Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via email all'indirizzo edomed94@gmail.com Saranno immediatamente rimossi. L'autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.


Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

02/12/14

Mafia Capitale, Buzzi: “Con immigrati si fanno molti più soldi che con la droga”


Mafia Capitale, Buzzi: “Con immigrati si fanno molti più soldi che con la droga”
 
 
Giustizia & Impunità

Uno dei settori in cui la "cupola" era più influente era quello delle politiche sociali: Luca Odevaine, membro del Tavolo di coordinamento nazionale sull'immigrazione, al telefono spiega: "Avendo questa relazione continua con il Ministero, sono in grado un po’ di orientare i flussi". Il braccio destro di Carminati: "Tu c'hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati?"
Per la “cupola” di Roma l’emergenza immigrati era una miniera d’oro: i fondi per i centri d’accoglienza sono un piatto ricco e il sodalizio criminale ipotizzato dagli inquirenti fa in modo che parte di questi finanziamenti finisca nelle tasche delle cooperative amiche. Gli inquirenti lo chiamano “Sistema Odevaine“: “La gestione dell’emergenza immigrati è stato ulteriore terreno, istituzionale ed economico, nel quale il gruppo riconducibile a Buzzi si è insinuato con metodo eminentemente corruttivo – si legge nell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari firmata dal gip Flavia Costantini – alterando per un verso i processi decisionali dei decisori pubblici, per altro verso i meccanismi fisiologici dell’allocazione delle risorse economiche gestite dalla P.A.”.
Un sistema studiato per far arrivare i soldi pubblici ai gestori amici “che si dividono il mercato“. E il mercato dei fondi statali per i centri di accoglienza per gli immigrati è immenso. Gli inquirenti parlano della “possibilità di trarre profitti illeciti immensi (…) paragonabili a quelli degli investimenti illeciti realizzati in altri settori criminali come lo smercio di stupefacenti. Le intercettazioni parlano chiaro. Al telefono con Pierina Chiaravalle, Salvatore Buzzi, numero uno della cooperativa “29 giugno” e braccio operativo dell’organizzazione, domanda: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”.
Buzzi: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”

Il centro del sistema è Luca Odevaine. Ex vice capo di gabinetto del sindaco Walter Veltroni e capo della polizia provinciale di Roma, “Odevaine è un signore che attraversa, in senso verticale e orizzontale, tutte le amministrazioni pubbliche più significative nel settore dell’emergenza immigrati”, scrivono i pm. Perché è così importante la sua figura? “La qualità pubblicistica di Odevaine risiede nell’essere appartenente al Tavolo di coordinamento nazionale insediato presso il Ministero dell’Interno – Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione” e al contempo è “esperto del presidente del C.d.A. per il Consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”» , ente che soprintende alla gestione del C.A.R.A. di Mineo“. Un’intercettazione in cui Odevaine parla con il suo commercialista fotografa il suo ruolo: “Avendo questa relazione continua con il Ministero – spiega l’ex vice capo segreteria di Veltroni – sono in grado un po’ di orientare i flussi che arrivano da… da giù… anche perché spesso passano per Mineo… e poi… vengono smistati in giro per l’Italia… se loro c’hanno strutture che possono essere adibite a centri per l’accoglienza da attivare subito in emergenza… senza gara… (inc.) le strutture disponibili vengono occupate… e io insomma gli faccio avere parecchio lavoro…”.
Odevaine: “Sono in grado un po’ di orientare i flussi che arrivano da… da giù… io insomma gli faccio avere parecchio lavoro…”
Odevaine è ben pagato, secondo Salvatore Buzzi. Parlando con Giovanni Campennì, il braccio operativo dell’organizzazione spiega: “Mò c’ho quattro… quattro cavalli che corrono… col PD, poi con la PDL ce ne ho tre e con Marchini c’è… c’ho rapporti con Luca (Odevaine, ndr) quindi va bene lo stesso… lo sai a Luca quanto gli do? Cinquemila euro al mese… ogni mese… ed io ne piglio quattromila”.

Il piatto è ghiotto anche nella sola città di Roma e la cupola è talmente potente da deviare in sede di bilancio pluriennale risorse in favore delle strutture di accoglienza. Gli inquirenti sottolineano la “capacità del sodalizio indagato, di interferire nelle decisioni dell’Assemblea Capitolina in occasione della programmazione del bilancio pluriennale 2012/2014 e relativo bilancio di assestamento di Roma Capitale, avvalendosi degli stretti rapporti stabiliti con funzionari collusi dell’amministrazione locale, al fine di ottenere l’assegnazione di fondi pubblici per rifinanziare “i campi nomadi”, la pulizia delle “aree verdi” e dei “Minori per l’emergenza Nord Africa”, tutti settori in cui operano le società cooperative di Salvatore Buzzi”.
Buzzi: “Solo in quattro sanno quello che succede e sono nell’ordine Bianchini, Marino, Zingaretti e Meta”. Carminati: “E allora vai a battere co’ questi”
All’epoca dei fatti alla guida del dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della salute del Comune di Roma (che gestisce la questione immigrati) c’era Angelo Scozzafava, con il quale la “cupola” aveva ottimi rapporti: “Le indagini hanno evidenziato l’ipotesi di una remunerazione dell’attività funzionale di costui da parte di gruppo criminale  – scrivono gli inquirenti – con la promessa dell’assegnazione di un appartamento in una cooperativa” perché “Scozzi” come lo chiamano i sodali, “si fa promotore di attività a favore del gruppo presso altri organi dell’amministrazione comunale, per spingere su finanziamenti a favore del campo nomadi“. Ma dopo le elezioni comunali del 2013 le cose cambiano: il 14 giugno 2013 Buzzi raccontava al telefono a Carminati di trovarsi al Campidoglio “in giro per i Dipartimenti a saluta’ le persone”. La decisione veniva accolta favorevolmente accolta dall’ex Nar che riteneva necessario “vendere il prodotto amico mio, eh. Bisogna vendersi come le puttane ades…adesso”. A quel punto Buzzi raccontava la difficoltà di muoversi nell’ambito della nuova situazione politica romana in quanto in quel momento “solo in quattro sanno quello che succede e sono nell’ordine Bianchini, Marino, Zingaretti e Meta“, e Carminati rispondeva in maniera eloquente: “E allora mettiti la minigonna e vai a batte co’ questi, amico mio”.

di Marco Pasciuti | 2 dicembre 2014 
fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

DER SPIEGEL: ''SE L'ITALIA USCISSE DALL'EURO, IN UN COLPO SOLO DIVENTEREBBE NUOVAMENTE COMPETITIVA. E' GIUSTIFICATO''


BERLINO - Clamorosa presa di posizione del "Der Spiegel" sull'Italia e sull'euro.
"Uno dei motivi per cui oggi esiste l'euro e' l'ampio consenso politico - denuncia il settimanale tedesco - in tutti quei Paesi che piu' tardi l'avrebbero adottato. E anche l'approvazione dei partiti all'opposizione e' stata importante perche', nel corso dei 15 anni, quasi tutti sono saliti al governo: l'Spd in Germania, i Socialisti in Francia e in Spagna.
L'euro ha superato anche molti cambi di governo dalla sua introduzione, quasi 16 anni fa. Ma con la crisi dell'euro questo consenso e' diminuito: in Germania governo e e parte dell'opposizione sono ancora favorevoli all'euro, ma "Alternativa per la Germania" ha trionfato alle elezioni regionali proprio con un programma che pone al primo punto il ritorno del marco.
Anche in Francia il governo socialista è favorevole all'euro - ma l'opposizione del Front National, oggi primo partito, è nettamente avversa alla valuta unica europea.
"La situazione e' diversa invece in Italia - scrive lo Spiegel - dove tutti i partiti all'opposizione sono contrari all'euro. I Socialdemocratici intorno al segretario Matteo Renzi hanno una larga maggioranza in Parlamento e vantano di un grande - seppur non piu' schiacciante - consenso nella popolazione. Ma nelle democrazie prima o poi le opposizioni vanno al governo ed ora e' quindi importante sapere - precisa il tedesco "Spiegel" - se un simile governo attuerebbe una politica anti-euro".
Prima delle elezioni europee il Movimento 5 Stelle, il piu' grande partito all'opposizione, si era detto favorevole ad un referendum sull'euro. Fino a quel momento il Movimento era si' euroscettico, ma la sua posizione non era drastica come lo è oggi. Di recente il suo leader, Beppe Grillo, si è schierato, dichiarando che i 5 Stelle vogliono lasciare l'eurozona il prima possibile.
Alle elezioni regionali in Emilia Romagna il Partito democratico di Renzi ha vinto, ma la Lega Nord ha ottenuto un successo grande e imprevisto. La Lega Nord ha abbandonato le velleità di secessione del Nord Italia, per avviare invece una crociata contro l'euro: una posizione che è stata premiata dagli elettori.
E Silvio Berlusconi ha accolto questa situazione con grande favore: ovviamente l'ex cavaliere non è mai stato un europeista convinto - aggiunge lo Spiegel - e, da opportunista qual è, anche lui adesso mette in dubbio il futuro dell'euro. Ma non solo: il suo partito, Forza Italia, chiede di riconquistare la sovranità monetaria, introducendo allo stesso tempo una moneta parallela che venga scambiata liberamente con l'euro.
Stipendi, salari e naturalmente anche i prezzi dei prodotti verrebbero pagati con questa nuova moneta. Inizialmente il vecchio euro affiancherebbe la nuova moneta italiana con un cambio uno a uno: successivamente la nuova moneta verrebbe emessa liberamente - operazione che farebbe subito crollare la sua quotazione del 50 per cento. In un colpo solo, quindi, l'Italia diventerebbe nuovamente competitiva. Ma per il resto dell'eurozona questo sarebbe il peggiore di tutti i possibili scenari di crisi.
E' vero pero' che dall'entrata nell'euro l'Italia non e' piu' cresciuta: la disoccupazione e' alta, quella giovanile spaventosa, conclude Der Spiegel - e quindi l'uscita dall'euro è ampiamente giustificata.
fonte http://www.ilnord.it/
tramite: http://alfredodecclesia.blogspot.it/



BOOM DI FALLIMENTI DI AZIENDE IN ITALIA: +14,1% (11.000 IMPRESE CHIUSE E FALLITE) E STRAGE DI PMI (IL 20% E’ DEFUNTO)



BOOM DI FALLIMENTI DI AZIENDE IN ITALIA: +14,1% (11.000 IMPRESE CHIUSE E FALLITE) E STRAGE DI PMI (IL 20% E’ DEFUNTO)



Non si arresta l’ascesa dei fallimenti. Tra luglio e’ settembre di quest’anno, fa sapere il Cerved, l’incremento e’ stato pari al 14,1% rispetto allo stesso periodo del 2013. Sommando le 3mila imprese del terzo trimestre a quelle fallite dall’inizio dell’anno, si arriva a superare quota 11mila. “Si tratta di un aumento del 12% rispetto ai primi nove mesi del 2013 – commenta Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved – e di un nuovo record negativo: per la prima volta dall’inizio della serie storica viene superata gia’ a settembre quota 10mila. Senza un’inversione di tendenza del quadro macroeconomico e’ un processo destinato a proseguire anche nei prossimi trimestri”.
Sono soprattutto le societa’ di capitale a fallire, con 8.300 procedure aperte tra gennaio a settembre, e le realta’ operanti nel settore dei servizi che, con 5.700 procedure registrano un incremento del 16,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato.
Il fenomeno aumenta in tutta la Penisola con tassi a due cifre, compresi tra il 13% e 14%, ad eccezione del Nord Est unica area in cui nei primi nove mesi tale aumento e’ piu’ contenuto: +4,4% rispetto allo stesso periodo del 2013.
L’analisi di Cerved stima che tra luglio e settembre 2014 siano 14.500 gli imprenditori italiani che hanno deciso – invece – di avviare la messa in liquidazione della propria azienda, in diminuzione dello 0,2% rispetto allo stesso periodo del 2013. E’ il quarto trimestre consecutivo in cui si osserva un calo, portando cosi’ il totale delle liquidazioni tra gennaio e settembre 2014 a quota 45.500. Probabilmente, la contemporanea crescita esponenziale dei fallimenti dimostra che sono sempre meno gli imprenditori in grado di mettere in liquidazione l’azienda invece di fallire.
Un’analisi dettagliata sulle piccole e medie imprese, societa’ con un numero di addetti compresi tra 10 e 250 e un giro d’affari compreso tra 2 e 50 milioni di euro, evidenzia che il 9% di quelle attive nel 2007 sono fallite tra l’inizio del 2008 e la prima meta’ del 2014.
Se si considerano anche le altre procedure concorsuali e le liquidazioni volontarie, emerge che sono 31mila le piccole e medie imprese – piu’ di un quinto di quelle attive nel 2007 – interessate da almeno una di queste procedure.
Il fenomeno e’ stato particolarmente duro in Campania, nelle Marche e in Puglia, regioni in cui un quarto di quelle attive nel 2007 sono fallite, hanno aperto procedure concorsuali o sono state chiuse volontariamente dall’imprenditore.
Ma il quadro complessivo della situazione è davvero desolante: mostra l’immagine di un Paese prossimo alla rovina. 

Fonte: il nord.it - 2 dic 2014


Roma: maxi operazione contro sistema corruttivo negli appalti




roma comune campidoglio 300x199 Roma: maxi operazione contro sistema corruttivo negli appalti
Campidoglio, Roma (Filippo Monteforte/Afp/ Getty images)


E’ in corso da questa mattina a Roma una maxi operazione condotta dai Carabinieri del Ros e della Guardia di Finanza per smantellare “un’associazione di stampo mafioso” che ha portato a 37 arresti, di cui 8 ai domiciliari, e al sequestro di beni per 200 milioni di euro.
L’indagine, battezzata Mondo di mezzo, è stata coordinata da tre pubblici ministeri, Luca Tescaroli, Paolo Ielo e Giuseppe Cascini , sotto la supervisione del procuratore capo della procura di Roma Giuseppe Pignatone e ha portato, in due anni di ricerche, alla luce un’organizzazione che ha operato per almeno dieci anni di malavita, sviluppando un “ramificato sistema corruttivo” edificato per l’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici dal comune di Roma e dalle aziende municipalizzate con interessi anche nella gestione dei centri di accoglienza.
Secondo gli inquirenti a capo dell’organizzazione mafiosa, vi sarebbe l’ex terrorista dei Nar ed ex della Banda della Magliana, Massimo Carminati e tra gli arrestati figurano anche l’ex ad dell’Ente Eur, Riccardo Mancini, l’ex presidente di Ama, Franco Panzironi, e Luca Odevaine, capo della polizia provinciale.
In tutto risultano anche 39 indagati, accusati di reati a vario titolo che spaziano dall’associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e altri reati.
Tra questi risultano indagati anche l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il consigliere regionale Pd Eugenio Patanè, il consigliere Pdl Luca Gramazio e il presidente dell’Assemblea capitolina Mirko Coratti.
Le abitazioni, gli uffici comunali e regionali sono stati perquisiti dai militari del Ros. L’indagine ha fatto emerge un complesso intreccio con infiltrazioni nel tessuto imprenditoriale politico e istituzionale.

C.D. - 2 DICEMBRE 2014
FONTE: http://www.direttanews.it

Renzi cambi la norma della sua pensione prima dell’articolo 18

Giustizia & Impunità

Matteo Renzi ha sbagliato mira. Nel Jobs act il premier ha puntato l’articolo 18 rendendo più facili i licenziamenti, poi ha sparato sull’articolo 4, permettendo il controllo a distanza e infine ha dato una botta all’articolo 13 per facilitare il demansionamento. Però, guarda caso, non ha sfiorato l’articolo 31 dello Statuto dei lavoratori che riguarda i politici e un politico in particolare: Matteo Renzi. Se ci fosse ancora una sinistra, se il M5S fosse un movimento di opposizione e non una fabbrica di espulsioni, se i giornali facessero il loro mestiere, Renzi non potrebbe toccare gli articoli 18, 4 e 13 senza prima mettere mano all’articolo 31. Invece, grazie alla distrazione generale, un sedicente ‘leader della sinistra’ può abbattere i diritti dei lavoratori senza toccare i privilegi della Casta. E nessuno fiata. 

    
Matteo Renzi riceve il Presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi


La norma tabù della quale il Jobs act non si occupa dispone: “I lavoratori che siano eletti membri del Parlamento nazionale o europeo o di assemblee regionali, ovvero siano chiamati ad altre funzioni pubbliche elettive possono, a richiesta, essere collocati in aspettativa non retribuita, per tutta la durata del loro mandato. I periodi di aspettativa di cui ai precedenti commi sono considerati utili, a richiesta dell’interessato, ai fini del riconoscimento del diritto e della determinazione della misura della pensione (…) l’interessato, in caso di malattia, conserva il diritto alle prestazioni”. La norma si applica anche in caso di distacco sindacale ed era nata per favorire l’accesso alla politica del lavoro dipendente. L’operaio eletto per fare gli interessi della classe operaia non doveva essere soggetto al ricatto del padrone delle ferriere e la legge gli concedeva il diritto all’aspettativa e ai contributi figurativi.   

Questa conquista dei lavoratori, purtroppo, è stata usata spesso dai furbetti di ogni parte politica per farsi assumere pochi giorni prima dell’elezione o (in caso di elezione sicura) della candidatura per poi ottenere, a spese dei contribuenti, il diritto a pensione e cure. Matteo Renzi era solo un collaboratore nella società Chil fondata dal padre Tiziano. Il 27 ottobre 2003, proprio un giorno prima che il suo partito lo candidasse alla presidenza della Provincia di Firenze, come abbiamo scritto sul Fatto: mamma Laura assume in Chil il figlio. Tre giorni dopo l’assunzione, l’Ansa racconta ‘la positiva accoglienza degli alleati della candidatura del giovane Renzi’. Il 4 novembre, otto giorni dopo l’assunzione, arriva l’ufficializzazione. La Chil assume Renzi a rischio zero: il candidato presidente del centrosinistra è come se fosse già eletto a Firenze e comunque, dopo una quasi impossibile trombatura, Matteo Renzi poteva pur sempre tornare a fare il collaboratore della Chil per non pesare sulle spalle di mamma e papà. A giugno 2004 Renzi come da copione è stato eletto prima presidente. Nel 2009 è stato rieletto sindaco e così per una decina di anni i suoi contributi li ha pagati la collettività. Solo dopo l’ascesa a Palazzo Chigi, su richiesta del Fatto e nel disinteresse della grande stampa, Renzi si è dimesso dalla Chil con un bel gesto del quale gli abbiamo dato atto.   
Questa complicata ricostruzione era noiosa ma necessaria per comprendere perché è vergognoso che Renzi tocchi prima l’articolo 18 dell’articolo 31 dello Statuto. Con quale faccia uno che non ha mai lavorato da dipendente vero di una società, si permette di toccare i diritti dei lavoratori prima di avere toccato il privilegio ingiustificato che oggi gli permette di avere 10 anni di anzianità? Renzi non è stato un caso isolato. L’articolo 31 è stato usato in circostanze diverse anche da Josefa Idem (indagata) e da tanti altri politici. Si dirà: l’articolo 31 dello Statuto è una norma giusta e non sarebbe corretto abolirla per tutti solo perché qualcuno se ne approfitta. Si può però prevedere una norma anti-furbetti: l’articolo 31 potrebbe scattare solo se il politico eletto era già dipendente della società almeno un anno prima dell’elezione. Inoltre si potrebbe prevedere una sorta di verifica del diritto per evitare trucchi e truffe.
Illustri giuristi renziani si esercitano ogni giorno sull’articolo 18. Provino a trovare la formula giusta per l’articolo 31. Non è una questione tecnica né una questione politica. Questa è una questione di giustizia: prima di toccare i diritti dei lavoratori, Renzi e i suoi devono far sparire dal tavolo tutte le furbate e i privilegi della Casta.


 




Marco Lillo 
Giornalista e scrittore
 di Marco Lillo | 2 dicembre 2014 
Il Fatto Quotidiano, 2 dicembre 2014