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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

24/12/14

Lettera a Babbo Natale #iostoconimarò, Candele e Lettere di Natale per Max e Salvo .. di Edoardo Medini





Carissimo Babbo Natale,
mai come adesso voglio credere che esisti per davvero e voglio immaginarti già intento a riempir sacchi ... forse un pò meno, vista la crisi in cui ci hanno gettato politicanti di professione e infami traditori che stanno svendendo sovranità, cultura e tradizioni di questa mia Italia, e questo è un problema non da poco, ne servirebbero molti, considerato quello che voglio chiederti.
I desideri non occupano spazio, spesso non sono esauditi e restano nel mondo dei sogni o in qualche cassetto che non verrà mai aperto, ma questo devi esaudirlo, anche se un pò di spazio lo occuperà, non ti ho chiesto mai nulla.
Vorrei che tu non tornassi a casa a mani vuote .. ops! a sacchi vuoti, raccatta e mettici dentro tutti quelli che hanno .... che avrebbero dovuto tutelare il prestigio e l'onore della Nazione; quelli che hanno permesso che due servitori dello Stato fossero sequestrati e tuttora trattenuti dopo quasi tre anni senza nessun capo d'imputazione .. qui da noi un boss camorrista sarebbe già stato messo in libertà; quelli che sono rimasti di fatto supini e impassibili dinanzi a prepotenze e furberie, che hanno percorso le strade del nulla e, con gran perizia, solo quella delle chiacchiere e degli annunci ad orologeria ..........e nulla hanno ottenuto.
Vedi tu come fare ma portateli via tutti, e lasciali dove è impossibile ritrovare la via del ritorno.

Grazie vecio !! a buon rendere

e.emme - 24 dicembre 2014



23/12/14

Un arsenale nel campo rom: spuntano anche i kalashnikov


Vicino al campo nomadi di via Negrotto, a Milano, sono state recuperate tre mitragliatrici. Intanto i balconi dei residenti vengono presidiati dalle forze dell'ordine


Milano - E con questo fanno tre, tre mitragliatrici recuperate a ridosso del campo nomadi di via Negrotto dall'inizio dell'anno.






E siccome a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, c'è quanto meno il sospetto che possano appartenere agli stessi «residenti» ospitati a spese del Comune in un'area demaniale. Una zona costantemente monitorata dal commissariato Quarto Oggiaro, anche di notte con i visori notturni per recuperare le altre armi nella disponibilità dei rom.
Via Negrotto strada periferica nella periferica Quarto Oggiaro, il quartiere più malfamato della città del sindaco «gentile» Giuliano Pisapia, dal 1968 ospita una folta comunità rom. L'Opera Nomadi chiese al Comune di impiegarli nei lavori di bonifica e riqualificazione della zona e nessuno li schiodò più da lì. Anzi, Palazzo Marino fu costretto a realizzare piazzole per ogni famiglia, bagni, contatori e una casetta per la «scolarizzazione» degli adulti. Capo del clan Romeo Hudorovic, 48 anni, membro anche della Consulta rom e sinti delegata a trattare con il Comune. La settimana scorsa è stato arrestato dai carabinieri di Varese perché oltre la comunità, guidava anche una banda specializzata nell'assalto ai distributori automatici di benzina. Con tecnica un po' brutale ma efficace: sradicare con un camion l'accettatore dei soldi e via. In questo mondo hanno devastato almeno 30 stazioni di servizio, portando via 300mila euro. Anche se i danni erano di gran lunga superiori.
Ma sul campo di via Negrotto vigila anche il commissariato diretto da Antonio D'urso, in questo momento particolarmente preoccupato di smantellare l'arsenale degli zingari. Qualche soffiata ma soprattutto tanto lavoro di appostamento e osservazione, spesso dalle finestre delle case che si affacciano sull'area. Non solo di giorno ma anche di notte, usando particolari visori notturni che permettono agli investigatori di osservare ogni movimento dentro e fuori il campo.
L'attività ha consentito a gennaio di recuperare un fucile mitragliatore kalashnikov, con relativo arresto dell'uomo che lo custodiva per conto degli zingari. Altre indagini e a giugno ed è saltato fuori addirittura una pistola mitragliatrice Skorpion di fabbricazione cecoslovacca. Un'arma micidiale per maneggevolezza e volume di fuoco, la preferita dai terroristi, non a caso usata anche dalle Brigate rosse per uccidere nel 1978 Aldo Moro. L'altro giorno il sequestro di un secondo AK 47. Il proprietario l'aveva avvolto in nastro da pacchi per preservarlo dall'umidità, poi l'aveva infilato in un copertone da camion e infine seppellito in modo ne spuntasse una parte, per poterlo recuperare senza problemi. La polizia si è fatta aiutare dai vigili del fuoco intervenuti con una ruspa che ha spianato il terreno e scavato fino a un metro e mezzo di profondità. Fino a scoprire il secondo fucile mitragliatore con 50 proiettili. Le indagini però non sono finite perché i rom hanno sicuramente altre armi e vanno tutte recuperate prima che le usino.

 Enrico Silvestri - 23/12/2014 - 20:39
fonte: http://www.ilgiornale.it 

Il piu’ grande scandalo d’Italia: 11mila carrozzoni per un milione di poltrone


partecipate


In Italia sono 11.024 le partecipate pubbliche, per un totale di 977.792 addetti.
Nel report sulle società pubbliche in Italia, l’Istat dà i numeri di quello che è il più grande scandalo d’Italia: centri nevralgici di potere fine a se stesso, poltronifici mantenuti coi soldi dei contribuenti, strutture pachidermiche incapaci di produrre ricchezza né di garantire qualsivoglia servizio. Nonostante il premier Matteo Renzi continui a promettere di ridurre la stazza di questo Moloch pubblico, le partecipate restano intoccate. E i costi continuano a lievitare.
Il 25,6% delle unità analizzate nel rapporto dell’Istat è partecipato al 100% da soggetti pubblici, il 29,1% rientra in una forchetta compresa tra il 50% e il 99,9%, mentre il 27,1% risulta partecipato per una quota inferiore al 20%.
“La dimensione media delle imprese partecipate – fa sapere sempre l’Istituto di statistica – è di 124 addetti per impresa”. È la prima volta che l’Istat pubblica un rapporto sull’intero universo delle partecipate pubbliche. Prima di oggi i “censimenti” dell’Istituto di statistica si limitavano infatti alle controllate. Tra le partecipate pubbliche le imprese attive sono solo 7.685, il 69,7% del totale. Le non attive sono 1.454, 994 quelle fuori dal campo di osservazione del registro Asia imprese. Le 891 residuali impiegano 9.963 addetti. Dal report aggiornato al 2012 emerge, poi, che tra le 7.685 imprese attive sono quasi 2 mila, per la precisione 1.896, le partecipate pubbliche con zero addetti.  

tramite: http://www.imolaoggi.it

Negazione di un’ identità e suicidio di una cultura

presepe


Sembrerebbe una questione di poco conto , tanto più a fronte dei problemi ,e tutti gravi, che dobbiamo fronteggiare. Però di poco conto non è il principio che vi è sotteso . E poiché con l’avvicinarsi del Natale la stampa e i media in genere tornano ad occuparsi della questione , evidentemente quel principio è tanto rilevante e controverso , da radicarsi in prese di posizioni polemiche che ignorano un corposo e pluriennale dibattito , nonché i passi in avanti che sull’argomento sono stati fatti.
Ogni anno, in questa stagione ,tutto ricomincia daccapo , come se nulla fosse stato detto, come se nulla fosse stato chiarito, come se nulla fosse stato capito. E allora la questione è seria e visto che riguarda il Natale, o facciamo ora un ultimo tentativo di orientarci sulla questione , o andiamo fuori tempo massimo. Anche se relativamente fuori tempo, perché al prossimo Natale la questione si ripresenterà, quasi certamente.
Tutto cominciò una decina d’anni fa , allorché, in una scuola materna, le maestre decisero di non allestire il presepio con i bambini per non turbare la sensibilità dell’unico bimbo mussulmano frequentante. In conseguenza di quella scelta, non si festeggiò neppure il Natale a scuola. Giornali e radio riferirono il fatto, che divenne “notizia”.
Ricordo il profondo dissenso verso quella rinuncia espresso in una intervista radiofonica dallo scrittore islamico Ben Jelloun, che trovava controproducente e assurdo togliere ai bambini il piacere di una tradizione legata ad una festa,tanto radicata nel sentimento e nel vissuto e particolarmente in quello infantile. Di più, diceva in sostanza Jelloun, che senso ha togliere o negare ai bambini il gusto di una tradizione popolare, segno di una bimillenaria cultura, di diffusione planetaria, radicata nel sentimento, nell’arte, nella letteratura, nella storia, nella vita di ogni ceto sociale e specialmente in un paese come il nostro?
Quante forme di cultura radicano nelle varie religioni e da esse traggono la loro specificità ed essenza, persino quando, nel tempo, si discostano dai loro significati originari? Perché pensare che non debbano aver spazio a scuola, se di culture si tratta? E aggiunse: non fare il presepio è una stupidaggine, anche perché nel Corano Cristo è considerato un grande profeta e molto rilievo è attribuito alla figura della Madonna, vergine e madre anche per i musulmani. Cosa questa che pochi sanno, anche fra gli insegnanti.
Fu una lezione memorabile, quella dello scrittore musulmano. Chiara al punto che avrebbe dovuto chiudere la questione “presepi” per sempre . E nessun’altra voce del mondo islamico sentì la necessità né di controbattere né di aggiungere una virgola alle parole di Jelloun . Oltretutto Jelloun aveva posto la questione assai correttamente, indicando implicitamente una distinzione fra” tradizione culturale” e “culto” . Di fatto il presepe non appartiene da un punto di vista dottrinale né alla Liturgia né al culto in senso stretto.
Ricordate quando, all’inizio delle lezioni, le maestre facevano recitare una preghiera in classe ? Una pratica che si configurava come “culto” e in quanto tale suscitò polemiche, soprattutto allorquando, aboliti i vecchi programmi della scuola elementare che indicavano la religione cattolica come “base e coronamento” dell’azione educativa della scuola dell’obbligo, la scuola pubblica veniva improntata ad una nuova laicità. Una scuola, quindi luogo di cultura, anche religiosa,si badi bene , perché dalle religioni deriva un immenso patrimonio culturale, ma non di “culto”, che si esercita in altre sedi. Ecco perché dallo scrittore magrebino ci venne un esempio di buon senso mussulmano che ci servì di lezione. Ma purtroppo per poco, o forse per pochi. Infatti ad ogni nuovo Natale, in qualche scuola della Repubblica, il dirigente o qualche docente si esprime contro il presepe e, guarda caso, sempre in riferimento alla presenza di musulmani fra gli allievi.


E cosi capitò di nuovo, non molto tempo fa. In occasione del Natale, un importante quotidiano nazionale infatti riportava che in una scuola milanese: “le insegnanti di religione allestiscono il presepio in una parte dell’istituto abbastanza riservata, dove chi non vuole non è costretto a vederlo”. La frase virgolettata riportava la “versione ufficiale” della scuola. Colpiva quel “non essere costretti a vedere” e quindi, “togliere alla vista”. Si può capire la buona intenzione e lo sforzo. Si può capire la scelta di non privare i bambini “cristiani” del presepio, evitando nel contempo interferenze con la sensibilità dei “non cristiani”. Tuttavia, la soluzione adottata non pareva risolvere, e nemmeno affrontare, il problema. Emergeva invece, agli occhi di molti, più che un malinteso senso di rispetto per l’altrui diversità, un inconcepibile atteggiamento di immotivata autocensura, una sottomissione e negazione di una propria e non certo vergognosa specificità e identità culturale.
I musulmani , se li conoscete bene , non abdicano a nulla della loro specificità religiosa. Anzi esibiscono con senso di superiorità, insito nella loro coscienza religiosa, i segni e gli atti del loro culto. Il velo sul capo o il volto coperto delle musulmane anche nelle nostre città sono un’esibizione politico –religiosa ,come lo è di fatto l’islam, che non è solo religione. Tendono a mostrare che sono anche qui, con fierezza, e a loro poco importa che le nostre leggi vietino la copertura del volto in pubblico. E’ la loro una sfida perché per loro Allah e l’unico vero Dio e Maometto è il profeta di Allah. Cristo per loro, ha predicato e preannunciato la venuta di Maometto. Quindi l’islam dovrà essere imposto al mondo intero. Con questo tipo di mentalità, difficile attendersi dal mondo islamico atteggiamenti di autocensura o di correzione del proprio modo di contrapporsi al resto del mondo.
In barba alle nostre leggi , sgozzano i montoni in occasione delle loro feste religiose, anche da noi , senza il preventivo stordimento dell’animale per evitargli la sofferenza della lunga agonia necessaria ad ottenere il totale dissanguamento, secondo le modalità della macellazione “halal”. E non sto a enumerare riti e tradizioni cui non rinunciano. Certamente, se fosse una tradizione loro, non rinuncerebbero a fare il presepio. Probabilmente ce lo imporrebbero senza tante storie.
Per chiarire: il tema di questa riflessione non riguarda l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole della Repubblica, e pertanto non è su questo che si vuol esprimere un’opinione. Ci sono leggi al riguardo: leggi vigenti. Su questo ci sono anche opinioni in contrasto, ma la questione che qui si vuol affrontare è un’altra. Una cosa è la dimensione “confessionale” o l’insegnamento di una specifica “fede” religiosa. Altra cosa è la cultura che deriva dalle religioni e dalle conseguenti tradizioni e manifestazioni.
La cultura religiosa, in quanto e per quanto mera cultura, trova nella scuola il suo posto privilegiato, come tutte le forme di cultura esistenti. È tutt’altra cosa dall’istruzione confessionale. Non è fede. È conoscenza. Per conoscere e per capire l’arte e la letteratura (e persino la lingua e la mentalità) di questo Paese, interpretabile appieno solo attraverso la cultura derivante dal Cristianesimo e dal Cattolicesimo, sono certamente utili, se non indispensabili, strumenti culturali che hanno attinto a quelle radici. Il che non si identifica con “la fede”. In questo senso, visto che la società cambia, è opportuno che si conosca (per cultura) anche il senso del Ramadan o della festa delle Capanne, così come il Natale e la Pasqua. Senza confondere questioni diverse su piani diversi.
A questo proposito va ribadito che il presepio non è un precetto religioso; non è un atto liturgico; non è un fatto propagandistico, e nemmeno un atto di culto, per quanto di ovvia ispirazione religiosa. In quanto tradizione popolare è un fatto”culturale“. E la cultura non si nasconde alla vista, non offende e non si occulta: si spiega. Si aiuta a capirla, a interpretarla . Il che non significa imporla. Senza chiusure per la cultura altrui, ma soprattutto senza imbarazzo, e tanto meno vergogna, per la propria.
La sensibilità che ci porta ad assumere comportamenti rispettosi dell’altrui diversità, non può prescindere dal rispettare, anzitutto, noi stessi, e dal fatto che comunque il rispetto deve essere reciproco. La paura, nemmeno dissimulata, dell’integralismo altrui (come se l’integralismo fosse solo”altrui”) non deve indurre ad acquiescenze autodifensive, a mal tollerate rinunce, a occultamenti più o meno parziali e a finti pudori. Si può spiegare a tutti, piccoli e grandi, cristiani e musulmani, che l’espressione di una cultura specifica,se non è in contrasto con le leggi dello stato, non vuole prevaricare, non costituisce un’ingiustizia, non è un’imposizione. Non deve imbarazzare chi la esprime, né chi non vi appartiene o ne è estraneo.


È certamente apprezzabile che, pur nella legittima manifestazione di una antica tradizione, si pensi a modi d’esprimerla nuovi e rispettosi di una mutata composizione sociale, per attenzione agli “altri”. Ma è certo discutibile che in una società ancora (forse per poco) prevalentemente connotata da una matrice cristiana, si scelga di “nascondere” alla vista, una manifestazione di una sua specifica “cultura”. Fosse pure minoritaria, andrebbe tutelata. E minoritaria ancora non è.
Se democrazia ha un senso, non solo politico… Chi pensa di manifestare in modo “riservato” nella scuola le proprie tradizioni, in quanto connesse alla religione, si è mai chiesto quanto sia più macroscopica (e difficile da tenere “riservata”) la tradizionale vacanza di quasi venti giorni per il Natale e quasi dieci per la Pasqua? Chiudere la scuole per periodi così lunghi e per motivi anche di indubbia matrice religiosa non crea imbarazzi a nessuno? Quella sospensione del servizio scolastico non è forse un più pesante condizionamento per chi appartiene ad altra fede religiosa? Altro che presepio.
Certo : fare scuola è sempre più difficile e gli insegnanti sentono sempre di più il bisogno di un supporto e di una tutela. Non si può pretendere che trovino da soli la soluzione a problemi di convivenza interetnica e interreligiosa all’interno delle scuole. Certamente possono concorrere a individuare modi e forme di comprensione, di conoscenza e di tolleranza fra”civiltà”, di cui tanti bambini stranieri immigrati sono inconsapevoli rappresentanti, nonché “portatori sani”. “Leggendo” le valenze culturali di quelle diversità, senza ovviamente avventurarsi nelle questioni di fede. Impegnandosi, come dovremmo far tutti, a superare gli integralismi . Non è facile, ma non è possibile sottrarsi al compito che la nuova composizione sociale propone allo stato, alla società e alla scuola. Con una forte richiesta di dialogo, che è fatto per capire altrui mentalità e per far capire la propria. Per convivere in pace, senza nascondersi e senza imporre. Senza atteggiarsi a vittime e senza fare vittime. E senza disconoscere la propria cultura.

Vittorio Zedda - 18 DIC 2014
fonte: http://www.imolaoggi.it

I miei peggiori auguri di Natale

di Giuseppe Bresciani



Non sopporto il buonismo. O si è buoni, oppure si è cattivi. Fingersi buoni quando conviene o lo impongono le circostanze è l’ipocrisia che detesto più di ogni altra forma di doppiezza. Perciò, quest’anno voglio fare auguri sinceri ma cattivissimi. Saranno i miei peggiori auguri di sempre, dedicati a chi ha dimostrato di meritarseli.
Cominciamo. Auguro agli infami e ai traditori che hanno “venduto” l’Italia e hanno contribuito a metterci in ginocchio, di passare le vacanze di Natale in preda al fuoco di Sant’Antonio. Che l’Herpes zoster possa degenerare e provocarvi la paralisi dei nervi cranici, l’encefalomielite e tutte le infezioni secondarie possibili e immaginabili. Ai sordidi politici di professione e ai governanti in mala fede auguro di passare un Natale pantagruelico. Abbuffatevi, mangiate come porci davanti al trogolo abbondante, ingurgitate fino a dilatarvi come palloni aerostatici. So che ne siete capaci. E poi, fatevi cogliere dalle coliche più atroci e dalla diarrea acuta. Asserragliatevi nei vostri bagni, riunitevi in seduta plenaria nei vostri gabinetti e fatemi il piacere di esplodere come i fuochi d’artificio, schizzando escrementi liquidi da ogni parte fino a sprofondarci dentro e affogare. Dateci la soddisfazione di assistere alla vostra metamorfosi, perché merda siete e merda tornerete. Auguro un Natale da tregenda in special modo ai beceri rappresentanti della Sinistra italiana che da sempre predica bene e razzola male, che è comunista dentro e perciò vive ancora d’invidia, odio e rancore, che non gliene frega niente del popolo e tanto più dei poveri, che si crede migliore perché unta dal Signore, e che farà capodanno a Cortina o alle Maldive. Pagherei di tasca mia per farvi passare le vacanze di Natale in un luogo di meditazione, tipo uno dei famosi resort turistici di Stalin o una miniera di rame a cielo aperto in Cile. Quest’ultima sarebbe una meta ideale, a patto che mentre siete lì a riflettere sulla vostra falsità e meschinità, tutti gli uccelli del pianeta sganciassero guano sul fondo della miniera. Auguro alle “dame di carità” come la B. e la K., di cui metto solo le iniziali perché a scrivere per intero il loro nome accuso un reflusso gastrico, di passare un Natale allucinante con i combattenti dell’Isis, discinte e legate come salami di puro suino, in attesa di essere caricate sui dromedari e trasportate in Oman o in Somalia per conoscere il paradiso musulmano. Auguro ai mentecatti che profetizzano che su Roma sventolerà la bandiera dell’Islam, di trascorrere il Natale e Santo Stefano in una porcilaia abusiva, in balia di un’orda di maiali famelici e cinghiali aggressivi. Auguro a quelli che non sono capaci di riportare a casa i nostri due Marò, e a quelli che li denigrano, di passare il Natale in India, possibilmente in uno slum di Calcutta, rovistando tra gli scoli e i rifiuti in cerca di se stessi. Auguro ai funzionari corrotti, romani e non solo, di ricevere per Natale un sacco di mazzette… ops, volevo dire mazzate, purché si tratti di una mazza come quella di Thor. Auguro ai banchieri criminali, agli strozzini e agli speculatori di finire in pasto ai piranha rossi del Pantanal, così da provare l’emozione di essere fatti a brandelli. Lentamente, però, e senza interessi. Auguro ai mafiosi, ai camorristi e ai trafficanti di morte di passare la notte di Natale in un igloo eschimese e accorgersi, all’improvviso, quando la temperatura esterna scende a – 40 °C, che la cupola non è fatta di neve pressata ma di cocaina. Sai che sballo battere i denti a mitraglia mentre hai la visione delle renne in topless! Auguro a quelli che maltrattano gli animali di essere deportati sul pianeta delle scimmie per conoscere l’altra faccia della medaglia, cioè provare sulla loro pelle l’ebbrezza della schiavitù, il piacere delle sevizie, la mistica della crudeltà gratuita. Auguro ai dirigenti della Rai di ficcarsi il canone nel tubo digerente e di trasferirsi sull’isola dei famosi insieme all’inutile corte dei miracoli di cui si circondano. Naturalmente, l’isola la scelgo io. Trattasi dell’isola di Polifemo. In alternativa, per analogia con ciò che la Rai ha messo in onda negli ultimi anni, suggerisco Midden Atoll, “l’isola di plastica”, un atollo sperduto che si trova nell’Oceano Pacifico e dove confluisce gran parte della spazzatura generata dal consumismo planetario. Auguro agli stronzi per vocazione, ai furbi impuniti, agli arroganti sistematici e a quelli che se ne fregano degli altri e delle leggi, di essere accusati ingiustamente di qualche grave reato e subire come pena l’ergastolo. Non in carcere, però, ma nel presepe. Pensate che pacchia fare il pastore o l’asino e il bue di cartapesta per tutta la vita. Auguro ai pedofili e agli stupratori di festeggiare il Capodanno a casa di Vlad III di Valacchia. Allo scoccare della mezzanotte, tutti a subire la raffinata tortura del conte Dracula, cioè l’impalamento! Nel caso in cui non vi fosse ben chiara la dinamica, si cominciava infilzando il condannato con un palo di legno attraverso un orefizio o il perineo. Auguro un Natale da strafogamento ai prelati che hanno rinnegato Dio per il vitello d’oro. Possiate passare le feste annaspando nel forziere del Vaticano, più vasto di quello di Paperon de’Paperoni, prima di essere soffocati dalla crusca del diavolo. Auguro ai signori della guerra e ai promotori occulti della cospirazione globale che vogliono asservire l’umanità, di dividere il desco natalizio con le cinque specie dell’Ebolavirus. Una per ogni senso. Sarebbe un Natale sensazionale! Infine, auguro il peggior Natale della sua vita alla Corte di giustizia Ue, la cui sentenza stabilisce che l’ovulo umano può essere brevettato a fini industriali. Auspico che la mattina di Natale, Frankenstein faccia irruzione nella casa di questi giudici. Il resto lo lascio all’immaginazione del lettore.
Ho certamente dimenticato qualcuno ma credo basti. Lo so, chi augura il male per gli altri lo chiama per sé. Ma avrete capito, almeno spero, che sono semiserio. Dopo avere fatto i miei peggiori auguri, degni del Cattivik di Bonvi, voglio fare un solo ma immenso augurio di Buon Natale, cioè di pace e felicità. Raggiunga in ogni dove chi mi vuole bene e naturalmente i buoni, i giusti, gli onesti, gli umili, i perseguitati, i sofferenti e i sognatori. Siate sereni, siate fiduciosi. Vi consoli il pensiero che siete meritevoli di maggior fortuna, giustizia, amore e serenità. E se non riuscirete ad avere ciò che vi spetta in questa vita, non disperate. Non finisce

Giuseppe Bresciani - 22 dicembre 2014