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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

31/03/15

Camorra e servizi, incroci pericolosi su D'Alema



Nell'inchiesta che ha portato all'arresto del sindaco di Ischia spunta il nome dell'ex premier
Massimo D'Alema/Andreas Solaro/Getty Images

Massimo D'Alema/Andreas Solaro/Getty Images

 

INDICE ARTICOLO

  1. Vini e servizi segreti
  2. A caccia di voti
  3. I bonificia di Cpl alla Fondazione di d‘Alema
  4. L'ombra della camorra su Cpl-Concordia

Massimo D’Alema, ex presidente del Consiglio, ex ministro degli Esteri, già segretario dei Ds, detto baffino, presidente della Fondazioni Italiani Europei, ora esponente di spicco della minoranza piddina che si oppone a Matteo Renzi, finisce  tra le carte dell’inchiesta sulle presunte tangenti per le opere di metanizzazione nell’isola d’Ischia. Ci finisce con «le mani nella merda» citando un’intercettazione di Francesco Simone - il responsabile delle relazioni esterne della cooperativa rossa Cpl Concordia arrestato per associazione a delinquere, corruzione e riciclaggio - che chiama in causa la necessita' di "investire negli Italiani Europei dove D'Alema sta per diventare Commissario Europeo" in quanto “...D'Alema mette le mani nella merda come ha già fatto con noi ci ha dato delle cose”.

D’Alema viene tirato in ballo più volte, non solo per la presentazione del suo libro o del vino della cantina Falesco, tra gli olivi umbri di Montecchio 
L’ex premier non è indagato, ma nel capitolo che i magistrati partenopei gli dedicano ci sono degli omissis per necessità investigative, segno che le indagini continuano. Del resto, «la merda» è molta tra le carte dell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere anche il sindaco ischitano Giuseppe Ferrandino, Nicola Verrini, della Concordia e Massimiliano D’Errico, imprenditore con interessi a San Marino e Tunisia, per i medesimi reati. D’Alema viene tirato in ballo più volte, non solo per la presentazione del suo libro o del vino della cantina Falesco, tra gli olivi umbri di Montecchio. C’è l’ombra deli casalesi, ma c’è pure la richiesta di favori per far entrare un carabiniere amico nei servizi segreti: D’Alema è stato presidente del Copasir nella precedente legislatura e Marco Minniti, sottosegretario con delega ai servizi, è un dalemiano di lungo corso. Si fa cenno a imprenditori che lavorano in Vaticano, come alla cricca di Diego Anemone e Angelo Balducci, collegata all’ultima inchiesta sulle Grandi Opere di Ercole Incalza. Ci sono pure alleanze inusuali con Antonio Di Pietro, ex pm di Mani Pulite ora in pista per candidarsi a sindaco di Milano. La Cpl, la più antica cooperativa rossa, a detta di Simone, poteva arrivare ovunque.

A proposito dei rapporti con D'Alema, scrivono i magistrati “appare significativa la vicenda dell'acquisto da parte della Cpl di alcune centinaia di copie dell'ultimo libro del politico nonchè di alcune migliaia di bottiglie del vino prodotto da un'azienda agricola riconducibile allo stesso d'Alema”. È lo stesso Simone, nell'interrogatorio del 6 novembre 2014 a spiegarlo: “Confermo che la CPL ha acquistato 2.000 bottiglie di vino prodotte dall’azienda della moglie di D’Alema, tuttavia posso rappresentarvi che fu Massimo D’Alema in persona, in occasione di un incontro casuale tra me, lui, il suo autista e il presidente Casari, a proporre t’acquisto dei suoi vini”.
D'Alema: «una forma di persecuzione contro una persona che non ha fatto nulla e non ha alcuna responsabilità pubblica»
L'ex presidente del consiglio dal canto suo commenta sottolineando che dalla vendita dei vini non si configura «nessun illecito o beneficio personale», per quella che considera «una forma di persecuzione contro una persona che non ha fatto nulla e non ha alcuna responsabilità pubblica. Tra l'altro non sono indiziato di nessun reato e vorrei essere lasciato in pace. Questa indagine - spiega ancora D'Alema - dura da diversi anni. Se io avessi compiuto dei reati e visto che queste persone sono state sentite dai magistrati, credo proprio che i magistrati mi avrebbero mandato un avviso di garanzia. Se nessuno ha ritenuto di dovermi indagare, allora vuol dire che non sono sospettato di aver compiuto alcun illecito»
E poi ci sono le richieste di favori per entrare nei servizi segreti. E’ sempre Simone a parlare in un’intercettazione di un suo amico che si è appena laureato Carabiniere a Vicenza e vorrebbe andare a lavorare nei servizi

cpl-intercettazioni

Gli inquirenti lo scrivono nero su bianco: «Francesco Simone profonde ogni sforzo per procacciare voti al Sindaco di Ischia in vista delle imminenti elezioni europee», e per farlo tira in ballo anche l’avvocato Rosaria La Grotta (non indagata), una che in Puglia «vale cinquemila voti», e che, dice ancora Simone intercettato «era la punta di diamante elettorale del compagno Massimo D’Alema».

interrogatorio-simone-dalema 

Punta di diamante che in passato è stata candidata dall’Italia dei Valori in quel di Taranto nel 2008 e consigliera dell’allora ministro delle Infrastrutture e Trasporti Antonio di Pietro. Insomma, un cavallo di razza conterranea dello stesso “compagno” D’Alema, che nel 2015 frequenta ancora, come si legge tra le righe dell’inchiesta, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La Grotta vale voti, nel 2008 però non viene eletta (così come risulto prima dei non eletti alle provinciali del 1999, alle Politiche del 2001 e alle Regionali del 2005), evidentemente però i buoni uffici al ministero che fu dell’ex pm sono rimasti.
In un'altra inchiesta a Roberto Casari della DDA di Napoli, ex presidente di Cpl, contestato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dei lavori di metanizzazione compiuti tra il 1999 e il 2003 nel casertano
Pur di rastrellare voti ci si rivolge anche a comunità ben precise: è sempre Francesco Simone, Responsabile delle relazioni esterne della  Cpl a muoversi per cercare di rastrellare voti in favore di Ferrandino. Si rivolge così all’ambasciatore albanese andando sul discorso dei cittadini albanesi con cittadinanza italiana. Per Simone l’intermediazione dell’ambasciatore albanese potrebbe portare nell’urna in favore del sindaco di Ischia almeno «10mila voti».

Gli uomini della cooperativa intanto si muovono a livello politico e in politica un ruolo fondamentale lo giocano le varie associazioni e fondazioni che fanno capo alle correnti dei partiti. Così arrivano i finanziamenti alla fondazione di Massimo D’Alema, Italiani Europei. Nel corso di una perquisizione effettuata il 20 novembre del 2014 presso la sede della Cpl Concordia gli investigatori hanno sequestrato tre dispositivi di bonifici in favore della stessa fondazione per una cifra complessiva di 20mila euro.

Per Cpl però i grattacapi non si fermano con gli arresti di oggi: un mese fa infatti c’è stata l’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex presidente Roberto Casari, sempre da parte della procura di Napoli, che gli contesta il reato di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dei lavori di metanizzazione compiuti tra il 1999 e il 2003 nel casertano. Secondo la direzione direzione distrettuale antimafia di Napoli i subappalti sarebbero finite a ditte riconducibili ai boss locali e anche i lavori avrebbero presentato anomalie tra cui la collocazione delle tubature a 30 centimetri dal suolo anziché a 60 come previsto dalla normativa per la sicurezza dei cittadini. Anche qui, nel momento in cui gli arrestati parlano intercettati dell’argomento i pm fanno ricorso ad “omissis” perché oggetto di altra inchiesta.



Caso Marò: ci avviamo verso l’ennesima sconfitta…

manifesto salviamo i nostri marò 


Fra 12 giorni Massimiliano Latorre dovrebbe rientrare in India mentre Salvatore Girone continua la sua lunga solitudine preparandosi a trascorrere anche la Pasqua a Delhi.
Fino ad oggi solo silenzio assordante iniziato dopo le ultime parole del Premier Renzi che invitava a non parlare, seguite da quelle del Ministro Gentiloni che informava che si stava discutendo con l’India una proposta italiana, impegnando anche i nostri Servizi di Intelligence, nemmeno si stessero barattando ostaggi rapiti da terroristi.
Parole quelle del Ministro degli Esteri confermate improvvisamente dal suo equivalente indiano  e che ricordavano a chi ha seguito fin dall’inizio la vicenda,  un’ipotesi vergognosa per la visibilità internazionale dell’Italia: quella di accettare che l’India “punisse” i due Fucilieri di Marina con una modesta condanna, rimandandoli poi in Italia in base all’accordo bilaterale sullo scambio di prigionieri dell’11 agosto 2012.
Ieri, improvvisamente,  un’ANSA rompe il tacere istituzionale ed  informa che una delegazione della commissione Difesa della Camera dei Deputati si era recata a Taranto in visita al convalescente Latorre, proponendoci dichiarazioni del Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati che inducono, almeno in chi scrive, un dubbio. Forse da Delhi stanno arrivando notizie non rassicuranti per la soluzione della vicenda ed avvicinandosi la scadenza del 12 aprile dopo tanto silenzio era opportuno un segnale “politico”.
Scarne parole di circostanza quelle dell’Onorevole  Elio Vito “Massimiliano è un uomo forte, ma allo stesso tempo è provato e segnato da questa esperienza”. Un umano segnale di vicinanza alla persona sofferente, ma che non ci dicono nulla su quello che lo Stato sta facendo per risolvere il problema.
Il dubbio aumenta continuando a leggere la dichiarazione del Presidente.   ”Siamo venuti qui per esprimere alla vigilia della scadenza del rientro in India una diversa consapevolezza ……. Noi pensiamo che non dobbiamo discutere in questi giorni se Massimiliano Latorre deve o meno tornare in India, ma dobbiamo discutere di come Salvatore Girone deve tornare in Italia”.
Affermazioni che inducono un unico pensiero : il tempo del confronto dovrebbe essere finito ed invece si continua a brancolare nel buio. Siamo ancora lontanissimi da una soluzione della vicenda che non sia fondata su compromessi, anche se l’Onorevole Vito conclude riaffermando “la necessità di ricorrere alle autorità internazionali per la risoluzione del caso” e sollecita che le Istituzioni ringrazino i nostri militari impegnati in operazioni rischiose, delicate, nell’interesse del  Paese.
Parole che abbiamo già sentito varie volte in questi tre anni, ripetute in ogni circostanza ufficiale ed anche “ritagli” di discorsi ufficiali ai massimi livelli Istituzionali. Sempre eguali nei contenuti e nella terminologia, riproposte senza nemmeno tentare di rinnovarne la forma ricorrendo alle diverse opzioni lessicali che la lingua italiana mette a disposizione.
Anche questa volta viene rispettata una tradizione tutta italiana mai mutata nel tempo. Parole molte, fatti pochi. Espressioni di intenti istituzionali che mi tornano alla mente a distanza di qualche decennio. Parole che in un certo senso offendono l’intelligenza e l’etica dei militari che operano nel mondo per garantire sicurezza, in particolare per coloro (morti, feriti ed invalidi)  che hanno donato la loro vita allo Stato per affermare i valori dell’Onore e della lealtà.
Testimonio, per averlo vissuto in prima persona molti anni orsono,  che le abitudini non sono mutuate nel tempo, le parole di oggi sono  pressoché analoghe a quelle  che udivo ogni volta che partivo o rientravo da una missione all’estero a partire dagli anni ’80.


Fernando Termentini - 31 marzo 2015
fonte: http://www.liberoreporter.it/



Chi è il Generale Termentini?

gen-termentini 

Ho frequentato l’Accademia Militare e lavorato come Ufficiale dell’Arma del Genio per 40 anni. Ho partecipato a missioni di Peace Keeping in Somalia, Bosnia, Mozanbico e quale esperto nel settore della bonifica dei campi minati e degli ordigni esplosivi in Kuwait, Bosnia, Pakistan per l’Afghanistan in occasione della Operation Salam. Una volta congedato ho fornito consulenza nel settore della bonifica ad ONG ed alle Nazioni Unite.

Marò: e ora Latorre deve tornare in India

Nessuna novità dalle "trattative riservate" e tra pochi giorni scade la licenza per malattia


Maro, Bonino, Ue in pressing

 
A dodici giorni dalla fine del permesso per cure mediche, «Massimiliano è un uomo forte, ma allo stesso tempo è provato e segnato da questa esperienza». È questo l'amaro commento di Elio Vito, presidente della Commissione Difesa della Camera, dopo l'incontro a Taranto con Massimiliano Latorre, alle prese con le conseguenze dell'ictus e dell'operazione al cuore a cui si è sottoposto a Milano. Sul tavolo del governo indiano c'è la proposta di soluzione avanzata dall'esecutivo italiano e anche per questo Vito ha «una diversa consapevolezza».
«Naturalmente non spetta a noi prendere le decisioni - ha spiegato a margine della visita a casa Latorre con i colleghi della commissione - ma pensiamo che non dobbiamo discutere in questi giorni se Latorre deve o meno tornare in India, ma dobbiamo pensare a come Salvatore Girone deve tornare in Italia». La prospettiva prioritaria individuata, quindi, è quella di riavere entrambi i fucilieri in Patria. Le condizioni fisiche di Latorre (costretto ad una quotidianità angosciosa tra cure sanitarie in ospedale e la spada di Damocle della fine del permesso), infatti, allontanerebbero l'eventualità di un rientro a Nuova Delhi: «La salute del fuciliere tarantino non giustifica - ha aggiunto Vito - il suo rientro in India. Il viaggio potrebbe aggravare la situazione». Ogni risoluzione si dovrà basare su «una strategia che restituisca l'onore e la dignità» ai due marò, che sino a prova contraria, «hanno diritto a essere considerati innocenti, tenendo inoltre presente che hanno già espiato, pur essendo innocenti, una pena assai grave: oltre tre anni di detenzione».
La visita a Taranto della commissione Difesa della Camera evidenzia l'attenzione del Parlamento per la crisi internazionale con l'India, un segnale di vicinanza ai fucilieri e alle loro famiglie: «I due marò - ha specificato Vito - non devono essere lasciati soli perché la loro vicenda riguarda tutto il nostro Paese. Questa commissione si è occupata costantemente della loro condizione».
Sullo sfondo c'è la scelta di disimpegno dalle missioni internazionali antipirateria, in attesa di una risoluzione positiva della vicenda dei militari pugliesi, i quali, ha puntualizzato Vito, «hanno diritto a vedere riconosciuta la cosiddetta immunità funzionale nelle loro attività; hanno diritto che, per qualsiasi incidente dovesse accadere, prevalga il diritto internazionale e siano sottoposti alla nostra giurisdizione». Di contro ci sono gli effetti virtuosi della presenza dei militari in una zona nella quale gli endemici attacchi dei pirati stavano mettendo a rischio la sicurezza di tanti mercatili (anche italiani): «Nei giorni scorsi in Parlamento, si è deciso di porre termine a questa esperienza della presenza di nostri militari su navi mercantili privati, ma vanno ringraziati i fucilieri Latorre e Girone e tutti i nostri militari perché gli attacchi dei pirati sono diminuiti, al punto di arrivare allo zero». «I nostri militari - ha concluso Vito - vanno ringraziati perché hanno svolto operazioni rischiose, delicate, nell'interesse della nostra comunità, del nostro Paese, delle nostre navi, del nostro personale».
La visita dei parlamentari ha rincuorato Massimiliano Latorre: «È una vicenda - ha commentato la compagna Paola Moschetti - che dura da troppo tempo, ma questo non è stato un elemento che ci ha fatto perdere la speranza. La Commissione Difesa si è sempre interessata del caso con iniziative e visite, compresa quella a Nuova Delhi dello scorso anno e di questo ringraziamo tutti i componenti».

Michele De Feudis - 31 marzo 2015
fonte: http://www.iltempo.it

30/03/15

Marò, M5S al Governo: «Più fatti, meno parole»


marò
Marò, M5S al Governo: «Più fatti, meno parole»

Emanuele Scagliusi, membro della commissione Affari Esteri, critica la scelta di partecipare a missioni antipirateria con i due fucilieri ancora sotto processo

Il deputato del M5S, Emanuele Scagliusi, attacca il Governo: «Sui marò, da Renzi solo promesse da marinaio».
Il componente della commissione Affari Esteri bolla come incoerente il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, dopo le recenti dichiarazioni di quest’ultima sul disegno di legge in materia di antiterrorismo che farebbero pensare ad una retromarcia rispetto all’iniziale volontà di via XX settembre di non partecipare a missioni antipirateria in India se non prima del rilascio dei due fucilieri accusati dell’omicidio di due pescatori indiani.
«Siamo di fronte all’ennesima beffa da parte del Governo Renzi – denuncia Scagliusi – che come al solito agli annunci fa seguire il nulla. Al momento di discutere gli emendamenti del M5S, è arrivato il parere negativo di Governo e maggioranza. Quindi in pratica non cambia niente e anche con questo decreto si proroga la partecipazione dell’Italia alle missioni antipirateria».
«Unica concessione del Governo al M5S – ribadisce l’esponente pentastellato – è l’inserimento anche in questo decreto della promessa che “conclusa la missione in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e comunque non oltre la data del 30 settembre 2015, la partecipazione dell’Italia alla predetta operazione sarà valutata, sentite le competenti commissioni parlamentari, in relazione agli sviluppi della vicenda dei due fucilieri della Marina militare attualmente trattenuti in India”».
Una riformulazione che, però, Scagliusi considera «una presa in giro» in quanto «il Governo non riesce a prendere una posizione ferma e quando si tratta di mettere nero su bianco sugli atti, le sedi istituzionali sono sempre latitanti. Mi sento preso in giro da pugliese prima ancora che da membro della commissione esteri. Insieme ai miei colleghi del M5S, continuo nella battaglia diplomatica in tutte le sedi istituzionali per riportare Massimiliano e Salvatore a casa».

30 marzo 2015
fonte: http://www.corriereditaranto.it

La famiglia, fulcro centrale della vita dell'uomo - un articolo dell'aprile 2003.



 

Riflessioni su un tema di capitale importanza - (Famiglia e Società)

La ripresa non può che avvenire esaltando il ruolo educativo e formativo della famiglia, facendo sì che le scelte, quelle più importanti, trovino in essa il sostegno adeguato.
La famiglia italiana, secondo i dati forniti dall'ultimo rapporto ISTAT, diventa sempre più piccola, con un numero medio di componenti di 2,7. Le modifiche che la interessano direttamente non riguardano solo l'aspetto quantitativo, ma anche l'aspetto qualitativo, ossia il tipo di aggregazione che si instaura. Nella società del nostro tempo, alla famiglia plurinucleare o allargata si sostituisce rapidamente la famiglia ristretta o mononucleare.
Aumentano i "single", le coppie con un solo figlio e le coppie di fatto senza prole.
Dati questi che evidenziano una profonda crisi della famiglia, segno tangibile che attraverso le inevitabili evoluzioni della società si generano profonde conseguenze sul modo di vivere dei singoli, dei gruppi sociali e, inevitabilmente, della famiglia.
Anche la nostra società ha perso le proprie difese con la destrutturazione della propria cultura di riferimento, che ha sempre considerato la famiglia come realtà che sta alla base della formazione dell'uomo e della società: la famiglia intesa come "seminarium rei publicae", cioè realtà che dà vita alla società stessa e nella quale si alimentano preziosi processi di umanizzazione e socializzazione dell'uomo.
La famiglia, da sempre, si configura come l'istituzione sostanzialmente più stabile della convivenza umana, conservando pressochè intatta, pur nel mutare dei tempi e delle condizioni storiche, la sua natura fondamentale, costituita da rapporti, vincoli, sentimenti esclusivi e privilegiati.
E' inutile negare che la vera famiglia, quella nella quale non si riscontrano futili divisioni, consente di perseguire contemporaneamente importanti conquiste, peraltro con il minimo sforzo: invero è la famiglia che rende l'uomo consapevole della propria dignità personale, lo arricchisce di profondità umana, lo inserisce gradatamente nel tessuto della società, lo fa uscire dall'anonimato, dandogli consapevolezza dell'unicità e irripetibilità dell'esistenza umana.
Il momento di difficoltà che l’ "istituzione" famiglia attraversa, è la conferma di una crisi involutiva che investe l'intera civiltà e che provoca condizioni esistenziali di degrado, oltre che di allarmismo.
Insicurezza e ricerca di punti di riferimento alternativi alla figura del padre, l'incapacità di instaurare rapporti stabili e la disponibilità verso suggestioni violente e di gruppo sono i frutti della destabilizzazione della famiglia.
Cosa fare allora? Quale strada intraprendere per uscire dall'impasse che sembra arrestare sul nascere ogni esigua e flebile speranza di ripresa e rinnovo? Quale terapia adoperare per avviare il tanto atteso "rilancio" delle nostre coscienze?
"Siamo oppressi, non schiacciati", ha dichiarato Giovanni Paolo II, durante l'Angelus di domenica 19 gennaio 2003: oppressi dalle tragedie della vita che spesso sconvolgono la pacata quotidianità di intere famiglie, oppressi dall'incertezza del futuro, oppressi dalle violenze dei conflitti (armati e non).
In un contesto così negativo e allarmante, tuttavia, vi sono le risorse e le potenzialità per riprendere il controllo della nostra esistenza, evitando, così, di essere schiacciati definitivamente dal lassismo cronico.
E la ripresa non può che avvenire esaltando il ruolo educativo e formativo della famiglia, facendo sì che le scelte, quelle più importanti, trovino in essa il sostegno adeguato. Chiaramente questo discorso va riferito principalmente ai giovani, che molto spesso vagano nel buio alla ricerca di falsi miti e di false illusioni, dimenticando che la famiglia costituisce la più solida ancora di salvezza e rappresenta quel faro che, incessante, illumina i percorsi della vita quotidiana.
Peraltro, la tendenza dei giovani a non costituire una propria famiglia non è imputabile esclusivamente ad atteggiamenti infantili o irresponsabili.
Le nuove generazioni tendono a valutare con maggiore consapevolezza i tempi e le condizioni per affrontare un "passo" decisivo come quello del matrimonio.
Per i giovani il vincolo familiare deve essere giustificato da una reale corrispondenza di affetti, di stima, di comprensione: si tende sempre più a cercare di costituire una famiglia vera, non puramente formale o di convenienza - come spesso accadeva per il passato -, che sia costruita su basi economiche salde o, almeno, non precarie. Questa acuta coscienza dei reali problemi spinge i giovani, quindi, a rimandare a tempi più favorevoli l'assunzione di un vincolo sacro, che trova il suo giusto compimento nella formazione di una famiglia.
Non si dimentichi, tuttavia, che sono i rapporti familiari interni che danno la forza per affrontare qualunque ostacolo, qualunque delusione, qualunque incertezza la vita ci riserva.
Se la famiglia riacquisterà quella posizione di centralità, che le spetta di diritto all’interno della nostra società, valorizzando sensibilmente il dialogo interno (momento educativo di crescita e maturazione) e promulgherà principi sani e valori forti, sicuramente si creeranno le precondizioni per avviare il tanto decantato processo di rinnovo spirituale, morale, sociale e civile.