Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via email all'indirizzo edomed94@gmail.com Saranno immediatamente rimossi. L'autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.
Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.
I 15 ex consiglieri regionali del Partito democratico
saranno interrogati dalla Procura di Rieti nelle prossime settimane,
prima che il procuratore generale Giuseppe Saieva decida per chi
chiedere il rinvio a giudizio e per chi l'archiviazione. E il clamore
suscitato dall'inchiesta per peculato che analizza i rimborsi presentati
nel triennio che va dal 2010 al 2012 è destinato a farsi sentire ancora
di più: nell'elenco degli indagati, compaiono nomi di peso del Pd
attuale, come l'ex capo segreteria del sindaco Marino, Enzo Foschi, il
sindaco di Fiumicino (allora capogruppo) Esterino Montino, Marco Di
Stefano già indagato per corruzione a Roma e altri cinque senatori. In
totale, gli indagati sono 41 e gli ammanchi contestati 2,6 milioni.
L'indagine, tra l'altro, può ora contare su una collaborazione che
potrebbe rivelarsi utilissima: Batman Fiorito, nei giorni scorsi, è
stato ascoltato dal procuratore capo Saieva negli uffici del comando
provinciale della Guardia di finanza. E al magistrato avrebbe raccontato
nei minimi dettagli come funziona il complesso meccanismo dei rimborsi
consiliari.
CACCIA AI MILIONI
Se le indicazioni saranno davvero puntuali come la procura si aspetta,
l'inchiesta potrebbe fare un ulteriore salto in avanti. L'indagine
reatina infatti non è riuscita a ricostruire tutti i passaggi
illegittimi dei finanziamenti non dovuti: le indagini del Nucleo di
polizia tributaria della Guardia di finanza sono riuscite a controllare
3,7 milioni di euro di spese consuntivate, dimostrando che il 71%
(ovvero 2,6 milioni) apparirebbe illegittimo. Ma nel complesso, per quel
solo triennio il Partito democratico della Regione Lazio ha ottenuto
rimborsi per 5,8 milioni. Vuol dire che all'appello mancano ancora 1
milione e 7, e forse qualcosa di più.
IL TESORIERE
Le posizioni più pesanti, al momento, sono quelle contestate all'allora
capogruppo Esterino Montino e al tesoriere Mario Perilli: 270mila euro
per le cariche che ricoprivano, più una cifra che oscilla tra i 150 e i
260mila euro per Mario Perilli e per Montino da 50 a 100mila euro.
Stando alle indagini, Perilli appare particolarmente dedito
all'organizzazione di feste e sagre del tartufo che poco hanno a che
fare con l'attività politica ma potrebbero aver fatto felici i suoi
elettori. Nel 2011, coprendola con una fattura per un dibattito sul
settore agricolo nel reatino, Perilli avrebbe fatto pagare al partito
l'allestimento di uno stand alla sagra del tartufo di Ascrea in favore
del sindaco di Ascrea e presidente della comunità montana del Turano
Dante D'angelo.
E sempre Perilli, ha fatto finanziare al Pd locale la sagra del tartufo
al lago del Turano con altri 6mila euro. Oltre ad aver ottenuto fatture
false per finanziare un circolo del Pd, il tesoriere non si è negato una
cena elettorale con tanto di acquisto d'olio extravergine per 6mila
euro. Anche se il palmares per la cena più costosa va all'ex consigliere
regionale Giuseppe Parroncini: 20mila euro per cenare (in compagnia) al
ristorante di Rocca di Papa La Foresta.
Una vergognosa Mogherini continua a prendere in giro gli italiani pur
non facendo più parte del governo italiano e nonostante le squallide
azioni e dichiarazioni fatte, compreso il suo pensiero prioritario verso
i due marò ,falso come tutto il resto.
La
ex Ministro degli esteri doveva denunciare l'India al consiglio di
sicurezza dell'Onu e mettere in discussione le missioni antipirateria
dell'Onu è inutile che giriamo attorno alla questione cosa che non ha fatto perché la Mogherini insieme al governo Renzi , hanno ricevuto un altro mandato.
Ora invece di parlare di quello che non hanno fatto e di quello che questi inetti vigliacchi dovrebbero fare, continuano all'infinito a prendere in giro a emettere nell'aria una vagonata di chiacchiere a
confondere la questione , a produrre un infinita disinformazione e
sicuramente stanno guidando tutti gli apparati deviati per creare falsa
informazione. Qualche giorno fa la Rai,Mediaset,lasette, esky lo stesso giorno e tutti insieme appassionatamente hanno detto che dalla Enrica Lexie
si è sparato sul San Anthony e che si trattava di vedere se l'incidente
era avvenuto in acque internazionali o in acque territoriali indiane
, nessuno ha detto niente, nessuno ha protestato dopo quasi tre anni stiamo ancora a questo punto.
In America si chiamano guardiani del cancello, quelli predisposti a decidere cosa bisogna o non bisogna dire, la velina miavaldiana arrivata a tutte le tv è preoccupante insieme a questa continua vagonata di chiacchiere. Il Presidente Giorgio Napolitano ha datol'esempio con la lacrimuccia e la voglia di approfondimento e certo lui non sa niente,lui scende dalle stelle e Renzino che deve informarlo, intanto si sanno i nomi di chi ha dato gli ordini sappiamo che sono quelli della squadra navale,del comando interforze, di Di Paola e Monti come autori delle autorizzazioni, Giulio Terzi è stato informato dopo 5 ore quando la nave era diretta a Kochi e Napolitano ? Qualcuno lo ha contattato? Non è che ha dato lui l'ordine visto che è anche il capo delle forze armate? Se fosse stato lui sarebbe gravissimo un vero alto tradimento nei confronti dell'Italia e degli italiani.
Ma veniamo alle parole vergognose della Mogherini rilasciate a Repubblica in una intervista un offesa all'intelligenza degli italiani.
"Il
continuo rinvio di una soluzione alla questione dei due marò italiani
può anche incidere sulle relazioni Ue-India e sulla lotta globale contro
la pirateria in cui l’Ue è fortemente impegnata".
"Le
aspettative finora sono andate deluse - ammette - ma aspettiamo di
vedere se vi sono margini perché questa situazione è dolorosissima per i
due marò, le loro famiglie e l'Italia".
"Come
ho sempre detto in parlamento, ho usato i mesi da ministro degli Esteri
per completare le procedure preliminari all'arbitrato, che hanno
richiesto più tempo e lavoro del previsto - assicura - oggi, nella mia
nuova posizione, continuo a seguire da vicino questa vicenda che mi sta
molto a cuore, in contatto con il governo italiano".
Ricordiamo tutti che il 24 aprile 2014 la Mogherini annunciò l'apertura di una procedura internazionale con l'India, salvo scoprire poi che si trattava di una letterina alla Totò comprensiva di punti virgola doppio punto e punto e virgola.
Cara Mogherini si goda l'Europa e non apra più bocca sui marò.
La
crescita del fenomeno migratorio nel Mediterraneo e le numerose
tragedie verificatesi nel Canale di Sicilia e al largo di Lampedusa
hanno recentemente condotto l’Unione Europea a tentare di assumere un
ruolo di maggiore responsabilità in materia di immigrazione e di
controllo delle frontiere. In seguito alle costanti richieste da parte
del governo italiano circa un maggiore impegno dell’Europa, lo scorso
agosto Frontex, l’agenzia europea creata con il Regolamento 2007/2004
del Consiglio UE con lo scopo di gestire la cooperazione operativa alle
frontiere esterne degli Stati membri, ha annunciato la creazione della
missione Frontex Plus – poi rinominata Triton – che, operativa dal 1°
novembre, e integrando le due missioni già attive nel Mediterraneo (la
Enea e la Hermes), dovrebbe sostituire gradualmente l’operazione
italiana militare ed umanitaria Mare Nostrum.
Quest’ultima
era iniziata il 18 ottobre 2013 con l’obiettivo di potenziare il
controllo dei flussi migratori – già in essere nell’ambito della
missione Constant Vigilance (2004) – attraverso azioni di Search and Rescue
(SaR), nonché quello di contrastare coloro che lucrano sul traffico
illegale di migranti. Secondo le stime fornite dall’Alto Commissariato
delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), ad oggi, oltre 165.000
migranti sono giunti in Europa attraverso il Mediterraneo centrale e, a
fronte del salvataggio da parte dell’Italia di 140.000 persone, si stima
che oltre 3.000 hanno perso la vita durante la traversata. Il bilancio
finale di Mare Nostrum, secondo quanto emesso dal governo italiano, è di
558 interventi, 100.250 persone soccorse, 728 scafisti arrestati, 6
navi poste sotto sequestro, 499 morti durante le operazioni, 1.446
presunti dispersi, 192 cadaveri non ancora identificati. Mentre tutta
l’operazione è costata 114 milioni di euro.
Alla
base delle richieste italiane di un maggior coinvolgimento dell’Europa,
peraltro auspicato anche dalle Nazione Unite tramite il suo portavoce
Stephane Dujarric quando ha parlato della necessità di “uno sforzo
internazionale”, ci sarebbero i circa 9,5 milioni di euro che l’Italia
assegnava mensilmente all’operazione gestita dalla Marina Militare. Gli
stanziamenti in favore dell’operazione Triton si aggirano ora intorno ai
3 milioni di euro mensili, all’interno di un budget totale previsto
dalla Commissione europea di 92 milioni di euro. Sembra questo il nodo
che ha spinto la stessa UNHCR e le maggiori associazioni umanitarie come
Amnesty International a premere sul governo italiano affinché non
accantoni Mare Nostrum. Appare del tutto logico che se Triton la
sostituirà del tutto, il ridimensionamento delle risorse stanziate si
tradurrà necessariamente in una diminuzione degli strumenti e dei mezzi a
disposizione. Anche perché nella fase iniziale le risorse sono
garantite da Frontex e dal Fondo Sicurezza Interna (ISF) ma dovranno poi
essere gli Stati coinvolti a garantire il prosieguo dell’operazione
[1].
Il
Ministro Alfano ha da subito sottolineato come il risparmio economico
per l’Italia sarà enorme; tuttavia, vista l’intensità e la frequenza
degli sbarchi sulle coste italiane nell’ultimo anno, la nuova operazione
potrebbe verosimilmente configurarsi come inadeguata nelle operazioni
di salvataggio. Infatti, oltre alla diminuzione numerica dei mezzi e
degli strumenti, Triton opererà non oltre le frontiere Schengen, mentre
Mare Nostrum si spingeva fino alle acque internazionali (passando dunque
da 175 a 30 miglia oltre le coste italiane). Un dettaglio non di poco
conto se si considera che un simile campo d’azione ha permesso un
elevato numero di salvataggi. Anche se il Ministro della Difesa Pinotti,
in occasione della conferenza stampa per illustrare le caratteristiche
di Triton e per archiviare Mare Nostrum, ha ribadito l’impegno dello
Stato italiano a continuare a soccorrere i migranti in mare, appaiono
sempre più fondate le perplessità operative e politiche rispetto al
nuovo modo di affrontare un fenomeno che da tempo ha abbandonato il
carattere dell’emergenza per diventare sempre più un fenomeno ordinario.
Fonte: Repubblica.it
Dall’operazione
Triton emerge un problema politico evidente, riconducibile al desiderio
di Bruxelles di rinchiudersi dentro i confini della cosiddetta
“Fortezza Europa”, non in ragione di una reale minaccia, ma da coloro
che fuggono da condizioni di vita inaccettabili, da guerre persecuzioni e
regimi dittatoriali. È chiaro che Triton, essendo un’operazione di
Frontex e quindi del sistema Schengen, non avrebbe potuto garantire
quello che Mare Nostrum ha svolto fino ad ottobre; il problema è
piuttosto quello di un’Europa che non ha fornito gli strumenti –
politici ed economici – necessari affinché uno Stato membro come
l’Italia potesse portare avanti un’operazione umanitaria di queste
proporzioni. Più volte Bruxelles ha chiarito che l’Italia sarebbe stata
libera di proseguire o concludere Mare Nostrum: un assist che il
Ministro Alfano ha opportunamente raccolto, chiudendo l’operazione. La
debolezza di Bruxelles quando parliamo di immigrazione è ancora troppo
evidente.
La decisione di sostituire
del tutto Mare Nostrum con una operazione oggettivamente inferiore dal
punto di vista delle risorse e degli obiettivi ma di “respiro europeo”,
sembra confermare le politiche programmatiche in tema immigrazione
espresse in quest’ultimo periodo sia dai maggiori Paesi del vecchio
continente che da Bruxelles. Fino a questo momento non si è vista una
reale politica europea del Mediterraneo per i diritti umani, per la
soluzione dei conflitti in essere, per un sistema integrato sulla
protezione internazionale, né tanto meno una politica migratoria e per
una gestione dei flussi di ingresso europea.
Quando
parliamo di operazioni come Mare Nostrum e Triton occorre considerare
non solamente i mezzi, gli strumenti, gli Stati coinvolti, i budget o le
finalità mirate a colpire la criminalità organizzata transnazionale che
lucra sul traffico di migranti, ma soprattutto le migliaia di
richiedenti asilo che necessitano di accoglienza. Se su quest’ultimo
punto le proposte non mancano, ciò che spesso manca è una reale volontà
degli Stati membri ad abbandonare la propria sovranità su un tema così
delicato. Ad esempio, mai come adesso appare complicato effettuare una
profonda riforma del Regolamento Dublino III [2] introducendo ad esempio
lo status comune europeo di rifugiato; la creazione di un
sistema di accoglienza europeo capace di introdurre una ripartizione
equa dei rifugiati all’interno degli Stati membri, magari in base ad
indici economici e demografici; l’introduzione del riconoscimento
reciproco dello status di rifugiato da parte di tutti gli Stati membri o
addirittura la creazione di un’Agenzia europea per l’asilo e
l’immigrazione operante anche al di fuori dei confini europei [3]. Le
difficoltà di riformare il sistema di accoglienza collocandolo
parallelamente a quello della sicurezza e, più in generale, di operare
una effettiva comunitarizzazione del settore immigrazione risiedono
principalmente in una particolare condizione socio-politica del vecchio
Continente.
Occorre innanzitutto
considerare che dal punto di vista sociale, in un momento di crisi di
consenso nei confronti delle istituzioni europee, si sta consolidando
tra i cittadini europei una relazione sempre più intensa tra paura e
fenomeno migratorio. La recente operazione europea di polizia denominata
“Mos Maiorum” ha riposto proprio a questa esigenza: terminata lo scorso
26 ottobre, questa ha avuto l’obiettivo di identificare gli immigrati
irregolari all’interno dello spazio Schengen e di contrastare i gruppi
criminali che lucrano proprio sui traffici irregolari di migranti. Mos
Maiorum è stata coordinata dal Ministero degli Interni italiano, ma si è
realizzata con la collaborazione di tutte le polizie degli Stati
membri. Secondo molte associazioni umanitarie e ONG come Statewatch e
Amnesty International si sarebbe trattato di una vera e propria
schedatura forzata; dall’Europarlamento, Barbara Spinelli ha parlato
addirittura di una vera e propria retata su scala europea dove è stato
consentito «l’uso della violenza nei casi ove fosse necessario».
Si tratta dell’ultima di una lunga serie di operazioni simili che
periodicamente si svolgono all’interno dei confini europei (come ad
esempio Perkunas, Aphrodite, Aerodromus). Questa volta si è giunti a
tale decisione in seguito alle proteste da parte degli Stati aderenti a
Schengen nei confronti dell’Italia, colpevole di non applicare in modo
capillare e rigoroso le norme previste da Dublino III, lasciando che
numerosi immigrati irregolari valicassero i confini italiani per farsi
identificare altrove. E la situazione politica interna degli Stati? È
immune dall’immagine dell’immigrato come spauracchio sociale che ne
insidia la sicurezza? Assolutamente no. E non potrebbe essere
altrimenti.
In Germania, il numero
crescente di salafiti e simpatizzanti del nuovo Stato Islamico sta
riconducendo il Paese nelle paure post-11 settembre, quando Amburgo era
il centro direzionale degli attentati alle Torri Gemelle. Nel Regno
Unito David Cameron ha già lanciato la proposta di introdurre un limite
agli ingressi per i lavoratori europei non qualificati, toccando uno dei
capisaldi dell’Unione Europea, ovvero la libera circolazione dei
lavoratori, tanto che Barroso in una recente intervista alla BBC ha
replicato affermando che «la libertà di movimento è un principio
molto importante nel mercato interno e il mio consiglio al Regno Unito è
di non porre neanche in dubbio quel principio». Paure e diffidenze
che stanno aumentando il consenso non solo dell’UKIP di Nigel Farage, ma
anche del Front National di Marine le Pen, divenuto primo partito in
Francia dopo le elezioni europee dello scorso maggio, e dell’Afd in
Germania, che affronta il tema immigrazione con la stessa intransigenza
degli altri partiti euroscettici. Sembra proprio che la crescita di
questi partiti stia condizionando, sia pur ancora in maniera marginale,
le scelte programmatiche sia di Bruxelles che dei Paesi membri.
In
conclusione, sembra evidente che se l’Europa continuerà ad affrontare
il tema immigrazione esclusivamente dal punto di vista della sicurezza
forse riuscirà ad ottenere qualche consenso in più nel breve periodo e
forse anche a controllare le pulsioni euroscettiche, ma certamente in
futuro si troverà ad affrontare gli effetti controproducenti di una
politica miope.
Salvatore Denaro - 27 novembre 2014
fonte: http://www.bloglobal.net
* Salvatore Denaro è Dottore in Scienze Internazionali (Università di Siena)
[1]
L’operazione Triton avrà a disposizione ogni mese due navi d’altura,
due navi di pattuglia costiera, due motovedette, due aerei ed un
elicottero. L’Italia, come Paese ospitante dell’operazione, metterà a
disposizione un aereo, un pattugliatore d’altura e due pattugliatori
costieri. Il centro di coordinamento internazionale ha luogo nella sede
del Comando aeronavale della Guardia di Finanza a Pratica di Mare.
[2]
Regolamento (UE) n. 604/2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di
determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda
di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un
cittadino di un Paese terzo o da un apolide.
[3] Proposte presentate in Camera dei Deputati per la riforma del Regolamento Dublino III –
Roma, 27 dicembre 2014 - «L’Italia evita le vie maestre del diritto e
sceglie invece i sentieri della giungla. Questa è la mia sintesi sulla
questione dei marò». Giulio Terzi di Sant’Agata, già
ambasciatore a Washington, ha lasciato la carica di ministro degli
Esteri il 26 marzo dell’anno scorso quando si decise di rimandare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone
in India. L’ex titolare della Farnesina ripete ancora oggi che quella
decisione fu presa sulla spinta di interessi economici. «Lo disse
chiaramente il presidente del consiglio Mario Monti nel suo intervento
del 27 marzo. Cambiammo una posizione enunciata a tutto il mondo con i
comunicati dell’11 e del 18 marzo 2013. Furono infatti gli indiani a
violare gli affidavit. La Corte Suprema di Nuova Delhi aveva detto che i
due paesi dovevano avviare consultazioni sulla base della Convenzione
delle Nazioni Unite sul Diritto Marittimo, in sigla Unclos, articolo
100. Noi eravamo disponibili. L’India disse che non se ne discuteva
neppure». Invece?
«Il 21 marzo la posizione del governo italiano fu ribaltata nel giro di poche ore». Come mai non sono state coinvolte le Nazioni Unite?
«Ho informato il segretario generale del Palazzo di Vetro Ban Ki moon a
Londra a margine della conferenza sulla Somalia, 8 o 9 giorni dopo il
sequestro dei nostri fucilieri. Fu una trappola nella quale caddero la
squadra navale e il comando operativo interforze che autorizzarono la
Lexie ad andare a Kochi. Fui informato dalla difesa solo 5 o 6 ore
dopo». Come mai?
«Non si è mai capito il motivo del ritardo». In ogni caso quale fu la risposta di Ban Ki moon a Londra?
«Mi disse: la questione deve essere risolta secondo il diritto internazionale. Me lo ha ripetuto almeno venti volte». Quindi l’arbitrato internazionale, che l’Italia invece ha lasciato cadere.
«Torniamo all’Unclos, prevede una procedura di 30 giorni per avere
misure cautelari, ossia l’affidamento dei marò a un Paese terzo, fino
alla decisione della corte di Amburgo sul merito, in due o tre mesi. Su
questa base a metà marzo avevamo deciso di trattenere Latorre e Girone
in Italia. Invece poi per un anno e mezzo non si è fatto nulla». Perché?
«Per non smentire l’operato di Monti. La cosa si è trascinata fino al
governo di Renzi. È un motivo politico. Il progetto di
internazionalizzazione è finito. L’unica volta nella quale Renzi dice di
aver parlato dei marò è stato al G 20 di Brisbane in un corridoio con
Modi durante una pausa caffè, senza un incontro bilaterale. Avremmo una
potenzialità enorme di risolvere il pasticcio». Come?
«Sollevando la questione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
La lotta alla pirateria è all’ordine del giorno almeno ogni due o tre
mesi. In ogni caso l’Italia potrebbe chiedere una discussione dopo
un’azione preparatoria con i paesi nostri amici, gli Usa per esempio.
Come si fa la lotta alla pirateria senza l’immunità funzionale ai
militari che vi partecipano?». Altre vie?
«Mi risulta che durante il governo Letta sia stata sondata a Ginevra la
ex alta Commissaria dell’Onu Navi Pillay. Mi consta che la porta fosse
aperta, ma non è stato fatto nulla. Infine c’era un terza possibilità». Quale?
«L’8 luglio scorso il presidente della Croce Rossa Internazionale Peter
Maurer ha inviato una lettera alla presidenza del consiglio e ai
ministeri interessati sul caso dei fucilieri di marina. Citava
considerazioni umanitarie. Offriva i suoi buoni uffici. Non c’è stata
nessuna risposta. Latorre è stato male, si sa di sofferenze psicologiche
di Girone. Pensi con quale maggior peso sarebbe sollevata la
questione». Si torna agli interessi.
«Vorrei che qualcuno dichiarasse pubblicamente i motivi per i quali un anno e mezzo fa c’è stata quella decisione».
di LORENZO BIANCHI http://www.quotidiano.net/maro-india-1.526968
“Le case popolari verranno assegnate prima agli immigrati con famiglie a carico”
Fabbri denuncia Laura Boldrini
Ecco la nuova perla della Boldrini che continua a discriminare gli
italiani.A Ravenna mette i rom in testa alle liste di assegnazione delle
case!Denunciata.
Laura Boldrini ormai è la paladina di profughi, clandestini…e rom.
Adesso la presidente della Camera ha trovato negli zingari un nuovo
cavallo di battaglia, al punto da voler dare loro la precedenza per
ottenere un alloggio popolare. A contestare la scelta della Boldrini
è Davide Fabbri, rappresentante del “Movimento lavoro e rispetto”. Fabbri
è una furia contro miss Montecitorio. Dopo aver intuito l’orientamento
della presidente della Camera, Fabbri l’ha denunciata perchè “discrimina gli italiani violando la Costituzione”.
La casa ai rom – Così Fabbri e altri cittadini di Ravenna hanno
raccontato i motivi del loro esposto contro la Boldrini: “Laura
Boldrini,a domanda di un giornalista che le chiedeva testualmente: ‘Con
quale criterio saranno assegnate le case popolari’, rispose: ‘Saranno
date prima ai rom e agli extracomunitari con figli a carico‘. Sulla base
di questo, Davide Fabbri, assieme ad altri cittadini, si è sentito
profondamente discriminato e ha proceduto assieme ad altri a
formalizzare una denuncia per discriminazione verso il popolo Italiano
nei confronti della Boldrini. Insomma miss Montecitorio non è nuova a
sparate del genere. Ma questa volta, a quanto pare è stata presa in
parola. Infatti secondo quanto racconta Fabbri il comune di Ravenna ha recepito il “diktat della Boldrini”.
Precedenza agli immigrati – ”Se si sfoglia la lista della graduatoria
comunale, salterà facilmente agli occhi di chiunque, che nei primi 100
possibili assegnatari il 70% è costituito da stranieri,
relegando di fatto, numerosi concittadini in fondo alla lista. Questa
non è integrazione, ma è dimostrazione di incapacità di gestione del
fenomeno immigratorio, che si ripercuote sui nostri connazionali e
Ravenna, purtroppo, ne è un classico esempio”, aggiunge Fabbri. Ma per
la Boldrini è tutto normale. Per lei l’emergenza immigrazione non esiste
e allora bisogna dare una casa anche ai rom e agli extracomunitari, in
barba al diritto acquisito dagli italiani che con la crisi restano senza
un tetto:
“L’immigrazione non va gestita con logiche di difesa.
Costituisce un pericoloso anacronismo che una legge sulla cittadinanza
non prenda atto che in Italia vivono quattro milioni di immigrati ai
quali sono preclusi diritti civili. Ciò crea animosità. Gli allarmismi e
la sindrome d’assedio danneggiano la coesione sociale. C’è un
vittimismo non giustificato dai numeri. Non sono clandestini, sono
rifugiati. L’emergenza clandestini non esiste. È solo un’invenzione”, aveva detto la Boldrini.
Un’invenzione che a quanto pare è nella testa di milioni di Italiani e
l’unica a far finta di niente è proprio lei che è la terza carica dello
Stato.
By inquisitore
dicembre 26, 2014 fonte: http://inquisitore.org