Pd della Regione Umbria e vicinissima a personaggi politici del calibro di Anna Finocchiaro. L’accusa per Lorenzetti è quella di appartenere a una vera e propria associazione a delinquere in cui l’ex governatrice avrebbe messo a disposizioni le proprie conoscenze politiche in cambio di favori per lei e per i suoi famigliari. Nella stessa inchiesta finiscono sotto indagine alcuni dipendenti di Coopsette, un colosso dell’edilizia ‘rossa’ della provincia di Reggio Emilia. Ai domiciliari finisce anche il numero uno del consorzio Nodavia, nato per la costruzione del passante sotterraneo della Tav a Firenze e partecipato al 70% da Coopsette. Per quell’inchiesta la Procura ha recentemente chiesto per tutti gli imputati (32 in tutto) il rinvio a giudizio. Tra loro c’è anche Ercole Incalza.

Lo stesso Incalza che poche settimane fa è invece finito agli arresti nell’ambito dell’Inchiesta Sistema. Ancora una volta la procura di Firenze svela quello che, a parere dei pm Giulio Monferini e Gianni Tei, è un vero e proprio sistema corruttivo che influenza le più grandi opere italiane. Tra gli indagati non ci sono questa volta manager di coop rosse. Tuttavia nelle carte dei magistrati il riferimento al mondo della cooperazione torna sotto il nome della Cmc, la Cooperativa muratori e cementisti di Ravenna, la stessa che oggi sta scavando il tunnel per la Tav Torino-Lione in Val di Susa. La Cmc infatti faceva parte del consorzio Cavet, che anni fa ha portato a termine lo scavo nell’appennino per fare la tratta Tav Bologna Firenze. Secondo i magistrati la stessa Cmc aveva corrisposto a Incalza, capo della struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, compensi per 500 mila euro tra il 1999 e il 2008.

Il porto di Molfetta il senatore Ncd Azzollini. È ancora la Cmc un anno e mezzo fa a finire sotto i riflettori delle cronache giudiziarie, questa volta per la vicenda del Porto di Molfetta. Il Gip di Trani nell’ottobre 2013 infatti ordina i domiciliari per un dirigente comunale e per il procuratore speciale della Cmc, Giorgio Calderoni. Tra gli indagati spunta il nome del presidente della commissione bilancio al Senato, Antonio Azzollini, che per anni è stato sindaco di Molfetta e che i lavori per il porto (ora fermi) li aveva voluti. Secondo quanto ricostruiscono i pm, i costi sarebbero lievitati dai 70 milioni iniziali a quasi 150 milioni e gran parte di questi sarebbero andati a finanziare altre spese del comune (retto allora da Azzollini) che niente avevano a che fare con il porto. Nell’ottobre 2014 il Pd è stato determinante per respingere la richiesta della Procura di Trani di utilizzare alcune intercettazioni telefoniche – sempre relative all’inchiesta sul porto – in cui compariva il parlamentare.

Levorato e la Manutencoop. Parlare di Manutencoop significa parlare di chi in Italia, e forse in Europa, ha inventato il facility management: pulizie di uffici, ospedali, aeroporti, stazioni,manutenzione di impianti elettrici, idraulici, d’illuminazione, giardinaggio. Manutencoop fa un miliardo di fatturato l’anno. Intanto il suo numero uno Claudio Levorato è già finito indagato in diverse grandi inchieste. L’ultima in questione, a maggio 2014, è quella della procura di Milano sull’Expo. Levorato è indagato per rivelazione e utilizzo di segreti d’ufficio e turbativa d’asta in concorso. A trascinare Manutencoop e Levorato nell’inchiesta milanese è la gara per la Città della Salute di Sesto San Giovanni, un affare da 323 milioni di euro. Secondo la procura la gara sarebbe stata influenzata per finire poi in mano alla associazione temporanea d’imprese che Levorato e l’imprenditore Enrico Maltauro avevano costituito per l’occasione. Levorato è finito sotto indagine anche a Brindisi. Il manager e altri due uomini di Manutencoop nel maggio 2014 hanno infatti ricevuto un avviso di fine indagine. I sospetti riguardano una gara da quasi 10 milioni di euro per dei lavori all’ospedale Perrino della città pugliese. Secondo l’accusa le buste della gara d’appalto sarebbero state manomesse.

Tutte le inchieste del Ccc. E poi c’è il Ccc, il Consorzio cooperative costruzioni di Bologna. Un altro gigante coinvolto in tutte le grandi opere d’Italia degli ultimi 10 anni. Ma anche nei più grandi scandali giudiziari. Il Consorzio, 20 mila dipendenti e decine di cooperative affiliate, finisce implicato nel cosiddetto Sistema Sesto, lo scandalo che porta alla rovina politica di Filippo Penati, ex braccio destro di Pierluigi Bersani. I pm ipotizzano un giro di mazzette per ottenere concessioni edilizie sulle ex aree Falck di Sesto San Giovanni, tramite pagamenti ai Ds a livello locale. I reati contestati sono corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti. A essere indagato per il Ccc è il numero due, Omer Degli Esposti che risponde di concorso in concussione. Ma tutti i reati cadono in prescrizione va in prescrizione e l’inchiesta non arriva neppure a processo.
Il Ccc però balza agli onori delle cronache anche per due vicende di casa sua. Due grandi opere bolognesi mai entrate in funzione ma che si sono portate dietro grossi strascichi giudiziari. Per l’appalto del Civis, un curioso e mai entrato in funzione tram su gomma a guida vincolata, è indagato dalla procura di Bologna il numero uno di Ccc, Piero Collina, accusato di corruzione, frode e inadempimento di contratti in pubbliche forniture. Per quanto riguarda il People mover, la monorotaia che dovrebbe unire stazione e aeroporto, lo stesso Collina è invece imputato per i reati di turbativa d’asta e abuso d’ufficio: secondo i pm ci furono accordi occulti illeciti perché l’appalto venisse cucito addosso proprio al Ccc. Il 9 aprile partirà il processo.
Infine c’è Roma, dove l’inchiesta Mafia Capitale scoperchia un sistema in cui, secondo i pm capitolini, una banda criminale con a capo l’ex Nar Massimo Carminati, controllava molti appalti pubblici, molti dei quali comunali. Numero due di quella che è stata definita una vera e propria organizzazione mafiosa è Salvatore Buzzi, uomo di sinistra e capo della coop rossa 29 giugno, aderente a Legacoop. Una realtà nata dietro le sbarre a Rebibbia come sbocco per i detenuti che volevano rifarsi una vita con il lavoro. Ma finita inevitabilmente nella bufera dopo l’arresto del suo presidente.

di | 31 marzo 2015
fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

Perché i media non hanno compreso le elezioni in Francia?


Perché i media non hanno compreso le elezioni in Francia?


di D. Emone (The Fielder)*
Domenica 22 marzo si sono svolte in Francia le elezioni per i dipartimenti, corrispondenti alle nostre province, ma là sono ancora eletti direttamente. Fin dalla sera, sui media italiani, non si sono sprecati i commenti e le analisi prêt-à-porter a risultati ancora per nulla chiari. A risultati definitivi, ora, si possono analizzare le elezioni d’oltralpe e si può facilmente capire come l’informazione italiana abbia preso un ennesimo granchio nell’urlare alla sconfitta del Fronte Nazionale e al trionfo dell’ex presidente Sarkozy.
Iniziamo dai dati, quelli del Ministero dell’Interno, e non degli exit poll. L’alleanza tra la destra repubblicana dell’UMP e i centristi liberaldemocratici dell’UDI ha ottenuto il 28,8% dei voti, seguito dal partito di Marine Le Pen, in solitario al 25,2%, e dai socialisti insieme agli alleati, al 21,8%. La sinistra estrema nelle sue varie articolazioni si ferma al 6%, i verdi crollano al 2%, mentre vari candidati di «destra diversa» e «sinistra diversa» ottengono rispettivamente il 6,8% e il 6,7%. Queste due etichette comprendono candidati che a livello locale si schierano in un campo politico ma senza l’appoggio dei partiti, oppure con l’appoggio ma non ufficiale, mantenendo una denominazione formalmente distinta da quella dei grandi partiti nazionali. Mutatis mutandis, come certe liste civiche a livello locale che si trovano sparse per l’Italia.
Si può parlare, allora, di sconfitta del Fronte Nazionale? A parere di chi scrive, e di molti analisti francesi, no, per vari motivi. L’equivoco s’è generato poiché i sondaggi avevano previsto l’FN in testa col 30%, e invece è arrivato secondo con cinque punti in meno. Inoltre, alle elezioni europee dello scorso maggio, l’FN — peraltro con mezzo punto in meno — arrivò effettivamente al primo posto. Certo, oggi il partito dell’estrema destra non è più la prima forza politica francese, ma resta il primo partito, perché il centrodestra è riuscito a superarlo solo grazie all’alleanza tra centro dell’UDI e destra dell’UMP. Inoltre, bisogna considerare che partiva dal 15% delle corrispondenti elezioni del 2011, con un solo consigliere, e oggi ne ottiene già 6 al primo turno, oltre a qualificarsi al secondo turno in oltre 1.000 cantoni (le circoscrizioni che eleggono, ognuna, due consiglieri dipartimentali in ticket). Ma, al di là dei numeri, già di per sé eloquenti, la prova per il Fronte non era semplice, perché si tratta d’elezioni locali, in cui entrano in gioco dinamiche anche non sovrapponibili a quelle nazionali, con un sistema elettorale maggioritario che storicamente lo sfavorisce, e in un contesto senza praticamente consiglieri uscenti su cui poter contare.
Manca l’exploit del 30%, ma conferma (aumentando anche in termini di voti assoluti) le progressioni degli ultimi anni e continua il processo di radicamento territoriale nelle istituzioni locali, dopo l’elezione dei primi sindaci frontisti un anno fa. Ci si può chiedere se il 25% sia una barriera non oltrepassabile, un limite fisiologico per questo partito «antisistema», e se reggerà in contesti in cui l’affluenza non si attesta sul 50% (era prevista inferiore), ma al 75% almeno, come alle presidenziali.
In seconda battuta, ha davvero vinto Sarkozy? A prima vista, l’alleanza della destra e del centro è al primo posto, e si direbbe di sì, ma la realtà è più complessa. Parlando sempre di numeri, le liste dell’UMP e dei centristi alle europee dello scorso maggio (quando l’ex presidente non era ancora tornato in campo) si presentarono separate, ottenendo rispettivamente il 20% e il 10% circa: sommate, superarono il 28,8% di questa tornata. Paragone da prender con le pinze1 ma che rende l’idea del motivo per cui parlare di trionfo è ingiustificato. Certo la destra ha vinto le elezioni, e sarà ancor più evidente dopo il secondo turno, ma il merito non pare da attribuire a Sarkozy. La sua elezione alla guida dell’UMP, con le votazioni di fine novembre ristrette agli iscritti, non fu un trionfo: di fronte ad avversari di scarsa rilevanza, ottenne solo il 64%. Questo anche perché all’interno del suo stesso movimento restano parecchie divisioni, e l’idea di una sua ricandidatura alla presidenza della Repubblica nel 2017 è fortemente avversata da molti esponenti di spicco, tra cui gli ex premier Juppé e Fillon, pronti ad avversarlo alle primarie.
Come s’è detto, decisivo è stato l’apporto dei centristi per arrivare in prima posizione, e proprio il rapporto col centro è un tema di polemica ricorrente tra Sarkozy e Juppé. Il secondo vorrebbe un’alleanza larga comprendente anche il MoDem di Bayrou; il primo li vorrebbe escludere per vendicare l’appoggio dato da questo a Hollande nel secondo turno delle elezioni presidenziali del 2012. In secondo luogo, l’onda di vittorie del centrodestra a livello locale non inizia certo oggi, ma già subito dopo i primi mesi del mandato d’Hollande, e prosegue con la netta vittoria delle comunali del 2014. In sintesi, è sicuramente un buon risultato, figlio anche della grave difficoltà in cui versa la sinistra in Francia, ma è lungi dall’essere un biglietto di sola andata direzione Eliseo per Sarkozy. Egli ha sicuramente avuto il merito di portare un po’ di chiarezza in un partito che aveva visto, dopo la sua uscita di scena, lotte fratricide, elezioni interne contestate, e l’assenza di un leader. Tuttavia, la sua popolarità non è quella di un tempo, e i francesi sono ancora delusi dal suo quinquennato. La strategia di tornare presidente solo grazie alla paura per l’avversario (Le Pen) o all’essere considerato semplicemente «meno peggio» (Hollande) si rivela pericolosa ed esposta a rischi: il 2017 è ancora lontano.
E, in tutto ciò, i socialisti? Chiaramente è una dura sconfitta, ma non una catastrofe. Come si suol dire, una volta toccato il fondo (14% alle scorse europee), scendere ancora è impossibile. Grazie a un recupero di partecipazione al voto, ad alleanze a macchia di leopardo con gli altri partiti di sinistra, allo storico radicamento (anche clientelare, in alcuni casi) e al crollo degli ecologisti, il 20% viene superato. Sarà però il secondo turno a rendere più negativo il risultato: le previsioni dicono che, dei 60 (su 100) dipartimenti che erano governati dal PS, meno di 40 vedranno confermata l’amministrazione socialista. L’impopolarità d’Hollande non è stata nemmeno significativamente scalfita dal clima d’«unità repubblicana» che ha seguìto i terribili fatti di Parigi. L’economia non dà segni importanti di crescita, i disagi sociali restano elevati, e questo non può che nuocere al risultato del partito di governo. Tuttavia, con la nomina di Manuel Valls a primo ministro e, soprattutto, d’Emmanuel Macron a ministro dell’Economia, il presidente ha dato una svolta «socio-liberale» alla sua politica, e il governo ha portato avanti alcune riforme per liberalizzare l’economia, facendo d’altro canto sollevare la sinistra del partito, che s’è più volte espressa in dissenso in parlamento. Questo il difficile compito dei socialisti per tentare di risalir la china: aprire al centro senza lasciare autostrade a sinistra. Ma, soprattutto, cercare di rimettere in moto l’economia.
Proprio sull’economia si giocherà, infatti, buona parte delle chance di tutti i pretendenti alla vittoria tra due anni, e queste elezioni non sono che un piccolo indice. Ma attenzione a dare per morta Marine Le Pen e per risorto Nicolas Sarkozy: la partita è ancora tutta da giocare. Checché ne dicano i media italiani, sempre alla ricerca di nuovi fenomeni all’estero e sempre pronti a cadere dalle nuvole quando non si accorgono dei processi in atto.
1 Innanzitutto perché in questa tornata d’elezioni dipartimentali non si sono espressi gli elettori delle città di Parigi e Lione, che in base alla riforma territoriale hanno uno statuto particolare. Inoltre, perché il fenomeno delle liste di «destra diversa», tipico delle elezioni locali, non si presentò alle europee. Infine, giova ricordare che la differenza dei sistemi elettorali (maggioritario «binominale» a doppio turno per le dipartimentali, proporzionale con sbarramento al 4% per le europee) influenza le scelte degli elettori.

25 Marzo 2015

Fonte: The Fielder http://thefielder.net/25/03/2015/perche-i-media-non-hanno-compreso-le-elezioni-in-francia/

tramite: http://www.lanuovaitalia.eu