Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via email all'indirizzo edomed94@gmail.com Saranno immediatamente rimossi. L'autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.


Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

19/12/14

Modi, Putin e l’ordine mondiale



_79681962_putin,modiUn 


momento impegnativo e di forte sensibilità

Una manciata di persone a Delhi avrebbe saputo che il Primo ministro Narendra Modi aveva un piano segreto per far visitare al presidente cinese Xi Jinping, in viaggio in India a settembre, la città natale di Vadnagar nel Gujarat, un antico insediamento risalente al 2500 a.C. L’idea venne naturalmente a Modi perché Vadnagar, conosciuta in passato come Anandapura, fu per due volte visitata dal grande studioso cinese del VII secolo Hsuan-Tsang, nei suoi viaggi nel cuore dell’India (dal 627 al 643 d.C.) e la cronaca dettagliata dei suoi viaggi dedicano un intero capitolo ad Anandapura, descrivendo la ‘densa’ popolazione di questa appendice del regno Malava governata dagli Yadava dell’India centrale, la produzione della regione, il clima, la letteratura e le leggi, le sue dieci ‘sangharamas’ buddiste con mille sacerdoti che studiano il Piccolo Veicolo delle scuole Sammatiya, le diverse decine di tempi di Deva, e così via. Ma il piano segreto di Modi era anche un riflesso della sua visione del mondo, ricca di simbolismo politico contrassegnata dalla devozione al ‘secolo asiatico’. Esaminando il vertice annuale India-Russia della scorsa settimana, a Delhi, tra Modi e il Presidente Vladimir Putin, ciò che deve essere più notato è la pronunciata l’empatia del leader indiano con il suo elettorato nazionalista. Le seguenti osservazioni di Modi riassumono il suo sostegno senza riserve alla Russia e alla leadership decisiva di Putin, in particolare, e in effetti ciò s’articola sullo sfondo della nuova Guerra Fredda, delle tendenze della politica mondiale e delle concordate strategie occidentali per ‘isolare’ la Russia: “Il presidente Putin è il leader di una grande nazione con cui abbiamo un rapporto di amicizia di impareggiabili fiducia reciproca e buona volontà. Abbiamo un partenariato strategico incomparabile per contenuti… Il paesaggio della politica globale e delle relazioni internazionali cambia. Tuttavia, l’importanza di questa relazione e il suo posto unico nella politica estera dell’India non cambieranno. In molti modi, il suo significato per entrambi i Paesi crescerà ulteriormente in futuro… Il Presidente Putin ed io siamo d’accordo che questo sia un momento difficile nel mondo. La nostra partnership e la forte sensibilità che abbiamo sempre avuto dei reciproci interessi, saranno fonte di forza per entrambi i Paesi…” Basti dire che le politiche di Putin, che hanno unilateralmente lo scopo di ripristinare il prestigio e l’efficacia della Russia sulla scena internazionale, naturalmente attraggono Modi. Il leader russo ha rifiutato di fare marcia indietro di fronte alle enormi pressioni dell’occidente cercando partenariati altrove nella comunità internazionale, in particolare con Paesi come Cina e India.
Ora, l’occidente aveva evitato anche Modi per oltre un decennio e anche lui ha vissuto da nazionalista indù l’egemonia della cultura e della politica occidentale nell’ordine mondiale. Un terreno comune tra Modi e Putin è facilmente individuabile e forse definibile, e l’ottima chimica personale reciproca non ha bisogno di ulteriori spiegazioni. Comprendono a vicenda la visione dei rispettivi Paesi e dell’ordine mondiale. In realtà, l’insensibilità spaventosa del consiglio a di Washington a Modi di non fare ‘business’ con la Russia, ricorderebbe solo un passato non lontano, tra 2002 e 2013, quando anche lui fu ostracizzato dagli Stati Uniti. Non c’è da stupirsi che Modi veda i travagli della Russia come un fenomeno passeggero da cui il Paese emergerà ancora più forte. Ma allora, c’è qualcosa di più delle percezioni condivise sulle politiche opportunistiche dell’occidente. Il punto è che Modi ha la ‘modernizzazione’ dell’India quale missione, trascinando letteralmente l’India nel 21° secolo attraverso l’ampliamento dei legami economici con i partner stranieri. E’ seriamente cosciente, da leader nazionale, che non può permettersi di fallire in questa missione, e un rinnovato mandato per governare l’India dipende in modo cruciale dal successo nel generare posti di lavoro per centinaia di milioni di giovani indiani, nel migliorare il tenore di vita della popolazione e consentirne la mobilità sociale. In poche parole, elevare la posizione internazionale dell’India, in particolare in Asia, è parte integrante della sua politica interna. Esattamente in ciò, la ricerca della Russia di nuove partnership internazionali e la volontà di rafforzare le partnership asiatiche tramite l’India hanno bisogno di durevoli legami economici reciprocamente vantaggiosi e senza condizioni politiche.
La Russia è veramente ben posizionata quale partner chiave dell’India nell’era Modi. Per prima cosa la Russia non è prescrittiva, a differenza degli Stati Uniti, e il livello di accordo con Modi sarà alto rafforzando il partenariato con la Russia. In secondo luogo, a differenza degli Stati Uniti, che si sforzano di porre l’India quale ‘asse centrale’ della loro strategia asiatica, la Russia è abbastanza contenta anche soltanto dall’India che mantiene l”autonomia strategica’ (a cui anche la Russia aspira) sulla scena mondiale, che di per sé aiuta a mutare l’ordine mondiale e il sistema internazionale verso il ‘policentrismo’ e la democratizzazione basata su interessi condivisi da tutti i Paesi. In terzo luogo, in base a quanto sopra, il progetto ‘Fai in India’ di Modi prevede una via per l’avanzamento del partenariato India-Russia. A dire il vero, Modi era visibilmente euforico quando la Russia comprende e supporta gli impulsi che guidano la sua visione del ‘Fai in India’. Infine, ciò che emerge è che India e Russia volentieri si concedono spazi di manovra negli attuali instabili ambienti internazionali, che naturalmente richiedono costante adeguamento e messa a punto. Molti esperti indiani hanno sfruttato la crescente vicinanza tra Russia e Pakistan negli ultimi tempi e la sua vicinanza senza precedenti con la Cina, nel contesto della ‘nuova guerra fredda’, per causare preoccupazione in India. Un ex-alto funzionario diplomatico indiano ha scritto, “Quanto la Russia è ormai un fattore necessario agli interessi della Cina nel formulare politiche nella nostra regione, avrà bisogno di attenta valutazione… Oltre alle nostre (indiane) preoccupazioni su materiale e tecnologie per la difesa russe fornite alla Cina che potrebbero finire in Pakistan, ci sarà ora la prospettiva della vendita diretta di armi al Pakistan”. Tuttavia, non vi è alcun straccio di prova che Modi sottoscriva tale reazione istintiva alle mosse diplomatiche russe nella regione dell’Asia meridionale e dell’Asia-Pacifico. In generale, né India né Russia vedono il paradigma della sicurezza regionale in termini di somma zero riguardo i legami crescenti dell’India con gli Stati Uniti o il livello senza precedenti della cooperazione della Russia con la Cina e il riannodarsi dei suoi contatti con il Pakistan. Chiaramente, Modi ha inchiodato il pragmatismo saldamente all’albero della nave come suo promemoria. E c’è notevole somiglianza qui con visione e temperamento di Putin come statista. Modi è un eccellente pragmatico alla profonda ricerca di opportunità per estrarre il meglio dalle relazioni con occidente e ‘Oriente’ (tra cui Russia e Cina).
La mentalità stereotipata del pandit indiano potrebbe richiedere del tempo per capirlo, mentre ritiene che questi siano “tempi di prova” per i rapporti India-Russia, ma il significato della visita di Putin è stato ben notato in occidente. Un commento di Deutsche Welle ha concluso, “Niente di tutto questo (il risultato della visita di Putin) promette particolarmente bene per la visita del presidente degli Stati Uniti Barack Obama in India il mese prossimo. L’occidente ha bisogno di sedersi e riprendersi. Un rapporto rinvigorito tra New Delhi e Mosca, un’alleanza dei bisognosi, può avere un impatto maggiore sul cosiddetto ‘secolo asiatico’, di quanto molti avevano creduto possibile pochi mesi fa”.

Nazionalismo indiano e imperialismo mondiale
Il presidente statunitense Barack Obama sarà in visita in India come ospite alle celebrazioni del Republic Day di New Delhi del 26 gennaio. È la prima volta che l’India ha esteso tale invito ad un presidente statunitense, avvenuto alla riunione del Premier Modi con Obama alla Casa Bianca, a settembre. Esperti e media indiani hanno variamente descritto l’imminente visita di Obama come ‘colpo di Stato diplomatico’ del governo Modi. Ma non molti sapranno che la visita di Obama non deriva da una qualsiasi proposta strutturata da un’istituzione diplomatica in quanto tale. L’idea è nata interamente nella mente di Modi, che a quanto pare ha scelto di esprimerla mentre la sua conversazione con Obama aveva preso una favorevole nota personale. In un certo senso, ciò è sintomatico del partenariato India-Stati Uniti dal lato indiano. Gli indiani non hanno nemmeno il dieci per cento del ‘killer instinct’ da cui gli statunitensi mostrano di trarre il massimo vantaggio dai rapporti. Gli indiani spesso sono abbastanza felici di accontentarsi delle pastoie del rapporto con una superpotenza, e difficilmente rispondono all’implacabile caccia statunitense alle “decisioni”. Il clou della visita dell’ex-primo ministro Manmohan Singh alla Casa Bianca, nel 2009, per esempio, fu Obama indire il primo banchetto di Stato del suo secondo mandato in suo onore. Ironia della sorte, la relazione iniziò a decadere subito dopo che gli statunitensi iniziarono a perdere interesse nel governo sempre più disfunzionale dell’India. È interessante notare che Obama ha recentemente elogiato Modi come “uomo d’azione”. Non è chiaro fino a che punto Modi sia insensibile al fascino malevole della diplomazia statunitense. In ogni caso, almeno finora, sono gli statunitensi che hanno impostato attivamente l’agenda della visita di Obama.

Una nuova normativa del governo Modi apre il mercato indiano alle compagnie di assicurazione statunitensi; alla flessibilità della posizione indiana sul cambiamento climatico; ‘allenta’ la legge sulla responsabilità nucleare dell’India accogliendo le richieste delle compagnie statunitensi che sperano di vendere reattori all’India per decine di miliardi di dollari, senza essere ritenute responsabili di “incidenti nucleari”; i grandi temi nel menu statunitense di Obama in India già appaiono in vista. D’altra parte, che gli indiani abbiano una lista di desideri per Obama non è ancora chiaro al pubblico. La speranza è che ci sia un ‘effetto Modi’ nella visita di Obama e sui legami India-Stati Uniti. In linea di principio, il finora risultato estremamente produttivo dell’interazione di Modi con i suoi omologhi delle grandi potenze, Giappone, Cina e Russia, pone la partnership strategica con l’India in modo piuttosto insolitamente elevato perché Obama la ignori. Il Giappone
ha offerto a Modi 35 miliardi di dollari di investimenti, la Cina ha annunciato un piano di investimenti da 20 miliardi di dollari per l’India e si stima che il valore totale degli accordi firmati durante la visita del Presidente Vladimir Putin in India, assommi alla cifra enorme di un centinaio di miliardi di dollari. Anche supponendo che solo la metà di questi 100 miliardi di dollari di accordi con la Russia sia finalmente implementata, cioè tenendo conto dell’inerzia delle burocrazie indiana e russa, il vertice annuale India-Russia di quest’anno indica senza dubbio il raggiungimento della maturità della diplomazia indiana sotto la direzione di Modi, su intenzionalità ed esito voluto dei risultati. Tuttavia, non è solo questione di volume di affari trattati durante una visita di alto livello, ma richiama anche l’attenzione sulla natura degli accordi stipulati. Infatti, i russi prendono sul serio il progetto ‘Fai in India’ di Modi, la cui euforia appariva nella citazione del suo discorso sui media. L’ha individuato nell’accordo russo sulla “piena produzione” in India di uno dei suoi elicotteri più avanzati; sulla risposta positiva di Putin alla richiesta di “localizzare degli impianti di produzione in India” per ricambi e componenti degli equipaggiamenti per la difesa russi, e per la produzione in India di attrezzature e componenti di “almeno altri dieci” reattori nucleari russi da installare in India. In realtà, la disponibilità della Russia a rispettare le leggi della responsabilità nucleare indiane, mentre realizza gli impianti nucleari in India, è in netto contrasto con l’insistenza statunitense a che le leggi siano “ottimizzate” assolvendo le società statunitensi dalle responsabilità in caso di incidenti nucleari.

Fino dove Obama sostiene il progetto ‘Fai in India’ di Modi ? Riuscirà anche a fare proposte concrete in sintonia con la cosiddetta ‘agenda dello sviluppo’ di Modi volta a creare posti di lavoro per centinaia di milioni di giovani disoccupati nel Paese? Non ci sono ancora risposte chiare. Curiosamente, c’è già una campagna occulta guidata dalla lobby ‘pro-americana’ per sfatare l’idea del ‘Fai in India’. La verità è che nella collaborazione per la difesa, gli Stati Uniti hanno utilizzato diverse scuse per non trasferire alta tecnologia in India. Invece, si concentrano sulla vendita di prodotti all’India premendo per un maggiore accesso al mercato per i produttori di armi statunitensi. La grande domanda è se Modi riuscirà a piegare l’amministrazione Obama, conformandosi ai parametri del suo concetto ‘Fai in India’. Infatti, Modi non è impantanato dall’ideologia quando si tratta dei rapporti dell’India con la comunità mondiale. Vede l’ordine mondiale quasi esclusivamente attraverso il prisma degli interessi dell’India. Nella visione del mondo di Modi, una prevalente situazione internazionale caratterizzata da un policentrismo va piuttosto bene per la sua politica estera dell’India. È ugualmente a suo agio con occidente e Oriente e cercherà vantaggi per l’India. Modi ha detto, tra l’altro, ai media. dopo i colloqui con Putin, “Nel mondo di oggi, relazioni economiche vibranti sono un pilastro fondamentale di una forte partnership strategica”. Tuttavia, per molti aspetti è una visione semplicistica che può anche sembrare ingenua, a volte. Essendo un Paese capitalista semi-sviluppato che dipende dal capitale finanziario, alimentare il nazionalismo non può contribuire ad evitare ritorsioni se Modi si rifiuta di sottomettersi alle grandi potenze imperialiste, se solo ostacola il loro percorso alla ristrutturazione neo-coloniale dell’ordine mondiale. A dire il vero, Modi non può non conoscere le regole base del capitalismo predatorio. Le sue osservazioni prudenti sui media, in presenza di Putin, suggeriscono che sebbene non seguirà la via della sfida strategica, dall’altra parte appare acutamente consapevole che una vergognosa resa porrebbe le basi per ulteriori pretese e il risultato finale sarebbe dannoso per il programma nazionalista del suo governo e il sistema di protezione che promuove l’indipendenza economica e culturale dell’India. Basti dire che il contesto storico in cui la Russia è ‘isolata’, in cui Wall Street e le sue controparti europee l’escludono dal credito internazionale, è una lezione profonda per il nazionalismo indiano, anche se le élite indiane non sembrano prestarvi adeguata attenzione.

301736-modi-putinLa

di Melkulangara Bhadrakumar Strategic Culture Foundation 16/12/2014
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora


fonte: https://aurorasito.wordpress.com


Cade la maschera, solo chiacchiere !


Cade la maschera, solo chiacchiere !

Venerando_F-RID
 

di Francesco Venerando Mantegna

Non ero ancora del tutto sveglio stamattina, quando ho sentito le prime notizie del Tg, non ricordo se Rai 1-2-3… non c’è gran differenza. Il premier Renzi dichiarava sorridente che mai l’Italia aveva fatto tante riforme in così breve tempo. Non è piacevole, di prima mattina, sottoporsi ad un repentino stress cerebrale, tuttavia considerato il clima di generale sbandamento e preoccupazione, ho cercato di sintetizzare cosa intendesse il premier per “riforme” varate. Non ci sono riuscito, anzi ho concluso che Renzi è più disinvolto di quanto è dato supporre. Gli asini non hanno le ali e non sarà Renzi a farci credere il contrario.
Questa faccenda delle riforme annunciate come la soluzione salvifica, capace di tirarci fuori dal tunnel in cui ci troviamo, ha assunto tutto il sapore della beffa oltre l’inganno e, nonostante una mezza antipatia, devo riconoscere che Marco Travaglio ha perfettamente ragione di evocare il “Metodo Supercazzola”, sulla cui applicazione Renzi sembra davvero aver superato i maestri. Se per riforme si intendono gli 80 euro al mese dati con la mano destra e sottratti altrove con la sinistra, o il Jobs Act con relativa guerra senza quartiere ai sindacati o il roboante piano anticorruzione a seguito della devastante “mafia-capitale”, bè siamo alla frutta. La realtà è del tutto diversa, in quanto vere riforme degne di questo nome, con leggi approvate dal Parlamento, non se ne vedono. Si vede invece, anzi si subisce senza tregua la valanga di tasse e balzelli che portano l’Italia non solo al primato internazionale nella corruzione, ma anche a quello della pressione fiscale. Renzi non sta cambiando l’Italia, sembra piuttosto la stia accompagnando al’ultima dimora.
L’ennesima gigantesca storia di malaffare tra mafia, ‘ndrangheta e pubblici amministratori, ha assestato un altro duro colpo sulle povere spalle dell’Italia, svelando una volta per tutte che dietro le chiacchiere dell’accoglienza e della solidarietà, si cela un mercato d’affari in cui troneggiano voraci compagni della prima e della seconda repubblica, cooperative, associazioni volontaristiche, prelati e banchieri, con buona pace dei vertici delle istituzioni, pasionaria Boldrini in testa. Un sistema di corruttele tanto più devastante quanto sporco, violento e invasivo, coordinato da gruppi mafiosi. Con mossa fulminea il premier ha annunciato la stretta anticorruzione, per ottenere applausi e consenso, ma in tanti si chiedono come mai lo abbia fatto “dopo” e non abbia agito ben prima sullo scenario milanese, ligure, laziale, campano… magari di concerto con il predicatore per eccellenza, il regnante che interpreta la politica italiana da 60 anni e passa, chiedendo al compagno Marino di autorottamarsi con premura, considerata la dimensione e la ramificazione del colossale affaire di cui in tanti sapevano, da anni non da mesi.
Diciamoci la verità: Renzi poggia il suo verbo carico di promesse e proclami sulla rendita del forte consenso elettorale, sulla sua immagine di giovane brillante e dinamico, sulla netta maggioranza all’interno del Pd, ma giorno dopo giorno la sua maschera di entusiasmo, capacità, efficacia va abbassandosi per rivelare una sostanza del tutto diversa, fatta di slogan e chiacchiere inutili mentre il paese sta andando in pezzi.

fonte: http://www.lanuovaitalia.eu - 19 dicembre 2014

Sua Benignità ci spiega le Sacre Scritture. Ma ce lo ricordiamo quando sfotteva il Papa?




Benigni


L’ipocrisia è una pulsione ideologica che prolifera là dove scarseggia memoria attraverso cui verificare che vi sia coerenza fra il prima e il dopo di persone e fenomeni.
Oggi lo spelacchiato agglomerato culturale che sostiene l’esigua sinistra-chic un tempo fieramente ateista, necessita d’esser rimpinguato con la pletora cattocomunista che pesca fra pauperisti, internazionalisti, onlussisti, figli dei fiori scalzi e brizzolati, pretonzoli da centro sociale col clergyman slacciato, insomma “fenomeni” senza i quali il consenso dell’italiano medio (piuttosto incazzato con i fallimentari elisir progressisti dell’ultimo periodo) inizierebbe a scarseggiare.
Ne consegue che anche i menestrelli di regime, per fare ascolti, debbono archiviare il loro repertorio anticlericale sostituendolo con qualcosa che pur resti antitradizionale ed antipatriottico (percarità!), ma acquisisca una parvenza di ecumenismo, magari con qualche venatura immigrazionista che non guasta mai.

Ed ecco che fioccano i Dante, i testi biblici, l’aura di castità e santità di chi fino a ieri si beccava le censure vaticane per blasfemia, come accadde al film di Arbore “Il Pap’occhio”, con Benigni co-protagonista, che venne censurato e sequestrato a causa del denso contenuto di significati gratuitamente oltraggiosi.
In realtà, solo uno dei tanti episodi nei quali l’intelligencija di sinistra si è sperticata con repertori anticlericali votati a quella de-spiritualizzazione materialista dell’individuo che oggi mostra i suoi fantastici frutti nel degrado e nell’aridità spirituale che impregnano le coscienze dei giovani.
E poiché il lupo cambia il pelo ma non il vizio, adesso ci sorbiamo “il compagno” Benigni che, nei suoi strapagati monologhi sui Dieci Comandamenti, alla voce “non rubare” punta il dito su qualsiasi formula di ruberie tranne che su quelle più efferate e vigliacche, quelle che colpiscono i veri deboli di una comunità, gli anziani, quotidianamente rapinati e aggrediti dai pasciuti rampolli del lassismo contro i quali mai un giullare progressista si sognerebbe di lanciare i suoi strali: già, perché dovendo trattare di violazioni della proprietà stigmatizzate dal Padreterno, non sarebbe “di sinistra” parlare di un ottantenne preso a calci per rubargli la pensione, rispetto al solito bavoso ludibrio di retorica antiberlusconiana su tangenti e corruzione 

Di Helmut Leftbuster, il  
fonte: http://www.qelsi.it

I MARO' SONO INNOCENTI - Se stanno in India è grazie a Monti.


                 



fonte: YOU TUBE  -  05 mar 2014


Il Ministro Mauro:   I MARO' SONO INNOCENTI



Le coop rosse vanno all'incasso Il Pd ora ha un conto da pagare


La LegaCoop non è stata solo "sponsor" dell'escalation della "29 Giugno" di Salvatore Buzzi, ma è anche stata determinante per il successo del candidato renziano alle Regionali "di casa"


«È fondamentale che la giunta faccia di Bologna il centro delle sue strategie». Parola di Pierluigi Stefanini, presidente del gruppo finanziario Unipol (che controlla le assicurazioni UnipolSai) e soprattutto uomo forte della cooperazione rossa.




Noto per la sua riservatezza, il solo fatto che l'ex numero uno di Coop Adriatica abbia rivolto un messaggio al neogovernatore emiliano Stefano Bonaccini è di per sé un evento.

La LegaCoop non è stata solo «sponsor» dell'escalation della «29 Giugno» di Salvatore Buzzi, ma è anche stata determinante per il successo del candidato renziano alle Regionali «di casa». Anche se l'affluenza è stata del 37%, la struttura si è impegnata per sostenere il ragazzo cresciuto nella «Ditta» e poi trasmigrato sulle sponde del leader fiorentino. Ora, è il momento di passare all'incasso e di non disperdere le risorse (finanziarie) disponibili in mille rivoli inutili. La dotta Bologna deve essere il cuore dell'azione politica della nuova giunta che Bonaccini sta preparando con i piedi di piombo e che dovrebbe, in teoria, annunciare prima di Natale.
Il mondo della cooperazione rossa emiliana ha bisogno di nuova linfa, anche perché l'impegno sostenuto due anni fa per consentire a Unipol (delle quali sono socie) di inglobare la ex FonSai di Salvatore Ligresti è stato notevole. Ecco perché i progetti in corso nel capoluogo regionale non devono essere in alcun modo ostacolati. In primo luogo, il Fico-Eataly World, il nuovo parco tematico dell'agroalimentare di Oscar Farinetti (ideologo numero uno del renzismo). La supermegastruttura dovrebbe essere pronta per il novembre del 2015, in modo da ricevere la staffetta da Expo 2015. E anche qui, come nella rassegna milanese, le Coop sono in prima fila con Ccc e Cmb che si occuperanno della costruzione.
L'altro grande appuntamento che non si può mancare è l'ampliamento dell'aeroporto Marconi. L'anno prossimo è previsto il collocamento in Borsa della società di gestione: dall'Ipo dovrebbero arrivare 60 milioni per finanziarne la crescita. Anche qui ci saranno ruspe e scavatori in campo e, ovviamente, le aziende di casa Coop sono interessate.
Un progetto così importante richiede stanziamenti maggiori di qualche decina di milioni di euro. Ma non è il caso di preoccuparsi: la Regione può contare su una discreta dotazione di fondi europei. Al contrario delle colleghe meridionali, l'Emilia Romagna è una campionessa nell'impiego delle dotazioni. All'inizio del mese sono arrivati 860 milioni per le politiche sociali (formazione professionale e garanzia giovani), ma la vera partita si giocherà su circa 490 milioni di aiuti alle imprese e, soprattutto, sui 2,6 miliardi che dovrebbero affluire dal Piano Juncker, ove mai l'Italia dovesse beneficiarne (visti i clamorosi insuccessi del governo a Bruxelles). In rampa di lancio ci sono il Passante autostradale nord e il People Mover , la monorotaia per collegare la stazione centrale e l'aeroporto. Bologna ha bisogno di certezze e Bonaccini farà bene a ricordarlo.

- Ven, 19/12/2014
fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica