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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

16/12/14

Il varo della fregata Alpino

 



Quello svoltosi il 13 dicembre presso lo stabilimento di Riva Trigoso (facente parte, lo si ricorda, del Cantiere Integrato Navale Militare che comprende anche l’altro sito produttivo di La Spezia) è un varo che rappresenta un passaggio fondamentale del programma FREMM.  Nave Alpino è infatti l’ultima delle unità allestite in versione ASW (Anti-Submarine Warfare), preceduta dalle altre 3 facenti parte di questo programma (Fasan e Margottini, entrambe già in servizio con la Marina Militare, nonché Carabiniere, prossima a esserlo). Sarà dunque questo gruppo di piattaforme a rappresentare l’ossatura principale della componente dedicata alla lotta antisom; in un primo momento affiancando le unità oggi in servizio le quali, in un secondo passaggio, saranno a loro volta avvicendate da quelle future.



In questo senso, viste le obiezioni circa una ridotta consistenza di piattaforme ASW dedicate, appare quanto mai utile porre fin da ora l’accento sul fatto che proprio per queste nuove unità (è il riferimento, diretto, è a quei Pattugliatori Polivalenti d’Altura – PPA – inseriti nel “Programma Navale 2014”) siano presenti sistemi dedicati a tale specifico contesto operativo.  Un contesto che, di fronte alla proliferazione di una minaccia subacquea in costante aumento e rappresentata da piattaforme sempre più sofisticate, necessita con tutta evidenza di un’adeguata attenzione.
Esaurita questa rapida nota a margine, peraltro niente affatto fuori luogo visto che il tema è stato oggetto proprio di uno specifico passaggio in uno degli interventi della cerimonia, c’è da dire subito che mai come in questa occasione, il varo di una nave era stato così “simbolico”. Se già in condizioni normali, la classica immagine dell’imbarcazione che scivola in acqua al suono delle sirene è solo un pallido ricordo, le avverse condizioni del mare hanno perfino impedito il trasferimento di nave Alpino sulla chiatta che avrebbe dovuto portarla al cantiere del Muggiano di La Spezia (sito designato per il suo completamento). In realtà, tutto ciò può essere considerato solo come un aspetto meramente estetico perché il vero (e alto) valore di una cerimonia del genere resta assolutamente intatto, a prescindere da come essa si sia svolta.

Il programma FREMM
Per quanto noto ai più, appare comunque utile ricordare alcuni passaggi essenziali del programma relativo alle Fregate Europee Multi Missione (FREMM, per l’appunto), condotto in collaborazione con la Francia e con il coordinamento di OCCAR (Organisation Conjointe de Coopération en matière d’ARmement), l’organizzazione per la cooperazione europea in materia di armamenti.





Ccollaborazione con la Francia che trae le proprie origini da un’altra esperienza, quella relativa ai cacciatorpediniere della classe Orizzonte (o Andrea Doria per il nostro Paese).
Dopo l’approvazione parlamentare avvenuta nell’aprile del 2002, il programma, che vede la partecipazione in qualità di “prime contractor” per l’Italia di Orizzonte Sistemi Navali (51% Fincantieri, 49% Finmeccanica), si è poi sviluppato e si sta sviluppando tuttora all’insegna della rapidità; almeno per quanto riguarda il nostro Paese. Laddove invece, sia pure per svariate ragioni, la controparte francese sta procedendo con un passo più lento.
Tant’è che a oggi, 3 unità sono state già consegnate alla Marina Militare (navi Carlo Bergamini, Virginio Fasan e Carlo Margottini, la prima delle quali in versione GP o General Purpose, le altre 2 in configurazione ASW) mentre per una quarta (nave Carabiniere, anch’essa ASW) si dovrà attendere ancora solo pochi mesi.





Oltre a queste, e a nave Alpino la cui consegna è prevista all’inizio del 2016, nei capannoni dello stabilimento di Riva Trigoso era chiaramente visibile la sesta unità (Luigi Rizzo, seconda unità in versione GP). Il 13 ottobre scorso si è svolta la cerimonia dell’impostazione della settima unità (ancora priva di nome, in versione GP), mentre il 2015 segnerà anche l’avvio dei lavori per l’ottava (anch’essa priva di nominativo e anch’essa del tipo GP).
Le consegne di queste ultime 3 navi si dovrebbero comunque completare tutte nei primi mesi del 2018. Il prossimo poi sarà un anno cruciale per il programma FREMM; esso infatti sarà segnato non solo dai vari ”step” appena ricordati ma anche dalla scadenza del mese di aprile.
Entro quel mese dovrà infatti essere esercitata l’opzione per la firma del contratto relativo alla quinta e ultima coppia di fregate; la quale, quasi a voler riaffermare l’importanza degli avvenimenti, potrebbe inoltre nascere all’insegna di una profonda evoluzione sotto forma di navi con una forte vocazione per l’Anti-Air Warfare (AAW). Dunque, non resta che attendere.

La piattaforma
Breve ripasso anche sul fronte delle caratteristiche tecniche, giusto il tempo per ricordare le dimensioni, e cioè 114,6 di lunghezza per 19,7 metri di larghezza, con un pescaggio massimo di 8,7 metri, nonchè il dislocamento a pieno carico, pari a 6.700 tonnellate.




La propulsione è assicurata da un apparato in configurazione CODLAG (COmbined Diesel-Electric And Gas turbine), composto da una turbina GE LM2500+G4 da 32 MW, da 4 generatori diesel Isotta Fraschini VL 1716 HPCR da 2,8 MW ciascuno e da 2 motori elettrici reversibili da 2,15 MW ciascuno montati sugli assi (con 2 due eliche a passo variabile). Una configurazione innovativa, caratterizzata da un’elevata flessibilità in termini di configurazioni utilizzabili per le varie andature.
La velocità massima viene indicata in oltre 27 nodi mentre quella di crociera è pari a 15 nodi, ai quali corrisponde un’autonomia di 6.000 miglia.
Proprio quello dell’autonomia è uno dei tratti distintivi delle FREMM, pensate per operare anche a grandi distanze dalla madre patria e per lunghi periodi, all’interno di gruppi navali o da sole. Occorre però notare come proprio tali esigenze, confermate dalle prime esperienze operative, abbiano portato a una ridefinizione complessiva delle tabelle di equipaggiamento; ciò ha determinato un aumento del numero degli uomini d’equipaggio e il conseguente “sacrificio” degli spazi inizialmente riservati ai 16 VLS aggiuntivi previsti (quale opzione) in fase di progetto.





Ciò detto, e ricordato che la configurazione standard è di circa 167 uomini a fronte dei 200 posti totali disponibili a bordo, si deve comunque evidenziare la diminuzione del personale imbarcato rispetto a fregate della generazione precedente. Riduzione conseguita grazie al ricorso a un Integrated Platform Management System (IPMS) per la gestione integrata degli impianti di piattaforma e a un Integrated Bridge System (IBS) per la condotta dell’unità.
Sempre con riferimento ai sistemi complessi dell’unità, la rassegna prosegue con il Sistema di gestione del combattimento (o CMS, Combat Management System) Athena della Selex ES. L’ultima sistema complesso delle FREMM è quello di combattimento propriamente detto, inteso dunque come insieme di sensori e sistemi d’arma; avendo cura di precisare come alcuni di essi siano comuni alle 2 versioni mentre altri sono specifici per la GP o per la ASW.





Per la parte dei sensori principali, esso risulta composto da un MFRA (Multi-Function Radar Active MMI/SPY-790, per la sorveglianza aerea/tracciamento bersagli/uplink missili antiaerei) e da un radar di scoperta di superficie RAN-30X; a essi si aggiungono 2 radar di navigazione SPN-730 e un sensore di ricerca all’infrarosso SASS-IRST (Silent Acquisition and Surveillance System-Infra Red Search and Track). Se questa è la dotazione comune alle 2 versioni, è nella ricca dotazione di sensori subacquei che si riscontrano le maggiori differenze; oltre al sonar a scafo posizionato a prua del tipo UMS 4110 CL e presente anche sulle GP (corredato però sulle ASW di un Mine Avoidance Sonar SNA-2000-I), troviamo infatti un sonar rimorchiato a profondità variabile UMS 4249 CAPTAS4 e una cortina trainata multifunzione; a questi apparati, si aggiunge infine un sonar ad alta frequenza Panoramic Echo Sounder.
Detto dei sistemi R-ESM, C-ESM e R-ECM (Radar Electronic Support/ Communication Electronic Support/ Radar Electronic Counter Measures), nonché dei 2 sistemi SLAT (Systeme de Lutte Anti-Torpille) per il lancio di inganni in funzione anti-siluri e degli altrettanti lanciarazzi SCLAR-H per il medesimo scopo ma in funzione antimissile, l’attenzione si sposta sulla dotazione dei sistemi d’arma della versione ASW.





Questa è incentrata su di un sistema per la difesa aerea estesa SAAM-ESD (Surface Anti Air Missile-Extended Self Defence) dotato di lanciatore verticale Sylver A50 capace di ospitare fino a 16 missili tra Aster 15 e 30, su 2 pezzi da 76/62 mm dotati di kit Strales (e asserviti ad altrettanti radar di tiro RTN-25X), su altrettanti pezzi di piccolo calibro da 25/80 mm, di 8 contenitori/lanciatori per missili antinave Teseo Mk2/A (per un totale di 4) e di missili antisom MILAS (per i restanti 4) mentre sempre in funzione antisom si segnalano anche i 2 lanciasiluri trinati per ordigni MU-90.
L’ultima peculiarità delle FREMM destinate alla Marina Militare è costituita dalle importanti dotazioni aeronautiche, efficacemente rappresentate dalla presenza di un doppio hangar capace di ospitare 2 SH-90 o, in alternativa, 1 SH-90 e 1 EH-101.

Il varo
Per tornare al varo di nave Alpino, se è possibile affermare che esso è stato disturbato dalle avverse condizioni del mare, appare altrettanto ragionevole affermare che molto probabilmente lo stesso brutto tempo ha influito sulla stringatezza degli interventi succedutesi nel corso della cerimonia; anche in questo caso tuttavia, la quantità non ha pesato sulla qualità, nel senso che non sono comunque mancati gli spunti di interesse.





A partire dal rappresentante sindacale che ha voluto ricordare come e quanto sarebbe auspicabile, dopo 4 anni di ricorso agli ammortizzatori sociali per governare un’importante fase di ristrutturazione, una nuova spinta agli investimenti anche in funzione di una diversificazione del gruppo Fincantieri stesso.
Con l’ulteriore auspicio che essa, per quanto possibile, fosse accompagnata anche da un’analoga ripresa degli ingressi di nuovi lavoratori anche allo scopo di non perdere quelle capacità e quelle esperienze proprie di maestranze così qualificate.
Subito dopo, ha preso la parola l’Amministratore Delegato di Fincantieri Ing. Bono, il quale ha ricordato come il fatto di costruire mezzi militari in tempo di pace abbia una natura solo all’apparenza paradossale; in realtà, essi rappresentano a tutti gli effetti uno sforzo effettuato da tutto il Paese per dotare le Forze Armate di strumenti credibili per espletare al meglio i propri compiti nel campo della sicurezza e della difesa.
Con l’aggiunta di una tutt’altro che marginale considerazione e cioè che essi rappresentano anche un importante volano per l’economia, con i suoi significativi risvolti in termini occupazionali e tecnologici. Tutte considerazioni che si adattano alla perfezione proprio al programma FREMM, a proposito del quale si è ricordato (come testimonia la breve cronologia poco sopra tratteggiata) come esso si stia dipanando nel sostanziale rispetto dei tempi e dei costi.





Dunque, delineate le esigenze del Paese, in termini di programmi navali complessi, Fincantieri ha dimostrato di essere in grado di dare una risposta pronta ed efficace; considerazione rapidamente estesa alla cosiddetta “Legge navale 2014”, cioè quel finanziamento straordinario approvato dalla Legge di stabilità per l’anno 2014 e che finanzia con 5,4 miliardi di euro iscritti nel bilancio del Ministero dello Sviluppo Economico la costruzione di 10 navi (6 pattugliatori PPA, 1 unità di supporto logistico, LSS/Logistic Support Ship, 1 unità anfibia LHD/Landing Helicopter Dock e 2 mezzi veloci per le Forze Speciali).
Tale provvedimento, appena approvato dalle competenti commissioni parlamentari (per questo ringraziate dall’Ing. Bono per l’esito positivo nonché per la rapidità dell’esame), rappresenta in qualche modo una sfida già vinta dal gruppo cantieristico di Trieste; nell’arco di neanche 8 mesi, con l’ovvia e proficua collaborazione della Marina Militare stessa, è stato infatti possibile giungere alla definizione delle configurazioni (caratterizzate da numerose soluzioni innovative) per ciascuna delle navi previste dalla “Legge Navale”.





Tanto che lo stesso Bono, come confermato al termine della cerimonia in breve incontro con la stampa, ha anticipato come la tanto attesa firma dei contratti dovrebbe avvenire entro breve, giusto il tempo necessario per espletare gli ultimi adempimenti burocratici.
Considerato l’entità del contratto, la sua durata (19 anni), il numero di navi coinvolte e le sfide tecnologiche connesse (a questo proposito si è richiamato il recente accordo tra Fincantieri e Finmeccanica per sottolineare come esso troverà una sua prima applicazione proprio in questo specifico contesto), è evidente che l’impegno sarà importante; ma proprio su questo particolare aspetto, l’Ing. Bono ha voluto ribadire che il gruppo da lui guidato è pronto ad affrontarlo, anche nell’ambito di una visione diversa dal passato. Una visione cioè che sappia coniugare il radicamento con il territorio, e le sue competenze specifiche, con uno sguardo più ampio in virtù dei rapidi processi di globalizzazione dei mercati così come della dimensione sempre più internazionale del gruppo stesso.





Da ultimo, non è mancato un puntuale ringraziamento alla Cassa Depositi e Prestiti, rappresentata dal suo Amministratore Delegato dott. Giovanni Gorno Tempini, per il continuo nonchè prezioso supporto a Fincantieri.
Sintetico, ma non per questo meno sentito, l’intervento del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di Corpo d’armata Graziano; introdotto da un ringraziamento personale all’Ammiraglio De Giorgi per la scelta di assegnare un tale nome a una unità della Marina Militare, il generale Graziano ha voluto ricordare come il varo di una nuova nave non debba essere considerato un evento significativo per la sola Marina o per le sole Forze Armate quanto, piuttosto, per l’intera collettività.
Dopo aver poi brevemente ripercorso la storia delle altre 3 unità della Marina che prima di queste hanno portato il nome Alpino sulle proprie fiancate (a testimonianza di un legame, quello che tra monti e mare, che invece sembrerebbe improbabile), non è mancato il ricordo della figura della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria Francesco Solimano; ricordo reso ancora più vivo dalla presenza come madrina del varo della cugina della MOVM, la signora Maria Rosa Solimano.
Argomento centrale dell’intervento del Capo di Stato Maggiore della Marina Ammiraglio di Squadra Giuseppe De Giorgi è stato quello della già ricordata “Legge Navale” (espressione che, per quanto impropria, è oramai diventata di uso pressoché comune).




Punto di partenza della riflessione: la crescente importanza del mare e della dimensione marittima per il nostro strumento militare, così come per il Paese intero. Proprio in questa direzione va il provvedimento approvato dal Parlamento, avviato in tempi rapidi grazie alla collaborazione con Fincantieri e grazie all’efficienza delle strutture preposte al settore del “procurement”.
Da qui un ringraziamento al Segretario Generale della Difesa e Direttore Nazionale degli Armamenti, Generale di Corpo d’Armata Enzo Sfefanini (anch’egli presente alla cerimonia) e all’ente tecnico ancor più direttamente coinvolto e cioè la Direzione degli Armamenti Navali (NAVARM).
L’Amm. De Giorgi non ha mancato di ampliare il ragionamento sul fronte degli aspetti industriali e tecnologici coinvolti; da un lato è stato infatti evidenziato come, in assenza di questo finanziamento straordinario, la Marina Militare sarebbe stata destinata a qualcosa di simile all’estinzione.
Dall’altro si è ricordato come il danno sociale (sotto forma di un più che probabile e ampio ricorso ad ammortizzatori sociali per l’assenza di lavoro) e tecnologico (sotto forma di perdita di capacità produttive e tecnologiche, potenzialmente in grado di porci in una condizione futura di dipendenza dall’estero) che ne sarebbero derivati avrebbero prodotto danni pesanti. A questo proposito, e per quanto sia ampiamente condivisibile l’impianto del ragionamento (anzi, perfino inattaccabile), a parere di chi scrive restano alcune perplessità; ancora oggi, anche dopo il passaggio parlamentare, i punti da chiarire, soprattutto sulle caratteristiche specifiche di queste nuove unità, non sono né pochi né marginali.





L’auspicio è che dunque sia possibile, fin dalle prossime settimane, un ulteriore sforzo nella direzione di una maggiore chiarezza/trasparenza.
Gli interventi delle autorità militari si sono conclusi con quello del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio di Squadra Luigi Binelli Mantelli che dopo aver ringraziato tutti coloro i quali erano intervenuti alla cerimonia (si ricorda che, tra gli altri, il presidente di Fincantieri Amb. Vincenzo Petrone e il Presidente della Regione Liguria Luigi Burlando) nonché dirigenti e maestranze che hanno contribuito alla costruzione di nave Alpino, ha voluto tracciare una sorta di parallelismo tra il “Programma Navale 2014” e la “Legge Navale del 1975”.
Così come quel provvedimento salvò la Marina Militare da un rapido declino, offrendo al tempo stesso l’occasione per sperimentare un salto di qualità operativo e tecnologico, quanto ci si propone di fare oggi non è molto diverso da quanto fatto allora.





Le nuove unità saranno infatti moderne, con caratteristiche innovative e, soprattutto, dovranno saper fronte a contesti operativi (e qui sta la differenza con il passato) caratterizzati dall’estrema complessità delle minacce da affrontare.
Nel complesso dunque, la Marina Militare del prossimo futuro è destinata ad avere caratteristiche di prim’ordine, con una serie di piattaforme di capacità superiori a quella che vanno a sostituire e di cui nave Alpino (e le FREMM nel loro complesso) costituisce oggi il miglior esempio in termini di rispondenza alle missioni richieste; con uno specifico richiamo (secondo quanto sottolineato in apertura) a quei contesti subacquei diventati di cosi grande attualità e, soprattutto, di notevole pericolosità.
In assenza di rappresentanti del Governo, è toccato al Presidente della Commissione Difesa del Senato, Sen. Nicola Latorre, svolgere il ragionamento più “politico”.





In esso si è infatti riaffermato il principio in base al quale il nostro Paese ha una precisa responsabilità rispetto a quanto accade nel Mediterraneo, considerato (a ragione) un ambiente geopolitico dalle caratteristiche peculiari; e a dircelo sono prima di tutto considerazioni di natura geografica (solo all’apparenza scontate) ma poi anche ragioni di carattere economico, storico, culturale (di natura ben più complessa). Questo bacino d’acqua, anche per la sua centralità rispetto a zone geografiche a esso esterne ma comunque di nostro interesse, riveste dunque un’importanza fondamentale per l’Italia.
Ne deriva che, prima di tutto, occorre elaborare una strategia che metabolizzi e sviluppi la dimensione marittima della nostra sicurezza, anche in funzione di quella “Maritime Security Strategy” approvata nel giugno scorso dall’Unione Europea.





Non sono poi mancati i riferimenti più puntuali; dal programma FREMM stesso a quelli inseriti nella nuova “Legge Navale” e anche in questo caso la riflessione ha coperto diverse questioni di grande interesse.
Ricordato doverosamente come la più che sfavorevole congiuntura economica imponga delle scelte difficili, il Presidente Latorre non ha mancato di sottolineare come gli investimenti nel settore militare rimangano comunque necessari per conferire alle Forze Armate nel loro complesso (e alla Marina Militare in particolare) tutti gli strumenti necessari per fornire il proprio contributo alla pace e alla stabilità internazionale.
Considerazione che acquista un valore ancora maggiore se riferita all’attuale momento storico che ci restituisce invece, lo stesso bacino del Mediterraneo contrassegnato da un vasto arco di crisi; crisi che possono insistere direttamente su di esso (e qui il riferimento alla Libia è perfino scontato), e altre che, pur non manifestandosi geograficamente al suo interno, per le loro implicazioni possono comunque costituire una fonte di minaccia agli interessi del Paese.





Ancora più diretto il riferimento al varo di nave Alpino, laddove si è ricordato come il suo varo sia comunque capace di restituirci 2 diversi messaggi; con il primo che si traduce in una testimonianza dell’alto livello produttivo/ tecnologico raggiunto dall’industria nazionale (laddove, oltre a Fincantieri, a essere coinvolte sono numerose altre eccellenze italiane). Mentre il secondo rappresenta la conferma dell’importanza dello strumento militare nel suo complesso rispetto alle esigenze di sicurezza del Paese. Considerazioni che sono poi state prontamente estese alle future unità del “Programma Navale 2014”.
Ora, se da una parte occorre riconoscere come tra le parole e l’azione concreta del Senatore Latorre, nella sua veste di Presidente della Commissione Difesa del Senato, sia a dir poco agevole riscontrare una coerenza di fondo (testimoniata dalla sua attenzione verso questi temi), non si può fare a meno di notare allo stesso tempo come fin troppo spesso la politica italiana ci regali passaggi molto meno edificanti.
Foto: Fincantieri, Orizzonte Sistemi Navali, Marina Militare, Esercito Italiano

di Giovanni Martinelli -15 dicembre 2014
fonte: http://www.analisidifesa.it

15/12/14

La carriera di Napolitano è una réclame per i nemici delle istituzioni. Accusi se stesso



La carriera di Napolitano è una réclame per i nemici delle istituzioni. Accusi se stesso


(Da “ImolaOggi.it”,14 dicembre 2014) – Spettacolo deprimente a due voci, quello cui stiamo assistendo. Napolitano e Renzi hanno dichiarato ieri il loro fallimento. Ma invece di attribuirsene onestamente le colpe, chiamando a un grande sforzo collettivo gli italiani e le forze politiche, che fanno? Esaltano se stessi. Si innalzano sopra le nuvole, e come se fossero Giove minacciano”.
Lo scrive ‘Il Mattinale’ (www.ilmattinale.it), la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati. “Napolitano ha constatato la crescita eversiva dell’antipolitica e della corruzione. Ma si rende conto che la sua stessa carriera è una réclame per i nemici delle istituzioni? È di fatto l’esemplare più nobile e cospicuo dell’arte del galleggiamento di errore in errore, senza mai averne pagato il dazio, ma anzi sfruttando persino l’attitudine al pentimento ideologico per innalzare il suo scranno fino alla doppia sublime soglia del Quirinale?” Non ha avuto scrupoli a essere il teorico ufficiale del Partito comunista, praticando un vero e proprio concorso esterno alla strage ungherese perpetrata dai carri armati sovietici. Queste cose in un qualsiasi Paese del mondo si pagherebbero. Da noi sono un trampolino”. “Ora accusa come eversiva l’anti-politica? Ma cosa c’è stato di più eversivo della democrazia di un Partito comunista quinta colonna dell’Urss, mantenuto dall’Oro di Mosca e dalle Coop, con l’aggiunta dell’interscambio italo-sovietico come giacimento di tangenti ante-litteram?
Napolitano ha ricevuto la grazia per quel crimine morale orrendo, senza neanche essere stato messo sotto accusa, ed è salito al Quirinale. Ed ora ha preteso di negarla a Berlusconi. Dopo di che ha fomentato l’antipolitica accettando come nulla fosse il diktat telefonico della Merkel che premeva per le dimissioni forzose del governo Berlusconi. Ora se la prende con chi vede l’Europa come una forza oscura: ma non sono stati i due “officials” europei a chiedere a Obama di aiutare la Ue a defenestrare Berlusconi? Obama non li ha ascoltati, perché non voleva “sporcarsi le mani del sangue” di Berlusconi. Be’, i due (Sarkozy e Merkel) hanno trovato a Roma una bella complicità.
Dopo di che Napolitano per tre volte ha scelto presidenti del Consiglio imposti da ragionamenti usciti dalla sua testa di compagno, invece che dal voto degli italiani”. “E adesso che fa? Attacca l’antipolitica di Grillo, l’antieuropeismo della Lega, la corruzione di Roma? Quella corruzione, per partire dal fondo, ha un nome che si rincorre nelle storie criminali di corruzione degli ultimi anni, ma purtroppo per lui anche nei finanziamenti del partito politico da cui viene e da cui ha preso e piazzato a Palazzo Chigi il segretario.
Accusi se stesso. Chiami alla coesione nazionale, invece di invocare per se stesso l’alloro su tutti i giornaloni e i Tg, prontissimi a inchinarsi alla statua che egli ha costruito di se stesso”, conclude ‘Il Mattinale’.

tramite: http://www.lanuovaitalia.eu - 14 dic 2014

Mafia capitale, il clan puntava su Mare Nostrum




ROMA - Era un'associazione mafiosa: il Tribunale del Riesame conferma.

                                    L'arresto di Carminati


Massimo Carminati resta in carcere e l'impianto dell'accusa regge la prima prova. E' «L'ultimo sacco di Roma», scrive l'Osservatore romano. E intanto salta fuori la lettera che Luca Odevaine, componente del Tavolo per i rifugiati, prima dell'arresto scriveva al presidente del Consiglio per farsi avanti attraverso la sua Fondazione nella gestione dell'emergenza immigrazione. E' settembre, le richieste di arresto dei pm sono già sulla scrivania del gip. Odevaine, è considerato l'uomo che, all'interno del Viminale, cura gli interessi di ”Mafia capitale” incassando 5mila euro al mese in cambio dell'affidamento alle cooperative di Buzzi di Sprar e Cara. Ma soprattutto è presidente della Fondazione Integra/azione, a nome della quale si rivolge a Matteo Renzi con una lettera che verrà ignorata. Il ministro dell'Interno ha già annunciato che Mare Nostrum chiuderà con l'entrata in scena di Frontex: Odevaine si propone come interlocutore del governo per gestire l'emergenza che, secondo l'inchiesta, frutta all'organizzazione milioni di euro. A firmare il documento c'è anche Rossana Calistri, il direttore scientifico della Fondazione Integra/azione, ai domiciliari dal 2 dicembre scorso. Tutti i componenti della Fondazione sono finiti nei guai: indagati o arrestati, tranne il vicepresidente Francesco Ferrante. Sotto accusa anche Stefano Bravo, presidente dei revisori dei conti, i pm ipotizzano il riciclaggio: avrebbe portato all'estero i soldi delle mazzette.


L'ASSOCIAZIONE MAFIOSA
L'impianto accusatorio supera il primo esame. Ieri i giudici del Tribunale del Riesame hanno confermato il carcere e le accuse per Massimo Carminati, considerato il dominus di un'associazione mafiosa inedita rispetto alle mafie tradizionali. In carcere, oltre al boss, restano anche Riccardo Brugia, braccio destro del capo, Roberto Lacopo e Fabrizio Franco Testa. Confermato il carcere anche per Emilio Gammuto, mentre sono stati concessi i domiciliari a Raffaele Bracci. Gli avvocati Giosuè e Ippolita Naso hanno annunciato il ricorso in Cassazione, intanto il sindaco Marino ha formalizzato la costituzione del Campidoglio come parte offesa.

LA LETTERA
Scrive Odevaine: «Da molti anni ci poniamo domande su quali possano essere le azioni necessarie per affrontare quella che l'Osservatore Romano, ha definito in questa terribile estate del 2014, una “ecatombe senza fine”. Le missioni come “Frontex” e “Mare Nostrum “ - scrivono Odevaine e Calistri - non hanno dato i risultati sperati». E dopo un lungo passaggio carico di retorica sui valori dell'accoglienza e dell'integrazione, Odevaine arriva al punto: «Aver portato da 3000 a 20.000 i posti destinati allo Sprar, la riduzione significativa dei tempi della prima accoglienza, oltre all'unificazione in capo al ministero dell'Interno delle procedure relative ai minori, punti centrali del documento, avvicinano sensibilmente l'Italia ai paesi europei più avanzati nelle politiche di integrazione. Ma tutto ciò potrebbe funzionare in “tempi di pace”, con flussi migratori controllabili. Oggi la situazione non è tale da poter pianificare accoglienza ed integrazione in modo razionale. I numeri di questa emergenza stravolgono qualsiasi possibilità di pianificazione. E' fondamentale quindi trovare una sintesi tra emergenza e pianificazione. E per fare ciò è indispensabile che ognuno faccia la propria parte». Odevaine chiede «la modifica degli accordi di Dublino, operazioni umanitarie che contemplino corridoi umanitari e presidi sulle coste del Mediterraneo, risorse economiche adeguate». 

di Valentia Errante - Sabato 13 Dicembre 2014
fonte: http://www.ilmessaggero.it

Scegliete: o l’euro o la democrazia Bagnai coglie (di nuovo) nel segno



Chi frequenta questo blog sa quanta stima io abbia per Alberto Bagnai, benché provenga da un mondo diverso dal moi : lui è di sinistra e io di sinistra non sono mai stato. Ma è un intellettuale libero, un uomo che si interroga, che cerca risposte autentiche, che rifugge verità di comodo. Per questo a sinistra, oggi, non lo amano. L’ho scoperto leggendo il suo primo saggio Il tramonto dell’euro e da qualche mese condividiamo l’avventura in A/simmetrie. Da pochi giorni è uscito il suo secondo libro L’Italia può farcela, che a mio giudizio è migliore del primo.
La tesi è decisamente controcorrente : in un’epoca di disfattismo imperante e di autoflagellazione, Bagnai ha scritto un libro quasi patriottico, benchè per nulla emotivo. Non è un libello, né un pamphlet ma un saggio vero, documentato, strutturato, come conviene a un professore universitario ma scritto con il brio e il sarcasmo della grande penna. La tesi è audace perché invoca la capacità di riscatto di un popolo, la fede nella sua imprenditoria e in un tessuto economico che, per quanto deprecato, ha garantito all’Italia per mezzo secolo una crescita industriale impressionante e che ora si affloscia sotto i colpi di un sistema implacabile, devastante eppur impalpabile: quello della moneta unica.
Bagnai da par suo smonta, con nuove argomentazioni rispetto al Tramonto dell’euro, il pensiero dominante, mainstream, che accomuna economisti e giornalisti nel presentare l’euro come un dogma intaccabile, sacro, inviolabile.

Non è un iconoclasta, né un provocatore, ma un italiano mosso dall’impulso irresistibile di fare qualcosa per salvare il proprio Paese.E ha il merito, in un’epoca di appiattimento intellettuale, di proporre riforme e percorsi di uscita originali, audaci, basati non sull’ideologia ma su un’osservazione disincantata della realtà. E’ più liberale di molti liberali di facciata ma non si vergogna ad invocare l’intervento dello Stato quando lo ritiene indispensabile o perlomeno il male minore rispetto a una situazione sociale ed economica che oggi è devastante e senza speranza ; lo fa senza timore di indispettire renziani e piddini.
Sorprende sempre e costringe il lettore a pensare, a non arrendersi, ad interrogarsi anche quando chi legge legittimamente dissente dalle tesi del libro. E ad allargare la riflessione. Bagnai – e non è un mistero – propone l’uscita dell’Italia dall’euro, ma non si limita alle argomentazioni economiche. Coglie nel segno evidenziando i rischi impliciti di una costruzione monetaria che sta di fatto smantellando i capisaldi della nostra convivenza civile.

L’affermazione è forte : chi oggi difende l’euro è contro la democrazia.
Forte ma tutt’altro che impropria. Questa Europa ci sta privando silenziosamente di tutto, soprattutto della libertà di decidere, di cambiare, di scegliere a chi affidare il destino di un Paese, di cambiare politca economica e anche quella sociale. I governi e i parlamenti si trasformano in simulacri del potere o, se preferite, in reality della democrazia, dove l’apparenza è tutto ma chi decide davvero è lontano, appartiene a lobby europeiste, a élite tecnocratiche, che sanno usare l’Unione europea a fini propri e senza vera alternativa.
Una dittatura invisibile che si impone tramite l’euro, che si trincera dietro l’inviolabilità della Bce, che deprime i singoli Paesi depotenziandoli con una legislazione europea sovente assurda e prevaricatrice, che ci sta portando via oltre alla democrazia, lo stato di diritto, la sovranità, la libertà di intraprendere, la giustizia sociale e che punisce sia i piccoli imprenditori che gli operai. Ingiusta con tutti.
E’ a questa Europa che Bagnai dice basta. Con il coraggio che gli è proprio. E una convinzione nel cuore : l’Italia può aprire gli occhi. E farcela, anziché morire di inedia da euro.

Marcello Foa - 12 dic 2014
fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa

Egitto, la patria dell’infibulazione


Il primato nella triste classifica è stato divulgato da Oms che sottolinea come il 91% delle egiziane è obbligata a sottoporsi all’operazione. L’Africa è il continente in cui la mutilazione genitale è più diffusa, con 91,5 milioni di ragazze colpite

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Secondo gli ultimi dati Unicef l’Egitto è lo stato al mondo con la più alta concentrazione di interventi di mutilazione genitale femminile: il 91% della popolazione è stato obbligato a sottoporsi alla pratica dell’infibulazione.
Eppure dal 2008 una legge definisce la mutilazione genitale femminile come un reato punibile con una pena detentiva da tre mesi a due anni o una multa da 1.000 a 5 mila sterline egiziane (fra i 100 e i 500 euro circa).
Il problema di questa normativa è che stabilisce un'eccezione al generico divieto di infibulazione ammettendo la “ablazione totale o parziale degli organi genitali esterni femminili” in caso di necessità medica. Di fatto questa clausola della normativa ha legittimato una prosecuzione indisturbata delle pratiche di Mutilazione.
Infatti nel novembre scorso si è tenuto il primo processo contro un operatore sanitario e contro il padre della vittima. Peccato che i due uomini, Raslan Fadl e Mohamed al Bata’s, siano stati assolti dall’accusa di aver procurato la morte, avvenuta nel giugno 2013, della ragazzina di 12 anni sottoposta all’intervento.
In tutto il mondo sono circa 125 milioni le donne che convivono con una mutilazione genitale femminile. La pratica consiste nell’asportazione o nell’incisione parziale o totale dei genitali femminili esterni con successive conseguenze non solo dal punto di vista psicologico, ma anche con danni irreversibili per la salute delle donne.
Praticata per ridurre o soggiogare la sessualità della donna, per ragioni sociologiche o anche  religiose, si crede infatti che la MGF sia prevista dal Corano, la mutilazione genitale femminile non è mai giustificabile e rimane una pratica disumana.

Secondo gli ultimi dati OMS, con 91,5 milioni di ragazze vittime di mutilazione genitale, l’Africa si configura come il continente dove la pratica è più diffusa e al dato già drammatico ogni anno si aggiungono alla statistica circa tre milioni di bambine sotto i 15 anni.
In 7 Stati (Egitto, Eritrea, Gibuti, Guinea, Mali, Sierra Leone e Somalia) e nel Nord del Sudan il fenomeno tocca praticamente l'intera popolazione femminile. In altri 4 paesi (Burkina Faso, Etiopia, Gambia, Mauritania) la diffusione è maggioritaria ma non universale. In altri 5 (Ciad, Costa d'Avorio, Guinea Bissau, Kenya e Liberia) il tasso di prevalenza è considerato medio tra il 30 e il 40% della popolazione femminile, mentre nei restanti paesi la diffusione delle MGF varia dallo 0,6 al 28,2.
Oltre che umilianti, le mutilazioni genitali sono estremamente dolorose. Le bambine che vi sono sottoposte possono morire per cause che vanno dallo shock quello neurogenico (provocato dal dolore e dal trauma), all'infezione generalizzata (sepsi).
Le conseguenze di lungo periodo sono la formazione di ascessi, calcoli e cisti, infezioni e ostruzioni croniche del tratto urinario e della pelvi, forti dolori nelle mestruazioni e nei rapporti sessuali, maggiore vulnerabilità all'infezione da HIV/AIDS, epatite e altre malattie veicolate dal sangue, infertilità, incontinenza, maggiore rischio di mortalità materna per travaglio chiuso o emorragia al momento del parto.

di Anna Spena - 4 dic 2014

fonte: http://www.vita.it