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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

14/12/14

La traccia che porta a Ostia «città nella città» della mafia






«Sfatato il mito che non ci possa essere un'organizzazione mafiosa a Roma. Sarà a Ostia ma Ostia è sempre Roma, non è una cosa diversa»: parola del capo della Procura di Roma, Giuseppe Pignatone. Non lo ha detto in questi giorni ma il 12 febbraio, seduto davanti alla Commissione parlamentare antimafia con il suo aggiunto, Michele Prestipino Giarritta.
Ostia, vale a dire il lido di Roma, con i suoi 94 mila residenti è più grande di Lecce e, da sempre, è crocevia di traffici e interessi mafiosi.


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Source:: http://feeds.ilsole24ore.com/c/32276/f/566660/s/416ccd42/sc/3/l


13/12/14

Mafia Capitale, «È la teoria del mondo di mezzo compà…»

 

La Banda della Magliana non è mai morta. Non vedere né toccare gli intoccabili del sistema apicale di cui il cecato è servo e signore, significa essere più orbi di lui, e complici


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«È la teoria del mondo di mezzo compà… Ci stanno i come se dice, i vivi sopra e i morti sotto e noi stamo in mezzo… Un mondo in mezzo dove tutti s’incontrano e tu dici come cazzo è possibile». Quando Massimo Carminati pronuncia queste parole per spiegare a Riccardo Brugia chi sono e che portano – ma soprattutto che vogliono – l’ex Nar a capo (?) della cupola romana è arcisicuro che nessuno oltre al compare di cosca sia in ascolto. Per sua sfortuna, invece, e nonostante le buone entrature ovunque, qualche cimicione ben piazzato qua e là  (i fregni, per stare al colorito linguaggio della banda) ancora resiste alle soffiate e ai repulisti. Forse tanto non basterà a far sì che la sua teoria, il suo sovramondo, sia inserito dallo Zingarelli tra i neologismi dell’anno, certo è però che la vicenda del cupolone rossonero messo in piedi da Carminati & soci merita una riflessione anche sotto il profilo delle scienze politiche e delle comunicazioni, passando per la semantica e la sociologia, lasciando la cronaca ai tanti commentatori.
Carminati & co. sono la filiazione diretta dell’intreccio di malaffare, mafia, eversione nera, servizi segreti, curia, massoneria e addentellati politici di alto profilo che ufficialmente dalla metà degli anni ’70 ai primi anni ’90 ha dominato la capitale – e non solo – rendendola assai più infetta di quanto denunciasse una nota inchiesta degli anni precedenti: quello passato alla storia come Banda della Magliana, nota ai più come un prodotto di malafiction. Il non aver scoperchiato quel verminajo, se non nella sua parte terminale, ha fatto sì che quell’intreccio criminale non sia mai venuto meno, come non si stancano di ripetere a ondate mediatiche successive gli scampoli dei pentiti, vedi per tutti Antonio Mancini detto l’accattone. Ma Carminati & co. sono assai di più. Se quella banda capace di dettare legge a tutt’oggi in tutte le batterie di malavitosi, ben oltre i palazzi e le periferie romane, mettere del suo in tutti i maggiori guasti del Belpaese, dall’affaire Pasolini al caso Moro, dall’omicidio Pecorelli alla strage di Bologna, dal rapimento Orlandi all’attentato a papa Wojtyla, aveva una sua chiara pars politica di riferimento e sbudellava senza pensarci su chiunque si frapponesse al suo cammino, oggi, in tempi di pensiero spento e democrazia liquida, i suoi figliocci sono oltre. Oltre gli schemi e le logiche della contrapposizione ideologica, ben oltre la democrazia. Gli scagnozzi destrorsi gridano dagli allo zingaro ma ci fanno più soldi che con la roba, ciancicano un linguaggio veterofascista ma non si fanno scrupolo d’arruolare assessori d’ogni colore, destri o sinistri non importa, purché utili alla causa. Di più.
«Da ieri sono diventato un membro dei Movimento 5 stelle. Stiamo aprendo presso le zone Infernetto, Acilia, Ostia uno studio dove daremo vita a questo movimento di Beppe Grillo. Chiunque fosse interessato ci contatti su fb». Così recita un post del maggio 2012 di Matteo Calvio, uno dei caporioni della banda, sul suo profilo facebook. Pronti a cogliere il nuovo che avanza ma anche arretra, altro che fissi alle logiche della guerra fredda o alla fedeltà di clan. Eccola qui, la quintessenza del governissimo di piduista memoria, la democrazia pura e dura che mostra la sua natura di menade del capitale. Forti di un tessuto sociale e connettivo allo sbando, d’un paese troppo preso a castrarsi coi dettami di Bruxelles e a baloccarsi di parole vuote, Carminati & co. governano il paese reale & brutale. E lo fanno con parole altrettanto reali & brutali. Non certo quelle mutuate dalla saga tolkeniana che, checché ne dicano anime belle e aficionados del genere, resta uno dei punti di forza del pensiero destrorso e superomista. E neanche quelle che l’ottimo Filippo Ceccarelli scambia per slang della gang. Eppure lui, romano doc e fine notista politico, dovrebbe sapere che questa non è la lingua d’una nuova razza predona, ma il corrotto romanesco d’ogni dì. Quello che può sentirsi fuori e dentro ai bar o alle pompe di benzina, dove i nostri facevano squadra e traffici, appunto.
La vera novità del sovramondo, il novus della sua teoria politica è dunque l’aver compreso e rovesciato l’assioma latino: in medio stat vir, non virtus, nel mezzo sta la forza e non la virtù; compreso e rovesciato il messaggio orwelliano: “Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato”. Dunque chi controlla il mondo di mezzo controlla quello di sopra e di sotto. Come cazzo è possibile, si chiede lo stesso Carminati con finto stupore, che questi mondi siano lì a strusciarsi, nessuno meglio di lui – tra i fiduciari del deposito di armi della banda negli scantinati del ministero della Sanità e anello di giunzione tra il neofascismo e i boss della Magliana dei quali era pupillo, prima di finire impiombati – può dirlo. È possibile, altroché. Come è possibile che tutto ciò avvenga alla luce del sole, o quasi, nell’indifferenza se non nella connivenza d’una città morente. Come è possibile che chi ha messo in piedi un sistema del genere tenga appeso al muro un Pollock o un Warhol e non manchi di dare il becchime alle galline che tiene nella villetta ai margini della capitale, mentre arraffa nella carne viva del paese, forte del radicamento nei palazzi del potere che nutre e di cui si nutre.
La banda della Magliana non è mai morta, la si chiami pure mafia capitale o modello autoctono di associazione a delinquere, per dirla come il procuratore antimafia Franco Roberti. La madre di tutte le bande, e di tutti gli intrecci, è ancora assai viva e vegeta per essere solo un documentario di History channel di due anni fa. Solo, parla una neolingua che nuova non è, ma assai antica e dolente, come la città di cui è specchio. E spara allo stesso modo, anche se alza il tiro meno d’allora. Per questo guai a vedere in Carminati & co, negli uomini vecchi di questa capaci di riciclarsi nei tempi nuovi, i veri poteri che muovono i fili, i burattinaj. Essi stanno nel mezzo, appunto, non sopra né sotto, ma da sopra e da sotto traggono linfa vitale. Non vedere né toccare gli intoccabili del sistema apicale di cui il cecato è servo e signore, significa essere più orbi di lui, e complici. Ma tra tutte le cose possibili, questa è senz’altro la meno plausibile.

di Maurizio Zuccari - 11 dic 2014
fonte: http://popoffquotidiano.it/ 

"La piaga di Mafia Capitale? La Boldrini e il buonismo verso immigrati e nomadi"

Gabriele Adinolfi, fondatore di Terza Posizione, al Giornale.it: "Il ruolo di Carminati gonfiato per distrarre l’opinione pubblica"


“Destra è un termine espresso dalla Rivoluzione Francese e strettamente connesso alla democrazia parlamentare e personalmente lo rigetto. Preferisco parlare di cultura reazionaria che si nutre di una nostalgia del mondo e che oggi non esiste più”. 




Gabriele Adinolfi, uno dei fondatori, alla fine degli anni ’70, del movimento politico Terza Posizione, ci tiene a mettere subito le cose in chiaro. Oggi Adinolfi dirige il Centro Studi Polaris, un think tank dove poter esprimere “un pensiero non astratto "armato", in condizioni cioè di agire, in sinergia o in dialettica con le élites della nazione”.
Ilgiornale.it lo ha intervistato per capire in che direzione sta andando oggi la destra italiana, sconvolta da un lato dal caso di Mafia Capitale e dall’ascesa di Matteo Salvini.
Come e quando è nata la sua passione politica?
Nel 1968, ribelle alla società borghese, ma dall’alto (perché non era né aristocratica, né doverosa né responsabile), non dal basso come faceva la sinistra (perché troppo autoritaria). Loro volevano uccidere anche l’idea del Padre, io e non solo io, volevamo imporre il Padre a chi ne era soltanto una caricatura. Purtroppo prevalsero loro e oggi il maschio è un cappone".

Quali libri e autori hanno maggiormente influenzato la sua formazione politica?
"Sicuramente Così parlò Zarathustra, Julius Evola con Cavalcare la tigre e Gli uomini e le rovine ma anche Adriano Romualdi con Su Evola, Le ultime ore dell’Europa ha avuto un peso e uno spessore non da poco nella mia formazione. Ci sono, poi, le epopee di guerra che vanno dal Diario di uno squadrista toscano di Piazzesi a Mourir à Berlin di Mabir, tutti gli scritti di Degrelle sul Fronte dell’Est, i diari e le memorie di Balbo, Romualdi, Farinacci e Goebbels, ma ho letto anche molto di Mishima. Quindi mi sono dedicato alle letture più tecniche come Sorel, Lenin, Alvi e de Benoist, agli storici greci antichi, al teatro di Anouilh, Guitry, Pirandello e perfino di Gaber e alla letteratura francese da Balzac a Blondin, da Drieu La Rochelle a Bardèche.

Oggi chi rappresenta meglio la cultura di destra?
"Tutti mi sembrano così programmati nella cultura atomizzata dell’ultimo uomo nicciano saltellante come una pulce che perfino quando pensano di cantare fuori dal coro sono omologatissimi. Il fatto che si sentano differenti non li rende differenti".

Crede che i valori di “destra” trovino rappresentanza politica nei leader attuali come Matteo Salvini e Marine Le Pen?
"Le Rivoluzioni Nazionali furono tutte compiute da uomini che non venivano da destra e persino Franco nacque progressista. Si trattò di interpretare la sana psicologia reazionaria del popolo per darle un indirizzo rivoluzionario che fu moderno, innovatore ma anti-progressista. Tutto questo oggi manca. Salvini è un buon capopopolo ma mi sembra che accanto al suo genio tattico non ci sia una strategia di ampio raggio né una vera e propria Idea del Mondo. Queste sono entrambe necessarie e devono per forza intervenire altrimenti si corre a vuoto. In quanto a Marine Le Pen sono particolarmente addentro alle cose francesi per dire che rimpiango Jean-Marie. Lei andrà lontano sì, ma anche Fini lo fece. Molto meglio vedo Alba Dorata in Grecia".

A proposito di valori e di politici, si è mai sentito rappresentato da chi in questi vent'anni ha guidato la destra, soprattutto a Roma?
"Non sono mai stato così sciocco. Addirittura nel 2009 dissi che avrei preferito la Bonino alla Polverini. Ciò detto e senza voler salvare nessuno, in particolare Gianni Alemanno che a mio parere è stato il peggior sindaco di Roma, sarebbe ora di mettere a fuoco la questione sullo scandalo romano che non è “di destra” ma riguarda soprattutto il Pd e l’associazionismo, vero e proprio parassita del momento, motore dell’immigrazione massiccia e causa delle guerre etniche tra i poveri.
Ha conosciuto Carminati? E cosa pensa della vicenda giudiziaria che lo riguarda?
"Non ho mai conosciuto né incontrato Carminati e non so granché di quel che è accaduto. Ho però l’impressione che il ruolo di Carminati sia stato gonfiato e trascinato un po’ per i capelli in questa faccenda perché la sua figura dà il dovuto colore e permette così di distrarre l’opinione pubblica dalla regolarità di un malgoverno che tutto è fuorché eccezionale".

Avrebbe mai immaginato che gente cha fece la lotta armata si sarebbe potuta mettere in affari con un uomo di sinistra come Buzzi?
"Non mi sorprende la trasversalità del consociativismo, essa è l’anima e la nervatura della democrazia. La democrazia, quantomeno quella delegata, è male in se stessa e i suoi comportamenti ne rispecchiano l’essenza. Che Buzzi sia di sinistra non significa nulla come nulla significa che Alemanno sia di destra. Siamo semplicemente in presenza di una caduta verticale che è dell’intera società italiana, ivi compresi quelli che si scandalizzano oggi ma facevano i cortigiani fino a ieri, sempre coerenti nella parte dei topi che abbandonano la nave che affonda.

Cosa ne pensa del fatto che i rom siano stati usati per fini politici e che abbiano influenzato, con il loro voto alle primarie, la scelta del candidato sindaco del Pd?
"Non è tanto questo a riempirmi di rabbia quanto il fatto che nessuno abbia sottolineato la frase che tutti i telegiornali hanno riportato “gli immigrati rendono più della droga”. E’ l’associazionismo assistenzialista la vera piaga. Per ogni immigrato queste organizzazioni “buoniste” si rimpinzano di denaro pubblico e non hanno alcuna remora nel causare disordini sociali né nel vendere la loro mamma a un nano. Se c’è qualcuno che deve dare immediatamente le dimissioni per quello che è emerso a Roma e che nella sua gravità sociale va ben oltre le tangenti dei politici, quella è la Boldrini e non dovrebbe essere la sola. Tutte quelle associazioni e cooperative che lei tanto decanta dovrebbero essere chiuse immediatamente e bisognerebbe chiedere loro indietro tutto il denaro pubblico che hanno sprecato per creare disperazione".

- Sab, 13/12/2014
fonte: http://www.ilgiornale.it 

Mafia Capitale, pure siciliani e camorra obbedivano al Cecato. Nelle carte dell’inchiesta il marcio di Roma. Per Carminati legami anche con gli albanesi



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A Roma la mafia è “cosca nostra”. Anzi, le mafie. Perché dalle 1228 pagine dell’ordinanza che inchioda il sistema criminale messo in piedi da Massimo Carminati, emergono pesanti (e proficui) rapporti con le grandi organizzazioni criminali tradizionali. Non solo ‘ndrangheta. Ma anche camorra e mafia. Tutte “obbedienti” alla politica di Carminati. Scrivono i magistrati: “il prestigio criminale di Mafia Capitale e del suo capo indiscusso, Massimo Carminati, ha trovato conferme anche in altre attività di indagini”. Attività che, nero su bianco, dimostrano come l’ex Nar fosse riuscito a creare una spaventosa rete di contatti. A cominciare dalla camorra. Oltre ai rapporti accertati con il clan di Michele Senese (attivo da tempo a Roma), forte è anche il legame con la famiglia dei Licciardi, già facente capo alla cosiddetta “alleanza di Secondigliano” di Napoli. A rivelarlo un episodio, ricostruito dai magistrati, del 22 novembre 2012. Mario Vecchioni, pregiudicato romano, viene sparato e gravemente ferito. Il movente sarebbe l’aggressione di qualche giorno prima di Vecchioni a Salvatore “Sasà”, fratello di Genny Esposito e figlio di Luigi “a’ Nacchella”, elemento di spicco proprio del clan dei Licciardi che, ora, operano anche a Roma proprio sotto l’egida di Senese. Ebbene, da quanto scritto dai magistrati a organizzare la spedizione punitiva sarebbe stato proprio Carminati.

L’INCREDIBILE RETE
Ma la vicenda Vecchioni va oltre e rivela anche ulteriori legami. A muoversi per risolvere la questione era stato anche Roberto Macori, “legato a Gennaro Mokbel e a Michele Senese”, il quale a sua volta faceva riferimento, parlando con Vecchioni, a una “batteria di albanesi” attiva a Roma di cui faceva parte anche l’ex pugile Orial Kolaj, arrestato a fine 2013 perché ritenuto “l’esattore” dei Casalesi ad Acilia. Una rete incredibile, dunque, che si chiude con un altro nome, contattato per intercedere con lo stesso Carminati. Ovvero Giovanni De Carlo, il “boss” dei vip, per il quale risultano “documentate aderenze con Carminati Massimo e Senese Michele”. Non è un caso che in un altro passaggio dell’ordinanza si rileva come De Carlo fosse molto vicino all’ex Nar (in un’intercettazione è definito il “tuttofare” di Carminati). Non solo: emerge dalla carte anche “la disponibilità, in capo a entrambi, di immobili” formalmente riconducibili a Marco Iannilli, il commercialista di Mokbel, condannato per la colossale truffa Fastweb- Telecom Sparkle.

OTTIMI RAPPORTI
Ovviamente, non poteva mancare Cosa Nostra. In un’intercettazione Ernesto Diotallevi (ritenuto uomo di raccordo proprio con la mafia) afferma che, nonostante il suo ruolo, “materialmente conta Giovanni”. Ancora De Carlo. Ancora il “tuttofare” che eseguiva gli ordini di Carminati. Non solo. Secondo quanto riferito da un altro mafioso, Sebastiano Cassia, il suo diretto superiore, Benedetto Spataro, appartenente al clan catanese dei Santapaola, “era in ottimi rapporti con Carminati” perchè “ punto di riferimento a cui lo stesso Spataro faceva capo” in caso si fosse palesata la necessità di “certe cose” da fare sulla Capitale. “Che ne so ammazza’ qualcuno qua a Roma, io… lui, Benedetto parlava pure co’ Massimo”

di Carmine Gazzanni - 12 dic 2014
fonte: http://www.lanotiziagiornale.it

Perché è necessaria una nuova Norimberga


Mentre la situazione economica e politica internazionale va deteriorandosi, nonostante le ottime prospettive di crescita di importanza dei Brics, si stanno prospettando soluzioni e proposte pericolose, nel senso del conflitto con l’interesse all’evoluzione positiva e pacifica del genere umano (oggi e ieri minacciata dalle follie di eliminazione della spesa pubblica e di privatizzazione anche di ciò che è bene non dipenda dalla condizione finanziaria dei singoli, come la sanità, la formazione, la sicurezza, l’acqua, l’aria e via dicendo): c’è chi prospetta un ritorno all’oro dopo che il dollaro tracollasse o chi propone una riserva del 100% per le banche; ma stanno emergendo anche i nuovi “gattopardi” che – persino in nome dell’abbattimento dell’euro – propugnano tesi che, nel recente passato, non hanno mai condiviso.
Sia chiaro: quello che è stato compiuto o avallato in questi ultimi trentacinque anni (indebolimento degli Stai nazionali, macelleria sociale, impoverimento e depredamento della popolazione) sono crimini contro l’umanità che, come tali, dovranno essere affrontati. Una nuova Norimberga, in altri termini, appare proponibile, onde evitare che in un domani sempre più prossimo, ognuno dei responsabili di questi crimini possa dire quanto condivide il cambiamento e quanto è lontano dal presente e dal passato recente.
Oggi, in Italia, ad esempio, siamo 60 milioni (dove sono i demografi che pochi decenni fa prevedevano, per il presente, una popolazione sotto i 55 milioni?); di questi, circa 20 milioni versano in miseria, altri 20 milioni arrivano con difficoltà a fine mese ed il restante – pur tendendo a diminuire – riesce a riempire cinema e ristoranti, col risultato di far sottovalutare la gravità dell’attuale crisi.
Più si taglia la spesa pubblica per ridurre le tasse (la cui pressione è eccessiva, per chi le paga) e più si riduce il Pil; col risultato che, poi, mancano le risorse per tagliare le tasse: si bloccano i contratti dei pubblici dipendenti ed il loro turn over col risultato che peggiorano e diminuiscono i servizi essenziali e, quindi, la gente – oltre le tasse – deve spendere di più, impoverendosi, per mandare i figli a scuola o curarsi o viaggiare.
Però, se si tagliano le spese per ridurre le tasse e si ottiene l’esatto contrario, una ragione forse c’è: i debitori (famiglie, imprese e Stati) devono stare sempre peggio perché l’attuale modello economico si basa non sulla redditività finanziaria, ma sul numero delle emissioni dei titoli (derivati, derivati su derivati, titoli tossici di tutti i tipi) e, quindi, meno i debitori potranno ripagare i loro impegni e maggiore sarà l’accelerazione delle emissioni derivate.
In tutto, ciò la gente muore, le imprese muoiono, gli Stati muoiono…cosa si aspetta?

02 - 12 - 2014Antonino Galloni
fonte: http://www.formiche.net