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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

09/12/14

Europa allo sfascio 2: risarcimenti ai pirati somali


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Ecco finalmente una notizia che aumenterà in tutti noi il sentimento europeista. La Corte europea dei diritti umani, istituzione attiva dal 1959 cui aderiscono tutti i Paesi europei pur non essendo un’emanazione della Ue, ha condannato la Francia per aver tenuto troppo a lungo in custodia cautelare 10 pirati somali catturati nel 2008 nell’Oceano Indiano.  I giudici della Corte di Strasburgo affermano che le autorità francesi hanno violato il diritto alla libertà e alla sicurezza dei pirati, come previsto dall’articolo 5, paragrafo 3, della Convenzione europea dei diritti umani.


Pur avendoli catturati in “flagranza di reato” a bordo delle navi francesi Le Ponant e Carre d’As assaltate armi in pugno dai criminali che avevano preso in ostaggio i 32  membri degli equipaggi, le autorità francesi hanno compiuto una grave violazione dei diritti umani.
Una volta portati in Francia, invece di farli comparire davanti a un giudice “senza attendere”, i poliziotti francesi li hanno tenuti in custodia cautelare per 48 ore. Un fatto gravissimo per la Corte europea, specie considerando che i militari francesi li avevano già precedentemente trattenuti per oltre 4 giorni in un caso e più di 20 ore nell’altro. Una violazione inaudita dei loro diritti nonostante i pirati siano stati catturati in seguito ai blitz delle forze speciali della Marina francese.

Nel condannare Parigi i giudici della Corte europea dei diritti umani hanno tenuto a precisare di non hanno messo in dubbio il fatto che la Francia abbia avuto bisogno di tempo per trasportare i sospetti dal Golfo di Aden in un tribunale francese. La sentenza di condanna è dovuta al fatto che i pirati una volta sbarcati dovevano essere portati davanti a un giudice immediatamente, non dopo alcune ore.
La sentenza ha il sapore della beffa anche nella pena inflitta alle autorità francesi che dovranno versare tra i 7 e i 9 mila euro ai dieci pirati somali come risarcimento per danni morali, oltre a pagare più di 25 mila euro per le spese processuali sostenute.
Una decisione incredibile tenuto conto anche della particolare efferatezza del crimine compiuto da criminali incalliti, pronti a uccidere con armi da guerra ostaggi indifesi se non fosse stato pagato un riscatto complessivo di 4,1 milioni di dollari.
Farabutti il cui crimine è stato interrotto dai militari francesi che si sono limitati a uccidere un solo pirata, che aveva opposto resistenza, catturando gli altri per assicurarli alla giustizia.


Nonostante si macchino di un crimine internazionale con i “poveri” pirati somali i cavilli legali si sono sprecati fino a far apparire come una barzelletta la lotta alla pirateria condotta dalla comunità internazionale.
In molti casi le navi militari che catturavano pirati sono state costrette a liberarli riportandoli sulla costa somala dopo averli sfamati e ospitati per giorni e dopo aver constatato che nessun Paese della regione dell’Oceano Indiano accettava di incarcerarli e processarli.
Anche le convenzioni stipulate dall’Unione Europea con Seychelles e Kenya, che si sono resi disponibili a intentare  processi, hanno mostrato limiti non indifferenti. I processi si tengono infatti molti mesi dopo gli abbordaggi e i testimoni, membri degli equipaggi delle navi sequestrate e delle navi militari he li avevano catturati, si trovavano già molto lontano dall’Africa Orientale e dai tribunali. Senza testimoni molti processi sono stati archiviati e i pirati sono tornati in libertà pronti a riprendere gli abbordaggi.


Più o meno quello che accade in Italia alle centinaia di scafisti catturati dalla Marina durante l’operazione Mare Nostrum.
Non è andata così bene alle ciurme di pirati che, sempre nel 2008, cercarono di abbordare alcuni mercantili russi non sapendo che imbarcano mitragliatrici e cannoncini a tiro rapido gestiti da ex militari. Dalle indiscrezioni raccolte non risulta che i russi abbiano mai “fatto prigionieri” e da diversi anni le navi russe non vengono più attaccate dai pirati somali.
Quanto alla Corte europea dei diritti umani, la sentenza contro la Francia sarà pure giustificata dalle legge ma non può non suscitare amarezza. Invece di tutelare i pirati riempendolo loro le tasche di euro i giudici di Strasburgo avrebbero fatto più bella figura a multare l’India per i mille giorni di fermo senza processo dei Fucilieri di Marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. In proporzione, se la Francia deve pagare ai pirati  qualche migliaio di euro per poche ore di ritardo nelle pratiche giudiziarie ai due marò dopo quasi tre anni l’India dovrebbe versare milioni.
Foto Eunavfor, AP, Ministero Difesa Francese

di Gianandrea Gaiani9 dicembre 2014
da Libero Quotidiano del 6 dicembre
tramite: http://www.analisidifesa.it

Il Mercato dei Marò

 

 

“Il Mercato dei Marò”  èun'opera che narra la gestione di un avvenimento internazionale “tutto italiano”, come lo definisce  l’autore del libro l’Avvocato Mauro Mellini, proponendoci l'analisi di una vicenda assurda, forse unica nella storia moderna di uno Stato di diritto quale dovrebbe essere l'Italia, Patria di antiche tradizioni giuridiche, storiche e culturali. 
 Un testo che stigmatizza l’assenza dello Stato nell'affrontare eventi  che dopo  più di 1000 giorni ancora presentano punti oscuri..

E'  la storia evidente di come l’Italia abbia  delegato le proprie funzioni sovrane ad uno Stato Terzo, affidandogli la gestione di un’azione giudiziaria indebita nei confronti di due militari italiani, due Sottufficiali della Marina Militare italiana, Fucilieri della prestigiosa Brigata S.Marco, incaricati dal Parlamento di assolvere compiti di contrasto alla pirateria marittima.

Un racconto che ci propone un dramma che coinvolge due cittadini italiani e le loro famiglie e che cela “verità nascoste”, quelle che il 22 marzo 2013 hanno suggerito al Governo Monti di dare corso all’estradizione passiva di due nostri connazionali, consegnandoli nelle mani di un Paese in cui è prevista la pena di morte. Un’azione di “contrasto dissuasivo”, quella dei due Sottufficiali incaricati di garantire protezione anti pirateria ad  un a nave battente Bandiera italiana  ed in navigazione in acque internazionali,  durante la quale sarebbero stati uccisi due poveri pescatori indiani secondo quanto affermato, ma mai provato, dallo Stato Federale indiano del Kerala.

Il Mercato dei Marò ci propone pagina dopo pagina questi ed altri dubbi a cui dopo 1000 giorni non è stata data ancora una risposta logica e convincente. Piuttosto confermano come lo Stato stia negando qualsiasi tutela a due suoi cittadini, peraltro titolari di uno  "status" particolare, quello di militari in servizio. Perplessità mai chiarite fin dal giorno successivo ai fatti, il 16 febbraio 2012, quando  un Comando Militare acconsentì che l’Armatore della nave  autorizzasse la petroliera a rientrare  in acque territoriali indiane, consegnando di fatto  i due Fucilieri di Marina  alla giurisdizione indiana.  Un atto di assenso dato sulla linea di Comando Operativo mai chiarito e reso noto solo il 17 ottobre del 2012 dall’allora Ministro della Difesa Gianpaolo Di Paola, Ammiraglio in quiescenza. Un chiarimento ufficializzato dal Ministro dopo  8 mesi dagli eventi, perché costretto a rispondere ad una precisa interrogazione parlamentare.

Un testo quello scritto dall'Avvocato Mellini, che propone anche spunti di carattere giuridico che aiutano a comprendere come la vicenda dei due Fucilieri di Marina, nata da disposti legislativi nazionali in parte imprecisi, è portata avanti dalle Istituzioni senza alcun riferimento al Diritto Internazionale ed alle Convenzioni sul diritto del mare. Un'analisi anche delle versione dei fatti,  quella indiana e quella italiana, che aiuta  ad individuare  i lati oscuri di una vicenda che coinvolge da oltre 1000 giorni i  due Marò.

Una storia assolutamente italiana e peculiarmente italiana nel momento che improvvisamente agli eventi si accavallano notizie di tangenti internazionali. Fatti che coinvolgono, peraltro, un'importante realtà industriale italiana, Finmeccanica e che hanno portato a livello istituzionale di  considerare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone  “merce di baratto” con l’India, con un approccio che l'autore definisce a ragione "un vero e proprio atto di tradimento”.

 “Il Mercato dei Marò”, non è, quindi, un testo solo narrativo, ma una vera e propria denuncia   della scarsa efficacia di come le Istituzioni stanno gestendo una vicenda di risonanza internazionale. Potrebbe essere il testo della scenografia di una tragicommedia  in cui protagonisti e comparse si scambiano i ruoli senza che nulla accada. E’, invece, il resoconto di una storia recente  ancora non terminata dominata dall'ipocrisia con cui è stata gestita la sorte di due nostri concittadini ai vari livelli istituzionali fino ad arrivare ad una non meglio connotata posizione del Presidente Napolitano quale Capo supremo delle Forze Armate.

Un testo che denuncia anche l’assenza inaccettabile dell’Europa assolutamente disattenta alla sorte dei due cittadini europei proponendo la triste realtà che una volta “ripartiti i due Marò, restano, invece, "affaristi e cialtroni”.

Il Mercato dei Marò è, in sintesi, la storia di un baratto senza fine, dove la merce di scambio non sono i sacchi colmi di grano o le gerle piene di frutta di un tempo. Piuttosto, due uomini, due cittadini italiani colpevoli di servire lo Stato, ma dallo Stato abbandonati per motivi ancora occulti.  Un mercanteggiare che dura ormai da più di 1000 giorni e dopo le dimissioni dell'Ambasciatore Terzi e la fine del Governo Monti si connota, sempre di più, come una "contrattazione di fronte ad un bicchiere di thè", nelle migliori tradizioni di un Suck  arabo.   Qualcosa di unico nella storia moderna e forse irripetibile, dove emergono, come ben delineato nel testo,  figure politiche italiane che riconoscono di fatto la giurisdizione indiana "concordando" una modesta sentenza  da scontare in Italia. "Un premio" per i due militari per aver adempiuto al loro dovere nel rispetto delle  “regole d’ingaggio”  e da una necessità di legittima difesa".

Uno scenario fosco in cui emergono possibili interessi  personali anche di ex Ministri il cui parere fu determinante quando fu deciso di restituire all'india Massimiliano Latorre e Salvatore Girone quel fatidico 22 marzo 2013, oggi titolari di cariche di prestigio o prossimi ad assumere leadership politiche.
Nel frattempo, Il "mercato" continua a danno della sovranitànazionale italiana e propone al mondo un'Italia sempre piùtimida nell'affermare i propri diritti ed a tutelare quelli dei propri cittadini. 
 I due Maròsono lontani dalla loro Patria e dalle loro famiglie da quasi tre anni, colpevoli solo di aver detto  "OBBEDISCO" e, questo, non èpiùaccettabile. E' tempo, invece, che il baratto in corso sia messo in liquidazione e l'Italia si riappropri delle sue tradizioni storiche, culturali e giuridiche, con soluzioni anche suggerite dal "Il Mercato dei Marò".
Dobbiamo essere grati all'Avvocato Mauro Mellini per essersi voluto cimentare in un impegno gravoso affrontandolo senza compromessi, ma privilegiando la massima trasparenza ed onestà intellettuale, tipica di coloro che rifiutano il compromesso privilegiando il diritto. Grazie Mauro !

Fernando Termentini, 9 dicembre 2014 - ore 14,00
fonte: http://fernandotermentini.blogspot.it

08/12/14

Il colle tace e perchè?




http://rumoriapiancogno-annaquercia.blogspot.it/

#iostoconimarò, Lettere di Natale per Max e Salvo



Caro Babbo Natale, chissà se ti ricordi di me, sono Cinzia la peste, quella a cui portavi sempre un gran bel regalo, ma d’accordo con tua moglie la Befana, mi donavi anche il carbone. E’dal 1976 che non ti scrivo; l’anno in cui, durante una delle mie spedizioni tra gli armadi di casa e gli alberi in giardino, scoprii due biciclette nascoste sotto il letto dei miei….beh in quel momento ho iniziato a sospettare che qualcosa non quadrava, ma per non rovinare la magia della festa, e non far rimanere male i miei, ti scrissi ugualmente una bella letterina, nella quale ti chiedevo proprio la bici che avevo scoperto, e ti invitavo a non portarmi più il carbone…era un messaggio subliminale per i miei .
Oggi a distanza di una vita e mezza, mi ritrovo qui a scriverti di nuovo, perché ho un desiderio grande! Come potrai notare la notte del 24 sul mio albero, tra gli addobbi ci sono due fiocchi gialli, perché attendo, attendo, attendo insieme a tanti italiani, da quasi tre anni, verità e giustizia per i nostri fucilieri Massimiliano e Salvatore. Sai in questi anni ho conosciuto tante brave persone che li sostengono, abbiamo cercato di non farli sentire soli, ed oggi nel mille ventitreesimo giorno di vergogna vorrei con tutto il cuore che Salvatore sia rimpatriato subito e che i nostri militari, ormai fratelli, siano definitivamente LIBERI !
Credo nella magia del Natale e spero che tu esaudisca quello che è il desiderio di tanti!


Cinzia.


CASO MARO' - La misericordia dell’India ................. per non dimenticare





Felice che Massimiliano Latorre possa tornare per qualche tempo in Italia, per curarsi e sentire l’affetto dei suoi, e della sua gente. Ma so che un cruccio doloroso più di ogni altra complicazione medica lo accompagna: lascia a Dehli Salvatore Girone. E questo fatto, da solo, vale più di ogni altra garanzia scritta: o l’imbelle classe politica italiana riuscirà in questi quattro mesi a riportare a casa anche Girone, o Latorre tornerà a dividere con lui la cattiva sorte. Non è stato un colpo di scena, quello della licenza sanitaria a Latorre. Il governo indiano di Narendra Modi, che l’informazione italiana aveva descritto con toni catastrofici, ha fatto quello che era lecito aspettarsi in una vicenda nata nel vecchio partito di governo, il partito del Congresso di Sonia Gandhi: è stato pilatesco.
Non era affar loro, e il buon senso, davanti a un pasticcio di una giustizia incapace di arrivare a un processo con prove costruite a malo modo, ha portato il governo a ripetere quel che Narendra aveva detto a Renzi: è una questione che riguarda la giustizia indiana, non il governo. Lasciando con il cappello in mano tutti i buoni propositi del terzo governo italiano ad occuparsi maldestramente della questione: “deve essere rispettata l’immunità funzionale, non può essere la giustizia indiana a giudicarli, ricorreremo a un arbitrato, però cerchiamo un canale di dialogo con il nuovo governo indiano…”. Parole tante, fatti zero. L’arbitrato richiede tempi lunghi, ma passi certi, e un segno di rottura che obblighi la comunità internazionale ad occuparsene, per risolvere un contenzioso altrimenti irrisolvibile. Così, il destino ha voluto che quella giustizia indiana, respinta a parole, ma mai investita da una strategia difensiva che facesse dell’innocenza dei due marò un punto forte e decisivo, vedesse stamane gli avvocati difensori invocare una sorta di clemenza, un atto di generosità verso un indiziato che, al contrario, è vittima di una montatura cui giustizia indiana e italiana, classe politica indiana e italiana, vertici militari indiani e italiani dovrebbero delle scuse. In questo mondo alla rovescia l’unico sorriso, ma amaro, viene dalla garanzia scritta che l’ambasciatore Daniele Mancini ha dovuto fornire alla corte sul rientro di Latorre, al termine dei quattro mesi.
L’ambasciatore che era stato consigliere diplomatico del ministro Passera, tra i protagonisti dell’infausto rientro in India dei due fucilieri di marina, l’ambasciatore che si era visto minacciare una sorta di limitazione della libertà se i due non fossero rientrati, l’ambasciatore che li ha mal sopportati in ambasciata richiedendo persino un rimborso di qualche centinaio di euro per i danni causati dalla biancheria dei due stesa ad asciugare su qualche rete di recinzione. Sognava di essere il diplomatico del business tra la rampante India e l’Italia delle commesse, gli tocca firmare garanzie, invece che contratti.
Non a tutti i protagonisti della vicenda è andata così male, se sono vere le voci che danno l’ ex ministro della Difesa, ammiraglio Di Paola, candidato al vertice di Finmeccanica. E gli altri grandi nomi, in questa galleria degli errori e delle incapacità? Hanno quattro mesi di tempo. Inizia un conto alla rovescia: quattro mesi di tempo per riportare a casa anche Girone, e senza bisogno che si ammali. C’è una parola d’onore data all’India ? Certo, ma c’è anche l’onore di due vittime innocenti, e quello di quel che resta di questo nostro Paese. Tutto vorremmo, meno che fra quattro mesi l’ultimo a difendere quest’onore fosse Massimiliano Latorre, consegnandosi all’abbraccio di Girone, e non lasciandolo indietro.

12 sett 2014 - il blog di Toni Capuozzo
fonte:http://mezzitoni.tgcom24.it