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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

22/12/14

I creativi delle tasse e i veri creativi


Gli imprenditori s'inventan di tutto per affrontare la crisi (da chi fa bare per animali a chi collauda videogiochi). Poi, c'è un'inventiva diversa, che consiste nell'escogitare balzelli su qualsiasi attività umana. È quel che fa il governo: l'ultimo l'han messo sui termosifoni...

creativity-illo 

Creativo è colui che trova un modo nuovo, una soluzione diversa e inaspettata per risolvere un problema su cui altri, prima di lui, si son soffermati invano. Creativo fu Karl Benz quando nel 1886 riuscì ad applicare, con mille difficoltà, un motore a scoppio su un carro a tre ruote creando la prima automobile; così come creativi furono i fratelli Wright inventori, nel 1903, del famoso biplano che fece solo qualche balzo ma aprì la strada dei cieli; così come furono creativi i vari Bill Gates e Paul Allen, Steve Jobs e Wozniak e tutti gli anonimi scienziati del centro di ricerca di Palo Alto cui è attribuita la paternità dei primi personal computer.
Anche nell’Italia di oggi piegata dalla crisi ci troviamo di fronte, in molti casi, allo stesso tipo di creatività. C’è chi, perso o ridimensionato il proprio lavoro, cerca un modo di riciclarsi reinventandosi come fornitore di un nuovo servizio più richiesto dal mercato. C’è chi fa un nuovo brevetto, chi si rimette a studiare e, con fatica, si crea un altro percorso di vita come si può leggere nella rubrica Di necessità virtù, lanciata da Tgcom24. Poi per fare un esempio concreto c’è la storia – raccontata da Il Gazzettino – di quell’artigiano di castello di Godego, nel trevigiano, che sta avendo un grande successo grazie all’idea di lanciare una linea di bare per animali. Un’idea imprenditoriale che sta avendo parecchio successo all’estero, dove l’economia gira più velocemente che da noi. Oppure come non pensare a due giovani ragazzi come Favji e Marchettino che, grazie ad internet, hanno ottenuto fama mondiale come tester rispettivamente di videogiochi ed automobili.
Peccato che in Italia ci troviamo ogni giorno di fronte anche ad un’altra forma, nettamente meno nobile, di creatività. Quella dello Stato e dei suoi “cervelli” che studiano come far quadrare i bilanci. No per lorsignori la massima attività innovativa possibile è quella di alzare le imposte. Un’attività che, a ben vedere, richiede ben poca creatività: basta prendere la lista di ogni attività ed oggetto umano e tassarlo. “La gente lavora?” Bene tassiamo il lavoro; chi non lavora avrà una casa, quindi tassiamo il mattone; chi non ha una casa di proprietà né un lavoro dovrà comunque fare la spesa, quindi tassiamo i consumi.
Non solo. Pure ogni oggetto mobile può essere sottoposto all’attenzione del fisco: la macchina, la barca lo sono da tempo, ora in Lombardia si sta pensando a targare le biciclette per mettervi il bollo. E che dire dell’ultima tassa occulta: le valvole termostatiche ai caloriferi obbligatorie in base alla sentenza 2012/27 dell’Unione europea che diverrà legge dal 31 dicembre 2016. Ma occorre già adeguarsi prima per evitare sanzioni. Peccato che il costo sia abbastanza alto: secondo una simulazione fatta dal Sole 24 Ore, per un appartamento di 80 mq dotato di 6 caloriferi servono ben 1.055 euro.
L’unico commento appropriato lo fece, decenni fa, l’economista di Frascati Maffeo Pantaleoni quando disse: «Qualunque imbecille è in grado di inventare e imporre nuove tasse. L’abilità consiste nel ridurre le spese, dando nondimeno servizi efficienti, corrispondenti all’importo delle tasse; fissare le tasse in modo che non ostacolino la produzione e il commercio o per lo meno che lo danneggino il meno possibile». A dar retta al vecchio Maffeo non ci son dubbi: viviamo in un Paese di imbecilli.

di Matteo Borghi - 22 dicembre 2014
fonte http://www.lintraprendente.it

21/12/14

Non pago le tasse Mi autorizza la Costituzione


Pubblichiamo la lettera di un imprenditore a L'Intraprendente che annuncia apertamente di smettere di pagare le tasse che lo Stato gli chiede


M i chiamo Giuseppe Barresi, lavoratore e prima ancora padre e nonno di famiglia, dichiaro apertamente di non riuscire più a pagare, con i miei incassi, tutte quelle tasse che lo Stato mi chiede. 



Mi appello ai principi dello stato di necessità e della capacità contributiva proporzionale al proprio reddito, stabiliti rispettivamente dagli articoli 54 del Codice penale e 53 della Costituzione per legittimare il mio rifiuto categorico di continuare a contribuire, attraverso le tasse, alle spese per il mantenimento dei privilegi della classe politica che ci governa, vera protagonista di questa crisi economica.

Con le loro scelte hanno mantenuto uno Stato parassitario, e scaricato le proprie responsabilità verso le categorie più deboli, in particolare piccoli commercianti e artigiani. Tassa dopo tassa ci hanno portato allo stremo e oltre, spesso inducendoci a pensare seriamente al suicidio. E questa è l'accusa maggiore che faccio ai nostri governanti: induzione al suicidio. In questi anni ho cercato di pagare le bollette, che sono quadruplicate, ho cercato di pagare le tasse comunque quadruplicate, ho cercato di mantenere in vita la mia attività portando al minimo i costi di gestione e riducendo le mie entrate, perché costretto ad abbassare i prezzi (nonostante l'Iva) per mantenere la clientela. Di conseguenza ribadisco apertamente di non poter più pagare ulteriori tasse: non sono un delinquente, non sono un ladro e non voglio essere un evasore, ma davanti a una politica che continua insensatamente a mantenere privilegi e costi sproporzionati, vergognosi e irrispettosi nei confronti di tutti i lavoratori di questo Paese, inizio questa protesta economica appellandomi ai due sopracitati principi: Articolo 54 comma 1 del Codice penale: stato di necessità. Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. Il vertiginoso e incontrollato aumento delle tasse ha prodotto un danno grave e attuale alla mia famiglia mettendo in pericolo soprattutto il futuro dei miei figli e nipoti.
Articolo 53 comma 1 della Costituzione italiana: tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Io non incasso abbastanza per pagare tutte queste tasse e se non incasso abbastanza vuol dire che c'è qualcosa nei conti dello Stato che non funziona e quindi essendo cittadino italiano esigo che lo Stato si faccia garante della mia condizione familiare.

 #IOnonMIammazzo.


CASO MARO' - #iostoconimaro, sul web campagna per i due fucilieri




BARI – Da oggi fino alla mezzanotte del 24 dicembre i sostenitori dei fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, vogliono "inondare il web, pubblicando ovunque", in particolare sui social network "dei politici", una foto in cui i marò sono ritratti sullo sfondo di addobbi natalizi. L’iniziativa, che ha l’hastag #iostoconimaro, è stata lanciata dopo il no della Corte Suprema indiana che ha respinto le richieste dei fucilieri.

In vista del Natale, Girone aveva chiesto di poter rientrare per trascorrere le festività con la sua famiglia, mentre Latorre, già in Italia per curarsi dai postumi di un ictus, aveva chiesto di prorogare la permanenza per continuare la terapia e subire un intervento cardiaco.

"La rabbia che abbiamo dentro – scrivono gli internauti su Facebook, lanciando l’iniziativa – ci unisca in questa azione!!!! Ora più che mai Massimiliano e Salvatore e i loro famigliari hanno bisogno di sentire la nostra vicinanza". 




http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it - 21 DICEMBRE 2014


SENTINELLE IN PIEDI






Sentinelle in piedi - Catania

Cari amici,
Oggi voi manifestate in silenzio per le strade per difendere la libertà di opinione e di espressione, per la difesa della famiglia composta da un uomo ed una donna, per i diritti dei bambini. Di fronte a voi mi dicono che la lobby LGBT ha organizzato una contro manifestazione chiamata “Rompere il silenzio”.
E io sono d’accordo, occorre rompere il silenzio, ma non come intendono loro. Bisogna rompere il silenzio per dire che gli omosessuali non hanno nulla a che vedere né da vicino né da lontano con la lobby gay che ha il solo scopo di voler distruggere la famiglia. Bisogna rompere il silenzio per dire che non possiamo ragionevolmente accettare di privare un bambino dei suoi riferimenti sociali. Bisogna rompere il silenzio per dire che non possiamo , come avviene in India parcheggiare le donne nelle case in cui produrre dei bambini destinati a coppie dello stesso sesso perché il bambino non è un medicinale.
Ma rompere il silenzio non vuol dire provocare la violenza, rompere il silenzio non vuol dire utilizzare parole astiose. Voi Sentinelle in Piedi di Bergamo vi presentate in un modo nobile e responsabile, così come si fa in Francia e come si comincia a fare in tutta Europa, siete precursori, come a loro tempo sono stati Ghandi o Martin Luther King. Quello che fate è straordinario ed è importante impegnarsi.
Impegnarsi è consentire di dare un senso alla vita. Impegnarsi nella via democratica non consiste solo, per esempio, decidere cosa fare quando è il momento di mettere il voto nell’urna. Esistono molti altri modi di impegnarsi in un dibattito. Per esempio prendendo parte al dibattito e nell’azione pubblica. La partecipazione individuale all’azione collettiva permette di prendere coscienza che non si è soli, che si è con gli altri e per gli altri.
Voi lo fate oggi, e anche io umilmente faccio la mia parte. Siate rassicurati che l’insieme degli omosessuali non ha nulla a che vedere con questa lobby gay aggressiva perché non è l’orientamento sessuale che guida la nostra vita, ma il nostro stato di cittadini integralmente.
Sono con tutto il cuore con voi, vostro amico.

Jean Pier Delaume Myard
Omosessuale contro la legge sul matrimonio per tutti

Il Sindaco Marino e le tradizioni romane


Lettera aperta al Sindaco Ignazio Marino

 Caro Sindaco,

il Natale si avvicina e Lei è riuscito anche a cancellare una delle più antiche tradizioni romane, quella delle “bancarelle” natalizie a Piazza Navona, in questo periodo luogo di aggregazione  di migliaia di romani e di turisti in visita alla Città Eterna.

Ha tolto ai bambini romani la classica passeggiata che si faceva in questi giorni per vedere Babbo Natale e la Befana e gustare qualche dolciume camminando fra papà e mamma. Una gioia che ogni ragazzino maturava nel tempo ed aspirava che si oggettivasse come premio del suo comportamento di scolaro e di bambino, per non rischiare di trovare nella calza dell’Epifania,  acquistata per l’appunto nelle bancarelle della Piazza,  un pezzo  di carbone ancorché dolce.

A distanza di decenni ricordo ancora quelle giornate emozionanti vissute a Piazza Navona con papà e mamma. Sono sicuro che come me lo ricorda chi nel tempo, prima come bimbo e poi come genitore e nonno,  ha vissuto questa suggestione ed ha  respirato l’aria di festa in un angolo di Roma,  già di per sé emotivamente eccitante.

Una decisione incomprensibile considerando quello che accade in quasi tutte le città italiane durante le feste natalizie. I mercatini fioriscono a Bolzano, a Trento fino a Palermo ed in Europa si moltiplicano fino ad arrivare alla lontana Tallin in Estonia.

Tutte le Capitali Europee ospitano nelle loro storiche piazze i mercatini che celebrano la tradizione natalizia, concentrandoli in luoghi significativi per ciascuna città e non polverizzandoli nei rivoli delle periferie. Iniziative che peraltro conferiscono lustro alle caratterizzazioni artigianali locali con un ritorno positivo per l’economia.

Forse Lei non ne è a conoscenza e quindi ne cito alcuni a titolo di esempio per dimostrarLe che forse la Sua decisione non è delle migliori anche su suffragata da una sentenza del TAR.

Praga espone prodotti unici come le decorazioni natalizie ceche, i tradizionali biscotti natalizi, le tovaglie, gli incensi e il pot-pourri natalizio chiamato “purpura”. Ma anche giocattoli in legno, artigianato locale, accessori d’abbigliamento, candele profumate e sapone artigianale, stand gastronomici dove è possibile gustare alcune tra le pietanze tradizionali locali cucinate sotto gli occhi del visitatore.

Sofia ospita manifestazioni e stand di artigianato locale. Oggetti in legno intagliato, in rame, in ferro battuto e in cuoio, bambole di tessuto, sculture in legno, terrecotte in ceramica, essenza di rose, kilim bulgari.

Parigi con uno dei suoi più importanti mercatini, quello di Place de la Defence.  350 chalet in legno dove sono esposte tutte le varietà gastronomiche ed artigianali francesi.

Londra con moltissimi mercatini fra cui quello famoso di Southbank Centre Christmas Market collocato tra il centro di Southbank ed il London Eye, con 50 bancarelle di prodotti tipici ed artigianali e dove si trova il “Villaggio segreto di Babbo Natale” (Santa’s Secret Village) dove i bambini possono incontrare appunto Babbo Natale.

Bruxelles, Plaisirs d'Hiver con il suo carico di eventi: il villaggio di Natale, la grande ruota panoramica e molte altre attrazioni. Dalla Grand-Place al Marché-aux-Poissons con chalet tutti diversi, una pista per gli slittini, una di pattinaggio, la grande ruota panoramica e una sorprendete parata luminosa! 

Barcellona con il  mercatino di Natale che si svolge nella Plaça de la Seu della città catalana, famosa per la sua cattedrale.

Mosca che pur con date non coincidenti a quelle delle capitali cattoliche  in quanto di religione russo-ortodossa (Natale Ortodosso ricade il 7 gennaio), ospita famosi mercatini di Natale proprio quando in Italia le festività natalizie sono concluse. Nonostante il clima all’aperto molti gli stand e gli chalet con una grande pista di pattinaggio, frequentata da sportivi e da semplici spettatori.

Per non parlare dei mercatini di Natale di Malmö in  Svezia, Christkindlimärt in Svizzera, castello di Hellbrunn in Cornovaglia a Salisburgo in Austria,  Colmar in Alsazia (Francia), Gengenbach cittadina della Foresta Nera dove nella Piazza del Municipio è allestito uno dei mercatini di Natale più belli della Germania, Rathaus, Innsbruck, Austria, ecc.
Semplicemente scandaloso, quindi,  quello che succede a Roma. Negate le bancarelle tipiche del Natale  a Piazza Navona nel dispregio di una tradizione forse centennale, ma autorizzati mercatini rionali dai singoli Municipi, magari affidati alla gestione di “note Cooperative”.  

Piazza Navona chiusa per gli storici e tradizionali chalet ma “piazza aperta” all’invasione di venditori anche abusivi che allestiscono giorno dopo giorno un suck improvvisato nelle migliori tradizioni islamiche ed africane, vendendo prodotti che nulla hanno di italiano, con un approccio che desterebbe meraviglia anche a Luanda in Angola o a DJamena in Chad. 

No a piazza Navona ma sì alle schifezze che riempiono atre piazze illustri, come ad esempio Piazza della Chiesa Nuova  con i capolavori del Borromini umiliati dai tappetini dei “vù cumprà”  o Piazza di Porta San Giovanni con lo spazio antistante alla cattedrale di Roma invaso da venditori improvvisati di merci per lo più contraffatte.  

Signor Sindaco le tradizioni fanno parte della cultura e della Storia, Lei non si può permettere di cancellarle con un colpo di spugna offendendo la tradizione con cui hanno convissuto i cittadini romani. Perché non ha parlato nel suo programma elettorale di questa e di altre simili iniziative estemporanee  prese a danno della cittadinanza di Roma, forse temeva di non essere eletto ? 

Lei Sindaco Marino, molto spesso nel suo dire,  chiama Roma la “nostra città”. Un “plurale maiestatis” forzato, perché questa  città che non Le appartiene, non le ha dato i natali e Lei non la conosce. Non è la Sua città ma solo la sede del Comune di cui è Sindaco. E’ invece, nel bene e nel male, la città dei romani con le sue tradizioni e la sua cultura note in tutto il mondo e che Lei non può cancellare, peraltro senza motivi comprensibili. Piazza Navona senza chalet di Natale trasformata in suck all’aperto piacerà a Lei ma non ai romani e Lei non può negare ai cittadini che amministra di vivere momenti che li hanno visti protagonisti da bambini e da adulti !  

Buon Natale  

Fernando Termentini, 21 dicembre 2014 - ore 14,00
fonte: http://fernandotermentini.blogspot.it/