Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via email all'indirizzo edomed94@gmail.com Saranno immediatamente rimossi. L'autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.


Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

27/12/14

«Feste e sagre del tartufo con i fondi Pd della regione Lazio»




I 15 ex consiglieri regionali del Partito democratico saranno interrogati dalla Procura di Rieti nelle prossime settimane, prima che il procuratore generale Giuseppe Saieva decida per chi chiedere il rinvio a giudizio e per chi l'archiviazione. E il clamore suscitato dall'inchiesta per peculato che analizza i rimborsi presentati nel triennio che va dal 2010 al 2012 è destinato a farsi sentire ancora di più: nell'elenco degli indagati, compaiono nomi di peso del Pd attuale, come l'ex capo segreteria del sindaco Marino, Enzo Foschi, il sindaco di Fiumicino (allora capogruppo) Esterino Montino, Marco Di Stefano già indagato per corruzione a Roma e altri cinque senatori. In totale, gli indagati sono 41 e gli ammanchi contestati 2,6 milioni.

L'indagine, tra l'altro, può ora contare su una collaborazione che potrebbe rivelarsi utilissima: Batman Fiorito, nei giorni scorsi, è stato ascoltato dal procuratore capo Saieva negli uffici del comando provinciale della Guardia di finanza. E al magistrato avrebbe raccontato nei minimi dettagli come funziona il complesso meccanismo dei rimborsi consiliari.

CACCIA AI MILIONI
Se le indicazioni saranno davvero puntuali come la procura si aspetta, l'inchiesta potrebbe fare un ulteriore salto in avanti. L'indagine reatina infatti non è riuscita a ricostruire tutti i passaggi illegittimi dei finanziamenti non dovuti: le indagini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza sono riuscite a controllare 3,7 milioni di euro di spese consuntivate, dimostrando che il 71% (ovvero 2,6 milioni) apparirebbe illegittimo. Ma nel complesso, per quel solo triennio il Partito democratico della Regione Lazio ha ottenuto rimborsi per 5,8 milioni. Vuol dire che all'appello mancano ancora 1 milione e 7, e forse qualcosa di più.

IL TESORIERE
Le posizioni più pesanti, al momento, sono quelle contestate all'allora capogruppo Esterino Montino e al tesoriere Mario Perilli: 270mila euro per le cariche che ricoprivano, più una cifra che oscilla tra i 150 e i 260mila euro per Mario Perilli e per Montino da 50 a 100mila euro.

Stando alle indagini, Perilli appare particolarmente dedito all'organizzazione di feste e sagre del tartufo che poco hanno a che fare con l'attività politica ma potrebbero aver fatto felici i suoi elettori. Nel 2011, coprendola con una fattura per un dibattito sul settore agricolo nel reatino, Perilli avrebbe fatto pagare al partito l'allestimento di uno stand alla sagra del tartufo di Ascrea in favore del sindaco di Ascrea e presidente della comunità montana del Turano Dante D'angelo.

E sempre Perilli, ha fatto finanziare al Pd locale la sagra del tartufo al lago del Turano con altri 6mila euro. Oltre ad aver ottenuto fatture false per finanziare un circolo del Pd, il tesoriere non si è negato una cena elettorale con tanto di acquisto d'olio extravergine per 6mila euro. Anche se il palmares per la cena più costosa va all'ex consigliere regionale Giuseppe Parroncini: 20mila euro per cenare (in compagnia) al ristorante di Rocca di Papa La Foresta. 
di Sara Menafra - 27 dicembre 2014
fonte: http://www.ilmessaggero.it

Marò:La Mogherini proprio non riesce a stare zitta.

 


 
Una vergognosa Mogherini continua a prendere in giro gli italiani pur non facendo più parte del governo italiano e nonostante le squallide azioni e dichiarazioni fatte, compreso il suo pensiero prioritario verso i due marò ,falso come tutto il resto. 
La ex Ministro degli esteri doveva denunciare l'India al consiglio di sicurezza dell'Onu e mettere in discussione le missioni antipirateria dell'Onu è inutile che giriamo attorno alla questione cosa che non ha fatto perché la Mogherini insieme al governo Renzi , hanno ricevuto un altro mandato. 
Ora invece di parlare di quello che non hanno fatto e di quello che questi inetti vigliacchi dovrebbero fare, continuano all'infinito a prendere in giro a emettere nell'aria una vagonata di chiacchiere a confondere la questione , a produrre un infinita disinformazione e sicuramente stanno guidando tutti gli apparati deviati per creare falsa informazione. Qualche giorno fa la Rai,Mediaset,lasette, e sky lo stesso giorno e tutti insieme appassionatamente hanno detto che dalla Enrica Lexie si è sparato sul San Anthony e che si trattava di vedere se l'incidente era avvenuto in acque internazionali o in acque territoriali indiane , nessuno ha detto niente,  nessuno ha protestato dopo quasi tre anni stiamo ancora a questo punto. 
In America si chiamano guardiani del cancello, quelli predisposti a decidere cosa bisogna o non bisogna dire, la velina miavaldiana arrivata a tutte le tv è preoccupante insieme a questa continua vagonata di chiacchiere. Il Presidente Giorgio Napolitano ha datol'esempio con la lacrimuccia e la voglia di approfondimento e certo lui non sa niente,lui scende dalle stelle e Renzino che deve informarlo, intanto  si sanno i nomi di chi ha dato gli ordini sappiamo che sono quelli della squadra navale,del comando interforze, di Di Paola e Monti come autori delle autorizzazioni, Giulio Terzi è stato informato dopo 5 ore quando la nave era diretta a Kochi e Napolitano ? Qualcuno lo ha contattato? Non è che ha dato lui l'ordine visto che è anche il capo delle forze armate? Se fosse stato lui sarebbe gravissimo un vero alto tradimento nei confronti dell'Italia e degli italiani. 
Ma veniamo alle parole vergognose della Mogherini rilasciate a Repubblica in una intervista un offesa all'intelligenza degli italiani. 
"Il continuo rinvio di una soluzione alla questione dei due marò italiani può anche incidere sulle relazioni Ue-India e sulla lotta globale contro la pirateria in cui l’Ue è fortemente impegnata". 
"Le aspettative finora sono andate deluse - ammette - ma aspettiamo di vedere se vi sono margini perché questa situazione è dolorosissima per i due marò, le loro famiglie e l'Italia".  
 "Come ho sempre detto in parlamento, ho usato i mesi da ministro degli Esteri per completare le procedure preliminari all'arbitrato, che hanno richiesto più tempo e lavoro del previsto - assicura - oggi, nella mia nuova posizione, continuo a seguire da vicino questa vicenda che mi sta molto a cuore, in contatto con il governo italiano". 
 
Ricordiamo tutti che il 24 aprile 2014 la Mogherini annunciò l'apertura di una procedura internazionale con l'India, salvo scoprire poi che si trattava di una letterina alla Totò comprensiva di punti virgola doppio punto e punto e virgola. 
Cara Mogherini si goda l'Europa e non apra più bocca sui marò. 
 
Alfredo d'Ecclesia
 
fonte: http://veraitalia.blogspot.it

Immigrazione: da Mare Nostrum a Triton, che governance ha in mente l’Europa?





immigrazione-triton-mare-nostrum



La crescita del fenomeno migratorio nel Mediterraneo e le numerose tragedie verificatesi nel Canale di Sicilia e al largo di Lampedusa hanno recentemente condotto l’Unione Europea a tentare di assumere un ruolo di maggiore responsabilità in materia di immigrazione e di controllo delle frontiere. In seguito alle costanti richieste da parte del governo italiano circa un maggiore impegno dell’Europa, lo scorso agosto Frontex, l’agenzia europea creata con il Regolamento 2007/2004 del Consiglio UE con lo scopo di gestire la cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri, ha annunciato la creazione della missione Frontex Plus – poi rinominata Triton – che, operativa dal 1° novembre, e integrando le due missioni già attive nel Mediterraneo (la Enea e la Hermes), dovrebbe sostituire gradualmente l’operazione italiana militare ed umanitaria Mare Nostrum.
Quest’ultima era iniziata il 18 ottobre 2013 con l’obiettivo di potenziare il controllo dei flussi migratori – già in essere nell’ambito della missione Constant Vigilance (2004) – attraverso azioni di Search and Rescue (SaR), nonché quello di contrastare coloro che lucrano sul traffico illegale di migranti. Secondo le stime fornite dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), ad oggi, oltre 165.000 migranti sono giunti in Europa attraverso il Mediterraneo centrale e, a fronte del salvataggio da parte dell’Italia di 140.000 persone, si stima che oltre 3.000 hanno perso la vita durante la traversata. Il bilancio finale di Mare Nostrum, secondo quanto emesso dal governo italiano, è di 558 interventi, 100.250 persone soccorse, 728 scafisti arrestati, 6 navi poste sotto sequestro, 499 morti durante le operazioni, 1.446 presunti dispersi, 192 cadaveri non ancora identificati. Mentre tutta l’operazione è costata 114 milioni di euro.


immigrazione-mare-nostrum


Alla base delle richieste italiane di un maggior coinvolgimento dell’Europa, peraltro auspicato anche dalle Nazione Unite tramite il suo portavoce Stephane Dujarric quando ha parlato della necessità di “uno sforzo internazionale”, ci sarebbero i circa 9,5 milioni di euro che l’Italia assegnava mensilmente all’operazione gestita dalla Marina Militare. Gli stanziamenti in favore dell’operazione Triton si aggirano ora intorno ai 3 milioni di euro mensili, all’interno di un budget totale previsto dalla Commissione europea di 92 milioni di euro. Sembra questo il nodo che ha spinto la stessa UNHCR e le maggiori associazioni umanitarie come Amnesty International a premere sul governo italiano affinché non accantoni Mare Nostrum. Appare del tutto logico che se Triton la sostituirà del tutto, il ridimensionamento delle risorse stanziate si tradurrà necessariamente in una diminuzione degli strumenti e dei mezzi a disposizione. Anche perché nella fase iniziale le risorse sono garantite da Frontex e dal Fondo Sicurezza Interna (ISF) ma dovranno poi essere gli Stati coinvolti a garantire il prosieguo dell’operazione [1].


immigrazione-triton


Il Ministro Alfano ha da subito sottolineato come il risparmio economico per l’Italia sarà enorme; tuttavia, vista l’intensità e la frequenza degli sbarchi sulle coste italiane nell’ultimo anno, la nuova operazione potrebbe verosimilmente configurarsi come inadeguata nelle operazioni di salvataggio. Infatti, oltre alla diminuzione numerica dei mezzi e degli strumenti, Triton opererà non oltre le frontiere Schengen, mentre Mare Nostrum si spingeva fino alle acque internazionali (passando dunque da 175 a 30 miglia oltre le coste italiane). Un dettaglio non di poco conto se si considera che un simile campo d’azione ha permesso un elevato numero di salvataggi. Anche se il Ministro della Difesa Pinotti, in occasione della conferenza stampa per illustrare le caratteristiche di Triton e per archiviare Mare Nostrum, ha ribadito l’impegno dello Stato italiano a continuare a soccorrere i migranti in mare, appaiono sempre più fondate le perplessità operative e politiche rispetto al nuovo modo di affrontare un fenomeno che da tempo ha abbandonato il carattere dell’emergenza per diventare sempre più un fenomeno ordinario.

Fonte: Repubblica.it
Fonte: Repubblica.it
Dall’operazione Triton emerge un problema politico evidente, riconducibile al desiderio di Bruxelles di rinchiudersi dentro i confini della cosiddetta “Fortezza Europa”, non in ragione di una reale minaccia, ma da coloro che fuggono da condizioni di vita inaccettabili, da guerre persecuzioni e regimi dittatoriali. È chiaro che Triton, essendo un’operazione di Frontex e quindi del sistema Schengen, non avrebbe potuto garantire quello che Mare Nostrum ha svolto fino ad ottobre; il problema è piuttosto quello di un’Europa che non ha fornito gli strumenti – politici ed economici – necessari affinché uno Stato membro come l’Italia potesse portare avanti un’operazione umanitaria di queste proporzioni. Più volte Bruxelles ha chiarito che l’Italia sarebbe stata libera di proseguire o concludere Mare Nostrum: un assist che il Ministro Alfano ha opportunamente raccolto, chiudendo l’operazione. La debolezza di Bruxelles quando parliamo di immigrazione è ancora troppo evidente.
La decisione di sostituire del tutto Mare Nostrum con una operazione oggettivamente inferiore dal punto di vista delle risorse e degli obiettivi ma di “respiro europeo”, sembra confermare le politiche programmatiche in tema immigrazione espresse in quest’ultimo periodo sia dai maggiori Paesi del vecchio continente che da Bruxelles. Fino a questo momento non si è vista una reale politica europea del Mediterraneo per i diritti umani, per la soluzione dei conflitti in essere, per un sistema integrato sulla protezione internazionale, né tanto meno una politica migratoria e per una gestione dei flussi di ingresso europea.
Quando parliamo di operazioni come Mare Nostrum e Triton occorre considerare non solamente i mezzi, gli strumenti, gli Stati coinvolti, i budget o le finalità mirate a colpire la criminalità organizzata transnazionale che lucra sul traffico di migranti, ma soprattutto le migliaia di richiedenti asilo che necessitano di accoglienza. Se su quest’ultimo punto le proposte non mancano, ciò che spesso manca è una reale volontà degli Stati membri ad abbandonare la propria sovranità su un tema così delicato.  Ad esempio, mai come adesso appare complicato effettuare una profonda riforma del Regolamento Dublino III [2] introducendo ad esempio lo status comune europeo di rifugiato; la creazione di un sistema di accoglienza europeo capace di introdurre una ripartizione equa dei rifugiati all’interno degli Stati membri, magari in base ad indici economici e demografici; l’introduzione del riconoscimento reciproco dello status di rifugiato da parte di tutti gli Stati membri o addirittura la creazione di un’Agenzia europea per l’asilo e l’immigrazione operante anche al di fuori dei confini europei [3]. Le difficoltà di riformare il sistema di accoglienza collocandolo parallelamente a quello della sicurezza e, più in generale, di operare una effettiva comunitarizzazione del settore immigrazione risiedono principalmente in una particolare condizione socio-politica del vecchio Continente.
Occorre innanzitutto considerare che dal punto di vista sociale, in un momento di crisi di consenso nei confronti delle istituzioni europee, si sta consolidando tra i cittadini europei una relazione sempre più intensa tra paura e fenomeno migratorio. La recente operazione europea di polizia denominata “Mos Maiorum” ha riposto proprio a questa esigenza: terminata lo scorso 26 ottobre, questa ha avuto l’obiettivo di identificare gli immigrati irregolari all’interno dello spazio Schengen e di contrastare i gruppi criminali che lucrano proprio sui traffici irregolari di migranti. Mos Maiorum è stata coordinata dal Ministero degli Interni italiano, ma si è realizzata con la collaborazione di tutte le polizie degli Stati membri. Secondo molte associazioni umanitarie e ONG come Statewatch e Amnesty International si sarebbe trattato di una vera e propria schedatura forzata; dall’Europarlamento, Barbara Spinelli ha parlato addirittura di una vera e propria retata su scala europea dove è stato consentito «l’uso della violenza nei casi ove fosse necessario». Si tratta dell’ultima di una lunga serie di operazioni simili che periodicamente si svolgono all’interno dei confini europei (come ad esempio Perkunas, Aphrodite, Aerodromus). Questa volta si è giunti a tale decisione in seguito alle proteste da parte degli Stati aderenti a Schengen nei confronti dell’Italia, colpevole di non applicare in modo capillare e rigoroso le norme previste da Dublino III, lasciando che numerosi immigrati irregolari valicassero i confini italiani per farsi identificare altrove. E la situazione politica interna degli Stati? È immune dall’immagine dell’immigrato come spauracchio sociale che ne insidia la sicurezza? Assolutamente no. E non potrebbe essere altrimenti.
In Germania, il numero crescente di salafiti e simpatizzanti del nuovo Stato Islamico sta riconducendo il Paese nelle paure post-11 settembre, quando Amburgo era il centro direzionale degli attentati alle Torri Gemelle. Nel Regno Unito David Cameron ha già lanciato la proposta di introdurre un limite agli ingressi per i lavoratori europei non qualificati, toccando uno dei capisaldi dell’Unione Europea, ovvero la libera circolazione dei lavoratori, tanto che Barroso in una recente intervista alla BBC ha replicato affermando che «la libertà di movimento è un principio molto importante nel mercato interno e il mio consiglio al Regno Unito è di non porre neanche in dubbio quel principio». Paure e diffidenze che stanno aumentando il consenso non solo dell’UKIP di Nigel Farage, ma anche del Front National di Marine le Pen, divenuto primo partito in Francia dopo le elezioni europee dello scorso maggio, e dell’Afd in Germania, che affronta il tema immigrazione con la stessa intransigenza degli altri partiti euroscettici. Sembra proprio che la crescita di questi partiti stia condizionando, sia pur ancora in maniera marginale, le scelte programmatiche sia di Bruxelles che dei Paesi membri.
In conclusione, sembra evidente che se l’Europa continuerà ad affrontare il tema immigrazione esclusivamente dal punto di vista della sicurezza forse riuscirà ad ottenere qualche consenso in più nel breve periodo e forse anche a controllare le pulsioni euroscettiche, ma certamente in futuro si troverà ad affrontare gli effetti controproducenti di una politica miope.

Salvatore Denaro - 27 novembre 2014
fonte: http://www.bloglobal.net


* Salvatore Denaro è Dottore in Scienze Internazionali (Università di Siena)
[1] L’operazione Triton avrà a disposizione ogni mese due navi d’altura, due navi di pattuglia costiera, due motovedette, due aerei ed un elicottero. L’Italia, come Paese ospitante dell’operazione, metterà a disposizione un aereo, un pattugliatore d’altura e due pattugliatori costieri. Il centro di coordinamento internazionale ha luogo nella sede del Comando aeronavale della Guardia di Finanza a Pratica di Mare.
[2] Regolamento (UE) n. 604/2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese terzo o da un apolide.
[3] Proposte presentate in Camera dei Deputati per la riforma del Regolamento Dublino III –

"Marò sacrificati a interessi economici. Ora ci pensi l'Onu"



 




Roma, 27 dicembre 2014 - «L’Italia evita le vie maestre del diritto e sceglie invece i sentieri della giungla. Questa è la mia sintesi sulla questione dei marò». Giulio Terzi di Sant’Agata, già ambasciatore a Washington, ha lasciato la carica di ministro degli Esteri il 26 marzo dell’anno scorso quando si decise di rimandare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in India. L’ex titolare della Farnesina ripete ancora oggi che quella decisione fu presa sulla spinta di interessi economici. «Lo disse chiaramente il presidente del consiglio Mario Monti nel suo intervento del 27 marzo. Cambiammo una posizione enunciata a tutto il mondo con i comunicati dell’11 e del 18 marzo 2013. Furono infatti gli indiani a violare gli affidavit. La Corte Suprema di Nuova Delhi aveva detto che i due paesi dovevano avviare consultazioni sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto Marittimo, in sigla Unclos, articolo 100. Noi eravamo disponibili. L’India disse che non se ne discuteva neppure».
L’ex ministro degli Esteri ed ex ambasciatore italiano negli Stati Uniti, Giulio Terzi (Ansa)
Invece?
«Il 21 marzo la posizione del governo italiano fu ribaltata nel giro di poche ore».
Come mai non sono state coinvolte le Nazioni Unite?
«Ho informato il segretario generale del Palazzo di Vetro Ban Ki moon a Londra a margine della conferenza sulla Somalia, 8 o 9 giorni dopo il sequestro dei nostri fucilieri. Fu una trappola nella quale caddero la squadra navale e il comando operativo interforze che autorizzarono la Lexie ad andare a Kochi. Fui informato dalla difesa solo 5 o 6 ore dopo».
Come mai?
«Non si è mai capito il motivo del ritardo».
In ogni caso quale fu la risposta di Ban Ki moon a Londra?
«Mi disse: la questione deve essere risolta secondo il diritto internazionale. Me lo ha ripetuto almeno venti volte».
Quindi l’arbitrato internazionale, che l’Italia invece ha lasciato cadere.
«Torniamo all’Unclos, prevede una procedura di 30 giorni per avere misure cautelari, ossia l’affidamento dei marò a un Paese terzo, fino alla decisione della corte di Amburgo sul merito, in due o tre mesi. Su questa base a metà marzo avevamo deciso di trattenere Latorre e Girone in Italia. Invece poi per un anno e mezzo non si è fatto nulla».
Perché?
«Per non smentire l’operato di Monti. La cosa si è trascinata fino al governo di Renzi. È un motivo politico. Il progetto di internazionalizzazione è finito. L’unica volta nella quale Renzi dice di aver parlato dei marò è stato al G 20 di Brisbane in un corridoio con Modi durante una pausa caffè, senza un incontro bilaterale. Avremmo una potenzialità enorme di risolvere il pasticcio».
Come?
«Sollevando la questione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La lotta alla pirateria è all’ordine del giorno almeno ogni due o tre mesi. In ogni caso l’Italia potrebbe chiedere una discussione dopo un’azione preparatoria con i paesi nostri amici, gli Usa per esempio. Come si fa la lotta alla pirateria senza l’immunità funzionale ai militari che vi partecipano?».
Altre vie?
«Mi risulta che durante il governo Letta sia stata sondata a Ginevra la ex alta Commissaria dell’Onu Navi Pillay. Mi consta che la porta fosse aperta, ma non è stato fatto nulla. Infine c’era un terza possibilità».
Quale?
«L’8 luglio scorso il presidente della Croce Rossa Internazionale Peter Maurer ha inviato una lettera alla presidenza del consiglio e ai ministeri interessati sul caso dei fucilieri di marina. Citava considerazioni umanitarie. Offriva i suoi buoni uffici. Non c’è stata nessuna risposta. Latorre è stato male, si sa di sofferenze psicologiche di Girone. Pensi con quale maggior peso sarebbe sollevata la questione».
Si torna agli interessi.
«Vorrei che qualcuno dichiarasse pubblicamente i motivi per i quali un anno e mezzo fa c’è stata quella decisione».

di LORENZO BIANCHI 
http://www.quotidiano.net/maro-india-1.526968

tramite: http://alfredodecclesia.blogspot.it

Fabbri denuncia Laura Boldrini



"Le case popolari verranno assegnate prima agli immigrati con famiglie a carico"
“Le case popolari verranno assegnate prima agli immigrati con famiglie a carico”

Fabbri denuncia Laura Boldrini

Ecco la nuova perla della Boldrini che continua a discriminare gli italiani.A Ravenna mette i rom in testa alle liste di assegnazione delle case!Denunciata.

Laura Boldrini ormai è la paladina di profughi, clandestini…e rom. Adesso la presidente della Camera ha trovato negli zingari un nuovo cavallo di battaglia, al punto da voler dare loro la precedenza per ottenere un alloggio popolare. A contestare la scelta della Boldrini è Davide Fabbri, rappresentante del “Movimento lavoro e rispetto”. Fabbri è una furia contro miss Montecitorio. Dopo aver intuito l’orientamento della presidente della Camera, Fabbri l’ha denunciata perchè “discrimina gli italiani violando la Costituzione”.


La casa ai rom – Così Fabbri e altri cittadini di Ravenna hanno raccontato i motivi del loro esposto contro la Boldrini: “Laura Boldrini,a domanda di un giornalista che le chiedeva testualmente: ‘Con quale criterio saranno assegnate le case popolari’, rispose: ‘Saranno date prima ai rom e agli extracomunitari con figli a carico‘. Sulla base di questo, Davide Fabbri, assieme ad altri cittadini, si è sentito profondamente discriminato e ha proceduto assieme ad altri a formalizzare una denuncia per discriminazione verso il popolo Italiano nei confronti della Boldrini. Insomma miss Montecitorio non è nuova a sparate del genere. Ma questa volta, a quanto pare è stata presa in parola. Infatti secondo quanto racconta Fabbri il comune di Ravenna ha recepito il “diktat della Boldrini”.
Precedenza agli immigrati – ”Se si sfoglia la lista della graduatoria comunale, salterà facilmente agli occhi di chiunque, che nei primi 100 possibili assegnatari il 70% è costituito da stranieri, relegando di fatto, numerosi concittadini in fondo alla lista. Questa non è integrazione, ma è dimostrazione di incapacità di gestione del fenomeno immigratorio, che si ripercuote sui nostri connazionali e Ravenna, purtroppo, ne è un classico esempio”, aggiunge Fabbri. Ma per la Boldrini è tutto normale. Per lei l’emergenza immigrazione non esiste e allora bisogna dare una casa anche ai rom e agli extracomunitari, in barba al diritto acquisito dagli italiani che con la crisi restano senza un tetto: 

“L’immigrazione non va gestita con logiche di difesa. Costituisce un pericoloso anacronismo che una legge sulla cittadinanza non prenda atto che in Italia vivono quattro milioni di immigrati ai quali sono preclusi diritti civili. Ciò crea animosità. Gli allarmismi e la sindrome d’assedio danneggiano la coesione sociale. C’è un vittimismo non giustificato dai numeri. Non sono clandestini, sono rifugiati. L’emergenza clandestini non esiste. È solo un’invenzione”, aveva detto la Boldrini. Un’invenzione che a quanto pare è nella testa di milioni di Italiani e l’unica a far finta di niente è proprio lei che è la terza carica dello Stato.

By inquisitore dicembre 26, 2014  
fonte: http://inquisitore.org